Chi sono

Mi chiamo Fabrizio Tomaselli e sono nato il 12 aprile del 1957. Per quasi tutta la mia vita mi sono impegnato a livello politico e soprattutto sindacale. Ho contribuito a creare una parte del sindacalismo di base sin dalla metà degli anni ’80, per tanti anni legato alla mia realtà di lavoro come assistente di volo in Alitalia, poi nei trasporti, poi ancora nel sindacalismo generale. Mai però ho smesso di seguire le vicende legate ad Alitalia e al trasporto aereo.

Sono in pensione dal 2014, dopo essere stato in cassa integrazione e in mobilità per quasi 6 anni durante i quali ho però continuato a svolgere attività sindacale nell’Unione Sindacale di Base, sempre a livello volontario.

La voglia di scrivere un racconto di questi anni di lavoro sindacale mi è venuta solo dopo aver interrotto l’attività nell’Unione Sindacale di Base, nel 2017. Mi sono subito reso conto del lavoro immane che avrei dovuto fare, soprattutto in termini di ricerca. Penso però che far funzionare la materia grigia sia il modo migliore per continuare a lavorare per se stessi e soprattutto per chi continuerà a svolgere un ruolo sociale diretto nella difesa dei diritti dei lavoratori e degli sfruttati.

Ho scritto un capitolo specifico raccontando per sommi capi la mia esperienza di vita prima di arrivare all’Alitalia. Potete leggerlo o saltarlo del tutto: non è stato dettato da altro se non dalla necessità di raccontare e spiegare ai più giovani come l’approccio alla politica e al lavoro sociale sia stato per me, come per tantissimi altri della mia generazione, la via maestra da percorrere per realizzare il sogno di cambiamento della società che in tutti questi anni non mi ha mai abbandonato.

Non siamo ancora riusciti a cambiarla questa società, questo sistema che fa del dio denaro la propria religione e distrugge il pianeta. Ci fa schifo, però sono convinto che la partita non sia ancore persa del tutto. Richiamando quel che ha già scritto il mio amico Giorgio Cremaschi, se è vero che purtroppo non sono riuscito a cambiare questo mondo, devo però dire che neanche lui ha cambiato me.

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