Alitalia: ora vi dico come potrebbe andare a finire secondo me
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Nessuno sa veramente come finirà la storia di Alitalia, nonostante la maggioranza degli osservatori e  degli esperti del sistema del trasporto aereo non preveda un futuro radioso per la compagnia aerea italiana.

A mio avviso c’è però ancora la possibilità di veder risorgere Alitalia, e dico volutamente Alitalia e non ITA. Un colpo di reni, un po’ di coraggio politico, il rispetto dell’impegno economico già previsto e responsabilità precise assegnate ad un management importante e competente, rappresenterebbero un cocktail sufficiente a riavviare i motori per volare alto e riprendere il controllo del trasporto aereo nazionale.  Certo servirebbe anche un governo che impostasse un diverso approccio con l’Unione europea e non ne accettasse i ricatti, che mettesse le low-cost nelle condizioni marginali che già vivono in altri paesi europei e che desse seguito a quella riforma del sistema e delle sue regole di cui si parla ormai da decenni. Difficile pensare all’attuale governo, come ai precedenti, nella veste di autorevole protagonista di un tale cambiamento di scenario. Solo una forte mobilitazione dei lavoratori può a mio avviso rimetter in gioco questa opzione strategica.

Se così non andrà, come quasi tutti pensano e purtroppo molti auspicano, allora le ipotesi che personalmente ritengo plausibili sono quattro e le prime tre prevedono una ITA partire entro la fine dell’anno con una cinquantina di aerei e un assetto che comprende i soli aerei, gli equipaggi e poco altro.

Il primo scenario è quello di un’alleanza con Air France o più probabilmente con Lufthansa che darà vita irrimediabilmente ad una compagnia italiana con caratteristiche regionali che dovrà cimentarsi in una impossibile concorrenza sui voli interni e quelli di medio raggio con le low-cost che operano in Italia. Non avendo un numero sufficiente di aerei per effettuare voli intercontinentali, si continuerà a regalare ad un ”alleato” i proventi dei più remunerativi passeggeri che per andare in altri continenti dovranno transitare a Parigi o Francoforte. Conseguenza di ciò, anche in presenza di un piccolo aumento degli aerei come previsto dal piano di ITA, cosa comunque tutta da verificare, sarà una nuova crisi entro due o al massimo tre anni.

La seconda ipotesi è simile alla prima in una sua prima fase, salvo poi trasformarsi in una vera e propria vendita ad una delle due compagnie europee che  ridurranno ancor più le dimensioni industriali di ITA e pian piano assorbiranno il sistema del trasporto aereo italiano. ITA diventerà così un vero e proprio piccolo settore di Air France o Lufthansa, un vettore regionale che seguirà le strategie nazionali di una delle due compagnie maggiori e non avrà quindi più alcuna speranza di rivendicare una propria autonomia ed un proprio sviluppo, soprattutto sulle direttrici più redditizie.

Il terzo scenario, a mio avviso il più improbabile, è quello ottimistico che prevede una vita autonoma di ITA per un periodo medio-lungo, con uno sviluppo della rete e della flotta maggiore di quello previsto ed un posizionamento importante e rapido sui voli intercontinentali, meno soggetti alla concorrenza delle low-cost. Solo dopo si andrebbe a contrattare un’alleanza dignitosa con un altro grande vettore, non necessariamente europeo, per ampliare la rete e le opportunità di sviluppo. Non credo assolutamente a questa possibilità perché non vedo la volontà politica e le capacità manageriali necessarie a realizzarle.

La quarta ipotesi è che ITA non riesca neanche a decollare a causa di impedimenti tecnici legati alle normative europee che sono stati a lungo sottovalutati e per la mancanza della volontà politica necessaria a superare tali ostacoli. In questo caso non rimarrebbe che la liquidazione dell’Alitalia.

Sono convinto che i giochi non siano ancora del tutto fatti e che sia ancora possibile invertire la tendenza e non dover entrare in ’”era ITA”, rischiando di distruggere il trasporto aereo italiano, produrre molte migliaia di licenziamenti e spendere inutilmente qualche miliardo di euro.

Le posizioni del sindacato autonomo che di fatto sostengono la necessità di salvare il solo settore aereo (o meglio parte di esso), lasciando per strada il resto dell’azienda, sono indegne oltre che suicide. Cgil, Cisl, Uil e Ugl non fanno altro che ribadire con i fatti e con il silenzio di questi ultimi mesi che si adegueranno e che sono pronte a raccogliere le briciole del “grande banchetto” di Alitalia che qualcuno riserverà loro. Rimangono USB e CUB a sostenere la necessità di un diverso progetto industriale che riguarda Alitalia e non ITA. Se i lavoratori di tutti i settori, dai piloti agli assistenti di volo, dallo staff ai dipendenti dell’area tecnica e dell’handling, insorgeranno e daranno forza alle posizioni sostenute dal sindacalismo di base, rivendicando un futuro migliore per sé stessi e per il trasporto aereo italiano, sarà possibile superare qualsiasi ostacolo ed imporre un diverso punto di vista che potrebbe modificare un futuro che sembra invece ormai segnato in modo negativo.

Se invece governo e parlamento decideranno di dare seguito a questa nuova compagnia, se gran parte dei sindacati chineranno la testa e si adegueranno, se i lavoratori non troveranno un’unità di intenti e non si ribelleranno, se quindi ITA partirà il 15 ottobre come annunciato, allora penso che USB e CUB dovrebbero comunque impegnarsi al massimo per assicurare che tutti i lavoratori siano dentro il progetto e che nessuno venga licenziato, né ora né tra due o tre anni.

Nonostante l’evidenza ci consegni un futuro già segnato per Alitalia e per i suoi lavoratori, è proprio nelle mani di questi ultimi che può emergere l’opportunità di un cambiamento radicale del destino del trasporto aereo italiano. Non gettiamo alle ortiche quest’ultima e decisiva possibilità.

Fabrizio Tomaselli


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