GUERRA: SMETTIAMOLA DI FARE IL TIFO
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In questi giorni sui social si assiste a tantissimi interventi sulla guerra e questo è logico e conferma la forte preoccupazione di tutti per una situazione gravissima e impensabile fino a poco tempo fa.

Era scontato che ci si dividesse sulla ricerca delle responsabilità da attribuire non soltanto all’atto dell’invasione che è tutta della Russia ma anche su quelle che hanno creato le condizioni perché iniziasse questo conflitto e anche sulle responsabilità delle guerre che negli ultimi decenni, dopo la Seconda guerra mondiale, hanno prodotto milioni di morti e distruzione a non finire in tutto il pianeta e che in gran parte sono state decise e portate avanti dagli USA e da tutti i paesi della NATO.

Penso e spero anche che tutti ci si ritrovi nella consapevolezza che una nuova guerra mondiale sarebbe quasi sicuramente l’ultima, un confronto atomico senza vinti e senza vincitori con la scomparsa della civiltà  umana dalla faccia del pianeta.

Quello che non sopporto e trovo assolutamente sbagliato è che ci si rapporti a questo conflitto come tifosi di una parte o dell’altra e si dia fiato alle trombe, alla propaganda di guerra e alla retorica escludendo un’analisi approfondita di quel che sta accadendo. Spesso mi trovo ad essere indicato come sostenitore di Putin perché critico anche USA e NATO e questo per me è inaccettabile e per certi versi segue la stessa logica che nella Russia reprime la dissidenza che si sta esprimendo contro la guerra.

Questo atteggiamento porta dritti all’incomunicabilità e ad una grande confusione e crea un polverone senza fine che nasconde la domanda che credo tutti dovremmo porci.

CHE FARE PER INTERROMPERE LE OSTILITÀ E PORRE FINE AL MASSACRO IN ATTO, PER EVITARE CHE QUESTO CONFLITTO DIVENTI INCONTROLLABILE, SI ESTENDA E SI TRASFORMI NELLA TERZA GUERRA MONDIALE.

Quindi non sopporto chi dice “sto con la Russia” e neanche chi dice “armiamoli (gli ucraini) e armiamoci (esercito europeo, più forza alla NATO, altri soldi per il riarmo e sempre meno stato sociale)”.

A mio parere siamo di fronte ad una guerra tra due imperialismi che rappresentano le due forme di capitalismo “moderno” (la Cina per ora lasciamola da parte ma chiaramente è soggetto fondamentale per gli equilibri mondiali). Quello occidentale, costruito sul modello USA e indirizzato sin dalla fine della Seconda guerra mondiale allo sviluppo e all’espansione economica e finanziaria basata anche sull’uso della forza (guerre, colpi di stato, pressioni indebite sugli stati, ricatti, ecc.) e sul falso principio dell’esportazione di una forma di democrazia cucita a pennello sui parametri USA.

Dall’altra parte il capitalismo russo che eredita insieme le peggiori consuetudini della Russia degli Zar, mescolata con i peggiori aspetti dell’Unione Sovietica (tralasciandone invece quelli positivi) e con le aspettative del miraggio di un mondo occidentale ancora lontano.

Due imperialismi entrambi decadenti rispetto all’espansione economica cinese e che si scontrano sul terreno strategico e militare in modo indiretto perché entrambi in difficoltà su quello economico.

L’Europa, o meglio l’Unione europea, sempre ruota di scorta degli USA, si sta dimostrando ancora una volta un’aggregazione di interessi economici lontani dalla gente e non certo l’Europa dei popoli alla quale qualcuno ancora crede o aspira.

A questo punto forse non serve neanche lo scontro tutto italico tra chi dice che quella ucraina è una lotta di resistenza da sostenere anche con l’invio di armi e chi invece, come me, dice che condannando l’invasione si deve però ora tener conto della realtà e cercare una soluzione di compromesso che sicuramente non preserverà la sovranità di Kiev sull’intero territorio ucraino ma neanche accetterà eventuali ulteriori passi avanti della Russia.

Serve invece capire che pur rispettando il diritto all’autodifesa dell’Ucraina rispetto all’invasione, o USA e NATO si prendono la responsabilità di dare seguito alle insistenti richieste di “no flight zone” da parte di Zelensky che vuol dire abbattere gli aerei russi sull’Ucraina, assumendosi i rischi, anche nucleari, di un allargamento del conflitto, oppure diventa chiaro che la fornitura di armi e di “volontari” rappresenta soltanto un allungamento del conflitto stesso e l’aumento di morte e distruzione. Infatti, la Russia a questo punto della guerra non si fermerà se non avrà raggiunto gli obiettivi che da sempre rivendica (neutralità dell’Ucraina, riconoscimento dell’annessione della Crimea e del Donbass quale realtà autonoma) e proprio perché in difficoltà, aumenterà la potenza di fuoco già di dimensioni sproporzionate. Alimentare l’Ucraina con armi vuol dire infatti dare speranze rispetto ad una vittoria impossibile, produrre così altre morti, rischiare l’allargamento del conflitto e mascherare invece l’esclusivo obiettivo di USA e NATO: indebolire Putin e la Russia ed eliminare così definitivamente dallo scenario strategico globale un possibile competitore economico e militare.

USA e NATO per questo cercano di non farsi coinvolgere direttamente, sapendo bene che mettere definitivamente all’angolo Putin significherebbe renderlo ancor più pericoloso e utilizzano così il popolo ucraino in modo cinico, condendo il tutto con una propaganda di guerra del tutto simile a quella della Russia.

Personalmente credo che qualsiasi idea di intervento diretto nel conflitto sia non pericolosa ma suicida. Allo stesso tempo però anche la guerra per “interposta persona” è ipocrita e criminale.

L’unica strada possibile a mio avviso è la presa d’atto dell’attuale situazione e la definizione di un compromesso che tenga conto della realtà sul campo, modificandola rispetto alle esigenze dei due paesi in conflitto.

Sino a quando non riusciremo a debellare fame, ingiustizie e guerre, la storia continuerà purtroppo ad essere fatta anche di momenti tragici, di guerra e di pace, di strappi e ricuciture, di conflitti e di compromessi. Dobbiamo purtroppo riabituarci a questa tragica realtà.

Se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta dovremmo cercare di cambiare i presupposti stessi che portano a guerre ed ingiustizie sociali, a sostituire gli imperialismi con la cooperazione internazionale, ma questa è un’altra storia e oggi dovremmo concentrarci di più su come interrompere questo conflitto nel cuore dell’Europa che potrebbe mettere in discussione la pace nell’intero pianeta.

Per questo continuo a pensare e a dire che non serve il tifo o la presa di posizione netta ed acritica per una o l’atra parte, non serve la propaganda e l’ipocrisia. Serve capire, serve lavorare veramente per la pace, serve un compromesso accettabile che interrompa il massacro e il pericolo nucleare.

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