Capitolo 29 –  DAL 2015 AL 2021 – FALLISCE IL PROGETTO ETIHAD ED E’ DI NUOVO CRISI
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Il duemilaquindici

1 gennaio 2015 – Il primo volo Alitalia SAI atterra a Milano Malpensa proveniente da New York.

13 gennaio 2015 – Si iniziano a raccogliere le candidature per il rinnovo della struttura assistenti di volo di Alitalia. “…La vertenza Alitalia CAI con tutte le sue ombre si è conclusa il 31 dicembre 2014. Il 1° gennaio 2015 si è preso atto che il passaggio dei compendi aziendali alla nuova compagnia SAI, è ormai avvenuto. Le dimensioni della società, sia per il numero relativo al personale assunto, sia per la flotta in linea, è al momento quello previsto dagli accordi sottoscritti da CISL UIL UGL AVIA ANPAV ANPAC che USB non ha condiviso. In questo contesto, USB ha fatto ben altre proposte per evitare in ogni modo quelle soluzioni finali e drammatiche propinate a una popolazione purtroppo oramai assuefatta alle dinamiche sindacali di questi ultimi 6 anni. C’è stata la paura di lottare e anche i lavoratori ne sono consapevoli… è necessario rinnovare la struttura che ha attraversato il lunghissimo e durissimo periodo che abbiamo tracciato, spesso in trincea e rimettere ai lavoratori ogni pesatura dei fatti dal 2009 fino ad oggi. Ringraziamo i compagni di strada, gli iscritti e i colleghi che anche indirettamente ci hanno sostenuto. Si apre ora la campagna per le candidature alla nuova RSA che speriamo porterà nuove risorse, nuove persone e voglia di impegno…”.

18 gennaio 2015 – Primo CdA della nuova Alitalia: l’obiettivo è raggiungere il pareggio operativo nel 2017. Il 2014 e il 2015 si chiuderanno invece con un forte passivo.

20 gennaio 2015 – Preceduta da una contestazione molto rumorosa di USB, si è svolta la presentazione degli obiettivi e delle novità della rete. Luca di Montezemolo, Cassano e Hogan, oltre a ribadire che dopo due anni di rosso, nel 2017 si passerà al pareggio operativo, hanno affermato che la flotta dovrebbe ridursi a breve di 14 A320 che dovrebbero essere ceduti ad Air Berlin (controllata anch’essa da Etihad), mentre dovrebbero arrivare dei nuovi A330 (quando?) già opzionati, ma dalla compagnia di Abu Dhabi. Linate aumenterà il suo traffico passeggeri sui voli internazionali mentre a Malpensa le frequenze di lungo raggio aumenteranno da 11 a 25 settimanali, ma non ora… dal 2018. Quelli da Roma, sempre entro il 2018, aumenteranno da 87 a 113, con un aumento anche dei voli nazionali ed internazionali. Da Milano, Venezia, Bologna e Catania ci saranno voli quotidiani per Abu Dhabi, cioè l’hub di Etihad.

27 gennaio 2015 – Questa volta sembra vero: la Ryanair con 23,2 milioni di passeggeri supera Alitalia che ne trasporta invece 22,5 milioni e diventa il primo vettore in Italia. Suo obiettivo è arrivare addirittura a 27 milioni.

31 gennaio 2015 – Qatar Airways ha acquistato per 1,7 miliardi di dollari il 10% di British-Iberia.

3 febbraio 2015 – Si formalizza l’acquisto del 75% del programma di fidelizzazione dei passeggeri MilleMiglia da parte di Etihad per 112,5 milioni di euro. Dopo la vendita di 5 preziose coppie di slot per Londra, ora abbiamo così ceduto ad Etihad la “cassaforte” commerciale dei nostri passeggeri.

6 febbraio 2015 – Dopo tanto sbraitare e minacciare la Commissione europea ha deliberato che la partecipazione di Poste Italiane alla ricapitalizzazione di Alitalia per 75 milioni non rappresenta un aiuto di stato.

9 febbraio 2015 – Dai primi giorni di febbraio si sono susseguiti incontri tra USB Assistenti di Volo ed Alitalia Sai per tentare di costruire un livello minimo di relazioni. Per questo obiettivo e per le aperture aziendali lo sciopero programmato per il 1° febbraio è stato sospeso. “… Abbiamo apprezzato l’approccio costruttivo con il quale i nuovi responsabili della direzione hanno affrontato gli incontri, seppur in una fase di avviamento della nuova società, ma riteniamo che la disastrosa esperienza degli ultimi anni ci spinga a una cautela più che doverosa nell’aspettare la compagnia alla prova dei fatti…”.

15 febbraio 2015 – Apparentemente sembra che le cose non vadano poi male se i progetti prevedono un forte incremento dei voli intercontinentali che metterebbe in discussione anche l’alleanza con Air France che faceva del mercato italiano un “rifornitore” di voli di lungo raggio da Parigi, ma è tutto da verificare. Anche il costo del petrolio si è dimezzato ed arriva ora ai 50 dollari… ma quanto paga il carburante l’Alitalia?

28 febbraio 2015 – Con un treno speciale da Roma e tanti pullman da tutta Italia raggiungiamo Milano per la manifestazione lanciata dall’associazione di giuslavoristi ed avvocati Forum Diritti/lavoro e sostenuta dall’USB, alla quale hanno aderito la Coalizione Internazionale dei Sans Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo (CISPM), il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, l’Unicobas e il “Sindacato è un’altra cosa” – opposizione Cgil Lombardia. Alla fine della giornata una mia dichiarazione alla stampa. “…Oggi siamo in tanti a Milano, nel cuore di quel modello Expo che dovrebbe fare da vetrina per l’Italia, a dire che quel modello, fatto di precarietà, lavoro gratuito e cementificazione del territorio, lo rispediamo dritto al mittente… a Renzi, a cui diciamo che i lavoratori e le lavoratrici non ci stanno a farsi rottamare da lui e dal suo governo di finti innovatori, dove un Alfano qualunque si vanta di aver cancellato l’articolo 18 portandoci indietro di cent’anni. Poi lo rispediamo indietro al Matteo numero due, a quella Lega che oggi in piazza fa finta di fare l’opposizione ma che in Lombardia, a braccetto col PD, ha anticipato il jobs act per la cogestione del business Expo. Non ultimo, lo rispediamo a Cgil-Cisl-Uil, che per Expo hanno sottoscritto l’incredibile accordo sindacale che autorizza sfruttamento e lavoro gratis ed hanno poi la faccia tosta di chiamare i lavoratori a scioperare soltanto a cose fatte…”.

3 marzo 2015 – Tribunale di Roma: nuova udienza per il ricorso di USB contro l’accordo del 10 gennaio 2014 tra Cgil Cisl Uil e Confindustria, il “testo unico” sulla rappresentanza sindacale.

10 marzo 2015 – Le relazioni con l’azienda in questa fase sembrano migliorare. Situazione da maneggiare però con molta prudenza. “… I lavoratori Alitalia sono entrati per la terza volta nella travagliata storia della più grande compagnia aerea italiana, ma che ora sembra partire da presupposti finalmente diversi da quelli del passato. Durante l’incontro di venerdì scorso, la dirigenza ha illustrato, o meglio confermato, le linee guida del prossimo futuro, parlando di nuovi aerei che dovrebbero arrivare, di nuove rotte che si concentreranno su direttrici di lungo raggio… Notizie di questo genere non si ricevevano da almeno quindici anni, dai tempi lontani della fallita alleanza con KLM, dopo la quale si è aperta una lunga agonia durata fino alla fine del 2014. Noi partiamo dalla convinzione che nessuna delle sigle sindacali sia ancora in grado di decifrare come sarà la nuova realtà, soprattutto quando abbiamo davanti il Board dove troviamo concentrate le leve più importanti nelle mani dei manager anglosassoni con ben altre concezioni delle relazioni e del lavoro. Partiamo dalle dichiarazioni ascoltate durante la riunione che parlano apertamente di una nuova fase delle relazioni che si ponga in discontinuità con il passato. Ebbene, noi pensiamo che per voltare pagina, cosa di cui c’è il massimo bisogno, sia doveroso prima di chiudere la precedente, imparare le lezioni che vengono dal passato…”.

18 marzo 2015 – Come non detto… “… nella serata di ieri 17 marzo si sono interrotte le trattative… Il motivo di tale interruzione è dovuto essenzialmente alla mancanza di impegni concreti e di una prospettiva di confronto strutturato da parte del Gruppo su quelle tematiche che riteniamo essere prioritarie per la categoria in questo momento: occupazione, salario e regole, gestione della categoria. Inoltre, oltre al merito delle questioni sul tavolo, lo schema che l’Azienda ha scelto per portare avanti questa trattativa ricalca esattamente quello passato, fatto di tavoli separati e della scelta degli interlocutori privilegiati, che ha già ampiamente dimostrato di essere uno schema perdente e dannoso per la categoria. Se abbiamo raccolto le dichiarazioni di volontà da parte della medesima dirigenza di aprire una “nuova pagina” di relazioni con i lavoratori, quello a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni è qualcosa che va esattamente dalla parte opposta. Siamo partiti con il piede sbagliato…”.

20 marzo 2015 – 250 rappresentanti sindacali di USB si confrontano per tre giorni a Chianciano per la prima Conferenza di Programma ed Organizzazione.

26 marzo 2015 – Sulla Roma-Milano stravince l’alta velocità ed anche l’inglese EasJet che aveva ingaggiato una dura battaglia con Alitalia, deve alzare bandiera bianca ed abbandonare quella che sino a qualche anno fa rappresentava una vera miniera di soldi per la compagnia italiana.

10 aprile 2015 – Dopo la rottura delle trattative del 17 marzo riprende a fatica il confronto con l’azienda.

15 aprile 2015 – Manifestazione presso la sede del Consiglio regionale del Lazio per sostenere le ragioni della necessità di ricollocazione delle migliaia di espulsioni dal proprio posto di lavoro nel trasporto aereo. Lo schema di delibera presentato in tal senso dalla Regione, se migliorato ed ampliato, può rappresentare una discreta base di partenza.

20 aprile 2015 – Le trattative non decollano. I temi non si affrontano. Il metodo è sbagliato. Indetto insieme all’Anpac uno sciopero di 4 ore degli assistenti di volo e dei piloti del Gruppo Alitalia SAI.

30 aprile 2015 – L’Anpac sospende lo sciopero a seguito della richiesta del ministro Delrio che invita alla sospensione dello sciopero per l’apertura dell’Expo a Milano. Sospendiamo e differiamo al 25 maggio anche noi, non per accontentare Delrio ma perché, spieghiamo in un onesto comunicato ai lavoratori, da soli non riusciremmo ad incidere in modo adeguato e comunque c’è stata una nuova convocazione dell’azienda.

4 maggio 2015 – Lanciato il nuovo volo diretto tra Malpensa e Shanghai.

7 maggio 2015 – Le trattative con Alitalia non producono risultati positivi. Le altre organizzazioni firmano: noi ed Anpac no.

7 maggio 2015 – Grave incendio al terminal 3 dell’aeroporto di Roma Fiumicino: è caos nel trasporto aereo in tutto il paese. 250 voli cancellati e operatività dell’aeroporto al 60% da sabato 9 maggio. L’incendio è stato domato dai vigili del fuoco dopo 12 ore ed ha distrutto un’ampia area comprendente negozi, sale passeggeri e bar.

9 maggio 2015 – Continuano le ripercussioni sull’operativo dei voli da Fiumicino dovute all’incendio. USB interviene denunciando immediatamente l’utilizzo dei lavoratori senza le necessarie protezioni, esponendoli alle pericolosissime polveri sottili e richiedendo una verifica immediata agli enti preposti a tutela della salute e sicurezza del personale aeroportuale.

12 maggio 2015 – Sull’incendio a Fiumicino. “… È diffusa la preoccupazione che l’incendio abbia sprigionato nell’aria sostanze altamente tossiche. L’USB chiede che siano fatte le dovute verifiche per escludere che siano presenti particelle di amianto. Grazie alle nostre ripetute denunce siamo stati informati che Enac solo il 9 maggio, ovvero il giorno dopo la riapertura, aveva avuto una prima autorizzazione da parte di una società privata, mentre solo oggi, a 5 giorni dal catastrofico incendio, la ASL competente ha svolto la prima ispezione del terminal, tra l’altro chiamando a sua volta l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) a fare i dovuti e necessari rilievi. Tutto questo sta sollevando un enorme interrogativo su come sia stata gestita l’emergenza e se davvero la salute dei lavoratori sia stata tutelata come prevede la legge (e il buon senso) di questo Paese. …”.

19 maggio 2015 – Divorzio tra Alitalia e Air France-KLM: nel 2017 non saranno rinnovati gli accordi tra le due compagnie: era ora, anche se è forse troppo tardi. Cassano: “Gli accordi non sono più vantaggiosi per noi, né sotto il profilo commerciale, né sotto il profilo strategico, ma solo per la controparte. La nostra priorità è quella di riconquistare il mercato dei turisti in arrivo nel nostro Paese”. Si tratta della partnership che negli anni si è concretizzata in accordi di joint venture relativi al trasporto di passeggeri tra Italia e Francia e Italia e Olanda e le ulteriori destinazioni intercontinentali dagli aeroporti di Parigi e Amsterdam e dell’accordo sul trasporto merci (Cargo Belly comprensivo di commercializzazione, vendita e distribuzione) di Alitalia che era stato affidato integralmente ad Air France-Klm.

20 maggio 2015 – Presidio di protesta al Terminal 3 dell’aeroporto Leonardo Da Vinci, a cui partecipano lavoratori, esperti di infortunistica ed ispettori del lavoro. Nonostante le rassicurazioni di Aeroporti di Roma, decine di lavoratori devono ricorrere a cure mediche.

25 maggio 2015 – Sciopero di 4 ore indetto da USB per gli assistenti di volo su tutti i voli in partenza dal territorio nazionale. Motivazione principale è l’occupazione: non si può accettare il wet-lease mentre i lavoratori sono in regime di solidarietà. Altro tema fondamentale è la richiesta di apertura di un tavolo istituzionale per recuperare i lavoratori in mobilità espulsi nelle precedenti ristrutturazioni. Risultato buono, molte le cancellazioni preventive ed i ritardi nei voli. Soprattutto indicativa la buona risposta dei lavoratori.

26 maggio 2015 – La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha disposto il sequestro preventivo del molo D di Fiumicino, riaperto il 18 maggio scorso dopo l’incendio che il 7 maggio ha devastato parte del Terminal Tre.

4 giugno 2015 – Hogan e Renzi presentano la nuova livrea per gli aerei Alitalia e annunciano 310 assunzioni tra il personale delle manutenzioni e dell’handling.

10 giugno 2015 – Gli effetti del grave incendio si fanno ancora sentire sullo scalo di Fiumicino. L’Enac decide di ridurre al 60% i voli.

17 giugno 2015 – In base alle rilevazioni dell’Arpa effettuate tra il 16 e il 29 di maggio, la nuova relazione dell’Istituto Superiore di Sanità evidenzia risultati ancora molto preoccupanti per la salute: “… il fenomeno dell’inquinamento è spazialmente diffuso …”.

30 giugno 2015 – “…Dopo aver preso atto che le RSU, nonostante tutto, sono comunque vissute dai lavoratori come un momento di partecipazione democratica e dopo la sentenza negativa di primo grado, USB ha sciolto la riserva ed ha aderito all’accordo interconfederale del 10 gennaio, pur senza smettere di informare puntualmente i lavoratori dei limiti che le nuove regole impongono a questo strumento di rappresentanza…”.

1 luglio 2015 – La procura di Roma ha chiesto la condanna a sei anni di reclusione per Giancarlo Cimoli e tre anni per Francesco Mengozzi per i reati di bancarotta sia per distrazione sia per dissipazione.

10 luglio 2015 – Flash mob al Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino organizzato dall’ USB e dalla CUB per denunciare la grave vicenda che ancora interessa lo scalo. I manifestanti indossano mascherine e tute bianche per denunciare che i lavoratori sono stati lasciati per molti giorni senza protezioni.

14 luglio 2015 – Il Ministro Delrio vieta gli scioperi del trasporto aereo del 14 luglio.

23 luglio 2015 – Dopo una consultazione degli iscritti, USB ha sottoscritto un accordo in Cityliner aprendo così la propria presenza in modo strutturato anche in questa compagnia del Gruppo. Unico dato concreto contenuto nell’accordo riguarda la struttura retributiva di Cityliner, con il positivo innalzamento della progressione per anzianità fino a 24 anni con aumenti sui tabellari. La mobilitazione in quest’azienda comunque continua.

28 luglio 2015 – Parte la campagna nazionale dell’USB in difesa di welfare e democrazia: una Repubblica sfregiata e sanguinante è la forte immagine dell’Italia che caratterizza la campagna che vedrà mobilitazioni, scioperi e manifestazioni, con iniziative territoriali e nei luoghi di lavoro.

29 luglio 2015 – Cassano avvisa Aeroporti di Roma: Alitalia abbandonerà l’aeroporto di Fiumicino se non si procederà ad investimenti per migliorare i servizi e se ADR continuerà a “… puntare su compagnie low cost…”.

30 luglio 2015 – Preoccupazione per le notizie per le quali alcuni voli Alitalia da Roma verrebbero ceduti ed operati da ottobre da Etihad Regional, la vecchia svizzera Darwin Airlines acquisita da Etihad un anno e mezzo fa. Dopo i tedeschi della Berlin ora anche gli svizzeri?

3 agosto 2015 – Sindacalmente oscena ed oltraggiosa la proposta della segretaria generale della Cisl Anna Maria Furlan che dimentica che cosa è lo sciopero e che cosa prevede la Costituzione: “… Chi rappresenta meno del 5 per cento dei lavoratori non può proclamare lo sciopero da solo. Per scioperare deve coalizzarsi con altri sindacati che gli consentano di superare la soglia …”.

24 agosto 2015 – James Hogan, invitato al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione afferma: “Alitalia ottimo investimento”. Si, in effetti lo avevamo capito che per Etihad fosse un ottimo investimento.

6 settembre 2015 – Sciopero di 4 ore del personale del Gruppo Meridiana Fly indetto da USB. Lo sciopero era stato differito il 14 luglio dal Ministro Delrio.

18 settembre 2015 – Presidio dei lavoratori di Alitalia Maintenance System a Fiumicino per protestare contro il pericolo del fallimento dell’azienda.

18 settembre 2015 – Un secco comunicato, del Presidente Montezemolo ha annunciato le dimissioni per ragioni personali dell’amministratore delegato Silvano Cassano che lascia con un’ottima liquidazione. Una notizia che spiazza e desta inquietudine anche perché arriva a soli nove mesi dall’inizio dell’attività della nuova azienda. Forse però le vere ragioni delle “dimissioni” sono da ricercarsi nei conti fortemente in rosso. Il piano industriale prevede infatti per quest’anno una perdita operativa di 160 milioni di euro e una perdita netta di 203 milioni di euro. Invece nel primo trimestre la perdita operativa è stata di 202,4 milioni di euro e la perdita netta di 100,1 milioni di euro. Dati questi che non fanno certo sperare nel raggiungimento degli obiettivi del piano industriale.

24 settembre 2015 – USB manifesta sotto la sede della Commissione di Garanzia, in piazza del Gesù a Roma, in difesa del diritto di sciopero.

25 settembre 2015 – I 240 lavoratori di Alitalia Maintenance Sistem, oramai vicini al licenziamento, manifestano in piazza di Montecitorio.

28 settembre 2015 – Cimoli condannato ad 8 anni e 8 mesi, Mengozzi a 5 anni. Una mia dichiarazione stampa. “Sono arrivate le condanne in primo grado per Cimoli e Mengozzi, oltre che per altri dirigenti responsabili delle politiche finanziarie dell’Alitalia, ma sono comunque pochi anni di prigione che questi signori non si faranno mai. Chi ha già pagato sono invece migliaia di lavoratrici e lavoratori che sono stati licenziati e che tra pochissimi giorni non avranno più un reddito, non hanno pensione e neanche la speranza di riavere un lavoro. Gente condannata alla povertà perché qualcuno ha deliberatamente distrutto una delle aziende più grandi del Paese. Per anni abbiamo denunciato che la crisi dell’Alitalia non dipendeva dai lavoratori o dal destino cinico e baro ma da precise volontà che a livello di Unione Europea avevano previsto la distruzione di Alitalia, attraverso l’adozione di politiche suicide per far decollare definitivamente e solamente Air France, British Airways e Lufthansa, compagnie che di fatto stanno monopolizzando il traffico aereo di tutto il continente. Per questo Mengozzi nel 2006, amministratore delegato dell’Alitalia, fu addirittura insignito della Legione d’Onore francese. Abbiamo gridato queste cose prima, durante e dopo la tragica conclusione del fallimento, inascoltati da governi, partiti ed anche dai vertici di Cgil, Cisl e Uil, e spesso colpiti con ogni mezzo perché smascheravamo di continuo operazioni assurde anche dal punto di vista industriale”.

28 settembre 2015 – Bocciato al 98% l’accordo sottoscritto da Cgil Cisl Uil e Atitech. Al referendum indetto dall’USB, hanno partecipato 340 dipendenti su un totale di 560, il 60% degli aventi diritto. Il no ad un accordo sull’orario di lavoro era stato siglato senza alcun confronto preventivo con i lavoratori e senza alcuna verifica a posteriori.

30 settembre 2015 – C’è tensione e fermento all’interno di Alitalia. Il piano non si sviluppa come vorrebbe Hogan, i conti sono in rosso, problemi con Aeroporti di Roma e ora manca anche l’amministratore delegato.

2 ottobre 2015 – #ROMA LIBERA: 5.000 manifestanti hanno partecipato al corteo che ha sfilato nel centro della capitale dal Colosseo al Campidoglio. Tante le realtà di lavoro presenti, comprese quelle dei trasporti.

6 ottobre 2015 – Air France annuncia 2.900 esuberi e si scatena la protesta. Dirigenti rincorsi e percossi dai lavoratori. Una mia dichiarazione: “… Lo scontro di ieri tra la dirigenza e i lavoratori di Air France fa riflettere su come noi dell’USB, allora SULT e operanti solo nei trasporti, che nel recente passato abbiamo vissuto da protagonisti la vicenda Alitalia, forse abbiamo sbagliato su alcune modalità della vertenza. Alla luce delle condanne di due Amministratori Delegati, Cimoli e Mengozzi, per una serie di reati che hanno fortemente contribuito a determinare la crisi e il fallimento di Alitalia non è escluso che se avessimo assunto comportamenti più determinati, magari senza eccedere, ma con lo stesso spirito dei lavoratori di Air France, forse avremmo sollevato il problema in modo più chiaro e forse le cose sarebbero andate diversamente. Sì, allora eravamo troppo soli, ma forse siamo stati anche troppo educati! Quello su cui invece avevamo sicuramente ragione era il fatto che, al contrario di come sostenuto da tanti ‘benpensanti’, un’alleanza con Air France sarebbe stata distruttiva per Alitalia. Come avevamo previsto, Air France in questi anni non ha fatto altro che assorbire il mercato di altri paesi europei, primo fra tutti quello italiano, rastrellando passeggeri e ‘razziando’ altre compagnie. Ora che non ha più vacche da mungere crea la crisi al suo interno, annunciando migliaia di licenziamenti per continuare ad assicurare margini di guadagno ai propri azionisti… Oggi la lotta di classe non è più uno slogan datato come sostiene qualcuno, ma una pratica che le aziende non hanno mai smesso di esercitare, che i lavoratori francesi stanno attuando per difendere il loro posto di lavoro e che noi dobbiamo ricominciare ad utilizzare …”.

26 ottobre 2015 – Palazzo dei Gruppi Parlamentari: dibattito “Alitalia ieri e oggi” seguito dalla proiezione del docufilm “Tutti giù per aria – L’aereo di carta”.

29 ottobre 2015 – Susi Ciolella, dell’ Esecutivo provinciale confederale USB dichiara alla stampa: “A quasi cinque mesi dal rogo che ha devastato oltre 700 mq del Terminal 3, all’aeroporto di Fiumicino la situazione continua ad essere estremamente critica. Nessuno ne parla più, ma i lavoratori continuano a manifestare problematiche di salute, alcuni di questi sono precari lasciati a casa allo scadere del contratto, proprio perché si sono ammalati…

11 novembre 2015 – Alitalia è ancora senza amministratore delegato e Montezemolo in una lunga intervista nella quale conferma il piano industriale ed i suoi obiettivi, afferma anche che: “… Alitalia ha bisogno di introdurre criteri di meritocrazia. Dobbiamo premiare chi è più bravo, chi merita di più …”. Se fosse così gran parte del gruppo dirigente e “digerente” di quest’azienda, compreso il vertice, dovrebbe andare a casa.

10 dicembre 2015 – La società di consulenza McKinsey dovrà risarcire Alitalia in amministrazione straordinaria di circa 11,8 milioni di euro per inadempienza contrattuale parziale. La decisione riguarda un importo che corrisponde a tutti i compensi ricevuti da Alitalia nel 2006. Evidentemente ci avevano fornito una consulenza con i fiocchi.

17 dicembre 2015 – L’Alitalia comunica che dal marzo 2016 Cramer Ball sarà il nuovo amministratore delegato. 48 anni, Cramer Ball ha svolto i suoi due ultimi incarichi come amministratore delegato in Jet Airways e prima ancora in Air Seychelles. Precedentemente con Etihad Airways, Regional General Manager per il Sud Est Asia, General Manager Australia e Nuova Zelanda. Inoltre ha lavorato per Gulf Air, Qantas e Ansett. Un uomo chiaramente imposto da Hogan ed accettato di buon grado da Montezemolo.

31 dicembre 2015 – Il tribunale di Braunschweig dice no all’intesa di codesharing tra Etihad e Air Berlin e colpisce pesantemente l’alleanza tra le due compagnie. Etihad da gennaio non potrà più vendere biglietti con il suo codice su 31 degli 81 voli delle due compagnie, tra i quali alcuni fondamentali per l’alleanza. Colpo pesante per Etihad e per Air Berlin che potrebbe rivivere una nuova crisi. Anche così la Germania difende la sua compagnia nazionale Lufthansa… forse c’è da imparare qualche cosa.

Il duemilasedici

6 gennaio 2016 – Alitalia pronta a partecipare ad una gara, annunciata dal presidente della regione Puglia Emiliano, per i voli dagli aeroporti di Bari e Brindisi. Si tratta chiaramente di una sfida a Ryanair e l’Alitalia chiede che non sia un bando di gara ritagliato sulla compagnia low-cost. È paradossale che la compagnia nazionale si debba appellare contro i favoritismi di strutture pubbliche nei confronti di Ryanair, una costante da anni in tutti gli aeroporti italiani. Sulla questione è in corso anche un’indagine della procura di Bari sul precedente contratto firmato tra Aeroporti di Puglia e Ryanair,

8 gennaio 2016 – Il ministro dei trasporti Delrio annuncia l’avvio dei lavori di ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino. Gli risponde Susi Ciolella dell’Esecutivo provinciale confederale USB. “… è dimostrato che basterebbe investire sull’attuale struttura per raggiungere i 70 milioni di passeggeri. Invece di fare proclami su un ampliamento che avrebbe un impatto devastante sul territorio … dovrebbe chiarire a che punto sono i lavori di messa in sicurezza, richiesti dalla Procura di Civitavecchia a seguito dall’incendio del 7 maggio scorso…”.

28 gennaio 2016 – Dopo 4 anni dallo stop dell’attività di volo di Wind Jet, arrestato il proprietario della compagnia Pulvirenti per bancarotta fraudolenta.

2 febbraio 2016 – Etihad ha intenzione di sostituire i voli nazionali che oggi opera Mistral Air, la società fondata da Carlo Pedersoli (Bud Spencer) ora di proprietà di Poste Italiane, con il vettore regionale svizzero Darwin-Etihad Regional: 200 i dipendenti che rischiano il posto di lavoro.

2 febbraio 2016 – Incontro al ministero dello sviluppo economico sulla crisi Meridiana: per acquistare il 49% della compagnia la Qatar Airways vuole preliminarmente il taglio di 900 dipendenti.

8 marzo 2016 – Anche all’aeroporto di Fiumicino un flash mob della campagna “#Non siamo Manichini Sexy” organizzata da USB. Tanti i passeggeri a guardare l’attrice Vanja Martini che in sottoveste nera e con le manette ai polsi, ha recitato un monologo sullo sfruttamento delle donne mentre le lavoratrici ed i lavoratori mostravano cartelloni e manifesti contro la violenza sulle donne e per la dignità del lavoro.

23 marzo 2016 – Nuovo incontro sulla vertenza Meridiana/Qatar Airways ma non si registrano passi avanti.

30 marzo 2016 – L’Enac fornisce i dati sui passeggeri negli aeroporti italiani. Quasi 157 milioni nel 2015 con un aumento del 4,5% rispetto al 2014. Per quanto riguarda le compagnie aeree, in Italia Ryanair è la prima con 30 milioni di passeggeri, seconda è Alitalia con quasi 23 milioni e terza Easyjet con più di 14 milioni.

3 aprile 2016 – Dopo una lunga preparazione si tiene a Milano, presso l’ex Scalo di Porta Romana, una grande Assemblea nazionale di delegati di USB. Oltre 1.000 i partecipanti giunti da tutta Italia e da tutti i posti di lavoro che si sono confrontati sui temi che vedranno impegnato il sindacato nei prossimi mesi: la difesa del lavoro e dello stato sociale, contro le privatizzazioni e per lo sviluppo dell’occupazione. Si avvia la campagna nazionale “Voglio lavoro e stato sociale”.

27 aprile 2016 – Alitalia riceve l’ok definitivo dalla Commissione europea sull’operazione con Etihad e avvia una due diligence per la possibile acquisizione del 49% di Air Malta.

29 aprile 2016 – Con un comunicato il cui titolo è “LA WATERLOO DEI CONFEDERALI” la struttura degli assistenti di volo USB descrive una situazione che sta rapidamente degenerando, sia in categoria, sia più in generale in Alitalia. “… Più passano giorni, settimane e mesi dall’avvento di Etihad e più sale in tutti i lavoratori Alitalia la consapevolezza di essere finiti in uno scenario sempre più drammatico. Non passa giorno senza che si vengano a sapere episodi, cui si stenta a credere, nei quali le maestranze vengono sottoposte a pressioni indebite, umilianti e insensati rimproveri e contestazioni disciplinari. Tutta questa pressione servirebbe, secondo gli ideologi del cambiamento e del “nuovismo”, a marcare il cambiamento, ad educare alla cieca e timorosa obbedienza tutti i lavoratori… Peccato che questo ideologico ritorno a modalità degne di Paesi dove i diritti dei lavoratori sono ignorati e calpestati, non produrrà neanche il vagheggiato salto di qualità che lo motiverebbe in quanto, non avendo mutato molto della vecchia strategia industriale e non avendo di conseguenza alcuna possibilità di ritornare a bilanci in utile, fra breve la nuova Alitalia getterà la maschera e ai lavoratori verrà presentato, per l’ennesima volta, un salatissimo conto da pagare. Ma chi sono i responsabili di questa vergognosa situazione? La risposta è talmente facile da essere scontata… chi si è sindacalmente candidato a gestire tutta questa operazione ed ha dato carta bianca alla nuova dirigenza raccoglie oggi il frutto di un lavoro infruttuoso per tutti i lavoratori, basato sulla necessità di non disturbare il manovratore. … Ora che la nuova compagnia emiratina non solo nella partecipazione economica ma anche nella sua cultura del lavoro, vorrebbe scaricare sui lavoratori il suo inevitabile bilancio in passivo, assisteremo all’ennesimo fallimento dei garanti della pace sindacale e l’azienda si potrebbe riprendere tutto quello che aveva fintamente concesso… Il Sindacato confederale partecipa da anni alla sistematica deindustrializzazione del paese riuscendo a mantenere in piedi il suo apparato senza esercitare un vero potere negoziale, senza opporsi in modo credibile in nessuna delle grandi vertenze degli ultimi anni, lasciando soli i lavoratori al cospetto dei padroni …”.

29 aprile 2016 – Alitalia ed Etihad sembrano invece contenti di aver chiuso il 2015 con una perdita di 200 milioni che è certamente minore di quella del 2014 ma che non fa intravedere un risultato positivo per fine anno e neanche per il 2017. Luca Cordero di Montezemolo nasconde così la polvere sotto il tappeto: “La riduzione delle perdite è un primo importante segnale che si aggiunge al gran lavoro in atto per il miglioramento dei servizi, degli aerei e del network con l’aggiunta di importanti rotte intercontinentali”.

1 maggio 2016 – Primo volo Alitalia per Santiago del Cile.

10 maggio 2016 – Hogan diventa l’amministratore delegato di tutto il Gruppo Etihad che oltre alla compagnia degli Emirati comprende Alitalia, Air Berlin, Air Serbia, Air Seychelles, Etihad Regional-Darwin Airline, Jet Airways e Virgin Australia.

12 maggio 2016 – Sostegno dei lavoratori di USB Alitalia ai colleghi di Meridiana: “MERIDIANA COME ALITALIA – Alitalia al fianco di Meridiana – Presidio Montecitorio – Entra nel vivo la vertenza Meridiana partita dal 18 febbraio scorso … i lavoratori di Alitalia saranno presenti pronti a dare il proprio sostegno. Con l’apertura della procedura di licenziamento di Meridiana si è giunti alla fase più critica della questione, quella che intorno al 23 giugno prossimo deciderà del destino di centinaia di colleghi che da anni difendono il proprio posto di lavoro. Sono coinvolti 649 assistenti di volo su una categoria composta da 714. Tenendo conto delle centinaia di part time, in sostanza il licenziamento interessa tutti gli effettivi in organico…”.

17 maggio 2016 – Non bastava il rosso dei conti: presentate le nuove divise rosse delle assistenti di volo.

16 giugno 2016 – Primo volo Alitalia per Città del Messico.

17 giugno 2016 – USB, Anpac e Anpav indicono uno sciopero degli assistenti di volo soprattutto contro forzature contrattuali e Cramer Ball fa subito capire che non è abituato agli scioperi: “… Credo che sia incredibile e immotivato dopo tutto quello che è stato fatto … Può rovinare il lavoro fatto finora e questo per me è deludente…”. Poverino, è deluso, pensi piuttosto a quanto sono delusi i lavoratori dopo anni di crisi e sacrifici!

27 giugno 2016 – Accordo quadro su contratto, stipendi e esuberi nella vertenza Meridiana sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, Anpac e Anpav: USB, Apm e Cobas non firmano. “… Si è chiusa nella vergogna la trattativa Meridiana con la firma del CCL al ribasso che si applicherà ai “fortunati” lavoratori scampati alla mattanza dei licenziamenti che sono rimasti tutti sul tavolo, come agnelli sacrificali. L’accordo si chiude con centinaia di licenziamenti. …”. I lavoratori sono incazzati e si attua immediatamente un forte stato di agitazione.

5 luglio 2016 – Sciopero di 4 ore di piloti e assistenti di volo di Alitalia indetto da tutte le sigle sindacali. “…È terminato con successo lo sciopero del Personale Navigante di Alitalia. Ringraziamo tutti i Colleghi, Piloti ed Assistenti di Volo di Alitalia, che hanno partecipato compatti e numerosi, ma riteniamo anche doveroso ringraziare il signor Cramer Ball, amministratore delegato, ed i suoi più stretti collaboratori. Solo grazie a loro, dopo un sonno durato più di otto anni, tutti e sette i sindacati presenti in Alitalia hanno scioperato insieme. La pretesa della nuova Alitalia / Etihad di avere relazioni industriali “medievali” in una moderna azienda di trasporto aereo dimostra i suoi limiti e porterà ad altre azioni di sciopero…”. Sciopero anche dei lavoratori Meridiana indetto da USB, Apm e Cobas: da giorni sono comunque in mobilitazione continua che sta provocando ritardi e cancellazioni di voli.

11 luglio 2016 – Riprendono le trattative con l’azienda ma non si riesce ad avanzare su nessun argomento. Peggio, mentre si svolge la riunione arriva la notizia del licenziamento di due colleghi. Si perdono 500.000 euro al giorno e si cerca di scaricare la responsabilità sui lavoratori mentre non c’è alcuna visibilità sul piano industriale. Sullo sfondo il rinnovo del contratto di lavoro condizionato anche dalle pesanti “soluzioni” contenute in quello di Meridiana.

13 luglio 2016 – Accordo tra Qatar Airways e Meridiana per l’acquisizione del 49% della compagnia aerea italiana. L’accordo dovrebbe essere perfezionato entro ottobre.

18 luglio 2016 – Primo volo Alitalia per Pechino.

21 luglio 2016 – L’ennesima ordinanza differisce gli scioperi regolarmente indetti nel trasporto aereo per il 23 luglio.

31 agosto 2016 – A seguito del grave terremoto in centro Italia USB differisce al 22 settembre tutti gli scioperi nel trasporto aereo già riprogrammati il 6 settembre.

14 settembre 2016 – Salta l’incontro tra Cramer Ball e i vertici confederali di Cgil, Cisl e Uil che, a detta di molti, sarebbe dovuto rimanere segreto. Il problema però è molto serio: l’azienda vuole una trattativa che coinvolga anche i contratti di lavoro e si parla di una percentuale di riduzione del costo del lavoro del 30%. Stanno sbagliando strategia e poche sono le risorse finanziarie immesse in Alitalia dalla proprietà: si cerca di scaricare nuovamente sui lavoratori il peso dell’ennesima crisi.

15 settembre 2016 – Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo nazionale USB. “Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53 anni 5 figli, operaio presso il magazzino GLS di Piacenza è stato ucciso da un camion lanciato contro il picchetto che accompagnava una difficile trattativa in corso nella notte. Assieme a lui è rimasto ferito, per fortuna in maniera lieve, un altro facchino. Pur non essendo un precario Abd Elsalam lottava contro la precarietà e per il rispetto degli accordi sottoscritti, a prezzo di dure lotte, tra l’USB e la GLS costantemente messi in discussione dall’azienda …”.

15 settembre 2016 – Ripresa la trattativa con Alitalia senza alcun avanzamento positivo rispetto a luglio. Ad aggravare poi la situazione le richieste di riduzione del costo del lavoro. Si conferma lo sciopero unitario del 22 settembre.

18 settembre 2016 – Cgil, Cisl, Uil e Ugl sottoscrivono un accordo con l’Alitalia e revocano lo sciopero del 22 settembre.

19 settembre 2016 – USB, Anpac e Anpav confermano lo sciopero del 22 settembre. Cramer Ball prende carta e penna e scrive direttamente a tutti i dipendenti: ”… Non posso far altro che definire questa decisione pura follia, per una compagnia aerea che attualmente perde 500.000 euro ogni singolo giorno… questa azione provocherà un danno economico molto rilevante … creerà disagi a migliaia di clienti… “.

22 settembre 2016 – Sciopero pienamente riuscito con adesione quasi totale di piloti e assistenti di volo e cancellazione di centinaia di voli. Un segnale inequivocabile di profondo malessere e allo stesso tempo di una compattezza che non si vedeva da tanto tempo.

16 ottobre 2016 – Crisi profonda anche in Air Berlin che accumula perdite enormi per le dimensioni della compagnia e non regala sonni tranquilli ad Etihad. In effetti è l’intera strategia della compagnia degli Emirati a livello europeo che fa acqua da tutte le parti: forse questo Hogan non è poi il genio della lampada come molti credono.

18 ottobre 2016 – Conferenza stampa dei sindacati che hanno indetto lo sciopero generale del 21 ottobre e il “No Renzi day” di sabato 22 ottobre. Lo sciopero generale, proclamato da USB, Unicobas e USI, riguarderà tutte le categorie del lavoro pubblico e privato con mobilitazioni in tutto il Paese. Assicurata la partecipazione del trasporto aereo che sommerà alle motivazioni generali anche quelle relative alla vertenza in corso.

21 ottobre 2016 – Sciopero generale – Oltre un milione e trecentomila lavoratori e lavoratrici hanno aderito allo sciopero generale. Molto importante anche la partecipazione nei trasporti e nel trasporto aereo. In serata a Piazza San Giovanni a Roma si rimane tutta la notte e il giorno dopo sarà confronto, discussioni e musica da vivere tutti insieme.

31 ottobre 2016 – Un comunicato di USB descrive una situazione ormai difficilmente recuperabile da parte aziendale. “… Ci risiamo, ogni volta che i vertici Alitalia devono formalizzare bilanci imbarazzanti, la responsabilità è sempre nel numero dei dipendenti e degli stipendi troppo alti e la risposta solo una: TAGLI! Fin dai tempi di Mengozzi, Cimoli, poi dei “capitani coraggiosi” e infine anche oggi con la “reputata” direzione australo-emiratina, se c’è il buco è sempre colpa del costo del lavoro. Una scusa “facile-facile” da portare all’opinione pubblica che osserva da fuori, ai soci banchieri nel consiglio di amministrazione e a chi i soldi li ha messi, gli sceicchi di Abu Dhabi… I rumors, non solo giornalistici, che quantificano in diverse centinaia di unità il numero dei lavoratori di terra e di volo Alitalia in esubero o coinvolti in processi di esternalizzazioni, saranno il nuovo focus e la vertenza che pure ha mostrato tutta l’incapacità dell’azienda… È chiaro che i prossimi appuntamenti di lotta cominciano ad avere un sapore diverso; finalmente si capirà perché ci siamo mobilitati in questi mesi. Si vedrà che i licenziamenti disciplinari della scorsa estate, gli attacchi alle tutele e i maldestri tentativi per ridurre il costo del lavoro e le pericolose picconate al contratto erano solo la punta di un iceberg di interventi che si stanno preannunciando ben più drastici…”.

8 novembre 2016 – Con un nuovo comunicato USB denuncia la crisi aziendale ed i suoi responsabili. “… È inequivocabile che lo sviluppo della compagnia non sia mai realmente avvenuto, così come è evidente che non siano ancora state create quelle condizioni di business illustrate all’indomani dell’acquisizione della compagnia da parte di Etihad. È sotto gli occhi di tutti come le condizioni di concorrenza sleale delle Low Cost, unitamente ai vincoli imposti dagli accordi di alleanza ancora in essere da 15 anni, condizionino pesantemente lo scenario industriale. Altrettanto palese è che investimenti che hanno lavorato soltanto sull’immagine e sul “software”, cioè le operazioni di trucco e parrucco, le revisioni dei servizi offerti, le politiche tariffarie stracciate, non siano stati sufficienti al rilancio della compagnia. Manca la sostanza degli investimenti, di svincolarsi dai lacci di un alleanza stretta, mancano all’appello le macchine di lungo raggio!!! …”.

22 novembre 2016 – Slitta il CdA che si doveva occupare del nuovo piano che comprende anche tagli all’occupazione. Una conferma che la situazione della compagnia aerea sta andando rapidamente fuori controllo.

2 dicembre 2016 – Il Cda conferma tutte le preoccupazioni e predispone un nuovo piano industriale di tagli e revisione dei costi. La solita “strategia” perdente, invece di tagliare gli sprechi, rivedere e ricontrattare i costi improduttivi di leasing e carburante e di puntare all’aumento dei ricavi, si passa come al solito direttamente ai tagli del personale ed al ridimensionamento della compagnia. Si parla ormai di una perdita di 400 milioni a fine anno e di pareggio di bilancio nel 2020 anziché del 2017: è ormai il fallimento del piano e della strategia di Etihad. Si cercano soldi freschi, magari dallo Stato e un nuovo partner industriale. E di nuovo si riparla di riduzione del costo del lavoro.

4 dicembre 2016 – Renzi è stato sconfitto nel suo tentativo di modificare la Costituzione. Al Referendum ha votato il il 65% dei cittadini italiani ed il NO ha raggiunto il 59%. USB ha lavorato molto per il NO ed ha dato il suo contributo ad una vittoria che riconferma la validità della nostra Costituzione. Sarebbe necessario applicarla realmente tutta e renderla ancora più democratica e vicina ai cittadini, piuttosto che tentare inaccettabili scorciatoie per imprimere una sterzata autoritaria al paese.

7 dicembre 2016 – Sconfitto nel Referendum costituzionale, Matteo Renzi rassegna le dimissioni nelle mani del Presidente Mattarella che inizia immediatamente le consultazioni per la formazione di un nuovo governo.

11 dicembre 2016 – Paolo Gentiloni riceve il mandato di formare un nuovo governo dal Presidente della Repubblica.

13 dicembre 2016 – Gentiloni si presenta alla Camera il 13 dicembre ed ottiene la fiducia con 368 voti a favore e 105 contrari. Il giorno dopo ottiene la fiducia in Senato con 169 voti contro 99.

13 dicembre 2016 – Voci sempre più ricorrenti danno il taglio di 13 aerei di medio raggio con 100 piloti e 250 assistenti di volo in esubero e l’esternalizzazione di attività che coinvolgerebbe 1.100 dipendenti di terra e la cassa integrazione per almeno 300 persone.

16 dicembre 2016 – Etihad stringe un accordo di codesharing con Lufthansa. È un’aperta sfida ad Air France-Klm che è ancora presente nel capitale Alitalia e con essa ha accordi commerciali da anni. Non c’è ancora accordo tra gli azionisti per l’aumento di capitale necessario a finanziare il nuovo piano.

21 dicembre 2016 – Sembra che gli Emiri non siano più molto contenti dell’operato di Hogan e che la sua poltrona barcolli.

22 dicembre 2016 – Comunicato stampa USB. “… Preoccupanti le notizie che in questi giorni si susseguono su Alitalia, tanto da far presumere un rischio default per la compagnia. Nel caso di presentazione di un nuovo piano che prevedesse tagli, esuberi e ridimensionamento complessivo a fronte di un rifinanziamento parziale, secondo l’USB sarebbe assolutamente giusto e credibile un intervento diretto da parte dello stato. Dall’inizio della liberalizzazione dei cieli avvenuta decine di anni fa, che ha fatto da apripista per il più vasto processo di liberalizzazione e globalizzazione dei mercati e della finanza, Alitalia ha attraversato una serie di crisi pesantissime in cui alla progressiva riduzione di aerei e direttrici e all’abbandono di interi settori, come quello della manutenzione, si sono aggiunti forti tagli del personale (da 25.000 a poco più di 10.000 dipendenti), contrazione dei salari e, soprattutto, condizioni di lavoro sempre più pesanti in cui i diritti e la dignità della gente dell’Alitalia sono stati via via ridotti e calpestati. Il tutto mentre si avvicendavano vertici aziendali e presunti grandi manager, tanto super pagati quanto incapaci, che in alcuni casi – forse troppo pochi – sono finiti in tribunale mentre emergevano gli intrecci poco chiari tra gruppi economici, partiti e gestione dell’azienda…”.

31 dicembre 2016 – I conti fanno registrare un profondo rosso, le strategie non funzionano e l’Alitalia che cosa fa? Blocca gli scatti di anzianità al personale. Ma a chi viene in mente di curare un tumore con l’aspirina? Da ridere se non ci fosse in ballo il futuro di migliaia di persone e delle loro famiglie.

Il duemiladiciassette

7 gennaio 2017 – Da un comunicato di USB. “…è davvero singolare come siamo passati in pochi mesi da una “situazione in perfetta linea con quanto previsto dal Piano Etihad del 2014” (aprile 2016), alla “preoccupazione” del mese di ottobre, arrivando alla voragine finanziaria “disastrosa” di questi giorni. C’è da chiedersi se ci nascondevano la verità prima oppure se ce la nascondono adesso. Così com’è altrettanto singolare che si siano attesi due anni (e svariati centinaia di milioni di euro) per capire che quest’azienda deve essere riconvertita sul Lungo Raggio, che si è soffocati da Sky Team e che il mercato italiano è divorato dall’ultra-deregulation che permette di tutto e di più a compagnie senza scrupoli. È davvero difficile comprendere come sia stato dilapidato il patrimonio economico e di fiducia di cui Etihad ha potuto disporre quando ha dettato le durissime condizioni per il suo ingresso – tra l’altro rigorosamente rispettate, non lo dimentichiamo. … Quello che in questi minuti appare certo è che il calendario prevede un passaggio del management Alitalia al Ministero dello Sviluppo Economico il 9 gennaio e la convocazione delle sigle sindacali, giorno 11 gennaio per la presentazione del piano…”.

9 gennaio 2017 – Incontro al Ministero dello Sviluppo Economico: presenti i ministri Calenda e Delrio, Hogan e Ball ed anche Castellucci di AdR, Miccichè di Banca Intesa e Papa di Unicredit. Il governo e Calenda si trovano di fronte nuovamente ad un piano con tagli ed esuberi ed evidentemente capiscono che la situazione si fa di nuovo ingestibile. La nota del ministero: “Il governo ha chiesto all’Alitalia di presentare entro le prossime settimane un piano industriale dettagliato condiviso dagli azionisti, dalle banche e dalle istituzioni finanziarie creditrici. Ogni eventuale discussione sui livelli occupazionali sarà affrontata solo in seguito, una volta che sarà finalizzato nei dettagli un piano industriale che definisca il progetto di lungo periodo dell’azienda e il rilancio della stessa.”. Poi Calenda si lascia andare a dichiarazioni critiche nei confronti dell’azienda, a suo parere gestita male.

12 gennaio 2017 – Dopo le innumerevoli denunce, gli interventi pubblici, le proteste ed i ricorsi al Tar, la Commissione di Garanzia sugli scioperi doveva necessariamente intervenire presso l’Alitalia. Lo fa in modo “educato” e non determinato, ma l’intervento rappresenta pur sempre un freno alle continue ed illecite forzature dell’azienda che invece di individuare i servizi minimi insieme al sindacato, comanda in servizio un numero sproporzionato di lavoratori durante lo sciopero, limitandone così illegittimamente l’efficacia.

13 gennaio 2017 – Dichiarazione stampa USB. “Tomaselli (USB): le dichiarazioni del ministro Calenda, se rimangono enunciazioni, sono solo retorica – PER ALITALIA SERVE UN INTERVENTO DIRETTO DELLO STATO – A prima vista sembrerebbero corrette le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda su Alitalia. Dire infatti che Alitalia ‘….ha problemi significativi di gestione’ e che ‘Non esiste che si parli di esuberi prima di parlare di piano industriale’, è cosa ragionevole, come lo è anche affermare che le colpe della gestione di Alitalia ‘non devono ricadere sui lavoratori’. Queste affermazioni del Ministro in realtà sono però insufficienti e parziali perché prendono in esame soltanto le responsabilità dell’azienda. Insufficienti perché il governo sa bene che senza un intervento dello stato è praticamente impossibile un reale piano industriale di sviluppo che consenta di evitare problemi occupazionali. Parziali perché oltre alle chiare responsabilità dell’azienda, che lo ricordiamo è stata guidata da vari management che in molti poi sono stati poi condannati per aver dilapidato il patrimonio dell’Alitalia, non prende in esame le gravissime responsabilità dei vari governi che si sono succeduti almeno in questi ultimi 15 anni. La mancanza di regole certe nel trasporto aereo, la possibilità data a Ryanair di occupare quasi per intero il mercato italiano usufruendo di forti finanziamenti da aziende ed enti locali, di impiegare personale senza contratto di lavoro italiano e pagato all’estero, di usufruire di tassazioni ridicole o inesistenti e di un sistema di “tutele” che altri paesi europei non hanno mai applicato alle low cost, ha fortemente contribuito al tracollo di Alitalia, di Meridiana e dell’intero sistema italiano del trasporto aereo… Il Governo sembra criticare l’azienda ma non fa nulla per modificare e migliorare il sistema di un’industria strategica come il trasporto aereo. Allora non possiamo dire altro che il Governo deve smetterla di favorire in ogni modo Ryanair, deve fare la sua parte costruendo regole certe e valide per tutte le aziende che permettano di sviluppare l’intero settore in modo armonico e senza ulteriori licenziamenti. E se per fare questo serve tempo, bene, allora ci metta anche i soldi e si riappropri di un bene strategico per il paese, magari anche attraverso la nazionalizzazione. Se si trovano decine di miliardi per risanare banche e finanza, significa che i soldi ci devono essere anche per aziende come l’Alitalia o come l’Ilva o come le tante che si trovano in crisi ma che possono produrre ricchezza vera per tutti, molto più della finanza che di creativo produce solo nuovi rigonfi portafogli di pochi gruppi e speculatori nazionali ed internazionali…”.

13 gennaio 2017 – Fallita la trattativa per l’acquisizione del 49% di Air Malta da parte di Alitalia.

14 gennaio 2017 – Le voci che emergono sul finanziamento del nuovo piano industriale narrano di 500 milioni che verrebbero assicurati da Etihad e da un impegno delle banche per 175 milioni di ricapitalizzazione e di ulteriori 140 milioni di crediti trasformati in azioni. Ma Banca Intesa e Unicredit vogliono garanzie da parte del governo anche sul management che vedrebbe in bilico lo stesso Hogan e dal sindacato che, come al solito, dovrebbe accettare altri tagli e sacrifici.

16 gennaio 2017 – Incontro sindacato-governo su Alitalia, precedentemente fissato per l’11 gennaio. Calenda esclude la nazionalizzazione, ma si attende il piano industriale.

22 gennaio 2017 – Il settimanale L’Espresso esce con un’inchiesta e con una copertina dal titolo “Chi ha ucciso l’Alitalia”, ma sugli aerei della compagnia viene censurato e non viene imbarcato. Nota interna: “Vi informiamo che qualora venga imbarcata la rivista l’Espresso non deve essere distribuita ai passeggeri”.

23 gennaio 2017 – CdA Alitalia: il piano industriale prevederebbe una riduzione dei costi che, escluso il costo del lavoro, raggiungerebbe i 160 milioni di euro già nel 2017 per raggiungere i 300 milioni nel 2018, I maggiori risparmi si avrebbero sui tagli ala flotta e sul leasing. Si evita così di quantificare la riduzione del costo del lavoro, così come richiesto da Calenda, ma sempre più vive le voci di almeno 1.600 esuberi dei quali 1.100 sarebbero il risultato di esternalizzazioni di attività.

24 gennaio 2017 – Dagli Emirati arriva la notizia che Hogan lascerà la guida di Etihad nel corso del 2017.

26 gennaio 2017 – Assemblea del personale navigante a Fiumicino indetta da USB. Intanto la seconda fase della procedura di raffreddamento della vertenza di Cgil, Cisl, Uil e Ugl non dà frutti positivi e andranno ad uno sciopero di 4 ore il 23 febbraio. Ma nello stesso giorno già sono proclamati scioperi di 24 ore da USB, Anpac, Anpav e Cub.

27 gennaio 2017 – Proposta di Ryanair ad Alitalia. “… Ci siamo offerti di operare tutte le rotte sul mercato domestico, gestendo i collegamenti verso Roma e Malpensa per riempire gli aerei a lungo raggio. Se ci dicono sì, e in questo momento stiamo attendendo una risposta, otterrebbero due risultati importanti: dare subito un taglio importante alle perdite e riempire meglio i voli intercontinentali, quelli che rendono di più»…”. È evidentemente una provocazione ma contiene anche uno spunto importante che sembra non entrare nella testa di governi italiani e manager Alitalia: in queste condizioni, senza regole nel settore (per limitare l’invasione low cost) e senza finanziamenti adeguati (per comprare aerei di lungo raggio), fare di Alitalia un vettore globale risulta quasi impossibile.

28 gennaio 2017 – USB apre una sua rappresentanza tra i lavoratori di Blue Panorama.

1 febbraio 2017 – La collaborazione tra Etihad e Lufthansa aumenta. Siglate due joint venture del valore di circa 100 milioni negli ambiti della manutenzione con Lufthansa Technik e della produzione dei pasti con Lsg Sky Chefs.

6 febbraio 2017 – Incontro con l’azienda per il contratto. Per il personale di terra l’azienda chiede molta flessibilità nell’orario e nelle mansioni. Per gli assistenti di volo sulla stampa risalta soprattutto la richiesta di pulizia delle toilette e della cabina per risparmiare sul personale di terra, ma le vere pretese aziendali sono molto pesanti. Forti riduzioni del salario attraverso l’eliminazione degli automatismi presenti in busta paga, taglio di ferie e riposi mensili, 1 assistente di volo i meno sui voli di lungo raggio e maggiore flessibilità. La crisi che si sta acuendo e le richieste fatte dall’azienda anche ai piloti, stanno spingendo molti di loro a fare domande di assunzione in altre compagnie aeree.

8 febbraio 2017 – Cgil, Cisl, Uil e Ugl interrompono le trattative e diffidano l’azienda, richiedono il rispetto del contratto vigente. Un atto tutto politico perché in effetti la trattativa è inesistente.

15 febbraio 2017 – Il CdA di Alitalia conferma l’obiettivo del piano industriale che verrà presentato a fine mese a 160 milioni di euro al netto dei tagli sul costo de lavoro.

19 febbraio 2017 – Alitalia annuncia che in occasione dello sciopero del 23 febbraio cancellerà il 60% dei voli in programmazione.

20 febbraio 2017 – I ministri Delrio, Calenda e Poletti incontrano Cgil, Cisl, Uil e Ugl al ministero dei trasporti, USB e CUB manifestano sotto il palazzo e richiedono la nazionalizzazione di Alitalia.

21 febbraio 2017 – Il governo incontra i vertici di Alitalia.

23 febbraio 2017 – Cgil, Cisl, Uil e Ugl scioperano per 4 ore ma USB, CUB, Anpac e Anpav hanno indetto 24 ore di sciopero. D’altra parte uno sciopero di sole 4 ore non avrebbe prodotto la cancellazione preventiva del 60% dei voli. USB non limita poi lo sciopero alla sola Alitalia ma sciopererà contemporaneamente in molte altre realtà del trasporto aereo italiano: Meridiana, aeroporti milanesi e toscani, quelli di Bologna, Napoli, Lamezia e altri in tutto il paese. Lo sciopero di fatto blocca il trasporto aereo in Italia.

24 febbraio 2017 – Dichiarazione stampa di Francesco Staccioli dell’Esecutivo nazionale di USB Lavoro privato. “… Il dato finale degli scioperi indetti da USB nella giornata di ieri ha visto una grande adesione fin dal mattino sia per i naviganti che per il personale di terra in Alitalia dove il dato finale è del 65% di voli cancellati, mentre molti disagi e altrettante cancellazioni di voli si sono registrati in tanti aeroporti italiani, dagli scali Milanesi a Lamezia Terme, passando per Bologna, Pisa, Firenze e all’Atitech di Napoli. Nella mattinata a Roma si è svolta una grande manifestazione che ha visto la partecipazione di centinaia di lavoratori, che hanno dato vita a un corteo che ha bloccato l’aeroporto per molte ore, mentre a Milano Linate si è tenuto un presidio numeroso dentro lo scalo per tutta la giornata. Un grande risultato che manifesta in modo inequivocabile il disagio dei lavoratori e i problemi di un settore che continua a produrre crisi e tagli occupazionali nonostante il trasporto aereo cresca a tassi del tutto rilevanti. Oltre le problematiche aziendali che caratterizzavano molte situazioni locali, c’è finalmente un filo comune che unisce queste azioni di lotta …”.

24 febbraio 2017 – Accordo con Alitalia e la garanzia del governo: si riparlerà di contratto di lavoro solo dopo la presentazione del piano industriale. Dopo attenta valutazione, anche legale, sottoscriviamo anche noi.

3 marzo 2017 – Si attende il piano industriale che sembra preveda maggiori tagli ai costi e contemporaneamente si fa il nome di Gubitosi quale possibile nuovo amministratore delegato o presidente di Alitalia.

6 marzo 2017 – USB si riserva di valutare il piano industriale, ma invita da subito il Governo a prendere l’iniziativa prima che sia troppo tardi e ripropone la nazionalizzazione come ipotesi concreta.

8 marzo 2017 – Anche USB, in tutti i settori, aderisce all’appello di “Non una di meno” ad indire lo sciopero generale contro la violenza sulle donne e i femminicidi, contro ogni discriminazione di genere nei luoghi di lavoro, contro la chiusura dei Centri antiviolenza, contro l’obiezione di coscienza nei servizi sanitari pubblici;, contro la precarietà e la privatizzazione del welfare.

9 marzo 2017 – Nasce una nuova sigla autonoma dei piloti: ANP – Associazione nazionale piloti. Capo indiscusso Marco Veneziani, già segretario nazionale Uil Trasporti. Se ne sentiva veramente il bisogno: il nuovo che avanza!

15 marzo 2017 – È nato: approvato dal CdA di Alitalia il nuovo piano industriale. Luigi Gubitosi entra nel CdA al posto di Colaninno e dopo l’approvazione del piano da parte dell’assemblea degli azionisti dovrebbe sostituire nella carica di presidente Luca Cordero di Montezemolo, che rimarrebbe comunque come consigliere.

16 marzo 2017 – Presentazione del piano al governo. Le prime reazioni di USB per voce di Staccioli: “…Si chiedono ancora una volta migliaia di licenziamenti e un taglio impressionante del costo del lavoro in un tessuto sociale già provato da decenni di crisi e da 8 anni di “ristrutturazioni” senza senso. Ancora più grave è il fatto che gli azionisti abbiano vincolato i finanziamenti all’accettazione da parte del sindacato dei tagli al costo del lavoro e all’occupazione. La solita immangiabile minestra che ci avvelena da anni …“.

17 marzo 2017 – Incontro Alitalia sindacati. Come sempre il senso del piano è: “ora tanti sacrifici altrimenti si chiude e poi vi promettiamo un futuro splendido”. Riduzione dei costi totale di circa 1 miliardo e aumento dei ricavi del 30% entro il 2019. Dal comunicato USB: “… ‘Lowcostizzazione’ di tutto il M/R di Alitalia sia sul versante dell’accesso tecnologico sia per il prodotto erogato, con dichiarazione che il nostro benchmark è Ryanair, con gli effetti relativi ai servizi di catering, handling , servizi a terra e costi sia sul lavoro diretto che indotto. Messa a terra di altri 20 aerei di M/R, ingresso di 1 aereo di L/R all’anno dal 2017 al 2019, 4 nel 2020 e 1 nel 2021 (totale 8 aerei in 5 anni…) con un fabbisogno dichiarato di PN di 500 unità entro il 2019. Uscita dalla Joint Venture con AF/KLM solo in Europa e verifica di quella con Sky Team per il Nord America in essere almeno fino al 2022. Recupero costi di 1 miliardo di euro entro il 2019 di cui 2/3 costi generali e 1/3 costo del lavoro. 2.037 ESUBERI tra i vari settori del personale di terra di cui 1338 tempi indeterminati, 558 tempi determinati e 141 impiegati esteri. 400 esuberi tra il personale di volo dovuto alla scadenza della solidarietà (100 PNT e 300 PNC) ma nessun effetto immediato dalla riduzione della flotta grazie al maggior utiizzo delle macchine. TAGLIO SULLE RETRIBUZIONI del personale navigante del 22% Piloti L/R, 28% Piloti M/R e 32% AA/VV (tutti). Contratto di ingresso per future assunzioni Personale navigate sarà il Contratto Cityliner. Sempre sul costo del lavoro interventi sugli scatti (progressione dilatata fino a 5 anni), ferie estive, riposi, no automatismo tempi di attestazione livelli e ulteriori flessibilità.”.

17 marzo 2017 – Dichiarazione di 24 ore di sciopero per tutto il personale del Gruppo Alitalia per il 5 aprile.

19 marzo 2017 – In risposta ad una domanda di un giornalista di Repubblica così il ministro Graziano Delrio: “[Domanda] … sono ore drammatiche per Alitalia. Può certamente escludere un intervento pubblico? [Risposta] “Al 99% mi sento di escluderlo”. …“.

20 marzo 2017 – Manifestazione a Fiumicino Terminal 1. USB dà indicazione di partecipare anche allo sciopero del settore indetto dalla CUB.

20 marzo 2017 – Incontro con Alitalia e alla presenza del Ministro dei trasporti Delrio, della vice ministro Bellanova dello sviluppo economico e del Ministero del lavoro. Incontro assolutamente negativo con la riconferma da parte aziendale dei contenuti del piano.

24 marzo 2017 – Assemblea generale terra e volo indetta da USB a Fiumicino con una importante partecipazione dei lavoratori.

30 marzo 2017 – Presidio dei lavoratori sotto il ministero dello sviluppo economico mentre è in corso una riunione tra azienda, governo e sindacati.

5 aprile 2017 – Lo sciopero produce la cancellazione di centinaia di voli. USB organizza una manifestazione nei pressi del Terminal 1 con centinaia di lavoratori e un altro forte presidio presso il centro equipaggi dell’Alitalia. USB ha chiesto anche a Cgil, Cisl, Uil e Ugl che stavano tenendo un’altra assemblea di unificare le manifestazioni, ricevendo una risposta negativa. Successivamente USB ha organizzato un corteo per le strade dell’aeroporto con centinaia di partecipanti.

6 aprile 2017 – Riprendono le trattative, sempre in ambito ministeriale.

10 aprile 2017 – Assemblee mattina e pomeriggio indette a Fiumicino per tutti i lavoratori di terra e di volo. Si avvicina la data fissata dall’Alitalia come scadenza ultima per un accordo sugli esuberi ed il piano. Oltre 500 lavoratori dicono NO al piano industriale.

11 aprile 2017 – Altra assemblea al centro elettronico di Alitalia.

12 aprile 2017 – Presidio organizzato da USB sotto il Ministero dello Sviluppo Economico mentre continuano le trattative, ormai alle battute finali.

12 aprile 2017 – Mentre Alitalia rischia grosso arriva una conferma di quanto (non) funzioni il “sistema Italia”. A Ryanair 12,5 milioni di euro da Aeroporti di Puglia e la regione decide di investire altri 7,5 milioni per nuovi contratti con altre low cost.

13 aprile 2017 – Accordo Governo – Banca Intesa – Unicredit: garanzia pubblica attraverso Invitalia e le banche creditrici convertiranno il loro debito in azioni contribuendo così ai 2 miliardi di ricapitalizzazione prevista. Ora manca soltanto il si sindacale al loro Piano.

14 aprile 2017 tutte le sigle sindacali presenti al tavolo, meno USB, sottoscrivono un pre-accordo che dovrà essere sottoposto a referendum. Uno sconto sugli esuberi e sui sacrifici economici, ma anche molte bugie e aspetti molto poco chiari. Rimane comunque un Piano che non serve assolutamente a rilanciare Alitalia e allo stesso tempo crea nuova disoccupazione, peggiori e più pesanti condizioni di lavoro e più che significativi tagli alla retribuzione complessiva.

15 aprile 2017 – Inizia il pressing di tutte le organizzazioni sindacali. Anna Maria Furlan, segretaria generale della Cisl sul referendum: “… chiediamo che prevalga il senso di responsabilità. Altrimenti saremo di fronte al baratro …“. Susanna Camusso, segretaria generale Cgil: “… Abbiamo provato a fare un lavoro importante di grande riduzione di pretese che aveva l’azienda …”. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni rivendica il ruolo del governo nel raggiungimento dell’accordo e “… Ringrazio tutti per questo sforzo certamente non facile di arrivare a un punto di incontro … il governo non ha risparmiato gli sforzi per ottenere un piano industriale condiviso e mi auguro confermato nel referendum …”. Tantissimi esponenti del governo, dei partiti, dei media e chiaramente dei sindacati firmatari, minacciano i lavoratori di chissà quale terribile calamità se non passasse il SI. La domanda che non si fanno e che forse è invece alla base della discussione che stiamo impostando con i lavoratori è semplice: ma anche se non tenessimo conto degli esuberi e dei sacrifici, questo piano è quello giusto per superare la crisi?

17 aprile 2017 – A seguito dell’ordinanza del ministero dei trasporti vengono differiti tutti gli scioperi del trasporto aereo del 21 aprile. Noi ricorriamo d’urgenza al TAR ma non c’è verso di sbloccare la situazione.

18 aprile 2017 – Il no dei piloti della Uil poco prima della firma si trasforma addirittura nella partecipazione al Comitato per il NO. Qualche forte mal di pancia anche nelle strutture di base delle altre organizzazioni sindacali, però nessuna ribellione vera alle decisioni dei propri vertici sindacali.

20 aprile 2017 – Inizia il referendum tra i lavoratori. La Cub costituisce un Comitato per il NO. Noi non partecipiamo non perché si abbia una posizione differente ma perché oggettivamente tra di noi prevale la convinzione che il referendum non possa che essere vinto dai SI perché il ricatto è pesantissimo e perché sappiamo come sono “gestiti” i referendum organizzati da queste organizzazioni quando sentono il possibile odore della sconfitta. Si fa quindi da soli la campagna per il NO al referendum.

24 aprile 2017 – La prima reazione di USB a seggi ancora aperti: “… I risultati della consultazione in Alitalia non sono ancora definitivi ma si è quasi arrivati al 50% dei NO e quindi l’esito è ormai scontato. I lavoratori hanno espresso un forte NO alla per-intesa sottoscritta in sede ministeriale dall’Alitalia e da Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav, sindacati che escono da questa prova assolutamente delegittimati. USB ribadisce che il giusto e sacrosanto NO dei lavoratori dopo decenni di crisi e di tagli all’occupazione deve portare alla riapertura immediata della trattativa. L’alternativa al commissariamento minacciato dal governo e dall’azienda esiste ed è rappresentata dall’intervento diretto dello stato, sino alla nazionalizzazione di Alitalia, a prescindere da ciò che afferma ideologicamente il Ministro Delrio …”.

24 aprile 2017 – Il risultato finale del referendum è di un NO al 67% e SI al 33%. Due lavoratori su tre hanno rifiutato l’accordo sottoscritto da tutte le altre organizzazioni sindacali. Devo dire, onestamente, che non pensavo a questa risposta importante e positiva dei lavoratori. Ne ho viste troppe di consultazioni farlocche che “dovevano” finire nel modo previsto: evidentemente questa volta i NO erano così tanti da non poter “operare” in modo diverso. Montezemolo non rinuncia a stare zitto: “… Quello che è avvenuto con il referendum è una cosa unica, i dipendenti di un’azienda si sono quasi autolicenziati …”. La prima reazione del governo viene dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: “… Non c’è alcuna possibilità di una nazionalizzazione. Il governo ha fatto tutto il possibile per facilitare una soluzione …”. Poi il ministro dei trasporti Graziano del Rio: “… abbiamo lottato con le unghie per ottenere condizioni migliori per i lavoratori. Hanno detto di no, si assumono una grave responsabilità …“.

25 aprile 2017 – Il CdA non perde tempo e decide di avviare la procedura per l’amministrazione straordinaria. Calenda non ci mette molto a fare le sue previsioni “… La cosa più plausibile, viste le dichiarazioni del Cda, è che si vada verso un breve periodo di amministrazione straordinaria che si potrà concludere nel giro di sei mesi o con una vendita parziale o totale degli asset di Alitalia oppure con la liquidazione …”.

26 aprile 2017 – Difficile trovare sulla stampa le posizioni di chi ha votato no. Su La Repubblica una breve intervista a Daniele Barzetti, delegato USB degli assistenti di volo. “… Hanno detto che i tagli allo stipendio sarebbero stati dell’8%. Ma considerando tutte le voci si arrivava al 20%… È stato un aut aut di governo e sindacati confederali, che anziché assumersi le responsabilità hanno messo il cerino nelle mani dei lavoratori …il no era l’unica scelta possibile: dopo anni di gestione privata non possiamo pagare ancora. Siamo stanchi. La nazionalizzazione è l’unica strada…”.

27 aprile 2017 – Una mia dichiarazione alla stampa. “… Da due giorni si è scatenato un attacco mediatico senza precedenti contro i lavoratori di Alitalia, quasi fossero loro i responsabili di decenni di mala gestione, di errori manageriali macroscopici, di accordi a perdere con compagnie straniere e regali alle low-cost… Un attacco vergognoso costruito su falsità e mezze verità al quale si sta prestando anche gran parte della stampa. Un attacco ai lavoratori che hanno detto un solido NO non solo ai sacrifici richiesti, ma soprattutto al fatto che questi sacrifici avrebbero dovuto “sorreggere” un Piano industriale inesistente, senza alcun futuro, senza una strategia vincente, pensato probabilmente solo per arrivare alle prossime elezioni. I veri responsabili dello sfascio di Alitalia sono da una parte il mondo politico che ha sempre banchettato nelle pieghe della compagnia aerea nazionale e dall’altra quel sindacato che ha firmato l’ultima intesa e che ha sempre accettato quasi tutto in cambio delle briciole che cadevano dai vari tavoli di trattativa. E responsabili sono anche quasi tutti i vertici aziendali che si sono avvicendati in questi anni, sia quelli che poi hanno fatto carriera, sia quelli poi inquisiti e condannati. Chi dice ora che l’intervento dello stato e la nazionalizzazione non sono possibili, mente sapendo di mentire, perché la nazionalizzazione è prevista dall’art. 43 della Costituzione …Il Ministro Calenda che si scaglia contro l’intervento pubblico dovrebbe ricordarsi che i 20 miliardi elargiti alle Banche, al netto dei rimborsi ai piccoli azionisti, sono una cifra enorme utilizzata per un intervento diretto dello Stato che, la si chiami come si crede, è di fatto una nazionalizzazione. E che dire dell’acquisto di 90 caccia militari F35 che costano 100 (cento) milioni l’uno … Il NO del governo all’intervento pubblico è un NO ideologico e la difesa di un sistema economico e di gestione del paese che sta svendendo l’industria e le attività produttive italiane… Quanto alla dichiarazione di Delrio sulla presunta difesa dei cittadini/utenti attraverso la promozione delle low-cost, che di fatto conferma quanto denunciamo da anni sulle sovvenzioni pubbliche a queste compagnie e prima fra tutte a Ryanair, è bene precisare che le responsabilità del disastro dell’intero settore del trasporto aereo sono dei vari governi che si sono succeduti. Delrio sa bene che Ryanair non paga le tasse in Italia, applica contratti non italiani, prende soldi pubblici per portare spesso aerei vuoti nel nostro paese e non applica neanche lo Statuto dei lavoratori…”.

28 aprile 2017 – La Commissione europea autorizza il prestito ponte dello stato da 400 milioni a tassi di mercato per Alitalia al fine di mantenere l’operatività della compagnia in questa fase transitoria.

29 aprile 2017 – Così Domenico Cempella, ex amministratore delegato di Alitalia, risponde al giornalista di Repubblica Lucio Cillis: “… DOMANDA – Come si è giunti a questo punto? RISPOSTA – Alla fine degli anni ’90 avevamo ritrovato efficienza, stabilità e qualità e sottoscritto una grande alleanza internazionale con Klm. Arrivammo a produrre utili netti di bilancio di circa 900 miliardi di vecchie lire: la nuova azienda avrebbe avuto la leadership del settore in Europa. DOMANDA – E invece? RISPOSTA – Purtroppo l’inaffidabilità del sistema politico italiano, che per ben cinque volte cambiò l’assetto operativo di Malpensa, sul cui hub le due compagnie avrebbero sviluppato una poderosa rete di lungo raggio, convinse gli olandesi ad abbandonare l’integrazione, pur sopportando una pesante penale pagata ad Alitalia”. DOMANDA – La crisi è esplosa con la privatizzazione del 2009. RISPOSTA – Gli azionisti privati, dopo aver ricevuto un’azienda libera da debiti e con costi ridotti, fecero la scelta scellerata di investire sul medio raggio e competere con le low-cost, anziché sviluppare il lungo raggio che produce profitti. L’Alitalia sotto la mia gestione aveva una flotta di lungo raggio di 30 aerei mentre la nuova realtà arrivava a malapena a 20. Tutte le grandi compagnie hanno una rete dove il lungo raggio ha un peso preponderante, fino al 70%. Anche per loro il corto raggio è in perdita, ma è indispensabile per produrre ricavi sul più ricco lungo raggio”. …”.

2 maggio 2017 – La proposta di USB. “ ALITALIA: SCACCO ALLA CRISI E RILANCIO IN 10 MOSSE –

Intervento dello Stato sino alla nazionalizzazione, regole uguali per tutti i vettori aerei e un serio piano di sviluppo. Siamo arrivati ad un altro commissariamento di Alitalia e qualcuno già grida al fallimento. Lo sviluppo di Alitalia, con 120 aerei, 23 milioni di passeggeri e 2,7 miliardi di fatturato diretto a cui sommare circa 600 milioni di indiretto, sarebbe già di per se sostenibile se non fosse per i costi generali esagerati e colpevolmente fuori controllo soprattutto negli ultimi 8 anni di gestione dei privati. Noi vorremmo dimostrare con semplici e logici ragionamenti che l’eventuale liquidazione dell’azienda sarebbe una decisione politica sbagliata dal punto di vista sociale, politico ed industriale e addirittura non conveniente neanche economicamente. Il superamento della crisi e il rilancio sono possibili e comportano soprattutto una decisione politica importante, ma assolutamente logica e vincente. – Primo presupposto, l’intervento dello Stato, sino alla nazionalizzazione: il fallimento totale o parziale comporterebbe un costo per lo Stato di oltre 2 miliardi di euro tra ammortizzatori sociali, contributi pensionistici, spese per l’amministrazione straordinaria e perdita scontata dei 500 milioni dell’attuale prestito. Inoltre la liquidazione comporterebbe una perdita per mancate entrate fiscali per i prossimi anni e decenni, costi sociali inimmaginabili e una crisi occupazionale che nel Lazio sarebbe disastrosa. Un investimento pari a meno del doppio dei costi conseguenti la liquidazione, cioè 4 miliardi in tre anni, così come indicato da alcuni esperti del settore, porterebbe al rilancio della compagnia e ad un ritorno, anche economico, all’investitore, cioè in questo caso allo Stato… – Secondo presupposto, regole uguali per tutti i vettori aerei: lo abbiamo detto e lo ribadiamo, i finanziamenti ed i “particolari riguardi” del pubblico e delle istituzioni nei confronti delle low-cost, prima fra tutte Ryanair, devono cessare… – Un piano industriale concreto, costruito e gestito da esperti del settore… 1. Un piano industriale basato sulla rete intercontinentale… 2. Cancellare accordi di mercato e contratti di leasing insopportabili… 3. Una politica commerciale seria e gestita da soggetti competenti… 4. Una seria politica delle alleanze: che non veda Alitalia menomata o semplice comparsa, ma che valorizzi il mercato italiano non come ricco bacino di passeggeri da sfruttare e da far trasportare dalle grandi compagnie, ma come industria del trasporto aereo italiano che può e deve accompagnare lo sviluppo turistico e commerciale dell’intero paese… 5. Aprire ad altre capacità ed esperienze italiane: … Si pensi a come con una collaborazione stretta con Ferrovie dello Stato sia possibile costruire una rete di mobilità che preveda l’utilizzo treno/aereo per raggiungere e coprire l’intera penisola italiana o all’utilizzo dei 14.000 uffici delle Poste Italiane per la promozione e la commercializzazione di Alitalia… 6. Una politica del lavoro sana e corretta… Le professionalità e le capacità tra i lavoratori ci sono e possono essere riattivate positivamente… 7. Fuori i partiti dalla gestione dell’azienda: proprio se controllata dallo Stato e di proprietà pubblica, la gestione dei partiti, quella dell’intrusione, della ricerca del potere e del consenso a qualsiasi costo, quella del clientelismo, deve essere tenuta fuori dall’Alitalia…”.

2 maggio 2017 – Il CdA di Alitalia chiede formalmente l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. Il governo sceglie tre commissari straordinari, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari e decide un prestito ponte di 600 milioni di euro. Sei mesi per trovare un acquirente.

4 maggio 2017 – Gubitosi dice che entro 15 giorni si emanerà il bando per le manifestazioni di interesse all’acquisto.

5 maggio 2017 – Assemblea generale lavoratori Alitalia indetta da USB insieme a Cub Trasporti, Assovolo e il comitato ACC. Folta la partecipazione dei lavoratori che hanno anche approvato la partecipazione ad una manifestazione a Roma per il 27 maggio prossimo, invitando a partecipare tutte le realtà cittadine in crisi, contro privatizzazioni e crisi industriali.

8 maggio 2017 – 500 milioni sono la perdita nel 2016 e 200 milioni quella del primo trimestre dell’anno in corso. I commissari sono obbligati a ridurre i costi e si parte dai contratti sul carburante. Poi si passerà anche ai contratti leasing. Queste due voci di costo sono da tempo fuori mercato e viene da chiedersi perché non si è intervenuti prima.

9 maggio 2017 – Etihad licenzia James Hogan.

17 maggio 2017 – Pubblicato il bando per le manifestazioni di interesse che dovranno essere espresse entro il 5 giugno. Nel bando sono presenti varie ipotesi che vanno dalla “cessione unitaria dei complessi aziendali dell’impresa” alla “ristrutturazione economica e finanziaria dell’impresa” e infine ad un vero e proprio spezzatino con la “cessione di complessi di beni e contratti dell’impresa”.

27 maggio 2017 – Diecimila in piazza a Roma contro le privatizzazioni e per superare le crisi aziendali anche attraverso la nazionalizzazione. Forte la presenza dei lavoratori Alitalia.

28 maggio 2017 – Sciopero di 8 ore indetto precedentemente dalla Cub e adesione di USB. 230 i voli cancellati e un’adesione che supera il 50% in tutti i settori.

6 giugno 2017 – Arrivate 32 manifestazioni di interesse per il bando emesso per Alitalia. Chiaramente non si tratta in tutti i casi di manifestazioni serie e poche sono quelle interessate all’intera azienda. Di nuovo Etihad, ma si dice anche Ryanair. Comunque entro il 20 giugno i commissari sceglieranno quelle più attendibili e concrete.

7 giugno 2017 – “Alitalia, invertire la rotta!“. USB organizza un incontro pubblico al quale partecipa il professor Arrigo dell’Università Bicocca di Milano, il professor Intrieri dell’Università Tor Vergata di Roma e il professor Vasapollo dell’Università della Sapienza. Presenti anche il sindaco di Fiumicino Esterino Montino e Carlo Guglielmi, portavoce del Forum Diritti Lavoro. L’introduzione è di Francesco Staccioli ed io faccio le conclusioni. Un tentativo di analisi per realizzare un piano di rilancio alternativo a quanto si sta prospettando in questi giorni in termini di spezzettamento e vendita dell’azienda.

7 giugno 2017 – L’Alitalia ha richiesto la cassa integrazione per 1358 lavoratori. A rotazione per 190 piloti, 340 assistenti di volo e 828 dipendenti di terra, dei quali 311 a zero ore.

9, 10 e 11 giugno 2017 – Secondo congresso nazionale USB: “Contro lo sfruttamento e la negazione dei diritti, Riprendiamoci tutto!”. Il congresso si svolge a Tivoli: 411 delegati provenienti da tutte le regioni d’Italia fanno un bilancio del lavoro svolto negli ultimi 4 anni e discutono delle prospettive e delle necessità del mondo del lavoro per i prossimi anni.

16 giugno 2017 – Sciopero generale dei trasporti indetto da USB e da altre organizzazioni sindacali di base. In Alitalia lo sciopero è di 24 ore. Molte le cancellazioni preventive. Al giudizio critico di Gubitosi, dei media e di tutta la politica sullo sciopero, USB risponde: “… E così il Commissario Gubitosi dice che è da irresponsabili scioperare in Alitalia proprio mentre continua a sostenere che la cassa integrazione sia inevitabile e che occorre aggredire tutti i costi, nonostante ormai sia acclarato che non è il costo del lavoro il problema fondamentale della compagnia aerea ma la gestione complessiva di una proprietà privata che ha affossato i bilanci con accordi senza senso, leasing di aerei a condizioni disastrose, carburante super pagato e chissà cosa altro dovremo scoprire nei prossimi giorni… Tutti contro tutti in politica ed in economia ma tutti contro lo sciopero: questo deve far riflettere su come in una fase di crisi acuta come l’attuale, l’arma dello sciopero sia ancora una delle poche in mano ai lavoratori. Un’arma che deve essere difesa ad ogni costo, non evitando di utilizzarla come dice qualcuno ma, al contrario, incrementando l’esercizio concreto dello sciopero dove e quando serve, senza alcuna esitazione…”.

19 giugno 2017 – Con un volantino intitolato “IL VASO DI PANDORA DEI COSTI DI ALITALIA – USB: i commissari tirino fuori il bilancio 2016!” e facendo riferimento ad un articolo su “ilsussidiario.net” e all’intervista su radio24 del Professor Ugo Arrigo, USB scrive che tali dichiarazioni “… confermano tutti i dubbi e le perplessità che da subito abbiamo sollevato sulla “drammatica crisi” della Compagnia, ovvero che c’è più di qualche cosa in tutta questa vicenda che non ci convince proprio… Solo per fare uno degli esempi più eclatanti, sono stati stipulati “contratti di tipo derivato” sul carburante che hanno determinato per anni un costo superiore del 20% a quello di mercato, che a detta degli stessi commissari pesa per circa 100 milioni di euro l’anno. Sarebbe molto interessante sapere chi ha sottoscritto questi contratti, come sono stati contabilizzati nei bilanci e chi ha guadagnato rispetto l’onere incredibile accollato ad Alitalia. Sarebbe importante escludere che si tratti delle stesse banche che erano azioniste di Alitalia. In caso contrario la cosa sarebbe a dir poco singolare!.. Come ci ricordano gli esperti, la stessa sentenza emessa dal Tribunale di Civitavecchia lascia trasparire una situazione economica ben diversa dai proclami disastrosi dei ministri di questo governo, degli azionisti e di quei sindacati (tanto benvoluti appunto dal palazzo) che hanno accettato tutto senza una minima verifica e acriticamente. C’è solo un modo per chiarire: mettere a disposizione lo schema di bilancio del 2016 da dove si dovrebbero evincere tutte le informazioni necessarie e indispensabili per capire quale sia davvero lo stato di Alitalia. USB lo ha già chiesto formalmente durante la riunione dello scorso 25 gennaio e riteniamo che questo sia un passaggio indispensabile da parte dei Commissari…”.

21 giugno 2017 – L’Usb ha chiesto formalmente al Ministero dello Sviluppo Economico l’accesso agli atti e nello specifico al bilancio del 2016 per verificare il reale stato dei conti della compagnia e se la gestione operativa potrebbe essere addirittura sana nonostante la situazione finanziaria attuale determinata da “errori” enormi di chi sino ad ora ha avuto in mano le leve dell’azienda.

20 giugno 2017 – La selezione effettuata dai commissari ha ridotto le iniziali 33 manifestazioni di interesse a diciotto, tra le quali anche Etihad, Lufthansa, Air France, Ryanair e Easyjet. Le proposte d’acquisto non vincolanti dovranno essere presentate entro il 21 luglio.

25 giugno 2017 – Il Consiglio dei Ministri approva un nuovo decreto salva banche di 5.2 mld di euro per la Veneto Banca e la Popolare di Vicenza. L’intera manovra “salva banche”, già autorizzata dalla Commissione europea, potrebbe così arrivare quasi a 17 miliardi di euro. La stessa tempestività di Bruxelles e lo stesso interesse del governo italiano non ci sono per Ilva ed Alitalia che chiedono da tempo la riqualificazione ed il rilancio e l’immediato intervento dello Stato.

18 luglio 2017 – Comunicato USB. “CONTI DI ALITALIA, USB: L’AZIENDA SI PUO’ RISANARE – Dopo la pubblicazione sul sito dell’amministrazione straordinaria della situazione patrimoniale di Alitalia al 28 febbraio 2017, abbiamo una prima valutazione dei dati di esercizio… il professor Ugo Arrigo anticipa l’analisi della situazione Alitalia e partendo dalle indicazioni disponibili, riferisce di un’ipotesi di perdite strutturali per 198 mln. Si tratterebbe di un valore molto distante dalla passività di Alitalia commisurata in 600 mln di euro pubblicata da varie fonti stampa … una situazione seria, sulla quale però si può lavorare per il risanamento. Anche il professor Intrieri sempre partendo da quei numeri pubblica un articolo che evidenzia spese pazze, costi fuori controllo e fuori mercato dell’azienda. Da queste prime considerazioni fatte da esperti del settore, si deduce che Alitalia potrebbe essere industrialmente recuperabile, i costi possono essere ridotti e i ricavi sono possibili… Ora è assurdo pensare allo spezzatino quando raddrizzando il timone si può preservare un’azienda importante dell’industria italiana… La nazionalizzazione e l’intervento dello Stato resta la via d’uscita per rilanciare l’azienda e la filiera dell’intero settore del trasporto aereo…”.

20 luglio 2017 – Alla manifestazione dei lavoratori dell’Ilva a Roma in occasione dell’incontro al ministero dello sviluppo economico con la Arcelor Mittal partecipano anche i lavoratori Alitalia.

21 luglio 2017 – Scaduto il termine di presentazione delle manifestazioni di interesse per l’acquisizione di Alitalia. Ancora presenti una decina di proposte, tra le quali Etihad, Delta, Lufthansa, Ryanair e EasyJet. Entro il 31 luglio, in base alle proposte arrivate, l’amministrazione straordinaria dovrà fornire al governo i termini del programma della procedura e del bando. Intanto le società potranno accedere ai conti di Alitalia.

31 luglio 2017 – Il bando preparato dai commissari straordinari è aperto alla decina di proposte non vincolanti già effettuate ma anche ad altri soggetti e prevede che dal 7 agosto al 15 settembre si potranno presentare le nuove manifestazioni di interesse. A seguire, dopo 10 giorni, l’amministrazione straordinaria comunicherà quali sono i soggetti in possesso dei requisiti richiesti e le offerte vincolanti dovranno essere presentate entro il 2 ottobre. Prevista anche una fase successiva che dovrà concludersi entro il 5 novembre eventualmente per negoziare o migliorare le proposte.

10 agosto 2017 – Forse quello che affermiamo noi ed anche molti esperti non sono stupidaggini. Si sta perdendo tempo mentre si potrebbe ancora rilanciare Alitalia. In cassa ci sono 615 milioni di euro, cioè più dei 600 milioni di prestito ponte ed i ricavi tra maggio e luglio sono aumentati dell’1,7% medio con un forte incremento sui voli intercontinentali. E’ chiaro però che non si può perdere tempo.

15 agosto 2017 – Air Berlin è in bancarotta e vicina al fallimento. Dopo gli “ottimi” risultati ottenuti con Alitalia, Etihad fallisce anche nell’altro grande investimento fatto in Europa.

23 agosto 2017 – Presente a Rimini al meeting di Comunione e Liberazione Calenda ha confermato che non esistono proposte di acquisto per la totalità dei segmenti produttivi dell’Azienda ma soltanto per parte di essa.

31 agosto 2017 – Michael O’Leary resta nella partita Alitalia e per la sua Ryanair vuole gli aerei di medio e lungo raggio di Alitalia, i piloti e il personale della manutenzione. Sembra di stare al supermercato, dove ognuno compra un po’ quel che gli pare! Air France invece dichiara di non essere interessata.

8 settembre 2017 – USB indice uno sciopero di 24 ore per tutti i lavoratori del trasporto aereo per il 2 ottobre.

19 settembre 2017 – Ryanair non è però un paradiso, neanche in termini di gestione. Cancellerà 2.100 voli e cancellerà la prenotazione a 400.000 passeggeri per un errore di valutazione sui turni e le ferie dei propri piloti.

21 settembre 2017 – L’amministrazione straordinaria ha deciso di prolungare il termine per la presentazione delle offerte vincolanti per Alitalia dal 2 al 16 ottobre.

27 settembre 2017 – Ryanair comunica che non parteciperà alla gara per Alitalia e la crisi determinata dalla carenza di piloti determina un ulteriore e peggiore penalizzazione dell’operativo: da novembre a marzo saranno 18 mila i voli cancellati.

29 settembre 2017 – Qatar completa l’acquisizione del 49% di AQA Holding che controlla Meridiana Fly.

2 ottobre 2017 – “Sciopero trasporto aereo 2 ottobre: i lavoratori battono un colpo contro il dissesto del settore”. Poca l’informazione dei media ed anche delle aziende ma, nonostante tutto lo sciopero funziona. Buone adesioni in tanti aeroporti italiani, oltre il 50% a Milano, Bologna, Lamezia e vicine al 100% a Firenze e Pisa, mentre una buona risposta è arrivata in Alitalia, Meridiana e per la prima volta in Vueling Airlines.

6 ottobre 2017 – Altra cassa integrazione fino al 30 aprile 2018 per 190 piloti, 380 assistenti di volo e 1.230 dipendenti di terra. Inoltre individuati altri 500 esuberi tra il personale di terra.

10 ottobre 2017 – USB lancia lo sciopero generale per il 10 novembre contro la manovra economica del governo Gentiloni.

13 ottobre 2017 – Il Governo approva il decreto fiscale al cui interno è inserito anche un ulteriore prestito ad Alitalia per 300 milioni di euro. I 900 milioni totali più gli interessi, dovranno essere restituiti entro il mese di settembre 2018.

14 ottobre 2017 – Nuova proroga per la presentazione delle proposte vincolanti: dal 2 al 16 ottobre ma l’amministrazione straordinaria potrà decidere poi non entro il 5 novembre come previsto ma addirittura entro il 30 aprile 2018, cioè dopo le elezioni politiche. Chi erediterà l’onere di risolvere il problema Alitalia?

16 ottobre 2017 – Le offerte vincolanti arrivate sono sette. Quelle di Lufthansa, dopo l’acquisizione di Air Berlin, ed Easyjet sono arrivate in anticipo rispetto alla scadenza ma è trapelato soltanto che non sono interessate all’intera Alitalia.

25 ottobre 2017 – Un fondo americano ha presentato una proposta fuori dall’asta ufficiale per ottenere il controllo di tutta l’azienda spendendo forse 400 milioni. La condizione è di poter avviare una profonda ristrutturazione. Visto che più del 49% del capitale non potrebbe detenere, prevede comunque una partecipazione azionaria dei dipendenti e dello Stato.

30 ottobre 2017 – Anche USB ha sottoscritto la proroga della Cigs per 6 mesi che riguarderà fino a un massimo di 1600 unità fino al 30 aprile 2018, invece che i 1800 precedentemente richiesti. Un accordo accettabile esclusivamente perché la procedura di vendita di fatto è ferma.

10 novembre 2017 – Sciopero generale di USB contro la Legge di stabilità per il 2018 che prevede la spending review, cioè nuovi tagli per i servizi sociali, soldi e sgravi alle imprese, nulla a favore del reddito e dell’occupazione stabile. Presidi e manifestazioni in 40 città. Alta la percentuale di adesione sia tra i lavoratori pubblici che del privato.

11 novembre 2017 – Dopo lo sciopero generale di venerdì 10, sabato 11 novembre si svolge una manifestazione nazionale a Roma con corteo da Piazza Vittorio: “… Partecipata, combattiva e allegra. Tre aggettivi che racchiudono alla perfezione la manifestazione nazionale contro il governo Gentiloni …”.

13 novembre 2017 – Lufthansa pressa sulla questione Alitalia. Un comunicato USB. “… Le notizie apparsa oggi sulla stampa di un ipotetico rilancio da parte di Lufthansa sull’acquisto della parte “aviation” di Alitalia, confermano le previsioni dell’USB rispetto alla reale situazione della compagnia… sta emergendo che Alitalia non è messa proprio così male da giustificare spezzatini e qualsiasi altra amenità del genere, come invece qualcuno si era ostinato a far credere. Proprio per questo motivo, preso atto delle ultime dichiarazioni degli esponenti aziendali sullo stato di Alitalia (“quasi tutto il prestito intoccato, costi in discesa e ricavi in salita, non si brucia più cassa…”), la vendita di un asset strategico e ormai evidentemente risanabile appare sempre più una follia di portata storica. Lufthansa è una grande compagnia, ma ha bisogno di compagnie satelliti, come fatto nel caso Swissair e Austrian Airlines, che facciano il loro compitino senza disturbare il manovratore. Peccato che il mercato Italiano sia diverse volte più grande e ricco di quello svizzero e austriaco. Da quello che si legge, l’aeroporto di Fiumicino diventerebbe il QUINTO HUB del Gruppo Lufthansa, mentre il prezioso Handling sarà scorporato e si chiedono “solo” 2000 esuberi probabilmente in tutti quei processi che invece di essere reinternalizzati sarebbero tenuti dalla casa madre… Com’è possibile che tuttora manchi l’assunzione di responsabilità politica nel prendere atto che la situazione di Alitalia è mutata e che l’interesse del Paese è quello di smettere di regalare agli altri, da Ryanair alle major europee, un settore da 164 milioni di passeggeri e quasi 30 miliardi di valore di cui solo il 15% alle aziende nostrane, (dati 2016), fermando una vendita sempre più ingiustificata e che mette a rischio migliaia di posti di lavoro? …”.

16 novembre 2017 – Carsten Spohr incontra a Roma i tre commissari di Alitalia.

20 novembre 2017 – Dalle notizie che giungono, la proposta Lufthansa non riguarderebbe 3.100 dipendenti dei servizi a terra e prevederebbe ulteriori 2000 esuberi tra il personale di terra, quasi tutto amministrativo o del settore informatico. Ci sarebbero più voli da Linate e Fiumicino diventerebbe il quinto hub del Gruppo Lufthansa ma i voli intercontinentali riguarderebbero soltanto il sud del mondo. In poche parole un quasi dimezzamento degli organici e un ruolo regionale funzionale al colosso tedesco.

22 novembre 2017 – Le dichiarazioni di Gubitosi in audizione alla Camera confermano che l’andamento dell’azienda non è catastrofico e che è del tutto possibile il risanamento senza spezzettare o svendere e che potrebbe essere lo stato a trarne i frutti. Il prestito dello stato è rimasto intatto e tra giugno-ottobre l’ebitda è stato positivo per 73,9 milioni e dovrebbe rimanere positivo anche per il secondo semestre. Nello stesso periodo i ricavi sono stati 1,432 miliardi e il risultato netto è stato negativo per 31,3 milioni. Intanto EasyJet sembra abbia intenzione di rilanciare nella gara per Alitalia.

4 dicembre 2017 – USB su Calenda che insiste su una rapida vendita a Lufthansa. “… Le continue dichiarazioni rilasciate dal ministro Calenda sulla questione Alitalia, come quelle apparse su alcuni quotidiani, ribadendo la volontà di voler chiudere la trattativa tra Alitalia e Lufthansa prima delle elezioni, che seguono quelle sull’Ilva e su tante altre crisi industriali in Italia, confermano la nostra contrarietà rispetto la gestione di uno dei dicasteri più importanti del Governo del nostro Paese. Non è solo una questione di merito rispetto ad un’offerta che, partendo dal florilegio di indiscrezioni che leggiamo sui giornali, sarebbe per una compagnia dimezzata da 11.000 a 6.000 dipendenti; tanto per fare un paragone Swissair con 82 aeri oggi conta circa 9000 dipendenti. Alitalia verrebbe spezzata in più parti, con l’esternalizzazione di tutti i servizi preziosi per un’aviolinea che al contempo dirotterebbe tutto il traffico del Nord Italia verso gli hub di Monaco e Francoforte. Nei fatti, dalla corda francese che fino ad oggi ha impiccato Alitalia si passerebbe ad una di fabbricazione teutonica. …”.

14 dicembre 2017 “NO ALLA SVENDITA DI ALITALIA!” è l’appello e il regalo che facciamo per le feste di Natale a tutte le forze politiche. – “L’accelerazione impressa sulla vendita Alitalia da parte dei Ministri Calenda e Delrio impone una presa di posizione immediata delle forze politiche perché sono in ballo migliaia di posti di lavoro della maggiore azienda aeronautica italiana nonché la prospettiva industriale di un settore strategico per un Paese come il nostro, dal valore complessivo di 30 miliardi di euro. Mentre ancora si attende di conoscere i bilanci 2016 sulla base dei quali Alitalia e Cityliner sono state poste in Amministrazione Straordinaria, le trattative sulle offerte rimangono protette dalla riservatezza, anche se non passa giorno che testate giornalistiche non rivelino indiscrezioni. Mentre delle offerte di Cerberus e di EasyJet si sa ben poco, quella di Lufthansa, sponsorizzata dal Governo, prevederebbe una compagnia ridotta a 6.000 dipendenti con più o meno 80 aerei, la cessione dei processi dell’Handling di Fiumicino, dell’Information Technology e delle funzioni di amministrazione e un destino incerto rispetto la manutenzione. Una compagnia di dimensioni e di missione del tutto ancillare che dirotterà l’intero mercato del Nord Italia verso gli hub tedeschi. Tanto per fare un esempio, la tanto decantata Swiss con 80 aerei ha 9.700 dipendenti ad oggi e presiede un mercato di dimensioni ben inferiori rispetto a quello italiano. L’assurda fretta dei Ministri Calenda e Delrio rischia di distruggere definitivamente un asset industriale strategico, lasciando per terra altre migliaia di lavoratori (quelli sì, che costano alle casse pubbliche), regalando il mercato ad altri operatori. Ciò in contraddizione con quanto illustrato dai Commissari Straordinari nelle recenti udienze alle Commissioni Parlamentari, con i conti aziendali che sembrano tenere e un recupero di clima e di fiducia con le maestranze. Il marchio Alitalia si sta dimostrando più forte e più resistente dei maltrattamenti subiti da anni di piani industriali fallimentari e dei danni provocati dall’assenza di una politica di investimenti e di controllo. Un valore, nonostante tutto, dimostrato dai 23 milioni di passeggeri trasportati e da un incredibile patrimonio professionale, dai naviganti ai tecnici, dall’informatica all’handling. Unico al mondo. I lavoratori di Alitalia chiedono alla politica se la svendita di Alitalia sia davvero l’unica o la migliore cosa da fare oppure se si intenda non commettere più gli stessi madornali errori di tanti anni di cattiva gestione. Come si può continuare a dire che la nazionalizzazione costerebbe alla collettività quando i costi economici e sociali dei licenziamenti del Gruppo Alitalia sarebbero ancora una volta devastanti per le casse pubbliche? Ridurre Alitalia a vettore regionale rappresenterebbe la fine dell’intero comparto, già devastato dall’assenza di una qualsiasi regola valida per tutti gli operatori del settore. La dimostrazione tangibile è data dal silenzio ritornato su Ryanair dopo la cancellazione di centinaia di voli. Si è scoperto, infatti, la compagnia irlandese, foraggiata con finanziamenti pubblici per centinaia di milioni di euro, al quale abbiamo spalancato gli aeroporti, non applica correttamente neanche le ferie ai piloti o li minaccia se scioperano. Senza un intervento pubblico e una riforma urgente, senza il riequilibrio della catena della produzione tra vettori, gestioni, handling e indotto è davvero difficile parlare di un settore in ripresa. USB lancia quest’appello affinché ogni formazione politica e sociale prenda una posizione chiara adesso, se è d’accordo o meno con questa ennesima svendita e il disastro sociale che ne provocherebbe. Non è tardi per impedire la svendita del Gruppo Alitalia e la fine dell’industria italiana in questo settore!”.

Il duemiladiciotto

8 gennaio 2018 – Il ministro Calenda dichiara che ci sono tre offerte per Alitalia ed a giorni i commissari dovrebbero fare una scelta.

11 gennaio 2018 – La Reuters riporta un brano della lettera inviata al ministro Calenda dall’amministratore delegato di Lufthansa Carsten Spohr: “…Pur riconoscendo le preziose misure adottate fino ad oggi sotto la guida dei commissari, crediamo fermamente che resti una considerevole mole di lavoro da fare prima che Lufthansa sia nella posizione per entrare interamente nella successiva fase del processo…”. Quindi Lufthansa è interessata ad Alitalia ma solo se prima verrà ulteriormente ristrutturata e ridimensionata. La seconda offerta sul tavolo è quella di EasyJet ma ci sono comunque voci che vedrebbero in EasyJet-Air France-Delta una cordata interessata ad Alitalia. Il terzo soggetto forse ancora in gara è il fondo americano Cerberus.

12 gennaio 2018 – Con un comunicato USB commenta le voci che si stanno diffondendo ormai in modo scomposto. “… Per chi rappresenta i lavoratori Alitalia, rincorrere l’infinita ridda di voci e indiscrezioni stampa, la troppo lunga sequela di dichiarazioni, in particolare del ministro Calenda, e i colpi di scena su proposte e controproposte che si accavallano da mesi non è un compito facile. L’arrivo di altre proposte da parte di grandi gruppi come Air France e Delta, che si aggiungono a quelle di Easyjet e Cerberus, confermano l’enorme interesse che Alitalia suscita specialmente se offerta a prezzi di saldo come sta tentando di fare in tutti i modi questo Governo. Dall’altra parte, la lettera di Lufthansa che sarebbe stata recapitata ieri al ministro Calenda, con la richiesta di operare preventivamente migliaia di licenziamenti prima di presentare l’offerta, chiarisce l’ovvietà nota a tutti di come i Grandi non vengano qui certo a investire e creare occupazione, piuttosto a prendersi il mercato che gli interessa. Emerge in modo sempre più netto che questa è una partita dove si gioca la spartizione di uno dei maggiori mercati in Europa da parte dei grandi gruppi continentali, nonché il futuro politico dei Ministri dell’attuale governo alla vigilia della tornata elettorale. Una specie di congresso di Vienna due secoli dopo, dove si parla di tutto fuorché di quale sia il reale interesse nazionale, dei suoi cittadini e dei suoi lavoratori…”.

15 gennaio 2018 – I commissari straordinari incontrano i ministri Calenda e Delrio e oltre a comunicare che le proposte devono essere ulteriormente approfondite, rendono anche conto di una previsione positiva per il primo trimestre 2017, confermando anche che il prestito ponte è ancora interamente nelle casse aziendali e non è stato utilizzato. Quindi si può concludere che le decisioni saranno prese dopo le elezioni politiche del 4 marzo.

22 gennaio 2018 – Ora spunta l’interesse anche della Wizz Air, la quarta low cost per numero di passeggeri trasportati in Europa, ma soltanto per quel che riguarda i voli nazionali e di medio raggio.

9 febbraio 2018 – Sciopero dei lavoratori di Atitech e manifestazione a Roma in Piazza Montecitorio per la costruzione di un Polo manutentivo a livello nazionale e per un piano industriale di sviluppo.

10 febbraio 2018 – Siamo arrivati al 4° sciopero di 8 ore, dalle 10.00 alle 18.00, per gli assistenti di volo di Vueling Airlines.

15 febbraio 2018 – Si infittiscono le voci sulla proposta di acquisizione di Alitalia da parte di una cordata composta da Air France, EasyJet, Delta e dal fondo statunitense Cerberus.

16 febbraio 2018 – Sfuma l’ipotesi di una soluzione rapida della questione Alitalia. Il ministro Calenda ha dichiarato che i commissari straordinari avrebbero detto di non riuscire a concludere prima del 4 marzo. D’altra parte mancano pochi giorni e soprattutto non sembra si sia ad un livello tale della trattativa da far supporre una chiusura in tempi brevi.

17 febbraio 2018 – USB ripropone la nazionalizzazione di Alitalia. “… Così, le voci incontrollate di risparmi sul costo del lavoro alla fine si traducono nella proroga a fine aprile del contratto in essere; arriva una maxicordata capeggiata da Air France-Delta interessata, parole del grande capo di Air France-KLM, Jean-Marc Janaillac, solo a mantenere Alitalia all’interno di Sky Team, perché è stato impossibile presentare offerte non essendo ammessi alla data room; spunta infine il record mondiale della puntualità. Cosa insegna questo tourbillon di notizie, in cui si parla di “lungo cambio di rotta” e ritrova la voce – senza vergogna alcuna – persino Silvio Berlusconi? Insegna quel che Usb va dicendo fin dal primo momento: che Alitalia ha tutte le potenzialità oltre che i numeri per recuperare il ruolo nel mercato che le compete; che la colpa dello sfascio è del management e non dei lavoratori; che qualcuno aveva già apparecchiato un bel tavolo di favore per Lufthansa; che il mercato italiano del trasporto aereo italiano è molto importante nel contesto europeo. L’Unione Sindacale di Base torna a ribadire la necessità oltre che l’importanza, di nazionalizzare Alitalia. …”.

19 febbraio 2018 – Meridiana cambia nome in AirItaly e la proprietà è divisa tra un 51% dell’Aga Khan e il restante 49% da Qatar Airways.

20 febbraio 2018 – Sciopero USB alla Vueling Airlines pienamente riuscito.

26 febbraio 2018 – Il Fatto Quotidiano riprende in un suo articolo lo scandalo del pezzo di ricambio d’aeromobile venduto da Alitalia nel novembre 2014 per 1500 euro e ricomprato mesi dopo a 125.000 euro. Notizia che era emersa a dicembre durante l’assemblea pubblica da USB organizzata presso il Comune di Fiumicino.

27 febbraio 2018 – Gubitosi dichiara in un’intervista radiofonica che l’individuazione della proposta o delle proposte più interessanti per la vendita di Alitalia si dovrebbe concretizzare entro il 30 aprile.

4 marzo 2018 – Le elezioni politiche registrano una vittoria della lista 5Stelle che con quasi il 36% dei seggi è il primo partito, una forte sconfitta del PD e delle forze di centro-sinistra (oltre il 18% dei seggi) e un’avanzata di quella di centro destra con oltre il 41% dei seggi. Nessuna coalizione o lista riesce quindi ad ottenere una maggioranza in parlamento. Il governo “giallo-verde” tra Movimento 5stelle e Lega si insedierà soltanto il 1° giugno 2018. Questa lunga fase di consultazioni peserà anche sulla vicenda Alitalia.

8 marzo 2018 – L’Usb dà la propria convinta adesione allo sciopero delle donne organizzando le astensioni dal lavoro nei trasporti, nella scuola, nella sanità e nel settore privato. Lo sciopero è stato lanciato per il secondo anno consecutivo da “Non una di meno”. Importante partecipazione a tutte le manifestazioni ed i cortei organizzati in tutta Italia.

28 marzo 2018 – L’USB ha inviato una lettera ai partiti per sollecitare una presa di posizione rispetto al bando di vendita di Alitalia.“… il 10 aprile è il termine per la presentazione delle offerte definitive di acquisto mentre entro il 30 aprile i commissari Gubitosi, Laghi e Paleari dovrebbero individuare l’offerta migliore con la quale aprire i negoziati in esclusiva. Per la nostra organizzazione è palese come questi termini non possano essere rispettati, non solo tenuto conto del mutato scenario politico ma soprattutto per il fatto che, a quanto ne sappiamo, non esiste un’offerta che salvaguardi l’industria e l’occupazione, con danno non solo ai dipendenti ma anche al Paese… Occorre quindi che le forze politiche si assumano la responsabilità di considerare chiuso il bando del governo Gentiloni e di riaprire il dossier Alitalia sulla base delle opportunità che un risanamento della compagnia può fornire al Paese oltre che ai propri dipendenti. Nel chiedere che Alitalia possa disporre del tempo e degli strumenti necessari per completare il risanamento in atto e porre le basi per lo sviluppo, senza svenderla al primo offerente, USB ritiene che la svolta nella gestione della compagnia possa rappresentare lo snodo per aprire la discussione sui problemi dell’intero trasporto aereo italiano…”.

6 aprile 2018 – Chiesta altra cassa integrazione che scadeva il 30 aprile. Ancora non si sa però sino a quando si dovrebbe prolungare. Si tratta di 90 piloti, 360 assistenti di volo e 1.256 dipendenti di terra.

10 aprile 2018 – Delle tre proposte arrivate ai commissari non si conoscono realmente i particolari ma tutte sono caratterizzate dalla volontà di acquisire solo parte di Alitalia, solo quando ristrutturata e in presenza di un governo che abbia piena possibilità di decidere, condizione questa ancora non presente. Le tre proposte sono quelle di Lufthansa, di EasyJet insieme alla cordata composta anche da Air France, Delta e Cerberus, e della low cost Wizz Air.

11 aprile 2018 – Il commento di USB alla situazione attuale. “… USB: nessuno tocchi Alitalia, proseguire con risanamento e rilancio – Alla scadenza del termine di presentazione delle offerte per il bando di vendita Alitalia, sarebbero tre i candidati interessati all’acquisto, tutti però con la esplicita condizione di rilevare una compagnia già “ristrutturata”: Lufthansa; Easyjet capofila di una cordata che raccoglie Air France-Klm, il fondo Cerberus e Delta; Wizz Air, vettore low cost con base in Ungheria. Non varrebbe neppure la pena ricordare che i commissari non hanno mandati politici per assumere decisioni su Alitalia, data la rilevanza del dossier, ma vista la confusione post-elettorale e l’assenza di un governo nei pieni poteri, sottolineiamo che è una “conditio sine qua non”. Lo sa anche il ministro uscente Graziano Delrio, che ipotizza uno slittamento di tutto il pacchetto all’autunno o a fine anno. In queste condizioni, l’USB ribadisce che nessun tipo di offerta, da qualsiasi parte venga, può essere negoziata in presenza della richiesta di ristrutturare, a maggior ragione se il management proclama ricavi in crescita. Va da sé che non è ammissibile neppure un esubero. Le forze politiche esprimano immediatamente, come da USB richiesto più volte, la propria posizione rispetto alla nostra richiesta di proseguire sulla strada di un’azienda finanziata per essere risanata e amministrata da mani pubbliche…”.

22 aprile 2018 – In riferimento alla notificazione del governo italiano effettuata a gennaio 2018 del prestito di 900 milioni ad Alitalia, la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager scrive in una nota: “È compito della Commissione garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato. Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia è conforme a tali norme”.

26 aprile 2018 – Il Consiglio dei ministri approva un decreto che sposta la scadenza per la vendita di Alitalia alla fine di ottobre. Contestualmente ha deciso che la restituzione del prestito dovrà avvenire entro il 15 dicembre.

26 aprile 2018 – L’USB non ha sottoscritto l’accordo di proroga della CIGS per Alitalia. Forti le riserve rispetto alle questioni sia tecniche sia di scenario e comunque la proroga della Cigs è in contraddizione rispetto alle recenti dichiarazioni sui ricavi positivi dell’azienda.

30 aprile 2018 – USB chiede le dimissioni di Calenda. Il ministro avrebbe condiviso un messaggio delirante che protestava per il rinvio del bando su Alitalia che permetterebbe a 11.000 lavoratori “svogliati e arroganti” di “mantenersi alle spalle dello stato”. Certo che la comunicazione è veramente una brutta bestia.

3 maggio 2018 – Alitalia riapre i voli per Johannesburg.

4 maggio 2018 – Anche i lavoratori Air France bocciano con il 55% di voti il referendum su un accordo e l’amministratore delegato Jean-Marc Janaillac dà le dimissioni. La compagnia francese è in forte passivo nel primo trimestre dell’anno.

14 maggio 2018 – Dopo Lufthansa anche EasyJet conferma l’interesse per l’acquisizione di Alitalia ma dichiara pubblicamente che intende attendere la formazione del nuovo governo italiano.

16 maggio 2018 – Audizione dell’USB della Commissione Speciale del Senato sul Decreto Alitalia. USB ha chiesto un rigoroso accertamento delle responsabilità dell’attuale stato della compagnia. Serve rivedere completamente le strategie, superare il commissariamento e programmare il rilancio accantonando la visione ancillare rispetto ad altri vettori. Si chiede quindi un piano industriale serio e l’abbandono del bando di vendita.

17 maggio 2018 – Nel “contratto di governo” sottoscritto da Movimento 5 Stelle e la Lega di Salvini è previsto anche il rilancio di Alitalia perché è necessaria l’esistenza di un vettore nazionale.

17 maggio 2018 – Nell’audizione della commissione speciale del Senato il vertice Alitalia snocciola alcuni dati che evidenziano un’azienda ancora in perdita ma che sta lentamente recuperando. Nel primo trimestre dell’anno i ricavi sono aumentati del 4% e il margine operativo lordo fa registrare un -117 milioni contro il -228 milioni del 2017.

18 maggio 2018 – USB comunica che si costituirà parte civile nel processo contro esponenti di alto livello sia sindacali che aziendali per presunti episodi di corruzione a partire dal 2011 nel gruppo Meridiana Fly, oggi Air Italy.

22 maggio 2018 – Il commissario Gubitosi rilascia dichiarazioni sulla necessità di finanziamenti ma non esclude un rilancio senza vendita: “… Alitalia ha fatto sempre le nozze con i fichi secchi … non si può più prescindere da investimenti significativi. Si può decidere di venderla, di rilanciarla ma questa è una scelta politica…”.

22 maggio 2018 – La guardia di finanza entra negli uffici Alitalia per acquisire documenti su richiesta della procura di Civitavecchia che ha deciso di aprire un’inchiesta per bancarotta fraudolenta sull’operato dei vertici aziendali nel periodo di gestione Etihad.

30 maggio 2018 – USB riprende le notizie sull’azione della magistratura di Civitavecchia. “… USB ritiene che le indagini per bancarotta fraudolenta sui massimi dirigenti di Alitalia Sai nel periodo di Etihad (2015-2017), con l’iscrizione tra gli indagati di Silvano Cassano, Luca Cordero di Montezemolo e Cramer Ball, rivelate oggi da Stampa e Secolo XIX, siano l’atto dovuto rispetto al fallimento della maggiore compagnia aerea italiana e alle voragini di bilancio, peraltro già denunciate dal professor Intrieri nell’ottobre 2016 ed emerse in tutta la loro impressionante dimensione solo pochi mesi dopo. La notizia non ci sorprende affatto, tutt’altro. Solo USB e pochi altri durante la vertenza hanno denunciato pubblicamente che il disastro dei conti non poteva essere causato da problemi industriali bensì dalle scelte completamente errate del management, con evidenze di sperperi e costi ben superiori alla media del settore. Non eravamo dei folli allora, opponendoci all’ennesimo taglio di occupazione e salari, non lo siamo oggi chiedendo di voltare pagina e assicurare il rilancio tramite l’intervento pubblico, perché il problema di Alitalia non è mai stato il costo del lavoro. L’auspicio di USB è che queste indagini – al contrario di quanto accaduto per il fallimento del 2008 pagato con il licenziamento di migliaia di lavoratori e la ristrutturazione dei contratti per i superstiti, fallimento che 7 anni dopo portò alla condanna di Mengozzi e Cimoli per dissipazione del patrimonio aziendale – siano di ulteriore stimolo affinché si evitino i gravi errori del passato e si assicuri un nuovo futuro ad Alitalia, ai suoi dipendenti nonché al nostro Paese. …”.

31 maggio 2018 – Dopo lunghissime consultazioni il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferisce l’incarico di formare il nuovo governo a Giuseppe Conte che si presenta al Senato il 5 giugno ed ottiene la fiducia con 171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti e il 6 giugno alla Camera con 350 voti favorevoli, 236 contrari e 35 astenuti.

2 giugno 2018 – Ammazzato a fucilate nella piana di Gioia Tauro Soumaila Sacko, il sindacalista USB originario del Mali.

6 giugno 2018 – Matteo Salvini su Alitalia: “… penso che si possa avere una compagnia di bandiera forte, se serve anche con un intervento dello Stato …”.

11 giugno 2018 – Buoni i risultati Alitalia per il mese di maggio. Aumentati del 4% i passeggeri e addirittura del 7,3% quelli sui voli intercontinentali. Il cargo ha fatto registrare un aumento del trasporto merci del 9,1%. I ricavi sono aumentati del 7,6% su quelli relativi al maggio 2017.

11 giugno 2018 – USB: “…L’insediamento del nuovo Governo, avvenuto la scorsa settimana nel pieno dei suoi poteri, chiude 3 mesi di profonda incertezza politica. Il tema del futuro di Alitalia… non può aspettare oltre. Nei giorni scorsi USB ha scritto al Presidente del Consiglio Conte, al Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Di Maio e a quello dei Trasporti Toninelli per chiedere un urgente incontro con l’obiettivo di aprire da subito la discussione sul progetto del futuro della Compagnia. Futuro nel quale il ruolo pubblico è ormai decisivo per costruire le condizioni del rilancio e dell’occupazione senza più rincorrere svendite al peggior offerente…”.

16 giugno 2018 – Uno striscione ideato da Zero Calcare per USB apre la manifestazione contro le disuguaglianze sociali indetta per sabato 16 giugno a Roma e che parte da piazza della Repubblica per arrivare a piazza San Giovanni. Aprono il corteo, a cui partecipano 20.000 persone, i braccianti della piana di Gioia Tauro, compagni di lavoro di Soumaila Sacko, il sindacalista USB assassinato il 2 giugno a San Ferdinando con un colpo di fucile alla testa.

20 giugno 2018 – La Camera ha approvato con 512 voti favorevoli e nessun contrario il decreto legge di proroga al 31 ottobre per la conclusione della procedura di vendita dell’Alitalia e al 15 dicembre per la restituzione dei 900 milioni di euro di prestito dello stato.

28 giugno 2018 – Nonostante le buone intenzioni espresse dal governo che ritiene la compagnia italiana uno strumento di sviluppo per il paese la situazione non sembra avanzare di un passo. È vero che di soldi in cassa ce ne sono ma senza un reale progetto di crescita ed investimenti adeguati, è evidente che presto la situazione peggiorerà, anche perché entro metà dicembre si dovrà restituire il prestito di 900 milioni. “… Nella crisi Alitalia il tempo non è una variabile indipendente – Al momento USB non ha ricevuto alcuna risposta alla lettera inviata il 9 giugno scorso riguardo l’avvio del tavolo di confronto sulla situazione Alitalia e di tutto il trasporto aereo. Non solo, ci risulta che neanche i commissari straordinari siano stati ancora convocati dal Ministro dello Sviluppo Economico. In queste ultime settimane si sono rincorse più ipotesi di soluzione rispetto alla governance aziendale mentre continua a non essere certificato il reale stato della compagnia… Oggi, dopo 16 anni di madornali errori gestionali e politici, riteniamo che sussistano le condizioni affinché il “problema infinito” Alitalia possa trasformarsi finalmente in un’opportunità per i lavoratori e per tutto il Paese, a patto che lo Stato faccia la sua parte nel dare la svolta tanto attesa e tanto richiesta …”.

21 luglio 2018 – Per depotenziare lo sciopero indetto da USB in Vueling Airlines, l’azienda sceglie la strada del boicottaggio, sostituendo personale in sciopero con lavoratori provenienti dalla sede spagnola.

24 luglio 2018 – Alle voci provenienti dalle forze di governo e specificatamente dai 5Stelle sul possibile intervento pubblico in Alitalia, fa eco la commissaria alla concorrenza di Bruxelles, Margrethe Vestager: “…quando si parla del futuro di Alitalia non c’è una nostra soluzione preferita, come sapete siamo neutrali sulla proprietà, ovviamente è una possibilità che sia in parte di proprietà pubblica, ma quello che guardiamo è che lo Stato agisca come attore del mercato in modo che non ci siano aiuti di Stato. Quello è l’importante, non l’identità del proprietario…”.

25 luglio 2018 – Come già avvenuto con la Vueling in Italia, anche la Ryanair sostituisce personale di volo in sciopero con lavoratori provenienti da altre sedi aziendali collocate in altri paesi. Dopo la nostra denuncia arriva anche quella del sindacato belga CNE. Siamo ormai alla “globalizzazione del boicottaggio degli scioperi”.

27 luglio 2018 – Incontro tra il governo e i commissari straordinari di Alitalia: il governo ha chiesto altro tempo e altri dati per valutare meglio l’intera situazione e per decidere poi politicamente la strada più opportuna da intraprendere. In pratica si prende tempo, ma di tempo ormai ce n’è veramente poco.

28 luglio 2018 – Si rifà viva EasyJet che rinnova l’interesse per Alitalia ma gioca ancora a carte coperte e non svela quale dovrebbe essere il suo piano che coinvolgerebbe anche Delta, Air France e il fondo statunitense Cerberus.

2 agosto 2018 – USB parla e mette le mani avanti in una pericolosa situazione di immobilismo. “… Alitalia, USB: da eterno problema a grande opportunità – Negli ultimi giorni si sono rincorse svariate dichiarazioni su Alitalia da parte di esponenti del Governo… Ci siamo astenuti dal commentare anche perché il rinvio dell’avvio del confronto con le parti sociali a “settembre – ottobre” (Toninelli dixit), appare motivato dalla necessità di disporre di tutte le informazioni necessarie e con l’obiettivo di preparare un progetto definito… È indubbiamente positivo che finalmente si cominci a parlare di Alitalia nel modo giusto dopo tanti anni di nefasti errori della politica, ma il contesto rimane tuttora incerto e confuso, non aiuta neanche il rinvio del confronto. Non solo perché è difficile dover fare tutte le volte l’esegesi delle dichiarazioni stampa del ministro di turno, ma anche perché può essere l’occasione per fornire spunti di riflessione, tanto più se provengono da sigle sindacali che da anni si scontrano con le cattive gestioni di Alitalia e lo stato disastroso dell’intero settore. Allora proviamo noi a sintetizzare alcune riflessioni su una materia tanto complessa e importante: 1) Occorre la massima chiarezza sull’assetto industriale. Il 51% “italiano” può essere una soluzione solo se supportato dall’intervento diretto da parte dello Stato o di aziende a esso direttamente collegate… La questione nazionalizzazione non è una questione ideologica… 2) NewCo all’orizzonte? Le tutele dell’articolo 2112 non si toccano!… 3) … Il ridimensionamento è stata la vera malattia di Alitalia; quindi qualsiasi progetto che si stia valutando non può prescindere dal far uscire Alitalia dalla quella spirale perversa… 4) … I lavoratori Alitalia … non debbono e non vogliono sentire parlare di un futuro fatto nuovamente di altri esuberi, di altri tagli salariali e di altra precarietà…. 5) Senza riforma del trasporto aereo si rischia un buco nell’acqua…”.

14 agosto 2018 – A Genova cade il ponte Morandi. 43 i morti: disastro nazionale che evidenzia immediatamente responsabilità enormi e che dimostra che la privatizzazione dei servizi pubblici è inutile, dannosa e pericolosa. Dal testo di un appello sottoscritto anche da USB per costruire un’assemblea nazionale a Genova e una grande manifestazione il 20 Ottobre a Roma.: “… Il crollo del ponte Morandi a Genova, con il suo tragico bilancio di vite umane, ha mostrato a tutti quanto esaltare le privatizzazioni servisse a coprire un unico vero scopo: far realizzare immensi profitti a poche famiglie del capitalismo italiano, a scapito della sicurezza collettiva, delle nostre finanze,e dei posti di lavoro. Autostrade, ILVA, Alitalia, Telecom, solo per citare i casi più famosi: migliaia e migliaia di esuberi, aziende portate al fallimento. …”.

18 settembre 2018 – Gianfranco Battisti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato fresco di nomina: “…Siamo un’azienda aperta, che guarda al futuro, e in questo senso se ci dovesse essere chiesto un impegno a valutare un piano industriale che può rendere sostenibile un business aeronautico, perché non valutarlo?…“.

26 settembre 2018 – Nei tre mesi estivi di luglio, agosto e settembre Alitalia in utile per 24 milioni prima delle imposte. Nei primi tre trimestri dell’anno i ricavi passeggeri sono aumentati del 7% e il margine operativo è negativo per 37 milioni di euro contro i 258 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

26 settembre 2018 – Le voci che girano sono molte, dalla nazionalizzazione all’intervento temporaneo dello stato, da Ferrovie dello Stato ad Atlantia (quella del ponte di Genova), ma di certezze e proposte concrete non c’è traccia. L’ennesima denuncia di USB rispetto all’immobilismo del governo su Alitalia. “… Dopo mesi di attesa per l’apertura del confronto sul futuro di Alitalia in A. S. e a poco più di un mese dalla data del 31 ottobre, in cui si concentreranno scadenze molto importanti come contratto, cassa integrazione e mandato ai Commissari, all’orizzonte non si vede ancora nulla di tangibile. Anzi, in seguito ad attacchi mediatici, la struttura che il Ministro dei Trasporti aveva insediato con l’obiettivo di predisporre il piano Alitalia e di tutto il trasporto aereo ha cominciato a perdere pezzi importanti, aprendo interrogativi su chi adesso stia concretamente lavorando sul futuro della compagnia…”.

4 ottobre 2018 – L’Alitalia chiede ulteriore cassa integrazione dopo il 31 ottobre.

9 ottobre 2018 – Vito Riggio, presidente dell’Enac, afferma che nazionalizzare Alitalia “…è assolutamente improprio… è fuori da una logica di mercato…”, entrando così a gamba tesa contro la nazionalizzazione di cui si sta discutendo insieme all’altra ipotesi che prevede comunque un intervento diretto del soggetto pubblico. Riggio dimentica probabilmente di rappresentare un soggetto istituzionale e di controllo e non certo un decisore politico.

11 ottobre 2018 – Ferrovie dello Stato hanno presentato una manifestazione di interesse per Alitalia, ancora non vincolante ma indispensabile per valutare lo stato dell’intero dossier della compagnia. Di Maio parla anche di una composizione azionaria dove, oltre alla partecipazione forte delle Ferrovie, lo stato avrebbe comunque un 15%. Poi un partner straniero e si parla molto di Delta. Polemica con il ministro dell’Economia Tria che è quello che dovrebbe metterci i soldi e che dice di non averne ancora parlato.

12 ottobre 2018 – Incontro con il ministro dello sviluppo economico Di Maio. USB dopo l’incontro. “…L’USB … ha espresso apprezzamento al ministro Di Maio per l’annunciata inversione di rotta sul destino della compagnia, riservandosi però di verificare nella sostanza l’operato futuro di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti. Dopo 15 anni … finalmente lo Stato torna a manifestare il proprio interesse per un settore produttivo strategico per l’Italia … adesso occorre un libretto delle istruzioni che parta dal fare esattamente l’opposto di quanto visto negli ultimi 15 anni. Occorre che siano specificati gli investimenti necessari per la riconversione sul lungo raggio e per la reinternalizzazione dei processi svenduti all’esterno… Nello stesso libretto delle istruzioni deve esserci la riforma del trasporto aereo… Positivo dunque l’interesse dello Stato, si traduca o meno nell’intervento di FS, bene la ricerca di nuove linee strategiche per l’intera filiera del turismo, ma no alla parola esuberi…”.

20 ottobre 2018 – Importante manifestazione indetta da USB e altre forze politiche e sociali per rivendicare e sostenere le nazionalizzazioni. Diecimila i partecipanti che sono partiti da piazza della Repubblica e sono arrivati a San Giovanni “ …per esigere che pezzi interi del tessuto economico del paese tornino sotto il controllo pubblico, a partire da Autostrade, la società della famiglia Benetton protagonista della strage di Ferragosto a Genova, proseguendo con Alitalia, Telecom e tutte le altre società svendute ai cosiddetti capitani coraggiosi, eroici soltanto nello sfornare crisi e licenziamenti…”. La manifestazione si è conclusa con l’intervento in collegamento diretto con Mimmo Lucano: “…Dobbiamo dire no alla barbarie e se è stato possibile a Riace, a maggior ragione possiamo fare tutti uno sforzo per un’Italia normale…”.

23 ottobre 2018 – Le voci sembrano essere molte più delle certezze. Così sintetizza USB “… A 8 giorni dalle scadenza del bando Alitalia, il ministro Di Maio dichiara di “aver trovato una quadra” sul futuro della compagnia di bandiera ma senza entrare nel merito di cosa significhi esattamente, facendo riferimento al ruolo della partnership con le Ferrovie e a una pluralità di privati che chiederebbero di essere coinvolti. Rimane intatta la vaghezza rispetto le prospettive in un’alternanza di ottimistiche dichiarazioni di esponenti governativi e articoli stampa dai contenuti un po’ più preoccupanti….”.

29 ottobre 2018 – Il CdA delle Ferrovie dello Stato Italiane ha deciso di presentare un’offerta vincolante per l’acquisto di Alitalia.

30 ottobre 2018 – La Lufthansa dichiara di essere ancora interessata ad Alitalia, purché non ci sia la presenza pubblica nel captale. Come dire: se arrivo comando io e comunque arrivo solo alle mie condizioni.

31 ottobre 2018 – Si chiudono i termini per la presentazione delle proposte vincolanti di acquisizione. Tre le proposte arrivate: quella delle Ferrovie dello Stato, quella di Delta e quella di EasyJet. Rimane invece fuori Lufthansa.

1 novembre 2018 – USB non sottoscrive l’accordo che prolunga la cassa integrazione sino al 23 marzo 2019. Rinvio dell’incontro al 6 novembre.

7 novembre 2018 – USB conferma la non sottoscrizione della proroga della cassa integrazione ma “…ribadisce la propria disponibilità a riconsiderare la posizione a fronte dell’esplicitazione e dell’articolazione di un progetto d’intervento pubblico che abbia come obbiettivi il rilancio industriale di Alitalia e la salvaguardia occupazionale e dei diritti dei lavoratori, come testimonia la sottoscrizione dell’accordo sulla validità del contratto di lavoro….”.

18 novembre 2018 – Gubitosi diventa amministratore delegato di TIM e lascia la carica di commissario di Alitalia in amministrazione straordinaria. Si apre la discussione e la “battaglia” all’interno del governo per la sua sostituzione in Alitalia.

21 novembre 2018 – L’amministrazione straordinaria di Alitalia dà il via libera all’offerta vincolante delle Ferrovie dopo aver sentito il ministero vigilante, cioè quello di Luigi Di Maio.

23 novembre 2018 – La situazione è sempre molto confusa e USB in un suo comunicato afferma che “… stop chiacchiere in libertà, è tempo di azioni concrete… L’Unione Sindacale di Base ha inviato questa mattina a tutti i gruppi parlamentari una nota sugli ultimi sviluppi della vicenda Alitalia, riaffermando l’importanza di superare il piano della propaganda per trasformare le dichiarazioni roboanti in azioni concrete, non parziali e/o temporanee …“.

6 dicembre 2018 – Il ministro Di Maio nomina Daniele Discepolo quale nuovo commissario straordinario di Alitalia in sostituzione di Luigi Gubitosi.

12 dicembre 2018 – Il decreto semplificazione in discussione nel consiglio dei ministri contiene lo spostamento della scadenza di pagamento del prestito di 900 milioni ad Alitalia dal 15 dicembre al 30 giugno 2019.

18 dicembre 2018 – Alitalia riacquista (sembra per 17 milioni) il programma MilleMiglia dalla società controllata da Etihad, Global Loyalty Company LLC.

19 dicembre 2018 – Etihad potrebbe pagare da 500 milioni a 2 miliardi per il fallimento di Air Berlin: questa la cifra richiesta dal curatore fallimentare alla compagnia degli Emirati.

Il duemiladiciannove

14 gennaio 2019 – USB chiede al governo di organizzare al più presto il confronto per affrontare il tema Alitalia.

15 gennaio 2019 – AirItaly perde la gara di tutte le rotte in continuità territoriale (ct1) per la Sardegna, la regione dove Meridiana ha rappresentato per anni la seconda azienda dell’isola.

19 gennaio 2019 – Il Sole 24 Ore ipotizza l’ingresso di Delta e Air France-Klm in Alitalia con un 40% della proprietà e un numero tra i 2.000 ed i 3.000 lavoratori in esubero.

22 gennaio 2019 – USB esprime forte preoccupazione per il silenzio del ministro Di Maio. “… Si susseguono in questi ultimi giorni notizie di stampa sulle trattative aperte dal gruppo FS con partners interessati a partecipare alla creazione di una newco che rilevi l’Alitalia dall’amministrazione straordinaria. Tornano a emergere le ipotesi che prevedono migliaia di esuberi, mentre si continua a discutere anche con Lufthansa e il suo piano spezzatino. Non si tratta di rincorrere gli allarmismi, ma quello che si sta disegnando rischia di essere uno scenario molto verosimile se il governo si limita a mandare i vertici FS con il cappello in mano in giro per il mondo alla ricerca di competitori interessati, che risultano essere gli stessi che hanno lucrato negli ultimi anni sulle macerie di Alitalia, invece di definire un controllo pubblico del futuro della Compagnia. Ripetiamo al ministro che al rilancio di Alitalia non c’è alternativa e tale operazione non può che passare attraverso un finanziamento corposo da parte dello Stato che sottragga l’azienda al controllo di soggetti privati, vettori fondi d’investimento, attirati nell’operazione per i propri interessi, prima di tutto. Prendiamo atto con stupore che, per il momento, il ministro Di Maio non abbia smentito con forza questi annunci e chiediamo una parola “chiara” sulle prospettive…”.

25 gennaio 2019 – Peggiora la situazione in AirItaly e la commissione di garanzia vieta anche lo sciopero già indetto per il 28 gennaio.

30 gennaio 2019 – Proseguono le trattative con Delta/Air France e Lufthansa ma sembra che ogni decisione venga sempre e comunque rinviata. Non aiuta poi il confronto con i francesi lo scontro politico e diplomatico tra i due paesi, generato dalle posizioni rigide di Macron da una parte e da quelle di Lega e 5Stelle dall’altra. I soldi in cassa diminuiscono, anche se l’andamento economico non è del tutto negativo.

31 gennaio 2019 – Sottoscritto con Cityliner un accordo che assicurerà ai precari di essere collocati in un bacino dove non potranno essere sostituiti da assunzioni di nuovo personale.

6 febbraio 2019 – USB avvia la prima fase della procedura di raffreddamento delle vertenze con queste motivazioni. “… Ritardi e le incertezze sulla negoziazione in atto riguardo al Gruppo Alitalia SAI in A.S. con particolare riferimento al perimetro delle attività e alla piena occupazione; – Per l’incertezza su eventuali richieste legate alla riduzione del costo di lavoro; – Per soluzioni che superino in modo definitivo l’attuale situazione di CIGS, a zero ore e a rotazione; – Per soluzioni alle problematiche di categoria più volte elencate nelle nostre precedenti comunicazioni in azienda; – Per l’assenza dell’avvio del confronto specifico teso al superamento della sospensione degli effetti dell’anzianità ai fini retributivi in favore del Personale Navigante del Gruppo, ai sensi di quanto disposto dal verbale di accordo sottoscritto fra le Parti lo scorso 31 ottobre 2018…”.

8 febbraio 2019 – La tensione politica e diplomatica tra Italia e Francia sono sicuramente una delle motivazioni che spingono Air France a dichiararsi fuori dalla gara per l’acquisizione di Alitalia.

13 febbraio 2019 – L’incontro con Alitalia relativo alla procedura di raffreddamento avviata il 6 febbraio si conclude in modo negativo.

20 febbraio 2019 – L’ipotesi di cui si parla vedrebbe una proprietà di Alitalia con la presenza delle Ferrovie con un 30%, il Ministero dell’Economia più Poste Italiane con un 15% / 25% e Delta e EasyJet con il 40%. Si prevederebbe la costruzione di due distinte compagnie: una di medio raggio con base Linate gestita da EasyJet e l’altra con base Roma con medio raggio e lungo raggio sotto il controllo di Delta.

21 febbraio 2019 – USB su Alitalia chiede: “A che gioco sta giocando il governo?”. Le posizioni all’interno del governo sono infatti contraddittorie. Di Maio dice che il pubblico avrà complessivamente il controllo, il Ministro Tria nega, Salvini fa dichiarazioni senza una reale concretezza. E allora USB “… chiede per l’ennesima volta al ministro Di Maio di farsi parte diligente e di confermare il ruolo di garanzia del governo sulla partecipazione pubblica, sul piano industriale, sull’occupazione e sul futuro di Alitalia. USB mantiene in essere le procedure di raffreddamento, perché gli sviluppi della vicenda sono contraddittori e perché nessuno dei temi annunciati la scorsa settimana da Di Maio è stato sottoposto a verifica…”.

27 febbraio 2019 – Dissidi nel governo anche tra chi preferisce Delta/EasyJet e chi invece virerebbe per Lufthansa. Così il CdA delle Ferrovie, che avrebbe dovuto decidere di avviare la trattativa in esclusiva con i primi, rinvia ogni decisione e l’Alitalia chiede altri sei mesi di cassa integrazione.

8 marzo 2019 – Come ormai da due anni, “Non una di meno” indice una giornata di mobilitazione generale delle donne ed USB contribuisce dichiarando lo sciopero generale. Nel trasporto aereo si somma anche lo sciopero di 4 ore sulla vertenza generale del settore.

11 marzo 2019 – USB organizza una importante assemblea-dibattito dove si inizia a tracciare il percorso verso un contratto nazionale applicabile a tutti le compagnie che operano in Italia. Partecipano delegati sindacali e lavoratori di Alitalia, Cityliner, AirItaly, Vueling, EasyJet, istituzioni e politici.

15 marzo 2019 – Lufthansa rinnova il suo interesse per Alitalia e l’amministratore delegato Carsten Spohr, sicuramente per sostenere le tesi della sua azienda, esprime comunque una considerazione assolutamente condivisibile: “… Non ho mai capito cosa EasyJet e Delta possano fare insieme. EasyJet vuole gli slot a Linate e Delta vuole proteggere la sua joint venture transatlantica. Per cui non capisco come questa possa essere una offerta congiunta che crea valore…”.

18 marzo 2019 – EasyJet si ritira dalla partita Alitalia.

19 marzo 2019 – Anche l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, spesso citato come possibile partner, dichiara che non c’è alcun dossier aperto su Alitalia. Delta conferma la sua volontà di proseguire ma ora l’intero progetto ipotizzato sembra crollare.

27 marzo 2019 – La situazione di Alitalia si fa sempre più caotica e Ferrovie non scopre le carte, anche a causa dei dissidi interni alle forze politiche di maggioranza. In un’audizione alla Camera il commissario straordinario Daniele Discepolo sollecita le Ferrovie ad uscire dal silenzio con una richiesta di proroga o con una rinuncia al progetto. L’alternativa ad una decisione finale delle Ferrovie metterebbe cioè i commissari nella condizione di mettere Alitalia in liquidazione.

27 marzo 2019 – USB ha confermato la decisione già espressa nella serata di venerdì 22 marzo e non ha sottoscritto la proroga della cassa integrazione per Alitalia fino al 23 settembre.

28 marzo 2019 – USB commenta i dati forniti dall’ENAC sul trasporto aereo in Italia nel 2018. “… Una crescita senza sviluppo – I dati ufficiali pubblicati oggi da Enac sul trasporto aereo relativi al 2018 fotografano per un altro anno consecutivo una crescita imponente del settore:
184.810.849 passeggeri sono partiti, arrivati e transitati negli aeroporti del nostro Paese con una crescita dal 5,8% , mentre il tasso medio degli ultimi 16 anni è stato del 5,9% l’anno. Un tasso di crescita paragonabile alla Cina, ma di fronte al quale si registra: – la scomparsa (o quasi) dei vettori nazionali e l’egemonia delle low cost (caso unico in Europa) in un sistema dove esiste il fenomeno del dumping contrattuale – Un sistema aeroportuale che cresce registrando tassi di precariato enormi. – La riduzione ai minimi termini del polo manutentivo nazionale – Più di 14.000 lavoratori (+ del 25% originario) che sono stati espulsi o che hanno avuto e avranno bisogno di ammortizzatori sociali… L’illusione di poter affidare un settore così strategico alle low cost oppure a compagnie straniere, nella più totale deregulation, è costato alla collettività miliardi di euro tra disastri sociali e la perdita progressiva di connettività in particolare di quella intercontinentale, fondamentale per i flussi turistici… Dopo il primo sciopero di 4 ore fatto lo scorso 8 marzo, USB rilancia la vertenza generale sull’intero sistema del trasporto aereo verso un altro appuntamento di mobilitazione; continueremo a chiedere al Governo e a tutti gli attori di mettere in atto tutto quanto necessario per rompere l’insostenibile paradosso di una crescita senza sviluppo…
”.

28 marzo 2019 – Altro colpo al diritto di sciopero. Lo sciopero generale indetto da USB per il 12 aprile era stato contestato dalla commissione di garanzia. USB aveva presentato un ricorso al TAR che purtroppo ha dato torto al sindacato. Lo sciopero verrà riprogrammato ma per aprile viene decisa una serie di mobilitazioni generali e specifiche in molti settori.

4 aprile 2019 – Prorogata di un mese, sino al 30 aprile, la scadenza per la presentazione da parte delle Ferrovie di un’ offerta vincolante per Alitalia.

8 aprile 2019 – La perdita operativa fatta registrare dall’Alitalia nel 2018 è di 154 milioni, circa la metà di quella dell’anno precedente. Il miglioramento è anche dovuto al dato positivo dei ricavi del lungo raggio che sono cresciuti del 9% e dalla riduzione dei costi di leasing (-62 milioni).

8 aprile 2019 – Da un comunicato USB – “… NAZIONALIZZAZIONE: UN INVESTIMENTO PER IL PAESE. Nonostante le tante belle parole spese in questi mesi, riteniamo si stia lavorando con una visione minimale per salvare il salvabile e non perseguendo un’idea di lungo respiro e di sviluppo per recuperare il mercato perso in 15 anni commettendo di nuovo il più grande errore del passato. Alla sbarra sono tutti governi che non hanno avuto il coraggio di fare gli interessi italiani. Aver quantificato fino in fondo questo errore madornale in decine di miliardi di euro per mancati introiti e crescita, oggi ci dovrebbe rendere inflessibili proprio sulla necessità di riprendere in mano la Compagnia e questo settore. Un investimento importante di carattere politico oltre che finanziario può essere fatto solo dall’unico attore che ne abbia le capacità e le disponibilità: lo Stato Italiano…”.

9 aprile 2019 – L’ipotesi di un intervento finanziario di Atlantia si fa sempre più probabile. Il gruppo dei Benetton che possiede anche Autostrade e Aeroporti di Roma potrebbe intervenire insieme a Delta e alle Ferrovie, con la presenza anche di una percentuale in mano direttamente al ministero dell’economia.

11 aprile 2019 – Convegno sul diritto di sciopero e la democrazia sindacale aperto alle forze politiche, con giuslavoristi ed esperti di diritto.

12 aprile 2019 – In forte polemica con le decisioni del governo sulla continuità territoriale, AirItaly abbandona l’aeroporto di Olbia. Il commento di USB: “… Lo scontro in atto tra Air Italy e Alitalia sulle rotte in continuità territoriale da Olbia è la classica dimostrazione delle miserie del trasporto aereo italiano…”.

12 aprile 2019 – Giornata di mobilitazione in difesa del diritto di sciopero: manifestazioni e presidi si svolgono presso le Prefetture in tutte le città e si organizzano scioperi nei settori dell’industria, della logistica e del commercio che non sono soggetti alla legge 146/90.

13 aprile 2019 – Assemblea nazionale dei quadri e delegati USB.

13 aprile 2019 – Frase storica del ministro Di Maio su Alitalia: “A breve buone notizie, spero di essere l’ultimo a occuparsene”.

17 aprile 2019 – Mancano pochi giorni alla scadenza del 30 aprile e soprattutto manca un socio che dovrebbe sborsare 300 milioni di euro insieme a Ferrovie, Delta e MEF. Il governo, nonostante i dissidi forti con Atlantia per la questione del ponte di Genova, insiste per una sua partecipazione ma i Benetton continuano a dire no, sicuramente per trattare con l’esecutivo una soluzione su tutti e due i tavoli, quello di Alitalia e soprattutto quello di Autostrade.

18 aprile 2019 – Incontro di tutti i sindacati con i Commissari che hanno fornito i dati sulla liquidità che confermano un trend di tenuta della liquidità che smentiscono i toni catastrofici che provengono da molti ambienti, ma che rappresentano una realtà sulla quale si deve intervenire senza ulteriore allungamento dei tempi previsti. USB: “…ribadisce le preoccupazioni già espresse da più settimane soprattutto sul coinvolgimento di ulteriori partner privati nella cordata… Riteniamo ormai non più rinviabile una convocazione da parte del governo, che faccia chiarezza e ribadisca il rispetto degli impegni industriali e sociali che il ministro Di Maio ha pubblicamente assunto nelle prime tre riunioni al Mise…”.

25 aprile 2019 – Si rincorrono anche voci su un possibile nuovo socio industriale per Alitalia: si tratta di Riccardo Toto, figlio di Carlo Toto, il presidente di Air One. Potrebbe assicurare la parte mancante del capitale (si parla di 250 milioni) ma chiaramente, visto che oltre all’impegno finanziario molto relativo di Delta (100 o al massimo 150 milioni) è l’unico soggetto industriale con esperienza e conoscenza del trasporto aereo, vorrebbe chiaramente un ruolo importante nella gestione della nuova azienda e soprattutto dire la propria sul piano industriale. Sembra che Riccardo Toto chiederebbe però un po’ di tempo per preparare l’offerta.

29 aprile 2019 – Ferrovie chiede una nuova proroga per la presentazione delle offerte vincolanti per Alitalia.

30 aprile 2019 – USB annuncia lo sciopero. “Era nell’aria ed è andata così. Il termine per la presentazione della cordata che dovrà acquisire Alitalia evidentemente slitterà ancora. Nella giornata odierna non sono arrivati annunci di soluzioni e quindi siamo ancora davanti all’ennesima proroga che porterà l’Unione Sindacale di Base a dichiarare lo sciopero di 24 ore dei lavoratori del Gruppo Alitalia, il 21 maggio…”.

3 maggio 2019 – Il governo approva la proroga dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti al 15 giugno. La confusione è tanta e mentre continua il tira e molla con Atlantia, si ricomincia a parlare anche di Lufthansa.

15 maggio 2019 – A seguito della proroga del 15 giugno per la presentazione delle offerte per Alitalia, Anpac, Anpav, Anp e Assovolo spostano lo sciopero del personale navigante già indetto per il 21 maggio al 24 giugno. USB mantiene invece lo sciopero del 21 maggio per tutto il trasporto aereo che era inserito anche in una mobilitazione dell’intero comparto dei trasporti con scioperi per il 17 giugno per treni, bus, metro e traghetti.

21 maggio 2019 – Sciopero del trasporto aereo indetto da USB. Contemporaneamente si svolge lo sciopero indetto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L’Alitalia cancella oltre la metà dei voli.

22 maggio 2019 – Soddisfazione di USB per lo sciopero del 21 maggio. “… riuscita dello sciopero nazionale del trasporto aereo, nonostante un clima condizionato dalle imminenti elezioni europee, registrando una larga adesione in molte aziende del settore, a partire da Alitalia così come in diversi aeroporti italiani… Le motivazioni alla base di questo sciopero nazionale sono la riforma del trasporto aereo, l’applicazione di contratti nazionali validi ed esigibili per tutti gli operatori, la riforma del sistema di appalti negli aeroporti, insieme alla richiesta d’intervento pubblico nel settore anche attraverso la nazionalizzazione delle maggiori aziende. Lo sciopero di oggi, quindi, rappresenta un segnale forte e chiaro al governo da parte del mondo del lavoro del trasporto aereo, un segnale che non può essere disatteso… per l’imminente apertura del tavolo Alitalia e per sollecitare l’avvio del confronto sulla prevista riforma che tanti lavoratori attendono da anni. …”.

23 maggio 2019 – USB compie 9 anni! “… Il 23 maggio 2010 dall’unione di RdB e di Sdl nasceva l’Unione Sindacale di Base. Oggi, a nove anni da quella data, possiamo senz’altro dire che quella fu una scelta felice, che ha rafforzato l’ipotesi di un sindacato confederale, indipendente e conflittuale, con una precisa identità di classe, radicato nelle categorie pubbliche e private, in grado di relazionarsi con i cambiamenti intervenuti, a partire dalla riorganizzazione produttiva che ha portato ad una scomposizione e frantumazione del mondo del lavoro, con l’emersione di forme di lavoro nero non lontane dallo schiavismo…”.

26 maggio 2019 – I risultati delle elezioni europee sconvolgono gli equilibri determinati dalle ultime elezioni politiche. Primo partito è la Lega che ottiene il 34,3% dei voti, il PD è al 22,7 e il M5S crolla al 17,1%. Un terremoto che se pur non modifica le attuali maggioranze in parlamento, contribuisce in modo determinante alla caduta del 1° governo Conte che avverrà tra qualche mese.

27 maggio 2019 – Accordo tra Alitalia e Air Italy per l’effettuazione dei voli in continuità territoriale da Roma e Milano.

5 giugno 2019 – USB su Alitalia e sul Contratto nazionale del trasporto aereo. “… Due questioni pendono sulle ali di Alitalia: la prima è che a 10 giorni dalla scadenza per la presentazione dell’offerta vincolante per il futuro di Alitalia, tutto rimane nel mistero nel bel mezzo di una crisi della compagine governativa di cui ad oggi, non si capiscono gli esiti… E’ stata colpa del Governo? Delle Ferrovie? Di Delta? Oppure di Atlantia e di Toto? … Noi crediamo che la maggiore responsabilità sia del Governo per non averci ascoltato nell’avviare da subito la nazionalizzazione, vincolandosi invece alla ricerca di una soluzione ibrida stato/mercato, permettendo in questo modo ai chiamati in causa di prendere e di sprecare tempo prezioso… La seconda questione riguarda il Contratto di lavoro: ricalcare l’identico schema che ha comportato l’esclusione di organizzazioni e associazioni oggettivamente rappresentative, equivale a perseverare in un errore che è già costato molto caro ad Alitalia… un vero e proprio suicidio perché permette il ripetersi di meccanismi diabolici che sono alla base della frammentazione contrattuale dei vettori, con l’inevitabile conseguenza di attivare i meccanismi di autodeterminazione delle associazioni professionali nelle compagnie minori, che firmano contratti al ribasso perpetuando il dumping sul costo del lavoro…”.

12 giugno 2019 – Nonostante la dichiarata preferenza di Delta per una partecipazione di Atlantia alla partita Alitalia, nonostante le dichiarazioni di Salvini in favore della stessa proprietaria di Autostrade e Aeroporti di Roma, nonostante anche le ambigue posizioni del M5S su questo tema non escludano tale ipotesi, Atlantia si tira fuori dal progetto: “… Nessun fondamento quindi possono avere notizie circa presunti accordi, ancorché preliminari, per una eventuale partecipazione alla newco Alitalia… pur essendo molto attenta al futuro di Alitalia in considerazione della sua importanza per Aeroporti di Roma, attualmente Atlantia è già impegnata in Italia su numerosi e complessi fronti …”. Tattica o meno che sia, siamo ormai a tre giorni dalla scadenza e quindi è sicura una nuova proroga.

12 giugno 2019 – Arriva anche una manifestazione di interesse da parte di Lotito: siamo veramente alla farsa! Sembra fatta apposta per motivare formalmente una nuova proroga.

13 giugno 2019 – Carlo Calenda a Radio Capital su Alitalia: “… visto come stanno andando le cose, tornando indietro lascerei gli aerei a terra e la farei fallire …”. Anche in questa esternazione Calenda si dimostra veramente un grande “statista” ed un ancor più grande “esperto economico”.

14 giugno 2019 – Arriva la scontata decisione del governo di rinviare di un altro mese, fino al 15 luglio, la scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti per Alitalia.

23 giugno 2019 – Lo sciopero del 24 giugno indetto dagli autonomi per il personale navigante viene spostato al 26 luglio dopo la convocazione di Di Maio per il 3 luglio per tutti i sindacati.

29 giugno 2019 – Il Sole 24 ore riorta che esiste un altro interesse ad Alitalia espresso da German Efromovich, azionista di riferimento della colombiana Avianca.

1 luglio 2019 – Ritorna in campo Riccardo Toto e si dice anche che Delta, pur preferendo Atlantia, non sia contraria. I Toto metterebbero da subito 250 milioni per poi aumentare eventualmente l’offerta.

3 luglio 2019 – Incontro governo sindacati su Alitalia e Di Maio conferma che sono arrivate tre proposte da Toto, Lotito ed Efromovich.

9 luglio 2019 – Altro incontro governo sindacati che si è chiusa però con un nulla di fatto: confermato lo sciopero del 25 luglio.

10 luglio 2019 – La Repubblica riporta l’ipotesi della propensione del governo per una partecipazione di Toto insieme ad un rinnovato interesse di Atlantia.

10 luglio 2019 – USB, CUB e Air Crew Comitee organizzano un’ Assemblea pubblica su piano di rilancio e nazionalizzazione che si svolge nella sala consiliare del Comune di Fiumicino. “Ad Alitalia non serve un salvagente ma la nazionalizzazione!”. Tra gli altri partecipano anche il sindaco di Fiumicino Montino ed i professore Arrigo ed Intrieri.

11 luglio 2019 – Il CdA di Atlantia ci ripensa nuovamente e dà mandato all’amministratore Castellucci di approfondire “… il piano industriale relativo ad Alitalia, inclusa la compagine azionaria e il team manageriale, e gli opportuni e necessari interventi per un duraturo ed efficace rilancio della stessa…”.

12 luglio 2019 – Arrivano voci inquietanti rispetto al piano industriale che si sta ipotizzando e così commenta USB. “… A ridosso della scadenza del 15 luglio, il giorno in cui Atlantia rompe gli indugi e dichiara in modo formale il proprio interesse per il futuro di Alitalia, più testate giornalistiche confermano le indiscrezioni del piano industriale per la nuova azienda che sarebbe stato elaborato dal Gruppo FSI e Delta … la previsione è di forte ridimensionamento della flotta, 740 esuberi (Full Time Equivalent – che equivalgono a circa 1100 lavoratori) tra il personale di terra, che al momento nasconde altri 600 esuberi (sempre FTE) tra il personale di volo. Si registrano anche rilevanti interventi di tagli salariali e normativi. Ci chiediamo perché così tanto tempo per produrre un piano poverissimo che bastava copiare pedissequamente da uno qualunque di quelli fallimentari prodotti in 17 anni dai vari Mengozzi, Cimoli, Sabelli, Lupi, Hogan, Montezemolo, Cassano, Cramer Ball e Calenda. …”.

14 luglio 2019 – Il governo tenta di salvare la faccia mantenendo la data della proroga ferma al 15 luglio ma trasformandola da presentazione di proposte vincolanti a proposte che “potranno essere vincolanti” e spostando invece la scadenza ultima al 15 settembre. Così, senza impegni precisi e vincolanti, all’advisor Mediobanca arrivano le lettere di Atlantia, di Toto, di Efremovich e di Lotito. L’Alitalia a questo punto ha 430 milioni in cassa e può arrivare sicuramente a fine anno ma la situazione non è certo chiara e le previsioni sono altrettanto incerte.

15 luglio 2019 – Ferrovie decide di accogliere esclusivamente la proposta di Atlantia. Il CdA, “…valutate le conferme di interesse pervenute, ha individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’operazione Alitalia. Fs Italiane inizierà a lavorare quanto prima con i partners individuati per condividere un Piano industriale e gli altri elementi dell’eventuale offerta”. Essendo l’unico ulteriore socio, la partecipazione dovrebbe aggirarsi sul 35% con un investimento di 350 milioni di euro. Viene così meno il tentativo del M5S di diluire la partecipazione “scomoda” di Atlantia con la quale rimane in sospeso tutto il contenzioso su Autostrade. Allo stesso tempo, non trattandosi di una proposta vincolante, Atlantia potrà comunque rivedere il suo investimento su Alitalia in base agli equilibri che si determineranno per Autostrade: se non è un potenziale ricatto di che cos’altro si tratta?

23 luglio 2019 – Il ministro dei trasporti Toninelli con un’ordinanza riduce lo sciopero di Alitalia del 26 luglio indetto da USB e dagli autonomi da 24 a 4 ore. Lo sciopero viene allora spostato da tutti al 6 settembre.

8 agosto 2019 – Salvini, convinto probabilmente di andare immediatamente alle elezioni, apre la crisi di governo.

11 agosto 2019 – USB pessimista sulle ripercussioni su Alitalia derivanti dalla crisi di governo. “… È già accaduto nel 2008 che l’infinita crisi di Alitalia si incrociasse con una crisi di governo e la campagna elettorale per le politiche, con esiti disastrosi pagati a carissimo prezzo dai lavoratori dopo la fuga di Air France e l’avvento dei famigerati capitani coraggiosi voluti da Berlusconi. Oggi, nel rinnovarsi di una crisi politica nel bel mezzo di un’amministrazione straordinaria nonché a poche settimane dalla dead line per l’offerta da parte del consorzio che rileverà Alitalia, non c’è un singolo indizio che porti a pensare che accadrà qualcosa di diverso da quanto accaduto 11 anni fa. …”.

12 agosto 2019 – L’amministratore delegato delle Ferrovie Gianfranco Battisti rilascia una dichiarazione ottimistica al Corriere della Sera: “Il 15 settembre dovremo fare l’offerta. Siamo con la prima compagnia al mondo che è Delta, con Atlantia che è una delle maggiori al mondo nel suo settore, dobbiamo metterci impegno per non riuscire”. Ma i dubbi sul suo piano, costruito insieme a Delta e suggerito anche da Air France che pur non partecipando è però alleato di Delta e del tutto interessata al mercato italiano, sono sempre più evidenti e raccontano una storia già vista, quella dell’ennesimo ridimensionamento di Alitalia.

20 agosto 2019 – Dopo le prese di distanza della Lega è crisi di governo e il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte si dimette.

28 agosto 2019 – Salta l’incontro tra i commissari Alitalia ed i sindacati.

29 agosto 2019 – Salta l’incontro previsto negli USA tra Ferrovie, Atlantia e Delta e si complica l’intero processo di vendita. Delta vorrebbe sfruttare al massimo la posizione di vantaggio rispetto ad Alitalia e far pagare alla compagnia italiana una sorta di “tassa” sui biglietti venduti da Alitalia per il Nord America e per i transiti negli USA. Inoltre Alitalia sarebbe ammessa nel nuovo accordo per i voli Europa-USA denominato Blue SKY, ma soltanto con un ruolo secondario rispetto sia a Delta, sia ad Air France.

29 agosto 2019 – Conte riceve l’incarico di formare il nuovo governo dal Presidente Mattarella.

29 agosto 2019 – USB invia un dossier a Conte sullo stallo creatosi per Alitalia, tra crisi politica e nuova cassa integrazione e intanto prepara uno sciopero per settembre. “… Era prevedibile che l’evoluzione della crisi politica aperta da Salvini l’8 agosto scorso con il conferimento dell’incarico per un nuovo Governo Conte condizionasse il percorso per il futuro di Alitalia. In questa ottica leggiamo il rinvio senza riconvocazione a nuova data dell’incontro con i commissari straordinari di Alitalia previsto per mercoledì 28 agosto, così come allo stesso modo valutiamo il mancato incontro tra i componenti del consorzio ad opera di Delta Airlines… Il vero problema è che il tempo continua inesorabilmente a passare; mentre non è stato possibile sapere dai commissari l’esatto stato finanziario e di sostenibilità della compagnia, ecco che oggi viene aperto il sesto ciclo di cigs dal 2017… quello che a oggi rimane sul tavolo è il piano Delta, a quanto pare accettato supinamente dal gruppo FSI e dai suoi incredibili consulenti, che prevede la solita immangiabile minestra di ridimensionamento, esuberi e tagli salariali… Tutto questo avveniva mentre la stessa Delta utilizzava il tempo per negoziare la nuova joint venture atlantica escludendo incredibilmente Alitalia e procurando un potenziale danno enorme per il suo futuro della compagnia di cui dovrebbe garantire il rilancio. Troppe cose non tornano. Questa situazione è del tutto inaccettabile e su questi motivi riconvocheremo a settembre lo sciopero di 24 ore sospeso a luglio scorso…”.

30 agosto 2019 – Alitalia chiede altri sei mesi di cassa integrazione per 1.180 dipendenti dal 24 settembre al 23 marzo 2020.

4 settembre 2019 – Stefano Patuanelli, il nuovo ministro delle attività produttive, come Di Maio dichiara di voler essere l’ultimo ministro ad occuparsi di Alitalia… avanti un altro: il problema non è occuparsi di Alitalia ma risolvere il problema del trasporto aereo in Italia e al suo interno anche quello della compagnia italiana!

5 settembre 2019 – Conte, dopo aver sciolto la riserva, aver presentato la lista dei ministri al Presidente della Repubblica ed essere stato nominato, il 5 settembre giura insieme al resto del governo.

5 settembre 2019 – USB conferma lo sciopero di 24 ore di tutto il personale Alitalia per il 23 settembre ed ha inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al nuovo Ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli che hanno appena giurato davanti al Presidente Mattarella, una nota sulle condizioni indispensabili per il rilancio di Alitalia e la salvaguardia occupazionale: lo sviluppo della flotta di lungo raggio, l’accesso alle rotte transatlantiche, il mantenimento del perimetro aziendale, la reinternalizzazione delle attività a partire dalle manutenzioni e la “decimazione” degli appalti e delle consulenze.

10 settembre 2019 – Il secondo governo Conte, il cosiddetto governo giallo/rosso formato da M5S, PD, LEU e IV ottiene la fiducia con 343 voti favorevoli, 263 contrari e 3 astenuti il 9 settembre alla Camera ed al Senato il 10 settembre con 169 voti favorevoli, 133 contrari e 5 astenuti.

14 settembre 2019 – Le proroghe dei tempi di presentazione delle proposte vincolanti non si contano più: arriva ora il rinvio al 15 ottobre.

17 settembre 2019 – Vista la convocazione del nuovo ministro Patuanelli per il 18 settembre, USB sospende lo sciopero del 23 settembre.

17 settembre 2019 – Castellucci chiede un CdA ed anticipa le sue dimissioni dopo l’emergere di illeciti sui livelli di manutenzione di Autostrade SpA e la controllata Spea.

18 settembre 2019 – Incontro Patuanelli con i sindacati al ministero delle attività produttive. Il commento di USB – “ Alitalia, USB: al Mise incontro interlocutorio, servono un cambio di passo urgente e un piano B – L’incontro odierno convocato al Mise dal ministro Patuanelli per un’analisi della situazione di Alitalia è stato del tutto interlocutorio, nonostante si sia giunti alla sesta proroga e dopo mesi di attesa non si veda ancora una conclusione all’orizzonte. Conclusione che invece deve arrivare rapidamente perché non si ha notizia di quale sia la condizione reale della situazione di cassa della compagnia, essendo mancato per il momento un confronto diretto con i commissari straordinari. Per l’Unione Sindacale di Base la soluzione scelta dal governo, pubblico + privato, non si è mai svincolata dagli interessi di Delta. Già in passato l’azienda è stata gentilmente consegnata a chi l’ha saccheggiata al punto di ricondurla al fallimento. La notizia dell’uscita di Castellucci da Atlantia apre una fase di ulteriore incertezza sui tempi e sul piano industriale; per questo sarebbe necessaria la costruzione di un piano B che assicuri l’indispensabile sviluppo e zero esuberi. Impegni a cui il nuovo ministro deve porre mano senza alcun indugio. Il Mise e l’intero governo sono infatti i garanti dell’esercizio della compagnia e dovranno riprendere in mano la situazione. I commissari oggi hanno soltanto accennato a parametri quali lo stato complessivo dell’azienda, cassa, ricavi, costi, ma c’è bisogno di una fotografia puntuale del momento. Nel caso in cui si riscontrino riduzioni sostanziali dei livelli di cassa, l’azienda va messa in sicurezza. Maggiore è l’apporto di Delta, maggiori saranno le pretese di controllo e le limitazioni di crescita all’interno di Blue Skies, se non ci sarà un riequilibrio da parte pubblica nel board. Anche chi non crede nella nazionalizzazione non può non concordare che senza l’ingresso dello Stato nella società (garantendo anche la gestione) lo scenario potrebbe diventare molto cupo…”.

23 settembre 2019 – USB ha confermato il proprio no alla sesta proroga del regime di CIGS per il personale del Gruppo Alitalia.

25 settembre 2019 – Incontro a Roma tra Ed Bastian amministratore delegato di Delta, Gianfranco Battisti di Ferrovie e Giancarlo Guenzi direttore generale di Atlantia. Da notizie stampa sembrerebbe che si siano fatti passi in avanti ma il nodo centrale è l’impegno finanziario veramente scarso della cordata. Si tratta di meno di 1 miliardo suddiviso tra Atlantia e Ferrovie con 365 milioni e una quota del 36,5% ciascuna, Delta con 120 milioni e il 12%, il Ministero dell’economia con 150 milioni e il 15% del capitale. Una cifra complessiva del tutto insufficiente per rilanciare Alitalia.

27 settembre 2019 – Sciopero generale proclamato da USB in occasione di “Fridays for Future”, e partecipazione alle mobilitazioni che si terranno in ogni parte del Paese. “… È stata una partecipazione entusiasmante quella che ha attraversato quasi duecento città italiane, invase da manifestazioni moltitudinarie, animate in prevalenza di giovani ma anche da pezzi del mondo del lavoro che hanno utilizzato lo sciopero generale indetto dall’USB e da altre sigle del sindacalismo di base. I numeri ci dicono di una nuova sensibilità di massa, un nuovo senso comune, che si sta imponendo e che rappresenta una spina nel fianco per il sistema. Invertire la rotta di uno sviluppo non più sostenibile, infatti, è una contraddizione destinata a diventare sempre più lacerante per chi continua a mettere il profitto e il mercato al centro della vita umana. …”.

3 ottobre 2019 – A fronte della possibile revoca della concessione ad Autostrade, Atlantia rende esplicito il ricatto al governo su Alitalia: “… Il permanere di una situazione di incertezza in merito ad Autostrade per l’Italia o ancor più l’avvio di un provvedimento di caducazione, non ci consentirebbero, per senso di responsabilità riconducibile sia alle risorse finanziarie necessarie che alla tutela degli interessi dei nostri circa 40 mila azionisti italiani ed esteri, dei circa 31 mila dipendenti del gruppo e di tutti gli stakeholders, di impegnarsi in un’operazione onerosa di complessa gestione ed elevato rischio …”.

3 ottobre 2019 – Immediata la risposta di USB – “… Le notizie odierne della presa di posizione di Atlantia sull’impasse con Delta rispetto il futuro piano industriale della futura NewCo che dovrà rilevare Alitalia, fotografa una situazione allarmante ma tutt’altro che imprevedibile. Che Delta potesse giocare un ruolo a esclusiva tutela delle proprie attività piuttosto che concentrato sul rilancio della Compagnia era un rischio grave, come peraltro più volte denunciato da USB e non solo. Quello che è inconcepibile è che la denuncia dell’impasse sul Piano industriale avvenga solo molti mesi dopo la composizione del consorzio da parte dell’altra componente privata, Atlantia, probabilmente mossa a sua volta a tutela dei propri interessi privati.

Allora non possiamo che domandarci cosa stia facendo il Gruppo FSI, il quale si candida a partecipare al consorzio con una quota non inferiore del 35%, come individuato fin dal mese di dicembre 2018 quale capo-cordata della futura composizione azionaria della NewCo… Insieme alle ferrovie è coinvolto il governo che rischia di equiparare la sua partecipazione a quella di mero notaio di decisioni sbagliate prese altrove e a tutela di interessi diversi da quelli nazionali. Fin dal primo incontro dell’ottobre 2018 abbiamo chiesto di non ritrovarci all’ultimo miglio su un binario morto, con una proposta indecente e inappellabile e un’azienda in scarsità d’ossigeno… L’aver escluso fin dal primo passo un percorso di nazionalizzazione di Alitalia, rischia di trasformarsi in un grave errore che potrebbe essere pagato un’altra volta dai lavoratori e dalla collettività. USB ha riposizionato il proprio sciopero di 24 ore dei dipendenti del Gruppo Alitalia al 25 ottobre prossimo.”.

9 ottobre 2019 – Sciopero piloti e assistenti di volo indetto da Anpac, Anpav e Anp: 200 i voli cancellati.

9 ottobre 2019 – Lufthansa, rimasta in finestra ad osservare, si fa risentire su Alitalia ma con una lettera al governo e alle Ferrovie propone soltanto un accordo commerciale in sostituzione della partecipazione di Delta.

11 ottobre 2019 – La liquidità di Alitalia a fine settembre è scesa a 310 milioni. Atlantia sembra ritornare sui suoi passi e sostiene l’intervento di Lufthansa. Battisti delle Ferrovie sembra approvare tutto e il contrario di tutto. Come hanno fatto a dare in mano l’intera partita Alitalia a chi non capisce assolutamente nulla di trasporto aereo?

14 ottobre 2019 – Incontro Lufthansa e Ferrovie con la presenza di Atlantia.

15 ottobre 2019 – Ferrovie chiede una nuova proroga, forse due mesi, della scadenza già fissata per il 15 ottobre.

17 ottobre 2019 – I commissari stanno ancora valutando l’eventuale proroga ma la liquidità sta diminuendo di giorno in giorno. Approvato da Consiglio dei ministri il decreto fiscale “salvo intese” che stanzia un ulteriore prestito ponte per Alitalia di 350 milioni per la durata di sei mesi. Questo ulteriore prestito fa salire il debito verso lo stato a 1,250 miliardi più gli interessi.

17 ottobre 2019 – Il commento di USB: “ A due anni e mezzo dal commissariamento di Alitalia, superata la scadenza del 15 ottobre per la cessione aziendale, ci troviamo in una situazione caotica e sempre più preoccupante. È evidente che il piano preparato dagli strapagati consulenti di ferrovie per ingresso Delta sia stato un colossale bidone …”.

23 ottobre 2019 – La scadenza viene spostata al 21 novembre. Sembra ormai diventata una favola quella del rinvio costante e verrebbe da ridere se invece non nascondesse la tragica realtà di una politica, prima di centro-destra e ora di centro-sinistra che non vuol decidere e sta sperperando soldi pubblici senza alcun passo avanti nella soluzione del problema.

25 ottobre 2019 – Sciopero di 24 ore di Alitalia indetto da USB e di 4 ore Anpac, Anpav e ANP. “Nessuno ai piani alti di Alitalia si aspettava adesioni tanto massicce allo sciopero di 24 ore proclamato dall’USB… Altissime le percentuali di scioperanti tra il personale navigante, superiori alle aspettative quelle tra il personale di terra. Così, dopo aver cancellato ieri 240 voli, oggi la compagnia ha fatto un ricorso abnorme ai comandati in servizio, con quasi un centinaio di lavoratori che sono stati aggiunti ai circa 400 già comandati per la giornata di oggi. Segno che Alitalia ha sottovalutato lo sciopero proclamato da USB per dire basta a una situazione di immobilità totale sul futuro della compagnia, segnata solo da proroghe, dilazioni e prestiti pubblici a fondo perduto (è di oggi la notizia che il prestito di 350 milioni è stato aumentato a 400). Una sottovalutazione alla quale non sono estranee sigle sindacali che si sono spese per garantire l’operatività dei voli in nome di un seguito tra i lavoratori che evidentemente sta venendo a mancare. Non possiamo non sottolineare anche il grave tentativo di disinformazione operato tra i lavoratori facendo circolare la voce che l’agitazione di oggi riguardava esclusivamente il personale navigante e non quello di terra. Lo sciopero molto partecipato di oggi, i presidi affollati di Fiumicino e Malpensa, stanno a testimoniare che i lavoratori hanno il coraggio di lottare per difendere Alitalia e i posti di lavoro. Il coraggio che la politica non riesce a darsi…”.

31 ottobre 2019 – Lufthansa ci ripensa ed è pronta ad entrare anche nel captale di Alitalia con 150 milioni. La condizione però è che ci sia un accordo preventivo con il sindacato: chiaramente sui tagli all’occupazione (si parla di 2.800 esuberi) e sul ridimensionamento della flotta. Il prestito intanto sale da 350 a 400 milioni, portando il debito a 1,3 miliardi di euro.

6 novembre 2019 – Dalla già scarsa ipotesi di immissione di capitale di circa 1 miliardo sembra si stia passando ad una cifra ancora minore che si aggirerebbe tra gli 800 ed i 900 milioni. In audizione alla Camera il commissario Paleari ha reso noto che al 31 ottobre la liquidità è diminuita di altri 15 milioni rispetto ai 310 milioni in cassa al 30 settembre. Nel primo semestre i ricavi sono aumentati del 3% rispetto al 2018. Nel lungo raggio sono aumentati addirittura del 14,2%. Purtroppo però, sempre nel primo semestre, le perdite operative sono ammontate a 164 milioni contro i 124 dello stesso periodo 2018.

15 novembre 2019 – Repubblica anticipa alcune notizie sul Piano industriale FS-Delta e da come lo tratteggia in modo particolare sembra realmente autentico, oltre che osceno. “… Piano che Repubblica ha avuto modo di visionare. La compagnia Usa mette 100 milioni sul piatto ma non viene incontro alle richieste dei soci italiani (Fs e Atlantia) che hanno sollecitato una risposta esaustiva ai dubbi a proposito del network intercontinentale della Nuova Alitalia. Il primo tema riguarda la flotta: la quota attuale di 118 aerei (26 sul lungo raggio e 92 sul medio) non è più sostenibile. Il piano abbassa l’asticella a 102 velivoli dal prossimo anno (23 lungo e 79 medio), con una risalita a 109 nel 2023 (25 e 84). I ricavi dovrebbero passare da 3 miliardi e 106 milioni del 2020 ai 3 miliardi e 654 milioni di fine piano. Una previsione legata alla diminuzione del personale (di circa 2.800 unità) e dall’ennesima, e poco realistica, ottimizzazione di riposi e ferie estive di chi vola. Ad esempio, nel 2021 sono previsti 72 milioni di maggiori ricavi: un risultato che arriverà grazie ai tagli al personale, alla previsione di un calo del costo del carburante e non solo per gli investimenti previsti. Questione voli sul medio raggio. Una parte del network sarà allargato verso l’Est Europa: Zagabria, Spalato, Dubrovnik, Bucarest. Inoltre, sedici delle venti città europee più importanti verranno connesse a Linate. In Italia saranno potenziati i voli da e per Sicilia, Sardegna e Calabria mentre Pisa, Firenze e Napoli dal 2022 perderanno i collegamenti aerei verso l’hub principale di Roma, sostituiti dalle “Frecce” di Ferrovie. Il capitolo lungo raggio è quello su cui si sta giocando la sopravvivenza di Alitalia: qui il braccio di ferro con Delta — che non cede voli supplementari sugli Stati Uniti per non irritare l’alleato Air France-Klm di cui possiede il 10% — rischia di far saltare l’accordo. In particolare, si punta a rafforzare «i mercati strategici» come Sud Corea, Cina, Brasile e Messico mentre verranno ridotti o cancellati i collegamenti «non profittevoli », come nel caso di Delhi, Havana, Malè da Malpensa, Santiago del Cile e Johannesburg. Inoltre sono previsti nuovi voli per Shanghai, San Francisco (solo d’estate) e verso Washington per l’intero anno. E ancora, le “macchine” saranno utilizzate di più e meglio: si prevede un incremento del 20% delle ore di volo giornaliere per gli aerei di lungo raggio e del 3% per quelli sul medio…”.

19 novembre 2019 – A Fiumicino assemblea di tutto il personale Alitalia indetta da USB.

20 novembre 2019 – A 24 ore dalla scadenza del 21 novembre Atlantia chiede una “pausa di riflessione” e di fatto blocca l’intero processo in corso. La motivazione non è neanche del tutto errata e consiste nella debolezza del piano e dell’orientamento spostato tutto verso gli interessi di Delta: evidentemente però questa è soltanto una delle motivazioni e le vere ragioni sono da ricercarsi nel rapporto conflittuale con il governo sulla partita Autostrade.

22 novembre 2019 – La ministra dei trasporti Paola De Micheli senza alcun motivo riduce la durata dello sciopero del 25 novembre da 24 a 4 ore. Ritenendo ingiustificata e gravissima la sua ordinanza, USB decide di spostare lo sciopero, di 24 ore, al 13 dicembre.

23 novembre 2019 – Dopo la presa di posizione di Atlantia e i pesanti attacchi di Di Maio, il Presidente Conte sembra chiudere ai Benetton: “… non ha confermato la sua manifestazione d’interesse per Alitalia. Noi adesso dobbiamo prenderne atto …”. Si inizia ad ipotizzare un “Piano B” per Alitalia con il passaggio da una gestione commissariale mirata alla vendita, ad un diverso progetto che punterebbe alla ristrutturazione.

26 novembre 2019 – Il ministro Patuanelli è ancora più chiaro in un intervento al Senato e sembra liquidare l’attuale fase di vendita dell’Alitalia: “… Al momento un soluzione di mercato non c’è… Stiamo valutando diverse opzioni con attenzione… non è una proroga al consorzio che si stava costituendo, perché quella strada lì non c’è più… Alitalia ha una dimensione che il mercato ha difficoltà ad accettare…”.

1 dicembre 2019 – Il governo da il via libera al nuovo prestito di 400 milioni e decide che Alitalia Sai e Alitalia Cityliner saranno soggette ad una nuova gara per la cessione con scadenza 31 maggio 2020. I commissari hanno un mandato più ampio che comprende anche interventi di “riorganizzazione ed efficientamento” che favoriscano la cessione.

2 dicembre 2019 – Il governo modifica la struttura dell’amministrazione straordinaria. A casa i tre commissarie, si procede alla nomina di un commissario unico. Sarà Giuseppe Leogrande, avvocato e già commissario straordinario di Blue Panorama di cui poi è diventato Presidente.

3 dicembre 2019 – USB si chiede chi gestirà i 400 milioni del nuovo prestito visto che il decreto non impedisce che questi soldi pubblici “… possano essere utilizzati per impacchettare un’Alitalia alleggerita di migliaia di dipendenti e tagliata in 3 fette (aviation, handling e manutenzione) per regalarla a Lufthansa…”.

9 dicembre 2019 – Presidio sotto il palazzo del MISE (ministero dello sviluppo economico).

11 dicembre 2019 – Si aggrava la situazione in Air Italy e si arriva allo sciopero di 4 ore per il 13, quando è previsto il fermo di 24 ore in Alitalia indetto da USB e da Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

13 dicembre 2019 – Sciopero e più di 350 i voli cancellati: la maggioranza già dal 12 dicembre.

16 dicembre 2019 – Carsten Spohr, amministratore delegato di Lufthansa, in un incontro con i giornalisti è abbastanza chiaro sulle intenzioni della compagnia tedesca su Alitalia: “… Per avere un futuro di lungo termine Alitalia deve avere il giusto partner e la giusta ristrutturazione. Questa è la mia logica ed è ciò che ho detto ai “players” italiani quando li ho incontrati nelle ultime settimane. Ed è altrettanto importante avere un futuro comune per le due compagnie…”. Quindi vogliamo Alitalia e la vogliamo dopo che sia ristrutturata, che per loro vuol dire essenzialmente ridimensionata.

17 dicembre 2019 – Incontro al MISE con il ministro Patuanelli. Nonostante le rassicurazioni e le smentite sulle indiscrezioni giornalistiche e sull’esistenza di accordi precostituiti con Lufthansa e con altri acquirenti, permangono tutte le incertezze sul futuro di Alitalia e dell’occupazione.

18 dicembre 2019 – Nell’audizione presso la IX commissione trasporti della Camera dei Deputati sulla conversione in legge del decreto di rifinanziamento dell’Alitalia, USB ha espresso forti perplessità nei confronti del decreto.

31 dicembre 2019 – Alle ormai chiarissime prese di posizione di Lufthansa sulla questione Alitalia, Air France risponde con timide riaperture al vettore italiano. La verità che emerge in tutta la sua evidenza in questa fine del 2019 è quella che da sempre sosteniamo e che soltanto gli sciocchi e chi difende altri interessi non vede o non vuol vedere: l’interesse non è per Alitalia ma per gli oltre 180 milioni di passeggeri che rappresentano la cassaforte del trasporto aereo italiano. C’è chi lo vuole acquisire facendo fallire il vettore nazionale di riferimento, chi vuole comprarlo a due soldi e chi, come la politica italiana di ogni colore, non comprende o non vuol capire che si sta cedendo uno strumento economico importante non soltanto per l’azienda Alitalia e per chi ci lavora, ma per l’intero paese.

Il duemilaventi

7 gennaio 2020 – Audizione alla Camera di Joerg Eberhart, amministratore delegato di Air Dolomiti e soprattutto il responsabile del dossier Alitalia per Lufthansa: “Nonostante gli incontri positivi avuti finora con Fs e Atlantia non abbiamo finora trovato un piano comune che consenta a Lufthansa di proporre un investimento… Dal nostro punto di vista per un rilancio di Alitalia è più vantaggiosa una forte partnership che un investimento una tantum…”.

8 gennaio 2020 – Il commissario Giuseppe Leogrande sceglie il direttore generale che lo aiuterà nella gestione di Alitalia in amministrazione straordinaria. Sarà Giancarlo Zeni, con Leogrande ex amministratore delegato di Blue Panorama ma anche ex dirigente Alitalia sotto la guida di Giancarlo Cimoli.

8 gennaio 2020 – In audizione alla Camera l’amministratore delegato di FS Battisti dà la sua versione sull’interesse di Delta e Lufthansa su Alitalia. Delta, afferma Battisti, ha dato una sua disponibilità che va anche oltre i 100 milioni di capitale ma Atlantia, intervenuta anch’essa con un documento inviato al Parlamento ritiene insufficiente il piano predisposto da Delta. Battisti dichiara inoltre “… Lufthansa non ha mai risposto formalmente a nessuna iniziativa che avevamo richiesto… A un certo punto delle contrattazioni Atlantia, ritenendo che Delta non fornisse un contributo sufficientemente forte, ha proposto di riprendere i contatti con Lufthansa …”.

13 gennaio 2020 – Giornata di scioperi in tutto il trasporto aereo ma la ministra De Micheli ha ridotto l’astensione dal lavoro a 4 ore.

24 gennaio 2020 – Si registra probabilmente il primo caso riconosciuto allora come una malattia per la quale non si riscontrava alcun legame epidemiologico con altri tipi di malattie. Il paziente era malato e mostrava i sintomi di una polmonite anomala dal 1 dicembre 2019: viveva a Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.

29 gennaio 2020 – Il Senato approva il decreto legge sul nuovo prestito di 400 milioni ad Alitalia: durerà 6 mesi.

30 gennaio 2020 – A Roma i primi due casi positivi al virus SARS-CoV-2,

31 gennaio 2020 – Alcuni paesi, tra i quali l’Italia, hanno bloccato i voli dalla Cina.

3 febbraio 2020 – USB dichiara 24 ore di sciopero in AirItaly. “… Ormai nessuno, neanche i più ottusi tra i fautori dell’accordo del 2016 – respinto da USB – può negare gli effetti nefasti di quel patto. Come negli anni che lo hanno preceduto e nei seguenti, questo sindacato, assieme a Cobas e AP, ha instancabilmente denunciato quella che era una operazione di facciata, utile solo a far fuori centinaia di lavoratori e a ridurre la flotta ad un numero ridicolo di aerei, senza che vi fosse un reale impegno per lo sviluppo, almeno scritto nero su bianco…”.

11 febbraio 2020 – L’assemblea dei soci di AirItaly, l’Aga Khan e Qatar Airways, ha deciso di liquidare l’azienda. Salvi i creditori: meno certi del proprio futuro sono invece i lavoratori. La ministra De Micheli: “Atto gravissimo… Non è accettabile la decisione di liquidare un’azienda di tali dimensioni senza informare prima il governo e senza valutare seriamente eventuali alternative“. Ma lo hanno fatto e questo dimostra la scarsa credibilità dello stato italiano, a prescindere dai colori politici dei vari governi che si sono succeduti alla guida del nostro paese, tra gli imprenditori italiani e stranieri che sanno di poter fare il bello e il cattivo tempo senza dover rendere conto a nessuno del proprio operato.

11 febbraio 2020 – USB commenta immediatamente – “… Liquidazione Air Italy, una follia che un Paese normale non può tollerare: governo e istituzioni intervengano subito! – Dopo ore concitate di indiscrezioni è arrivata nel pomeriggio di martedì 11 febbraio la lettera con la quale il Presidente di Air Italy Roberto Spada informa della decisione dei due azionisti, il fondo AKFED e Qatar Airways di porre in liquidazione “in bonis” la compagnia aerea procedendo al fermo operativo dei voli con riprotezione dei passeggeri fino al 25 febbraio prossimo…”.

11 febbraio 2020 – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) decide di chiamare la nuova malattia Covid-19, acronimo di “Corona Virus Disease 2019”.

12 febbraio 2020 – Ancora inchieste sulla gestione di Alitalia degli ultimi anni. Notizia Ansa – “ Rischiano il giudizio in 21 tra vertici, ex componenti del cda, commissari e consulenti che si sono susseguiti negli anni nell’amministrazione di Alitalia. La Procura di Civitavecchia ha chiuso le indagini sulla gestione della compagnia di bandiera notificando il 415 bis agli indagati. Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Tra gli indagati figurano anche l’attuale ad di Unicredit Jean Pierre Mustier, la vice presidente di Confindustria Antonella Mansi e l’ex commissario di Alitalia e liquidatore di Air Italy, Enrico Laghi. Nel procedimento – oltre ai nomi già conosciuti di Montezemolo, Ball Cramer e Hogan – risulta indagata anche la società Alitalia Sai per responsabilità amministrativa degli enti. A condurre le indagini, il Nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma.”.

13 febbraio 2020 – USB denuncia “Bancarotta fraudolenta per Alitalia, liquidazione per AirItaly: no alla distruzione del trasporto aereo italiano – Le prove alle origini del disastro del trasporto aereo italiano sono una volta di più sotto gli occhi di tutti: il Tribunale di Civitavecchia ha chiuso le indagini per 21 ex dirigenti di Alitalia Sai e presto ci saranno le richieste di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza. La compagnia fu affidata incautamente alle cure di un socio privato, Etihad, il cui ingresso nell’assetto societario fu accolto come benefico e necessario dal governo Renzi. Finisce sotto inchiesta anche Enrico Laghi giusto ieri nominato liquidatore di AirItaly, mentre si drammatizza la vertenza per l’azienda sarda…”.

21 febbraio 2020 – Dopo i primi casi singoli individuati nei giorni scorsi, si registra il primo focolaio Covid 19 a Cologno: l’epidemia avanza ormai anche in Italia e in questa fase soprattutto in Italia nel continente europeo.

22 febbraio 2020 – Primi morti per Covid 19 in Italia.

24 febbraio 2020 – USB, come tutte le altre sigle sindacali, sospende lo sciopero del 25 febbraio a causa dell’emergenza sanitaria. Contestualmente USB, oltre a ribadire a richiesta di un “tavolo di crisi”, denuncia e “… segnala incomprensibili ritardi nel predisporre tutti i necessari dispositivi a tutela della salute dei lavoratori esposti in un settore nevralgico da parte delle controparti datoriali, nonostante i nostri ripetuti solleciti inviati al governo, alle istituzioni coinvolte e a tutte le associazioni del settore…”.

27 febbraio 2020 – A causa dell’aggravarsi della crisi sanitaria l’Alitalia ha chiesto una proroga della cassa integrazione sino al 31 ottobre, aumentando anche il numero dei lavoratori interessati a 3.960.

27 febbraio 2020 – USB, visto l’aggravamento della crisi già presente in Alitalia e AirItaly, determinato dall’emergenza sanitaria, chiede al governo di fermare il bando di gara per Alitalia, bando che prevederebbe tra l’altro anche la possibilità di vendere a pezzi la compagnia aerea.

2 marzo 2020 – L’Italia è tra i paesi più colpiti dal Covid 19. Bloccati da molti paesi i voli da e per l’Italia ed altri stati. Alitalia ferma 100 voli a settimana, ma è solo l’inizio.

2 marzo 2020 – USB sul coronavirus che sta iniziando a colpire duramente ed affondare anche il trasporto aereo insieme a vasti settori produttivi: “Requisire le strutture private per far fronte all’emergenza; serve ricostruire il servizio sanitario nazionale. In una settimana sono esplose tutte le contraddizioni in seno alla sanità così come è stata organizzata e gestita nel nostro Paese negli ultimi vent’anni. I cardini sui quali si poggia l’attuale servizio sanitario, che impropriamente ancora definiamo “nazionale”, sono aziendalizzazione, regionalizzazione, privatizzazione e hanno prodotto carenza di personale, precarizzazione, chiusura di ospedali con conseguente mancanza di posti letto, e tagli di risorse che fonti autorevoli misurano in 37 miliardi…”.

5 marzo 2019 – Nuovo bando dell’amministrazione straordinaria per la vendita di Alitalia. Questa volta la gara permetterebbe l’acquisto di singoli asset dell’azienda ed i tempi sono strettissimi: due settimane. Una sorta di spezzatino che distruggerebbe la compagnia e regalerebbe il trasporto aereo italiano ad Air France o Lufthansa. Partire poi con un’iniziativa del genere in questa situazione di crisi sanitaria, rende ancor più preoccupante e disarmante la scelta del governo.

5 marzo 2019 – USB reagisce immediatamente. “Il bando di svendita, la scelta peggiore nel momento peggiore. Fermatevi! – Giovedì 5 marzo è stato pubblicato il bando di vendita di Alitalia scritto dall’advisor Rothschild per conto del commissario straordinario Leogrande. A una prima lettura, l’avviso appare la copia non originale e forse peggiorativa del bando Gubitosi del 2017, con la previsione di separare i rami d’azienda anche in più lotti: Aviation Handling e Manutenzioni. Nulla che non si vociferasse da qualche tempo ma che mai avremmo immaginato di dover vedere, a maggior ragione in un momento come quello che vivono oggi l’economia italiana e mondiale… USB aveva chiesto con forza a Leogrande e al governo di far slittare l’annuncio al mercato e di aprire un tavolo di crisi generale considerata l’emergenza coronavirus che sta attraversando l’intero settore del turismo e dei trasporti in Italia. La domanda era tesa a evitare la vendita di un’azienda in enorme difficoltà, con valore economico oramai irrisorio. Invece testardamente si conferma la strada della chiusura della procedura commissariale anche in un momento delicatissimo… Il governo non solo non ha risposto sull’emergenza generale, ma sta evidentemente avallando la valutazione improvvida di Leogrande, per quella che a USB sembra la scelta peggiore nel momento peggiore, accollandosi così una maggiore responsabilità nella gestione della crisi. I tempi per cambiare strada oramai sono strettissimi…”.

9 marzo 2020 – Aumentano i contagi ed i morti. Si riducono sempre più i voli di Alitalia che decide lo stop totale dei voli da Malpensa. L’Italia è quasi completamente isolata dal punto di vista del trasporto aereo.

11 marzo 2020 – L’OMS dichiara che l’epidemia di Covid19 è ormai una pandemia, cioè una malattia che si diffonde in modo esteso in tutto il globo: scattano misure ancora più restrittive in tutti i paesi. In Italia è quasi blocco totale.

14 marzo 2020 – Pochi gli aeroporti ancora parzialmente aperti in Italia. Obbligo di mascherina a bordo per i pochissimi passeggeri presenti. Più di 5000 i dipendenti delle compagnie aeree che operano in Italia che sono già in cassa integrazione e non sono soltanto Alitalia.

15 marzo 2020 – Alitalia viene utilizzata e continuerà ad essere disponibile per raccogliere e riportare in Italia tutti i nostri cittadini che per vari motivi si trovano all’estero e vogliono ritornare nel Paese.

16 marzo 2020 – Il governo prende atto che la crisi Covi 19 sta aggravando ancor di più la situazione di Alitalia e rende chiaramente inutile il bando di gara di Leogrande del 2 marzo. Nel decreto “Cura Italia” inserisce quindi anche dei provvedimenti che capovolgono le soluzioni per Alitalia. Non più la vendita ma un provvedimento che oltre a prevedere aiuti per tutte le compagnie aeree italiane, disegna un percorso di nazionalizzazione di Alitalia attraverso la costituzione di un nuovo vettore tutto di proprietà pubblica.

18 marzo 2020 – USB ritiene soltanto un primo passo il provvedimento del governo che contiene la newco pubblica – “… Dopo aver reclamato la nazionalizzazione di Alitalia come fatto strategico per il trasporto aereo fin dal commissariamento del 2017, USB oggi prende atto positivamente del riferimento contenuto nel decreto “Cura Italia” per la costituzione di una newco pubblica nella quale trasferire i compendi aziendali del Gruppo Alitalia Sai in AS inclusa Cityliner. Un atto a nostro avviso dovuto in un momento del genere, indispensabile alla luce dell’evidente fallimento delle privatizzazioni tentate fin dal 2008, in cui possiamo vedere uno sforzo da parte del governo. Questa decisione avviene in ritardo, dopo aver sprecato tempo e risorse preziose e in un contesto di crisi drammatica e senza precedenti di tutto il trasporto aereo mondiale, proprio in un momento in cui Alitalia sta dimostrando a tutto il Paese l’importanza del servizio pubblico mentre altri vettori sono scappati a gambe levate. La lettura del testo del decreto lascia aperti i dubbi e le preoccupazioni rispetto le modalità e gli strumenti che saranno utilizzati per gestire il travaso del personale, degli aerei e degli altri compendi dalle attuali aziende alla nuova compagnia pubblica, a partire dalla chiusura del bando di vendita che sarebbe dovuto scadere oggi. Così come le risorse definite, tra l’altro destinate anche ad altre realtà dell’intero comparto, sono insufficienti a garantire un futuro industriale… sarebbe un altro errore enorme se questa operazione fosse pensata per “passare la nottata”: sarebbe solo un altro spreco di soldi… Il primario obiettivo è il trasferimento e la salvaguardia di tutta l’occupazione, senza dimenticare quei lavoratori già vittime delle crisi industriali a partire da AirItaly ai quali va data una prospettiva concreta. Prospettiva che deve essere data a tutti i lavoratori del trasporto aereo in forte difficoltà in questo momento…”.

18 marzo 2020 – Anche se il nuovo decreto mette in discussione il bando per la vendita di Alitalia, al Commissario straordinario arrivano ugualmente le proposte previste dalla procedura che avevano come scadenza proprio il 18 marzo. Sarebbero otto le offerte presentate per vari settori o attività specifiche, tra i quali per la parte volo Germán Efromovich attraverso la sua Synergy Group, Almaviva, Us Aerospace Partners, per l’handling Swissport e per le manutenzioni Atitech. Nessuna offerta delle grandi compagnie, anch’esse ormai in piena crisi per l’emergenza sanitaria.

23 marzo 2020 – Primo incontro su Alitalia tra i sindacati e il governo dopo il decreto “Cura Italia”: alla riunione in videoconferenza sono presenti il ministro Patuanelli, le ministre De Micheli e Catalfo. USB commenta a caldo. “… Il Mise ha annunciato la costituzione di una nuova società per Alitalia acquisita dal Mef come previsto dal decreto. La newco sarebbe inizialmente prevista con un perimetro molto ridotto di macchine e addetti necessario per la fase di emergenza, per essere pronti subito a cogliere le opportunità del mercato non appena questo si riprenderà. Un aspetto che ci ha portato a esprimere preoccupazioni e a sospendere il giudizio su tutto il progetto. La ministra De Micheli ha evidenziato gli aspetti più tecnici riguardo le autorizzazioni in Europa per ridefinire le regole essenziali al corretto sviluppo della compagnia, mentre l’intervento del commissario Leogrande ha fatto intendere che la nuova società sarà costituita nei tempi più rapidi possibili. L’incontro proseguirà in una nuova convocazione lunedì 30 marzo prossimo… La nazionalizzazione è stata da sempre la proposta di USB come l’unica vera soluzione per la crisi Alitalia, sicuramente un atto dovuto in un contesto di crollo del 90% del mercato per effetto dell’emergenza coronavirus. Tuttavia restano aperte molte domande e molti dubbi su come sarà portata avanti la trasformazione della vecchia società, da anni penalizzata da mala gestione e da un sistema di regole palesemente iniquo, in un progetto industriale forte capace di guadagnare traffico. Ad oggi, però, per quanto riguarda Alitalia è ancora è tutta da definire: assetto societario, occupazione, trattamenti, prospettive. C’è da chiarire anche se le offerte pervenute da privati entro la scadenza del bando saranno considerate per un passaggio successivo di eventuale vendita a terzi. Inoltre, c’è da realizzare il progetto, e verificare se ce ne sarà la volontà, per una compagnia globale con un piano industriale, alleanze e integrazione con la filiera del trasporto aereo. Per USB è essenziale definire nei dettagli ogni passaggio dalla vecchia alla nuova società che dovrà ricomprendere tutti gli attuali addetti insieme agli asset, dando una prospettiva anche ai lavoratori di AirItaly. Di fatto, l’attuale situazione di difficoltà generale di tutto il trasporto aereo in tutta Europa può essere l’occasione per mettere in atto interventi opportuni in ambito europeo che intervengano per la tutela delle compagnie nazionali e per evitare i clamorosi dumping di regole e di contratti che finora hanno condizionato il mercato dell’intero continente…”.

26 marzo 2020 – Altri 2.900 dipendenti del Gruppo Alitalia si aggiungono ai 3.960 già in cassa integrazione sino al 31 ottobre.

3 aprile 2020 – A fronte della gravissima crisi che sta coinvolgendo l’economia mondiale e con essa le compagnie aeree, anche l’Unione europea sembra meno rigida rispetto all’intervento degli stati. Margrethe Vestager, la vicepresidente della Commissione ha affermato che “…in situazioni come queste può darsi che uno Stato compri le azioni di una compagnia… se verrà fatta sul mercato, a prezzi di mercato non sarà un problema, visto che in questo momento i prezzi sono bassi…”. Il riferimento è anche ad Alitalia: si tratta di un’apertura ma sempre legata alle arcinote “condizioni di mercato”.

14 aprile 2020 – USB denuncia la mancanza di altri incontri con il governo ed il confronto che invece sembra esserci stato soltanto con Cgil, Cisl, Uil e Ugl l’8 ottobre. USB ritiene invece indispensabile entrare immediatamente nel merito delle questioni più importanti: dimensioni, occupazione, perimetro della futura azienda, continuità del personale nel passaggio da Alitalia in amministrazione straordinaria alla nuova compagnia.

23 aprile 2020 – Audizione in parlamento del ministro Patuanelli. Smentisce le voci che vedrebbero una flotta iniziale della nuova Alitalia di poche decine di aerei, parla di un numero superiore ai 90 aerei e assicura che la nascita della nuova azienda dovrebbe avvenire entro la metà di giugno. I 400 milioni di prestito sono quindi sufficienti ad arrivare a quella data. Massima la tutela del personale ma, afferma: “…Credo che parlare di esuberi zero sia molto difficile …”.

24 aprile 2020 – L’USB commenta le dichiarazioni di Patuanelli del giorno precedente in modo attento e pur non esprimendo una valutazione negativa, ritiene che il dovuto approfondimento e chiarimento su tutti i passaggi non sia più rinviabile. Chiede quindi che al più presto il governo convochi le organizzazioni sindacali.

27 aprile 2020 – I dati relativi al trasporto aereo mondiale ci consegnano uno scenario apocalittico con riduzioni del traffico che nei vari stati vanno dal 50% ad oltre il 90%. L’Italia nella settimana considerata che va dal 13 al 20 aprile ha fatto registrare una riduzione dell’81,2%, paradossalmente meglio di gran parte degli altri stati europei. Questa differenza è però dovuta principalmente all’attività di Alitalia e Neos che hanno riportato in Italia tanti connazionali che si trovavano all’estero.

5 maggio 2020 – Sospeso anche il volo Alitalia per New York.

7 maggio 2020 – La cifra che lo stato tedesco dovrebbe investire in aiuti per la Lufthansa raggiungerebbe i 7 miliardi. Il ministro Patuanelli in un “question time” al Senato ha affermato che la capitalizzazione della nuova Alitalia non potrà essere inferiore ai 3 miliardi di euro e che per il governo si dovrà trattare di un rilancio e non di un salvataggio.

12 maggio 2020 – Leogrande e Zeni in audizione al Senato snocciolano alcuni dati ed ipotesi rispetto alla nuova azienda, anche se in effetti loro si occupano della sola Alitalia in amministrazione straordinaria. Confermano le voci e le dichiarazioni di Patuanelli ed i 3 miliardi di capitalizzazione della nuova azienda. Quel che invece è certa e certificata è la perdita del 2019 che ha raggiunto i 500 milioni di euro. Non era chiaramente la loro gestione ma quella dei tre precedenti commissari ma quel che risulta assurdo ed evidente è che l’aver perso tutto questo tempo dal 2017 ha prodotto un danno enorme ad Alitalia ed alle casse pubbliche.

19 maggio 2020 – Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Decreto Rilancio (DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34 ) che contiene anche i provvedimenti per il Trasporto Aereo. “Art. 202 – Trasporto aereo – … 3. Per l’esercizio dell’attività d’impresa nel settore del trasporto aereo di persone e merci, è autorizzata la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta. L’efficacia della presente disposizione è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea. 4. Ai fini della costituzione della società di cui al comma 3, con decreto … che rappresenta l’atto costitutivo della società, è definito l’oggetto sociale, il capitale sociale iniziale e ogni altro elemento necessario per la costituzione e il funzionamento della società… Il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato a partecipare al capitale sociale e a rafforzare la dotazione patrimoniale della società di cui al presente comma con un apporto complessivo di 3.000 milioni di euro, da sottoscrivere nell’anno 2020 e versare anche in più fasi e per successivi aumenti di capitale o della dotazione patrimoniale, anche tramite società a prevalente partecipazione pubblica. 4-bis. La società di cui al comma 3 redige senza indugio un piano industriale di sviluppo e ampliamento dell’offerta, che include strategie strutturali di prodotto. La società può costituire una o più società controllate o partecipate per la gestione dei singoli rami di attività e per lo sviluppo di sinergie e alleanze con altri soggetti pubblici e privati, nazionali ed esteri. La società è altresì autorizzata ad acquistare e prendere in affitto, anche a trattativa diretta, rami d’azienda di imprese titolari di licenza di trasporto aereo rilasciata dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, anche in amministrazione straordinaria. 4-ter. Ai fini della prestazione di servizi pubblici essenziali di rilevanza sociale, e nell’ottica della continuità territoriale, la società di cui al comma 3, ovvero le società dalla stessa controllate o partecipate, stipula, nel limite delle risorse disponibili, apposito contratto di servizio con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e con il Ministero dello sviluppo economico, e con gli Enti pubblici territorialmente competenti, anche subentrando nei contratti già stipulati per le medesime finalità dalle imprese di cui all’ultimo periodo del comma 4-bis… e) il comma 7 e’ sostituito dal seguente: “7. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 2 è istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico un fondo con una dotazione di 350 milioni di euro per l’anno 2020. Per l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 3 a 4-bis, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un fondo con una dotazione di 3.000 milioni di euro per l’anno 2020…”.

20 maggio 2020 – L’USB sulle decisioni del governo. “… La nazionalizzazione deve essere una grande opportunità che va colta per il tutto il settore, per il turismo e per l’intero Paese che sta uscendo dall’emergenza sanitaria. Il progetto industriale deve avere l’ambizione necessaria e deve utilizzare le risorse messe a disposizione per riportare la nuova Alitalia a dimensioni tali da poter svolgere quel ruolo di vettore nazionale che faccia gli interessi del Paese al pari di quanto accade nelle maggiori nazioni europee. Serve un forte sviluppo della flotta fino a oltre 150 aerei ed in particolare il raddoppio degli aerei di lungo raggio, il mantenimento dell’unicità aziendale con la reinternalizzazione delle lavorazioni, lo sviluppo di accordi e di partnership con altre aziende strategiche pubbliche o partecipate per raggiungere l’obiettivo di almeno il 25/30% del mercato. Il piano industriale va gestito da manager esperti del settore che non ripetano i gravissimi errori del passato: dal ridimensionamento generale alle alleanze sbagliate, passando per costi di appalti, leasing, acquisti ed esternalizzazioni fuori controllo e fuori mercato. Un progetto che non solo parta dalla salvaguardia di tutta l’attuale occupazione ma fornisca una prospettiva concreta per tutti i precari del Gruppo e per i lavoratori Airitaly ad oggi senza lavoro, arrivando a diventare un’opportunità per i tanti che rischiano di perdere il proprio impiego a causa della crisi. Alitalia può e deve rappresentare uno dei motori per la ripresa del Paese all’interno di un mercato che deve essere riformato iniziando dal ripristinare regole contrattuali, tariffarie e fiscali uguali per tutti gli operatori, aspetti su cui il decreto fornisce oggi un primo parziale segnale d’intervento sui livelli retributivi dei vettori… Nessuno si può permettere di sottovalutare o, peggio, di perdere questa grande opportunità per avviare un cambiamento del Paese che da troppi anni si trova avvitato in una crisi prodotta da privatizzazioni senza senso pagate da cittadini e lavoratori.“.

20 maggio 2020 – Molto più secco il giudizio del nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: “… no a 10, 100, 1000 Alitalia. Perché il reddito e il lavoro a milioni di italiani possono darlo solo le imprese e i mercati, gli investimenti e l’equilibrio della finanza pubblica …“. Della serie, i soldi dateli a noi imprenditori e fuori lo stato dall’economia.

22 maggio 2020 – In una diretta Facebook il ministro dell’economia Gualtieri difende la scelta del governo su Alitalia: “… vogliamo voltare pagina e creare una compagnia che abbia successo, che faccia utili e concorra a essere una infrastruttura strategica per un grande Paese a vocazione turistica. Crediamo sia possibile affidare a un management competente la gestione della compagnia che dovrà fare utili e sviluppare alleanze…”.

23 maggio 2020 – La società USAerospace dichiara di essere ancora interessata ad Alitalia e che è pronta ad un finanziamento di oltre 1,2 miliardi di euro.

1 giugno 2020 – Riprendono alcuni voli, ma si tratta soltanto di una minima parte di quelli cancellati in questi mesi e comunque i passeggeri sono pochi.

4 giugno 2020 – Dopo essere stati i fautori del libero mercato, oggi Ryanair e le altre compagnie low cost chiedono una modifica del decreto Rilancio e di non essere escluse dagli aiuti statali che il provvedimento del governo riserva ai vettori nazionali.

5 giugno 2020 – USB risponde alle “grida di dolore” delle low cost. “… oggi si accorgono di dover uniformare i trattamenti retributivi a quelli del contratto nazionale di settore, dopo anni di folle deregulation praticata nell’assoluta libertà di fare come pareva loro… sarebbe però inammissibile continuare a mantenere trattamenti diversi tra vettori, sia sotto il profilo dei contratti, sia per le sovvenzioni arbitrarie destinate a queste compagnie, che hanno creato molte disparità e danni. In Italia la latitanza di una politica nazionale e con la connivenza delle gestioni aeroportuali, le low fare hanno sviluppato dimensioni patologiche e coprono circa il 60% del mercato, diminuendo l’autonomia per gli interessi generali (come abbiamo visto nella pandemia), cosa inaudita in altre nazioni europee. Ciò è stato possibile non solo per l’efficienza ma anche per la pratica di un dumping generalizzato. Come accade ad esempio per i salari, per la disapplicazione dello Statuto dei Lavoratori, grazie al godimento di regimi fiscali e contributivi di assoluto favore come quello irlandese e all’utilizzo di fondi pubblici dai territori per centinaia di milioni di euro l’anno, attraverso il co-marketing. Sono quote elargite a piene mani dagli enti locali a caccia di passeggeri per alimentare traffico dei propri aeroporti, pratiche che ci sono da almeno 15 anni. La presenza anomala raggiunta dalle low cost e il fatto di avere tutte sede legale fuori del territorio italiano, permette loro di ricattare il nostro Paese. In particolare soffrono quei territori che si sono però stoltamente affidati e legati, mani e piedi, ai servizi di queste compagnie. Ora, al primo timido tentativo di interrompere il dumping scaricato sui lavoratori attraverso bassi livelli retributivi, quelle low cost minacciano addirittura di ricorrere in Europa. Peccato che in Francia dal 2009, ad esempio, esistano tutele ben più solide per gli interessi della compagnia di bandiera transalpina…”.

13 giugno 2020 – Presidio USB in occasione dell’apertura degli Stati Generali dell’Economia organizzati dal governo.

15 giugno 2020 – USB partecipa agli Stati Generali dell’Economia e presenta le sue proposte, a cominciare dalla necessità di istituire una nuova IRI per affrontare le crisi di industrie strategiche con una politica nazionale che preveda anche le nazionalizzazioni e l’intervento pubblico. I punti essenziali del dossier presentato da USB riguardano la riforma del Fisco con il ripristino di aliquote progressive e una patrimoniale progressiva oltre i 500.000 euro; l’aumento dei salari e delle pensioni; la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; un grande piano di assunzioni di giovani da impiegare nella salvaguardia del territorio e dell’ambiente; il reddito incondizionato per i disoccupati, per gli stagionali e gli intermittenti; la regolarizzazione vera dei migranti e il contrasto a caporalato e sfruttamento; la riforma degli ammortizzatori sociali; il rilancio della sanità pubblica; la centralizzazione del governo della sanità pubblica e la fine dei finanziamenti a quella privata; l’intervento strutturale nella scuola, il rilancio dell’edilizia scolastica, la riduzione degli alunni per classe, l’assunzione stabile di docenti e lo stop ai finanziamenti alla scuola privata; l’individuazione di stabili da riconvertire da adibire ad edilizia residenziale pubblica senza ulteriore consumo di suolo, la requisizione degli alloggi sfitti e il blocco degli sfratti; lo stop alle grandi opere.

17 giugno 2020 – Continua lo scontro tra M5S e PD sulle nomine della nuova compagnia aerea.

23 giugno 2020 – Il ministro Patuanelli e la sua collega dei trasporti De Micheli sono d’accordo sul fatto che tra la vecchia Alitalia e la nuova ci dovrà essere “discontinuità”. Un termine questo che può essere positivo o negativo asseconda del senso che gli si dà.

29 giugno 2020 – Nominato il vertice della nuova compagnia aerea. Francesco Caio sarà il Presidente e Fabio Lazzerini l’amministratore delegato. Caio lascia la presidenza di Saipem, carica che aveva dal 2018, dal 2014 al 2017 è stato amministratore delegato di Poste Italiane. Gli ultimi incarichi di Lazzerini sono stati quello di direttore generale di Emirates per l’Italia e dal settembre 2017 quello di direttore commerciale di Alitalia.

30 giugno 2020 – Cospicua la partecipazione di lavoratori al presidio organizzato da USB al ministero dei trasporti. Una delegazione di lavoratori Alitalia, AirItaly e delle gestioni aeroportuali di Fiumicino ha incontrato la vicecapo di gabinetto Di Matteo, alla quale sono state illustrate le preoccupazioni e le proposte per affrontare la crisi in atto.

5 luglio 2020 – Dopo le due procedure europee aperte sui prestiti da 900 e da 400 miliardi, la Commissione europea manda a dire al governo italiano che dovrà esserci una evidente “discontinuità aziendale” per non considerare i 3 miliardi di capitalizzazione della nuova compagnia come “aiuti di stato”.

21 luglio 2020 – La stampa riporta notizie delle dimensioni della nuova azienda che dovrebbe spiccare il volo entro l’anno. USB, preoccupata per le ipotesi sulle dimensioni e sul discorso alleanze che stanno emergendo, pubblica un comunicato. “… Non avevamo intenzione di commentare le numerose indiscrezioni pubblicate puntualmente sul futuro di Alitalia, ma quella uscita ieri è la prima che esplode dopo la nomina del duo Lazzerini/Caio e pare addirittura sia stata visionata dalla commissione europea. Un’ipotesi di flotta di 70 aerei, per di più essenzialmente di medio raggio, sembra uno scherzo di cattivo gusto anche e soprattutto alla luce dell’investimento di 3 miliardi pubblici. Una notizia appesantita dalle dichiarazioni del ministro Patuanelli che conferma il progetto di ridimensionamento, che tenta però di “rassicurare” i lavoratori aggiungendo che non ci saranno esuberi, come se la matematica fosse un’opinione. Infine emerge anche la previsione di mettere Alitalia, ridotta all’osso ma risanata finanziariamente, dentro il recinto di Lufthansa o Air France per subire un’altra mungitura per i prossimi due o tre anni, sino all’inevitabile nuova crisi determinata dalla mancanza di un vero progetto di rilancio…”. Chiaramente la preoccupazione più grande è non capire che cosa possa prevedere un piano industriale che ancora non si conosce, se cioè l’ipotesi dei 70 aerei, o ancora meno, sia quella dalla quale iniziare nuovamente l’attività o se invece quel numero rappresenta più o meno la consistenza della flotta a crisi terminata (si ipotizzano un centinaio di aerei), cosa questa che sarebbe la conferma di un nuovo pesante ridimensionamento.

1 agosto 2020 – Riprende leggermente il traffico aereo e Alitalia avvia una serie di voli nazionali ed internazionali, soprattutto da Roma e da Linate.

4 agosto 2020 – Dopo le assemblee del 22 e 23 Luglio, manifestazione e incontro con la ministra Catalfo di USB, AP e COBAS per la vertenza AirItaly.

5 agosto 2020 – Un brutto segnale arriva dalla ministra De Micheli che sulla situazione del trasporto aereo e su Alitalia, convoca soltanto Cgil, Cisl, Uil e Ugl, escludendo USB e gli altri sindacati rappresentativi e firmatari del contratto.

7 agosto 2020 – Il consiglio dei ministri approva il “Decreto Agosto”. Tra le altre misure la proroga per ulteriori 18 settimane del blocco dei licenziamenti, la concessione della cassa integrazione anche ai lavoratori di AirItaly e la costituzione della newco con un capitale sociale di 20 milioni, soggetta però al via libera della Commissione europea.

4 settembre 2020 – Nella vertenza AirItaly, USB, AP e COBAS hanno sottoscritto l’accordo sulla procedura di licenziamento collettivo e quello sulla cassa integrazione che consentono l’accesso a 10 mesi di cassa integrazione.

4 settembre 2020 – Mentre ancora non emerge un piano industriale per la nuova compagnia e le difficoltà dei meccanismi di costituzione si fanno sempre più difficili nel confronto con l’Unione europea, la Commissione di Bruxelles autorizza un rimborso ad Alitalia di poco meno di 200 milioni per le perdite dovute al Covid19, quindi molto meno dei 350 milioni messi in campo attraverso lo stanziamento del governo per le compagnie italiane. A fine anno si potrà però chiedere un nuovo rimborso per il secondo semestre dell’anno.

9 settembre 2020 – In audizione alla commissione trasporti della Camera la ministra De Micheli ha tra l’altro dichiarato che “… il Governo non intende immaginare una compagnia aerea che in un tempo illimitato continuerà ad essere di esclusiva proprietà dello Stato, ma riteniamo che una volta realizzata la fase iniziale del piano industriale, ci saranno le condizioni per poter accede sul mercato delle compagnie aeree alla possibilità di costruire alleanze, sinergie, oltre che eventuali compartecipazioni…”. USB con un comunicato esprime la propria delusione rispetto alle dichiarazioni della De Micheli perché il progetto non è ancora entrato nella fase esecutiva e non si è neanche provveduto alla formalizzazione degli incarichi del vertice aziendale. Ancor di più delusa e preoccupata USB si dichiara sul fatto che invece si è arrivati subito a parlare di una nazionalizzazione “a tempo”.

10 settembre 2020 – Caio e Lazzarini in audizione alla Camera danno informazioni molto scarse ai deputati e si ripromettono comunque di tornare entro 30 giorni con il piano industriale. Non danno per scontato che la nuova compagnia si chiami ancora Alitalia.

1 ottobre 2020 – Il tempo passa e del piano della nuova compagnia non c’è traccia: il vero problema che non emerge è costituito dall’ipotesi di procedura che non sarebbe condivisa dalla Commissione europea perché non assicurerebbe la famosa discontinuità aziendale. Leogrande è alla prese con la mancanza di liquidità e la richiesta della proroga per altra cassa integrazione. Intanto Alitalia abbandona del tutto l’aeroporto di Malpensa.

1 ottobre 2020 – Dopo la “pausa estiva” iniziano ad aumentare nuovamente i casi di contagio.

5 ottobre 2020 – La richiesta di cassa integrazione di Alitalia è sino al 23 settembre 2021 e riguarda 6828 lavoratori e lavoratrici del Gruppo Alitalia. Nello specifico sono 1024 piloti, 2.315 assistenti di volo e 3.283 dipendenti di terra per Alitalia e 99 piloti, 105 assistenti di volo e 2 dipendenti di terra per Cityliner.

7 ottobre 2020 – 260 i milioni di euro in cassa. Audizione in Parlamento di un preoccupato Leogrande: “…Mi permetto di sollecitare un intervento affinché il percorso di trasferimento alla newco si acceleri il più possibile e si compia in tempi brevi…”.

8 ottobre 2020 – La Commissione europea, in procinto di pronunciarsi sulle procedure in corso nei confronti di Alitalia, sollecita la costituzione della nuova compagnia nel rispetto delle regole comunitarie. Le due procedure sono quelle del 23 aprile 2018 relativa al prestito di 900 milioni concessi dallo stato nel 2017 e quella del 28 febbraio 2020 rispetto all’ulteriore prestito di 400 milioni del 2019.

9 ottobre 2020 – I ministri Gualtieri, De Micheli, Patuanelli e Catalfo hanno firmato il decreto di costituzione della nuova compagnia che si chiamerà ITA – Italia Trasporto Aereo. Nelle previsioni entro un mese il piano industriale e il decreto arriverà in Parlamento per l’approvazione definitiva, poi all’inizio del 2021 ITA avvierà l’attività di volo. Tutto questo, si intende, in base a quel che dirà la Commissione europea sul processo di trasferimento di attività dalla “vecchia” Alitalia che si trasformerebbe nella bad-company dove lasciare i debiti pregressi. Nel consiglio di amministrazione della nuova compagnia oltre a Caio e Lazzerini ci sono Alessandra Fratini (esperta di diritto comunitario), Lelio Fornabaio (commercialista), Simonetta Giordani (già nel CdA Autostrade), l’Frances Vyvyen Ousely (ex amministratore delegato di Easyjet Italia), Silvio Martuccelli (docente di diritto), Cristina Girelli (già in Alitalia ed in Air Italy) e Angelo Piazza (ex magistrato del Tar).

15 ottobre 2020 – USB scrive al governo. “… USB ha inviato una lettera ai ministri Gualtieri, De Micheli, Patuanelli e Catalfo, firmatari del decreto interministeriale di costituzione della nuova compagnia ITA, richiedendo l’avvio del confronto sulle linee guida del futuro piano industriale della società, che dovrebbe essere presentato entro l’8 novembre. Il decreto indica il mandato al nuovo CdA, al presidente Caio e all’AD Lazzerini di costruzione del piano industriale entro 30 giorni, assumendo i 4 punti individuati nel lavoro svolto dalle tre società consulenti scelte dal MEF: un piano industriale di 5 anni (2021-2025), la gradualità di crescita dovuta ai pesanti effetti legati al Covid-19, un assetto societario a gruppo, la nazionalizzazione adesso per aprire in futuro all’ingresso di altri investitori privati. Punti che sollevano più che di qualche preoccupazione soprattutto perché non è ancora chiaro quali saranno le dimensioni aziendali e la flotta a regime della nuova compagnia e abbiamo il timore di una riedizione di piani fallimentari già visti in passato. Riteniamo non ci sia tempo da perdere e bisogna da subito affrontare i temi più caldi sui quali più forti sono le preoccupazioni: – la vera discontinuità necessaria è quella netta con le gestioni e i piani industriali del passato puntando allo sviluppo; – l’occupazione intesa sia come garanzie per gli attuali dipendenti sia come ricollocazione per altri lavoratori del settore e stabilizzazione per i precari del gruppo Alitalia; – si devono reinternalizzare le lavorazioni cedute all’esterno, a partire dal settore manutentivo, all’interno di un’unica azienda e non in società separate di cui non si conosce ancora nulla…”.

15 ottobre 2020 – I casi di contagio aumentano in modo esponenziale in Italia e nel resto d’Europa: siamo ormai nella seconda ondata della pandemia.

6 novembre 2020 – L’USB ha indetto per il 17 novembre una giornata di mobilitazione nazionale del trasporto aereo e dell’indotto.

11 novembre 2020 – Arrestato l’ex amministratore delegato di Atlantia e Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, insieme ad altri dirigenti di Autostrade. Secondo i magistrati esisteva “… una politica imprenditoriale volta alla massimizzazione dei profitti mediante la riduzione e il ritardo delle spese per la manutenzione a scapito della sicurezza pubblica…”. A questo signore qualcuno voleva dare in mano anche le chiavi di Alitalia.

15 novembre 2020 – La seconda ondata della pandemia è arrivata ad un livello di contagi maggiore di quello della prima fase in marzo-aprile. Blocchi a vari livelli in tutto il territorio nazionale e nelle varie regioni. Mai le parole Rossa, Arancione e Gialla, riferite al livello di allarme nelle varie regioni, sono stati sulla bocca degli italiani come in questo periodo.

17 novembre 2020 – Giornata di mobilitazione dell’intero trasporto aero indetta da USB con tre appuntamenti a Roma e Olbia su due filoni principali di intervento. “1. Un piano di protezione dei lavoratori diretti e dell’indotto nell’emergenza che passa attraverso il blocco dei licenziamenti fino a fine crisi, la copertura di ammortizzatori sociali adeguato e la moratoria su appalti, trasferimenti e dumping contrattuale. 2. Un piano di riforme e di interventi pubblici mirato a creare subito le condizioni di rilancio e presidio del mercato sia sul versante degli investimenti, come sul vettore nazionale, su un polo manutentivo di eccellenza, sulla ripubblicizzazione degli aeroporti e di Enav e salvaguardia del ruolo pubblico di Enac, sia sul versante della riforma del trasporto aereo”.

20 novembre 2020 – Nell’inchiesta per il fallimento di Alitalia chiesta l’archiviazione di Roberto Colaninno, Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit, Enrico Laghi, Alessandro Cortesi e Antonella Mansi, mentre per altri 16 indagati sarebbe stato chiesto il rinvio a giudizio.

1 dicembre 2020 – Primo incontro con l’amministratore delegato di ITA, Fabio Lazzerini. Un incontro interlocutorio e di “presentazione”, anche se siamo ormai a fine 2020. I contenuti del piano saranno affrontati in un prossimo incontro e comunque entro la metà di gennaio 2021.

9 dicembre 2020 – In audizione alla commissione trasporti della Camera, Caio e Lazzarini illustrano alcune linee del Piano che sarà inviato in Parlamento il 21 dicembre. L’attività di ITA dovrebbe iniziare ad aprile e al più presto si avvierà il confronto con la Commissione europea. Sui contenuti è chiaro ormai che nella fase iniziale dell’attività ci sarà prevalenza di medio raggio. Linate sarà potenziata per il medio raggio mentre Fiumicino sarà l’unico aeroporto dove si concentreranno i pochi voli intercontinentali iniziali. Si stanno studiando i due dossier Delta e Lufthansa per le alleanze internazionali e l’intermodalità treno aereo.

18 dicembre 2020 – Come avviene spesso i piani industriali di Alitalia, che dovrebbero essere presentati in Parlamento visto che la proprietà è quella che poi decide, prima sfuggono irrimediabilmente verso la stampa. Una consuetudine che serve a sondare le reazioni sindacali e politiche e non certo un errore o una sottrazione di documenti riservati. Dalle notizie che trapelano si tratterebbe di un piano di 5 anni che prevede 52 aerei iniziali, quasi tutti di medio raggio e 5000 dipendenti per arrivare a regime, nel 2025, a un centinaio di aerei e 9500 lavoratori. Praticamente una compagnia più piccola di quella di un anno fa. Secco il commento di USB. “… Dalle anticipazioni dell’agenzia ANSA del piano industriale ITA, il numero delle macchine e quello dei dipendenti al 2025 in arco di piano appaiono del tutto insufficienti e mostrano un’azienda che rimane affetta da nanismo cronico. Un piano da respingere al mittente se fosse confermato in questi termini…”.

21 dicembre 2020 – Pesante e circostanziato il giudizio di USB che attende ancora la convocazione di ITA per l’illustrazione di un piano industriale che però è ormai noto a tutti. “… Alitalia ITA, USB: non è un piano industriale ma una nuova mattanza. Non ci siamo proprio!… A fronte di un investimento pubblico previsto di 3 miliardi si riuscirebbe a ottenere a regime, nel 2025 in un mercato ritornato quello pre-Covid, uno “splendido” risultato fatto di: – una compagnia con 20 aerei in meno di oggi, che si trova in amministrazione straordinaria; – duemila dipendenti in meno degli attuali; – un rapporto aerei/dipendenti identico all’attuale, sarà cioè una compagnia con identico assetto di flotta ma senza recupero di lavorazioni dall’esterno; – una previsione di aumento dei ricavi del 10% sempre in 5 anni, non si sa bene come se saremo con meno aerei, meno lavoratori, meno investimenti e meno lavorazioni; – un orizzonte di 5 anni per recuperare il 75% dell’attuale occupazione, dato semplicemente ingestibile per qualunque sindacato. Con 3 (tre) miliardi di investimento, un piano del genere equivale a un supermercato che pubblicizza un “prendi 2 e paghi 3”. Un conto è considerare l’emergenza senza precedenti creata dal Covid-19, con gli strumenti per garantire l’impresa e il lavoro fino alla ripresa del mercato, cosa che serve a tutti i lavoratori del settore e non solo ad Alitalia. Ben diverso è ipotizzare a regime un piano industriale sconfortante, deludente e incomprensibile: la riedizione di qualcosa che abbiamo già visto e che ha dimostrato di essere fallimentare. Oramai anche i sassi hanno capito che occorre fare esattamente il contrario di quanto visto negli ultimi 20 anni, ovvero robusti investimenti per rilanciare il trasporto aereo nazionale e per riprendersi le quote di mercato e le lavorazioni regalate a competitori di tutti i tipi e tutte le provenienze. Altrimenti sorge il dubbio che si stia creando l’ennesima compagnia sottodimensionata da svendere una volta per tutte a Delta oppure a Lufthansa. In tale contesto la ministra De Micheli non deve limitarsi a incontrare alcuni sindacati, escludendo quelli meno accomodanti e rappresentativi come USB che da anni lottano contro questi scempi. USB ha lottato per avere investimenti pubblici destinati a ricostruire un vettore nazionale degno di questo nome, con più aerei, che serva da volano per la riforma e il rilancio di tutto il trasporto aereo italiano, che dia risposte per l’occupazione ben oltre gli attuali lavoratori Alitalia, che rimetta insieme la filiera della manutenzione e di tutte le altre lavorazioni buttate al macero da 20 anni. Questi soldi servono per creare opportunità di ricchezza e occupazione per il settore e per tutto il Paese, che oggi più che mai ha bisogno di lavoro e di prospettive industriali. USB non ci sta a una nuova mattanza! Nelle prossime ore, lanceremo un calendario di iniziative per i primi giorni di gennaio a difesa del lavoro in Alitalia e nell’intero settore anche dentro la fase di discussione parlamentare che caratterizzerà il prossimo mese…”.

21 dicembre 2020 – Il piano ITA viene inviato al Parlamento italiano e all’Unione europea.

23 dicembre 2020 – Nel decreto “milleproroghe” approvato dal consiglio dei ministri è inserito anche lo spostamento di 6 mesi per la restituzione del prestito di 400 milioni dal 31 dicembre 2020 al 30 giugno 2021.

23 dicembre 2020 – Presentazione del Piano ai sindacati. USB conferma tutte le sue preoccupazioni e valutazioni. “Alitalia, dall’incontro con ITA la conferma di un piano industriale inadeguato. A gennaio assemblea davanti al Parlamento – L’incontro con Italia Trasporto Aereo (ITA) non ha dissipato le preoccupazioni e le perplessità che USB aveva già espresso sul piano industriale dopo la presentazione alla stampa del 19 dicembre scorso. Abbiamo potuto avere alcuni approfondimenti rispetto alcuni numeri del Piano, che a regime nel 2025 prevede una flotta di 110 aerei totale (di cui 26 di Lungo Raggio), più dei 95 apparsi sulla stampa, ma i dipendenti sono confermati essere 9500, come preannunciato, peggiorando persino il rapporto aerei/dipendenti. Siamo tuttora in attesa di una serie di ulteriori informazioni rispetto a dati nevralgici che non ci sono stati ancora forniti, mentre non sono state toccate le questioni relative a occupazione, salvaguardie e diritti dei lavoratori…”.

31 dicembre 2020 – Ritarda il pagamento degli stipendi dei dipendenti Alitalia che dovevano essere pagati il 27 dicembre. Si tratta di un segnale che il commissario straordinario invia al governo per sollecitare l’avvio della procedura di passaggio dell’attività ad ITA e l’erogazione di ulteriori rimborsi per l’emergenza sanitaria, in una situazione di cassa che comunque ormai non è più rosea.

Il duemilaventuno … l’inizio

8 gennaio 2021 – La Commissione europea invia una lettera con 100 domande, richieste e considerazioni ad ITA sul piano inviato il 21 dicembre 2020. Si tratta di fatto di una requisitoria contro la procedura scelta per il passaggio da Alitalia ad ITA e di tutta una serie di condizioni per accertare la “discontinuità” tra le due aziende.

12 gennaio 2021 – Incontro sindacati/Leogrande: il commissario ha nuovamente espresso forte preoccupazione per la mancanza di liquidità, paventando il pericolo della copertura per i prossimi stipendi. Si attende e si auspica l’arrivo dei 77 milioni di euro di “ristoro” compresi nel DL rilancio ed ancora non ricevuti.

12 gennaio 2021 – Il commento di USB sul nuovo incontro con ITA. “I lavoratori Alitalia tornano in piazza a Montecitorio: ITA somiglia agli incubi del passato, una compagnia piccola per un Paese piccolo – Nell’incontro di martedì 12 gennaio, il commissario Leogrande ha espresso la più viva preoccupazione per l’evolversi della situazione politica, che incide con ritardi e incertezze sull’erogazione dei ristori, dopo quelli legati alla partenza di ITA che sembra slittare di mese in mese. Leogrande ha inoltre informato le organizzazioni sindacali di aver predisposto un piano di “razionamento dell’acqua” per quella che appare una “traversata nel deserto”, data la riduzione senza precedenti del traffico dovuta al Covid-19. Tutto questo fa salire una grande rabbia: sono scenari già vissuti in passato, che hanno trascinato migliaia di lavoratori Alitalia in una crisi senza fine e hanno ridotto il trasporto aereo italiano a un Far West… Abbiamo già vissuto nel 2008 la drammatica esperienza della concomitanza tra un passaggio cruciale per i lavoratori di Alitalia e lo stallo politico innescato da una folle crisi di governo, che questa volta rischia di far saltare definitivamente il banco con un’Alitalia in amministrazione straordinaria alle prese con una situazione disperante e mai vista prima d’ora. Così come abbiamo già provato la pessima esperienza dei veti della Unione Europea, sempre molto attenta quando si presenta la possibilità di spartirsi il mercato nostrano, questa volta concretizzatasi in 100 (cento!) obiezioni rispetto allo stesso piano, considerato non sufficientemente discontinuo con il passato nonché ancora troppo “intraprendente” nel trasporto passeggeri… Con gli incubi del passato, torna a farsi strada il disegno di una compagnia aerea nazionale piccola, simbolo e sintomo di un Paese altrettanto piccolo, in un settore frammentato nel quale saranno sempre i soliti noti a fare i soldi a palate mentre i tutti i lavoratori continueranno a pagarne il conto… La nascita di un vettore aereo pubblico deve essere l’opportunità per creare occupazione e ricchezza per i lavoratori e per il Paese; su questo non siamo disposti a cedere… I lavoratori torneranno protagonisti e si riprenderanno la piazza di Montecitorio per un’assemblea pubblica nei prossimi giorni e non saranno i colori delle restrizioni da pandemia a fermarci…”.

13 gennaio 2021 – Italia Viva ritira la sua delegazione dal governo Conte ed avvia la crisi di governo.

14 gennaio 2021 – Ormai sembra chiaro che la richiesta della Commissione europea ad ITA e al governo italiano si traduca in una cosa molto “semplice”: il passaggio di tutti gli asset di Alitalia ad ITA, compreso il marchio, deve essere fatto attraverso un’asta. Questa “rigidità” della Commissione, facilmente prevedibile da mesi da parte del governo, non è evidentemente stata affrontata e superata e quindi ora ci si trova in una situazione nella quale la procedura pensata per la nascita di ITA non è applicabile, se non rispettando le pesanti e stringenti condizioni imposte dalla Commissione stessa. Un ricatto che fa sicuramente gli interessi delle altre grandi compagnie europee, comprese le low cost, ma che evidentemente è conseguenza di un tema che doveva essere affrontato dal governo e dai ministri competenti in modo del tutto diverso. D’altra parte le perplessità ed i dubbi sui passaggi ipotizzati dal governo erano stati espressi da molti soggetti ed esperti del settore che però non sono stati ascoltati.

20 gennaio 2021 – Manifestazione dei lavoratori AirItaly sotto la sede della regione Sardegna. È seguito un positivo incontro con le forze politiche regionali dove sono state rappresentate le preoccupazioni e le richieste dei lavoratori.

24 gennaio 2021 – USB, nel confermare la manifestazione del 25 gennaio esprime ancora una dura posizione rispetto alla situazione che si è determinata. “… Le indicazioni UE che fanno del concetto discontinuità un epitaffio su qualsiasi ambizione industriale italiana nel trasporto aereo, sono una pesantissima interferenza su dimensioni, logo, loyalty, assetto societario, perimetro aziendale e persino sul trasferimento del personale. Mentre l’amministrazione straordinaria parla di solo poche settimane di ossigeno disponibili per Alitalia, a noi sembra che la situazione politica, l’atteggiamento UE e un piano sbagliato rappresentino una miscela esplosiva e letale per Alitalia…”.

24 gennaio 2021 – La lettera della Commissione europea con le condizioni poste al governo italiano sulla partita Alitalia/ITA, di fatto sollecita anche altri soggetti a partecipare ad un’asta per assicurarsi alcuni degli asset di Alitalia. Prima fra tutte proprio Ryanair che vorrebbe gli slot di Alitalia su Roma. Richiesta scritta che somiglia più ad una provocazione, ma rimane il fatto che se il governo accettasse la condizione della Commissione, gli asset dovrebbero realmente andare all’asta e chiunque potrebbe comprare di tutto, anche il marchio Alitalia… magari per vendere cioccolatini o giocattoli. Siamo veramente alla follia!

25 gennaio 2021 – Importante partecipazione dei lavoratori Alitalia alla manifestazione indetta da USB e dalla CUB a Montecitorio.

26 gennaio 2021 – Il presidente del consiglio Giuseppe Conte si dimette e il Presidente Mattarella avvia immediatamente la consultazione per verificare se esiste una maggioranza che possa formare un nuovo governo.

29 gennaio 2021 – Il deputato Stefano Fassina presenta un emendamento al decreto “milleproroghe” con un testo che riprende la proposta già presentata dal professor Ugo Arrigo.

30 gennaio 2021 – Il presidente della Repubblica Mattarella affida un mandato esplorativo al presidente della Camera Fico per verificare se esistano le condizioni per la formazione di un nuovo governo nell’ambito dell’area della precedente maggioranza.

1 febbraio 2021 – Lo scenario intorno ad Alitalia è sempre più grave ed è sicuramente aggravato dalla crisi di governo. USB prende posizione sull’emendamento presentato da Stefano Fassina, spiegandone i termini e il positivo effetto che avrebbe sulla situazione attuale. Si tratta di un commento importante che prefigura un’iniziativa diversa da parte del governo rispetto alle azioni errate e inconcludenti che sono state intraprese dagli ultimi esecutivi, ma forse l’unica che può realmente rilanciare Alitalia e il trasporto aereo nazionale. “Crisi Alitalia, USB: la proposta Fassina può farci uscire dalla trappola della discontinuità e dei vincoli UE – Abbiamo letto l’emendamento al decreto milleproroghe proposto dall’onorevole Stefano Fassina riguardo una possibile soluzione per uscire dall’impasse attuale, salvaguardando l’impianto industriale di Alitalia e mettendo le basi per un rilancio anche sulla base di proposte già elaborate dal professor Ugo Arrigo. Alla luce delle condizioni e dei rilievi pesantissimi presentati dalla Direzione Concorrenza della Commissione UE, si deve prendere atto che il tentativo di creare una NewCo in perfetta discontinuità con il passato si sta trasformando in una trappola letale per il futuro industriale di un vettore nazionale degno di questo nome e dell’occupazione di migliaia di lavoratori. Una situazione insostenibile anche a causa di un piano industriale del tutto inadeguato e insufficiente per superare le cause che hanno prodotto una crisi infinita di Alitalia. Senza un deciso cambio di passo rischiamo di consegnare definitivamente un settore strategico a interessi diversi da quelli nazionali e rinunciare a presidiare i preziosi flussi commerciali e turistici così importanti per il nostro Paese. Per questo motivo, USB valuta positivamente questo emendamento – che a seguire viene analizzato nel dettaglio – , così come promuoverà tutti i progetti e le iniziative che facciano uscire l’intera vicenda dalla trappola in cui è scivolata. – Alcuni giorni fa il deputato Stefano Fassina ha presentato un emendamento al “decreto milleproroghe” in discussione in parlamento che riguarda direttamente la situazione Alitalia. La proposta Fassina potrebbe andare nella direzione da noi auspicata della nazionalizzazione “vera” della compagnia. L’on. Fassina riprende una proposta di Ugo Arrigo, professore alla Bicocca di Milano, già tradotta in un emendamento dallo stesso Fassina ma che fu bloccata circa un anno fa. In questo articolato legislativo si parla della possibilità di restituzione allo Stato degli asset “IN NATURA”, cioè considerandoli di per sé un valore economico, a fronte del debito maturato negli ultimi 4 anni dall’Amministrazione Straordinaria, con l’obiettivo di preservarli, per il fatto che la Compagnia di bandiera rappresenta un pezzo strategico dei trasporti nel Paese strettamente legato all’industria aeronautica e al turismo. Questa operazione si esplicita con il trasferimento allo Stato senza “cessazione o discontinuità” dell’attività, previo accordo con l’amministrazione straordinaria che costituisce “un veicolo societario” al quale trasferire la proprietà e gli attivi. La società potrebbe essere Alitalia CityLiner una volta uscita dall’A.S. La premessa è la restituzione allo Stato dei finanziamenti di cui ha usufruito l’A.S. nei quasi 4 anni di gestione, quindi si parla di una NewCo di proprietà dello Stato, priva di debiti. La logica conseguenza di quest’operazione è che il “veicolo societario” altro non sarebbe che una NewCo in continuità operativa, quindi esterna ai lacci richiesti per una nuova azienda in discontinuità, ma che, una volta restituito il prestito consistente in 1300 mln + interessi maturati, o parte di esso, vedrebbe cadere le limitazioni UE su occupazione, logo, loyalty, perimetro e gli altri 96 rilievi fatti sul piano industriale con la lettera della D.G. alla Concorrenza della Commissione U.E. dell’8 gennaio scorso. Se l’amministrazione straordinaria fa tutto quello che è nelle sue possibilità per restituire il debito, anche se non integralmente, potrebbero cadere anche le procedure d’infrazione già aperte per i finanziamenti elargiti, altrimenti considerati come “aiuti di Stato”. Infatti la restituzione in natura chiude necessariamente la procedura d’infrazione sul prestito. È bene specificare che lo Stato PUÒ possedere aziende, pensiamo ad esempio alle Ferrovie, ma al contrario NON PUÒ finanziare operazioni apparentemente “di mercato” con aiuti camuffati senza incorrere nella censura delle procedure d’infrazione. Come USB scrive nei suoi documenti, a questo punto sarebbe importante che: – il piano industriale fosse rimodulato e rivisto per le necessità di rilancio in due fasi: una prima di 24/36 mesi, fino al 2023, finalizzata all’uscita dall’emergenza pandemica con una leadership di mercato; una seconda fino al 2025 per la definitiva espansione nel mercato raggiungendo le 130/150 macchine necessarie, inclusa la spinta sul L/R che sarà l’ultimo segmento di mercato a riprendere; – per ciò che attiene all’occupazione, tutto il personale del Gruppo Alitalia in forza, salvo accordi per uscite legate al raggiungimento dei requisiti previdenziali nell’arco degli ammortizzatori sociali, rimarrebbe legato al trasferimento degli asset con la maggiore garanzia della continuità; – lo Stato risparmierebbe diverse centinaia di mln di euro di ammortizzatori sociali e cassa integrazione. Ferma restando la complessità di questa ipotesi che comunque andrebbe sostenuta dalla politica e dall’approvazione dell’emendamento e un successivo decreto ad hoc, la concretezza è insita nel fatto che lo Stato è nello stesso tempo un unico soggetto, creditore e debitore. La disponibilità economica complessiva dei 3 mld resterebbe comunque buona anche dopo il pagamento del debito senza escludere successivi investimenti da parte dello Stato.“.

2 febbraio 2021 – Il Presidente della Camera Fico comunica al Presidente Mattarella l’esito negativo del mandato esplorativo. Il Presidente della repubblica convoca Mario Draghi per il 3 febbraio.

3 febbraio 2021 – Mario Draghi accetta con riserva il mandato conferito da Mattarella di formare un nuovo governo ed inizia immediatamente le consultazioni tra tutti i partiti ed i gruppi parlamentari.

3 febbraio 2021 – Nell’incontro con il commissario Leogrande la Commissione europea ha ribadito la necessità di una vera asta per la cessione degli asset di Alitalia e quindi per l’avvio di ITA. Margrethe Vestager, responsabile europea della concorrenza, avrebbe confermato che l’asta dovrà essere fatta a prezzi di mercato e comprendere anche il marchio, gli aerei e gli slot.

3 febbraio 2021 – USB dopo l’incontro con il Commissario Leogrande. “… USB esce preoccupato ed allarmato dal confronto odierno perché la situazione è stata dipinta senza veli. La cassa è molto esigua e senza le risorse richieste per il ristoro, previste dal Decreto Rilancio, non c’è la sicurezza per gli stipendi di febbraio. USB, nelle recenti audizioni alle Commissioni Parlamentari di Camera e Senato, a proposito delle necessità economiche ha chiesto che siano anticipati dal governo questi soldi, stanziati per recuperare i danni economici conseguenza della pandemia, indispensabili alla continuazione delle attività. USB ha esplicitato la ferma opposizione alla notizia della riformulazione del bando indicata dal Mise, che dovrebbe essere fatta secondo le richieste molto limitanti dell’UE. Questa novità sparata all’ultimo minuto utile, un giorno prima dell’incarico a Mario Draghi lascia stupefatti e attoniti. Rifare il bando significa buttare altri mesi, altri soldi per il sostegno dell’Amministrazione Straordinaria, in attesa di una NewCo che sta diventando una Chimera . La sensazione è che non ci sia stata, da parte del governo in questi anni la volontà per la nazionalizzazione “vera” della NewCo. E’ necessario un urgentissimo intervento da parte della politica e, a questo punto, l’ingresso da parte dello Stato è l’unica via d’uscita rapida per arginare il disastro. …”.

8 febbraio 2021 – Manifestazione indetta a Roma da USB e CUB. Una forte presenza di lavoratrici e lavoratori che al termine hanno ascoltato i resoconto della riunione che una delegazione delle due organizzazioni sindacali ha avuto con il ministro dello sviluppo economico Patuanelli. Il ministro, anche se di un governo dimissionario, ha ascoltato le considerazioni, le denunce e le proposte sindacali ed ha affermato di prendere in considerazione l’ipotesi, già scartata due anni fa, formulata dal professor Arrigo e riproposta ora dal deputato Fassina come emendamento al decreto “milleproroghe” ancora in discussione.


Mentre scrivo siamo così arrivati ad oggi, all’inizio di febbraio del 2021, alla conclusione del mio racconto ma non della storia di Alitalia e dei suoi lavoratori. Siamo all’interno dell’ennesima crisi e la soluzione ai problemi di Alitalia ancora non si vede, come non si vede uno spiraglio per l’intero trasporto aereo e per le prospettive generali di questo paese. La pandemia in corso ha coperto tutto con una cappa tragica ed opprimente che aggrava ogni problema e induce a pensieri non certo positivi, però è necessario scrollarsi di dosso questa insopportabile e soffocante situazione cercando almeno di progettare il futuro. Questo vale per le singole persone come per le collettività, anche quella di Alitalia che in questi decenni ne ha vissute di tutti i colori. Allora è importante affrontare questa realtà attuale con intelligenza, cercando di rimediare agli errori del passato ed a non commetterne di simili, costruendo un progetto che si lasci alle spalle gli equivoci e le mala gestione e tenti di avviare un nuovo percorso. Sicuramente è difficile ma questa emergenza sanitaria ha riportato un po’ tutte le compagnie aeree ad una condizione diversa ma ad una linea di partenza simile. Bisogna far tesoro delle esperienze ed essere presenti e costantemente preparati ad intervenire da lavoratori e come sindacato. Si deve indicare la strada giusta, quella che porta alla costruzione di una compagnia aerea inserita in un sistema paese che la consideri, insieme all’intero trasporto aereo nazionale, un fattore di sviluppo e non un costo, un asset industriale che contribuisca a creare occupazione e ricchezza per l’intero paese.

La crisi di governo intervenuta in questo inizio del 2021 non favorisce certo la soluzione dei tanti problemi del paese e di Alitalia… ma anche questa è un’altra storia!

Nel prossimo capitolo, con il quale concluderò questo racconto e farò una sorta di conclusioni e di bilancio complessivo di tutto quel che è accaduto in questi anni, tenterò anche di sottolineare quelle condizioni e quel filo comune che ha caratterizzato la vita di Alitalia e dell’intero settore del trasporto aereo in questi decenni, ridimensionando le aspettative e le speranze di chi ci ha lavorato per tanti anni e trasformando purtroppo una grande compagnia di bandiera nell’attuale piccolo vettore che è diventato. Cercherò di farlo individuando le responsabilità, le condizioni oggettive, gli errori e la mancanza costante di un serio progetto per Alitalia, come del resto è mancato per l’intero paese. Al tempo stesso, proprio da questo bilancio non certo positivo e indicando quel che non ha funzionato, forse è possibile definire invece quelle azioni e quel diverso approccio che sarebbero necessari per veder volare Alitalia di nuovo in alto.

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