Alitalia e trasporto aereo: pochi numeri per capire la crisi.
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Quando, nel 1994, è stata assorbita da Alitalia, la vecchia ATI aveva 34 aerei in fotta.

L’Airone nel 2008, al momento del passaggio ad Alitalia, possedeva 56 aerei.

Alitalia nel 2008 aveva una flotta di 180 aerei.

Al momento della fusione con Air One il totale degli aerei Alitalia era di 236 aerei, di cui solo 27 di Lungo raggio.

Air Italy, “erede” di Meridiana, al momento della cessazione dell’attività nel 2020 aveva 11 aerei.

Air Dolomiti, di proprietà della Lufthansa, ha oggi 15 aerei.

ITA, se riuscirà a decollare, cosa questa non scontata, lo farà con appena 52 aerei, cioè meno di quelli di Airone e soltanto il 22% di quelli che Alitalia possedeva nel 2008, che potrebbero aumentare, forse, di qualche decina entro il 2025, con una flotta di pochissimi aerei di lungo raggio.

La distruzione del trasporto aereo italiano e di Alitalia è tutta in questi pochi numeri. Sicuramente è una sintesi parziale che non tiene conto di tanti altri fattori, ma che sicuramente rende l’idea di come si sia dissolto un patrimonio nazionale come Alitalia che sino a qualche decennio fa era ai primi posti tra le compagnie aeree di tutto il mondo.

Il progetto ITA non farà altro che proseguire ed accelerare la trasformazione di questo importante settore strategico per il Paese in un campo di battaglia dove si scontreranno compagnie low-cost e grandi vettori stranieri. I loro profitti saranno sempre più alti, le ricadute positive per l’Italia si riveleranno marginali e comunque non controllabili a livello nazionale mentre quelle negative saranno evidenti e misurabili in tempi brevi. Le conseguenze per i lavoratori e per l’occupazione saranno pesantissime e i vantaggi per i passeggeri si ridurranno ancor di più in pochissimo tempo.

Un gran bel lavoro quello fatto dai partiti e dai governi italiani di questi ultimi decenni, da manager incapaci e da gran parte dei sindacati che di fatto hanno condiviso piani industriali e strategie aziendali folli e suicide.

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