Che paese è mai questo
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Che paese è mai questo

Che paese è mai questo dove la gente in carcere invece di essere recuperata viene massacrata e spesso uccisa e gli insabbiamenti ed i silenzi sono lo sport preferito di chi dovrebbe controllare.

Che paese è mai questo dove alla lotta sui valori si è sostituita quella per il denaro ed il potere a prescindere da come esso verrà poi gestito ed utilizzato.

Che paese è mai questo dove si finanziano e si regalano motovedette a bande che si spacciano per militari e poi speronano e mitragliano barche di migranti indifesi, per riportarli, quando non muoiono affogati, in lager libici dove si soffre e si muore senza speranza.

Che paese è mai questo dove i partiti in parlamento litigano sulle sciocchezze e poi sono uniti nella difesa di un sistema che fa prevalere gli interessi dell’1% della popolazione sul restante 99%.

Che paese è mai questo dove la parola mercato ha sostituito socialità e solidarietà.

Che paese è mai questo dove non si riesce ad approvare una legge contro le discriminazioni nonostante rappresenti la naturale applicazione di un valore contenuto nella nostra Costituzione.

Che paese è mai questo dove le aziende ricevono miliardi dallo stato e poi licenziano creando disagio e disoccupazione e vanno a produrre in altri paesi sfruttando il costo del lavoro più basso.

Che paese è mai questo dove le proteste dei lavoratori, quando infine esplodono le contraddizioni, vengono trattate come problemi di ordine pubblico e solo come tali vengono descritte dai media.

Che paese è mai questo dove esiste un monopolio sindacale in capo a tre o quattro sigle che sono ormai tutte interne al sistema delle compatibilità economiche delle aziende.

Che paese è mai questo dove a capo del governo viene messo il rappresentante massimo delle banche e della finanza europea e viene osannato come il salvatore della patria.

Che paese è mai questo dove a fronte di una crisi senza precedenti, invece di far contribuire soprattutto chi può attraverso l’applicazione di una patrimoniale sui grandi capitali e sulle grandi proprietà, si permette alle aziende di licenziare e si assiste indifferenti all’impoverimento di fasce sempre più ampie di popolazione.

Ma non sarà il caso di alzare i tappeti e far uscire la polvere, ormai insopportabile e putrescente, generata da ingiustizia, violenza, ruberie, falsi valori, ipocrisia, prepotenza, razzismo, indifferenza!

Tocca ai giovani, come sempre, alzare le barricate e farsi sentire, riscoprire socialità, solidarietà ed umanità, far emergere con forza e freschezza la voglia di cambiare… ma forse chi è meno giovane dovrebbe ricordarsi e ricordare loro che questi sono valori importanti e che tanta gente ha lottato ed è anche morta per difenderli.

Per imparare a suonare è necessario conoscere la musica ma non è necessario suonare in una sala prove o in un teatro: il pianoforte si può suonare anche sulle barricate!

Forse non è troppo tardi!

Forse!

Fabrizio Tomaselli

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