SALARI, PENSIONI E INGIUSTIZIA SOCIALE
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I dati reali dicono cose diverse da quelle che ascoltiamo tutti i giorni

Io speriamo che me la cavo” non funziona più! Ormai è difficile comprendere realmente il mondo che ci circonda e lo è ancora di più per i giovani che hanno conosciuto solo questa realtà.

Forse per capire come siamo messi in questo paese e conseguentemente pensare a cosa fare per cambiare, bisognerebbe iniziare ad ascoltare meno talk show, meno chiacchiere in libertà di politici e presunti esperti tuttologi, e andare alla radice dei problemi. Verificare sinteticamente numeri e statistiche e raffrontarli con le condizioni reali della gente. Pochi dati per non confondere le idee a nessuno e per non permettere ai soliti noti di rimescolare le carte e confondere le acque. Questa facile e breve analisi ci porterebbe a valutazioni che forse non farebbero piacere a gran parte della gente, ormai abituata a sopportare tutto, a adeguarsi al fluire degli eventi, alla ricerca del meno peggio e del modo più opportunistico per sopravvivere. Tutto ciò è umano e comprensibile ma non porta da nessuna parte e disegna uno scenario triste e desolato soprattutto per i giovani.

Sono dati conosciuti da molti ma sconosciuti a tanti e soprattutto dimenticati da quasi tutti quando si tratta di parlare di politica, di obiettivi e di rappresentanza. Ho estratto questo mio breve articolo da Oxafarm (https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/) che ha elaborato dati Istat e di altri centri studi istituzionali e privati, riferiti al 2019-2020, cioè prima della pandemia che però non ha fatto altro che acuire le differenze sociali ed economiche tra le classi meno abbienti e quelle ricche e benestanti.

– Il primo dato, sintetizzato nella prima foto, ci dice che nel 2019 la ricchezza nazionale netta (9.297 miliardi di euro) era distribuita  per quasi il 69,8% in mano al 20% più ricco del paese, il successivo 20% deteneva il 16,9% e il restante 60% della popolazione possedeva soltanto il 13,3% della ricchezza. Se poi andiamo più nel dettaglio, il 5% degli italiani più facoltosi disponeva del 41% della ricchezza che è più di quello che deteneva l’80% più povero della popolazione. Ancora, l’1% degli italiani possiede ben il 22% della ricchezza, cioè 17 volte la ricchezza che possiede complessivamente il 20% più povero della popolazione e i primi 3 (tre) miliardari italiani che compaiono nella lista di Forbes (marzo 2019) possedevano 37,8 miliardi di euro, valore superiore alla ricchezza detenuta dal 10% più povero della popolazione.

Fonte: Global Wealth Databook 2019 di Credit Suisse, rielaborazione Oxfam

–  Se guardiamo ai salari annuali medi e li confrontiamo a livello mondiale, si comprende benissimo che a fronte del consolidamento e dell’incremento della ricchezza e del reddito della parte più ricca della popolazione, corrisponde un impoverimento dei salari e conseguentemente anche delle pensioni.

Nei 30 anni che vanno dal 1990 al 2020 in Europa soltanto l’Italia ha registrato un valore negativo (vedi figura sotto). Per capirci meglio, mentre in tutti gli altri paesi il valore medio delle buste paga è aumentato, in Italia è diminuito del 2,9% (dati OCSE) … rispetto a 30 anni fa. Nello stesso periodo l’inflazione è stata pari complessivamente al 112.63 %, (indice utilizzato ITCPI2005 – Istituto Nazionale di Statistica – Indice iniziale: 58.75, Indice finale: 124.92). Chiaramente le pensioni hanno subito una decurtazione ancor più marcata degli stipendi.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Ocse (ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

I dati riguardano la variazione percentuale tra il 1990 e il 2020. Per Lituania, Estonia, Repubblica Ceca,
Polonia, Ungheria, Slovenia, Grecia e Portogallo i primi dati sui salari annuali risalgono al 1995.
Per la Slovacchia risalgono invece al 1994, per la Lettonia al 1996 e per la Germania al 1991.

– E a seguire è possibile vedere l’andamento in migliaia di $ del salario medio italiano che chiaramente non ha seguito l’andamento dell’inflazione.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Ocse (ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

I salari sono indicati in dollari a prezzi costanti, con il 2016 come anno di riferimento.
È indicato il salario al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali ma includendo gli straordinari.

Da questi pochi dati emergono pochi e chiarissimi elementi.

  1. La forbice tra ricchi e poveri si fa sempre più ampia e questa disuguaglianza economica e sociale fa emergere con sempre più evidenza che è il sistema economico attuale che non tiene in alcun conto le esigenze e i bisogni di gran parte della popolazione. Quindi il primo concetto da fissare è proprio quello che PER CAMBIARE LE COSE E COSTRUIRE UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA ED EQUILIBRATA IL SISTEMA CAPITALISTICO NELLE SUE VARIE FORME È UN SISTEMA DA SOSTITUIRE IN MODO RADICALE. È NECESSARIO UN SISTEMA CHE VALORIZZI E METTA AL CENTRO L’UOMO E L’AMBIENTE E NON IL MERCATO E LA FINANZA.
  • Se i salari medi degli altri paesi europei sono aumentati e soltanto quelli italiani si sono ridotti, questo vuol dire che in Italia il potere ha ingabbiato i sindacati storici e quelli cosiddetti autonomi e li ha costretti all’abbandono del conflitto sociale e ad abbracciare politiche di compatibilità economiche con le esigenze delle aziende del tutto “incompatibili” con i bisogni della stragrande maggioranza della popolazione. QUINDI PER RIVENDICARE SALARI E PENSIONI ADEGUATI E MIGLIORI DEGLI ATTUALI È INDISPENSABILE ABBANDONARE QUESTI SINDACATI E COSTRUIRE UNA RAPPRESENTANZA GENERALE DIVERSA A PARTIRE DALL’ATTUALE SINDACALISMO DI BASE CHE FA DEL CONFLITTO NON UN FINE MA UNO STRUMENTO PER EMANCIPARE I LAVORATORI.
  • Salari e pensioni più basse sono anche determinate dalla mancanza di lavoro determinata dall’abbandono del settore pubblico quale motore dello sviluppo economico del paese, da una globalizzazione accettata acriticamente che porta intere aziende e lavorazioni fuori dal territorio nazionale, da un aumento esponenziale della precarietà e del lavoro nero come strumento di sfruttamento intensivo che porta con sé un abbassamento del potere contrattuale di tutti i salariati. QUESTA TENDENZA VA RIBALTATA ATTRAVERSO LA RIPROPOSIZIONE DELLO STRUMENTO E DEL CONTROLLO PUBBLICO IN TUTTI I SETTORI STRATEGICI DEL PAESE, L’ADOZIONE DI REGOLE E LEGGI CHE IMPEDISCANO SFRUTTAMENTO E PRECARIETÀ E LA POSSIBILITÀ DELLE AZIENDE, ITALIANE O STRANIERE, DI PORTARE LE LORO ATTIVITÀ FUORI DAL PAESE, MAGARI DOPO AVER USUFRUITO DI SOVVENZIONI E AIUTI PUBBLICI.
  • Per fare tutto ciò e restituire a questo paese un aspetto socialmente dignitoso è necessario anche battere le conseguenze di questo iniquo sistema che produce povertà, disoccupazione e disperazione, ma anche criminalità organizzata ormai infiltrata in organi dello stato, nei partiti e nelle istituzioni, evasione ed elusione fiscali in quantità enormi. I partiti attualmente presenti in Parlamento, chi più e chi meno, chi consapevolmente e chi no, sostengono ormai in modo omogeneo l’attuale sistema economico e finanziario: il mercato, la borsa, le compatibilità economiche. Nessuno di essi si distingue per indicare un mondo diverso, un sistema a misura d’uomo. Tutti (o quasi) si rifanno formalmente alla Costituzione ma nessuno la rispetta, la conosce profondamente, la applica nella formulazione di leggi e di modalità politiche ed istituzionali. NON SERVE PIÙ SCEGLIERE IL MENO PEGGIO E AFFIDARSI A FACILI IMBONITORI, NON È ORMAI PIÙ RINVIABILE UN CAMBIAMENTO RADICALE CHE SUPERI L’ATTUALE SISTEMA E PROPONGA UN MODELLO SOCIALE DIVERSO, ALTERNATIVO NELLA FORMA E NELLE PRATICHE, NELLO SVILUPPO E NELLA DIFESA DELL’AMBIENTE, UN SISTEMA SOCIALISTA CHE NON SI RIDUCA A QUEL CHE IL MONDO OCCIDENTALE DEFINISCE OGGI “SOCIALISTA” MA CHE NEANCHE RIPROPONGA ESCLUSIVAMENTE MODELLI DEL PASSATO.

CONCLUSIONI

C’è poco da concludere perché non si è neanche iniziato a lavorare ad un progetto di radicale cambiamento della società. Tanti sono stati gli errori del passato, la deformazione di ideali e di pratiche, l’imbarbarimento dei rapporti sociali e politici, l’individualismo acceso, la difesa del proprio cortile, l’attenzione riservata spasmodicamente a temi quanto meno marginali piuttosto che concentrarsi sui fondamentali.

Non so se sarà possibile cambiare strutturalmente questo sistema per renderlo più equo e umano, ma non vedo altre strade se non quella che porta ad una società socialista. Soltanto i giovani, magari con l’aiuto dei più anziani, magari partendo da presupposti diversi dai nostri ma che giungono alle stesse conclusioni, magari attuando pratiche ed utilizzando strumenti diversi da quelli che siamo stati abituati in anni di militanza politica e sindacale, possono essere in grado di invertire la tendenza che sta rapidamente portando questo paese e non solo questo, verso una trasformazione strutturale, sociale, politica ed economica irreversibile.

Fabrizio Tomaselli

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