Alitalia: l’elefante ha partorito un topolino mezzo morto
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Ora si cerca qualche gatto che faccia… la respirazione bocca a bocca.

Non ci volevano mesi e mesi di analisi, studi, mediazioni e trattative per ottenere un risultato come quello descritto da Governo e Ita su ALITALIA. Per descriverlo è sufficiente riportare qualche numero emerso ieri. Una flotta di 52 aerei nel 2021 (7 lungo raggio e 45 corto medio raggio) che bene che vada salirebbero a 78 nel 2022 (13 lungo raggio e 65 corto medio raggio) e a 105 nel 2025 (23 lungo raggio e 82 corto medio raggio), cioè tra quattro anni. Già questi dati ci dicono che, nella migliore delle ipotesi, ITA sarà una compagnia più piccola di Alitalia e con una tipologia di aerei che non la descrivono né come un vettore di corto-medio raggio, né come un vettore che opera prevalentemente sui voli intercontinentali. In pratica un’Alitalia più piccola che industrialmente non funzionava prima e non può funzionare in futuro. Con queste dimensioni e questa flotta, l’unico ruolo che potrebbe avere è quello di un vettore regionale di “sostegno” a Lufthansa. In pratica una Air Dolomiti un po’ più grande alla quale sarà permesso fare un po’ di voli intercontinentali “di bandiera” da Fiumicino, magari con un numero di aerei anche inferiore ai 23 previsti per il 2025. Per il resto i passeggeri per andare in tutto il mondo dovranno passare per Francoforte o Monaco. Se poi qualcuno vuole sostituire Lufthansa con la “già sperimentata” Air France, il risultato non cambia, anzi!

Questa strategia chiaramente porta con sé il fatto che i costi devono essere bassi, a cominciare da quelli del personale. Per questo i piani prevedono che ne 2021 i dipendenti saranno 2.750-2.950, che potrebbero salire a fine piano (2025) a 5.550-5.700 persone. Sarebbero quasi tutti piloti e assistenti di volo più il personale di terra necessario a far funzionare un’azienda di queste dimensioni. ITA specifica anche che “Tutte le persone verranno assunte con un nuovo contratto di lavoro che assicuri maggiore competitività e flessibilità nel confronto con altri operatori del settore.” (leggi low cost). Complessivamente stiamo quindi parlando di circa la metà dei dipendenti con forti esuberi sia tra i piloti, sia tra gli assistenti di volo, sia tra il personale di terra. Se qualcuno pensa infatti che gli esuberi siano soltanto tra i dipendenti di terra, sbaglia di grosso. Basti dire che per far volare gli aerei iniziali previsti nel 2021 sono sufficienti poco più di 1.000 assistenti di volo e fare le debite proporzioni per i piloti.

Per quel che riguarda l’handling e la manutenzione l’amministrazione straordinaria di Alitalia dovrà fare dei bandi di gara ai quali potrà partecipare anche Alitalia, ma con un quota di minoranza e questo significache non saranno dipendenti ITA e che subiranno un ulteriore ridimensionamento negli organici e nel salario.

I bandi di gara non sono limitati a questi due settori, ma anche al logo Alitalia che ITA dovrebbe quindi tentare di riacquistare e al Programma Millemiglia al quale ITA dovrà invece rinunciare del tutto.

Sugli slot la situazione è ancora peggiore con la rinuncia del 15% di quelli su Linate e addirittura del 57% di quelli su Fiumicino. Si, avete letto bene. Meno della metà dei voli di Alitalia da Fiumicino!

Una catastrofe industriale che porterà con sé tanti esuberi, fortissimi costi a carico dello stato per gli ammortizzatori sociali e un impianto industriale del tutto inadeguato che condurrà inesorabilmente ad una nuova crisi tra pochissimo tempo. In pratica si è fatto tutto quello che ha richiesto la Commissione europea ed il governo Draghi, con il consenso dei partiti attualmente presenti in Parlamento e il silenzio colpevole di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e degli autonomi degli ultimi mesi, ha di fatto smembrato il trasporto aereo italiano.

Addirittura ora si fa avanti anche Ryanair che promette un aumento del suo impegno nel nostro paese con un ulteriore investimento di quattro miliardi di dollari, portando gli aerei che opereranno in Italia da 80 a 120. In cambio chiede però allo stato italiano meno tasse e agevolazioni a livello nazionale simili a quelle riservategli da enti locali e gestioni aeroportuali. Addirittura l’amministratore delegato di Ryanair Micheal O’Leary rivela all’AdnKronos che “… Nei colloqui che ho avuto a Roma con il governo mi è stato chiesto se siamo pronti a lavorare con la nuova Alitalia” nell’ottica di un accordo di ‘feederaggio’ “e io ho risposto ‘certo’, però ci servono più slot a Fiumicino per portare più gente” nello scalo romano così da alimentare i voli a lungo raggio gestiti da Ita…”. Poi qualcuno del governo dovrà spiegarci che dimensione di feederaggio serve per alimentare una miseria di venti aerei di lungo raggio che non coprono neanche la metà del minimo che servirebbe per costruire un vero hub intercontinentale.

Questa notizia ulteriore rivela in effetti l’estrema incapacità politica e manageriale del governo e del management di ITA nel comprendere le dinamiche del trasporto aereo. Così si continua a fare danni a non finire al sistema del trasporto aereo nazionale, ad Alitalia e ai lavoratori.

Che dire poi dell’impegno economico dello Stato che si dice sarà “inizialmente” di 700 milioni. Evidentemente 2.300 milioni restanti dai 3 miliardi stanziati, si sono dissolti nel vento, quello che ha portato a Palazzo Chigi il nuovo governo Draghi.

Forse c’è ancora tempo per fare qualche cosa, ma si deve essere uniti, emarginare tutti quei sindacati che in questi anni hanno contribuito a distruggere la compagnia e insieme ai sindacati di base avviare immediatamente una calda estate di lotta per dimostrare che la comunità umana e sociale di Alitalia è viva e vuole dire la sua.

1 Comment

  • Luigi De Benedictis Posted 16 Luglio 2021 14:02

    ITA, un modo ingegnoso per strappare altri milioni allo Stato Italiano.
    Il vero obbiettivo: impossessarsi del marchio ALITALIA, ovvero della Compagnia Aerea che annovera tutte le caratteristiche commerciali che idealmente dovrebbe avere una compagnia aerea.
    ALITALIA le ha tutte.
    E’ come se COCA-Cola cambiasse nome in Col_co e poi vendessero il marchio originale.
    In tutto il mondo continuerebbero ad acquistare solo Coca-Cola

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