Alitalia-ITA: il Parlamento china il capo e lascia carta bianca a governo ed Altavilla
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La vicenda Alitalia-ITA, oltre a rappresentare l’ennesima crisi di un settore fondamentale per lo sviluppo del Paese e la drammatica situazione di decine di migliaia di lavoratori che in Alitalia e nell’indotto sono a rischio licenziamento, sta evidenziando anche aspetti che gettano un’ombra di estrema preoccupazione nei rapporti tra Governo e Parlamento.

Il 23 settembre scorso alla Camera dei Deputati era prevista la discussione e la votazione di due mozioni che riguardano la nuova azienda ITA e tutti lavoratori interessati direttamente o indirettamente a questa partita. La prima mozione è stata presentata da una forte maggioranza e siglata da PD, M5S e Leu (ma non da Lega e Italia Viva). La seconda mozione era invece a firma FdI, ma di fatto non era molto diversa da quella della maggioranza. In effetti la prima mozione, proprio perché di maggioranza e per renderla “potabile” a tutte le componenti ed allo stesso governo, era stata molto edulcorata nelle settimane precedenti. Comunque, è bene chiarire che la mozione non metteva in discussione direttamente la costruzione di ITA ma tendeva a tutelare maggiormente i lavoratori, sia quelli che sarebbero stati assunti in ITA, sia quelli che sarebbero stati esclusi, sia infine quelli dell’indotto che avrebbero subito conseguenze occupazionali.

Chi ha visto la diretta TV della seduta specifica del 23 settembre si è subito accorto che più di qualche cosa non andava. Ad una prima richiesta rivolta dalla Presidenza della Camera al governo di esprimere un parere sul voto, quest’ultimo ha risposto con una richiesta di una pausa di trenta minuti perché si stava discutendo ancora del tema tra i ministri competenti. I due interventi che sono seguiti sono stati di Fassina di Leu e di Lollobrigida di FdI. Dopo la pausa concessa dalla presidenza la ripresa dei lavori ha nuovamente registrato una nuova richiesta di sospensiva per altri trenta minuti da parte del governo, seguita dagli stessi interventi ancora più preoccupati dei due deputati. Al termine della seconda sospensione non si è espresso direttamente il governo ma la deputata Lapia (iscritta al Gruppo Misto ed ex M5S), che ha richiesto di rinviare la votazione delle mozioni alla prossima seduta. È evidente che l’istanza di rinvio, voluta fortemente dal governo, non è stata presentata da alcuna forza politica che aveva sottoscritto le due mozioni e che quindi sarebbero state in enorme difficoltà a smentire se stesse e neanche da Lega e Italia Viva che furbescamente si sono defilate. Dopo due nuovi interventi di Fassina e Lollobrigida in cui si chiedeva di procedere o comunque di votare il 24 o il 25, il Presidente della Camera ha convocato la riunione dei Capigruppo dei gruppi parlamentari che ha deciso di rinviare il tutto al 5 ottobre, prima seduta dopo la pausa dei lavori parlamentari decisa in occasione delle elezioni locali del 2 e 3 ottobre.

Risultato. Nessun partito si è espresso formalmente a favore del rinvio ma la votazione che è seguita ha approvato con diciannove voti di scarto il rinvio al 5 ottobre. È evidente che la maggioranza si è frantumata e che tanti voti dei partiti che avevano firmato la mozione della maggioranza hanno seguito la richiesta della deputata Lapia, che non sembra sia poi molto rappresentativa in Parlamento, ma sicuramente è stata utilizzata dal governo per non uscire allo scoperto direttamente e a non far rimangiare la parola alla maggioranza che aveva sottoscritto la mozione.

Prima considerazione da fare è che rinviare al 5 ottobre significa dare via libera a tutto ciò che ITA e Altavilla, in piena sintonia evidentemente con Draghi e i ministri competenti, stanno facendo in pieno contrasto con quanto previsto dalla legge e dalle necessità sociali ed industriali del Paese.

Per spiegare meglio questo aspetto e ribadendo comunque che le mozioni non avrebbero messo in discussione direttamente ITA o previsto un’alternativa ad essa, come io invece sostengo si possa ancora fare attraverso la nazionalizzazione di Alitalia o in alternativa una ricapitalizzazione con controllo dello stato alla quale potrebbero partecipare anche privati, tra i quali i creditori ed i lessors, è necessario andare dietro le quinte della giornata del 23 settembre alla Camera dei Deputati.

Da fonti interne dirette si apprende infatti che il governo, per esprimere un parere positivo, avrebbe richiesto la cancellazione di tre punti contenuti all’interno della mozione di maggioranza. Si tratta di questi seguenti commi della mozione che intendeva impegnare il governo e che può essere letta integralmente (qui).

I tre Punti (3a, 6a e 6b)

(…)

3) con riferimento alla partecipazione di Ita ai futuri bandi per l’assegnazione di servizi:

   a) circa i bandi di gara per l’assegnazione dei rami dell’handling e della manutenzione, a garantire la partecipazione, in coerenza con il piano industriale, della nuova società Ita nonché – nell’attuazione dei poteri di indirizzo – ad assicurare che i commissari straordinari di Alitalia predispongano i bandi di cessione del compendio aziendale nel modo più adeguato possibile;

(…)

6) con riferimento ai contratti di lavoro per il personale di Ita:

   a) a promuovere iniziative per la riapertura della trattativa tra Ita e le organizzazioni sindacali, che consenta il ripristino di ordinate relazioni sindacali, anche al fine di ridefinire un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro nel settore del trasporto aereo e facilitare l’attività di decollo della nuova compagnia;

   b) a promuovere iniziative affinché Ita proceda all’assunzione del personale nel pieno rispetto della normativa nazionale ed europea di riferimento;

(…)

Il punto (3a) non sembra molto comprensibile: perché mai si sottolinea “che i commissari straordinari di Alitalia predispongano i bandi di cessione del compendio aziendale nel modo più adeguato possibile”, forse perché non sono adeguati? O forse è perché nella prima versione della mozione, poi modificata, si parlava della partecipazione diretta di ITA al bando e quindi all’acquisizione di Handling e Manutenzione ed il governo vuole evitare qualsiasi vincolo per il futuro dell’integrità della compagnia aerea?

Il secondo punto che il governo richiede di cancellare (6a) sarebbe quello che sostanzialmente impone il Contratto nazionale, magari nuovo, ma sempre Contratto nazionale da concordare e non un Regolamento aziendale come quello predisposto da ITA e che si vuole imporre ai lavoratori. Questo aspetto la dice lunga sul retroscena politico che si sta costruendo dietro l’abbandono del Contratto nazionale a livello generale nel Paese. Dopo la gestione Marchionne- Altavilla della vicenda Fiat che svincolò l’azienda da Confindustria e dall’applicazione del Contratto nazionale, ora si vuole fare politicamente la stessa operazione in una grande azienda posseduta interamente dallo Stato. Se passasse un’operazione di questo tipo ogni azienda privata domani potrebbe fare lo stesso, distruggendo decenni di lotte e conquiste sindacali e sociali. Questo è il disegno del governo Draghi che riscuote il consenso della stessa Confindustria, come si è visto nell’ultimo intervento del capo del governo alla corte di Bonomi e dei padroni italiani.

Il terzo punto della mozione che si vorrebbe cancellare (6b) è sicuramente quello che appare immediatamente più chiaro e la cui esclusione rappresenterebbe un evidente tentativo di imporre soluzioni “fuori legge”. Come si fa a dire che una frase così “innocente” come quella che richiama il governo “a promuovere iniziative affinché Ita proceda all’assunzione del personale nel pieno rispetto della normativa nazionale ed europea di riferimento…” sia considerata eversiva o fuori luogo se non si vuole invece chiudere gli occhi su un’operazione che di chiaro ed inoppugnabile non ha nulla, come l’applicazione del codice civile (art 2112) che prevede l’assunzione di tutto il personale in caso di cessione di ramo d’azienda come in effetti sarebbe il passaggio di parte del settore Aviation da Alitalia e ITA?

Questi aspetti sono gravi e preoccupanti per i lavoratori che attendevano una presa di posizione netta dal Parlamento e dai partiti che in varie occasioni si erano dichiarati in modo critico verso la gestione di Altavilla e di ITA. Ma rappresentano allo stesso tempo un vulnus rilevante e pieno di conseguenze per il Parlamento che dovrebbe detenere il potere legislativo e la sua autonomia rispetto al potere esecutivo del governo che con Draghi sta assumendo forme sempre più chiuse, esclusive e indipendenti dai voleri, dalle decisioni e dalle indicazioni dei parlamentari ed anche dei partiti che sostengono la sua stessa maggioranza.

Si tratta quindi di una ferita aperta che colpisce direttamente i lavoratori di Alitalia, l’intero mondo del lavoro attraverso l’attacco al diritto e al Contratto nazionale e alla democrazia rappresentativa che dovrebbe uniformare tutti i comportamenti di governanti e legislatori.

A questo attacco concentrico senza precedenti è giusto e sacrosanto rispondere con le mobilitazioni forti e radicai che si stanno attuando in Alitalia e in tante altre aziende in crisi ma è necessario avviare una mobilitazione del mondo del lavoro forte e continuata, a cominciare dalla partecipazione a quelle di settore e procedendo anche con il grande sciopero generale che si svolgerà l’11 ottobre prossimo.

Il blocco dell’autostrada Roma Fiumicino da parte dei lavoratori Alitalia il 24 settembre 2021

Quanto al mondo politico presente in Parlamento, a prescindere dalla buona fede e dalla buona volontà di alcuni (pochi tra l’altro), penso che si sia ormai in una situazione di evidente sudditanza rispetto alle necessità/volontà di questo governo collegato direttamente alle centrali economiche e finanziarie internazionali e nazionali. Dare un segnale di forte discontinuità sarebbe importante ma non credo ne esistano le condizioni. Vedremo comunque nei prossimi giorni le reazioni all’interno dei vari partiti e movimenti e che decisioni prenderanno entro e non soltanto il 5 ottobre in Parlamento, data probabilmente lontana e sufficiente probabilmente a cancellare diritti e diverse ipotesi per la soluzione della vertenza Alitalia.

Fabrizio Tomaselli

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