Capitolo 27  –  2008  L’anno maledetto (seconda parte – settembre/dicembre)
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Il segretario generale della Cgil Epifani il 1° settembre fa prendere posizione alla sua confederazione dichiarando che sul piano Alitalia“… Serve una trattativa vera… non possiamo accettare la logica del prendere o lasciare”. Lo stesso giorno iniziano le trattative al ministero del Lavoro con Maurizio Sacconi, con la supervisione di Gianni Letta e la partecipazione del commissario straordinario Fantozzi e questo intervento di Epifani conferma l’attuale distanza tra la sua confederazione e quella di Bonanni e Angeletti che non si ferma certamente alla questione Alitalia. Siamo tutti delusi e preoccupati perché per noi sarebbe stato prioritario parlare di piano e soltanto dopo delle sue conseguenze sul lavoro.

Mentre Air France sembra riprendere quota nella partita Alitalia e voci parlano di un possibile impegno azionario che arriverebbe al 25%, a Napoli la tensione in Atitech è sempre più alta: il piano dovrebbe escludere l’azienda campana dal perimetro aziendale e i lavoratori sono in mobilitazione permanente, con i nostri delegati e rappresentanti SdL sempre in prima fila. Così il nostro Ottavio Vollero dichiara alla stampa: “…La situazione rischia di precipitare, bisogna trovare soluzioni concordate… Il lavoro a Napoli già non c’è, inutile fare tagli…. L’estromissione dal perimetro industriale di Atitech e Az Napoli sarà duramente contrastata… Se tutto ciò diventerà ufficiale, avrà come naturale conseguenza una dura e determinata risposta senza precedenti del sindacato napoletano e di tutti i lavoratori…”.

Colaninno risponde ad Epifani e ci fa capire da subito che di vera trattativa non se ne parla: “I sindacati devono capire che l’alternativa è la bancarotta. Questo non sarà un normale confronto sindacale”. Molto chiaro, ma la realtà supererà anche la peggiore delle previsioni.

Noi prepariamo un attivo di tutti i delegati e aperto agli iscritti per l’8 settembre ed un’Assemblea generale per il 10 settembre e concordiamo un comunicato stampa che firmo come coordinatore nazionale SdL e che rappresenta “ Un appello ed un invito al governo ed alle forze politiche ed imprenditoriali per Alitalia”. A poche ore dall’inizio del confronto rendiamo pubbliche alcune brevi riflessioni. Il ridimensionamento della flotta e dell’attività e il contemporaneo abbandono dello sviluppo del settore intercontinentale “…non disegna una compagnia aerea che possa camminare con le proprie gambe per più di 12-24 mesi e crea le condizioni di una nuova e definitiva crisi…”. Precisiamo poi che come avviene in tutte le altre grandi compagnie, per noi “… è necessario mantenere un assetto societario ampio che permetta di avere il controllo dell’intero processo produttivo…”. L’alleanza internazionale deve essere “…complementare e non sostitutiva di Alitalia…”. Senza “…una riforma complessiva del sistema aeroportuale e di quello di controllo e programmazione delle politiche del settore…”, qualsiasi progetto per Alitalia sarebbe inutile. Infine, ribadendo che il costo del lavoro in Alitalia è più basso che nelle altre compagnie europee, sosteniamo che di vero confronto si deve trattare e che “…i lavoratori ed il sindacato non possono essere ricattati e messi con le spalle al muro…”.

La riunione del 1° settembre di fatto si rivela un ultimatum del governo a sindacati e lavoratori. Due ore di “non confronto” durante le quali Fantozzi ci dice che a metà settembre gli aerei saranno sul prato, Sacconi impone il suo limite alle trattative al 10 settembre e Berlusconi dall’esterno dichiara “devono accettare, non ci sono alternative”. Nessuna apertura da parte di Letta per discutere sul Piano industriale che Rocco Sabelli invia in serata anche a Fantozzi insieme all’offerta di acquisto dei “pezzi” di azienda a cui è interessata CAI, la nuova “Compagnia aerea italiana”.

Il clima tra le organizzazioni sindacali non è certo dei più tranquilli e ad “aiutare” arriva anche la notizia, non smentita, che qualche giorno fa c’è stato un incontro segreto a casa di Sacconi con Letta, Scajola, Matteoli e Agostino Megale (Cgil), Renzo Bellini (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) nel quale si sarebbe già discusso di un numero di esuberi minore di quello dichiarato e di come strutturare la trattativa. Addirittura esce la notizia di 500 piloti, 1500 assistenti di volo e 2500 lavoratori di terra.

Il 2 settembre ci riuniamo con tutte le altre organizzazioni sindacali per concordare una linea comune. La fretta della Uil di accettare il piano è tangibile immediatamente e altrettanto le difficoltà interne alla Cisl che con Bonanni ha la stessa posizione della Uil ma che ancor resiste a livello di trasporto aereo. La tenuta nostra, della Cgil, dell’Anpac e di Avia porta però ad un documento unitario che serve per affrontare il prossimo confronto con governo e CAI in modo meno frammentato dal punto di vista sindacale. Poche righe, abbastanza generiche ma che esprimono la volontà di partecipare ad un vero confronto e nel merito del piano la necessità di uno sviluppo di flotta ed attività di volo, soprattutto nel settore intercontinentale. Così commenta Paolo Maras a Claudia Fusani della Repubblica dopo l’incontro intersindacale. “Quale piano industriale? Spiega Maras (Sdl): <Mettiamo in chiaro che noi qui non stiamo difendendo singoli settori di lavoratori ma la necessità di una strategia industriale>. Il Piano Fenice, se saranno confermate le indiscrezioni, ridimensiona sia il lungo che il medio raggio (i voli internazionali e intercontinentali) e porta la flotta a 136 aerei contro i 188 attuali. <Come si fa a parlare di rilancio> – si chiede Maras – <di fronte a un ridimensionamento del genere?>. I sindacati chiedono che il progetto sia <coerente con l’obiettivo indicato, il salvataggio e il rilancio della compagnia>. L’approccio per ora, invece, sembra andare in un’altra direzione, <ad esempio – butta là Maras – quella del farsi piccoli-piccoli perché altri ci comprino>. E se le indiscrezioni del Piano Fenice saranno confermate e non trattabili, che faranno i sindacati? <Vedremo>. L’alternativa è il fallimento… <No, l’alternativa è rispondere a questa domanda: perché insistere ancora adesso con un piano industriale che è lo stesso che ha portato Alitalia alla fine?>”.

Sempre il 2 settembre facciamo uscire un comunicato stampa che oltre ad esprimere la necessità di una vera trattativa, sottolinea un aspetto che pone un quesito sul comportamento di Passera e di Banca Intesa. “…Se durante la precedente gara per la privatizzazione di Alitalia il dottor Passera ha appoggiato in modo determinato il progetto elaborato da advisor internazionali di primaria importanza per la cordata AP Holding/Banca Intesa/altri privati che prevedeva un assetto che comprendeva gran parte dell’attuale Gruppo Alitalia ed una flotta complessiva che passava da circa 240 a circa 230 aeromobili (Alitalia+AirOne) con 40 aerei di lungo raggio (e quindi un forte aumento di capacità complessiva), evidentemente considerava tale progetto il più adeguato per il rilancio di Alitalia e tale da attirare capitali importanti che lo potessero finanziare…”. E allora come fa oggi la stessa Banca Intesa a perorare e sostenere un progetto di assoluto ridimensionamento? “…non si può pensare che ciò sia dovuto esclusivamente all’aumento del petrolio…”. Evidentemente ci sono in ballo interessi diversi che investono il governo, Berlusconi e vari soggetti “obbligati” a partecipare alla cordata. Chiaramente interessi non soltanto di carattere economico e industriale sulla specifica partita di Alitalia. Il nostro è un commento ad un intervento di Corrado Passera il 1° settembre sul Corriere della Sera. “…Seguiamo la vicenda da due anni. In una prima fase abbiamo sostenuto l’offerta Air One, ma non si è creduto nella bontà del nostro piano … Nella fase successiva, in cui la crisi di Alitalia si è aggravata, siamo entrati in una fase diversa e più critica. La somma Toto più Alitalia non era più sufficiente per affrontare l’emergenza Alitalia e i nuovi prezzi del carburante; servivano altre energie imprenditoriali e le abbiamo trovate…”.

In effetti Carlo Toto si fa da parte e cede la sua AirOne, comprensiva di opzioni, aerei, personale e debiti ai nuovi padroni di CAI per 307 milioni invece dei 500 richiesti. In un dossier che sarà pubblicato tra qualche anno si legge una realtà un po’ diversa che proviene dalla stessa area dei Toto. “…Al di là delle parole, i fatti sono che a Toto viene imposto di conferire la propria compagnia nella nuova Alitalia e di accodarsi in fila nella cordata, insieme agli altri imprenditori italiani. Il prezzo di vendita di AirOne è oggetto di serrate trattative con l’imprenditore Carlo Toto deciso a veder riconosciuto il valore della compagnia da lui fondata e il ruolo strategico che essa gioca nell’assetto della futura Alitalia. … Oltre al prezzo di vendita, all’atto della cessione di AirOne al Gruppo Toto vengono dettate anche altre condizioni: A) che l’imprenditore acquisti il 5,31% di CAI, attraverso il reinvestimento di …60 milioni di euro; B) che vengano conservati i contratti di acquisto degli aeromobili in capo ad una società del Gruppo Toto, con l’obbligo di concederli in leasing esclusivamente alla nuova Alitalia…”. Non è chiaro però come queste condizioni sarebbero state imposte e quali le relazioni con altri impegni finanziari ed industriali di Carlo Toto. Un “mistero” che difficilmente sarà svelato nei suoi particolari, anche se lo stesso dossier afferma che Carlo Toto ha dovuto cedere la sua compagnia “… subendo il diktat di quel <capitalismo di relazione>, fragile ed autoreferenziale, del <salotto buono> di cui non ha mai voluto far parte e di cui aveva incautamente provato a fidarsi…”. Certo messa così e prendendo per buone queste considerazioni, tutte comunque da verificare, sembra quasi che Toto abbia subito e accettato una richiesta a cui non avrebbe potuto dire no. Ma, se fosse vera questa lettura, sarebbe certo interessante sapere nome, cognome e “indirizzo” di chi sarebbe stato il primo protagonista di tale ricatto… oh, scusate… “diktat”.

Il 3 settembre Colaninno presenta a Bruxelles il suo progetto per Alitalia che solleva qualche problema in termini di concorrenza e di possibile monopolio su determinati voli. Il presidente della regione Lazio Marrazzo si dice disponibile ad entrare nel capitale della nuova Alitalia, consigliando anche di fare altrettanto al suo collega della Lombardia.

Con un intervento pubblico i due responsabili nazionali degli assistenti di volo dell’SdL, Claudio Petrocchi e Francesco Staccioli denunciano che “… stiamo assistendo ad una campagna di disinformazione senza precedenti ed a sollecitazioni provenienti da più parti che dipingono questa categoria come un’accozzaglia di privilegiati …” e fornendo numeri e dati precisi chiariscono “…che il costo di questa categoria è tra i più bassi di Europa mentre la produttività è tra le più alte…Il costo del lavoro di questa categoria è sceso negli ultimi 13 anni del 25% in termini assoluti e di quasi il 50% rispetto al potere di acquisto reale dei salari. La produttività in termini di ore di volo medie annue pro-capite è superiore a Lufthansa, Air France/Klm e Iberia, mentre viene superata solo da British Airways, la quale opera prevalentemente sul lungo raggio mentre noi operiamo su AA/MM di medio-corto raggio. La produttività rispetto alle altre compagnie aeree in termini di giorni lavorati è superiore del 25% a quella di Lufthansa, 11% rispetto a Air France/Klm e 8% rispetto a Iberia. L’assegnazione di giorni di riposo e di ferie è di 34% inferiore a quella di Lufthansa, 25% rispetto a Air France/Klm e Iberia, mentre è paritaria rispetto a BA…”.

Il 4 settembre si svolge la prima vera riunione dopo la presentazione formale del Piano da parte della CAI. Al ministero del Lavoro sono Presenti Colaninno e Sabelli, Fantozzi, Letta e i ministri Sacconi, Scajola, Matteoli e Ronchi. Sindacalmente ci siamo tutti, anche Bonanni e Angeletti per Cisl e Uil. I dati che spiccano nella presentazione di Sabelli sono il forte ridimensionamento della flotta a 137 aerei con una riduzione di circa 100 aerei (tra Alitalia e AirOne) e la conseguente riduzione di rotte e città servite, solo 65 direttrici delle quali appena 16 intercontinentali e però un numero di esuberi pari a 3.500, apparentemente inferiore a quello annunciato. Esclusi dal perimetro aziendale il settore merci, la manutenzione pesante, l’information technology, il call center e gran parte dell’amministrazione che ancora non si sa che fine farebbero.

Una contraddizione, quella del basso numero di esuberi rispetto al numero di aerei messi a terra, che sia noi sia l’Anpac facciamo presente subito al tavolo di trattativa e anche dopo alla stampa. Paolo Maras e Andrea Cavola, presenti al tavolo per SdL, parlano subito dopo la presentazione di Rocco Sabelli e iniziano con un perentorio “…Signori, ci spiace ma non tornano i conti dei dipendenti e degli esuberi perché solo quattro mesi fa quando eravamo al tavolo di Air France, Alitalia da sola contava 18.350 dipendenti. Come fate oggi a dirci che Alitalia e AirOne insieme contano 17.500 dipendenti?“. Durante tutta la riunione si evidenziano le differenziazioni a livello sindacale. Assente Epifani, Angeletti e Bonanni ci tengono a sottolineare la soddisfazione di Uil e Cisl per il minor numero di esuberi dichiarati, l’Anpav come al solito non si schiera apertamente e SdL, Cgil, Anpac, UP e Avia precisano che vogliono capire meglio, punto per punto, il piano e le sue conseguenze per il lavoro. In effetti quella di oggi non è stata trattativa ma semplice illustrazione del piano da parte aziendale ed è assurdo pensare che ci sarà negoziazione vera se il limite è stato fissato al 10 settembre. O si prolunga il termine o si deve accettare il tutto a scatola chiusa. Non aiuta neanche il diniego di Sabelli alla richiesta di consegnarci il Piano: “Impossibile … il piano deve rimanere riservato sotto il profilo formale”.

Mentre a Fiumicino cominciano i primi licenziamenti in settori dell’indotto, noi ci apprestiamo ad una trattativa no-stop dal 5 settembre. Sotto il ministero manifestano lavoratori e tanti precari, anche assistenti di volo, che sembrano anche loro esclusi dal numero formalmente fornito degli esuberi. Intanto a Napoli i lavoratori Atitech e Alitalia presidiano l’aeroporto di Capodichino che rimane bloccato per ore sia il 5, sia il 6 agosto.

Il piano che prevede una forte concentrazione sul mercato interno fa gola ad Air France che fa trapelare voci di voler partecipare immediatamente ed arrivare tra cinque anni al controllo maggioritario dell’azienda. In effetti, lo ribadisco, secondo noi l’interessamento dei francesi serve soltanto ad allontanare Lufthansa e ad assicurarsi il “rifornimento” di passeggeri italiani per i propri voli intercontinentali da Parigi. Sanno benissimo che con quel ridimensionamento gli attuali proprietari di Alitalia faranno il “botto” producendo un’altra crisi della compagnia italiana. Sembra quindi del tutto inutile il no pubblico di Passera al Workshop Ambrosetti di Cernobbio sul possibile futuro controllo di Alitalia da parte di Air France. Diverso invece il no al presidente del Lazio Marrazzo ed a Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, alla partecipazione di enti locali al capitale della compagnia. Un no significativo soprattutto perché sembra che a comandare su un aspetto così delicato sia proprio l’uomo di Banca Intesa.

Sinceramente non ci appassionano le polemiche sui possibili azionisti che si stanno sviluppando a livello politico, prima fra tutte quella che vede il PD rivolgersi all’Antitrust per sollecitare un intervento nei confronti del gruppo Benetton che potrebbe essere tra gli azionisti di CAI e allo stesso tempo, attraverso Gemina, controlla Aeroporti di Roma. Non che la cosa non sia rilevante ma qui stiamo in un paese dove Berlusconi detiene il governo e metà dell’informazione, di che ci stupiamo! Forse l’opposizione farebbe meglio ad intervenire su come si sta sviluppando il “non confronto” tra azienda e sindacato. Probabilmente però il PD è troppo occupato a difendere il suo “ministro ombra” per lo sviluppo economico, Matteo Colaninno, figlio di Roberto Colaninno presidente di CAI. Su questo aspetto sembra che di conflitto d’interessi per il PD non si debba parlare.

La “non trattativa” riprende l’8 settembre ma di “armistizio” c’è ben poco. Rocco Sabelli illustra le sue “proposte” di modifica dei contratti ed è il caos. Cgil, Cisl, Uil e Ugl si esprimono in modo contrario. Sdl, Avia, Anpac, UP e Anpav considerano il piano “irricevibile”. Dopo alcune ore di interruzione durante le quali studiamo sommariamente il documento consegnatoci da Sabelli, Anpac e UP rientrano dichiarando che per quel che riguarda i contratti si devono fare tavoli separati per le singole categorie e conseguentemente abbandonano la trattativa che quindi viene interrotta. Un’azione, quella dei piloti, che condanniamo immediatamente e non solo noi, perché può preludere ad un’articolazione del confronto del tutto negativa.

Ma che cosa prevede la “proposta” di Sabelli contenuta nelle oltre 100 pagine consegnate? In pratica si cancellano i contratti attuali e se ne confezionano altri che più che contratti potrebbero somigliare a dei regolamenti aziendali presenti in società prive di contratti di lavoro veri e propri. Sinteticamente si può dire che il personale di terra viene colpito soprattutto per le dismissioni e le terziarizzazioni previste, ma anche attraverso l’aumento dell’orario di lavoro da 37,5 a 40 ore settimanali, l’abolizione della quattordicesima, la riduzione delle ferie e delle maggiorazioni relative agli straordinari, al lavoro festivo e a quello notturno. Mannaia sui piloti su praticamente tutti gli aspetti normativi ed economici del contratto. Per gli assistenti di volo la proposta ricalca quella dei piloti ma con condizioni ancor più pesanti. Tra queste le più importanti: aumento dei limiti giornalieri e mensili di volo e di servizio, riduzione del 43% della parte fissa dello stipendio e del 31% di quella variabile, abolizione della quattordicesima, abolizione di una delle tre qualifiche esistenti, riduzione pesantissima delle ferie, trasferimento in varie basi secondo le necessità aziendali.

In un comunicato del giorno dopo dichiariamo che “Le proposte contrattuali consegnate ieri al sindacato sono talmente pesanti sia dal punto di vista salariale, sia per quanto riguarda il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’aumento dell’orario, da risultare più che una base di trattativa, una vera e propria provocazione che supera in negativo anche i contratti delle compagnie low cost …”. Chi si fa subito sentire, come sempre, sono i napoletani dell’Atitech con proteste e blocchi in aeroporto a Napoli.

La magistratura apre un’indagine sugli ultimi 10 anni di gestione di Alitalia che hanno prodotto miliardi di perdite e l’attuale situazione di crisi. Ancora non si fanno nomi ma tutti sappiamo a chi potrebbero arrivare i magistrati che hanno avviato l’inchiesta.

A fronte comunque delle forti prese di distanza nostre e di altre sigle, spicca la sicurezza di Sacconi nel confermare che la trattativa si chiude giovedì 11 settembre, cioè tra tre giorni e la dichiarazione di Angeletti della Uil che afferma che “…se c’è volontà bastano due giorni per arrivare ad un accordo…”. Ma a chi si rivolge Angeletti? A Sabelli e Colaninno o a chi non è d’accordo a livello sindacale?

Il 9 settembre passa senza incontri e noi trascorriamo la giornata parlando con i colleghi, studiando il documento, confrontandoci con i rappresentanti sindacali delle altre sigle, rispondendo ai giornalisti e cercando possibili vie di uscita da una situazione che si fa sempre più difficile. Veniamo anche a sapere che Cgil, Cisl e Uil si incontrano informalmente con il governo. Dalla stampa emerge che mentre Guglielmo Epifani ha presentato la richiesta di modifiche al piano industriale, la Cisl si dichiara pronta a firmare. Non ne avevamo dubbi e sappiamo con certezza che la Uil la seguirebbe a ruota.

Il 10 settembre veniamo convocati da Fantozzi in Alitalia. Minacce, solo minacce dal commissario straordinario che si riassumono nella sua dichiarazione: “Vi ho convocato per dirvi che auspico per domani un buon esito della trattativa: se buon esito non sarà doverosamente, domani dovrò procedere alla disdetta dei contratti di lavoro e ad aprire le procedure di mobilità”. Beh, caro Fantozzi, ci potevi fare una telefonata o mandare un fax per darci queste notizie.

L’11 mattina, mentre in contemporanea si svolge un’assemblea dei lavoratori a Fiumicino, si riprende al ministero del lavoro di Via Flavia quella che secondo Sacconi e Colaninno dovrebbe essere la conclusione di una trattativa mai nata. Molto prima dell’inizio della riunione arrivano tantissimi lavoratori e anche Bonanni che viene fortemente contestato al grido di “…buffone, buffone…” e spintonato dai lavoratori che lo “invitano” a non firmare. Arrivano anche centinaia di lavoratori dell’Atitech da Napoli che come sempre si prendono la scena con una protesta chiassosa e molto visibile che coinvolge tutti gli altri lavoratori presenti. Non emerge nulla di nuovo se non la riproposizione delle singole posizioni e di fatto si rinvia alla sera ma nella sede del ministero del lavoro di via Fornovo. Si tenta di arrivare in corteo da Via Flavia a Via Fornovo ma la polizia è schierata e non ha assolutamente voglia di far passare centinaia di lavoratori incazzati per le vie di Roma. Comunque alla fine si riesce ad arrivare tutti a Via Fornovo, chi in corteo scortato fino alla metropolitana dalla polizia come si fosse pericolosi ultras e non donne e uomini che stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro, chi ci arriva direttamente da casa o da Fiumicino dove intanto si è consumata un’altra giornata di assemblee, blocchi e pericolosi fronteggiamenti con polizia e carabinieri decisi a non far invadere l’autostrada per Roma.

Divisi in tre saloni diversi, piloti, assistenti di volo e personale di terra. La sessione riguardante gli assistenti di volo si apre dopo qualche ora di attesa e si chiude in poco tempo. Noi presentiamo delle proposte unitarie alternative e Sabelli ci guarda, dice no praticamente su tutto e platealmente afferma che “non avete capito bene… ”. Il piano è quello e non si cambia e per quel che riguarda le linee generai delle richieste aziendali di modifica del contratto non si può andare oltre. Ci si da appuntamento per le 22.00. Noi aspettiamo fino a notte tarda ma l’azienda e il ministero non si fanno più vedere. Mentre si attende insieme agli altri lavoratori davanti ai cancelli di Via Fornovo si gridano slogan e si discute, qualcuno piange, altri si sfogano incazzati come non mai. Poi Michele D’Apuzzo, il nostro Michele dell’Atitech di Napoli e rappresentante aziendale e nazionale da quando eravamo Sulta, fa il gesto plateale di cospargersi di benzina e rimanere con l’accendino in mano minacciando di darsi fuoco, gridando di voler sapere chi, dove e di che cosa stavano discutendo del nostro futuro. Paura, grida, polizia, poi i vigili del fuoco e si riesce a far tornare sui suoi passi Michele… e si ricomincia ad aspettare. Incredibile: ci hanno lasciato lì per ore senza dirci nulla e se ne sono andati a discutere da un’altra parte. Ma che cazzo di governo e di paese è mai questo?

Solo dopo sapremo che mentre noi siamo in attesa, come lo sono le centinaia di lavoratori fuori il ministero, si svolge una riunione a palazzo Chigi con Letta, Sacconi, Matteoli, Colaninno, Fantozzi e Passera.

Il risultato della giornata è che, pur non dicendoci formalmente nulla, CAI ha abbandonato le trattative ed ora si apre uno scenario estremamente delicato e drammatico.

Il giorno dopo è caos a Fiumicino, cortei e cancellazione di tantissimi voli. Non si arriva allo scontro con le forze dell’ordine veramente per poco. A livello sindacale chiediamo unitariamente un incontro urgente a Fantozzi per sminare l’ultimatum che ci aveva fatto due giorni fa. Noi e la Cgil cerchiamo di produrre un documento unitario ma soprattutto Cisl e Uil sono contrarie… evidentemente mentre noi protestiamo per le strade di Fiumicino altri stanno discutendo in qualche stanza di qualche ministero e non vogliono legarsi le mani con posizioni sindacali unitarie. Si decide comunque che lunedì 15 ci si rivedrà tutti insieme per tentare di produrre un documento unitario alternativo da presentare a CAI.

Fantozzi non dà seguito alla procedure di mobilità che aveva minacciato ma da CAI arriva la dichiarazione che drammatizza ulteriormente la situazione “Non esistono più le condizioni per andare avanti con le trattative…”. Lo stesso Commissario straordinario annuncia che i soldi stanno per finire e che da lunedì i fornitori potrebbero rifiutarsi di rifornire di carburante gli aerei: un’altra operazione per fare pressione ed aumentare la tensione.

Oltre a tutto il resto, dobbiamo convenire che questo è un settembre veramente nero. Non ci lascia neanche un momento di sano rilassamento. Da mesi abbiamo organizzato una festa di SdL per l’11-12-13 settembre al Villaggio Globale di Roma. Un enorme lavoro preparatorio che visto l’impegno di tutti noi del trasporto aereo, ricade su altri compagni, a cominciare soprattutto da Roberto Cortese. Previsti dibattiti, cibo, birra, stare insieme e anche musica con la Banda Bassotti e i Modena City Rumble e una rappresentazione teatrale: il tempo ci massacra con una tempesta di pioggia e vento che ci costringe ad interrompere e cancellare quasi tutto. Evidentemente più di qualcuno non ci vuole bene in questo periodo e ce lo fa capire in tutti i modi.

È evidente che si sta tirando la corda e che il ministro Sacconi ha preso una cantonata nel voler a tutti i costi imprimere un’accelerazione che non poteva che concludersi con un nulla di fatto. Ma questa non è una partita a scacchi e neanche una palestra per misurare la forza o la determinazione dei vari protagonisti della vicenda. Lo capisce anche Berlusconi che ha paura di una crisi al buio e attraverso Letta sta cercando di mediare. Sui piloti si concentra la pressione maggiore: dal quasi dimezzamento dei circa 2000 piloti qualcuno propone di uscire con qualche sconto e con la trasformazione del contratto dei comandanti in un rapporto di “quasi dirigenti” aziendali.

Il centro equipaggi è costantemente presidiato, pieno di assistenti di volo, piloti e anche qualche decina di lavoratori e rappresentanti sindacali di terra di SdL, della Cgil e della Cub. Si parla, ci si raccoglie in gruppi e poi parte un corteo di almeno 500 persone che, scortato dalla polizia, invade e percorre più volte le partenze nazionali ed internazionali.

Nella notte il governo sembra sia riuscito a convincere Colaninno a tornare in trattativa o molto più probabilmente hanno deciso insieme che il braccio di ferro produrrebbe un caos generalizzato negli aeroporti italiani. Sappiamo che Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno visto il governo e che è intervenuto direttamente Berlusconi. Qualche telefonata anche a noi da Palazzo Chigi e ci comunicano che il “confronto” potrebbe riprendere la sera di domenica 14 settembre.

Il 14 sera ci presentiamo a Via Fornovo, come da convocazione. Anzi, siamo li molto prima insieme ad un migliaio di lavoratori di Roma e Napoli, assistenti di volo, personale di terra e piloti. Ma l’azienda ed i rappresentanti del governo non arriveranno. Noi si aspetta sotto l’entrata del ministero, si chiede, si telefona, ma non arriva nessuno. Ci si guarda però intorno e ci accorgiamo ben presto che ci siamo solo noi, l’Anpac, l’UP, Avia e l’Anpav. Nessuna traccia di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e quindi è chiaro che stanno da un’altra parte a trattare. Si pensa che comunque poi arriveranno e si riprenderà la trattativa: ma non è così. Così scriverà Francesco Staccioli nel documento di presentazione del film-documentario “Tutti giù per aria” al quale lavorerà insieme ad altri due colleghi, Alessandro Tartaglia Polcini e Guido Gazzoli. “ almeno 800 persone aspettavano insieme a noi l’arrivo della delegazione aziendale per la tornata di trattativa decisiva in Via Fornovo a Roma, ma non arrivarono mai né loro, né il Ministro, tantomeno i capi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl rinchiusi nello studio di Sacconi a Via Veneto a discutere del futuro di migliaia di persone che non rappresentavano e che li aspettavano da un’altra parte. Di quella sera ho un ricordo dolcissimo fatto di solidarietà, di unità, di forza e coraggio, nonché di tante candele accese nella notte durante la quale avevano spento pure i lampioni per scacciarci. Ma fu quella sera che il nuovo sistema di relazioni sindacali e industriali del nuovo paese che avanza, fortemente voluto dallo stesso Ministro del lavoro, spiccò il volo: non conta chi rappresenti e come lo fai, ma solo quanto sei disponibile ad essere complice e quanto meno tempo ci metti a sottoscrivere quanto sottoposto dalla controparte, in barba a qualsiasi regola democratica di confronto. Questo avvenne quella sera; è così che vanno le cose in questo paese… Quella notte però a via Fornovo, per la prima volta dopo tanto tempo, il sindacato corporativo dei piloti, il più potente e sistematico fra tutti, assaggiava l’amaro boccone dell’esclusione, insieme a quelli degli Assistenti di Volo e al solito SdL. Di fronte a centinaia di persone nacque il cosiddetto <fronte del no>, variegato, improbabile ma coriaceo e tele igienico, dato lo stuolo di giornali e giornalisti che cominciò a seguirne i passi accompagnati da un numero sempre maggiore di persone… ”.

Qualche giorno prima, l’11 settembre, avevo rubato qualche accensione e qualche tirata di sigaretta a Paolo e Francesco ma oggi riprendo nervosamente a fumare dopo mesi di astinenza tra centinaia di colleghi di Alitalia sempre più stupiti, sempre più incazzati.

Si, stanno trattando da un’altra parte e hanno lasciato noi e per la prima volta anche l’Anpac fuori dai giochi. Quando ci si rende conto della situazione la reazione è immediata e collerica. Si costruisce per la strada una coalizione che vede soggetti sindacalmente, culturalmente e politicamente diversi: profondamente diversi ma che, anche spinti dai tanti colleghi presenti, cercano insieme la strada per uscire dal tunnel nel quale ci hanno cacciato il governo, CAI e Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Un fronte che non nasce da una visione comune del futuro ma soltanto da un NO e per questo è arrabbiata e forse priva di uno sbocco positivo. Si tratta però dell’unica strada che abbiamo e dobbiamo percorrerla.

La mattina seguente la notizia colpisce noi insieme a 20.000 lavoratori di Alitalia: Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno condiviso l’accordo quadro con la CAI e il governo. Nella nuova azienda si contano 12.500 superstiti: 1.550 piloti, 3.300 assistenti di volo e 7.650 lavoratori di terra. Si tratta di tutto quello che voleva Sabelli con un migliaio di esuberi in meno. Questo è tutto quello che si è ottenuto.

La trattativa di Cgil, Cisl, Uil e Ugl continua a Palazzo Chigi la mattina del 15 e per noi c’è una convocazione per il pomeriggio. Manifestazione e blocchi a Fiumicino: neanche le strutture di base dei sindacati che hanno condiviso l’accordo quadro con CAI si rendono conto molto bene di quel che è accaduto e si affannano a smentire la condivisione dei loro vertici del documento di Sabelli. La mattina a Palazzo Chigi ad aspettare i leader dei confederali che entrano per l’incontro ci sono centinaia di lavoratori che gridano “buffoni, buffoni e anche molto di peggio.

Le contestazioni pubbliche e quelle interne, la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un massacro sociale ed i contrasti che la Cgil vive in questo periodo con il governo e con le altre sigle confederali, contribuiscono a spingere Epifani a frenare e a non sottoscrivere l’accordo. Al contrario Cisl, Uil e Ugl firmano ma tutto ciò non è sufficiente per Colaninno e compagni di cordata. E poi c’è il governo che ha paura di un blocco del trasporto aereo che può essere portato avanti da chi non ha firmato.

Alle difficoltà della Cgil risponde a caldo Paolo Maras con un secco “Lacrime di coccodrillo che puzzano di ipocrisia”, ma dobbiamo lavorare con quello che abbiamo in mano in questo momento. Proprio a far precipitare la situazione serve la strana “alleanza” con piloti ed autonomi: possiamo contare sulla quasi totalità di piloti e assistenti di volo e su un parte del personale di terra e questo può rappresentare un deterrente se si rimane uniti e forse anche il detonatore per far esplodere una vera e propria rivolta che possa rimettere tutto in discussione. Lo sappiamo che è difficile tenere insieme per lungo tempo organizzazioni, obiettivi, pratiche, teste ed idee così diverse…ma non abbiamo altre strade da percorrere. Così i Berti e i Di Vietri, da sempre moderati, vicini alla destra politica, attaccati col mastice al potere e alla gestione aziendale, si “trasformano” in cavalieri senza macchia e senza paura che si scagliano contro il governo e le altre organizzazioni sindacali, arringano le folle e si confrontano da pari con l’SdL, da sempre considerato, soprattutto dall’associazione dei piloti, come un “covo di pericolosi sovversivi”. Accettiamo questo schema che si presenta, direbbe qualcuno, a geometrie variabili, ma ci rendiamo anche conto che sarà una comunità di intenti per un tempo che durerà pochissimo. Poi sappiamo anche bene quanto sia importante avere un fronte confederale spaccato e una parte del personale di terra che si muova insieme a noi e la retromarcia della Cgil gioca a nostro favore. Paradossalmente, se si vuole descrivere questa situazione come di solito fanno i cronisti politici, l’SdL che viene sempre visto come organizzazione dell’estrema sinistra, si trova al centro e cerca di tenere insieme la Cgil, l’Anpac, UP, Avia e Anpav in un’alleanza tanto difficile da credere, quanto da far avanzare.

Berlusconi durante un incontro con Sarkozy riapre ad Air France e poi a Porta a Porta attacca il sindacato che non firma e, smentendosi nuovamente, ripete le sue baggianate sulla precedente trattativa con Air France: “Non ci sono alternative, inutile recriminare su Air France perché è stata Air France a dire di no… I sindacati hanno assunto un tale atteggiamento per cui Air France dopo un po’ si è detta: ma chi ce lo fa fare? E io sto spendendo tempo per convincere i 16 soci a non seguire l’esempio di Air France… certe corporazioni non vogliono rinunciare ai privilegi. In diverse parti della trattativa ci sono stati degli interventi, come quelli del capo della Cgil, che sembravano molto influenzati dalla politica”.

Mentre Berlusconi durante un incontro registra le sue dichiarazioni e Scajola ripete all’infinito che Alitalia sta per fallire, saliamo insieme ad Anpac, UP, Avia e Anpav a Palazzo Chigi, preceduti ed accompagnati da centinaia di lavoratori di tutte le categorie del trasporto aereo che dalla mattina invadono prima Via del Corso e Piazza Colonna e poi piazza Montecitorio e si affollano gridando lungo le transenne e lo schieramento di polizia e carabinieri schierato a difesa del Palazzo. Dalla riunione non emerge alcuna novità reale ma dall’atteggiamento di Letta, Sacconi e Matteoli percepiamo che il governo ha paura del blocco del trasporto aereo e quindi temporeggia e cerca di convincere Colaninno e Sabelli a fare altre concessioni. L’accordo già condiviso con i confederali però non cambia e quindi l’equilibrio instabile permane. Andrea Cavola uscendo dalla riunione dice ai giornalisti: “… almeno stasera abbiamo cominciato un confronto vero…Hanno provato a dividerci ma non ci sono riusciti … Il nostro fronte è compatto, il governo ha fatto un passo indietro perché ha capito che facciamo sul serio… Il piano industriale secondo noi non funziona ma sono problemi della Cai. La voce contratti invece è ancora tutta da discutere… Esuberi, perimetro della attività della Cai, le garanzie previdenziali e le misure a sostegno del reddito… ”. Dopo di noi entrano Cgil, Cisl, Uil e Ugl in una Palazzo Chigi sempre presidiata da centinaia di lavoratori. In serata tanti contatti telefonici tra noi e tutte le altre sigle sindacali e si decide una riunione a nove per domani, martedì 16.

Ci dobbiamo vedere alle 14 nella sede della Filt Cgil di Via Morgagni ma in mattinata Cisl, Uil e Ugl comunicano che non ci saranno e salta anche il tentativo di mediazione portato avanti dalla Cgil. Un rifiuto, quello di queste tre sigle, che accompagna le dichiarazioni di Sacconi che sembra far prevalere la voglia di rottura “ Entro giovedì si chiude, firmeremo con chi ci sta…”. Gli fa eco lo stesso Bonanni: “Entro 48 ore spero di chiudere”. E la stampa riporta che dall’Ugl arriva un commento sul mancato intersindacale “… l’accordo quadro con i confederali c’è già, andiamo avanti con quello, non c’è tempo per fare altro, sarebbe solo una perdita di tempo e un pasticcio…”.

Andrea Cavola: “Le diplomazie sono al lavoro ma il fallimento dell’incontro intersindacale drammatizza la situazione”. Ancor più preoccupato Di Vietri di Avia: “…siamo tutti in attesa ma non succede nulla, in realtà si stanno muovendo forti correnti di cui abbiamo perso il controllo e che ci stanno portando verso gli scogli”.

Certo dietro l’atteggiamento della Cgil a livello confederale, lo sappiamo tutti, c’è anche la forte frizione con Cisl e Uil e con il governo Berlusconi sul tema generale della trattativa su salari e contratti. Lo evidenzia bene Giorgio Cremaschi della segreteria Fiom che in questi giorni sento molto spesso e che ci sta aiutando nel rapporto con la Cgil: “…la verità è che si sta usando la trattativa Alitalia per far saltare i sindacati sulla questione assai più complessa dei contratti nazionali dei lavoratori…

A Fiumicino si svolge invece un’Assemblea organizzata da noi insieme a Anpac, UP, Avia e Anpav. Il 17 settembre a Fiumicino altre proteste e riunioni, qualche blocco e lo sciopero di 4 ore della Cub per il quale l’azienda aveva cancellato preventivamente 40 voli. Poi arriva una convocazione per le 16 a Palazzo Chigi. Qualche ora di riunione nella quale Colaninno, sconfessando le possibili aperture del governo del giorno prima, afferma che non c’è più tempo e non c’è più nulla da discutere e che “…senza il consenso dei lavoratori, domani ritiro l’offerta…”. L’ennesimo ricatto finale che viene ancor meglio esplicitato da Gianni Letta che ci conferma che si aspetta un si al Piano ed alle linee generali dei contratti che ci verranno consegnati in serata, entro e non oltre le 15.50 di domani, giovedì 18 settembre, perché in caso contrario alle 16.00 Colaninno & Co procederanno al ritiro dell’offerta.

Cisl, Uil e Ugl senza neanche fiatare accettano e si dichiarano disposte a firmare immediatamente tutto. Le altre sei sigle, compresa la Cgil, rispondono che vogliono continuare a trattare ma rifiutano il ricatto e ci vediamo immediatamente in Cgil per confrontarci. Emerge subito da parte di tutti, con l’Anpav che però tentenna ancor più che nei giorni passati, il no ai documenti aziendali e la necessità di produrre modifiche importanti e una proposta alternativa. Provocatoriamente il documento dalla CAI arriva solo alle 20.15, si lavora fino a notte inoltrata e poi si continua il 18 mattina. Si lavora, si discute, si media tra di noi e ci si scontra anche ma il documento alternativo prende forma e poi, prima ancora dell’ora dell’ultimatum, arriva la notizia del ritiro dell’offerta di Colaninno. Così scriverà Francesco Staccioli sempre in preparazione del film-documentario Tutti giù per aria: “… Quel giovedì, 18 settembre 2008, non ero in aeroporto, ma stavo rinchiuso nella sede Cgil a preparare una bozza alternativa sui contratti firmata a più mani da inviare alla CAI come controproposta entro le ore 16.00, c’erano tante persone quando alle 15.30 arrivò la notizia, la CAI aveva ritirato l’offerta. La posizione della Cgil e l’opposizione del “fronte del no” erano state considerate condizioni sufficienti per rinunciare al piatto d’argento. Neanche le proposte di mediazione avevano smosso la trattativa ed era chiaro che volevano tutta la posta, volevano stravincere non vincere… Avevamo fatto probabilmente l’unica cosa ragionevole: avevamo consegnato al partito d’opposizione e al più grande sindacato confederale una vertenza politica e non più sindacale, all’interno della quale costruire un argine alla volontà altrettanto politica che niente aveva a che fare con l’industria e con la crisi Alitalia ma piuttosto tesa a ridisegnare la mappa dei diritti dei lavoratori e dei rapporti di forza nel paese.”.

Si, in effetti abbiamo dato un’arma in mano all’opposizione e alla Cgil, ma un’arma che nei giorni seguenti non sarà utilizzata dalla Cgil e neanche dal PD e che quindi non riuscirà a fermare Colaninno & Co! Che la partita sia comunque diventata prioritariamente politica lo dimostrano gli attacchi che arrivano da tutte le parti alla Cgil più che a noi. Epifani si difende, dice che a sbagliare è chi ha impostato la trattativa in modo da escludere invece che includere tutti e arriva anche a dire che la sua Cgil per il personale che rappresenta, cioè il personale di terra, direbbe anche si, ma non può decidere per piloti e assistenti di volo che di fatto sono rappresentati dall’SdL e dalle quattro sigle autonome che non sono state coinvolte. Una motivazione che a me sembra molto debole e che in qualche modo scarica le responsabilità su di noi e soprattutto su governo e Cisl e Uil, senza però sostenere con determinazione la necessità di un radicale cambiamento del documento generale che anche la Cgil ha inizialmente condiviso.

L’attacco ai sindacati che non firmano non proviene soltanto dalle forze politiche di centro destra ma anche da quelle che invece hanno accettato a scatola chiusa la macelleria sociale imposta da Colaninno, Passera e Berlusconi. Il più sanguigno è Luigi Angeletti che attacca direttamente la Cgil: “L’azienda era morta e qualche mio collega si accinge a fare il becchino”. Non sono da meno Bonanni “È stata la follia di pochi e di alcune sigle sindacali che hanno portato alla chiusura delle trattative, per responsabilità di pochi pagheranno in molti” e l’ugiellina Renata Polverini, “A questo punto è chiaro chi ha operato nell’esclusivo interesse dei lavoratori di Alitalia e chi invece ha preferito sottostare ad altre logiche, mettendo una pietra tombale sull’ultima possibilità concreta di salvare l’azienda”. In effetti è vero, cara Polverini: è tutto molto chiaro! Il contenuto politico di questa vertenza giocata su Alitalia e che coinvolge migliaia di lavoratori è tutto esterno al trasporto aereo e alla stessa condizione dei lavoratori. Si tratta di ridefinire, una volta per tutte, il sistema delle relazioni tra sindacato ed aziende, di passare dal già pessimo sindacato concertativo al sindacato “complice”, quello che firma senza discutere e si accontenta delle briciole che rimangono sotto il tavolo e dei favori che il “sovrano” gli concede. In questa partita il centro-sinistra non è molto lontano dalle posizioni del centro-destra e della Confindustria e Maurizio Sacconi, ideatore del termine “complice” riferito al sindacato, ex socialista e oggi esponente di spicco di Forza Italia e ministro del lavoro, rappresenta emblematicamente questa commistione di ruoli politici e sociali che è una costante nel panorama politico italiano e rappresenta una delle ragioni del declino valoriale del sindacato storico italiano.

A Fiumicino, tra i lavoratori, le reazioni vanno dallo stupore, al terrore per che cosa avverrà ora, alla gioia nervosa nel veder fallire le proposte di CAI. Si, anche alla gioia e al grido “Meglio falliti/che in mano a stì banditi”: una lucida disperazione che la dice lunga su come governo e CAI abbiano tirato la corda in questa vicenda, cercando di scaricare le responsabilità sui lavoratori.

Con Paolo Maras affermiamo polemicamente che un documento noi, insieme ad altre 5 sigle sindacali che complessivamente rappresentano la maggioranza dei lavoratori di Alitalia, lo abbiamo prodotto e inviato a CAI e al governo e vogliamo trattare, “Siamo noi adesso ad aspettare un sì o un no”. Al nostro interno però si analizza la situazione e soprattutto ci chiediamo quanto reggerà la Cgil e che cosa fare per non spaventare troppo le quattro sigle autonome e tenerle insieme in questa fase. In effetti il documento che abbiamo inviato contiene elementi di forte disponibilità ma presuppone una vera negoziazione. C’è la disponibilità “a trovare un accordo sui contratti di piloti, assistenti di volo e di terra certi di poter raggiungere gli obiettivi di produttività e flessibilità richiesta”. C’è una rivisitazione dei contratti “tale da consentire l’invarianza delle retribuzioni e un aumento della produttività” e anche la possibilità di applicare uno dei contratti di riferimento europei prendendo a riferimento quelli di Air France, Lufthansa ed Iberia, pur con riduzioni derivanti dal raggiungimento dell’obiettivo del piano industriale. Insomma, non è che non ci sia la disponibilità da parte nostra, ma la condizione è e rimane quella di poter condurre una trattativa vera.

Berlusconi tenta in ogni modo di riaprire la partita e cerca di convincere Colaninno e gli altri: addirittura per non perdere la faccia pensa anche ad una “nazionalizzazione” a tempo come avvenne per Air France nel 1994. A tempo chiaramente, ci mancherebbe che Berlusconi pensasse ad una vera nazionalizzazione se non è neanche patrimonio della “sinistra” del PD.

Noi il 19 facciamo uscire un comunicato stampa. “… La campagna di disinformazione e di attacco ai lavoratori ed alle organizzazioni sindacali che li rappresentano realmente continua e si amplifica di giorno in giorno. Attacchi violenti che provengono dal mondo politico, da quello istituzionale, imprenditoriale e da certa stampa italiana. Cisl, Uil e Ugl hanno avallato il tentativo di dividere il fronte dei lavoratori e di ciò ne stanno pagando le conseguenze: centinaia di dipendenti Alitalia di tutte le categorie stanno infatti abbandonando queste sigle e seguendo le indicazioni che provengono da SdL intercategoriale e dalle altre organizzazioni sindacali che hanno assunto un atteggiamento responsabile e determinato. La controproposta di queste organizzazioni sindacali, trasmessa ieri a CAI ed al Governo, dimostra l’estrema responsabilità dei lavoratori nel ricercare una mediazione possibile… Siamo certi che il Commissario Straordinario Fantozzi, nel rispetto delle sue funzioni istituzionali, opererà al meglio per assicurare la continuità aziendale e per ricercare soluzioni alternative a CAI. Anche in questo senso il sindacato, quello che rappresenta realmente i lavoratori di Alitalia, farà concretamente la sua parte… La politica dovrebbe ora interrompere le polemiche e la ricerca strumentale delle responsabilità, anche perché il maggior responsabile della situazione che si è creata in questi anni sulla questione Alitalia è proprio il mondo politico …”.

Così recita Fantozzi: “…gli aerei Alitalia continueranno a volare fino a quando ci saranno a disposizione le risorse necessarie. Sono obbligato dalla legge a curarmi della continuità del servizio pubblico e della par condicio dei creditori. Se ci saranno altre offerte importanti nel breve saranno tutte esaminate…”. Perché in effetti il ricatto “o CAI o si chiude” non è reale e il Commissario ha per legge almeno altri 60 giorni per proporre un piano di ristrutturazione, può chiedere altri prestiti ed operare quindi per la continuità aziendale ancora per un tempo molto più lungo di quello dichiarato sino ad ora. Il problema è diverso: lo vuol fare?

Il 20 settembre l’Anpav rompe gli ormeggi e corre a firmare quel che insieme avevamo rifiutato. Una decisione grave che viene accolta con estremo favore dal governo e fortemente contestata in categoria. Ma è anche indice e risultato della pressione che il governo e le forze politiche stanno facendo sul sindacato. Pressione che si fa di giorno in giorno più asfissiante anche da parte del PD sulla Cgil. A Fiumicino, tra i lavoratori, la “gioia” espressa nervosamente da tanti alla notizia del ritiro di CAI lascia spazio alla forte preoccupazione per il futuro. Però si tiene e la nostra paura deriva molto più dalla tenuta o meno dei compagni di viaggio a livello sindacale che non da quella della maggioranza dei lavoratori. Sono però due condizioni legate tra loro e indispensabili entrambe per riuscire a trovare una soluzione dignitosa e limitare i danni.

Il 21 Fantozzi annuncia che il 23 settembre su alcuni giornali sarà pubblicata una sollecitazione a presentare manifestazioni di interesse per l’acquisizione di tutta o parte dell’azienda. Il tempo limite viene fissato al 30 settembre. Sembra più un modo per tutelare il suo ruolo che non una decisione dettata dalla necessità di trovare soluzioni alternative a CAI.

Contestualmente facciamo uscire un comunicato stampa. “… La politica degli ultimatum ha sempre portato a fallimenti epocali…. Sulla questione Alitalia si sta giocando una partita che è ormai prioritariamente politica …Il sindacato ed i lavoratori stanno mantenendo posizioni ferme e al tempo stesso assicurano la continuità e la regolarità dei voli… oggi il Commissario straordinario Fantozzi deve far valere le proprie competenze istituzionali e deve necessariamente operare per assicurare la continuità aziendale attraverso la richiesta di interesse da parte di altri soggetti industriali e fare tutti i passi per assicurare il tempo necessario per rendere effettivi tali interessi. SdL e le altre organizzazioni sindacali hanno assicurato al Commissario il massimo appoggio e si sono rese disponibili anche ad adottare misure straordinarie …”. Ci stiamo provando in tutti i modi ad inceppare il meccanismo che vuole dividere lavoratori e sindacati, metterli gli uni contro gli altri e far così prevalere le decisioni di CAI, di Berlusconi e della sua corte.

Ci proviamo anche cercando di ridurre la pressione dell’opinione pubblica intervenendo costantemente con la stampa e direttamente con i passeggeri. Distribuiamo anche un volantino negli scali italiani che è firmato da “I lavoratori del Gruppo Alitalia”, concordato tra le cinque organizzazioni sindacali. “Lettera aperta a tutti i passeggeri Alitalia – Volevamo trattare e ci hanno maltrattato. La CAI (Compagnia Aerea Italiana) di Colaninno ha infatti scelto di trattare solo con una parte delle sigle sindacali, che rappresentano di fatto una esigua minoranza tra i piloti e gli assistenti di volo, e non rappresentano i lavoratori di settori importanti del personale di terra. Volevamo trattare e ci hanno sbattuto la porta in faccia, rigettando, senza neanche prenderla in considerazione la nostra controproposta che offriva maggiore produttività (lavorare meglio e di più) e comunque sacrifici a livello economico per tutte le categorie. La responsabilità di quanto è avvenuto è tutta della Cai e del Governo, che invece che fare da mediatore, si è schierato a spada tratta con la Cai. Volevamo trattare e oggi più di ieri non ci arrendiamo all’ipotesi del fallimento, ma al contrario insisteremo tenacemente a difendere la nostra azienda garantendo in tutti i modi la regolarità di tutte le operazioni sia di volo che di terra. Il confronto deve riprendere con qualsiasi interlocutore, italiano o straniero, disponibile a una trattativa vera con tutti gli interlocutori sindacali. Alitalia ha sempre rappresentato un modello per la sicurezza che garantisce ai passeggeri e per la grande professionalità di chi opera in questa grande azienda, sicurezza che vogliamo che sia ancora assicurata ai massimi livelli. Noi intendiamo continuare a rappresentare questi valori espressi in oltre 60 anni di storia e diciamo a tutta la clientela che nelle prossime settimane potranno volare tranquillamente ALITALIA, certi che il servizio sarà offerto loro con la massima professionalità. Rivolgiamo un appello a tutti i passeggeri ed ai cittadini italiani e stranieri a sostenere i nostri sforzi per una soluzione positiva della vertenza, per la sopravvivenza e lo sviluppo della compagnia aerea per la quale lavoriamo con passione e professionalità, per la crescita del trasposto aereo in Italia, patrimonio di tutti i lavoratori, di tutti i passeggeri, di tutti i cittadini. Il nostro appello è: CONTINUATE A VOLARE CON NOI, CONTINUATE A VOLARE ALITALIA. – I lavoratori del Gruppo Alitalia.“.

Io sono a contatto con la stampa in modo costante e devo dire che in questi giorni tra riunioni, incontri e giornalisti non ho veramente momenti liberi. Per fortuna che c’è chi come Paolo Sabatini, Vincenzo Siniscalchi, Roberto Cortese, Elena Casagrande e tanti altri si occupa delle questioni generali di SdL e chi a Fiumicino è in costante contatto con i lavoratori.

Interessante un articolo a firma Claudia Fusani che viene pubblicato su La Repubblica il 21 settembre e che analizza i numeri degli iscritti e lavoratori in Alitalia in riferimento a chi è favorevole e contrario a questo accordo con CAI. “La mappa di “sì” e “no” all’accordo – La netta maggioranza di piloti e assistenti di volo è iscritta alle associazioni di categoria che rifiutano la proposta Cai e chiedono una nuova trattativa… Dice Guglielmo Epifani… < È inutile che andiamo a firmare noi, senza le associazioni di categoria la maggioranza dei lavoratori è contro l’accordo>… Lo dicono i numeri … Il 70 per cento iscritto al sindacato. Il governo fissa a quota 17.500 i lavoratori di Alitalia. Per i sindacati sono almeno mille in più. Gli iscritti al sindacato risultano essere tra i 12 e i 13 mila. Con queste proporzioni: 2.522 Filt-Cgil; 2.063 Uilt; 2.057 Fit-Cisl; 1.900 Sdl; 1.122 Anpac (solo piloti); 1.050 Ugl; 940 Avia (solo assistenti di volo); 540 Anpav (solo assistenti di volo); 350 Up (solo piloti). Ci sono anche circa 250 iscritti ai Cub, sigla però mai presente al tavolo. Queste cifre possono non essere precise e variare di qualche decina ma non incidere sulla percentuale di massima. Mai come in questi mesi il tesseramento sindacale è stato in movimento in Alitalia. Si sono registrati fenomeni di passaggi da una sigla all’altra, iscrizioni ma anche dimissioni. I piloti. Sono 2.550 i piloti di Alitalia e AirOne. Di questi 1.122 sono iscritti all’Anpac guidata dal comandante Fabio Berti e 350 all’Unione piloti presieduta da Massimo Notaro. La somma delle due associazioni di categoria conta circa 1.500 piloti a cui ne vanno aggiunti circa 5-600 distribuiti tra le quattro sigle confederali Cgil, Cisl, Uil e Ugl. La Cgil, per esempio, ne conta solo 50… Gli assistenti di volo. Anche in questa categoria la netta maggioranza è contraria sia all’accordo quadro che alla bozza di contratto proposta da Cai. Az e AirOne contano circa cinquemila assistenti di volo. La Cai prevede di aver bisogno di 3.300 tra hostess e steward. Le due principali associazioni di categoria Anpav e Avia contano 500 e 940 iscritti. Cgil ne ha circa 200, Cisl e Uil circa 250 a testa e Ugl non arriva a cento, Sdl ne ha un migliaio. Se anche l’Anpav strappa con le sigle autonome e va a sedersi al tavolo come ha annunciato, la maggioranza degli assistenti di volo resta contraria al piano Cai. Così pure se la Cgil dovesse abdicare alla ragion di stato e di pax sociale. Senza contare che le dichiarazioni del presidente Muccioli (Anpav) in favore di Cai avrebbero fatto perdere nella sola giornata di sabato 30 tesserati passati a Sdl e 42 in Avia. Gli assistenti di terra. In questo caso l’accordo con Cai potrebbe essere già operativo visto che la maggioranza del personale di terra è iscritto alle sigle confederali Cgil Cisl, Uil e Ugl. Si tratta del settore più numeroso, tra operai, impiegati, quadri e dirigenti, circa novemila dipendenti tra Az e AirOne di cui la nuova Cai ne riassorbirà 7.560. In questo caso sarebbero contrari all’accordo solo il migliaio circa di Sdl e i 250 dei Cub che però sono esclusi dall’inizio dalla trattativa. Schieramenti politici addio… Così i piloti, tradizionalmente di centro-destra, vanno a braccetto con i dipendenti di Sdl che sono spostati a sinistra del Pd. E i cattolici osservanti, nati e vissuti al centro come Avia, agitano e organizzano i lavoratori con spirito non consueto. È curioso vedere la Filt-Cgil che ragiona con passione con Avia. C’era anche l’Anpav, di qua dalla barricata. Muccioli, che da giorni scalpitava per tornare a dare la mano al governo, a un certo punto non ce l’ha fatta più. Infine, la trattativa ha ufficialmente promosso a ruolo di confederale l’Ugl della combattiva Renata Polverini. La triade non c’è più. Adesso c’è una quaterna…”.

Ma in generale la stampa ci attacca in modo spudorato: non vuole capire ed analizzare le posizioni, vuole solo la notizia, vuole solo il colpevole e in questo caso, come spesso accade, questo è il ruolo assegnato ai lavoratori che protestano. Il risalto maggiore va a Berlusconi che continua con le sue dichiarazioni roboanti contro chi non ha accettato le condizioni di CAI: “Stanno facendo di tutto per far saltare l’accordo. Hanno perfino definito gli imprenditori della cordata Cai dei ‘banditi’, con il risultato di scoraggiarli e demotivarli. Ora la loro ricetta produrrà disoccupazione e disastri. Ma loro vanno avanti. Che roba! Incredibile…”. Li vorrei proprio vedere questi imprenditori “scoraggiati e demotivati”, cavalieri bianchi che stanno generosamente mettendo mano al portafoglio per salvare Alitalia ed i suoi lavoratori. Personalmente li farei incontrare con il “Cavaliere Nero” di Gigi Proietti, quello al quale non devi rompere il …. Si veramente incredibile che cosa si possa blaterare se non si hanno veri argomenti!

In questi giorni, pur cercando di salvaguardare al massimo l’operativo dei voli, i presidi, le manifestazioni e i cortei a Fiumicino ed a Roma sotto i vari palazzi del governo, si susseguono senza sosta. In piazza e per le strade vediamo facce di colleghi che non vedevamo da tanto, preoccupati, incazzati, cercano risposte e certezze che purtroppo noi non riusciamo a dare. L’unica cosa che possiamo fare è stare con loro, al loro fianco, e al tempo stesso continuare a ricercare soluzioni che però sembrano sempre più difficili, sempre più lontane.

Fantozzi, probabilmente quasi per un atto dovuto, cerca altri possibili acquirenti e qualche cosa si muove in casa Lufthansa, il PD spinge per far riaprire la trattativa, dentro il governo c’è il “partito dei duri” che continua a dire “o si accetta e si firma o si chiude l’azienda” e quello di chi vuole invece una mediazione, principalmente per far salvare la faccia a Berlusconi.

Viene così pubblicato il bando per la nuova gara che fissa in 8 giorni il limite, quasi una presa in giro ma noi cerchiamo un appiglio anche rispetto a questa novità. “Il Commissario Straordinario di Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A. in a.s., di Alitalia, Airport S.p.A. in a.s., di Alitalia Express S.p.A. in a.s., di Alitalia Servizi S.p.A. in a.s. e di Volare S.p.A. in a.s., Prof. Avv. Augusto Fantozzi – Premesso – che Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A., Alitalia Airport S.p.A., Alitalia Express S.p.A., Alitalia Servizi S.p.A. e Volare S.p.A. sono ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi e per gli effetti del D.L. n.134 del 28 agosto 2008; – che detta procedura contempla la possibilità di cedere a trattativa privata tutti o parte dei complessi aziendali o delle attività produttive, definendo i contenuti di uno o più dei rami di azienda, anche non preesistenti, con individuazione dei lavoratori che passino alle dipendenze del cessionario, e ciò anche previa collocazione in cassa integrazione guadagni straordinaria o cessazione del rapporto di lavoro in essere e assunzione da parte del cessionario; – che la cessione di cui sopra potrà escludere, in tutto o in parte, la responsabilità dell’acquirente per i debiti relativi all’esercizio delle aziende cedute sorti prima del trasferimento ed, in ogni caso, non potrà prevedere un prezzo inferiore a quello stabilito dall’esperto indipendente nominato dal Ministro dello Sviluppo Economico; – che l’unica significativa offerta pervenuta, e sulla base della quale era stata avviata la trattativa, è stata revocata; – che, dunque, il Commissario Straordinario intende verificare la sussistenza di altri soggetti interessati che possano garantire la continuità nel medio periodo del servizio di trasporto, la rapidità dell’intervento e il rispetto dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale, ivi compresi i Trattati di cui è parte l’Italia;

tutto ciò premesso il Commissario Straordinario – considerate le ragioni di necessità e urgenza di cui al D.P.C.M. del 29 agosto 2008 – invita chiunque sia in grado di garantire la continuità nel medio periodo del servizio di trasporto, la rapidità dell’intervento nonché il rispetto dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale, ivi compresi i Trattati di cui è parte l’Italia, a presentare manifestazioni di interesse per l’acquisto di uno o più rami di azienda di Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A. in a.s., di Alitalia Airport S.p.A. in a.s., di Alitalia Express S.p.A. in a.s., di Alitalia Servizi S.p.A. in a.s. e di Volare S.p.A in a.s., anche non preesistenti. Tali manifestazioni dovranno pervenire presso gli uffici del Commissario Straordinario, in via Marchetti, n.111, 00148 Roma, entro il 30 settembre 2008, ore 12.00, unitamente a tutta la documentazione che ne consenta la valutazione al fine di avviare l’eventuale trattativa. – Prof. Avv. Augusto Fantozzi”.

Più come provocazione che come proposta formale, insieme ad Anpac, Unione Piloti e Avia ci mettiamo immediatamente al lavoro con una proposta “scioccante” e che al tempo stesso contiene una concretezza estrema che deriva dalla preoccupazione che ormai ha assunto dimensioni inimmaginabili. Una proposta che avevamo in parte già discusso ed anticipato anche a Fantozzi. Proviamo a costruirla noi una “cordata”, mettendo sul piatto quale garanzia, per quel che ci riguarda, la proposta di impegno del nostro lavoro, delle nostre professionalità, insieme a sacrifici economici e TFR per circa 340 milioni complessivi. Così a poche ore dalla pubblicazione arriva formalmente la nostra proposta sul tavolo di Fantozzi che pubblicizziamo con una conferenza stampa che teniamo in quattro: Berti, Notaro, Di Vietri ed io. Andrea Cavola sottolinea alla stampa i tempi stretti di questa operazione: “Dobbiamo confezionare la proposta entro mezzogiorno del 30 settembre, ne siamo consapevoli, ma potrebbe essere questa la soluzione Abbiamo poco tempo è vero ma stiamo lavorando per mettere in piedi un’offerta più grande e più ampia rispetto a quella di Cai… La nostra idea non è quella di entrare nel cda di Alitalia o di come si chiamerà, non vogliamo guidare l’azienda, vogliamo però essere azionisti tanto quanto basta per avere elementi di controllo…”.

Il 23 settembre Cisl, Uil e Ugl provano a costruire una protesta a Fiumicino contro chi non ha firmato. Falliscono miseramente e la cosa si conclude con un centinaio di lavoratori di terra, soprattutto delegati sindacali di queste tre sigle, che in corteo arrivano al centro equipaggi dove come sempre ci sono centinaia di lavoratori in presidio. Grida e schiamazzi per un paio d’ore dietro un cordone di polizia e nulla più.

Ma a Palazzo Chigi gli incontri di Letta e altri ministri si infittiscono con la partecipazione di Fantozzi e nuovamente Colaninno e Sabelli. Il segretario del PD Veltroni spinge per una soluzione e sicuramente sta facendo pressione anche su Epifani. I frequenti contatti telefonici con Fabrizio Solari e Franco Nasso della Cgil, mi fanno capire che si sta muovendo qualche cosa e ho la netta sensazione che non sia nulla di buono.

Il 24 settembre arriva la convocazione del governo per il 25 alle ore 11, anticipata da una dichiarazione di Angeletti: “Secondo quanto mi risulta la Cgil aderisce al piano di Cai, così come lo conosciamo” e soprattutto da una fitta rete di contatti e di incontri informali. Si parlerà anche di alleanza con Air France o Lufthansa, anche se do per certo si tratti dei francesi che si stanno muovendo a Palazzo Chigi anche con il loro “consulente” e purtroppo nostro conoscente Francesco Mengozzi. Dalla Presidenza del Consiglio ci arrivano anche notizie che qualche piccolo cambiamento su quel che già sappiamo del piano potrebbe esserci, ma da quel che trapela si tratterebbe di aspetti marginali. Il governo è concentrato soprattutto su Cgil e piloti e il pericolo è che si arrivi ad una ulteriore rottura del fronte del no, che questa volta sarebbe mortale per la conclusione della vertenza.

Come un orologio svizzero arriva il si della Cgil che permette la firma a quattro (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) su un accordo quadro uguale al precedente con alcune concessioni che vengono recepite in allegati e chiarimenti specifici. Il cerchio si è chiuso e le spinte di CAI, di Banca Intesa, di Berlusconi e Letta e dello stesso Veltroni, hanno portato ad una ricomposizione che pagheremo cara, pagheremo tutti. Uno scenario che rende ancor più inclinato il piano sul quale ci stiamo muovendo, scompone l’equilibrio instabile che avevamo faticosamente costruito e ci porta pericolosamente sempre più vicini al punto di non ritorno. Nel pomeriggio assemblea a Fiumicino ed i no alla firma prevalgono di molto rispetto ai si. Capiamo bene che però Berti e Notaro, a fronte di alcune ulteriori aperture alla loro categoria, andranno sicuramente a firmare. Avia tiene, ma credo più per non lasciare campo a noi tra gli assistenti di volo che non per reale convinzione. CAI di fatto riapre i giochi e il governo in un incontro in serata ci “concede” più tempo e ci conferma che attenderà sino a domani la risposta di Anpac, UP, SdL e Avia.

Politicamente si apre la polemica tra PdL e PD su chi sia stato il protagonista principale nella riapertura della trattativa, come se quel si della Cgil fosse la soluzione di tutti i problemi di Alitalia e di chi ci lavora. Meno polemici i 4 confederali, chi più, chi meno soddisfatto di aver superato la precedente frattura ed essere di nuovo seduti insieme davanti al governo.

Il 26 mattina alle 10 ci ritroviamo noi insieme a Avia e Anpav a Palazzo Chigi. Due ore di discussione con Gianni Letta e alla fine l’Anpav dà seguito a quanto aveva già annunciato e firma l’accordo quadro. Massimo Muccioli presidente dell’Anpav su Il sole24ore: ”La nostra associazione ha sciolto il nodo e abbiamo posto la firma sull’accordo conclusivo. Gli ultimi chiarimenti sono stati giudicati soddisfacenti dall’Anpav… Dopo aver riflettuto fino a tarda notte abbiamo sciolto il nodo sulle ultime questioni: la parte contrattuale e alcuni elementi di garanzia… ci sono state date garanzie ed elementi di certezza …”.

Noi e Avia diciamo no e prendiamo tempo: chiaramente aspettiamo per sapere se i piloti terranno ma le speranze sono veramente poche. Poi noi prendiamo tempo e rinviamo tutto a lunedì 29. La trattativa di Anpac e UP va avanti sino alla notte del 27 settembre e si conclude con la firma ed alcune modifiche sul contratto apportate con uno specifico documento di approfondimento che loro ritengono importanti ma a noi sembrano veramente poca cosa rispetto alla critica comune sul piano industriale che non reggerà più di qualche anno e produrrà una serie di ulteriori crisi. Unico elemento realmente positivo sembra essere quello di ulteriori 139 assunzioni rispetto a quelle previste. Ridicolo e anche controproducente dal punto di vista del lavoro è invece la possibilità di un contratto da dirigente per i comandanti. Come dire, meno soldi, più lavoro ma ti do il pennacchio: senza pensare che come dirigente puoi essere licenziato senza grandi problemi.

Fabio Berti dopo la firma a Il sole24ore:” …Una trattativa durissima, non solo stanotte. Ma finalmente abbiamo raggiunto un accordo che ci soddisfa, considerata la situazione dell’azienda ormai agli sgoccioli…”. Ma quale trattativa durissima? Non c’è mai stata vera trattativa!

Insomma siamo rimasti soltanto noi e Avia che dopo la firma dei piloti, nella persona di Antonio di Vietri mi dice chiaramente che anche loro a questo punto sono decisi a firmare.

Mentre noi discutiamo al nostro interno si diffonde anche la notizia dell’offensiva di Lufthansa che potrebbe acquisire direttamente il 49% di Alitalia. A questo punto, almeno dal punto di vista industriale, forse sarebbe meglio che non la soluzione rabberciata di CAI affiancata da Air France. Ma non ci crediamo perché da una parte Berlusconi non intende perdere la faccia rispetto all’annunciato “salvataggio” di Alitalia con l’invenzione della sua “cordata” e dall’altra penso che l’accordo con Sarkozy e con Air France che gli assicura una presenza di solo il 10-15% sia ormai già cosa fatta.

Sabato 27 ci ritroviamo tutti in una lunga riunione con le strutture di terra e volo dell’Alitalia che è durata più di otto ore. Un sabato ed una domenica trascorsi discutendo al nostro interno, con i delegati, con i nostri iscritti e con i lavoratori in un presidio costante al Centro equipaggi di Fiumicino, per analizzare i documenti e soprattutto per decidere che cosa fare lunedì. Andrea Cavola sintetizza così alla stampa che ci assedia per sapere che cosa faremo: “La partita si sta spostando sui contratti. Tra oggi e domani saranno analizzati i documenti e sarà presa la decisione da portare a Palazzo Chigi“. Ma la sintesi fa talmente paura che cambia di minuto in minuto per l’intero weekend.

Un’assemblea a porte chiuse di Anpac e UP domenica raccoglie oltre 600 piloti. Da quel che emerge passa il si ma i malumori, le contestazioni e i no sono veramente tanti.

Avia spinge ormai chiaramente per la firma ed a noi arrivano dai lavoratori spinte diverse. C’è chi dice che a questo punto non c’è più nulla da fare ed è meglio firmare per continuare a vigilare sul prossimo percorso che riguarda la stesura dei contratti. C’è chi dice di firmare ma continuare a trattare per ottenere qualche cosa in più come avvenuto per i piloti. C’è chi dice infine di non firmare. Dando per scontato che anche lunedì continueremo a trattare, ci si presenta di fronte una tragica alternativa.

Dire no e tentare da soli una mobilitazione senza precedenti sapendo di avere contro praticamente tutti, governo, maggioranza e opposizione, 8 sigle sindacali e tantissimi lavoratori, l’azienda, tutto il mondo economico e la maggioranza della stampa e dell’opinione pubblica. Un no che chiaramente ci impedirebbe anche di partecipare alla prossima stesura contrattuale che inizierà a giorni.

L’alternativa è dire si cercando di modificare qualche cosa ma soprattutto rinviando alla stesura contrattuale un possibile aggiustamento a livello normativo che potrebbe influire positivamente riducendo il numero degli esuberi. Un’ipotesi non facile ma possibile.

29 settembre

Alla fine decidiamo per la seconda ipotesi, cioè per la firma. Una scelta amara e consapevole dettata dall’analisi delle forze in campo e comunque tutta rivolta verso la possibilità di ridurre il numero degli esuberi. Sappiamo bene che questa non è una soluzione ma un ripiego, forse un tentativo di limitare i danni che produrrà uno scossone e forti contestazioni al nostro interno ma oggi è l’unica strada che riusciamo a intravedere. Se decidessimo soltanto rispetto ad una valutazione politica dovremmo invece negare la nostra firma e scatenare la guerriglia sindacale, per quello che potrebbe essere possibile. Manterremmo integra la nostra coerenza ma credo fermamente che ci potremmo per molto tempo rimproverare di non aver provato a ridurre il peso di una perdita enorme di occupazione. Comunque sia è una decisione che tocca e toccherà nel profondo ognuno di noi.

Lunedì andiamo a Palazzo Chigi e riprendiamo il confronto, presenti Gianni Letta e Rocco Sabelli. La trattativa non è breve e cerchiamo di portare a casa qualche miglioramento. Come per la Cgil e per i piloti l’accordo quadro è immodificabile e quindi cerchiamo di impostare le modifiche su alcuni punti specifici che possono essere aggiunti e protocollati insieme all’accordo.

Il primo riguarda gli assistenti di volo. “ NOTA DA ALLEGARE AL VERBALE DEL 25/09/08 – In coerenza ed a chiarimento degli accordi sottoscritti in data 14 settembre u.s., si precisa che nell’ambito del contratto unico viene considerato funzionale al raggiungimento degli obiettivi aziendali il riconoscimento della professionalità della categoria degli assistenti di volo e, a tal fine, si conferma di dedicare a detta categoria una specifica area contrattuale nell’ambito della quale verrà salvaguardata la diversa rappresentatività delle associazioni professionali e delle organizzazioni sindacali di riferimento della categoria.

Confermando il contenuto dell’Accordo quadro segnatamente al paragrafo ii) <… CAI procederà a selezionare le risorse umane in coerenza con le esigenze del nuovo progetto industriale e dei nuovi assetti organizzativi nonché con i criteri definiti da un’intesa tra le parti entro il 30 settembre 2008…> si conviene che in tali criteri dovrà essere anche considerata l’anzianità maturata nelle aziende di provenienza (AZ, XM, VE, AP). In coerenza, altresì, con le esigenze del nuovo progetto industriale e con le esigenze organizzative e produttive dell’azienda, saranno definiti criteri di gestione, tra l’altro, delle basi operative.

Le future eventuali ulteriori necessità di assistenti di volo verranno soddisfatte da CAI attingendo al bacino degli assistenti di volo posti in CIGS/Mobilità provenienti da AZ, XM, VE, AP, con criteri da definirsi.

Oltre a questa Nota concordata ed accettata da CAI e dal Governo, consegniamo anche una lettera firmata da Andrea Cavola per la Segreteria nazionale SdL che riguarda e sottolinea alcune posizioni riguardanti ATITECH e un’altra lettera che firmiamo io e Andrea con la quale formalmente “SdL comunica che, come previsto anche dallo statuto del sindacato, la firma apposta in data odierna sui protocolli sottoscritti anche dalle altre organizzazioni sindacali ed associazioni professionali, è da considerare una sigla tecnica che verrà sottoposta nei prossimi giorni ad una consultazione tra i propri iscritti.”.

All’uscita da Palazzo Chigi ci aspettano tanti giornalisti e soprattutto tanti colleghi. La mia dichiarazione alla stampa è secca e forzata prima di raggiungere i lavoratori che aspettano davanti a Palazzo Chigi: “Non c’è nessun trionfalismo né soddisfazione per come si è sviluppata e conclusa questa vicenda… è una firma tecnica da valutare e verificare con i lavoratori e, eventualmente, da confermare”. Egualmente sofferta quella di Di Vietri: “Abbiamo firmato ma non c’è nulla da festeggiare. Un collega su tre dovrà andare a casa. C’è gente che perde il posto e che soffre”.

Nella mia dichiarazione stampa che facciamo uscire immediatamente, oltre ad illustrare i contenuti dei protocolli sottoscritti e la clausola che sottopone la conferma della firma alla consultazione tra i nostri iscritti evidenziamo e stigmatizziamo anche il comportamento di altri sindacati. “ALITALIA: CISL, UIL E UGL HANNO SCRITTO UNA DELLE PEGGIORI PAGINE DELLA STORIA DEL SINDACALISMO ITALIANO – Dichiarazione di Fabrizio Tomaselli – Coordinatore nazionale SdL intercategoriale – SdL, unico sindacato insieme ad Avia ad essersi opposto al piano industriale ed ai contratti sino ad oggi, prendendo atto della situazione di isolamento che si è determinata dopo l’adesione anche di Cgil, Anpac ed UP ed allo scopo di poter far esprimere direttamente i propri iscritti, ha apposto in data odierna una sigla tecnica agli accordi sulla vertenza Alitalia… Il giudizio complessivo sulla conclusione della vertenza, nonostante la straordinaria mobilitazione dei lavoratori abbia migliorato il dato di partenza della trattativa che sarebbe stato sottoscritto a scatola chiusa da Cisl, Uil e Ugl, è assolutamente negativo e chiederemo quindi agli iscritti una valutazione sull’operato di SdL intercategoriale sull’interra vicenda e sulla possibilità o meno di continuare ad operare per intervenire sindacalmente nella stesura del contratto e nella delicatissima fase di applicazione e di gestione degli accordi. SdL intercategoriale si rimette quindi democraticamente al giudizio dei propri iscritti. Ribadiamo che la maggiore responsabilità degli esiti di questa vertenza è da addebitarsi a Cisl, Uil ed Ugl che sin dall’inizio e prima ancora di trattare, avevano dato il loro assenso al piano ed al contratto CAI, dimostrando con ciò la volontà di condizionare negativamente l’intera vicenda, senza alcun mandato dei lavoratori e calpestando democrazia e reale rappresentanza sindacale. Una posizione funzionale al progetto di modifica complessiva dei modelli contrattuali e dei meccanismi di rappresentanza che in questi giorni stanno concordando con la Confindustria e contro il quale SdL intercategoriale e tutto il sindacalismo di base hanno indetto lo Sciopero Generale per il 17 Ottobre prossimo. Cisl, Uil, Ugl e poi Anpav, hanno così scritto una delle peggiori pagine del sindacalismo italiano assumendosi la responsabilità storica di aver distrutto 50 anni di vita sindacale in Alitalia. Un parte altrettanto negativa è stata quella del Ministro Sacconi che non ha mai svolto il suo ruolo istituzionale di mediatore tra le parti e, al contrario, ha ripetutamente dimostrato di schierarsi dalla parte dell’azienda e di quelle organizzazioni sindacali che attraverso la vertenza Alitalia hanno imposto una pesantissima sconfitta a tutti i lavoratori italiani.”.

Il 30 settembre viene diffuso il comunicato agli assistenti di volo che si intitola “LA SCELTA DIFFICILE – Referendum Iscritti SdL su operato Organizzazione – La decisione assunta ieri di apporre la sigla tecnica sugli accordi succedutisi nella vicenda CAI-Alitalia, in presenza di una nota a verbale specifica per la nostra categoria, non è il punto di arrivo di questa vertenza, ma ne rappresenta piuttosto il passaggio da una prima fase ad una seconda ancora più cruciale e difficile. L’analisi che ha portato alla maturazione di questa scelta non può prescindere dallo scenario che ha caratterizzato questi giorni e che gli Assistenti di Volo hanno vissuto con forte intensità. Non solo ci siamo trovati nel mezzo della crisi finale della nostra Compagnia, ma abbiamo dovuto subire il forte condizionamento di una trattativa impostata malissimo dal Ministro del Welfare e portata avanti pure peggio da alcune confederazioni senza scrupoli. Riteniamo non sia necessario ricordare – chi è entrato in trattativa battendo già le mani e dichiarando la sua “firma preventiva” – chi è stato chiuso a negoziare separatamente la carne ed il sangue dei lavoratori mentre gli stessi e molti altri sindacati erano convocati da altre parti; – chi ha frettolosamente chiuso la trattativa sul nostro contratto in 10 minuti senza un A/V al tavolo;…

Dopo la sottoscrizione da parte della Cgil e quella delle AA/PP dei Piloti, prendendo atto del blocco politico su una normativa contrattuale tutta da decifrare, abbiamo dovuto valutare quale fosse la scelta più corretta, per quanto sofferta, a tutela della categoria che rappresentiamo. Tale scelta era vincolata alla sottoscrizione di un verbale che rappresentasse l’unico momento negoziale, seppur tardivo, nel quale assistenti di volo hanno parlato di assistenti di volo. Tale nota a verbale è stata faticosamente elaborata ieri alla presenza del Dott. Letta e dell’Ing. Sabelli, integra l’accordo quadro e contiene 4 aree tematiche:

1. Impegno a dedicare alla nostra categoria una specifica Area Contrattuale con il riconoscimento della professionalità degli Assistenti di Volo;

2. La definizione dell’anzianità maturata nelle compagnie di provenienza (nessuna esclusa. Compresa Air One) come uno dei criteri di selezione;

3. Definizione di criteri di gestione della categoria, comprese quelle relative alle basi operative;

4. Definizione dei criteri per le future assunzioni nel bacino CIGS/Mobilità

Durante la riunione abbiamo anche affrontato la questione Part Time, elemento che già da solo permetterebbe più assunzioni fondamentali per i precari, sul quale c’è la disponibilità al ragionamento ma che non ha potuto trovare spazio sul documento per motivi “politici” (sempre la faccia di Bonanni). Abbiamo quindi valutato che questo fosse il punto più avanzato di trattativa, considerato quanto accaduto in questi giorni, e apposto la sigla tecnica sottoponendo il nostro operato ed il mandato di tutta la struttura Assistenti di Volo alla doverosa valutazione degli iscritti per poter andare avanti nella negoziazione. Dobbiamo essere molto chiari ed onesti: quanto sopra sono solo alcune e prime garanzie su questioni importanti e molto sentite dalla categoria, ma che non leniscono un impianto generale sul quale la nostra valutazione permane profondamente negativa e che ha bisogno di indispensabili correzioni. Altrettanto dobbiamo essere chiari riguardo lo specifico del nostro contratto: – non lo abbiamo fatto, non lo abbiamo condiviso e non intendiamo in alcun modo assumercene la responsabilità; – è nostro preciso obiettivo lavorare nei prossimi appuntamenti di definizione e stesura affinché sia reso vivibile per gli Assistenti di Volo e gestibile per la stessa Azienda. Se c’è questa volontà mettiamo a disposizione la nostra preparazione e capacità, altrimenti la “pace sociale” non potrà esistere in alcun modo!

La scelta dell’Organizzazione è anche dipesa dalla necessità di essere presenti nella fase, ancora più cruciale per tutta la categoria, che si sta per aprire, con appuntamenti importanti quali ad esempio: 1. La drammatica tematica riguardante i precari; 2. Accesso alla CIGS e Mobilità di coloro che avranno i requisiti in 7 anni; 3. Messa in mobilità di tutta la categoria ed inizio migrazione in CAI con il passaggio della famigerata selezione; 4. Definizione dei criteri di riassorbimento di coloro che al momento non rientrano in CAI; 5. Definizione e stesura contrattuale, partendo dai parametri retributivi; 6. Gestione basi operative che dovranno essere confermate nel numero e nel personale previsto; 7. Gestione ed inquadramento del personale che proviene da 5 aziende.

Su tutti questi elementi siamo quindi a chiedere una valutazione ai nostri iscritti attraverso un referendum che partirà da lunedì 6 ottobre …“.

Nei giorni che seguono le analisi del dopo 29 settembre si fanno sempre più accurate e precise e quel che emerge dal punto di vista politico-sindacale generale lo condivido con gli altri compagni e poi lo scrivo in una nota all’intera organizzazione che giustamente chiede una valutazione complessiva dell’intera vicenda.

Nota sulla vertenza Alitalia – … Per quanto riguarda gli aspetti aziendali, siamo di fronte ad una crisi ormai decennale di Alitalia derivante principalmente dalla liberalizzazione del trasporto aereo mondiale con il conseguente aumento delle compagnie aeree e della concorrenza, seguito poi in Europa dalla concentrazione in pochissimi vettori aerei (Air France – Lufthansa – British) sostenuti dai rispettivi governi e realmente in grado di affrontare la concorrenza di società low-cost (con costo del lavoro bassissimo) e quella di compagnie statunitensi e del medio ed estremo oriente. Chiaramente la crisi di Alitalia è stata aggravata dalla completa mancanza di una seria programmazione economica, dalla carenza di una politica di indirizzo, dall’incompetenza e dalla malagestione dei vertici aziendali e, non ultima, da una “concertazione” smodata del sindacalismo confederale. La crisi di Alitalia ha raggiunto il suo culmine in questi due ultimi anni e in tale situazione si sono innestate dinamiche diverse tra cui le principali sono di carattere politico e sindacale. Infatti Alitalia, soprattutto per la visibilità mediatica di cui “gode” è sempre stata considerata, oltre che un serbatoio di clientelismo di basso profilo e di “alto bordo”, un “laboratorio” per le peggiori speculazioni partitiche e la palestra di esperimenti sindacali che si intende esportare verso l’esterno.

Ma Alitalia contiene anche due evidenti “anomalie” sindacali: la prima è costituita dalla presenza di fortissime Associazioni Professionali autonome (soprattutto tra i piloti, ma anche tra gli assistenti di volo); la seconda è rappresentata dalla forte rappresentatività del sindacalismo di base (SdL Intercategoriale), situazione questa presente in poche realtà ed in nessuna grande azienda. Tutto ciò ha prodotto una miscela unica nel panorama italiano che, in una realtà di crisi come l’attuale, è diventata esplosiva ed ha generato l’attuale situazione.

In questo scenario si è poi inserita in modo fatale la contemporanea trattativa tra sindacalismo confederale e confindustria sul “nuovo” modello contrattuale e sulla “modifica” dei meccanismi di rappresentanza che da una parte vanno nella direzione del fortissimo ridimensionamento del contratto nazionale e dall’altra del restringimento degli attuali meccanismi di rappresentanza sindacale. Entrambe queste tendenze sono state oggetto, obiettivo della vertenza Alitalia e soltanto la mobilitazione dei lavoratori è riuscita a limitare i danni, anche se soltanto parzialmente. Una mobilitazione che, è bene sottolinearlo, è stata “guidata” essenzialmente da SdL Intercategoriale… ci siamo infatti trovati ad affrontare una situazione che doveva necessariamente tener conto di una crisi oggettiva che avrebbe potuto portare direttamente al fallimento. Al tempo stesso si doveva fronteggiare la dichiarata intenzione di Cisl, Uil e Ugl di utilizzare la vertenza come “laboratorio” per far passare i temi contenuti nel documento confederale nazionale finalizzato ad un accordo generale con Confindustria sulla contrattazione e sulla rappresentanza…”.

Personalmente esco da questo settembre 2008 amareggiato, con una carica di rabbia senza limiti, consapevole però che le donne e gli uomini di SdL hanno fatto tutto ciò che era umanamente e sindacalmente possibile.

Il 1° ottobre organizziamo immediatamente un’assemblea a Fiumicino insieme ad Avia per spiegare i termini della firma e fare una valutazione a 360° sulla situazione. C’è aria di sconfitta che noi assolutamente non contestiamo, ma anche una critica feroce alle altre organizzazioni sindacali e soprattutto voglia di continuare a difendersi. Il giorno dopo annunciamo una consultazione tra gli iscritti SdL che si svolgerà dal 6 al 12 ottobre. “…Non è e non può essere una valutazione nel merito degli accordi perché tale valutazione è per SdL, insieme ad altre OO/SS e AA/PP, profondamente negativa su un impianto generale di un Accordo Quadro che lascia, tra l’altro, troppe partite aperte e troppi dubbi sulla sua reale consistenza… SdL chiede ai suoi iscritti una valutazione sull’operato della nostra sigla, di quello che ha fatto in questa vertenza dall’inizio alla fine, in uno scenario fortemente condizionato da elementi politici e non di merito, fino alla sofferta decisione di fare un passo avanti per andare a vedere cosa realmente CAI ha intenzione ed è in grado di fare. È una consultazione non solo prevista dallo statuto, ma la corretta verifica del mandato della struttura di SdL Assistenti di Volo, a valle della prima fase di questa vertenza, per poter andare avanti nel difficile percorso che ci aspetta…”.

Nel frattempo stiamo anche organizzando lo sciopero generale del 17 ottobre che abbiamo indetto insieme al resto del sindacalismo di base contro la riforma della contrattazione voluta da Confindustria e già accettata da Cisl, Uil e Ugl e su una piattaforma unitaria che rivendica aumenti per salari e pensioni, rilancio del contratto nazionale, difesa dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, diritto alla casa e all’istruzione, abolizione delle leggi Ttreu e 30 e del decreto ammazza precari, lotta alla precarietà lavorativa, sicurezza nei luoghi di lavoro, lotta alla Bossi-Fini e al razzismo e difesa del diritto di sciopero.

Fantozzi, dopo i 34 aeromobili adagiati sul prato, mette a terra altri 10 aerei (due B767, 2 MD11 cargo e sei MD80) e con una lettera formale ci annuncia altra cassa integrazione. Vito Riggio dell’Enac, evidentemente anche lui soddisfatto della disfatta sindacale, dopo le minacce rinnova invece la certificazione di Alitalia sino al 1 marzo del prossimo anno.

Ora si apre nuovamente la corsa tra Air France e Lufthansa per entrare nel mercato italiano con ancora più forza. Sono più che convinto che la spunterà Air France: troppi i collegamenti e gli accordi già in atto tra le due compagnie, più che stabili le relazioni tra i due capi del governo. Spinetta il 1 ottobre incontra Colaninno e gli offre l’alleanza e una partecipazione azionaria del 20%, contro l’impegno dei tedeschi che sembra voler essere più ampio sia in termini azionari sia di reale controllo della compagnia italiana.

Il 2 ottobre Epifani dichiara che per lui la trattativa con la Confindustria sulla “nuova contrattazione” è esaurita, è di fatto interrotta e non ha intenzione di firmare: avesse tenuto anche su Alitalia forse non saremmo arrivati a questo punto. Lo stesso giorno a Milano l’assemblea dei soci CAI conferma l’offerta per Alitalia e da il proprio ok all’accordo raggiunto con il sindacato.

Ci “stupisce lo stupore” di molti giornali rispetto alla perdita di passeggeri registrata a settembre da Alitalia. Si riduce il numero degli aerei, si annuncia che la compagnia potrebbe fallire, che non ha soldi in cassa per i fornitori, si fa la guerra ai lavoratori… e poi che cosa ci si aspetta? Che i passeggeri accorrano in massa a far la fila sotto le scalette dei nostri aerei?

Berlusconi sul discorso alleanze parla anche con Angela Merkel e sembra rimettere in discussione il rapporto preferenziale con i francesi. Forse serve soltanto per alzare il prezzo o più probabilmente per dare un po’ di corda a chi preferirebbe Lufthansa per la sua scelta di mantenere i due hub di Roma e Milano. In effetti però anche Air France ha ormai abbandonato quella che per lei era una condizione per l’acquisizione e cioè l’abbandono di Malpensa. Questo aspetto la dice lunga sul vero interesse dei francesi, a primavera come oggi, per assicurarsi il mercato italiano dei voli intercontinentali e non per lo sviluppo di Alitalia.

Il 6 ottobre inizia la trattativa per la stesura contrattuale. Tutte le organizzazioni sono convocate da CAI presso la sede la Società IMMSI di Colaninno. Viene stabilito un calendario di riunioni: – Martedì 7 ottobre ore 18.00: parte generale area contrattuale – Giovedì 9 ottobre ore 10.00: area contrattuale Personale di Terra – Venerdì 10 ottobre ore 15.00: area contrattuale Assistenti di Volo – Lunedì 13 ottobre ore 10.00: area contrattuale Piloti – Martedì 14 ottobre ore 10.00: contratto Comandanti / Dirigenti – Mercoledì 15 ottobre orario da definirsi: criteri di selezione del personale.

Il 15 ottobre scade il termine per la presentazione dell’offerta vincolante di CAI per Alitalia ma il 9 CAI comunica che la prevista assemblea dei soci di CAI del 14 ottobre che dovrebbe dare il via libera definitivo, è spostata al 28 ottobre e l’offerta vincolante al 31. Così Fantozzi, che ieri, 8 ottobre, ci aveva assicurato che i tempi erano quelli previsti e che sino ad allora era assicurata l’operatività della compagnia, si ritrova con nulla in mano. Sembra che la motivazione dello slittamento di date e quindi anche della ricapitalizzazione, sia dovuta alla necessità di reperire le previste quantità economiche ed anche dal nodo alleanze che ancora non è stato sciolto.

Il 9 ottobre si svolge l’incontro per il personale di terra che i nostri al tavolo della trattativa definiscono assolutamente negativo. Si chiude senza accordo “a causa dell’atteggiamento di CAI che si ostina a tentare un’operazione meramente tecnica senza rispondere a molte delle questioni poste dal sindacato”.

Anche dall’incontro del 10 sulla tematica assistenti di volo non emergono risultati positivi. Questo produce una reazione di tutte le sigle sindacali e si arriva a presentare all’azienda una breve nota comune consegnata alle 03.00 dell’11 ottobre con la quale si riconferma la disponibilità alla prosecuzione del confronto ma si denuncia il fatto che nel documento contrattuale predisposto da CAI non si rispetti neanche quanto concordato a Palazzo Chigi.

Anche il confronto tra i piloti e CAI non produce alcun risultato e si accentuano i contrasti tra Anpac e UP da una parte e Cgil, Cisl, Uil e Ugl dall’altra.

Si conclude la consultazione degli iscritti SdL del Gruppo Alitalia chiamati a confermare o meno il mandato all’organizzazione sindacale a proseguire la trattativa relativa alla vertenza. Al quesito: “A fronte dell’operato di SdL nella vertenza CAI – ALITALIA, in considerazione dello scenario che ne ha condizionato gli esiti, APPROVI le scelte fin qui fatte e CONFERMI il mandato alla struttura di SdL per l’imminente negoziato con CAI e Istituzioni ? “ rispondono il 55% degli aventi diritto ed i SI sono il 90,22% (il 92,46% per il personale di terra e l’86,34% degli assistenti di volo). Inviamo quindi al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ed a CAI la conferma della firma tecnica già apposta agli accordi. Attendiamo ancora (inutilmente) la risposta alla nostra richiesta alle altre Organizzazioni Sindacali per l’effettuazione di un Referendum di tutti i lavoratori del Gruppo Alitalia, iscritti o meno al sindacato. Evidentemente far pronunciare i lavoratori non fa parte delle loro priorità.

Il 20 ottobre diffondiamo alla stampa una mia dichiarazione. “Alitalia: è il caso di pensarci bene! – La vicenda Alitalia/CAI si sta trasformando in una storia senza fine e dai contorni sempre più incerti. Sembrerebbe infatti che, oltre ai grandi problemi di carattere formale incontrati, CAI non possa con certezza far fronte da sola agli investimenti necessari ad un rilancio concreto del trasporto aereo in Italia, non riesca a portare avanti la trattativa con il sindacato e soprattutto non sia in grado di gestire dal punto di vista operativo e strategico un settore che non comprende e non conosce in modo approfondito. Gravissimo inoltre è l’errore che CAI sta compiendo nella trattativa sui contratti: sta infatti riproponendo un comportamento che privilegia nuovamente alcune organizzazioni sindacali che in CAI rappresenterebbero la minoranza dei lavoratori, dimenticando quanto accaduto solo poche settimane fa. Se tutto ciò dovesse essere confermato e se a ciò si aggiunge la situazione internazionale e il nuovo approccio che i governi di tutto il mondo stanno impostando per affrontare la grave crisi economica e finanziaria e la consistente riduzione del costo del carburante, sarebbe possibile ipotizzare per Alitalia soluzioni diverse e migliori di quelle sino ad ora prospettate. Una potrebbe prevedere una composizione societaria con un 40% del capitale al partner straniero (chiunque esso sia), un 30% ai privati ed un 30% al pubblico (lo Stato più eventuali enti locali). Questa soluzione permetterebbe: 1) una capitalizzazione di tre miliardi, adeguata ad affrontare positivamente la fase di avvio e rilancio della compagnia; 2) una gestione strategica, operativa e commerciale che, affidata al partner straniero, avrebbe caratteristiche di alta affidabilità; 3) una partecipazione del pubblico che opererebbe anche come garante degli interessi nazionali ed una presenza del privato che assicurerebbe le indispensabili sinergie tra industria e compagnia aerea; 4) un maggiore sviluppo di Alitalia ed una conseguente migliore redditività dell’impresa, che avrebbe come conseguenza il rilancio dell’occupazione sia in Alitalia, sia nell’indotto, prevedendo un futuro anche alle migliaia di precari che a tutt’oggi vedono allontanarsi le possibilità di rioccupazione, producendo altresì un evidente risparmio per le casse dello Stato. Una ipotesi, questa, che non sarebbe né tardiva, né velleitaria: forse l’unica per poter uscire in modo intelligente e positivo da una crisi che non può essere affrontata con strumenti e mezzi finanziari inappropriati.”

Certo preferiremmo la nazionalizzazione dell’azienda, ma visto come si sono messe le cose sino ad ora anche un rimescolamento degli equilibri ed un forte potere di controllo da parte del soggetto pubblico rappresenterebbe un enorme passo avanti.

Dalla Commissione europea arrivano voci per le quali ci sarebbe un si condizionato al processo di privatizzazione di Alitalia ma una bocciatura del prestito ponte di 300 milioni deciso da Prodi su richiesta di Berlusconi poco prima delle elezioni e che era stato poi convertito in capitale netto della compagnia.

Il 22 mentre Colaninno e Sabelli incontrano Air France, Epifani, Bonanni, Angeletti e la Polverini si incontrano all’ambasciata tedesca con il capo azienda di Lufthansa Wolfgan Mayrhuber che intende spiegare la sua strategia nella possibile alleanza con Alitalia.

Lo stesso giorno denunciamo pubblicamente lo stato della trattativa in corso: in effetti è più corretto definirla una non-trattativa, così come avvenuto anche nella fase precedente. “Alitalia: nessuna reale trattativa – La trattativa sui contratti di lavoro tra sindacato e CAI non è mai decollata. Questa è la cruda realtà di cui dobbiamo ad oggi prendere atto. SdL intercategoriale, insieme agli altri sindacati, ha partecipato attivamente a questa fase del confronto, ma in effetti si è esclusivamente preso atto della lettura delle proposte dell’azienda, senza che CAI abbia mai espresso la volontà di una reale trattativa. Ma c’è di più. CAI sta proponendo un articolato contrattuale che non rispetta neanche quanto sottoscritto a Palazzo Chigi ed afferma che <il confronto in atto è esclusivamente tecnico>, riservandosi di dare risposte in un futuro <tavolo politico> di cui non si conoscono modalità e tempi. Mentre accade ciò apprendiamo di continui incontri tra i vertici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl con il Presidente Colaninno, quasi come se si stesse svolgendo una trattativa separata in altra sede e con altri presupposti. Non vorremmo che si ripetesse la stessa “farsa” accaduta un mese fa, con alcuni sindacati (quelli meno rappresentativi e comunque quasi del tutto assenti in alcune categorie) che trattano ed altri (quelli più rappresentativi) che vengono lasciati a discutere senza alcun risultato tangibile. Se questa pantomima dovesse continuare e se ci trovassimo nella stessa situazione che ha prodotto gli stessi risultati negativi che abbiamo purtroppo dovuto già subire a causa dell’irresponsabilità di alcune sigle sindacali, ciò provocherebbe questa volta una reazione che non potrà che essere dura da parte dei lavoratori. La sensazione è che si stia tirando troppo la corda in una situazione già esplosiva che potrebbe produrre a questo punto un dissenso ed una reazione dei lavoratori difficilmente prevedibile. …“. In realtà non so quanto questa ipotetica reazione possa essere veramente pesante, soprattutto perché sembra che sul tavolo dei piloti prevalga più il metodo e la ricerca del potere gestionale della categoria che non i contenuti e d’altra parte tra il personale di terra, a parte i nostri, la Cub e i napoletani dell’Atitech, non sembra proprio ci sia un gran fermento. Dobbiamo però cercare di tenere una posizione più ferma possibile, pena il dissolvimento completo di qualsiasi argine anche sul versante degli assistenti di volo.

Sempre il 22 ottobre si svolge un incontro con CAI sulla gestione delle assunzioni. Questo il nostro commento sull’incontro e sullo stato dell’arte. “CRITERI DI ASSUNZIONE O DI DISCRIMINAZIONE? Le modalità con cui la CAI sta portando avanti il confronto su stesura contrattuale e definizione dei “criteri di assunzione” nella nuova società, stanno diventando di giorno in giorno sempre più incomprensibili, tanto da destare da parte nostra ben più di qualche preoccupazione e molti sospetti. Al primo incontro relativo ai criteri di assunzione, svoltosi ieri 22 ottobre, ci siamo trovati davanti ad un foglietto di otto righe contenente, tra gli altri elementi su aree organizzative, profili professionali e località, un richiamo a non precisate “valutazioni gestionali”. Nel corso della breve riunione, la delegazione CAI, pur riaffermando l’impegno a definire tali criteri in un accordo tra le parti, ha precisato che tali valutazioni risponderebbero ad alcune “rigidità intrinseche” che potrebbero essere oggetto di esclusione (vedi legge 104, eln, part time, etc..). Il Sindacato, questa volta in modo unitario, ha ribadito l’impossibilità a concordare qualsiasi criterio che vada a discriminare i lavoratori, tanto più se coinvolgono direttamente o indirettamente aspetti legati a diritti previsti dalla legislazione di questo paese o comunque avente carattere di tutela sociale. In ogni caso, appare singolare che CAI parli di criteri quando assumerà i lavoratori dalla cassa integrazione, senza alcun rapporto con la nostra “ex” azienda Alitalia e senza poter conoscere la storia lavorativa di ognuno di noi. In questo senso, ricordiamo che SDL ha già inviato a Fantozzi la diffida a trasferire cartelle e dati personali a chicchessia, tantomeno alla CAI, in ossequio alla legge sulla privacy a tutela della riservatezza di ogni singolo lavoratore. La riunione è stata aggiornata a venerdì 24 ottobre alle ore 15 presso l’hotel Borromini via Lisbona 7. Come potete vedere, in estrema sintesi questo è lo stato dell’arte di un confronto che già si preannunciava difficile e complesso, ma che la CAI sta affrontando in modo tale da complicare ancora di più la questione. Non possiamo poi dimenticare che tuttora questa società non è una Compagnia Aerea, non si è ricapitalizzata e non ha neanche definito l’offerta vincolante, rimandando al 28 ottobre l’assemblea dei soci. La stessa, lontano dalla protezione offerta fin qui dai palazzi governativi, sembra annaspare di fronte al primo vero confronto con le rappresentanze reali delle categorie…”.

Non so se annaspa o ci prende per il culo, ma Sabelli sta soltanto vendendo fumo e ormai pensiamo veramente che gli spazi per una trattativa vera e la possibile modifica di quanto concordato a Palazzo Chigi con la conseguente riduzione degli esuberi siano diventate una chimera. Questo è stato l’unico motivo per il quale abbiamo deciso di sottoscrivere l’accordo quadro davanti a Roberto Colaninno e Gianni Letta: continuiamo a rimanere al tavolo ma se la strada alla fine risulterà sbarrata non ci inchineremo certo ai nuovi padroni.

Venerdì 24 ottobre era prevista la seconda riunione sui criteri di assunzione in CAI ma a sorpresa si presenta anche Sabelli che affronta invece i macro temi della questione. Illustra lo stato di avanzamento dell’avvio di CAI e conferma la riunione dell’assemblea della società per il 28 ottobre e l’offerta vincolante per l’acquisto di Alitalia che avverrà dopo la conclusione dell’accordo sulla stesura dei contratti. Ci dice anche che ha preso atto che la trattativa sui contratti è ancora molto distante dalla conclusione e per questo è disponibile ad una trattativa “paziente e senza blitz” confermando gli impegni assunti sull’applicazione del contratto AirOne. Smentisce infine le ipotesi di discriminazione nelle assunzioni. Tutte le organizzazioni prendono atto delle dichiarazioni di Sabelli e richiedono che l’azienda mantenga un comportamento coerente al tavolo delle trattative. Ci si riconvoca per lunedì 27 ottobre alle ore 18 in delegazione ristretta presso gli uffici CAI per fare il punto e definire le modalità per il prosieguo del confronto.

Il decreto sulle disposizioni urgenti in materia di ristrutturazione di grandi imprese in crisi, pensato per Alitalia ma applicabile a tutte le situazioni simili, è diventato legge dello Stato dopo l’approvazione definitiva in terza lettura da parte del Senato con 152 sì, 101 no e un astenuto.

Il 27, prima della riunione prevista per la sera, rispondo pubblicamente a Colaninno che aveva esternato in libertà e senza tener in alcun conto la trattativa in corso. “… Il Presidente di Cai Roberto Colaninno afferma oggi che <il negoziato è finito e il piano non si cambia.> e rispetto alla trattativa Alitalia-sindacati su contratti ed esuberi, prevista per oggi pomeriggio, <spero sia chiusa per domani>, ossia prima dell’assemblea straordinaria Cai. Ciò è in contrasto anche con quanto affermato dall’Ing. Sabelli che nell’ultima riunione con il sindacato ha affermato che l’Azienda non intende applicare cose diverse da quelle previste dal precedente accordo, che non c’è una questione di tempi stretti e che rispetto ai criteri di assunzione non c’è volontà di operare forzature…”.

Così riassumiamo l’esito dell’incontro del 27 ottobre. “…Abbiamo effettivamente riscontrato il tentativo di accelerazione da parte Aziendale, preannunciato dalle dichiarazioni di Colaninno di ieri mattina, che contraddicevano quanto invece esposto da Sabelli durante l’incontro di venerdì scorso.

CRITERI DI SELEZIONE: L’azienda ha presentato una proposta di documento sul quale si è discusso a lungo e sul quale non si è ancora giunti ad un accordo. In particolare il punto di maggiore dissenso rimane la discrezionalità gestionale che l’azienda vuole avere come criterio necessario per individuare le risorse da assumere… SdL sostiene invece che, una volta stabilita le quantità necessarie … dovrà essere inserito il criterio dell’anzianità aziendale come criterio oggettivo e trasparente…

l’azienda ha inoltre rettificato il numero degli AA/MM che saranno utilizzati nel 2008 portandoli da 137 a 148 per poi arrivare a 153 nel corso del 2009. A nostro giudizio questo incremento di AA/MM rende necessaria un aumento del Personale Navigante (Piloti e AA/VV) … tale incremento determinerà un aumento fisiologico anche per le attività di terra connesse direttamente con l’operativo.

CONTRATTI DI LAVORO: al termine dell’incontro, durato fino a notte fonda, l’azienda ha consegnato la copia dei contratti di lavoro rivista, a giudizio dell’azienda, con le modifiche proposte dal sindacato ed in coerenza con l’accordo di Palazzo Chigi. Le OO/SS e AA/PP hanno chiesto l’intera giornata di oggi [28 ottobre] per verificare il contenuto dei vari contratti… Ad una prima valutazione, non ci sembra che le osservazioni sindacali siano state recepite … SdL si riserva quindi un giudizio complessivo quando molti elementi saranno più chiari, ma possiamo affermare fin d’ora quanto segue: – sui criteri sarà dirimente l’inserimento del criterio oggettivo dell’anzianità per una soluzione positiva; – molto più grande è la distanza sui contratti, a causa dell’atteggiamento di CAI teso ad interpretare sempre a suo favore ogni articolo contrattuale e che non si limita ad integrare l’accordo di Palazzo Chigi con la VIGENTE normativa Airone. Questo atteggiamento aziendale sta diventando il vero ostacolo alla trattativa…

L’assemblea dei soci delibera la trasformazione di CAI in Spa e l’aumento di capitale di 1,1 miliardi. Ai 16 soci iniziali se ne dovrebbero aggiungere altri 6. Il board di CAI è composto da Roberto Colaninno (presidente), Rocco Sabelli, Gianluigi Ponte, Massimiliano Boschini, Francesco Caltagirone Bellavista, Carlo D’ Urso, Corrado Fratini, Andrea Guerra, Salvatore Mancuso, Fausto Marchionni, Francesco Paolo Mattioli, Gaetano Miccichè, Angelo Riva, Carlo Toto, Marco Tronchetti Provera.

Sabelli e Colaninno stanno procedendo dando per scontato l’ok ai contratti e alle regole per le assunzioni. Per quel che ci riguarda siamo ancora in alto mare e quindi forse hanno già l’ok di molti sindacati.

Invece il 29 si va in riunione e l’azienda dopo un lungo ed infruttuoso confronto che si prolunga sino a notte inoltrata, sbarra le porte praticamente su tutto, poi si alza e se ne va, proprio come aveva fatto Air France l’aprile scorso. Secca la risposta di tutte e 9 le organizzazioni sindacali. “Alle ore 23:45 del 29 ottobre 2008 dopo 7 ore di riunione relativa ai “criteri di assunzione” la CAI, dopo una pausa di due ore, ha ripreso il confronto dichiarando che i documenti contrattuali relativi al personale di volo e di terra consegnati nella giornata di lunedì 27 ottobre rappresentavano una posizione ultimativa e non si dichiaravano disponibili ad una rilettura degli stessi per verificarne la coerenza rispetto a quanto negoziato e sottoscritto a Palazzo Chigi. Le OO.SS./AA.PP. nel rilevare l’incomprensibile ed improvviso cambio di atteggiamento della delegazione CAI, anche rispetto al positivo e costruttivo andamento della prima parte della riunione, hanno dichiarato che la difformità dei testi consegnati rispetto agli accordi di Palazzo Chigi, rendevano indispensabile una verifica congiunta alla quale CAI si è sottratta, impedendo ogni ulteriore approfondimento di merito e abbandonando il tavolo alle ore 24 dichiarando chiuso il confronto. Roma, 30 ottobre 2008 – FILT CGIL – FIT CISL – UILT – UGL TRASPORTI – SDL INTERCATEGORIALE – ANPAC – UNIONE PILOTI – ANPAV – AVIA

Il 30 arriva la convocazione per il 31 ottobre a Palazzo Chigi.

Noi denunciamo il comportamento di CAI immediatamente: “… Questa notte la delegazione CAI ha interrotto bruscamente il confronto con il sindacato ed ha abbandonato il tavolo a poche ore dalla prevista offerta vincolante che avrebbe dovuto presentare all’amministratore straordinario Augusto Fantozzi. Le modalità della riunione risultano del tutto estranee da ogni logica di trattativa tra le parti sociali. L’azienda, nonostante il confronto di questi ultimi venti giorni non abbia mai prodotto risultati concreti per l’atteggiamento della delegazione aziendale, ha presentato le sue proposte contrattuali ultimative e non negoziabili per piloti, assistenti di volo e personale di terra ed ha richiesto una firma – prendere o lasciare – . Richiesta incomprensibile ed inaccettabile, visto che gran parte dei temi contrattuali non erano neanche stati affrontati…”.

Il 31 ottobre a Palazzo Chigi troviamo un Gianni Letta scuro in volto descriverci la gravità della situazione, come se i responsabili fossimo noi e non CAI che si rifiuta di trattare e anche di applicare quel che era stato concordato poche settimane prima proprio con la garanzia del governo. Non c’è tempo e ce lo ripete anche Colaninno che ribadisce il prendere o lasciare. A poco valgono le prese di posizione di tutte le organizzazioni sindacali. A quel punto Letta ci propone un brevissimo documento che in poche righe rappresenta un vero e proprio “lodo del governo”, una posizione che pone l’esecutivo quale garante del rispetto dell’accordo di Palazzo Chigi ma che di fatto non cambia assolutamente i termini dei contratti che sono e rimangono quelli che non abbiamo trattato e che CAI ha imposto.

Noi, l’Anpac, UP, Avia e Anpav non accettiamo e non sottoscriviamo. I segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, nonostante le perplessità delle strutture di base e degli stessi rappresentanti che erano presenti il giorno prima alla grottesca e drammatica riunione con CAI, firmano il documento di Letta. Ma per Sabelli e Colaninno questa loro firma non è sufficiente: non si fidano e allora pretendono che sottoscrivano pagina per pagina i documenti contrattuali. Così racconterà Francesco Staccioli: “…Assistetti basito ad un Sabelli letteralmente furioso che affrontava di fronte a tutti gli astanti uno dei segretari confederali, della Uil per la precisione, richiedendo a gran voce la sua firma, <in modo da non fare i furbi>, mentre l’altro atterrito tentava balbettando di spiegare che c’erano alcune questioni che non andavano sui contratti e sui criteri…”. A questo punto si raggiunge veramente la farsa e la disfatta dal sindacato. Alla mancata firma “pagina per pagina” dei segretari confederali alle 17.00 arriva la comunicazione del CdA di CAI dell’abbandono dell’acquisizione. Alle ore 19.00 Gianni Letta invia una lettera invitando tutti i sindacati alla firma di tutto il pacchetto a chi non aveva firmato e alla controfirma di tutti gli articoli contrattuali a chi aveva già accettato il documento del governo. Alle 20.30 a Palazzo Chigi ritornano i segretari confederali con la penna in mano e la coda fra le gambe e sottoscrivono pagina per pagina così come ululato da Sabelli. A seguire CAI, ritenendo conclusa la fase negoziale, riattiva l’offerta di acquisto per Alitalia. Questa vicenda dimostra praticamente quanto sia reale la definizione con la quale si descrivono spesso Cgil, Cisl, Uil e Ugl: non più sindacati ma “notai” di decisioni prese dalle aziende.

Noi di SdL e le quattro sigle autonome non accettiamo e non firmiamo i contratti. A noi in serata non arrivano tante telefonate perché è evidente che non firmeremmo nulla, ma penso che alle quattro associazioni autonome di telefonate e pressioni fortissime ne siano arrivate in quantità. Sollecitazioni a capitolare che arrivano oltre che dal governo, anche dalle forze politiche di tutti e due gli schieramenti e indirettamente dal Commissario Fantozzi, dall’Enac e dalla stampa.

Il 1 novembre insieme ad Anpac, UP, Avia e Anpav inviamo un comunicato alla stampa con una valutazione unitaria su quanto è accaduto e sulla situazione che si è creata, anche alla luce delle voci messe in giro per screditare chi non ha firmato i contratti. “Sulla vertenza Alitalia è ricominciata una campagna mediatica vergognosa che sta distorcendo la realtà e tesa a screditare i lavoratori e quei sindacati che hanno deciso di non sottoscrivere la stesura dei contratti. È bene quindi precisare alcuni aspetti:

1) Le sigle che non hanno sottoscritto non sono rappresentative soltanto di piloti e assistenti di volo come qualcuno vuol far credere, ma sono fortemente presenti anche tra il personale di terra.

2) È assolutamente falso che il no sia motivato da pretese riguardanti i permessi/distacchi sindacali ed è bene chiarire che proprio Cgil, Cisl, Uil e Ugl “godono” di un trattamento speciale in termini di diritti sindacali. Rispetto a questa strumentalizzazione diffidiamo chiunque a continuare con tali calunnie, passibili di denuncia per diffamazione.

3) Le motivazioni sono invece tutte concentrate sul numero enorme di esuberi previsti, sulle condizioni di stesura contrattuale che penalizzano i lavoratori oltre quanto era stato concordato a settembre a Palazzo Chigi, sulla condizione dei precari, sulle incertezze per il futuro di migliaia di lavoratori che dopo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali si troveranno senza lavoro e senza pensione: questa condizione riguarda tutti i lavoratori coinvolti nel progetto CAI, personale di terra, piloti, comandanti ed assistenti di volo.

4) Sui criteri di “esclusione” dalle assunzioni c’è da sottolineare che essi godono di una eccessiva discrezionalità che non tiene in conto neanche delle consuete previsioni di legge, nonostante CAI usufruisca di ingenti finanziamenti dallo Stato anche in termini di decontribuzione per l’assunzione di personale in cassa integrazione.(circa 200 milioni in tre anni). Oltre quindi a “pretendere” di operare come azienda privata con i soldi dello Stato, CAI non vuole assumere neanche chi è gravato da condizioni sociali particolari o di evidente disagio (Legge 104, astensione facoltativa per maternità, esonero da lavoro notturno).

5) È assolutamente falso che il confronto tra azienda e sindacato si sia sviluppato in questo ultimo mese in modo coerente con gli impegni sottoscritti a settembre insieme al Governo: l’azienda non è mai entrata in una vera e concreta stesura tecnica ed ha sistematicamente stravolto tali impegni, producendo un risultato finale del tutto diverso dalle condizioni contrattuali che erano state concordate e sottoscritte. Nello specifico, mentre a Palazzo Chigi gli accordi prevedevano il recepimento della disciplina contrattuale vigente in AirOne, integrata da quanto concordato in quella sede, CAI ha “imposto” una soluzione che non recepisce tale contratto di riferimento e lo peggiora sostanzialmente in molti istituti contrattuali fondamentali, contravvenendo quindi a quanto pattuito e garantito dal Governo.

A questo punto è evidente che la resa incondizionata di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl alle pretese di Cai non rappresenta assolutamente un atto di “responsabilità” ma un’azione diretta contro i lavoratori. Anpac, UP, Avia, Anpav e SdL intercategoriale, respingono quindi le strumentalizzazioni e le false interpretazioni dei fatti che si stanno dando in queste ore. La verità è che chi rappresenta democraticamente i lavoratori, come dovrebbe fare qualsiasi sindacato degno di questo nome, risponde ai lavoratori del proprio operato. Valutiamo quindi molto positivamente le prime risposte che giungono dai lavoratori e che, sia per il personale di terra, sia per gli assistenti di volo, sia per i piloti, vanno tutte nella direzione di un consenso generalizzato alle posizioni da noi espresse e di una fortissima critica nei confronti di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl. Nelle prossime ore continueremo a parlare con i lavoratori e decideremo insieme le iniziative che dovranno essere intraprese per ristabilire i principi minimi di democrazia e per tutelare al meglio i diritti di chi lavora.”.

Un comunicato chiaro e coerente con quanto sostenuto in trattativa e anche nell’ultimo passaggio a Palazzo Chigi. Al nostro interno però sappiamo bene chi sono i nostri compagni di viaggio e quanto potremo o non potremo contare sulla loro coerenza. A prescindere da loro, siamo comunque del tutto coscienti che noi non torneremo indietro e non firmeremo. Il tentativo fatto che ci ha drammaticamente portato a firmare “l’accordo quadro” a Palazzo Chigi il 29 settembre per tentare di modificare poi con i contratti le condizioni imposte e quindi diminuire sensibilmente il numero degli esuberi, non è purtroppo riuscito: è naufragato per la connivenza di interessi che si sono sviluppati tra governo, partiti, CAI e Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Siamo altrettanto convinti che rimettere tutto in discussione è una strada quasi del tutto impercorribile. Unica possibilità: una vera e propria rivolta dei lavoratori di tutte e tre le categorie che rimescoli gli equilibri sindacali e imponga al governo, alle forze politiche che la compongono e alla stessa opposizione, il punto di vista di chi lavora. Difficile, quasi impossibile: possiamo forse contare su due categorie su tre… e sottolineo il forse. Senza però una fetta più che consistente del personale di terra una simile ipotesi non è realisticamente realizzabile e la rappresentanza che abbiamo in questa categoria noi di SdL, anche sommando quella della Cub trasporti, non è assolutamente sufficiente.

A Fiumicino, tra i lavoratori, prevale l’incertezza, l’incazzatura e lo stupore, ma cominciano a serpeggiare anche le domande che si incuneano nella testa di ognuno con sempre maggiore disperazione: io sarò tra quei 12.500 assunti oppure no? Come verrà fatta la scelta? Quali sono i veri criteri? Riuscirò ad andare in pensione? E se cambiano le regole mentre sono in attesa? E se non riesco a raggiungere i requisiti per andare in pensione che faccio? Mi ritrovo disoccupato a quaranta o cinquanta anni?

Lunedì prossimo in un’assemblea generale a Fiumicino valuteremo la presenza e la determinazione non solo dei nostri compagni di viaggio ma anche dei lavoratori, ma sappiamo anche di non avere le risposte a tutte queste domande. Sull’Assemblea Cesare Albanese dichiara alla stampa: “… Sarà molto partecipata… non siamo d’accordo con chi dice che ieri abbia prevalso il senso di responsabilità: sono stati calpestati i diritti dei lavoratori… quella di domani sarà una giornata di confronto con i lavoratori sulle questioni più scottanti del Piano Fenice: dal numero enorme di esuberi, che penalizzerà i lavoratori ben oltre quanto era stato concordato a settembre a Palazzo Chigi, alla condizione dei precari e alle incertezze per il futuro di migliaia di lavoratori che, dopo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, si troveranno senza un lavoro e senza la pensione… ”.

Chi sembra non essere preoccupato è Sabelli che dopo aver dichiarato che l’avvio dell’attività sarà per il 1° dicembre, afferma anche che “…La partita non è chiusa ma da oggi guardo alla mia agenda con un po’ più di tranquillità…”. La gente pensa al proprio posto di lavoro e al futuro incerto… e lui si dichiara più tranquillo. È la foto di questo paese!

La Cgil che non ha condiviso con Cisl e Uil la firma della riforma del modello contrattuale e dei contratti nazionali del commercio e del pubblico impiego, per Alitalia supera se stessa con Franco Nasso che sembra assolutamente non toccato dall’umiliazione subita davanti a Letta, a Sabelli e soprattutto ai lavoratori: “Si trattava di portare a casa il migliore accordo possibile in questo momento. E così è stato… Noi siamo tranquilli: perché sappiamo quel che abbiamo firmato e gli autonomi no…”. Dichiarazioni che lasciano senza parole. Di diverso avviso Giorgio Cremaschi della segreteria nazionale Fiom-Cgil: “…è necessario che la Cgil ridiscuta la firma apposta al diktat di Cai e Berlusconi, che impone ai lavoratori Alitalia clausole brutali discriminatorie e ai limiti della costituzionalità…”. E alla richiesta del giornalista della Repubblica che gli chiedeva di commentare la dichiarazione di Cremaschi, Nasso risponde:” No, per favore no. Almeno queste cose non me le fate commentare…”.

Alle ore 15 di lunedì 3 novembre inizia l’assemblea generale davanti a un migliaio di lavoratrici e lavoratori. Quattro ore di interventi e discussioni, di urla e di lacrime di rabbia e di sconforto. Soprattutto assistenti di volo e piloti. Non tanti i lavoratori di terra non riconoscibili come SdL o Cub Trasporti. Subito dopo l’inizio dell’assemblea il presidente dell’Anpav Massimo Muccioli che probabilmente non aspettava altro per sfilarsi da questo nuovo “fronte del no”, viene fortemente contestato dai lavoratori per il suo precedente voltafaccia dell’agosto scorso e lascia la sala dell’assemblea. I giornalisti vengono tenuti fuori dalla sala, anche se poi qualcuno riesce ad entrare. Tanti i volti noti della polizia di Fiumicino in borghese. La paura di una reazione forte ed incontrollata evidentemente c’è. Un’introduzione per ognuna delle quattro organizzazioni e poi iniziano gli interventi.

C’è chi propone uno sciopero immediato, chi di andare ad occupare le piste, chi rimane in silenzio ammutolito. Volano parole forti ed accorate, qualche spintone e discussioni anche tra i lavoratori. Il mandato che emerge alla fine dell’assemblea è chiaro: rifiuto dei contratti e iniziative di lotta. Vengono così approvate due mozioni.

L’Assemblea dei Lavoratori del Gruppo Alitalia aperta ai lavoratori di Airone riunitasi in data 3 novembre 2008 ha deliberato –

– Il rifiuto dell’accordo del 31 ottobre 2008 sottoscritto a Palazzo Chigi da FIT CISL, UILTrasporti UGL Trasporti e, ad ora, FILT CGIL sui contratti e sui criteri di assunzione (Lodo Letta).

– Il mandato a tutte le OO/SS e AA/PP di predisporre immediatamente ogni azione sindacale utile alla cancellazione del suddetto accordo ed al ripristino di corrette relazioni industriali e sindacali con chi rappresenta realmente i voleri dei lavoratori di Alitalia appartenenti alle tre categorie di terra, aa/vv e piloti.

– Il mandato alle OO/SS AA/PP di trattare con CAI e Governo per l’ottenimento della massima tutela occupazionale, anche mediante il ricorso ad un esteso part-time ed alla rimodulazione del piano industriale con dati aggiornati.

– Il rifiuto di ogni forma di stesura dei contratti collettivi di lavoro unilaterale e non condivisa.

– Il mandato ad indire frequenti assemblee per aggiornare i lavoratori sulla situazione e prendere le decisioni conseguenti.”.

La seconda mozione è rivolta direttamente alla Cgil.

Mozione dell’Assemblea dei lavoratori del Gruppo Alitalia e di Airone 3 novembre 2008 –

I lavoratori del Gruppo Alitalia e di Airone riuniti in assemblea, anche in conseguenza delle dichiarazioni più volte rilasciate dal Segretario Generale Guglielmo Epifani relativamente al concetto di democrazia e di rappresentanza sindacale, chiedono alla FILT-CGIL di ritirare la firma apposta il 31 ottobre 2008 a Palazzo Chigi (Lodo Letta).”.

Ma dalla Cgil non arriva nessun segnale se non l’invito a firmare quel che è stato da loro già condiviso. Solo Cremaschi della segreteria nazionale Fiom si esprime in modo contrario alla sua stessa confederazione: “… È chiarissimo che l’accordo Alitalia non ha una piena legittimazione democratica. I sindacati firmatari dell’intesa rappresentano solo una parte del personale e nessuna forma di consultazione finora è stata realizzata. È necessario allora, come minimo, un referendum che su basi di assoluta trasparenza e democrazia, faccia decidere i lavoratori. Pratiche minacciate dall’Azienda, di far accedere individualmente, sotto ricatto, i singoli lavoratori all’intesa, sarebbero una violazione di qualsiasi principio democratico e costituzionale e un vero e proprio obbrobrio morale… La Cgil non può essere partecipe in alcun modo di un’operazione maccartista nei confronti dei lavoratori, anche perché senza una consultazione democratica, statutariamente la firma dell’organizzazione è priva di piena legittimità.

Colaninno risponde in modo duro alla richiesta di riapertura della trattativa che è emersa dall’assemblea: “ Non c’è nessuna convocazione degli autonomi. Il problema è finito, chiuso … Chi non accetta, finirà fuori…”. Sacconi lo segue a ruota con una dichiarazione che è vera e propria estorsione: “Niente Cig a chi rifiuta il contratto Cai…”. Arriva anche una dichiarazione di Rinaldini, segretario nazionale della Fiom-Cgil: “…Le dichiarazioni del rag. Colaninno e dei ministri Matteoli e Sacconi, relative al fatto che le lavoratrici e i lavoratori di Alitalia e Air One, per essere assunti dalla nuova società Cai e per poter usufruire della Cassa integrazione dovrebbero aderire individualmente all’intesa sindacale, sono prive di senso… Infatti, al di là del giudizio sull’accordo, se prese sul serio tali dichiarazioni configurerebbero una evidente discriminazione che lederebbe libertà individuali e procedure democratiche…”.

Il 6 novembre un comunicato congiunto di SdL, Cub e Confederazione Cobas esprime “…la massima preoccupazione per come si sta sviluppando la vertenza Alitalia/Cai e per le ripercussioni che essa avrà sui lavoratori interessati e sull’intero mondo del lavoro…”. “…Altrettanto pericolosa è la sperimentazione di contenuti e modalità contrattuali che di fatto applicano quanto di più deleterio è già stato concordato da Cisl, Uil e Confindustria nell’ambito della trattativa sui nuovi modelli di contrattazione e di rappresentanza…”. Le segreterie nazionali di SdL, Cub e Confederazione Cobas “…esprimono quindi massima solidarietà e sostegno ai lavoratori del Gruppo Alitalia ed alle organizzazioni sindacali di settore che non hanno accettato le condizioni di CAI e del governo e che stanno conducendo una vertenza di giorno in giorno sempre più difficile…”.

Il confronto tra noi, l’Anpac, UP e Avia si fa sempre più fitto in queste ore e si costituisce una vera e propria “Unità di crisi” attiva 24 ore su 24 che ha come base operativa la sede dell’Anpac. A questo punto e dopo l’assemblea del 3 novembre, dobbiamo cercare una via di uscita da questa situazione ed in prima battuta siamo tutti d’accordo che servono iniziative forti, serve coinvolgere i lavoratori ed è indispensabile sollecitare in ogni modo la partecipazione del personale di terra, senza il quale la mobilitazione non avrebbe un peso consistente. Noi di questo siamo più che convinti, non soltanto perché rappresentiamo anche operai ed impiegati, ma perché sappiamo bene che un loro coinvolgimento di massa darebbe una spinta rilevante all’intera vertenza e creerebbe una contraddizione importantissima soprattutto all’interno della Cgil. Gli altri ci seguono ma non mi sembrano altrettanto convinti una volta che si approfondisce il tema e si parla di possibili mobilitazioni radicali. Si decide comunque un’ulteriore Assemblea generale per il 10 novembre e si concorda anche che dal 7 novembre si avvierà una rigidissima applicazione di normative e regolamenti che qualcuno già identifica come uno “sciopero bianco” e che da subito comincia a produrre ritardi e cancellazioni nei voli. Chiaramente quello che fa più male all’operativo dei voli è lo stato di agitazione dei piloti più che quello degli altri lavoratori.

Fantozzi cerca anche lui di accelerare e così rende pubblica l’offerta economica di CAI. 1 miliardo totale: 900 milioni per Alitalia, 57 per Alitalia Servizi, 19 per Alitalia Express, 17 per Volare e 7 per Alitalia Airport. Il pagamento avverrà scaglionato nel tempo e la prima tranche sarà di 275 milioni di euro.

Noi di SdL cerchiamo di mantenere i rapporti anche con la CUB ed io ho frequenti contatti con Fabio Frati. Si cerca di rendere così il più coerente possibile la risposta dei lavoratori ma noi ci troviamo tra l’incudine ed il martello. Infatti gli autonomi spingono per una risposta che si concretizza esclusivamente nello stato di agitazione, confidando che in tempi medi si ottengano risultati mentre i compagni della Cub spingono per una risposta molto più forte ed immediata. Ci rendiamo conto che le due posizioni sono quasi inconciliabili ma cerchiamo di tenere unita l’intero fronte del no. D’altra parte anche noi pensiamo ad una risposta forte e radicale che possa anche arrivare ad invadere le piste di Fiumicino ma per mettere in onda un programma del genere avremmo bisogno di un consenso e di una partecipazione enorme e decisa di tutte e tre le categorie e ad oggi non c’è questa forte determinazione da parte degli autonomi e neanche la partecipazione di massa del personale di terra.

Domenica 9 novembre all’Unità di Crisi di SdL, Anpac, UP ed Avia si riaffaccia anche l’Anpav. Ci riuniamo e decidiamo di partecipare ed utilizzare la data del 25 novembre per la quale la Cub ha già indetto lo sciopero e con un comunicato stampa annunciamo che “… a partire dallo sciopero del 25 novembre, sono già state individuate le date che verranno interessate da ulteriori azioni di sciopero che verranno opportunamente proclamate nel rispetto della normativa vigente: 6 dicembre 2008 – 7, 16, 27 gennaio 2009 – 9, 20 febbraio 2009 – 3, 16, 27 marzo 2009 – 7, 20 aprile 2009 – 4, 15, 26 maggio 2009…”. Un pacchetto di 15 giorni di sciopero che per non sembrare provocatoria deve presupporre però una tenuta eccezionale dei lavoratori e delle nostre organizzazioni. Noi di SdL abbiamo molti dubbi in proposito ma questa sembra quai una mediazione tra il continuare il solo stato di agitazione con rigido rispetto delle norme e invece una risposta più importante. A metà giornata non è ancora del tutto scartata però l’ipotesi di una mobilitazione più dura proprio per domani dopo l’assemblea, sempre che si sia tutti d’accordo, che si realizzi una partecipazione enorme e che ci sia una fortissima presenza del personale di terra. Per questo a metà riunione mi vedo con Fabio Frati vicino la sede dell’Anpac e gli dico come stanno andando le cose e che a quelle determinate condizioni domani si potrebbe spingere sull’acceleratore per dare un segnale forte all’esterno. Torno in riunione con gli altri ma l’ipotesi di uno sciopero improvviso e di una mobilitazione forte in aeroporto non trova gli altri d’accordo. Escludono categoricamente qualsiasi ipotesi di andare fuori dalle regole ed a poco vale la nostra insistenza. Tra me e me penso che se non ci si muove adesso la partita è ormai persa ma da soli non possiamo andare da nessuna parte.

Si arriva così all’assemblea generale lunedì 10 novembre che si svolge davanti al centro equipaggi. Presenti probabilmente un migliaio di lavoratori: non pochi ma neanche tantissimi come forse ci aspettavamo e soprattutto ci rendiamo conto che la presenza di operai ed impiegati è scarsa e si limita ai nostri iscritti e a quelli della Cub trasporti. La stragrande maggioranza sono assistenti di volo e piloti. Al microfono si alternano lavoratori, sindacalisti e il solito Di Pietro, ormai sempre presente. Dico a Fabio Frati che non esistono le condizioni per arrivare ad uno sciopero immediato e neanche per accentuare lo scontro perché gli autonomi non ci stanno e poi il personale di terra presente è veramente poco: lui però sembra non capire.

Il confronto e gli interventi si fanno sempre più tesi e la gente dopo qualche ora diminuisce. Ad un certo punto accade quel che temevamo e cioè l’assemblea, già fortemente ridimensionata, si spacca e circa duecento lavoratori, quasi tutti assistenti di volo, si fermano davanti all’entrata del centro equipaggi, impedendo a tutti l’entrata e quindi anche agli equipaggi in partenza. Si cerca di parlare ma le posizioni ormai sembrano troppo distanti, alimentate da una tensione che ormai è esplosa, figlia di una situazione drammatica e che sembra senza via d’uscita. Volano parole forti e qualcuno vuole andare ad occupare le piste e bloccare tutto. La polizia, già presente in forze, ci contatta e ci dice in modo chiaro che se non si libera l’entrata del centro equipaggi caricherà i manifestanti, e che se poi qualcuno pensa di entrare sulle piste, allora si scatenerà il caos. Con Paolo e gli altri capiamo benissimo che uno sciopero ad oltranza, perché è di questo che si parla, se non è condiviso anche dai piloti e dal personale di terra fallisce in poche ore e produce una reazione pesantissima nei confronti dei lavoratori.

Inoltre è più che evidente che se duecento persone, bene che vada, entrano in pista, dall’altra parte trovano almeno il doppio di poliziotti e carabinieri che li aspettano, li caricano immediatamente e li fermano tutti. Proviamo a dire queste cose ai lavoratori più attenti ma la disperazione prevale su tutto ed anche personalmente mi becco qualche vaffanculo.

Sono le 17 quando si arriva così al voto sulla proposta di costituzione di un comitato di lotta che indichi uno sciopero immediato. Un voto che cerchiamo di impedire sino alla fine ed i risultati danno il senso di quanto poco fosse rappresentativa quella platea rispetto ai 20.000 lavoratori di Alitalia: 137 voti favorevoli e 88 contrari e tantissimi neanche votano. Nonostante questi numeri chi sta gestendo questa fase decide di andare avanti e dichiara uno sciopero di 24 ore dalle 18.00 di oggi alla stessa ora di domani. Come largamente prevedibile, non appena giunge la notizia dello sciopero parte la precettazione e lo spazio antistante il centro equipaggi viene abbandonato anche dai promotori dello sciopero. Rimaniamo in pochi, solo quelli contrari allo sciopero, per parlare con i colleghi che arrivano per prendere servizio e a malapena sanno cosa è successo in quel maledetto pomeriggio. I pochissimi che avessero scioperato sarebbero stati travolti dalla durezza delle sanzioni legate alla violazione della precettazione ministeriale e i colleghi, col groppo in gola, partono: il risultato è stato che abbiamo perso tutti! Ha perso chi ha sino all’ultimo cercato di frenare come hanno fatto le sigle autonome, convinte in parte di poter tener testa ad azienda, governo e Cgil, Cisl e Uil. Ha perso chi sta portando qualche centinaio di lavoratori a scioperare senza alcuna possibilità di vincere, abbiamo perso noi di SdL che ci siamo trovati incastrati in questa situazione e non siamo riusciti a trasmettere la convinzione che battaglie di questo genere o vedono compatta e determinata la maggioranza delle maestranze o sono destinate a fallire. Paolo Maras: “Pensare che una compagnia di oltre 20.000 addetti potesse resistere ad un accerchiamento di governo, sindacati complici, banche, e stampa, quest’ultima allineata e coperta nel diffondere la “teoria dei lavoratori viziati” responsabili del fallimento della compagnia, attraverso uno sciopero dei soli assistenti di volo deciso da alcune decine di loro non è stato solo un errore gravissimo di valutazione in sé, ma ha posto le basi, strumentali, di una lacerazione ancora più profonda tra i lavoratori con la quale si dovranno fare i conti negli anni a seguire.”.

Reazioni pesanti di governo, partiti e istituzioni allo sciopero indetto fuori le regole. All’affermazione del ministro Matteoli che giudica inaccettabile lo sciopero, lo stesso Paolo Maras risponde però pubblicamente: “Inaccettabile è che migliaia di lavoratori devono ingoiare l’inferno che è stato loro preparato. Qui non ci sono i ribelli del no ma chi vuole difendere democrazia, libertà e diritto al lavoro. C’è una santa alleanza tra poteri forti e sindacati complici contro quei principi ai quali noi non vogliamo rinunciare”. Durante lo sciopero io rilascio una dichiarazione alla stampa: “Il personale di volo e di terra si sta scrupolosamente attenendo alle norme, oggi più che mai, all’indomani dell’assemblea. Quanto allo sciopero, pur non condividendolo, da comunque il senso della rabbia, dello stato emotivo dei lavoratori. C’è un senso d’impotenza rispetto al fronte che si è costituito contro i lavoratori dell’Alitalia”. Nonostante la precettazione alla fine della giornata dell’11 novembre una settantina di voli vengono cancellati soprattutto perché gli equipaggi, se incompleti, non partono e questa è un’indicazione che chiaramente diamo noi e Avia. Inoltre prosegue lo stato di agitazione che porta i piloti a ritardare i voli per il rispetto rigido delle normative.

I giorno dopo Paolo Maras intervistato da Francesco Piccioni del Manifesto: “…Francesco Piccioni – Cos’è successo lunedì? – In una situazione determinata da un governo che ha gestito, non da arbitro terzo, una partita difficilissima, con atteggiamento di assoluta chiusura e disprezzo verso la gente che lavora e perderà il posto, la tensione è alle stelle. Le preoccupazioni sono sacrosante. È molto facile, se non si ha il polso della situazione, e soprattutto se non si valutano stato d’animo e conseguenze, che qualcuno decida di dichiarare una cosa inopportuna quanto inefficace, anzi: dannosa e che sembri in quel momento la cosa giusta. È drammaticamente fisiologico, nelle situazioni di tensione. Ma maggiore è l’esperienza, maggiori sono le colpe. Sul piano pratico è cambiato poco, ma su quello mediatico… Era molto tempo che qualcuno sperava di poter dare una notizia del genere: «pazzi scriteriati irresponsabili» e «grande spaccatura tra i lavoratori». Nella realtà, lo sciopero è stato dichiarato in un minuto e un minuto dopo, anche per effetto della precettazione, è come se non ci fosse mai stato. Il danno c’è stato comunque: il disorientamento tra i lavoratori. Noi non abbiamo mai abbandonato la presenza tra loro. Stamattina (ieri, ndr), nel deserto generale, siamo stati gli unici a essere lì. A parlare anche con gli arrabbiati, anche con chi ci ha poi detto candidamente «mi sa che ieri abbiamo fatto una cazzata…» …”.

Il 12 novembre la Commissione europea da il via libera all’operazione CAI e decide anche che i 300 milioni di euro del prestito ponte, considerati aiuti di stato, debbano essere pagati dall’Alitalia e non da CAI.

Finiti gli effetti dello sciopero con l’apertura di un’indagine da parte delle procure di Roma e Civitavecchia, continua invece lo stato di agitazione che attraverso il rigido rispetto di normative e regolamenti da parte di piloti e assistenti di volo produce tutti i giorni cancellazioni e forti ritardi dei voli. Sacconi, forse dimenticando di essere nel governo ed a capo del ministero del lavoro e non di una squadra antisciopero, si scatena e annuncia nuove misure contro il diritto di sciopero. Tutto il governo, le forze che lo sostengono ed anche la maggioranza dell’opposizione si scaglia contro di noi, come se invece di difenderci avremmo dovuto poggiare il capo sul ceppo del boia. Come spesso accade quando la politica non ha risposte o non vuole fornirne, si cerca di trasformare un problema sociale e sindacale in una questione di ordine pubblico. Proprio quello che afferma Sacconi: “Il problema a questo punto è di ordine pubblico… perché a mio avviso ci sono comportamenti illegali che determinano interruzione di pubblico servizio o mettono a repentaglio le regolarità di questo servizio”.

Così, mentre si annuncia che stanno per essere inviate le lettere per le 12.639 assunzioni, partono esposti, denunce, minacce più o meno esplicite, annunci di multe all’Alitalia da parte dell’Enac per i disagi ai passeggeri e procedure della commissione antisciopero che chiede di sospendere quello che considera uno “sciopero bianco”. Gli rispondiamo insieme agli altri sindacati che non esiste alcuno sciopero e nessun comportamento di tipo illegale. Tra l’altro registriamo e denunciamo che alcuni voli vengono cancellati anche se con equipaggio completo e questo ci fa pensare che qualcuno voglia ulteriormente drammatizzare la situazione. Il 13 novembre sono decine i voli cancellati ed i ritardi ed alla protesta si aggiungono anche i piloti di AirOne e Meridiana.

Il 14 novembre i voli cancellati sono 94 e i ministri Sacconi e Matteoli chiedono l’intervento della magistratura e delle forze dell’ordine. Chissà se a questo punto il ministro della difesa, l’interventista Ignazio La Russa, concederà l’uso di esercito e aviazione per ridurre i tempi di transito e di rullaggio sulle piste degli aeroporti italiani!

Lo stesso giorno Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil trasporti e Ugl sottoscrivono quanto già stabilito con CAI su i criteri di assunzione in Cai. Questi sindacati esprimono pubblicamente “…soddisfazione per l’accordo che risponde alle richieste nonché alle tutele avanzate dal sindacato durante la complessa fase negoziale…”. Veramente senza vergogna: si tratta delle stesse cose a cui avevano detto no insieme a noi il 30 ottobre.

Il 15 novembre l’Alitalia annuncia che visto lo “sciopero bianco” e il forte aumento delle malattie del personale di volo, ridurrà l’operativo dei voli.

Lunedì 17 iniziano a partire le lettere di assunzione di CAI e Fantozzi, come annunciato due giorni fa, riduce l’orario di compagnia in modo scandaloso. I passeggeri restano a terra e se la prendono con piloti e assistenti di volo, indicati dal governo e dalla stampa come i responsabili delle cancellazioni. La realtà è che si vuole drammatizzare la situazione e allo stesso tempo consegnare una compagnia con dimensioni già ridotte ai nuovi acquirenti di Cai.

Il 19 novembre il ministro dello Sviluppo economico Scajola da l’ultimo via libera alla vendita a Cai delle attività richieste e così Fantozzi può procedere alla vendita vera e propria per complessivi 1,052 miliardi di euro.

Lo stesso giorno si svolge un’assemblea di tutte le strutture ed i delegati di Piloti, Assistenti di Volo e Personale di Terra di Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e SdL. “… I delegati e rappresentanti sindacali si sono riuniti nel pomeriggio di oggi per valutare l’evoluzione della situazione di crisi del Gruppo Alitalia e dell’intero trasporto aereo italiano. – Le strutture hanno confermato l’inaccettabilità dell’intero impianto normativo, così come sottoscritto dai sindacati confederali e da CAI, ed hanno altresì confermato il giudizio negativo sull’intera operazione di acquisizione della vecchia Alitalia. – Tutto questo lascia nell’incertezza la totalità degli addetti e genera, a consuntivo, un numero di esuberi di oltre 8000 unità in Alitalia e oltre 700 in AirOne, superando di gran lunga quanto annunciato nelle precedenti fasi della trattativa. In particolare, pesa tuttora l’incertezza sul futuro di tutti i lavoratori coinvolti nelle realtà che non rientreranno nel perimetro aziendale di CAI: ATITECH, AMS e CARGO. – L’assemblea dei delegati, che ricordiamo rappresentano la quasi totalità dei naviganti ed una parte rilevante del personale di terra, ha anche analizzato la difficile situazione di crisi che ha recentemente coinvolto i lavoratori di MERIDIANA e EUROFLY ai quali è stata manifestata piena solidarietà. A fronte di questo scenario, è stata confermata la ferma opposizione in atto, che verrà rafforzata attraverso un sempre maggiore collegamento tra tutte le categorie e l’estensione a tutte le realtà del settore coinvolte dalla crisi.”.

Preso atto dello scontato esito negativo dell’incontro del 19 novembre al ministero dei trasporti, insieme ad Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia si decide di confermare lo sciopero del 25 novembre. La riduzione dei voli operata da Fantozzi e suggerita molto probabilmente da Rocco Sabelli, sta depotenziando però l’unica arma efficace che ci era rimasta, quella del rispetto dei regolamenti. Ce ne rendiamo tutti conto e ci aspettiamo anche il solito divieto a scioperare il 25. Infatti il 21 novembre arriva la comunicazione del Ministro Matteoli che ci impedisce di scioperare.

Alitalia: Sdl, Differimento Sciopero Decisione Politica (AGI) – Roma, 22 nov. – Il differimento dello sciopero del trasporto aereo dei lavoratori di Alitalia, Air One, Meridiana ed Eurofly, indetto per il 25 novembre, “è una decisione tutta politica”. Commenta così il coordinatore nazionale di Sdl Intercategoriale, Fabrizio Tomaselli, la decisione del ministro dei Trasporti Altero Matteoli di differire lo sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali Anpac, Up, Avia, Anpav, Sdl, Cub trasporti e Apm. – “Ormai non si può più scioperare – sottolinea Tomaselli – neanche quando lo sciopero è regolare visto che non c’erano impedimenti dal punto di vista formale. È una decisione tutta politica, non si deve scioperare. Il Governo e la Commissione di garanzia, ma soprattutto il Governo, se ne stanno prendendo la responsabilità. Decideremo nelle prossime ore il da farsi ma ci sono poche alternative a uno sciopero. Se il ministero fa un’ordinanza – aggiunge il sindacalista – noi ne prendiamo atto ma il nostro commento è estremamente negativo. Non c’è volontà di discutere, il Governo precetta”. Secondo Tomaselli “c’è una valutazione completamente sbagliata da parte della Commissione di garanzia” che ha aperto un procedimento di valutazione per accertare le cause dei ritardi e delle cancellazioni dei voli non tempestivamente annunciate. La Commissione, osserva ancora, “dovrebbe piuttosto sanzionare Alitalia visto che sono loro a cancellare i voli per favorire l’ingresso di Cai. Stanno riducendo drasticamente e progressivamente l’attività di volo per rendere meno traumatico l’ingresso di Cai. Non vorrei che la valutazione della Commissione sia voluta proprio per giustificare l’ordinanza del ministro. Il risultato comunque – conclude – è che i lavoratori vengono licenziati e neanche possono scioperare.”.

È evidente che se ci trovassimo a camminare insieme ad altra compagnia, come sarebbe già accaduto il 10 novembre scorso, ce ne saremmo fregati dell’ordinanza ministeriale ed avremmo scioperato. Da soli non possiamo farlo ed i compagni di viaggio ancora pensano di poter incidere con lo stato di agitazione. Non hanno capito o forse non vogliono credere che il vero sciopero lo ha fatto Fantozzi contro i lavoratori quando ha deciso la riduzione dei voli: ci ha disarmato in una situazione che ci vedeva ormai già deboli. Questa del 25 sarebbe potuta essere per noi l’ultima chance: ma non c’è verso di spingerli a gettare il cuore oltre l’ostacolo! Ma quello che li blocca, sicuramente l’Anpav e forse anche gli altri, probabilmente non è la mancanza di coraggio ma il freddo calcolo che li porterà rapidamente a firmare quel contratto sino ad ora rifiutato.

Il 24 novembre 2008, presso il ministero del lavoro, Cgil, Cisl, Uil e Ugl condividono con le Aziende del Gruppo Alitalia in Amministrazione Straordinaria il “Verbale di Accordo” che in attesa delle assunzioni in CAI mette in cassa integrazione progressivamente tutto il personale.

… quelli individuati nel presente accordo riguardano:

Alitalia SpA: 2716 dipendenti appartenenti alla categoria del personale di terra; 1791 piloti; 3922 assistenti di volo.

Alitalia Express SpA: 185 dipendenti appartenenti alla categoria del personale di terra; 247 piloti; 165 assistenti di volo.

Alitalia Servizi SpA: 3344 dipendenti appartenenti alla categoria del personale di terra.

Alitalia Airport SpA: 3239 dipendenti appartenenti alla categoria del personale di terra.

Volare SpA: 166 dipendenti appartenenti alla categoria del personale di terra; 61 piloti; 239 assistenti di volo….”.

Bel lavoro, complimenti! Chiaramente da questi numeri mancano poi tutti i lavoratori di AirOne e tutti quelli Alitalia a tempo determinato che di fatto sono esclusi automaticamente. SdL, Anpac, Avia, UP e Anpav, pur presenti alla riunione come previsto dalla legge, non condividono, si dissociano formalmente e non firmano.

Nel frattempo l’avvio dell’attività di volo di Cai, prevista per il 1° dicembre, viene spostata verso fine mese. Anche così si spiega tecnicamente la riduzione dei voli da parte di Fantozzi che si accentua ulteriormente: siamo ormai a due terzi dei voli cancellati dall’orario ufficiale di Alitalia.

Questo cambio di data, non spiegato se non con una notifica ufficiale dell’Enac e dalle notizie stampa fornite da chissà chi, produce automaticamente un disagio operativo enorme perché si attendeva la comunicazione dei nuovi assunti da Cai per preparare i turni mensili di piloti e assistenti di volo. I turni chiaramente non sono stati preparati e l’unica cosa che Fantozzi riesce a fare è mettere tutti di “riserva” per 15 giorni creando così il caos operativo che non produce il blocco totale dell’attività soltanto perché i voli programmati sono ormai il 30% di quelli previsti prima del cataclisma Cai.

Dal gennaio ad ottobre di quest’anno rispetto ai primi dieci mesi del 2007, il numero dei passeggeri trasportati da Alitalia ha subito una riduzione del 20,7%, il numero dei voli è calato del 19,5% e la capacità del 13,3%. Un disastro che ha così preparato la distruzione di Alitalia.

Il 2 dicembre l’Enac comunica che l’operativo della “nuova” compagnia (Cai) conterà 550 voli al giorno dei quali 350 saranno quelli ereditati da Alitalia e 200 da AirOne. Precedentemente i voli totali erano circa 800 e stiamo quindi parlando di una riduzione di circa il 31% dell’attività di volo: un dato che parla dell’ulteriore ridimensionamento del trasporto aereo italiano che lascerà spazio e proventi alle low cost sul mercato nazionale ed europeo e alle grandi compagnie aeree europee soprattutto per le più redditizie direttrici intercontinentali. Un capolavoro industriale che conclude la vita e la storia di Alitalia. Tutto quel che verrà dopo fa parte di un’altra storia.

Entro il 12 gennaio 2009 si dovrebbe concludere la cessione ma dopo gli ok dei primi di dicembre prima dell’antitrust e poi dell’Unione europea i giochi sono ormai fatti e CAI inizia anche a pagare i costi sostenuti dall’Amministrazione straordinaria in questo periodo di “passaggio” tra Alitalia e la compagnia di Colaninno e soci.

Il 4 dicembre Berlusconi raduna a cena tutti i soci di CAI a Villa Madama a Roma e li accoglie come patrioti. La morte di Alitalia viene così descritta come “…un atto di patriottismo necessario per avere una compagnia di bandiera italiana e salvaguardare il turismo, settore vitale per il nostro Paese…”. Poi più concretamente gli dice “… Vi ho consentito l’ingresso in un settore in crescita e sono convinto che alla fine questa operazione vi permetterà di guadagnarci…”. E se poi non sarà così, aggiungo io, i guadagni li farete in altri ambiti di intervento economico e finanziario, visto che di trasporto aereo non vi siete mai interessati e siete entrati in società con Colaninno e Banca Intesa probabilmente in cambio di altre contropartite. Ad accogliere gli ospiti ci siamo anche noi insieme ad una rappresentanza di qualche centinaio di quelle migliaia di lavoratori che tra qualche giorno si troveranno senza lavoro a causa dei “patrioti”.

La “scelta” dell’alleanza, nonostante le iniziative di Lufthansa, ormai è indirizzata su Air France con la quale gli incontri sono quotidiani.

Dal 9 dicembre iniziano ad arrivare le lettere di Fantozzi che annunciano ai singoli lavoratori la cassa integrazione senza alcuna spiegazione. Arrivano senza un ordine ben preciso e senza che siano arrivate chiaramente le lettere di assunzione per chi andrà a lavorare in CAI. È il caos e tutti si chiedono il significato di questa confusione. Paolo Maras, intervistato da La Repubblica: “… Il significato non c’è . Anche noi stentiamo a trovare una logica in tutto questo. È l’intera procedura sulla cassa integrazione che è sbagliata. D’altra parte, è figlia dell’assoluta genericità dell’accordo di novembre che dice: <l’azienda, progressivamente, collocherà in cassa integrazione il personale utilizzando, ove possibile, il criterio di rotazione>… Vede questa non è una ristrutturazione industriale… è un disastro, un disastro aereo, è l’esplosione di un’azienda. Noi cerchiamo di informare la gente, diciamo a tutti di non attribuire alcun valore definitivo alle lettere di cassa integrazione, di restare uniti, per quanto possono…. E speriamo, perché Cai, alla fine, si accorgerà che i 12.689 assunti non basteranno per la piena operatività e dovranno cominciare ad prendere gente dai cassaintegrati e dai precari …”.

Cleofe Tolotta: “Ricevo la lettera di cassa integrazione a zero ore attraverso il mio account aziendale. Insieme a me, tra le migliaia di persone escluse in quel momento, arriva anche al mio compagno, anche lui assistente di volo e a mio fratello, comandante di Alitalia Express. Fu una vertigine. Un intero nucleo familiare colpito ma non siamo un’eccezione. Tante famiglie composte da dipendenti della stessa azienda si trovano con la cassa integrazione per tutti. Ci guardiamo tra noi senza realizzare cosa ci sta capitando, cercando di esorcizzare, cercando di ragionare freddamente e formulare previsioni che si riveleranno strampalate. Il 6 gennaio 2009, in una fredda giornata, la Befana porterà una sola calza, la mia. Una voce anonima al telefono mi comunicherà di presentarmi il 12 gennaio per firmare il contratto, il giorno dopo, il 13 gennaio, avrei preso servizio. Allo start up di Cai io sarò dentro. Fuori sarebbero rimaste 11.000 persone.

L’11 dicembre arriva l’ennesima ordinanza che impedisce lo sciopero che abbiamo programmato per domani 12 dicembre. Un’ordinanza che non ci stupisce più e che in queste circostanze ha il chiaro significato del “non disturbare il manovratore”. Probabilmente non avrebbe avuto un gran successo perché ormai in categoria è il caos, il si salvi chi può, una rabbia senza sbocco e ad oggi senza neanche la speranza di poter rimettere in moto un processo di opposizione a quel che sta accadendo.

In questo clima il 12 dicembre 2008 viene firmato l’atto definitivo di compravendita delle parti della ex compagnia di bandiera che interessano CAI.

Lo stesso giorno, venerdì 12 dicembre, Anpav e Avia sottoscrivono il contratto. Non ce la fanno a rimanere fuori dai giochi: non se la sentono di rinunciare alle prerogative che il riconoscimento aziendale comporta, alle agibilità ed ai permessi sindacali.

Il 14 dicembre come SdL Assistenti di volo diffondiamo tra i lavoratori un volantino che rappresenta un po’ la sintesi di questi ultimi mesi e di quel che sta accadendo in questi ultimi giorni.

… IL MOMENTO PIU’ BRUTTO, IL MOMENTO DI REAGIRE – Obiettivo: l’unità della categoria – Tutto quanto sta accadendo negli ultimi giorni è legato al concretizzarsi del progetto CAI:

– l’abbattimento del nostro operativo dagli 800 ai 200 voli di questi giorni; – l’invio di circa 1500 lettere di sospensione in Cigs a 0 ore con la contestuale notifica da parte del Commissario della destrutturazione del nostro sistema d’impiego e composizione equipaggi; – la definizione della vendita a CAI dal 12 dicembre degli assets aziendali “materiali e immateriali”; – la chiusura della trattativa con AirOne, i cui dettagli rimangono tuttora poco chiari; – la firma di Anpav e Avia, a fronte di un accordo molto vago e sottoscritto da altre sigle; – ultimo, l’invio delle prime convocazioni ai rispettivi centri equipaggi da lunedì 15 dicembre per le prime lettere di assunzione.

Tutto questo si è svolto con modalità a dir poco raccapriccianti: nessuna informazione, poca chiarezza e diversi misteri sulle lettere. Questo rende ancora più difficile un momento già sufficientemente complicato, esasperando notevolmente gli animi senza alcuna giustificazione. Anche in questo caso, rimane assordante il silenzio con il quale i sindacati firmatari hanno accompagnato quest’ultima fase, lasciando soli i lavoratori. Nel momento più brutto della nostra professione, riteniamo sia indispensabile uno sforzo di analisi e riflessione su quanto accaduto, per agire efficacemente a tutela delle condizioni future di tutti. I risultati della vertenza sono stati negativi ed è indiscutibile che questa è stata la peggiore sconfitta dei lavoratori da quando è nato il trasporto aereo italiano. È innegabile che il fronte che abbiamo avuto come controparte reale è stato ed è di una potenza immane. Cai, Confindustria, Governo, quasi tutte le forze politiche di maggioranza e di minoranza, gran parte degli organi di stampa ed infine Cgil, Cisl, Uil e Ugl. La “potenza di fuoco” di questo composito schieramento ha utilizzato tutto quanto possibile per oscurare le ragioni dei lavoratori: la messa in fallimento del Gruppo Alitalia, procedure politicamente e giuridicamente scorrette, relazioni sindacali e rappresentanza dei lavoratori gettati alle ortiche, una campagna di stampa che ha manipolato e strumentalizzato ogni frase e ogni azione a difesa del punto di vista del lavoro. Come SdL Intercategoriale sin dall’inizio della vertenza, proprio perché coscienti della partita in gioco e soprattutto dell’enorme squilibrio delle forze in campo, ci siamo imposti la ricerca di un’alleanza più vasta possibile tra i lavoratori e tra i sindacati, coscienti del fatto che da soli, anche con un vasto appoggio della base, saremmo stati prima isolati e poi schiacciati. Ma la sconfitta e soprattutto la connivenza del sindacato confederale, rappresentano un danno enorme per tutto il movimento dei lavoratori. Lo abbiamo detto più volte: la vertenza Alitalia è stata utilizzata come banco di prova per far passare poi soluzioni negative per tutti i lavoratori italiani. Non possiamo neanche sottovalutare gli errori commessi sia da parte nostra che del cosiddetto “fronte del no”. Tale valutazione deve percorrere le strutture della nostra organizzazione, ma non può prescindere dall’assoluta anormalità della situazione, vissuta spesso in assoluta emergenza. Fare Sindacato in questo modo e in questo scenario ha significato anche prendere decisioni immediate che si possono, con il senno di poi, rivelare errate, ma l’abbiamo fatto alla luce del sole e sempre in mezzo ai lavoratori. Questa analisi deve servire soprattutto ad aiutare la categoria a reagire a ciò che sta accadendo nel momento nel quale CAI si sta trasformando da “laboratorio virtuale” a realtà operativa, trascinandosi i “frutti amari” ed i problemi. Circa 1400 saranno posti in Cigs permanente, molti dei quali senza avere prospettive pensionistiche di alcun genere, con presenza trasversale tra tutte le qualifiche e tutte le fasce di età della categoria. Circa 2300 saranno assunti in CAI in uno sfascio normativo che non crediamo sarà usato con clemenza dalla nuova dirigenza. Circa 750 precari hanno di fatto perso lavoro senza neanche paracaduti di alcun genere. SdL ritiene che la tenuta complessiva, industriale, sindacale e sociale del progetto CAI potrà essere verificata alla prova dei fatti all’inizio delle operazioni della nuova società: solo allora si potrà dimostrare la capacità dei lavoratori tutti, dentro e fuori la Compagnia, e del sindacato di evidenziare con forza tutte le criticità e le contraddizioni dell’intera operazione. Vedremo se qualcuno potrà fare ancora finta che gli esuberi siano solo 3250, come detto da svariati ministri a settembre, vedremo se si potrà lavorare alle condizioni imposte da CAI e se 3300 assistenti di volo basteranno a mantenere in piedi l’operativo aziendale. Soprattutto, verificheremo come un’azienda che si candida a diventare leader in Italia nel trasporto aereo potrà gestire 12.000 lavoratori incazzati e frustrati con 10.000 loro colleghi “fuori dalla porta”. Per questi motivi, valutiamo con forte contrarietà la scelta di Anpav e Avia di firmare lo scorso venerdì a fronte di nessun atto formale di cambiamento degli assetti occupazionali con CAI. Il fumoso e poco concreto accordo sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl lo scorso 5 dicembre non conteneva alcun elemento sufficiente per aderire al “lodo Letta”, rinnegando le scelte fatte ad ottobre. L’unica dote che queste due sigle portano in cambio è la rottura del fronte sindacale; elemento importantissimo dal punto di vista mediatico per Colaninno e Sabelli, ma pesante per la nostra categoria. Questo è un atto grave, sia da parte di Anpav la cui capacità di tenuta è da sempre scarsa, sia di Avia, con la quale abbiamo condiviso un percorso negli ultimi 3 mesi, ma che ha preferito defilarsi al momento decisivo. Forse aspettare il momento giusto per tutelare davvero i colleghi non rientra nelle loro priorità. Allo stesso tempo, registriamo con favore come Anpac e UP stiano esprimendo le stesse nostre valutazioni. Adesso, le priorità sono le seguenti –

– Dare visibilità e supporto alle migliaia di cassaintegrati che rischiano altrimenti di rimanere invisibili e occultati all’opinione pubblica convinta che il problema non esista. A questo scopo è stato costituito un coordinamento di tutte le realtà di Alitalia, che serva per rappresentare questi lavoratori e supportarli nella gestione della loro nuova vita da Cassaintegrati.

– Dare supporto a coloro che saranno assunti in CAI, sia perché non sarà affatto facile lavorare con la normativa prevista dal CCL sottoscritto il 31 ottobre, sia perché da subito deve iniziare un conflitto permanente con la nuova società avente come obiettivi condizioni di lavoro migliori e organici adeguati alla flotta ed all’operativo.

– Evitare che si disperda il valore indiscusso professionale e umano delle migliaia di precari, principali vittime di questo disastro aereo. Anche in questo caso contano molto poco le promesse: serve molto di più rilanciare la battaglia per fornire lavoro e aiuto concreto a chi non ha neanche accesso agli ammortizzatori sociali. Sappiamo che in quest’area si concentra ancora più forte dissenso e rassegnazione, ma riteniamo che insieme gli spazi per una prospettiva si possano e si debbano aprire.

– Mantenere il collegamento e l’unità tra queste aree di categoria, saldare un fronte che sia più ampio possibile, ricucire il tessuto categoriale dalle lacerazioni subite, fornire strumenti di supporto e aiuto a tutti è l’attività che il sindacato deve da subito mettere in piedi, cosciente delle difficoltà e con la dovuta umiltà di chi è reduce da una sconfitta di questo genere, ma consapevole che nessun lavoratore e/o categoria dispone di una reale alternativa per reagire a quanto sta accadendo.

Diffidate di chi dice “non c’è più niente da fare” oppure “è troppo tardi”, queste sono posizioni che indeboliscono ancor di più e rafforzano la controparte. Diffidate anche di coloro che vendono soluzioni future senza lo straccio di un accordo scritto e certo con l’Azienda, perché gli anni hanno insegnato a tutti noi quello che succede con gli accordi quando gli stessi non sono reali necessità delle Aziende. L’obiettivo è quello di condizionare l’assestamento che un progetto come quello di CAI, partorito in laboratorio e portato avanti a scapito di tutti noi, dovrà necessariamente subire.

L’obiettivo prioritario è creare occupazione …”.

Si tratta di un’analisi abbastanza completa che individua responsabilità, cause ed effetti di quel che è accaduto in questo terribile ultimo anno. Non ci sottraiamo al giudizio dei lavoratori e della storia che vivrà nei prossimi anni quest’azienda e chi ci lavorerà ma rivendichiamo con coerenza ed onestà intellettuale e morale il percorso che abbiamo intrapreso, riconoscendone limiti ed errori, ma sempre in estrema buona fede e soprattutto con in testa, nel cuore e nelle mani la piena ed incondizionata ricerca della massima tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.

A questo punto c’è anche da valutare, come stiamo facendo al nostro interno in questi giorni, se la firma dell’accordo quadro di fine settembre abbia condizionato poi tutto il percorso successivo e la sconfitta che stiamo subendo.

Se partiamo dall’obiettivo della difesa e della coerenza di Organizzazione la risposta è sicuramente SI. Se non avessimo posto la nostra firma su quell’accordo di palazzo Chigi sicuramente avremmo continuato la battaglia contro le soluzioni prospettate da Colaninno e Berlusconi. Lo avremmo però fatto da soli, con un processo di realizzazione di Cai che però avrebbe continuato il suo corso anche senza di noi. Sarebbe stata una battaglia onorevole e coerente che ci avrebbe portato sicuramente il consenso di un numero di lavoratori più ampio dei nostri iscritti e che avrebbe visto momenti di fortissima tensione con “morti e feriti” lasciati sul campo. Avremmo lottato e mantenuto ferme le nostre posizioni come sempre abbiamo dimostrato di saper fare in questi decenni. Saremmo stati battuti ma dignitosamente e saremmo rimasti in piedi sino all’ultimo momento. Con noi tantissimi lavoratori, soprattutto assistenti di volo ma alla fine, purtroppo, sarebbe rimasto nelle nostre mani più o meno quel che abbiamo oggi, cioè nulla.

La nostra analisi di fine estate è stata invece differente: non la tutela dell’Organizzazione e della sua coerenza, anche se pensiamo che essa sia importante per il futuro di chi lavora in questo settore, ma la ricerca della tutela massima per occupazione e condizioni di lavoro. Abbiamo pensato, a torto o a ragione, che attraverso la fase della trattativa contrattuale di ottobre avremmo almeno avuto qualche possibilità di spuntare migliori condizioni normative e conseguentemente salvare più posti di lavoro. Qualsiasi miglioramento normativo e qualsiasi elemento di maggiore rigidità contrattuale avrebbe cioè comportato un maggior numero di lavoratori necessari al progetto Cai e quindi meno esuberi.

Per questo abbiamo firmato a Palazzo Chigi e per lo stesso motivo non abbiamo firmato i contratti di lavoro a fine ottobre una volta che ci siamo resi conto che non si era riusciti a produrre nessun miglioramento. Non c’è mai stata una vera trattativa sul contratto, anzi si sono addirittura peggiorate la normativa e le condizioni di lavoro preordinate a fine settembre con l’accordo quadro.

Per gli stessi motivi abbiamo scelto di percorrere dei tratti di strada con altri soggetti sindacali da noi distanti anni luce, con le organizzazioni autonome di piloti e assistenti di volo e con la stessa Cgil nella fase precedente l’accordo di Palazzo Chigi.

Siamo stati sconfitti, questo deve risultare chiaro nelle nostre analisi interne ed esterne ma nonostante il disagio, la delusione e la disperazione che viviamo insieme a tutti i lavoratori in questi ultimi giorni dell’anno 2008, siamo altrettanto consapevoli della necessità di sindacato e di partecipazione che esiste oggi e continuerà ad esistere da gennaio in poi. Per questo non ci tiriamo indietro neanche ora, continuiamo a metterci la faccia e continueremo a lavorare sindacalmente per questa categoria, per tutti i lavoratori di Alitalia e del trasporto aereo, dando il nostro contributo alla costruzione di un sindacato diverso ed alternativo a quelli che hanno mostrato il loro vero volto nell’intrigato, difficile e assurdo gioco al massacro che abbiamo vissuto. E se in Alitalia lo dovremo fare senza riconoscimento, senza diritti e agibilità sindacali, beh lo faremo pur sapendo delle difficoltà alle quali andremo sicuramente incontro.

Cleofe Tolotta: “stiamo presidiando la palazzina Bravo nell’aerea tecnica del sedime aeroportuale davanti alle fontane, dove ogni giorno si svolge la consegna delle lettere di assunzione e la sottoscrizione da parte dei lavoratori. Accade di tutto. Le persone sono convocate nel marasma generale e si assiste a scene pazzesche. I funzionari aziendali hanno delle liste, che noi non possiamo controllare. Una fila di lavoratori e lavoratrici scoprono in questo scenario infernale il contenuto della lettera di assunzione. La base di servizio è spesso la sorpresa più amara, la “vita o la morte” soprattutto per alcune categorie deboli che sino ad ora fruivano delle tutele di sostegno previste dalla legge ma cancellate dalla Cai. I neo assunti dunque scoprono la destinazione della propria base nella lettera d’assunzione consegnata “a scatola chiusa”. I dipendenti “fortunati” rispetto a chi non sarebbe mai stato richiamato, scoprono di avere un posto di lavoro, però in molti casi distante migliaia di chilometri dalla propria casa e dalla propria famiglia. Un altro regalo ad orologeria insito nella lettera di assunzione, è l’aver inserito per accettazione la rinuncia ai benefici di legge 151/2000. Le donne, le mamme, i genitori mono affidatari, saranno costretti a scegliere tra il posto di lavoro e la cura dei propri figli, cioè a subire un sopruso senza precedenti che poi sarà purtroppo avallato da sentenze sfavorevoli alle lavoratrici che condizioneranno il percorso di avanzamento delle tutele sociali. Solo a pensarlo sembra un abominio. Non esiste più il diritto ai congedi parentali, non più il diritto alle tutele di una programmazione dell’attività in settori pensati per sostenere le persone più fragili, i figli dei naviganti. Lotteremo con le mamme che si stanno organizzando chiamando in causa ogni figura istituzionale. Saranno interpellate le consigliere di parità delle regioni interessate e anche la responsabile a livello nazionale la ministra delle pari opportunità Mara Carfagna. Solo una forte pressione riuscirà, dopo diversi mesi, a far recedere l’azienda. Alla consegna delle lettere di assunzione assistiamo a scene deliranti. Le colleghe di Roma che scoprono la destinazione a Milano, Torino, Catania, Venezia, Bologna, Pisa, piangono, si disperano, urlano, si sentono male. Nei lunghi corridoi grigi in cui ci troviamo abbiamo il compito di aiutare queste persone, di sorreggerle di sostenerle e di consolarle.”. In effetti Cai nel suo piano pensa ad un sistema multi base con un’organizzazione della rete e della flotta che poi inevitabilmente crollerà su se stessa. Infatti gli aeromobili destinati ad alimentare la rete formalmente basata su un hub principale, Fiumicino, sono in numero totalmente insufficiente a garantire il segmento intercontinentale e al tempo stesso la concentrazione sui voli nazionali ed internazionali non è assolutamente adeguata alla concorrenza delle low cost. Negli anni successivi gli effetti della concorrenza delle low cost, dell’alta velocità ferroviaria, soprattutto sulla tratta Roma Milano, e del sistema multi base che era artificiosamente stato creato, faranno emergere l’incompetenza, l’ingenuità e la mancanza di conoscenze profonde delle dinamiche dei mercati del trasporto aereo dei manager della Cai.

Il 19 dicembre organizziamo insieme ad Anpac ed UP una manifestazione a Fiumicino con una fascia nera al braccio per ricordare le migliaia di lavoratori che stanno subendo licenziamenti e cassa integrazione. Che la storia di Alitalia di questi anni sia ambigua, piena di contraddizioni e di passaggi del tutto incomprensibili dal punto di vista industriale e politico lo evidenzia la decisione della procura di Roma che a metà dicembre invia avvisi di indagine ai vertici della ormai ex compagnia di bandiera per gli anni 2000-2007, tra i quali Francesco Mengozzi e Giancarlo Cimoli che saranno poi condannati in modo definitivo. I magistrati stanno indagando per il reato di “bancarotta” e insieme alla guardia di finanza hanno acquisito documenti e bilanci nella sede dell’Alitalia.

A quasi tutto il gruppo dirigente dell’SdL arriva la lettera della messa in cassa integrazione ma non quella di assunzione. A me, a Paolo Maras, Andrea Cavola, Francesco Staccioli, Vincenzo Siniscalchi, Giancarlo Marcialis, Cesare Albanese e a tanti altri delegati e rappresentanti sindacali SdL di terra e di volo. L’opera di distruzione del sindacato è spietata e portata avanti in modo sistematico con una vera e propria epurazione. Un dramma nel dramma sia per il futuro del sindacato, sia per coloro che non avrebbero raggiunto la pensione dopo la fine degli ammortizzatori sociali, primi fra tutti Andrea Cavola e Francesco Staccioli e il nostro caro Cesare, licenziato, riassunto ed ora nuovamente licenziato. Molti di noi, compreso il sottoscritto, arriveranno alla pensione anche dopo la riforma della Fornero, la “ministra piagnona” che nel 2011 sottrarrà questo diritto acquisito, poi successivamente restituito attraverso deroghe concesse anno per anno dai vari governi che si succederanno. A me ad esempio accadrà il paradosso per il quale nel 2015 mi diranno che avrò diritto a pensione dal 2014, l’anno precedente!

Il 22 dicembre organizziamo un presidio a Piazza di Spagna e distribuiamo un volantino ai cittadini romani. “ Buon Natale Alitalia, Buon Natale Roma – Su questa città si è abbattuto un vero e proprio disastro “aereo” di proporzioni gigantesche:

9.000 persone sono state avviate alla Cassa Integrazione, dei quali

3.250 esuberi ufficialmente dichiarati da Governo e Sindacati Confederali;

5.750 dispersi e non menzionati da politica, imprenditori e media;

3.000 precari hanno perso il lavoro senza neanche avere diritto ad ammortizzatori sociali

L’effetto sull’indotto è doppio di quello diretto (siamo ottimisti…), quindi oltre 20.000 persone stanno perdendo o hanno già perso il proprio posto di lavoro.

I 10.000 superstiti Alitalia sono stati sottoposti alla riassunzione in CAI con criteri a volte incomprensibili e incongrui che hanno penalizzato le fasce più deboli con trasferimenti coatti a Torino, Milano, Venezia e Napoli. Al momento, i grandi “capitani coraggiosi” di CAI hanno rifiutato qualsiasi tentativo di mitigare il disastro sociale attraverso meccanismi di autoriduzione dell’orario in modo solidaristico offerto dai lavoratori, mentre continuano imperterriti ad assumere applicando criteri raccapriccianti e discriminanti verso le fasce più deboli, tanto si sentono onnipotenti e coperti dal sistema politico ed istituzionale. Questo film dell’orrore avviene con la benedizione del Governo e delle principali forze politiche di maggioranza e opposizione, nel silenzio delle Istituzioni locali. Questo è il maggiore disastro occupazionale che questo territorio subisca da sempre: un “disastro aereo” senza precedenti. Non siamo i primi e, purtroppo, non saremo gli ultimi. Noi non ci arrendiamo: vogliamo che si blocchi questo processo di assunzioni discriminante e dannoso, richiediamo l’accesso al Part Time ed a tutte quelle forme di riduzione d’orario di lavoro per diminuire gli esuberi, lottiamo per condizioni di lavoro migliori ed un futuro certo e dignitoso. Siamo tanti e non siamo intenzionati a diventare invisibili come qualcuno vorrebbe, anzi, da adesso la città e le cittadinanza si dovranno abituare alla nostra presenza.

Buon Natale e auguri per un felice e combattente 2009 da tutti i dipendenti del Gruppo Alitalia …”.

Insomma, non ci arrendiamo e con noi non cedono tanti lavoratori. Molti di più però si stanno chiudendo in se stessi e cercano in ogni modo la strada per salvare la propria situazione personale: è inutile e sbagliato, ma è assolutamente umano e comprensibile.

Il 23 dicembre a Fiumicino sembra che la dura realtà stia colpendo anche i più ottimisti ed anche tra le file del personale di terra, soprattutto operaio e di Alitalia Airport, stia montando la protesta con assemblee e cancellazione di parecchi voli. Le bugie sparse a piene mani da Cgil, Cisl, Uil e Ugl per non far collegare la protesta del personale di terra schierato con i confederali con quella dei mesi passati sostenuta soprattutto da SdL e degli autonomi, si stanno sciogliendo come neve al sole. Chi pensava che questa crisi, questa ristrutturazione, questo sfacelo sociale ed umano avrebbe colpito solo piloti e assistenti di volo, oggi si deve ricredere. Gli esuberi sono in tutti i settori, le discriminazioni nelle assunzioni si ripetono per tutte e tre le categorie di Alitalia.

Lo stesso giorno con una lettera tentiamo per l’ennesima volta di far ragionare il governo sulla possibilità di applicare dosi massicce di part-time per ridurre drasticamente gli esuberi per tutti i lavoratori e le lavoratrici di Alitalia. Una ipotesi che qualche settimana fa, dopo nostra pressione, era stata in qualche modo presa in considerazione anche da Gianni Letta ma respinta poi da Sabelli. Non riceviamo alcuna risposta diretta o indiretta dal governo e dall’azienda: i giochi sono ormai fatti.

Continuiamo a protestare e non ci fermiamo certo per le feste, il 26 dicembre in Piazza del Quirinale sotto gli occhi vigili di tanta polizia, poi il 29 sotto il palazzo dell’Alitalia alla Magliano in occasione di un incontro tra Cgil, Cisl, Uil e Ugl con l’azienda.

Il 29 dicembre esce un nuovo comunicato. “ Dobbiamo porre “IL PROBLEMA”- L’iniziativa di SdL intercategoriale nel brevissimo periodo – Dobbiamo porre IL PROBLEMA e non alcuni singoli problemi che stanno uscendo puntualmente dall’applicazione del progetto CAI in tutta la sua devastante concretezza. Dobbiamo dotarci di una piattaforma che deve diventare in breve il pane di una mobilitazione crescente su 3 punti fondamentali.

1. DENUNCIARE LE ANOMALIE RISCONTRATE NEL PROCESSO DI ASSUNZIONE E CHIEDERNE IL BLOCCO, PER I SEGUENTI MOTIVI: a) evidenti errori nelle chiamate, con tanti colleghi fuori che avrebbero requisiti ed alcuni colleghi dentro che invece questi requisiti non li hanno; b) anomalie riscontrate in termini di manovre scorrette che hanno favorito alcuni personaggi (ad es. indebiti passaggi macchina).

2. RICHIEDERE L’AVVIO IMMEDIATO DELLA REVISIONE DEI CRITERI PER RIPARARE ALCUNI DISASTRI: a) non è minimamente giustificabile l’applicazione puntuale del criterio delle abilitazioni che ha generato danni evidenti tra le qualifiche, concentrati in particolare su fasce sensibili quali, a titolo di esempio, le mamme del M/R del 96-98, oppure gente molto più anziana in Cigs mentre alcuni giovani lavorano sulla propria base solo per il fatto di essere di L/R; b) individuazione dei finanziamenti per sopperire ai costi delle abilitazioni, fornendo certezza da subito a chi NON HA POTUTO ACCETTARE il trasferimento di base (ingiusto) di poter rientrare in questa operazione.

3. … E SOPRATTUTTO …. DIMINUIRE IL NUMERO DI ESUBERI CREATI

a) premere su CAI e Istituzioni per l’avvio fin da subito del Part Time e studio di un meccanismo solidaristico di diminuzione COLLETTIVA dell’orario di lavoro; b) dato l’impatto concentrato su alcune fasce di quarantenni, con minori possibilità di ricollocazione, verificare fin da subito anche gli strumenti contrattuali per spalmare gli esuberi nel modo più generale possibile; c) creazione della lista per le richiamate dalla CIGS e per i precari…

con l’umiltà di chi ha preso una batosta e non ha portato risultati alla sua gente, ma con lo sguardo fiero di chi è sempre stato in mezzo ai colleghi, dal primo all’ultimo minuto e continuerà a farlo. Consapevoli che, forse, l’ultimo minuto ancora non è arrivato. Consapevoli che servirà tutto il nostro impegno, tenacia e capacità per tenerci uniti…”.

Alle ore 12 del 31 dicembre si svolge un’altra manifestazione davanti al Quirinale. Finisce così questo 2008, quest’anno maledetto.

Abbozziamo tutti un brindisi al futuro e alla speranza piuttosto che al nuovo anno che sta iniziando. Un 2009 che vede migliaia di lavoratori senza lavoro, una compagnia aerea che non è più tale, un governo che gestisce e non governa, un’opposizione politica che sui temi economici e sociali importanti per il paese non si distingue più dallo schieramento politico di governo, un sindacato “confederale” ridotto a notaio consapevole delle decisioni delle aziende ed imbonitore dei lavoratori che vengono sezionati, divisi e poi colpiti in modo violento attraverso l’arma più pesante: il licenziamento.

I giochi sono ormai fatti e mancano soltanto due cose: la decisione sull’alleanza e l’avvio delle attività di CAI. Per la questione alleanze, anche se ancora si parla di Lufthansa come possibile azionista e partner, soprattutto visto che sarebbe meno inviso alla Lega perché salverebbe Malpensa dalla “desertificazione”, è ormai evidente a tutti che la spunterà Air France-Klm. Per il primo volo di CAI bisognerà invece aspettare il 13 gennaio.

Chi invece aspetta una lettera sono ancora migliaia di lavoratori esclusi dalla nuova compagnia dopo la condivisione dei contratti di lavoro da parte di tutte le sigle sindacali meno noi e i piloti di Anpac e UP: per la maggioranza l’attesa sarà però vana.

Noi continuiamo a fare informazione ed a confrontarci su come proseguire il lavoro sindacale. La prima iniziativa che mettiamo in onda è la costituzione del Comitato dei Cassaintegrati e dei Precari del Gruppo Alitalia per organizzare e dare il massimo sostegno a chi è stato escluso dalla nuova società. Tra cassaintegrati e precari di fatto tagliati fuori completamente dal nuovo organico aziendale stiamo parlando di un numero impressionante di lavoratrici e lavoratori: gli “esuberi” reali creati da questo Piano e da questi Contratti sono circa 8000. Tra i principali obiettivi del Comitato, oltre a quello di fornire la massima assistenza sindacale, legale previdenziale e fiscale, c’è quindi quello di “non disperdere il patrimonio umano” perché è evidente che se isolate e lasciate sole, tutte queste persone sono e rimarranno dei futuri disoccupati.

L’8 gennaio indiciamo una manifestazione a Fiumicino per il 13 gennaio e un primo sciopero per il 19 gennaio. Le motivazioni sono chiare: “… revisione dei criteri di assunzione e intervento sugli errori più evidenti; aggressione del numero di esuberi attraverso il part time e diminuzione collettiva dell’orario di lavoro; assicurare l’esito positivo di tutti i settori non ricompresi in CAI; revisione delle condizioni di lavoro…”. Sinceramente non ci crediamo molto ma l’annuncio di una manifestazione e di uno sciopero è indispensabile, anche per capire se esistono o meno le condizioni per avviare una mobilitazione più vasta e di lunga durata. Lo sciopero in effetti andrà poi discretamente: su quattro ore e con un operativo dei voli molto ridotto, le cancellazioni arriveranno ad oltre 30.

Ma già il 9 gennaio vediamo, ad esempio, che mentre Paolo Maras si incatena davanti al centro equipaggi e altri delegati e militanti di SdL occupano per alcune ore gli uffici Alitalia dove si svolgono le pratiche di assunzione di CAI per tutte le categorie, le assemblee indette da Cgil, Cisl e Uil per il personale di Az Airport a seguito dell’esclusione dall’assunzione della metà dei lavoratori di quel settore, pur provocando caos a Fiumicino e la cancellazione di numerosi voli, si limita a difendere il proprio piccolo cortile e non a rimettere in moto una protesta generale. Se dal punto di vista umano è più che comprensibile, da quello sindacale è un vero e proprio crimine. D’altra parte non ci aspettiamo molto da queste sigle sindacali ma purtroppo neanche dalla maggioranza del personale di terra che durante l’intera vertenza è rimasta a guardare, chiusa nei propri uffici e nelle proprie officine sperando di cavarsela al meglio attraverso una cambiale in bianco firmata a Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Sempre il 9 gennaio il CdA di Air France-Klm approva la proposta di acquisizione del 25% del capitale della compagnia italiana per 310 milioni di euro e quindi l’accordo definitivo dovrebbe avvenire prima del 13 gennaio. Il giorno dopo Berlusconi esclude ogni possibile accordo con Lufthansa: “… Air France ha approvato un accordo che è molto vantaggioso per Alitalia. Mentre Lufthansa non ha mai avanzato proposte concrete…”. Grande enfasi anche da parte di Colaninno e dell’intero CdA che approva l’alleanza con i francesi.

Il 12 si organizza una manifestazione insieme alla Cub davanti alla sede della regione Lazio e si prepara un’altra manifestazione per domani, il “giorno CAI”.

Il buco di circa 8 ore dell’attività di volo nella notte tra il 12 e il 13 gennaio tecnicamente serve per permettere agli ispettori dell’Enac per controllare la documentazione di tutti gli aerei ex Alitalia, procedura necessaria per ottenere un nuovo Coa (certificato operativo aereo). Anche questa è una ipocrita richiesta della Commissione europea che dovrebbe servire ad attestare la discontinuità aziendale tra la “vecchia” azienda e la nuova.

Il 13 gennaio alle ore 06.00 parte il primo volo CAI e Alitalia muore. A salutarla tanti lavoratori che in mattinata a Fiumicino manifestano con noi senza sorridere e con tanta rabbia in corpo.

Paolo Maras alla stampa colora la giornata e la protesta con una frase secca, dura, educata ed estremamente chiara: “Chiediamo lavoro, trasparenza e diritti”. A questo serve il sindacato! Abbiamo fatto tutto il possibile, questa è la nostra convinzione. Abbiamo sicuramente sbagliato anche noi, non abbiamo forse considerato tutta una serie di variabili che erano insite in un processo come quello messo in atto in questo settore e che verrà poi esportato in altre realtà produttive. Sicuramente non potevamo prevedere che quel che sta accadendo oggi in Alitalia rappresenta il banco di prova decisivo con il quale il padronato italiano sta sperimentando nuove modalità di intervento e nuovi strumenti di repressione del mondo del lavoro per poi esportarli in tante altre aziende, in tante altre realtà che vivranno nei prossimi mesi e nei prossimi anni situazioni simili alla nostra. Liberalizzazione dei mercati, globalizzazione economica e finanziaria, delocalizzazione di intere industrie e lavorazioni, precarietà diventata norma nel rapporto di lavoro, diritto del lavoro ridotto ad appendice del più ampio e sempre più riconosciuto diritto dell’impresa alla ricerca spasmodica del profitto a discapito del bene comune, della qualità della vita e del lavoro.

Questo è accaduto e continuerà ad accadere nei prossimi anni e il ruolo di rappresentanza dei lavoratori si farà sempre più difficile, sempre meno soddisfacente per risultati e per prospettive future.

Il colpo violento subito dal nostro sindacato, l’epurazione dei suoi rappresentanti, la negazione della reale rappresentanza di un SdL che raccoglie più del 10% di tutti i lavoratori del Gruppo e più del 20% dei dipendenti con una tessera sindacale in tasca, scompare però davanti all’immane tragedia che colpisce una comunità storica per il paese costituita da 20.000 lavoratori di Alitalia e almeno altrettanti dipendenti dell’indotto e che si allarga poi alle loro famiglie, agli affetti e alle relazioni che girano intorno a questa moltitudine di donne e uomini. Un dramma che si sta consumando ora ma che avrà ripercussioni per anni ed anni e che condizionerà il reddito e la stabilità di tanta gente e di tanti territori, a cominciare dal Lazio e dalla Lombardia. Un dramma sociale prima ancora che economico perché quando a perdere il lavoro è un insieme di lavoratori come sta accadendo ora, ne risente l’intera comunità e non soltanto chi vive drammaticamente e direttamente la perdita del posto di lavoro. Un dramma che ha significative ripercussioni anche umane e psicologiche perché la mancanza di un lavoro non è soltanto privazione del reddito sufficiente per vivere ma anche perdita di aspirazioni, di relazioni, di quell’insieme di sensazioni, sentimenti e necessità di socialità che soltanto il vivere esperienze, gioie e dolori, vittorie e sconfitte insieme agli altri può darti.

C’è da ricostruire molto, quasi tutto, e non soltanto in questa nostra Alitalia e in questo specifico settore che ha subito un vero e proprio terremoto sociale ed industriale. Nel farlo dovremo puntare necessariamente ad un rapporto ed un livello di rappresentanza più ampio dei lavoratori, che colga le necessità del singolo e della collettività in modo più articolato e generale senza però dimenticare che il soggetto sindacale, se tale vuol rimanere, deve rapportarsi quotidianamente con la realtà e con chi lavora, noi tenteremo di percorrere questa strada… ma questa è un’altra storia!

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