Capitolo 26 – 2008   L’anno maledetto (prima parte – Gennaio/Agosto)
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Questo è un anno la cui cronaca per essere ben compresa necessita di una breve pausa di riflessione. Il 2008 è stato infatti l’anno decisivo per le sorti di Alitalia, i mesi ed i giorni sono trascorsi in modo convulso, hanno sconvolto certezze e trasformato dubbi e preoccupazioni in incubi. Abbiamo vissuto perennemente con il fiato sospeso e più giorni trascorrevano, più ci convincevamo che sarebbe finita male. Non abbiamo mai perso la speranza di riuscire ad invertire la rotta ma ci rendevamo conto che stavamo combattendo una battaglia senza conoscere lo scenario in cui si sarebbe consumata, le armi e le forze a disposizione del nemico e paradossalmente senza neanche sapere da chi e da dove sarebbe partito il primo colpo. Così ci siamo trovati ad affrontare impreparati una partita senza conoscerne le regole e senza neanche sapere in anticipo che in effetti le regole non esistevano. Una lotta impari nella quale non distinguevamo neanche chiaramente il volto dei nemici.

Questo è in sintesi quel che è accaduto in quel 2008 maledetto. Gli strumenti legislativi, comunicativi e repressivi che sono stati utilizzati in modo sistematico dai governi di centro-sinistra e centro-destra che si sono succeduti in quel periodo, l’arroganza di Prodi e Padoa-Schioppa e la protervia di Berlusconi e Tremonti, hanno fatto da volano alle operazioni strumentali di Air France prima e dei “capitani coraggiosi” poi ed hanno regalato infine lo scalpo dell’Alitalia e dei suoi lavoratori a chi già pregustava il banchetto costituito dal ricco mercato del trasporto aereo italiano, le compagnie low-cost da una parte e l’Air France e la Lufthansa dall’altra. Penso che molto di quel che avverrà negli anni successivi è figlio di questi dodici mesi vissuti pericolosamente.

Potevamo agire in modo diverso? Potevamo costruire più momenti di mobilitazione? Potevamo scegliere di cedere immediatamente alle condizioni di Air France? Potevamo firmare o non firmare a Palazzo Chigi? Tutti interrogativi ai quali con il senno di poi potremmo ora rispondere in un modo o nell’altro ma vivere quei giorni e quegli eventi in prima persona, con sulle spalle la responsabilità di prendere decisioni senza conoscere neanche le regole del gioco, è stata per noi un’operazione quasi impossibile. Se a questo si aggiunge anche il fatto che neanche chi ha gestito la fine di Alitalia e la nascita di CAI ha lavorato con in testa un progetto industriale ma ha “semplicemente” ricercato di ottenere il miglior risultato per se e per gli interessi degli “amici”, infischiandosene del futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori, si comprende in che confusione si siano svolte le vicende di Alitalia in questo 2008. Si, è proprio così, perché per chi fa sindacato come lo facciamo noi l’unica cosa di cui non si può fare a meno è la chiarezza degli obiettivi, i nostri e quelli della controparte aziendale. In questo caso i nostri obiettivi erano chiari e come sempre si sviluppavano intorno alla tutela dell’occupazione e delle condizioni di lavoro e alla ricerca di soluzioni che assicurassero un futuro all’Alitalia. Oscuri, ambigui, imprecisi, indescrivibili e industrialmente errati sono stati invece gli obiettivi di chi ha gestito aziendalmente e politicamente l’intera vicenda ed ha condannato migliaia di donne e uomini. Il motivo? Perché di Alitalia e del trasporto aereo non capivano assolutamente nulla e soprattutto perché a loro non interessava nulla di tutto ciò.

Un inciso doveroso, questo che concludo, per comprendere meglio i fatti e la cronaca di quei giorni che hanno cancellato speranze, aspirazioni e certezze di migliaia di donne e uomini di quest’azienda.


Il 7 gennaio, in previsione dei prossimi incontri e preoccupati dalle voci che si rincorrono nei corridoi aziendali, facciamo uscire un comunicato per chiarire alcune nostre posizioni. “… La quasi scontata acquisizione del controllo di Alitalia da parte di Air France continua a preoccuparci in quanto le notizie che emergono dal Piano dei francesi sono pochissime e prive di alcuni elementi essenziali. Inoltre, da quel poco che è dato sapere, non sembra proprio definirsi uno sviluppo della Compagnia ma, al contrario, una forte contrazione della rete e della flotta con un taglio di 40 Aerei. Siamo pronti ad affrontare la prossima trattativa che vorremmo si svolgesse direttamente anche con Air France e dopo aver meglio compreso i contenuti del piano. Ad oggi sembra però che la trattativa si dovrebbe invece sviluppare esclusivamente con l’attuale dirigenza Alitalia (alla faccia del rinnovamento) e che tale confronto possa essere propedeutico all’acquisizione stessa di Alitalia. Come dire: in base alla “qualità” degli accordi che si sottoscriveranno con il personale, Air France si riserva di procedere o meno all’acquisizione. Se così fosse, saremmo di fronte ad un ricatto in perfetto stile 2004, da non accettare per nessun motivo! D’altra parte è evidente che gran parte della categoria ha espresso un consenso di massima favorevole ad Air France e quindi è anche naturale che si proceda su questa strada. Esprimiamo però la nostra forte preoccupazione per come alcune sigle sindacali (soprattutto Anpav e Avia) hanno gestito l’intera partita. Schierandosi in modo così piatto ed al tempo stesso arrogante per l’ipotesi Air France senza conoscere neanche i particolari del Piano, hanno reso quasi impossibile una operazione di “attesa critica” finalizzata quanto meno ad “alzare il prezzo” e ad ottenere concrete tutele per il lavoro e l’occupazione. A questo punto, come già detto, è però tempo di trattare ed è quindi comunque indispensabile individuare e fissare rapidamente alcuni “paletti”, dei punti di riferimento che rendano chiara e, possibilmente, il meno pericolosa possibile la trattativa che si aprirà nei prossimi giorni. …

L’8 gennaio Spinetta piomba a Roma ed incontra prima il governo e poi i sindacati. Noi lo incontriamo il giorno seguente in un albergo romano e il giudizio sulla persona non è negativo. Peggio le cose che ci dice sul piano che confermano le voci su un ridimensionamento di Alitalia. Peggio ancora il fatto che al suo fianco ritroviamo una nostra vecchia conoscenza, l’ex amministratore delegato Alitalia Francesco Mengozzi, questa volta nelle vesti di consulente responsabile in Italia per le infrastrutture della Lehman Brothers. Dopo i regali fatti ad Air France con accordi capestro quando era a capo di Alitalia, oggi Mengozzi svolge un ruolo alla luce del sole legato direttamente alla compagnia francese. D’altra parte la “legion d’onore” consegnata a Mengozzi nel settembre del 2006 dall’ambasciatore francese Loic Hennekinne, a Palazzo Farnese, alla presenza anche del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, non poteva che avere questo ulteriore sviluppo.

In sintesi, Air France vuole acquistare solo AZ Fly e qualche attività di Alitalia Servizi e ridurre la flotta con un taglio del 25% prevedendo un qualche recupero soltanto dal 2011, cioè tra tre anni. 1700 esuberi dichiarati: sembrano meno di quelli indicati invece da Air One. Ma riguardano soltanto il personale rientrante nel perimetro aziendale considerato e comunque non i precari stagionali. Non compresi neanche gli esuberi che si genererebbero in gran parte di Alitalia Servizi. Inizia la “due diligence” con una presenza massiccia di dirigenti e rappresentanti Air France negli uffici Alitalia. Si verificano i conti e la struttura dell’azienda e il 12 gennaio si firma il contratto di trattativa esclusiva con Air France, dopo di che ci saranno otto settimane di tempo per presentare l’offerta vincolante.

Air One non lascia comunque la partita e Banca Intesa continua ad appoggiare il suo Piano. Il 15 gennaio su Il Corriere della sera Corrado Passera afferma:”…si premi un grande progetto di crescita come quello che supportiamo con Air One. Fino all’ultimo ci adopereremo affinché qualcosa accada, anche se per ora è stata scelta una strada che non dà fiducia a un grande piano…”. Lo stesso Passera qualche giorno dopo su Panorama, smentendo alcune voci ricorrenti, dichiara che “…Air One non ha problemi finanziari, tanto meno con noi…”.

Il 15 gennaio dall’incontro con il governo a Palazzo Chigi non emergono novità rilevanti. Alla riunione oltre a Cavola e me, a livello sindacale partecipano i tre Segretari nazionali di Federazione (Solari Filt Cgil – Claudiani Fit Cisl – Caronia Uil Trasporti), la Polverini (Segretaria nazionale confederale Ugl), Notaro per UP, Berti per Anpac che interviene anche a nome di Muccioli dell’Anpav e Di Vietri di Avia. Ci aspettavamo qualche cosa di più concreto vista anche la partecipazione alla riunione del presidente Prodi e dei ministri Padoa Schioppa e Bianchi, oltre al sempre presente sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Il governo conferma semplicemente la procedura di trattativa in esclusiva con Air France.

Il 16 gennaio Clemente Mastella con un discorso alla Camera annuncia le sue dimissioni da Ministro della giustizia dopo gli arresti domiciliari della moglie e l’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso ministro per ben sette reati. Il 21 gennaio l’Udeur di Mastella esce dalla maggioranza di governo e tre giorni dopo, il 24 gennaio, il governo Prodi richiede la fiducia al Senato dopo averla ottenuta alla Camera e viene battuto con 161 no contro 156 si. Prodi si dimette in serata e il giorno dopo iniziano le consultazioni del Presidente Giorgio Napolitano per verificare le possibilità di una nuova maggioranza o andare a nuove elezioni.

È chiaro che la crisi di governo interviene in una situazione estremamente delicata per Alitalia e così alla già forte preoccupazione si aggiunge anche l’incertezza su chi e quando governerà il paese e quindi gestirà e deciderà anche sulle sorti della compagnia aerea. Senza senso appare la dichiarazione del ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani:”…non vedo turbativa. Non cambia nulla. Stanno discutendo e trattando…”. Peggiore, se possibile, la dichiarazione del vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco: “O fanno l’accordo o si portano i libri in tribunale”.

Il 30 gennaio il presidente Napolitano incarica il presidente del Senato di svolgere un nuovo ciclo di consultazioni che si concludono il 4 febbraio senza alcun risultato. Due giorni dopo Napolitano scioglie le Camere: le elezioni si svolgeranno il 13 e 14 aprile.

Mentre il prezzo del carburante sale vertiginosamente, Prato fa dichiarazioni a tutta birra in favore di Air France, sollecitando tempi brevi ed affermando, a torto o a ragione, che la liquidità di Alitalia è sufficiente solo fino a giugno. Dichiarazione certamente uscita ora per forzare la mano al sindacato che in linea generale, salvo Anpac, Anpav e Avia, sembra dubbioso e comunque vuole giustamente confrontarsi direttamente con Air France e comprendere tutti gli aspetti contenuti nel suo piano industriale.

Poi c’è anche Carlo Toto che pensando di poter rientrare in corsa, si appella al TAR per chiedere la sospensione cautelare della trattativa in esclusiva con Air France per poter presentare così una propria proposta alternativa direttamente all’azionista, cioè al ministro del Tesoro. Questa la dichiarazione di Toto: “ Non intendiamo dilatare ulteriormente i tempi di vendita di Alitalia, né vogliamo in alcun modo che ciò possa arrecare danno alla compagnia. Allo stesso tempo vogliamo che valgano anche per la dismissione di Alitalia, operazione strategica per il Paese, regole certe e trasparenti che la legge prevede ma che purtroppo non sono state applicate … debbono essere resi noti i criteri di selezione delle proposte adottati in questo iter di vendita e la via del ricorso al Tar è l’unico strumento che abbiamo per conoscere le ragioni per le quali non siano stati adottati fino ad oggi criteri trasparenti e non discriminatori…”.

Il 1° febbraio, nonostante la contrarietà soprattutto della Sea e dell’amministrazione regionale lombarda, Prato libera gli slot, cioè le autorizzazioni di atterraggio e decollo, di Alitalia su Malpensa, mettendo così tutti davanti al fatto compiuto e dimostrando che il piano di Prato è assolutamente collegato a quello di Air France. Prato comunica anche che Air France e Alitalia presenteranno un nuovo piano industriale condiviso entro il 20 febbraio e che la scadenza per l’offerta finale dovrebbe essere fissata per il 14 marzo.

A questo punto la polemica tra Padoa Schioppa, il ministro dell’economia di un governo ormai dimissionario, e Corrado Passera di Banca Intesa diventa quasi un giallo. Il 3 febbraio su Il Sole 24 ore Padoa Schioppa lancia i suoi strali: “… l’Amministratore di Intesa San Paolo ha assunto posizioni che lasciano stupefatti. Una persona responsabile a capo di una grande impresa, e che sa anche di non aver assunto alcun impegno finanziario, non dovrebbe fare simili dichiarazioni…Lui sa che non ci sono impegni veri, eppure in incontri e dichiarazioni ha ingenerato la sensazione che questi impegni ci fossero. Ma nelle carte che sono state presentate non ci sono. Non so neppure se gli organi collegiali della banca abbiano deliberato…”. Il ministro poi aggiunge; “…Ci sarà un’offerta pubblica di acquisto e scambio, una procedura che è pubblica, in piena trasparenza. Anche Air One potrà partecipare facendo una contro-offerta. Air France lo sa. Dico di più: Alitalia è una società quotata, nessuna legge vieta che anche oggi chiunque possa fare un’opa…”.

L’accusa a Corrado Passera è pesante e lo stesso replica su Il Corriere della Sera del 5 febbraio subito dopo una riunione del Consiglio di Gestione di Intesa San Paolo: “Da sempre diciamo che il progetto Air One è di grande interesse economico e che nel corso delle settimane che dovevano seguire l’offerta non impegnativa ci sarebbe stato il completamento della cordata, cosa che continua come lavoro … c’è forte interesse di molti imprenditori lombardi”.

E Carlo Toto il 7 febbraio conferma:”…La cordata è aperta ad imprenditori italiani e stranieri. Rafforzeremo Malpensa, aumentando del 25% i voli nazionali e del 20% gli intercontinentali, arrivando a 25-27 destinazioni rispetto alle sole 3 previste dal piano francese.”. E ancora: “Solo con AirOne ad Alitalia potrebbe essere assicurato un rinnovo per lo sviluppo della flotta. Alitalia oggi gestisce 180 aerei: il piano AirOne li porta a 220, e di questi più della metà, 130 aerei, sono macchine nuove che possono essere immesse nella flotta Alitalia a partire dal 2008 al 2012”.

Ma insomma, dalle dichiarazioni di Passera e di Toto l’impegno di Banca Intesa è sempre stato evidenziato e mai altri organi della banca hanno smentito: hanno mentito tutti? Perché ora Padoa Schioppa fa queste dichiarazioni. Fate tutti pace col cervello oltre che con il vostro portafoglio: la partita è così difficile che è veramente insopportabile ascoltare tesi così contraddittorie tra di loro tra persone che gestiscono, quasi sempre insieme, miliardi di euro e dalle cui azioni deriva la sorte di milioni di persone. Ora, con il governo dimissionario, le elezioni anticipate e la campagna elettorale che ormai ha acceso i motori, si utilizzerà la vicenda Alitalia quale strumento di consenso piuttosto che come problema importante da risolvere.

L’8 febbraio in un comunicato stampa esprimiamo forte preoccupazione per come si sta sviluppando l’intera vicenda e confermiamo le nostre posizioni. “I tempi dell’operazione, qualunque sia la sua conclusione, devono essere e rimanere entro quelli prestabiliti… I lavoratori si attendono quindi una soluzione che chiarisca definitivamente il loro futuro… Sia il personale Alitalia di volo, sia quello di terra, da anni vivono una situazione di estrema tensione e di incertezza continua ormai non più sopportabile. I salari sono diminuiti, la produttività è enormemente aumentata: la corda è stata tirata oltre ogni misura…. SdL intercategoriale è fuori da ogni polemica Malpensa/Fiumicino e ritiene… che è anch’essa una conseguenza della scelta che si dovrà operare… Air France ha l’obbligo di fornire al sindacato ed ai lavoratori gli elementi concreti del Piano sia per consentire una valutazione puntuale e corretta degli obiettivi che si propone sia per verificarne la sostenibilità degli effetti sul lavoro e sulle prospettive occupazionali… Se esistono ipotesi credibili, sostenute industrialmente e finanziariamente in modo chiaro ed ineccepibile, che prevedano investimenti certi e sviluppo per Alitalia, supportate da soggetti credibili a livello nazionale ed internazionale, esse non possono che essere valutate attentamente a patto che ciò sia fatto nelle sedi opportune, in modo inequivocabile ed in tempi rapidissimi… La soluzione che deve essere evitata ad ogni costo è quella del Commissariamento dell’azienda…”.

I problemi sono tanti, a cominciare dai tempi e comunque del piano Air France sappiamo ancora veramente poco e quel poco che è trapelato non ci convince. Non è solo una questione di esuberi: il problema principale è che questi esuberi sono la conseguenza del ridimensionamento della flotta e del perimetro aziendale e si rischia così di diventare un vettore regionale ancillare ad Air France, senza neanche averne le caratteristiche. Il pericolo è una crisi seguita da un’altra ancora tra pochi anni, senza sviluppo, senza certezze e senza futuro.

Mentre da noi si perde altro tempo Ryanair, dopo aver abbandonato la proposta provocatoria di “occupare” Malpensa al posto di Alitalia, decide di sviluppare soprattutto l’aeroporto di Orio al Serio a Bergamo annunciando l’apertura di 50 nuove rotte internazionali e 10 nazionali, con l’impiego di 18 nuovi aerei nell’arco di 4 anni.

Invece su Malpensa Air France dice no ad una moratoria ipotizzata dal governo per mantenere, almeno temporaneamente, attività di volo nell’aeroporto lombardo.

Tutti ora attendono la decisione del TAR sulla richiesta di sospensione della trattativa in esclusiva con Air France e Anpac, Anpav e Avia depositano addirittura un intervento ad opponendum, sostenendo così Air France contro Air One. Un impiccio che non ci interessa: noi non siamo l’azienda e neanche pensiamo che un padrone sia meglio dell’altro per partito preso o per storia pregressa. Al contrario vogliamo capire bene i piani industriali ed i progetti e su questi formulare il nostro giudizio.

Il 14 febbraio, come messaggio di amore per San Valentino, Air France, sicuramente preoccupata per la presa di posizione di Berlusconi in favore di una cordata italiana, manda a dire dal suo direttore generale Pierre-Henri Gourgeon che: “…l’accordo si farà solo con l’ok del nuovo governo…”. Una frenata che a noi appare strana e che forse nasconde o la necessità di drammatizzare l’intera situazione o altri dubbi sulla partita intrapresa da Air France e magari l’ipotesi di poter spuntare la possibilità, con il nuovo governo, di spendere di meno e ottenere di più. La due diligence va comunque avanti e probabilmente i conti non positivi di Alitalia stanno facendo aumentare la tensione tra le fila francesi.

Il 20 marzo il TAR del Lazio non accoglie la richiesta di sospensione presentata da Air One e Carlo Toto, confermando comunque il suo impegno su Alitalia, fa ricorso al Consiglio di Stato. In effetti il respingimento del TAR non esclude la possibilità per Air One di procedere con una contro OPA a quella che lancerà Air France per l’acquisto del 49,9% delle azioni Alitalia: quindi i giochi, almeno teoricamente, sono ancora aperti. In questo clima di incertezza slitta anche l’incontro che dovevamo avere con Spinetta il 27 febbraio. Così commentiamo pubblicamente:”…Lo slittamento, l’ennesimo, dell’incontro con Spinetta ed Alitalia, preannunciato da una singolare “preconvocazione” ad un incontro che verrà fissato successivamente, lascia presumere o difficoltà crescenti nell’elaborazione di un Piano convincente o, peggio, la ricerca di una drammatizzazione finalizzata magari al tentativo di ottenere un consenso su quanto verrà presentato a ridosso della data del 14 marzo: un “prendere o lasciare” con evidente intento ricattatorio…”. Comunque penso che dopo essersi accreditato l’ok a priori del governo di centro sinistra ormai decaduto, sembra proprio che Air France voglia capire che cosa ne pensa Berlusconi, possibile vincitore delle elezioni di Aprile.

Le motivazioni del TAR, uscite verso la fine di febbraio, confermano che a prescindere dal respingimento della sospensione cautelare richiesta da Carlo Toto, Air One ha comunque la possibilità di intervenire. Così infatti scrive il TAR:”…Chiunque per legge potrà formulare sia sotto forma di Ops, sia sotto forma di OPA concorrente, offerte migliorative e di rilancio a tutti gli azionisti di Alitalia, tra i quali il ministro dell’Economia, che pertanto saranno liberi di valutare in quel momento, in assoluta trasparenza e senza alcuna discriminazione, la convenienza economica ed industriale delle offerte concorrenti…”.

I tempi sembrano allungarsi senza nuove notizie e senza certezze e questo procura disagio tra i lavoratori ma anche al nostro interno. Il confronto con Air France e con l’azienda doveva iniziare il 4 febbraio, poi la data slitta al 15 febbraio, poi al 28 e ora ci arriva una comunicazione da Prato per un incontro, con un oggetto del tutto interlocutorio e senza Air France per il 6 marzo. “Stato di avanzamento dei lavori” c’è scritto sull’email di Prato: ma che stiamo discutendo di un appalto, della costruzione di un palazzo o non si tratta del futuro di decine di migliaia di persone? Ad oggi nessuna delle domande che tutti noi ci poniamo ha una risposta. Quale sarà la missione aziendale di Alitalia? Saremo una costola del gruppo francese? Quale sarà l’assetto aziendale ed il perimetro industriale di Alitalia? Saremo una Compagnia Aerea o un semplice vettore regionale al servizio di Air France? Quanta attività di volo Air France continuerà ad operare da e per l’Italia? Diminuirà per permettere il recupero degli esuberi di Alitalia previsti dal piano dei francesi? Quando si prevede un recupero di attività? Quando è prevista l’entrata in flotta di nuovi aerei? Air France come intende gestire gli esuberi che deriveranno dalla messa a terra di tanti aerei? La futura compagnia avrà dentro anche Alitalia Express? Quando e come si intende affrontare il rinnovo del contratto di lavoro? Domande senza risposta e soprattutto senza un governo che possa dare certezze e garanzie. Certo le garanzie non le ha neanche Air France in questo momento ed infatti dopo aver incassato l’ok del governo di centro-sinistra dimissionario, ora chiede preventivamente a Berlusconi di dargli il via libera nel caso dopo le elezioni di aprile si trasferisse lui a Palazzo Chigi.

Berlusconi in un’intervista a Sky prende posizione sulla vicenda e sembra ormai abbracciare le posizioni della Lega e di Formigoni: “… L’Italia non dovrebbe privarsi di un vettore di bandiera che potrebbe essere salvato da una cordata di imprenditori italiani … Penso che non sia assolutamente possibile che un hub venga privato del 72% dei voli, bisogna insistere su Malpensa come aeroporto internazionale. A fronte di 200-300 milioni di perdite di Alitalia l’abbandono di Malpensa comporterebbe perdite per oltre 1 miliardo di euro, c’è chi dice anche due. Un paese deve anche saper sopportare le perdite di una sua azienda …”. I sondaggi elettorali danno ormai uno scarto di 10 punti in favore del centro-destra: la situazione per Alitalia si complica ulteriormente. Le parole che La repubblica attribuisce a Passera non sembrano però andare verso una soluzione diversa da Air France: “…Corrado Passera, avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori che sulla vicenda Alitalia <non c’è da farsi più troppe illusioni, ormai è tutto deciso>…i francesi porteranno avanti senza indugi i loro piani per Alitalia e Malpensa …”.

Arriva il 6 marzo e usciamo dall’incontro con Prato con ancora meno certezze. Ci dice che alcuni aspetti della trattativa tra Alitalia e Air France sono ancora in corso di esame, primo fra tutti la questione di Alitalia Servizi e che il numero degli esuberi previsti dai francesi sarebbe in linea con quanto previsto dal suo piano. Non molto di più che equivale praticamente a quasi nulla. Poi però è molto più chiaro sui tempi. Il confronto tra sindacato e Air France dovrebbe iniziare la settimana dopo il 14 marzo, data nella quale Spinetta presenterà la proposta vincolante: l’accordo con il sindacato deve essere raggiunto entro la fine del mese. Ma come, dopo un mese di attesa e di continue sollecitazioni ad incontrarsi, parliamo con te senza Air France che è il vero soggetto con il quale interloquire, non ci dici praticamente nulla di più di quello che già sapevamo e poi sentenzi che in 10 giorni si deve trovare un accordo. Siamo alla follia! Dire che l’incontro è insoddisfacente è veramente poco. Riuniamo così tutte le nostre strutture per una valutazione sulla situazione e sulle necessarie iniziative. Di certo cercheremo di capire se sarà possibile raggiungere un accordo dignitoso, ma che fare se ci troveremo di fronte al ricatto “prendere o lasciare” con condizioni umilianti, magari proprio per far saltare l’accordo? Si perché io in effetti ancora non ho ben capito se Air France vuole l’accordo oggi o intende invece solo ostacolare qualsiasi altra ipotesi alternativa per portare Alitalia allo sfascio e recuperare poi gran parte del mercato italiano sulle ceneri della compagnia italiana. Per questo ritengo che il governo di centro-sinistra abbia commesso un errore madornale a non mantenere in piedi la competizione tra le proposte di Air France e di Air One. Non che io sia un “campione” della libera concorrenza in libero mercato, ma per spuntare un risultato accettabile sarebbe stato molto meglio verificare realmente i due piani e tentare di spuntare, magari anche da Air France stessa, un’offerta più tutelante per la nostra azienda, per i lavoratori e per il paese.

Poi si fa vivo di nuovo Berlusconi che, come sempre, oggi dice una cosa e domani il suo contrario. Con un intervento a “Porta a Porta” afferma cose contraddittorie: “… Ipotizzare una public company con Klm e Air France penso sia possibile … ma bisogna mantenere Alitalia come compagnia di bandiera, con tricolore sugli aerei e gli uffici nel mondo … serve continuità tra gli hub di Roma e Milano…La cosa migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori italiani entrassero in campo…”. Berlusconi quindi dà il suo ok ad Air France, mantiene però la sua contrarietà all’abbandono di Malpensa e al tempo stesso dice che servirebbe (anche?) l’intervento di imprenditori italiani. Come sempre tutto e il contrario di tutto nell’arco di 24 ore per far contenti tutti i suoi e lasciare speranze agli altri interlocutori.

Dall’incontro del 6 marzo avevamo compreso che il capitolo manutenzione è uno dei più delicati, ma ora le voci sulla possibile esclusione di Atitech dal perimetro aziendale si fanno sempre più esplicite. 700 lavoratori che esprimono una professionalità importante rischiano di trovarsi per strada o nella migliore delle ipotesi, fuori dal progetto Alitalia e quindi in un’altra realtà aziendale con un numero imprecisato di esuberi. La nostra presenza nell’azienda napoletana è storica e compagni come Michele D’Apuzzo, Pasquale Vitiello, Antonio Tardi e molti altri sono da sempre una parte importante della nostra organizzazione sindacale. Sappiamo che la loro reazione e quella dei lavoratori non sarà tiepida come invece sembra essere quella della maggior parte del personale tecnico di terra di Fiumicino che da troppo tempo ha consegnato una delega in bianco a Cgil, Cisl e Uil, nonostante gli schiaffoni ricevuti in questi anni, guidato e sorretto da un misto di fiducia e rassegnazione.

Mentre si attende l’udienza del Consiglio di Stato per la richiesta di sospensione della trattativa, presentato da Carlo Toto, il consiglio di amministrazione di Air France dà il via libera alla proposta vincolante per Alitalia presentata da Spinetta. Il via libera è però condizionato all’accordo con il sindacato e all’ok del governo, sia quello dimissionario, sia quello che emergerà dopo le elezioni di aprile, alle nuove modifiche apportate che prevedono un minor esborso per la compagnia francese e alle garanzie per la richiesta di risarcimento di 1,25 miliardi di euro presentata dalla Sea per i previsti danni derivanti dall’abbandono di Malpensa.

Chiedere l’ok delle due forze politiche di centro-destra e centro-sinistra di fatto corrisponde ad entrare a gamba tesa anche nella campagna elettorale italiana: una cosa questa per noi inaccettabile non solo dal punto di vista politico generale ma anche perché sottopone Alitalia a spinte e pressioni politiche che nulla hanno a che vedere con gli interessi industriali e sociali in gioco… ma questa sembra sia oggi solo una nostra preoccupazione. Ancor di più siamo preoccupati, quasi terrorizzati, dalla condizione posta da Spinetta rispetto all’accordo con il sindacato. È evidente che si sta preparando un trappola e che quel che ci verrà presentato sarà un ricatto: da una parte il fallimento dell’azienda e dall’altra l’accettare acriticamente il progetto Air France.

Di altro avviso altri colleghi di altri sindacati, non so se strumentalmente o se guidati dalla vecchia logica, idiota, consociativa e perdente, per la quale il sindacato deve approvare i piani aziendali. Emblematica la dichiarazione di Roberto Panella, segretario nazionale dell’Ugl Trasporti: “È positiva la volontà di porre il confronto con il sindacato come una delle condizioni. Con questa scelta, la fase più difficile può dirsi superata, anche se restano alcuni nodi delicati da sciogliere“. Non ha capito nulla o si tratta della parte assegnata in questa che sta diventando veramente una farsa?

A questo punto Banca Intesa sembra gettare la spugna e su Il Corriere della Sera afferma che: “Abbiamo già fatto il possibile per far conoscere il nostro piano industriale agli italiani, di più non possiamo fare”. Un’affermazione che di fatto esclude la possibilità di una contro offerta da parte di Air One e di Banca Intesa. È Banca Intesa che abbandona Air One o sono entrambi i soggetti che stanno rinunciando alla partita? A stretto giro arriva la decisione della IV sezione del Consiglio di Stato che respinge il ricorso di Air One, spalancando ad Air France la strada dell’acquisizione.

Air France viene “tanata” dal quotidiano francese “La Tribune” che oltre a confermare le condizioni imposte dal consiglio di amministrazione per l’acquisizione di Alitalia, specifica anche che AZ Service sarebbe fuori dalla partita, come anche Atiteh e l’amministrazione. Quindi non si capisce più se il numero degli esuberi annunciati sia al netto di tali esclusioni e riguardi cioè solo l’area volo e quella più operativa del personale di terra. Da quel che emerge gli esuberi totali dovrebbero arrivare ad oltre 4000, cioè più di quelli ipotizzati da Air One e anche da Lufthansa. In questo caso la storia diventa completamente diversa. Nonostante ciò l’Anpac di Fabio Berti sembra del tutto compiaciuta delle decisioni emerse dal vertice di Air France e della sconfitta di Air One alla quale ha partecipato attivamente anche con il suo collegio legale in Cassazione.

In questa situazione grave e inedita sembra che a livello sindacale siano tutti diventati degli esperti e rinomati economisti: noi più umilmente cerchiamo di capire, magari mettendo le mani avanti per prevenire ulteriori scivolate pericolose. Certo che anche la dichiarazione del ministro Bianchi non è rassicurante:”Le condizioni poste da Air France-Klm sono di natura tale che ci vorrà del tempo per rimuoverle, ammesso che ci si riesca”. Ci pensa l’ex segretario Ds Piero Fassino a rimettere Bianchi e i sindacati sulla via maestra: ”…anche se i sindacati diranno no alle proposte di Air France su Alitalia, la trattativa deve andare avanti, non sono loro gli unici titolati a decidere del destino della compagnia…”. E ci mancherebbe, da sempre diciamo che non è compito del sindacato approvare i piani industriali. Invece di dire queste ovvietà, dovrebbe invece rivolgersi ad Air France che dice il contrario e tentare di capire che cosa c’è dietro questa condizione dei francesi.

Il 14 marzo l’Air France presenta la sua proposta vincolante. La stampa riporta voci di una trattativa drammatica tra Spinetta e Prato perché il secondo si sta rendendo conto che il merito della proposta francese è molto peggiore di quel che era emerso sino ad ora. Non so se questa presunta trattativa sia veramente stata drammatica e tesa come la si descrive: non credo però perché penso che Prato e il governo italiano siano stati informati da tempo sulla natura della proposta e che si tratti di voci messe in circolazione ad arte per dimostrare l’ineluttabilità del percorso Air France. Non penso di sbagliarmi anche perché, al contrario, se trattativa vera c’è stata, vorrebbe dire che siamo stati e siamo anche ora in mano ad un vertice aziendale e a un azionista del tutto incapaci non solo di gestire un’azienda, ma anche di fare gli interessi del paese. Beh, ripensandoci, potrebbe anche essere!

In attesa di conferme anche Bonanni, segretario generale Cisl, sindacalista e persona che stimo praticamente zero, non può che affermare: “ …Noi incarniamo la cultura più accordista, più dialogante del sindacato. Siamo le persone più ragionevoli del Pianeta. Ma quando è troppo è troppo … il governo ci manda nudi alla meta … Air France si sta beffando del sindacato. Dice che comprerà Alitalia solo a patto di aver il nostro via libera … Sanno benissimo, gli amici francesi, che noi brancoliamo nel buio. Il sindacato italiano non sa niente, ha gli occhi bendati. Dunque è molto debole, ridotto quasi all’impotenza. Altro che via libera…”.

Il giorno dopo il Consiglio di Amministrazione di Alitalia, chiaramente con l’ok dell’azionista governo italiano, accoglie la proposta di Air France dopo oltre 12 ore di seduta. Il 17 marzo il governo dà il via libera all’operazione alle condizioni poste da Air France e condivise da Prato. Non casualmente alla riunione del Consiglio risultano assenti i ministri Bianchi e Di Pietro: quest’ultimo definisce l’accordo “umiliante”.

Il 18 marzo si svolge l’incontro al palazzo della Magliana con Prato e Spinetta e contestualmente si organizza una grande mobilitazione dei lavoratori davanti al palazzo Alitalia. Tantissimi i lavoratori dell’Atitech provenienti da Napoli. La manifestazione, mentre noi siamo dentro con i vertici delle due aziende, dopo il tentativo dei lavoratori di entrare nel palazzo Alitalia, vede anche l’intervento della polizia (italiana e non ancora francese) con qualche scontro e due dei lavoratori soccorsi da un’ambulanza con sei punti in testa l’uno e il naso fratturato l’altro.

I contenuti che emergono dal “confronto” sono sicuramente molto peggiori di quello che si prevedeva. Gli aerei a terra sono 42, compresi tre B767 passeggeri e cinque Md11 cargo che di fatto cancellano completamente l’attività di trasporto merci. Il piano prevede che solo dal 2010 dovrebbe iniziare la sostituzione degli MD80 che terminerà entro il 2020 e dei B767 entro il 2016. Il Gruppo Alitalia passerà dagli attuali 18.000 lavoratori a circa 11.000. Tutta una serie di attività collegate all’attività di volo, quali ad esempio il cargo, tutta l’heavy mantenance, il centro informatico e il call center abbandoneranno il perimetro aziendale. Si tratta di 7000 posti di lavoro in meno nel Gruppo. Di questi 7000 gli esuberi in Alitalia Fly sono rappresentati da 600 assistenti di volo, 500 piloti e 600 del personale di terra, per un totale di 1700 lavoratori. Gli altri oltre 5000 posti di lavoro sono costituiti da esuberi veri e propri e da uscite di intere attività dal perimetro Alitalia trasferite in altre società esterne, non si sa neanche con quanti esuberi. Per migliaia di lavoratori di AZ Servizi non c’è alcuna certezza del futuro lavorativo, neanche a breve termine. Per gli assistenti di volo si tratta quindi di un 15% di riduzione degli organici e la volontà di mettere le mani sul contratto: infatti è presente anche una nota specifica che prevede il Purser unico di M/R dal 2009, che vuol dire che la maggioranza degli esuberi saranno proprio tra le qualifiche medie ed alte delle categoria. In generale siamo di fronte ad una societarizzazione completa e alla definizione di un numero di esuberi altissimo. Si tratta di un piano che delinea un fortissimo ridimensionamento strutturale, non prevede sviluppo se non tra molti anni e ridisegna un ruolo di Alitalia quale compagnia prevalentemente di medio raggio, in uno scenario fortemente soggetto ad una concorrenza delle compagnie low-cost dalla quale è del tutto improbabile uscirne tutti interi.

I piloti fanno marcia indietro dichiarandosi indisponibili e tutti i sindacati, con l’esclusione di Avia, si pronunciano contro l’offerta Air France. Oltre agli aspetti che riguardano i lavoratori, si calcola che complessivamente Air France dovrebbe impegnare circa 1,7 miliardi per la ricapitalizzazione di 1 miliardo più l’impegno per le due OPA su azioni e obbligazioni. L’offerta di Air France prevede che il 100% delle obbligazioni convertibili di Alitalia siano oggetto di un’offerta pubblica di scambio ad un prezzo unitario di 0,3145 euro. Dopo tale offerta l’Alitalia dovrebbe aumentare di un miliardo il proprio capitale con garanzia di Air France-Klm. Il valore stimato di Alitalia vale per Air France meno di 140 milioni di euro. Infatti lo scambio prevede che per ogni azione Air france (valore 15,98 euro) si ottengano 160 azioni Alitalia. Ogni azione Alitalia viene quindi valutata 0,099875 euro. Detta così, sembra veramente un affarone! Ma non basta questo, serve più tempo e quindi il governo deve approvare un nuovo prestito ponte di 300 milioni e Padoa Schioppa ha già dato il suo ok. Vengono poi confermate ed ampliate anche le condizioni poste da Spinetta e che devono essere garantite entro pochissimi giorni. Si tratta dell’accordo con tutte le organizzazioni sindacali, di un accordo e di una ridiscussione con Aeroporti di Roma per verificare costi e condizioni per Alitalia, del mantenimento di tutti i diritti di traffico, di un accordo complessivo tra Alitalia, Alitalia Servizi e Fintecna e di garanzie perché Alitalia non sia soggetta all’eventuale richiesta di risarcimento formulata dalla SEA per complessivi 1,250 miliardi. Chiaramente tra i costi scaricati sullo stato ci sono tutti gli esuberi che non saranno ricollocati in altre aziende e saranno quindi sostenuti da ammortizzatori sociali.

A questo punto scopriamo però dalle parole di Spinetta che la data del 31 marzo come limite del confronto non dipende da lui ma proviene da Padoa-Schioppa e dal governo che probabilmente vogliono chiudere l’operazione prima delle elezioni. Ma che senso ha una cosa del genere se Air France ha posto come condizione l’ok dei due opposti schieramenti politici italiani? Il giallo si infittisce ed a noi oltre a prudere le mani, fuma il cervello! Dall’incontro emerge anche un’altra cosa: la determinazione di Spinetta nel riconfermare tutti i contenuti dell’operazione. Nessuna trattativa se non su questioni marginali, tanto che in riunione la sua risposta alla considerazione emersa un po’ da tutti i sindacati di poter modificare il piano e comunque avviare una vera trattativa, l’AD di Air France risponde in modo secco: “Siamo interessati, ma non obbligati all’acquisizione”. Come dire, se vi va bene è così, altrimenti non se ne fa nulla. Provocatoria sembra poi la richiesta di ottenere dalle organizzazioni sindacali tre documenti separati firmati dai rappresentanti delle tre categorie: piloti, assistenti di volo e lavoratori di terra. I sospetti di una trattativa finta diventano sempre più tangibili. Un’operazione magari messa in piedi per obblighi di carattere politico tra i due governi e soprattutto per rendere sempre meno possibile l’interessamento di Lufthansa e di altri soggetti e dare un colpo mortale ad Alitalia per impossessarsi poi di gran parte del mercato del trasporto aereo italiano, tutto quello che, con accordi capestro, non gli è già stato concesso da Mengozzi e Cimoli.

L’approccio negativo dell’intero fronte sindacale mette in fibrillazione anche vasti settori del centro-sinistra e del PD: incombono le elezioni, l’Air France è rigidissima, i sindacati sul punto di esplodere e non si capisce bene neanche che cosa pensi Berlusconi. Il segretario generale della Cisl, Bonanni, quasi rassegnato, questa volta scatta una fotografia abbastanza reale della situazione : “Il governo ci ha consegnati nudi a questa trattativa. Dal governo c’è stato un comportamento inqualificabile ed equivoco. Air France cede all’Italia una presenza misera nel consiglio di amministrazione della holding, un solo posto. Prende tutta la polpa, le infrastrutture, le tratte, e lascia quello che non le conviene alle partecipazioni statali italiane”.

Riunione anche del Consiglio dei ministri con Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista e ministro della Solidarietà che afferma che Padoa-Schioppa ha minacciato il commissariamento di Alitalia e che “… la discussione è stata vivace, in alcuni casi anche dai toni molto accesi sulla modalità di gestione e sulla responsabilità che sono in capo a chi ha diretto la compagnia, da Cimoli a Prato, per i quali sono state previste clausole di salvaguardia…”. Si, per chi è responsabile dello sfascio ci sono le clausole di salvaguardia ed anche ricche “liquidazioni” e per i lavoratori esuberi e incertezze.

Il 19 marzo, poco prima della riunione con Spinetta, stanchi di tante voci e soprattutto dei continui attacchi che arrivano da tutte le parti, con un comunicato stampa facciamo il punto della situazione. “… In questi giorni abbiamo registrato le posizioni e le dichiarazioni più assurde e contraddittorie. Sindacati e Associazioni Professionali che hanno sponsorizzato acriticamente Air France e che ora dicono no perché gli esuberi tra i piloti sono aumentati da 300 a 500, come se le migliaia di esuberi previsti tra assistenti di volo e personale di terra riguardassero invece lavoratori di serie B. Partiti che utilizzano la tragedia di Alitalia per fini elettorali e che dimenticano che in questi anni hanno contribuito al declino dell’azienda facendola diventare un carrozzone pieno di clientele e di pressapochismo industriale. Governi e forze politiche che, al contrario di altri paesi europei, non hanno mai realizzato una riforma del trasporto aereo, accusando poi i lavoratori di essere dei privilegiati, facendo costruire aeroporti sotto casa dei vari esponenti politici od obbligando Alitalia ad atterrare in improponibili aeroporti per chissà quali oscuri motivi, favorendo le low cost e una gestione del settore che non ha assolutamente nulla di industrialmente valido. Dal centro-sinistra assistiamo ad un attacco senza precedenti all’unità aziendale ed ai diritti di chi lavora, mascherato dalla necessità di salvare Alitalia, senza dire però che questa situazione è stata teleguidata da mesi, se non da anni, da Prodi e Padoa Schioppa. Stesso comportamento da parte del centro-destra che è egualmente responsabile e che utilizza la bandiera della difesa di Malpensa, dimenticando però che lo sconquasso del trasporto aereo italiano deriva in gran parte dall’assurdo ed irrazionale sistema aeroportuale italiano, primo fra tutti quello lombardo che da anni è stato da loro alimentato senza alcun criterio industriale. E allora diciamo basta con l’ipocrisia: il mondo politico ed istituzionale italiano ha creato le condizioni disastrose di Alitalia ed esso deve assumersene le responsabilità politiche e sociali. Che si intervenga in modo chiaro per costruire una vera alleanza con Air France che non sia una resa senza condizioni ed un massacro per i lavoratori e per il Paese, oppure si trovino vie alternative … O la politica è in grado di costruire un percorso valido e di rilancio che non cancelli Alitalia ed il trasporto aereo, oppure che si abbia la decenza di dichiarare senza ipocrisia il proprio disinteresse…”.

Berlusconi parla nuovamente auspicando che “una cordata di imprenditori italiani si impegni per rilevare la compagnia” e giudicando “irricevibile la proposta di Parigi”. Quando Prodi lo attacca dicendo che “…è inutile dire che la trattativa con Air France non va bene. Berlusconi se non è d’accordo porti un’altra soluzione…”, il leader del Pdl sentenzia: “AirOne può essere una soluzione“. Ormai è campagna elettorale piena sulla vicenda Alitalia.

Dopo un altro incontro con l’azienda che viene poi aggiornato al 25 marzo e a seguito delle dichiarazioni di molti politici specifichiamo: “…Per quanto riguarda le voci di ipotetiche nuove cordate interessate all’acquisizione di Alitalia, SdL intercategoriale, al pari di molti soggetti sindacali, politici ed istituzionali, esprime la necessità che tali eventuali proposte alternative siano rese pubbliche in tempi rapidi e che, se esistono, siano accompagnate da un progetto serio e credibile sia dal punto di vista industriale, sia finanziario, sia manageriale. I lavoratori del trasporto aereo e di Alitalia non hanno certo bisogno di diventare soggetto passivo di campagna elettorale: se ci sono invece proposte serie, che siano immediatamente rese pubbliche e valutate…”.

Berlusconi, come il suo solito, è un fiume in piena e gli schizzi di acqua più o meno torbida arrivano dappertutto. Parla dei propri figli come possibili partecipanti alla cordata italiana che deve essere guidata da AirOne e Banca Intesa e poi di altri partecipanti come Ligresti ed alcuni principi arabi e poi la sentenza finale sui francesi che vogliono acquistare Alitalia “…a condizioni da colonialismo … Sono convinto che il mio veto li convincerà a gettare la spugna“. Ma rispetto a questo aperto appoggio di Berlusconi alla soluzione Air One, Banca Intesa frena pubblicamente e su La Repubblica del 20 marzo si legge che sono ”destituite di ogni fondamento le ricostruzioni giornalistiche che vedrebbero la banca guidata da Corrado Passera come uno dei protagonisti della cordata assieme ad AirOne di Carlo Toto. Per Intesa la partita è chiusa dopo la scelta del governo di avviare una trattativa in esclusiva con Air France.”. Lo stesso Corrado Passera il 21 marzo su La Stampa afferma che “Al momento è inimmaginabile fare una qualsiasi offerta. Il progetto che AirOne aveva presentato era un progetto molto bello che avrebbe creato un operatore di prima grandezza e di grande qualità, era basato però su una conoscenza che probabilmente adesso è superata dagli eventi”. Quindi Banca Intesa sembra proprio tirarsi fuori nel momento che il possibile vincitore delle elezioni, Berlusconi, entra a gamba tesa nella trattativa tra Air France e sindacato e rilancia la compagnia italiana: veramente strana come cosa, visti i precedenti di questi ultimi mesi. Anche AirOne comunque non sembra disponibile a fare una proposta vincolante senza aver fatto una due diligence. Carlo Toto infatti dichiara: “ … È chiaro che deve essere il governo a decidere se vuole ricevere altre proposte … Noi un grande progetto per Alitalia ce l’avevamo e ce l’abbiamo tuttora. Sempre insieme a Intesa San Paolo. Abbiamo lavorato anche dopo che il governo attuale ha deciso di eliminarci a favore di Air France, abbiamo modificato alcuni punti e oggi siamo pronti. Fateci fare una due diligence, anche di sole tre settimane e non di tre mesi come i francesi e potremo presentare la nostra offerta vincolante…”.

L’insistenza tutta elettorale di Berlusconi di imporre una cordata italiana mette in secondo piano anche AirOne: è evidente che Berlusconi vuole gestire la partita in prima persona non solo mediaticamente ma anche rispetto alle soluzioni da individuare nel caso fallisse la vendita ad Air France e quindi l’Air One di Toto in veste di singolo soggetto interessato sembra rappresentare un ostacolo: per Berlusconi Air One deve partecipare al suo disegno ma non certo esserne il protagonista. Questo almeno mi pare di cogliere dall’attivismo e dalle dichiarazioni del leader del centro-destra e dalle informazioni che riusciamo ad intercettare direttamente ed indirettamente dai protagonisti di questa partita che si fa sempre più difficile ed ingarbugliata.

Di Pietro accusa Berlusconi di insider trading e Padoa-Schioppa drammatizza la situazione dichiarando che “Alitalia ha ossigeno per poche settimane, non c’è tempo per alternative”, paventando chiaramente il rischio del commissariamento. Ma il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi lo smentisce immediatamente mostrando una compagine governativa sempre più divisa: “…I dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente. Ora posso anche pensare che in questi primi tre mesi dell’anno la situazione si sia complicata e aggravata, magari non si può arrivare fino alla fine dell’anno, ma escludo che ci siano solo poche settimane di sopravvivenza. Mi sembra un allarme non giustificato… Non c’è motivo di affrettarci, ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perché bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l’altra perché questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore”. Questo è il vero nodo della questione e noi lo diciamo da tempo: avere due offerte permette di aumentare la competizione tra i due soggetti e quindi spuntare condizioni migliori. A me sembra tanto chiaro ma evidentemente i ricatti di Padoa-Schioppa nascondono la fretta di chiudere la partita con Air France. Le pressioni che vengono fatte su tutte le forze sindacali non arrivano soltanto dal ministro dell’economia. Prodi, la Bonino ministro del commercio internazionale e il ministro del Lavoro Damiano si distinguono in modo particolare nel pressare pubblicamente il sindacato, creando non poche contraddizioni tra i lavoratori che si sentono abbandonati e cercano punti di riferimento stabili, e al tempo stesso contrapponendosi al ministro Bianchi e alle forze di sinistra della coalizione di centro-sinistra (Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione Comunista) che chiedono invece una verifica a tutto campo e più tempo per arrivare alla soluzione dell’enigma Alitala.

Passa anche Pasqua e il 25 marzo ci ritroviamo al confronto con Spinetta che si presenta con la disponibilità di prolungare di qualche giorno la trattativa che dovrà svolgersi ad oltranza. Tanti i lavoratori al presidio sotto il palazzo Alitalia, compresi centinaia di napoletani dell’Atitech arrivati con una decina di pullman. Ci sono delle flebili aperture sugli esuberi ma in linea generale Spinetta ci conferma tutto ciò che già sapevamo. Dopodomani, giovedì 27, ci presenterà un documento complessivo. Giudizio sull’incontro quindi negativo ma attendiamo di capire quali potranno essere le reali modifiche che i francesi intendono apportare al piano presentato. Questa la dichiarazione stampa di Francesco Staccioli, responsabile SdL assistenti di volo: “Gli elementi contenuti nelle proposte odierne di Air France confermano, purtroppo, tutto quanto già finora esposto dal management francese e ampiamente criticato da tutto il Sindacato. Si confermano infatti il forte ridimensionamento della flotta ed un numero di esuberi che non è neanche quantificabile dato che gli stessi sono calcolati sul solo personale a tempo indeterminato, lasciando letteralmente fuori dalla porta le centinaia di precari Assistenti di Volo che da anni lavorano per la Compagnia. Inoltre, sono inspiegabilmente contenuti nelle proposte alcuni interventi sul nostro contratto di lavoro, segnatamente sui livelli di qualifica e sul riposo a bordo degli Aeromobili di L/R, che niente, ripeto niente hanno a che vedere con una trattativa di ben altro spessore. Sdl Assistenti di Volo conferma la propria disponibilità a trattare, ma su basi diverse da quelle che Air France sembra voler imporre”. In effetti, se qualche piccolo spiraglio sembra aprirsi nell’ambito degli esuberi per piloti e personale di terra, per gli assistenti di volo tutto è confermato.

Compressi come siamo tra una trattativa che è diventata tutta politica e per di più in piena campagna elettorale, da pulsioni incontrollabili in categoria alimentate dall’incertezza e dalla paura, cerchiamo di confrontarci il più possibile con tutti i lavoratori e soprattutto con gli assistenti di volo che rischiano di trovarsi schiacciati in questa partita senza regole. Il 27, in un’Assemblea alla quale invitiamo anche gli amici del sindacato francese SUD Arién, ne discutiamo con tanti colleghi. Alla fine viene votata ed approvata una mozione che indica per punti la strada da seguire. “Mozione approvata nell’assemblea Assistenti di Volo del 27 marzo 2008 rispetto alla trattativa in fase di apertura con Air France: 1. Intervento di riduzione del taglio delle rotte e degli aerei previsti dal piano; 2. Conseguente riduzione del numero di esuberi preventivato; 3. Verifica della possibilità di gestione degli stessi, anche attraverso la circolarità del PNC in Alitalia in Air France e adeguando le composizioni equipaggio A321 e B777 come attualmente operanti in Air France; 4. Impegno a non intervenire sul contratto in tale fase; 5. Impegno a verificare moratoria definitiva contenziosi amministrativi e contrattuali ad eccezione dei contenziosi disciplinari e su mansioni e ruolo; 6. Impegno a indire un’assemblea per la prossima settimana, possibilmente unitaria.”. Si tratta quindi di un mandato a continuare a trattare individuando specifici ambiti di possibile intervento, tra l’altro neanche molto stringenti dal punto di vista negoziale e che a me paiono addirittura limitati.

Solo a notte inoltrata tra il 27 e il 28 marzo arriva il documento di Air France per poter poi andare all’incontro fissato per lunedì 31 marzo con più contezza della posizione dei francesi. Il numero totale degli esuberi dichiarati rimane lo stesso: 2100. Si tratta di 500 piloti, 600 assistenti di volo e 1000 tra il personale di terra di Az Fly e della parte di AZ Servizi reinserita nel perimetro Alitalia. Chiaramente da questi numeri sono esclusi almeno altri 500 assistenti di volo con contratto a tempo determinato che non saranno confermati e tutti quegli esuberi non quantificabili che si determinerebbero tra i lavoratori di AZ Servizi che andranno in altre società e fuori dal progetto. Uguale anche il forte taglio della flotta ed il conseguente ridimensionamento.

Ci vediamo in un intersindacale e il giudizio espresso in un documento comune è molto negativo: “…uno degli elementi più insufficienti è quello relativo alla flotta, che da sola costituisce un pilastro per ogni piano industriale: la forte contrazione del numero degli aeromobili (meno 42) e il contestuale mantenimento di aerei antieconomici (gli MD80) non consentiranno alcuna possibilità di competere nel mercato negando all’Alitalia un ruolo per il futuro …Non siano disponibili a raggiungere un accordo qualsiasi ma intendiamo proseguire il confronto…”.

L’Anpac non partecipa all’incontro ed in solitaria dichiara pubblicamente: ”I recenti, profondi mutamenti del piano industriale predisposto dal team del presidente di Air France Spinetta, hanno reso inaccettabile, in assenza di sostanziali modifiche, la proposta. I piloti Anpac ritengono strategicamente corretta l’iniziativa di Silvio Berlusconi tesa ad evitare al Paese i disagi di un potenziale blocco della mobilità dei cittadini, conseguente alla mancata definizione in tempi adeguati di una idonea soluzione che consenta il definitivo risanamento e rilancio di Alitalia”. Questo invece il nostro comunicato ai lavoratori: “...Air France-Klm ha inviato i documenti di proposta industriale e gestione sociale degli esuberi a tutte le OO/SS e AA/PP di Alitalia. Tali documenti sono coperti dalla riservatezza in base alle leggi vigenti, anche se la stampa ne sta pubblicando ampi stralci. Ad ora, possiamo solo dire che tali proposte contengono tutte le forti criticità già denunciate in termini di riduzione della flotta, mancato sviluppo, esuberi, gestione degli stessi ed immediati interventi sul nostro contratto. Mentre scriviamo questo comunicato è in corso l’intersindacale a livello nazionale per decidere, nella massima unità possibile, una linea comune nei confronti di una proposta che non ha accolto, al momento, le richieste sindacali. Invitiamo tutti gli assistenti di volo a partecipare al presidio sotto la sede Alitalia di Magliana – Lunedì 31 marzo dalle ore 14.00 in occasione dell’incontro previsto sul piano industriale.…”.

Mentre i piloti che erano stati i primi sostenitori dei francesi ora dicono si a Berlusconi e continuano a dire no a Toto, il premier del centro-destra conferma il suo no ad Air France: “Non vogliamo che Alitalia sparisca o venga assorbita da Air France, lo diciamo chiaro anche agli amici francesi: quando saremo al governo non vorremo concludere una trattativa alle condizioni che abbiamo conosciuto fin qui… Quando saremo al governo sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà Alitalia. Lanceremo un appello a tutti gli imprenditori italiani e voglio vedere quale sarà l’imprenditore che negherà di dare un apporto in nome dell’orgoglio e dell’interesse nazionale”. A noi non convince neanche un po’ e al tempo stesso pensiamo che la proposta di Air France, per essere minimamente “potabile”, deve essere cambiata in modo sostanziale. Ci sarà la disponibilità di Spinetta e la pressione del governo italiano in questo senso?

L’incontro con Spinetta inizia il 31 pomeriggio e il capo azienda di Air France ci ripresenta il documento che ci aveva spedito per email tre giorni prima e noi e le altre organizzazioni sindacali confermiamo le nostre posizioni e il giudizio negativo, ribadendo la necessità di una vera trattativa. Subito dopo l’inizio della riunione Giuseppe Caronia, segretario nazionale della Uil Trasporti, abbandona la riunione dichiarando che non ha senso continuare una trattativa con un governo dimissionario e poco prima delle elezioni: “… Credo sia saggio e doveroso a questo punto attendere la formazione del nuovo governo qualunque esso sia…”. L’incontro viene aggiornato a domani e nonostante la contrarietà sindacale, Spinetta conferma che la data ultima per trovare un accordo è il 2 aprile.

Rispetto alla decisione della Uil e per confermare la volontà sindacale di continuare invece la trattativa, condividiamo un comunicato stampa al quale si sottrae soltanto l’Anpac: “Il rapporto unitario con la Uiltrasporti si è oggi dissolto per scelta unilaterale non preannunciata dalla stessa Uil, che ha scelto di abdicare al proprio ruolo per partecipare da comparsa al becero teatrino della campagna elettorale. Utilizzare i lavoratori per campagne che non li riguardano è un fatto grave. Le OO.SS. e AA.PP. scelgono di rappresentare esclusivamente gli interessi dei lavoratori e sono al tavolo per cambiare le proposte AF-KLM su: Piano Industriale, perimetro aziendale, flotta e integrità di tutti i segmenti aziendali, condizioni essenziali per poter ipotizzare una conclusione positiva della trattativa.”.

L’incontro con Spinetta, questa volta senza Uil, viene fissato per il 1 aprile ma viene poi spostato al giorno seguente per “approfondimenti” da parte dell’azienda. In effetti unitariamente abbiamo presentato un documento che intende far proseguire la trattativa specificando però alcuni punti fondamentali. Inoltre ci sono anche novità che il sindacato porta al tavolo della trattativa rispetto ad un contributo non indifferente di 300 milioni di Fintecna da offrire a Spinetta per tentare di aprire qualche spiraglio rispetto al mandato stretto che ha ricevuto dal suo CdA. Girano ipotesi di una riduzione parziale degli esuberi ma a noi non arriva formalmente nulla se non qualche voce ripresa da alcuni articoli di stampa. Così arriviamo al 2 aprile in azienda, certi di dover fare una trattativa serrata ma con qualche spiraglio in più. Contemporaneamente arriva il nuovo no del Consiglio di Stato al ricorso di AirOne sulla trattativa in esclusiva con Air France.

La cosa che il 2 aprile ci colpisce immediatamente è che Spinetta entra nella sala della riunione portando con se il suo trolley da viaggio. Arrivare in una riunione che dovrebbe essere decisiva con la valigia pronta non è certo un bel segnale iniziale. Purtroppo non ci sbagliamo. La riunione inizia con un intervento di Spinetta che ribadisce le posizioni di Air France, praticamente senza significativi cambiamenti. Segue un breve giro di interventi delle varie organizzazioni sindacali. Tutti ribadiamo la necessità di trattare ed arrivare ad una soluzione partendo dalle reciproche posizioni che ancora divergono su molti punti. Inoltre da parte sindacale si fa riferimento ai 300 milioni di contributo di Fintecna. Sembra quasi che questo elemento, invece di favorire il confronto, sia preso da Spinetta in modo negativo. Ora io non so se lui sapesse o meno di questa cosa ma presumo che se ne fossimo al corrente noi, lui ne sapesse molto di più. Rimane il fatto che dopo una breve replica, Spinetta dichiara di non condividere personalmente la proposta sindacale e di non aver un mandato diverso dal suo CdA e quindi … si alza e se ne va!

Qui la vicenda diventa quasi un giallo perché noi rimaniamo a lungo al tavolo attendendo il ritorno di Spinetta, così come centinaia di lavoratori rimangono sotto il palazzo dell’Alitalia ad attendere il risultato della trattativa. Ma mentre noi aspettiamo, sapremo dopo che il manager francese era già arrivato all’aeroporto di Fiumicino e si era imbarcato per un volo per Parigi.

Forte lo smarrimento anche tra i lavoratori ed i nostri delegati che attendevano sotto il palazzo di Alitalia. Così Cleofe Tolotta, delegata sindacale degli assistenti di volo. “Il presidio sotto il centro direzionale il 2 aprile è durato tutto il giorno con migliaia di lavoratori presenti. La nostra delegazione è salita e noi siamo stretti intorno agli esecutivi di volo, Claudio Petrocchi e Francesco Staccioli. I punti in discussione sono le questioni che riguardano la manutenzione e una riduzione delle macchine in particolare degli MD11 e del Cargo che Air France non vuole. Ai miei occhi sembrano disaccordi sui quali sono possibili controproposte. La realtà della politica della miopia in un momento così confuso sarà ben diversa. Il governo Prodi è caduto poche settimane fa e non ci sono le garanzie sufficienti per assicurare ad Air France quello che il ministro Padoa Schioppa ha probabilmente predisposto insieme al governo francese. Ma oltre a questo, io immagino che per un uomo come Spinetta, cioè un manager di primo piano nel settore a livello europeo, l’approccio sia quello di un giocatore di poker a cui è stato dato il compito di riassumere il trasporto aereo italiano nell’ambito di un disegno di spartizione degli assetti industriali del settore dove Alitalia può svolgere soltanto il ruolo di comparsa.

Una volta compresa appieno la situazione, a caldo scriviamo un comunicato unitario. ”Nel corso della lunga giornata odierna si sono verificati fatti rilevanti che intendiamo qui richiamare: Air France-Klm nella persona del presidente Spinetta ha riformulato, nella sostanza, l’offerta presente sul tavolo di confronto sin dalla prima riunione; le OO.SS./AA.PP. hanno, nelle varie occasioni, evidenziato la necessità di apportare modifiche senza per questo stravolgere le linee guida della “offerta” stessa.

In considerazione della difficoltà e delle complessità oggettive insite nella vicenda Alitalia non può sfuggire l’assurdità del contesto che via via si è venuto a determinare, fino ad assumere centralità impropria nel dibattito politico elettorale, con stravolgimento e strumentalizzazione della vicenda stessa. Ciò nonostante le OO.SS./AA.PP. hanno ritrovato sostanziale unità su un documento strutturato, che non elude i problemi e le assunzioni di responsabilità da parte di tutti i “dipendenti” fino allo stesso Presidente Prato. Di contro il Presidente Spinetta, ritenendo personalmente non condivisibile la proposta sindacale e non avendo nel contempo mandato dal proprio CdA, riferirà allo stesso considerando pertanto chiuso il confronto. Per quanto sopra al fine di dare effettiva e consistente continuità all’azienda si è deciso: – di ricompattarsi intorno all’azienda, se necessario, anche definendo accordi di crisi; – di mantenere la proposta oggi formulata dal sindacato ritenendola base concreta per il rilancio di Alitalia. Le OO.SS./AA.PP. sottolineano e stigmatizzano il ruolo assunto dal Ministro dell’Economia Padoa Schioppa, che ancora nelle ultime ore preannunciava il fallimento di Alitalia; atteggiamento questo inqualificabile per chi ha responsabilità istituzionali e di tutela del bene pubblico. Sollecitano le forze politiche tutte, ed in particolare quelle dell’attuale maggioranza, ad assumersi la responsabilità piena del futuro di Alitalia unitamente ai lavoratori ed a proseguire nel piano stand-alone ricercando condizioni di rinnovato interesse, in un contesto europeo, per un processo industriale di ampio respiro attraverso una vera negoziazione. Per questo rivendichiamo un ruolo attivo del Governo al quale chiediamo un immediato confronto al fine di giungere speditamente alla definizione della soluzione della crisi della Compagnia di Bandiera. Riteniamo altresì indispensabile il mantenimento di un tavolo permanente di confronto con l’azienda riconoscendo allo stesso valenza di “Unità di Crisi”. Per questi motivi si invitano tutti i lavoratori ad interrompere le azioni di mobilitazione sino a diversa indicazione. Roma, 2 aprile 2008 Filt Cgil – Fit Cisl – Ugl T – Sdl – Anpac – Up – Anpav – Avia”.

Siamo tutti stupiti del comportamento di Spinetta e il forte dubbio è che entrare con la valigia in mano in riunione non era stato un caso. La decisione di abbandonare il tavolo della trattativa da parte di Air France era sicuramente precedente alla riunione stessa e questo non me lo leva nessuno dalla testa. Una decisione che, ne sono certo, non dipende dalle richieste sindacali che si sono ridotte di molto ma dallo scenario politico che vede Berlusconi utilizzare Alitalia come strumento elettorale. Ma sono altrettanto convinto che Air France abbia la certezza che lasciando ora la trattativa, dopo le elezioni possa intervenire nuovamente, magari con una formula diversa e ad un prezzo molto minore di quello che aveva preventivato.

La proposta unitaria che abbiamo fatto a Spinetta è per noi già un forte cedimento ai francesi ma pensavamo e pensiamo che i tempi siano ormai così ridotti e lo scenario si sia così complicato da impedire ulteriori tentennamenti. In sostanza la proposta unitaria prevede che Fintecna partecipi alla ricapitalizzazione di Alitalia con 300 miliardi, attraverso il conferimento del 49% di Az Servizi da lei posseduto. In questo modo la ricapitalizzazione sarebbe più ampia del miliardo che investirebbe Air France. C’è poi un minor numero di aerei da dismettere, tempi minori per il ricambio della flotta e il mantenimento del settore Cargo. Non si tratta di uno stravolgimento del piano Air France, ma evidentemente i problemi non derivano dalle nostre richieste.

Alla grande fuga di Spinetta fanno quasi immediatamente eco le dimissioni di Prato e una condanna di Prodi rivolta esclusivamente al sindacato. Mentre Spinetta a caldo afferma che “ Non esistevano più le condizioni per continuare. Dubito che la mia azienda possa accettare questa proposta”, la dichiarazione del dimissionario Prato è altrettanto stringata, “ho fallito, devo dare un segnale forte”.

Prodi, molto più preoccupato per le conseguenze di questa vicenda sulle elezioni, si scaglia contro i sindacati:”…i sindacati hanno rotto la trattativa, la condizione di Air France era che fossero d’accordo, ed è chiaro che se ne devono assumere la responsabilità”. Quindi non è Spinetta che ha rotto la trattativa e se ne è andato ma saremmo stati noi che siamo rimasti come imbecilli al tavolo ad aspettare che tornasse? Incredibile. E Padoa-Schioppa è ancora più deciso: “ora commissariamento”. Questa dichiarazione di Prodi, che sarà poi seguita da quelle di molti esponenti politici e dalla stampa, produce anche una reazione da parte di tanti lavoratori di Alitalia che ormai in preda al panico, se la prendono anch’essi con il sindacato. Devo dire che in questi anni in tante, troppe occasioni ci sono state le condizioni per una condanna delle posizioni del sindacato, complessivamente inteso, ma questa volta, con differenziazioni più o meno accentuate e con esclusione della Uil che ha abbandonato l’aula prima del suono della campanella, un po’ tutte le sigle sindacali hanno tentato di trattare senza con questo cedere totalmente alle richieste della controparte. Perché trattare vuol dire proprio questo e non accettare passivamente i ricatti. Sono certo che gran parte di coloro che criticano adesso il mancato accordo, addossando la colpa al sindacato, probabilmente sarebbero stati altrettanto critici nel caso di un ok immediato ad Air France, a Prato e a Padoa-Schioppa senza aver prima provato a modificare i termini dell’accordo. Anche la stampa si accanisce contro il sindacato tralasciando quel che è accaduto in anni di mala gestione da parte del management e di incuria dell’azionista. Qualche centinaio di dirigenti e funzionari di Alitalia inscenano una mezza manifestazione chiedendo di riprendere le trattative con Air France a qualsiasi costo. Ma anche tra gli assistenti di volo le polemiche che vanno in questa direzione sono tante ed emergono chiaramente anche nell’assemblea che organizziamo il 3 aprile, con qualcuno che propone di raccogliere le firme per richiedere la ripresa delle trattative con i francesi.

La strada ci sarebbe per svincolarsi da questa melma nella quale ci troviamo. Se questo in cui viviamo fosse uno Stato con la S maiuscola si potrebbe parlare di nazionalizzazione vera e propria, fregandosene di quel che dice l’Unione Europea e cercando di rilanciare il settore e l’occupazione. Ma la politica è troppo intenta a scannarsi su poltrone e pennacchi ed a dare dimostrazione di chi è più fedele alle logiche del “mercato”. La strada più facile è quella di prendersela con il sindacato e magari anche con quei lavoratori che in molti considerano privilegiati.

Il titolo viene sospeso in Borsa e Padoa-Schioppa nomina immediatamente alla presidenza di Alitalia Aristide Police, professore di diritto e già consigliere nel CdA. Nel frattempo Enrico Letta pare stia parlando con il governo francese e con Air France per ricucire lo strappo ma di segnali positivi non ne arrivano. La stampa riporta che Riccardo Toto, figlio e coprotagonista di Carlo nella partita Alitalia, sia volato invece a Francoforte per capire le intenzioni di Lufthansa nell’ipotesi di costruzione di una proposta alternativa ad Air France che veda protagonisti Air One e la compagnia tedesca. La maggioranza di centro-sinistra, con l’esclusione delle forze di sinistra, di Di Pietro e dei verdi, sostiene che il sindacato deve fare un passo indietro e accettare il piano Air France. Non so se sia più l’incapacità di comprendere quel che è accaduto o se invece anche in questo caso si stia facendo strumentalmente campagna elettorale. Chiunque capisca qualche cosa di economia e di trasporto aereo capirebbe infatti senza grande difficoltà che un’operazione come quella messa in campo da Air France non si fermerebbe mai per il no (ni) sindacale, tra l’altro su aspetti non determinanti per gli stessi francesi. Chiunque abbia un minimo di capacità di analisi e soprattutto sia in buona fede, capirebbe che la marcia indietro di Spinetta è determinata da altro. Da una valutazione dello scenario politico italiano che gli potrebbe permettere, dopo le elezioni ed a prescindere da chi le vincerà, di ottenere gli stessi obiettivi senza dover impegnare un miliardo di euro. Ad Air France non interessa certo acquisire Alitalia e se lo fa o lo farà sarà soltanto per appropriarsi del mercato del trasporto aereo italiano a tutto vantaggio degli aeroporti d’oltralpe e della compagnia francese. Le elezioni e lo scontro su Alitalia da parte dei due schieramenti politici italiani ha permesso ad Air France di percorrere la strada più facile, quella di stare a guardare ed intervenire più tardi. Se è assolutamente comprensibile che questa logica e questa strategia non sia compresa da tanti lavoratori che sono ormai in preda alla paura di perdere il posto di lavoro, altrettanto non si può dire dei nostri “politicanti” che stanno strumentalmente cercando di scaricare le loro responsabilità sul sindacato e sugli stessi lavoratori.

Per sgombrare ogni dubbio il 7 aprile la Segreteria nazionale del Sulta pubblica questo comunicato. “Rispetto ai comunicati usciti nelle ultime ore da parte di alcune sigle sindacali, possiamo tranquillamente affermare che non solo i naviganti, ma tutti i lavoratori Alitalia, di qualsiasi categoria e reparto, auspicano con forza la ripresa del confronto con Air France-Klm. Nessuna persona che lavori per questa disastrata azienda vuole il salto nel buio di un commissariamento e tutti sanno che la proposta del Gruppo francese è allo stato attuale l’unica concreta in un desolante panorama di chiacchiere. SdL ha fatto, fa e farà tutto quanto nelle sue possibilità per facilitare la ripresa del confronto su basi negoziali in qualsiasi momento esso possa avvenire. Dobbiamo ricordare che non è stato il Sindacato, il quale ha confermato ripetutamente le sue disponibilità a rimanere attaccato con le unghie e con i denti al tavolo, ma è stato Spinetta ad abbandonarlo repentinamente alla prima, ripetiamo, la prima proposta negoziale presentata per affrontare i nodi di una trattativa mai partita. Non possiamo fare finta che sulle seguenti questioni poste dal Sindacato Air France-Klm non ha mai risposto durante gli incontri: 1. l’aumento di una flotta che appare non sufficiente per il presidio persino del solo mercato nazionale; 2. la rimodulazione di uno sviluppo asfittico; 3. la integrazione di aree produttive indispensabili per la compagnia e svolte a costi decisamente inferiori rispetto a quanto operato a Parigi; 4. le indispensabili garanzie della copertura finanziaria nonché dei fondi pubblici promessi a sostegno degli ammortizzatori sociali con particolare riferimento alle centinaia di naviganti coinvolti. Tutto questo al fine di ridurre il numero degli esuberi che, corre l’obbligo ricordare, non ricomprendono le centinaia di precari di tutte le categorie che non vengono neanche considerati come tali, e di assicurare un futuro dignitoso a tutti coloro che rimarranno. I comitati che nascono spontanei (o in alcuni casi “spintanei”, da dirigenti senza scrupoli né vergogna) devono sapere che la loro legittima paura sarà comunque sfruttata dalle troppe controparti per tentare di dettare al sindacato ed ai lavoratori accordi a qualsiasi costo ed a qualsiasi condizione. Noi difenderemo sempre il nostro lavoro, un lavoro che ci è stato distrutto, massacrato, vilipeso e umiliato proprio da quelle forze politiche, istituzionali ed economiche che oggi stanno cercando di scaricare sul Sindacato le loro colpe decennali. ”.

Il 7 aprile è anche il giorno in cui si svolge il CdA di Air France-Klm. Qualcuno mette in giro la voce che ci sarebbe in atto uno scontro tra i buoni (i francesi) e i cattivi (gli olandesi di KLM). A me sinceramente sembra una sciocchezza ed un gioco da ragazzi: il poliziotto buono e quello cattivo! Dal CdA arriva infatti la conferma: “Il consiglio d’amministrazione ha preso atto della rottura della trattativa…Ora spetta all’Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il personale dire come vedono il futuro della loro azienda”. Come dire: se ora me lo chiedi per favore e mi dai tutto e anche un po’ di più di quel che ho chiesto, forse provo a pensarci su, altrimenti andate avanti che io mi siedo sul greto del fiume ad attendere che passi il cadavere di Alitalia. L’assurdo non è che i francesi lo dicano a noi e neanche all’Alitalia: la cosa grave è che quel che dice Air France lo sostenga il governo di un paese come la Francia al governo di un paese amico come l’Italia… alla faccia dell’Unione europea!

Chiaramente noi cerchiamo di tener aperte tutte le strade e pensiamo anche che il governo italiano, oltre alla “violenza” delle dichiarazioni di Padoa-Schioppa e di Prodi nei confronti del sindacato, debba alla fine esprimere con determinazione la necessità di riportare Air France al tavolo delle trattative con reali aperture: io però non ci credo molto. Sono più dell’idea che Spinetta era per la rottura da molto tempo prima di renderla palese. Quella valigia portata nell’ultima trattativa parla delle vere intenzioni di Spinetta molto di più che non le elucubrazioni e gli strali di Enrico Letta, di Prodi e di Padoa-Schioppa.

Tra i lavoratori a Fiumicino la tensione aumenta e l’opzione “consegniamoci legati mani e piedi ad Air France” cresce giorno dopo giorno. Ormai sembra che la “maionese sia impazzita” e sinceramente non riusciamo neanche noi a farci comprendere del tutto da tanti lavoratori.

Il 10 aprile incontriamo il governo mentre centinaia di lavoratori, con in testa soprattutto quelli dell’Atitech di Napoli, dimostrano sotto Palazzo Chigi. In effetti è l’ultimo incontro prima delle elezioni e visti i sondaggi, penso proprio che la prossima riunione la faremo con una nuova compagine governativa. Un incontro che non serve praticamente a nulla. Enrico Letta ci dice che dai contatti avuti con i francesi, Air France non vuole chiudere se non si accetta il piano Spinetta ma comunque fa balenare qualche spiraglio di mediazione da parte del governo, io credo esclusivamente funzionale alla campagna elettorale in corso. In un comunicato unitario ribadiamo stancamente quanto sino ad ora sostenuto. “ Le OO/SS e AA/PP a seguito dell’incontro svolto in data odierna a palazzo Chigi con il Governo rappresentato dall’onorevole Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, i Ministri Bersani e Bianchi, ed il sottosegretario all’economia Tononi, hanno sottolineato la complessità della vicenda Alitalia sviluppatasi negli ultimi anni ed entrata, suo malgrado, nella campagna elettorale aggravandone la già critica situazione. I Sindacati hanno rimarcato la necessità che il Governo svolga un’azione di riequilibrio del negoziato eliminando ultimatum, consolidando la continuità aziendale e favorendo la ricerca della soluzione che, allo stato attuale, e partendo dalla proposta AF-KLM, trovi quegli elementi di comune accordo indispensabili per agevolare nei tempi e nella sostanza l’intesa tra le parti. Il sindacato ha confermato la ferma volontà di riprendere il confronto con AF-KLM con il ruolo attivo del Governo fin’ora colpevolmente assente. Nell’ambito dell’incontro odierno sono state ribadite le osservazioni e le criticità già presentate nel corso degli incontri con AF-KLM in merito a: – perimetro aziendale; – flotta; – attività cargo; – gestione degli esuberi di protezione sociale. Il Governo, nel prendere atto di quanto sopra, e dell’assenza di pregiudiziali alla ripresa di un vero negoziato, si farà parte attiva per generare le migliori condizioni necessarie al raggiungimento di un’intesa tra le parti. In tale quadro il Governo riconvocherà il Sindacato entro la prossima settimana.“.

La stampa continua ad attaccare lavoratori e sindacati di Alitalia ma c’è qualcuno che esagera. Su “Il Riformista” e su “Radio 24ore” viene pubblicato e presentato un brano estratto dal libro “L’altra casta” di Stefano Livadiotti che riporta presunti trattamenti privilegiati di piloti e assistenti di volo, un insieme di dati alla rinfusa, errati e fuori contesto che dimostrano una strumentalità senza fine. Francesco Staccioli, responsabile nazionale dell’SdL Assistenti di Volo risponde punto su punto alle inesattezze proposte dal giornalista. A parte tante sciocchezze riportate, si fa anche un riferimento al numero di dipendenti che secondo Livadiotti sarebbe eccessivo in Alitalia. Francesco gli risponde con numeri che dimostrano l’esatto contrario. Il raffronto del rapporto tra dipendenti ed aerei ripreso dall’Yearbook 2007 dell’AEA (Association of European Airlines) è più che esplicativo. In Alitalia ci sono poco meno di 100 dipendenti per aereo, in Air France-KLM 247, in Iberia 159, in Lufthansa 232, in British Airways 158. Questi e non altri dovrebbero essere i numeri da diffondere per capire lo stato di questa compagnia e la sua reale produttività, ma la stampa e le stesse forze politiche non li conoscono, a questi signori così “ben informati” non interessano: a loro è sufficiente individuare il “colpevole” di turno e salvarsi l’anima.

Il 13 e 14 aprile le elezioni politiche anticipate vedono la vittoria netta della coalizione di centro-destra e chiaramente ora i giochi per la vicenda Alitalia sono da rifare. Una sconfitta pesante per il centro-sinistra e ancor di più per le forze della sinistra che riunite nella “Lista Arcobaleno” raggiungono poco più del 3% dei voti, una percentuale insufficiente per far eleggere i propri candidati e che le fa sparire dal parlamento.

Il 15 aprile incontriamo l’azienda e al termine della riunione esce un comunicato unitario: “Le OO.SS./AA.PP. hanno svolto in data odierna l’incontro con il vertice Alitalia, alla presenza del Presidente A. Police, che ha rappresentato in modo oggettivo la situazione aziendale; nel prendere atto della stessa, la parte sindacale riconferma la disponibilità già ufficialmente espressa in occasione dell’incontro a Palazzo Chigi del 10 aprile u.s. ad un confronto di merito con l’unico attuale potenziale acquirente. A tal proposito si è in attesa della prevista convocazione da parte del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Enrico Letta; in tale quadro è indispensabile che il Governo attui le misure idonee per consolidare la continuità aziendale necessaria al prosieguo della trattativa. Inoltre le OO.SS./AA.PP., convinte che Alitalia rappresenti un interesse strategico per il Paese, nel rilevare un mutato scenario determinato dall’esito elettorale, in cui anche la vicenda Alitalia è inserita, ritengono indispensabile un intervento congiunto delle forze politiche, al di là degli schieramenti partitici.

Anche se in base alle dichiarazioni ufficiali dei mesi passati ho molti dubbi in proposito, tutti ora dicono che di soldi in cassa ce ne sono pochi e se la soluzione non si trova in tempi rapidi, Alitalia rischia di non avere più liquidità. Così il governo dimissionario chiede un incontro a Berlusconi per decidere insieme i provvedimenti urgenti necessari per la sopravvivenza della compagnia. Berlusconi ostenta sicurezza e dichiara: “Prendo in mano la situazione perché la compagnia di bandiera funzioni e resti a supporto del turismo e dell’economia italiana… Non ci saranno difficoltà nell’avere una compagine italiana“. Di fatto però Berlusconi non esclude neanche la strada di Air France, magari con un percorso diverso da quello seguito dal passato governo. Proprio quello che forse voleva e vuole Air France: risparmiare ed ottenere comunque il controllo del traffico aereo italiano, soprattutto quello relativo alle direttrici intercontinentali. È evidente che Berlusconi stia lavorando su più tavoli, quello ancora non chiuso di Air France, l’ancora sconosciuta cordata italiana, la sempre presente proposta di AirOne che magari potrebbe essere ripresa come ipotesi autonoma insieme a Banca Intesa o invece partecipare alla compagine italiana e addirittura l’ormai quasi dimenticata Aeroflot del suo amico Putin. Quel che però sembra ormai una voce ricorrente, a prescindere dalla soluzione che si sceglierà, è l’ipotesi di un commissariamento pilotato basato sulla legge Marzano, che preveda una bad company dove scaricare debiti e personale “in eccesso”. Durante il primo incontro tra i due schieramenti politici sulla questione Alitalia si ipotizza un intervento bipartisan con un prestito ponte per garantire liquidità e quindi continuità aziendale. Partecipano zio Letta (Gianni) e suo nipote Letta (Enrico), Massimo Tononi, sottosegretario all’Economia e Bruno Ermolli, il consulente al quale Berlusconi ha affidato la gestione della vicenda Alitalia.

Il 21 aprile Air France-Klm annuncia il ritiro dell’offerta per Alitalia:”… Air France-Klm ha comunicato ad Alitalia che gli accordi contrattuali annunciati il 14 marzo scorso con l’obiettivo di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Alitalia non sono più validi dal momento che non sono state soddisfatte le condizioni preliminari al lancio dell’offerta…”.

Contemporaneamente il presidente di Banca Intesa, Enrico Salza, sembra invece riaprire ad un possibile intervento:”… Al momento siamo fuori ma potremmo essere interessati a un’operazione che non sia di piccolo cabotaggio provinciale … Ancora non abbiamo esaminato nessun nuovo piano ma siamo pronti a farlo se ci verrà richiesto, con un piano industriale“. Evidentemente Banca Intesa ha già visto e sentito Berlusconi o il suo fido Ermolli che gli hanno chiesto di intervenire. Non si spiega altrimenti il nuovo interessamento che tra l’altro non sembra essere legato come in precedenza ad un appoggio diretto alla proposta di AirOne. È altrettanto evidente che se si andrà verso una soluzione che prevede una cordata italiana servono anche uno o più istituti finanziari che partecipino all’operazione.

Il governo uscente, su richiesta di Berlusconi, approva un prestito ad Alitalia di 300 milioni che dovranno essere restituiti entro il 31 dicembre. Berlusconi si dichiara soddisfatto per essersi assicurato più tempo per organizzare la sua cordata italiana: “…per realizzare un piano industriale abbiamo 6 mesi di tempo. E le alternative per dare una nuova guida ci sono. Lo vedrete…” e su Air France “… ha presentato delle proposte che avrebbero significato la svendita della compagnia e l’assorbimento da parte dei francesi: non credo che questo potesse essere consentito in un paese che vuole continuare ad essere una potenza economica…“.

Il 23 aprile Salvatore Ligresti alza la mano e dichiara “La cordata italiana si farà, e ci saremo anche noi”: una garanzia se si vuole finire in tribunale. Berlusconi, probabilmente in una sua crisi mistica, cerca di scaricare anche lui le responsabilità dell’uscita di scena di Air France sul sindacato: “Air France si è ritirata in primo luogo per i veti dei sindacati”. Incredibile: quest’uomo riesce a dire una cosa e dieci secondi dopo il suo contrario.

Questa volta poi si supera perché dopo la giusta reazione da parte sindacale al suo goffo tentativo, fa un nuovo salto mortale carpiato doppio con triplo avvitamento a destra e dice:”…i sindacati hanno fatto il loro mestiere, e magari hanno avuto anche ragione. La verità è che le condizioni poste erano impossibili da accogliere…”. E poi aggiunge “…ci saranno meccanismi di assistenza da parte dello Stato per chi perderà il lavoro…”. Insomma: un minestrone degno di Berlusconi e della sua festante brigata. Arriva anche la benedizione di Emma Marcegaglia, nominata Presidente di Confindustria che nel suo primo discorso parla anche di Alitalia, chiedendo una soluzione di mercato e sperando nell’esistenza di una cordata che si impegni nell’acquisizione.

Il 24 aprile si svolge un nuovo incontro con Alitalia ed alla conclusione esce un comunicato unitario: ”L’incontro odierno con il vertice Alitalia si è incentrato sull’analisi della nuova fase determinata dal ritiro dell’offerta Air France-Klm ma soprattutto a seguito del Decreto del Consiglio dei Ministri che ha approvato l’erogazione di un prestito ponte di 300 milioni di euro da restituire entro il 31 dicembre 2008… Le OO.SS./AA.PP. ribadiscono che Alitalia ha bisogno di decisioni rapide che contengano: assetti proprietari certi; proposte industriali di ampio respiro; nuovo patto con/e per il Paese; solidità finanziaria…

Si dice che Ermolli stia lavorando alla definizione della “cordata” ma le voci sugli esuberi si rincorrono da destra a sinistra, senza neanche saper quale sia il progetto industriale. Lo sottolinea Andrea Cavola che poi dichiara alla stampa: ”Non si può parlare di esuberi come di un fatto scontato se non si considerano, per esempio, anche le possibilità di risparmio legate a consulenze e spese non necessarie stimate in 150-200 milioni di euro…si assiste al paradosso di un’azienda che parla di esuberi mentre decide una esternalizzazione di attività giustificandola con la mancanza di personale come in Atitech, nel settore commerciale e dell’amministrazione”.

Certo anche noi ci stiamo muovendo a tentoni: ci mancano informazioni, a partire dalla reale situazione finanziaria dell’azienda, una visibilità di quel che sta accadendo nel Palazzo e per quel che ci riguarda pesano anche molto le critiche che ci rivolgono molti lavoratori che pensano che anche noi abbiamo contribuito a far scappare Air France. Non ci aiuta neanche il CdA di Alitalia che seguendo il piano precedente di Prato, richiede un’urgente ricapitalizzazione e si appresta a mettere a terra un gran numero di aerei che caso strano, coincide con quelli che la stessa Air France prevedeva di mettere al prato.

Il 28 aprile ci consultiamo e stanchi delle voci e dei silenzi, delle strumentalizzazioni e delle idiozie che girano in libertà, faccio uscire un comunicato come coordinatore nazionale SdL: ”Basta chiacchiere e minacce su Alitalia ! – Ben strano è un Paese nel quale tutti possono dire tutto ed il contrario di tutto senza dover mai rendere conto a nessuno. Dove tanti giornalisti ed altrettanti presunti esperti giocano a fare i “commissari tecnici” dell’Alitalia pur non comprendendo assolutamente nulla di trasporto aereo. Dove il politico di turno si dichiara un giorno “francese”, un altro “tedesco” e un altro ancora “russo”. Dove un Commissario europeo “guarda” soltanto verso lo “stivale” e si dimentica che per anni le decisioni delle istituzioni europee sono state inequivocabilmente condizionate dall’asse franco-tedesco. Dove una compagnia come Ryanair, da noi denunciata perché assume personale italiano senza alcuna garanzia pensionistica e sanitaria e che percepisce anche soldi pubblici – italiani – da enti locali e società di gestione aeroportuali, fa tranquillamente ricorso contro Alitalia per presunti “aiuti di stato”. Le elezioni sono finite e forse ora tutto dovrebbe essere riportato ad un livello di intervento e di comunicazione molto più concreto e meno propagandistico. C’è una compagnia aerea, l’Alitalia, che realisticamente rappresenta attualmente l’unico vettore aereo in grado di assicurare sviluppo per il settore ed un servizio per il Paese degno di questo nome. C’è una situazione di grave crisi che deve essere superata nel più breve tempo possibile. Per fare ciò il mondo politico deve muoversi immediatamente e senza più polemiche di schieramento, anche perché le responsabilità maggiori del dissesto di Alitalia sono proprio della politica – dell’una e dell’altra parte. Che si rispediscano al mittente le accuse e le minacce che da più parti si concentrano su Alitalia. Che si individui al più presto un piano industriale e finanziario, un progetto ed un management serio, alleanze definite ed adeguate. Che si finisca una buona volta di fare su Alitalia una campagna di disinformazione e di propaganda, sulle spalle dei lavoratori e a tutto danno dell’immagine dell’azienda e del Paese.”.

Dopo Ligresti anche Tronchetti Provera sembra interessato offrendo ”…qualche milione di euro a fronte di un progetto chiaro e trasparente per Malpensa, che tuteli gli interessi economici del Paese e anche della Pirelli…”. Ermolli sembra ormai il personaggio chiave che sta “curando” la questione Alitalia. Amico di Fedele Confalonieri, ormai da molti anni si occupa degli affari di Berlusconi ma anche della politica di Forza Italia. Forse è per questa sua doppia veste, economico-finanziaria e politica, che riceve dal suo capo il compito di costruire la cordata italiana per Alitalia. Dopo i primi si, Ermolli riceve l’ok anche dalla Findim della famiglia Fossati e per il cargo da Poste Italiane che possiede la compagnia aerea Mistral che già opera in questo settore.

Il 7 maggio l’AGI riporta una dichiarazione rilasciata a Il Corriere della Sera con la quale l’ormai ex ministro Padoa-Schioppa perde un’altra occasione per stare zitto. “Il sindacato <ha in certi casi assecondato il cambiamento. In altri casi ha frenato e negli ultimi mesi ha clamorosamente fallito>. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, non ha usato mezzi termini sulla questione Alitalia e, in un’intervista al Corriere della Sera ha ricordato l’uscita di scena di Air France dopo il niet dei sindacati come “una grande sconfitta”. Il governo, ha aggiunto il ministro, <ha fatto tutto il possibile. Alitalia ha 175 aerei e Air France proponeva di metterne a terra 30, con 2500 esuberi. Di gran lunga il ridimensionamento più modesto che si potesse sperare>. Rispetto alla concessione del prestito alla compagnia il ministro ha risposto, <non farlo sarebbe stato da irresponsabili: il futuro premier ha detto di avere pronta una soluzione e il governo doveva credergli dando il tempo per metterla in pratica>”. Questa insistenza dell’ex ministro, insieme alle pressioni che arrivano anche dai lavoratori, ci spingono ad ulteriori precisazioni. “… Non ne sentivamo proprio il bisogno, ma l’ultima inopportuna dichiarazione dell’ormai ex Ministro dell’Economia, merita una risposta adeguata e ci fornisce l’occasione per chiarire alcuni aspetti di tutta questa vicenda, forse ancora poco chiari anche a molti lavoratori.

1. L’azionista di maggioranza di Alitalia è il Governo, ed in particolare il Ministero dell’Economia che possiede il 49.9% delle azioni, non il Sindacato.

2. Una volta intrapresa la strada della trattativa privata e dopo aver assegnato il mandato in esclusiva al Gruppo Air France-Klm, spettava all’azionista di maggioranza, e non al Sindacato, l’onere e la responsabilità di condurre a buon fine la trattativa.

3. Invece il nostro ex Ministro ha svolto un ruolo decisamente diverso: prima non è stato in grado di negoziare alcunché con i francesi rispetto ad un Piano fortemente inasprito negli ultimi giorni e che ha messo in difficoltà lo stesso Presidente Prato, poi ha accettato tutte le condizioni esterne poste da Spinetta (accordo del sindacato, avallo del nuovo governo, copertura della causa da 1,2 miliardi della SEA, accordo con ENAC), infine ha lasciato completamente soli il dott. Prato ed il Sindacato di fronte alla trattativa con Air France.

4. Come se non bastasse, è stato proprio Padoa Schioppa a volere la data-ultimatum del 31 marzo, mai richiesta da Spinetta, influenzando le uniche 4 riunioni tenute con continui ricatti.

5. Dopo aver rifiutato incomprensibilmente l’erogazione del prestito, che avrebbe garantito più tempo per una trattativa delicatissima, lo ha poi invece consegnato “magnanimamente” nelle mani dell’avversario politico, con una capacità autodistruttiva impressionante.

6. Ovviamente, il nostro ex Ministro non ha mai provveduto a garantire in alcun modo i fondi necessari al famigerato “Piano Sociale” dell’Air France (fatto con i soldi dei contribuenti italiani) e utili ad accompagnare le centinaia di naviganti, piloti e AA/VV, alla maturazione della pensione.

7. Ultimo ma non meno importante, in quest’ultima dichiarazione, Padoa Schioppa continua imperterrito a sbagliarsi sulle cifre: gli aerei a terra erano 37 più 5 cargo e non 30 come erroneamente detto, mentre gli esuberi non erano 2500 ma circa 6000 compresi quei lavoratori espulsi “fuori dal perimetro aziendale”.

È ora, una volta per tutte, di uscire da questo insostenibile gioco dello scarica barile, che non serve a niente, soprattutto quando viene fatto dalla persona che per ruolo e per livello aveva la diretta responsabilità di portare a termine il processo di privatizzazione. Padoa Schioppa è l’uomo che ha ripetutamente difeso Cimoli e il suo operato, l’uomo che ha scelto di perdere due anni e bruciare tutti i soldi in cassa, l’uomo che nonostante fosse il nostro azionista di maggioranza, affermava di volare con Easy Jet con la quale “si trovava tanto bene”, roba da dimissioni in qualsiasi altro paese civile… Siamo stufi di assistere a questo massacro mediatico basato in gran parte su falsità e su una lettura strumentale degli eventi … Il Sindacato vive insieme a tutti i lavoratori una fase caratterizzata da una profonda incertezza, alimentata sia dall’attesa dell’insediamento del nuovo Governo, il quale rimane – è bene ribadirlo per l’ennesima volta – l’azionista di questa Compagnia, sia dal rincorrersi delle voci su cordate e dintorni. Non intendiamo negare che c’è stato un piccolo terremoto che ha messo a dura prova il rapporto tra categoria e Sindacato, con effetti da non sottovalutare. Siamo convinti che le responsabilità non possano mai essere addebitate ad una parte sola, pertanto questo Sindacato deve interrogarsi a fondo su ciò che è successo. C’è il tempo e lo spazio per superare le difficoltà e per recuperare il gap d’informazione, figlio del succedersi degli eventi ma anche fortemente influenzato dal bombardamento mediatico al quale siamo stati sottoposti. C’è un lavoro da fare rispetto al futuro che verrà e che rischia di vedere i lavoratori ancora più deboli di quanto già non siamo in questo momento. …Su questi obiettivi è necessario aprire un vasto dibattito nelle categorie, in modo da evitare errori ed incomprensioni che danneggiano gli stessi lavoratori. Il Sindacato deve ribadire con forza e orgoglio che il suo compito è quello di tutelare i posti di lavoro, cercare di diminuire l’impatto del prevedibile ridimensionamento e far sì che per Alitalia ed i suoi lavoratori ci possa essere un futuro dignitoso… Forse l’obiettivo di una certa politica e di una certa stampa è impedire che ciò avvenga. Forse è proprio questo il “fallimento” di Padoa Schioppa.”.

Un attacco durissimo a Padoa-Schioppa e all’ormai ex governo Prodi che tentano ancora di scaricare le responsabilità sul sindacato ma che in realtà sono i veri artefici del fallimento del rilancio di Alitalia di questi ultimi anni, prima ancora che della trattativa con Air France che è stata consegnata nelle mani di Berlusconi. Si tratta anche di una risposta a tanti colleghi che contestano in questi giorni al sindacato e anche a noi dell’SdL, di aver fatto fallire la trattativa con Air France. Per questo motivo arrivano anche parecchie dimissioni dal sindacato, frutto a mio avviso del panico ormai diffuso tra i lavoratori per il futuro dell’azienda e delle nostre oggettive carenze ma anche delle strumentalizzazioni che si rincorrono ormai senza sosta all’interno e all’esterno dell’ambiente Alitalia.

L’8 maggio entra in carica il nuovo governo Berlusconi con Giulio Tremonti all’Economia, Altero Matteoli alle Infrastrutture e ai Trasporti, Maurizio Sacconi al Lavoro e Claudio Scajola allo Sviluppo Economico. Così Ermolli inizia ufficialmente ad intervenire su Alitalia alla quale si chiede una due diligence per avere informazioni approfondite sulla situazione economica della compagnia che serviranno a comporre la cordata di imprenditori interessati all’acquisizione. Oltre agli interessi già espressi da alcuni gruppi economici, Ermolli ritiene fondamentale l’apporto di Banca Intesa e considera Air One un tassello importante della partita, ma con una posizione più defilata di quella che Carlo Toto voleva acquisire come principale protagonista sino a qualche mese fa. Evidentemente si pensa che l’intervento diretto di Air One possa eliminare un concorrente sul mercato italiano e far acquisire un peso maggiore nel mercato interno. Inoltre le opzioni per i nuovi aerei in possesso del Gruppo di Toto rappresentano una merce di scambio non indifferente. Da quel che si apprende in modo informale ma che emerge anche in qualche articolo di stampa, l’ipotesi di composizione azionaria prevista da Ermolli dovrebbe assegnare a Toto che rappresenterebbe il partner industriale, un terzo del capitale per il conferimento di Air One e delle opzioni per i nuovi aerei, un terzo al resto della cordata di imprenditori e il restante terzo ad istituti bancari, primo fra tutti Banca Intesa. Inoltre si prevede un’alleanza internazionale che sarebbe scelta tra Aeroflot, Lufthansa o nuovamente Air France-Klm. Noi apprendiamo queste voci da stampa e da chiacchierate informali ma di certo non c’è assolutamente nulla. Quel che sembra invece sicuro è che lo Stato uscirebbe completamente dall’azienda, come affermato anche da Tremonti: “…per Alitalia cerchiamo una soluzione italiana e fondamentalmente privata…”.

La Commissione europea continua a chiedere informazioni sul prestito ponte concesso alla compagnia italiana e dà ulteriore tempo al nuovo governo. Il nuovo commissario europeo ai Trasporti sarà Antonio Tajani e quindi ci si aspetta una maggiore comprensione sul tema Alitalia. Il 13 maggio il CdA della compagnia conferma che il rosso dei conti aziendali aumenta in modo preoccupante. Nei primi tre mesi del 2008 la perdita è di 215 milioni di euro, 62 milioni in più del 2007. Il CdA dice si anche alla richiesta di due-diligence di Ermolli.

Dalle notizie che ci arrivano esisterebbero comunque dei forti contrasti all’interno del governo su chi dovrebbe gestire la vicenda Alitalia tra Tremonti ed Ermolli sostenuto e scelto da Berlusconi. Anche sull’ipotesi di accreditare Air One quale partner industriale con un peso rilevante all’interno della cordata italiana sembrano emergere molte perplessità. C’è da sottolineare che, piaccia o no, oltre ad avere il 30% del mercato italiano e preziose opzioni per nuovi aerei, i Toto sono gli unici ad aver operato industrialmente in questo settore.

Il 17 maggio, dopo una lunga preparazione, si svolge a Milano un’assemblea nazionale di delegati ed attivisti del sindacalismo di base italiano indetta da SdL intercategoriale, CUB e Confederazione Cobas . Al Teatro Smeraldo e per tutto il giorno si incontrano, discutono e si confrontano 2000 tra quadri sindacali, RSU, delegati e singoli lavoratori. Sono presenti anche delegati Cgil e di altre organizzazioni sindacali di base. Dopo una relazione unitaria delle tre sigle sindacali, dal palco si susseguono più di trenta interventi di rappresentanti di base e non di dirigenti nazionali. Da questa assemblea nasce e si svilupperà poi un Patto di Base ed una forte mobilitazione con chiari elementi di lotta per il salario, contro la precarietà, per la sicurezza sul lavoro, contro il razzismo e per la democrazia sindacale. Il 17 maggio rappresenta comunque un passaggio fondamentale per la successiva costruzione anche dell’USB nel 2010 al quale purtroppo non parteciperanno tutte le forze presenti in quest’assemblea ma il cui spirito unitario è patrimonio di gran parte di quei duemila lavoratori e militanti sindacali del Teatro Smeraldo.

Assemblea a Milano 17 maggio Teatro Smeraldo

Ma l’attualità ci riporta nuovamente ad immergerci nel dramma di Alitalia. Noi non siamo certo soddisfatti e rassicurati da come procedono le cose e comunque ribadiamo pubblicamente al governo e a tutte le parti interessate che i punti fondamentali per il rilancio dell’Alitalia sono tre. Per prima cosa serve una vasta riforma del settore del trasporto aereo che non favorisca le low cost e un piano nazionale degli aeroporti che razionalizzi il sistema ed individui quelli fondamentali sui quali puntare. Serve poi aumentare la massa critica di Alitalia cercando di aggregare il maggior numero di compagnie italiane per raggiungere una quota almeno del 60-70% del mercato interno e sviluppare significativamente la flotta intercontinentale. Serve un’alleanza internazionale che non riduca Alitalia a vettore regionale ma che sia invece complementare all’attività della compagnia italiana. Su questi ed altri aspetti il 20 maggio inviamo un corposo documento al presidente del Consiglio Berlusconi, al suo infaticabile braccio destro Gianni Letta e ai ministri Tremonti, Matteoli e Scajola. Un documento fondamentale per far comprendere le nostre posizioni, anche se non nutriamo alcuna aspettativa in questo governo e se diamo per scontato che si stia confermando uno scenario dove l’unica opzione prevista è quella della privatizzazione dell’azienda invece di un auspicabile controllo dello Stato. Un documento che è rivolto al Governo, ma che intende parlare anche alla stampa e ai lavoratori di Alitalia, certi che l’informazione che arriva in questi giorni è invece spesso strumentale e teleguidata da interessi politici che poco hanno a che vedere con gli aspetti di carattere industriale e sociale. “… Riteniamo quindi opportuno proporVi una serie di aspetti che rappresentano a nostro avviso la cornice minima per uscire da una crisi del settore che rischia di divenire, se non governata adeguatamente, irreversibile –

– È indispensabile aumentare la massa critica della Compagnia Alitalia. Infatti, senza una quota sul mercato nazionale del 60-70% non si può svolgere compiutamente il ruolo di vettore nazionale di riferimento. Ciò si può ottenere acquisendo il mercato oggi in mano ad altre compagnie minori (soprattutto italiane) pensando ad un piano di integrazione industriale tra vari soggetti.

– Servono ingenti capitali freschi, ma questi si possono attirare soltanto se si ha ben presente che il mercato del trasporto aereo è complementare ad altri settori industriali del Paese, primi fra tutti l’industria che opera all’estero, il commercio ed il turismo…

– Serve un’alleanza internazionale forte da ricercare tra i soggetti che hanno espresso tale volontà nel recente passato, ma anche tra compagnie aeree di Paesi non europei che potrebbero vedere le sinergie con Alitalia come opportunità per il proprio lancio nel ricco mercato europeo: Alitalia come porta d’ingresso per l’Europa e viceversa, Alitalia che utilizza anche la rete dell’alleato…

– L’ossessiva logica di riduzione dei costi operata senza soluzione di continuità negli ultimi dieci anni attraverso l’adozione di piani industriali inadeguati, ha dimostrato l’inefficacia di tale approccio, ha privato l’Alitalia di competenze professionali fondamentali ed ha posto le condizioni per un collasso operativo irreversibile se non si muteranno radicalmente le modalità di intervento. Il costo del lavoro della compagnia è notevolmente inferiore ai migliori competitori … Lo sviluppo marcato del lungo raggio intercontinentale, è condizione indispensabile per aumentare i ricavi e ridurre gli effetti della concorrenza delle compagnie low cost sui settori domestico ed internazionale.

– È necessario invece intervenire sui costi fissi aziendali, spesso fuori controllo, come sui flussi organizzativi aziendali che risultano farraginosi o addirittura doppi.

– L’aumento del costo del carburante, tra l’altro in assenza di una adeguata copertura assicurativa, pone l’obbligo di valutare come prioritario un rinnovamento della flotta di medio raggio, vecchia e caratterizzata da alti consumi, per migliorare le performance in termini sia di qualità di prodotto offerto sia di aumento dello “yeld”.

– Occorre inoltre una radicale trasformazione del target di compagnia, orientandosi verso il recupero della fascia di clientela affari che sconta un gap fortissimo rispetto ai competitori europei e che rappresenta un elemento indiscutibile nella logica di perseguire miglioramenti significativi del provento…

– L’assetto societario di Alitalia non può discostarsi da quello di riferimento delle principali compagnie europee. Mantenere l’attuale assetto, anche se razionalizzato ed ottimizzato, vuol dire infatti avere il controllo dell’intera filiera industriale del vettore aereo, senza dover ricorrere a situazioni terze ed a complicati ed inefficaci strumenti di controllo delle stesse… Alcuni processi produttivi, se non strettamente controllati e collegati con il resto dell’attività, possono produrre disservizi che si riverberano in modo negativo e diretto sull’efficienza e sulla redditività dell’impresa. D’altra parte il costo del lavoro delle attività svolte in Alitalia è pressoché uguale, ed in alcuni casi minore, di quello delle aziende alle quali si voleva cedere attività in outsourcing.

– Il sistema aeroportuale italiano è ormai al “collasso da crescita”, non cogliendo in modo armonico quali dovrebbero essere le priorità per uno sviluppo duraturo e coerente con gli interessi del Paese. Se ogni aeroporto, ogni società di gestione, ogni ente locale, continuerà a concentrarsi esclusivamente sull’aumento di traffico sulle proprie piste di atterraggio, si rischia di rendere non più correggibile la tendenza a non considerare in alcun modo i meccanismi ed i riferimenti di sistema che fanno del trasporto aereo una industria strategica da sviluppare ed accompagnare in modo complessivo ed attraverso strumenti di programmazione economica di governo. Perché soltanto in Italia le low cost possono fare il bello ed il cattivo tempo, distruggendo il mercato e rendendolo di fatto una giungla? Altri Paesi hanno impedito questo scempio, attraverso l’adozione di strumenti legislativi e regolamentari che hanno normato e di fatto limitato la penetrazione low cost…

– … È necessario quindi un piano nazionale degli aeroporti ed una definizione di quelli che devono essere considerati prioritari rispetto a tutti gli altri. Ma per far ciò è indispensabile una forte determinazione della politica prima a livello regionale, poi nazionale. Non sarebbe poi assurdo pensare, come da anni andiamo dicendo inascoltati, che un ente di gestione che dovesse controllare, come accade in gran parte dei Paesi europei, la gestione dei principali aeroporti italiani, rappresenterebbe elemento di equilibrio e la riduzione drastica delle attuali contraddizioni.

– Gli aspetti sopra riportati, insieme a tanti altri non citati e che interessano Enac, Enav e più in generale l’insieme del sistema di controllo, di regolazione e di supporto al trasporto aereo, devono finalmente trovare un ambito di forte indirizzo politico/amministrativo e ciò non può essere fatto se non attraverso il soggetto a ciò istituzionalmente preposto. I Ministri dei Trasporti dei due passati governi hanno entrambi tentato di avviare la riforma del trasporto aereo, ma non si è giunti a nulla che non fosse estremamente parziale. Oggi la necessità è ancora più urgente e la crisi dovrebbe, a nostro avviso, spingere per una soluzione rapida di questo ulteriore e prioritario argomento.

– Infine, ma non ultimo per importanza, il tema della gestione del personale e delle relazioni industriali. I lavoratori del Gruppo Alitalia vivono da anni una situazione di disagio e di estrema incertezza. Il precariato è diventato cronico con ragazzi non più ragazzi che vivono questa situazione drammatica da 7 od 8 anni anche nei settori operativi aziendali per 12 mesi l’anno. Gli aumenti contrattuali e gli stessi contratti non si rinnovano, gli stipendi sono ormai sotto qualsiasi parametro europeo, mentre le condizioni di lavoro sono sempre più disagiate e pesanti. Ma l’incertezza per il futuro è l’aspetto più grave ed inquietante. Tutto ciò in un clima ingeneroso e di caccia alla strega che li dipinge ancora come privilegiati e nullafacenti. Un energico rilancio di Alitalia potrebbe essere l’unica spinta sufficiente a rivitalizzare quel senso di appartenenza assolutamente necessario a riavviare un servizio che preveda il fattore umano al primo posto nel rapporto positivo con la clientela e quindi con la redditività dell’impresa. Allo stesso tempo il sistema delle relazioni industriali va radicalmente ripensato: esistono storture che denunciamo da anni e correzioni ormai non più rinviabili. Di ciò la responsabilità è anche sindacale, ma non è accettabile che mentre alti dirigenti e vertici aziendali producono danni e se ne vanno poi con “liquidazioni” da sogno, il sindacato rimane a pagare il prezzo delle contraddizioni create e sostenute da altri. La definizione di contratti collettivi nazionali per le varie categorie presenti nel settore sarebbe inoltre elemento essenziale per eliminare le storture di una concorrenza basata ormai esclusivamente sul fattore lavoro e per dare certezze ai lavoratori ed a tutti gli operatori del trasporto aereo. …

A fine mese il CDA di Alitalia certifica le perdite per il 2007 in 495 milioni, meno dei 626 milioni del 2006, ma che producono una situazione nella quale diventa urgente una nuova ricapitalizzazione. I 300 milioni del prestito, trasformati in capitale netto, permettono però di non scendere sotto il livello minimo legale determinato dalle nuove perdite e così i tempi si allungano. Quello che però manca e che denunciamo pubblicamente è un chiaro percorso dell’ipotesi dell’annunciata “cordata italiana” che definisca attori e tempi per la soluzione della vicenda Alitalia. Le voci di commissariamento si rincorrono e suscita preoccupazione e stupore l’affermazione dell’On. Castelli della Lega, per il quale i molti imprenditori interverrebbero nella cordata Alitalia solo a seguito dell’apertura della procedura concorsuale prevista dalla Legge Marzano che vuol dire amministrazione straordinaria e creazione di una nuova azienda: una sua idea o quel che sta realmente pensando il governo?

Tremonti torna alla carica sulla privatizzazione, nomina Banca Intesa quale advisor per cercare un compratore e conferma che si sta derogando alla legge sulle privatizzazioni. Afferma infatti che l’Alitalia “…non è privatizzabile secondo i meccanismi e le procedure che il legislatore ha previsto negli anni passati…” e che il governo: “…ha deciso di dotarsi di strumenti che assicurino in modo efficace l’individuazione di un soggetto che abbia la possibilità di acquisire il controllo di Alitalia e le risorse per un forte e credibile piano di rilancio…”. E la cordata del suo capo del governo dove è finita? Anche il ruolo di Banca Intesa non è certo chiaro: da sconfitto nell’appoggio a Toto a vincitore e soggetto principale nel processo di privatizzazione insieme ad Ermolli e comunque operando in un regime di deroga che permetterà al governo azionista, ad Alitalia ed anche ai compratori di agire liberi da obblighi di legge previsti per le società pubbliche e per quelle quotate in Borsa. L’azienda sarà libera di dare o meno informazioni sui bilanci e su tutte le operazioni che prevedono acquisizioni, dismissioni e fusioni. Ma c’è di più: Banca Intesa potrebbe partecipare anche direttamente alla privatizzazione e con queste nuove regole di fatto oltre che da advisor per altri soggetti lo può diventare anche per se stessa: una funzione ed una deroga che va un bel po’ oltre. E che ruolo avrà in questa partita l’alleato o ex alleato Toto?

Spinetta i primi di giugno si dichiara dispiaciuto ma conferma il no alla partecipazione alla privatizzazione di Alitalia. Ma la cosa non è molto chiara: lo si vede per esempio dal fatto che Air France non è tra quelle compagnie che in Europa si oppongono al nuovo prestito di 300 milioni ad Alitalia. Anche nell’incontro del 3 giugno tra Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy si parla di Alitalia e il “grande statista” italiano, rimangiandosi quel che ha affermato sino al giorno prima e scaricando la responsabilità del fallimento della trattativa sul sindacato dice che comunque “… Alitalia avrà convenienza a trovare accordi con compagnie internazionali e Air France potrebbe essere una buona soluzione…”. Insomma, vinte le elezioni, si può parlare e fare affari con tutti!

La Commissione europea boccia il “prestito ponte” di 300 milioni ed apre una procedura di infrazione per aiuti di stato. Di fatto però si lasciano alcuni mesi per procedere alla privatizzazione che, se realizzata, renderebbe inutile il procedimento. Il titolo viene sospeso dalla contrattazione in Borsa. A questo punto però il governo ha più fretta e mentre si preparano modifiche al decreto fiscale che contiene le norme per Alitalia e il prestito di 300 milioni, si iniziano a sentire ipotesi di fusione tra Alitalia, Air One e Volare ma anche voci inquietanti su numeri di esuberi enormi. Toto non disdegna l’ipotesi “… AirOne eventualmente confluirà in Alitalia per apportare la sua cultura manageriale e riprendere il mercato italiano … Avevamo un piano credibile e ora c’è un advisor. Rimaniamo in attesa di vedere cosa sarà fatto…ci teniamo che il problema possa essere risolto perché un’Alitalia in queste condizioni non giova a nessuno”.

È veramente difficile provare a fare sindacato ai tempi della “cordata”, in uno scenario estremamente confuso e senza avere un terreno solido sul quale poter costruire ipotesi ed iniziative. Cerchiamo di difenderci ma è difficile e le voci sugli esuberi fanno aumentare la tensione. Notizie e dichiarazioni girano ormai senza controllo e non ci risparmiano nulla: opinioni ultra liberiste di uomini di sinistra, supercazzole di presunti esperti del settore e poi l’immancabile auspicio di fallimento da parte di Ryan Air.

Banca Intesa inizia a lavorare sui conti Alitalia il 5 giugno insieme alla Boston Consulting e allo studio legale Bonelli. Per ora ha poco in mano oltre alla disponibilità di Air One ma si inizia a percepire che ci potrebbe essere un interessamento di Colaninno con il quale la banca di Passera e Bazoli hanno avuto un rapporto importante nello sviluppo della Piaggio. Poi ci sono interessi e ipotesi per ora molto vaghi e superficiali di altri imprenditori ma nessuna certezza.

I tagli operati con la messa a terra di 37 aerei, così come deciso dall’ex presidente Prato insieme ad Air France, producono una riduzione del 26% dei passeggeri trasportati ad Aprile: uno scempio che non viene neanche modificato in questa fase di studio dei conti aziendali.

I giorni passano tra notizie e smentite, voci senza mai conferme ufficiali: esuberi, fusioni di compagnie, cordate, banche, spezzatini vari e chi più ne ha più ne metta. Di certo Berlusconi e Tremonti si ritrovano a giocare una partita a cui non volevano partecipare ma ormai ci sono dentro e dopo le promesse e le scivolate mediatiche il governo deve dare risposte. Il timore, il terrore oserei dire, è che la fretta di questi giorni porti a conclusioni sbagliate e pesanti e alla solita ricetta del ridimensionamento con l’unico obiettivo di far salvare la faccia a Berlusconi. Il presidente Police però nega che si proceda a dividere l’azienda, si dice sicuro che a breve si avranno notizie certe sull’ipotesi di salvataggio che avverrà in continuità aziendale, cioè senza commissariamento e senza prevedere bad company. Ma proprio a fine giugno irrompe la notizia riportata da alcuni giornali che invece il piano predisposto da Banca Intesa, ormai quasi pronto, prevederebbe una bad company dove scaricare debiti ed esuberi ed una newco fortemente ridimensionata dove le voci di 4000 esuberi sarebbero persino ottimistiche rispetto ad ipotesi di un taglio del 50% della somma dell’attuale personale di Alitalia ed Air One. Voci seguite chiaramente da prese di posizione dure da parte di tutti i sindacati.

Il Messaggero proprio il 2 luglio pubblica un articolo frutto sicuramente di una “velina” passata da qualche politico, che riporta come il piano che sta predisponendo Banca Intesa riduca Alitalia ad un vettore nazionale con un taglio del 50% di aerei e personale. Pochi voli internazionali e pochissimi intercontinentali. La costituzione di una bad company e lo spezzatino con la fuoriuscita di tante attività oggi interne alla compagnia, 10000 esuberi e la modifica della legge Marzano. Inoltre si ipotizza l’arrivo dell’ex amministratore delegato di Piaggio, Rocco Sabelli, chiaramente legato a Colaninno. Il governo con Scajola non smentisce e indirettamente conferma questa impostazione: “...Servono sacrifici… Il piano industriale che sarà presentato chiederà sacrifici a chi desidera investire e al Paese nel suo complesso con alcuni tagli…”. La rapida reazione dell’Anpac fa capire che qualche voce inizia a concretizzarsi e noi si risponde immediatamente “…Oggi “finalmente” Il Messaggero ha varcato la soglia del 50% di esuberi, sui circa 20.000 dipendenti, condendo il tutto con argomentazioni di carattere finanziario/politico che sfiorano la fantapolitica o lo spionaggio industriale. A questo punto però le voci non vengono smentite ed abbiamo il sospetto che qualcuno, in un senso o nell’altro, stia giocando sporco con i numeri e soprattutto con le preoccupazioni e la vita dei lavoratori. Quindi siamo noi oggi a richiedere smentite ufficiali da parte del governo e di Banca Intesa…”. Al nostro interno ci sarebbe la voglia di sparare a zero ed avviare subito una mobilitazione generale, costringendo anche gli altri sindacati a seguirci. Ce ne sarebbero forse le condizioni ma cerchiamo prima di capire come si stanno muovendo le pedine di questa assurda storia. Qualcuno al governo o in ambito aziendale è in grado di capire e condivide la semplice constatazione che un nuovo e radicale ridimensionamento non serve a nulla e a nessuno? Comunque ci pensa il presidente della commissione di garanzia Antonio Martone a mettere le mani avanti “…se ci saranno scioperi con grave pericolo per la mobilità dei cittadini la legge prevede la precettazione…”.

Passano i giorni con Banca Intesa che lavora al piano industriale e con le voci di esuberi che continuano a rincorrersi. Poi il 13 luglio sembra concretizzarsi almeno il nome del nuovo piano industriale: il “Piano Fenice” che dovrebbe far rinascere Alitalia come l’uccello sacro degli Egizi che moriva dopo 500 anni e rinasceva dalle proprie ceneri. Bah… niente di buono se vuol dire che prima di rinascere ci vogliono bruciare! Comunque non emergono chiaramente il numero dei dipendenti, degli esuberi, degli aerei, il ruolo di imprecisati imprenditori e neanche quello che dovrebbe svolgere Air One.

Così scriviamo il 14 luglio. “… Abbiamo appreso in questi giorni dalla stampa di un Piano Industriale su Alitalia ancora in via di definizione denominato “Fenice”. Dalle indiscrezioni, sempre che le stesse siano vere, sembrerebbe essere di nuovo di fronte alla solita e sbagliata ricetta come dimostrano i Piani succedutesi negli ultimi 10 anni: e cioè tagli ed ancora tagli… Tempo da perdere non ce n’è più ed occorre anche evitare che la scuola di pensiero, innamorata del fallimento di Alitalia, sia affascinata dall’idea di approfittare del mese di agosto per mettere in atto qualche manovra spericolata…

Il 21 luglio, in mancanza di notizie certe avviamo da soli la prima fase della procedura di raffreddamento e conciliazione in previsione di uno sciopero. Il 22 luglio, dopo aver preso atto della pubblicazione di alcuni comunicati di sigle sindacali che sembrano voler mettere le mani avanti scaricando su altri le proprie responsabilità, facciamo uscire un lungo documento rivolto agli assistenti di volo. “… Ci sarebbe molto da scrivere e altrettanto da spiegare rispetto a quanto accaduto non solo nell’ultimo anno, ma negli ultimi dieci anni …Oggi però serve molto di più concentrarsi sul nocciolo della questione, evitando polemiche inutili e dannose, senza però rinunciare alla propria identità… sarebbe però un grave errore lasciarsi andare ad un misto di rassegnazione e fatalismo. L’operazione di ricerca di alibi e di differenziazione messa in piedi – tardivamente – da qualche sigla può essere giustificata solo dal bisogno di mettere le mani avanti e tentare di scaricare il più possibile le proprie responsabilità su altri… Non dimentichiamo che Alitalia non sta in queste misere condizioni per colpa dei lavoratori, ma per precise responsabilità – di chi ha avuto ruoli dirigenziali, – di chi ha fatto piani industriali fallimentari uno dietro l’altro,

– di chi non ha comprato un aereo con i miliardi di euro delle ricapitalizzazioni, – di chi ci ha fatto perdere il 40% del mercato nazionale in 10 anni, – di chi ha fatto ricchi i francesi negli ultimi 6 anni lasciandogli in esclusiva tutto il mercato del nord Italia, – di chi ha preso stipendi doppi rispetto agli altri manager europei, – di chi ha sempre pensato che il costo del lavoro fosse il problema di Alitalia. Le responsabilità sono di questa gente, cognomi e nomi ben noti, dei governi che li hanno nominati, della politica che li ha protetti e anche di un sindacato che spesso si è diviso per tutelare se stesso invece che unirsi per proteggere il lavoro di tutti… SdL non può che ribadire la propria posizione espressa negli ultimi anni: qualsiasi progetto che abbia un senso potrà solo fare l’esatto contrario di quanto fatto nel recente passato, ovvero puntare ad avere una grossa fetta di mercato domestico, prevedendo uno sviluppo, in particolare del L/R, che recuperi i ricavi lasciati per anni nelle tasche dei nostri alleati e delle low cost… C’è tantissimo lavoro da fare: lo dobbiamo svolgere al meglio delle nostre possibilità, puntando al massimo grado di coinvolgimento dei colleghi e tentando di mettere insieme la maggiore unitarietà sindacale possibile. Questo è quello che c’è bisogno di fare, adesso e non un minuto più tardi… Se qualcuno ha intenzione di passare questo tempo a ricordare che “io non c’ero e se c’ero dormivo” oppure a fare il Nostradamus di turno, si accomodi pure senza di noi. Noi siamo qua, disponibili a discutere con chiunque con sano realismo ma senza rassegnazione rispetto al futuro. Può sempre accadere tutto, ma esiste lo spazio della negoziazione anche se dovremo essere pronti a tirare calci per salvaguardarci… Adesso, la priorità è far uscire allo scoperto il Governo e gli attori che a vario titolo stanno lavorando per l’operazione di salvataggio e rilancio di Alitalia…“.

Quel che emerge dalla stampa e dalle poche notizie che trapelano dal governo ci confermano che il piano che si sta predisponendo è comunque pesantissimo e partirebbe dal commissariamento, dalla costituzione di una newco che assorbirebbe soltanto una parte dei lavoratori, degli aerei e delle attività. Poi interverrebbe la famosa “cordata” di imprenditori di Berlusconi insieme all’Air One di Carlo Toto con nomi che si alternano, compaiono, scompaiono e improvvisamente riaffiorano di nuovo. Una delle cose che non si riesce a capire è come potrebbe accettare Toto un piano di forte ridimensionamento quando nel suo progetto era invece previsto un forte sviluppo della flotta. Non che Toto sia un filantropo, ma evidentemente aveva compreso che solo lo sviluppo di una compagnia che si proietta verso l’esterno può realmente salvare e rilanciare Alitalia: allora perché è della partita se il piano, come sembra, prevede consistenti tagli all’attività?

Proseguono anche le alchimie e gli scontri nel governo tra Berlusconi che spazia da una parte all’altra, Tremonti, Scajola e Matteoli che litigano tra di loro sul commissariamento, sulla Marzano e sugli esuberi, ma tutti insieme dichiarano che il sindacato deve comunque accettare i tagli.

Problemi sembrano esserci anche dentro Banca Intesa tra Passera e il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, per il ruolo che sta svolgendo e che dovrebbe poi assumere la banca nel futuro di Alitalia. Ma anche tra Tremonti che vorrebbe immediatamente il commissariamento e Berlusconi che frena e chiede più tempo, con addirittura Police e il CdA di Alitalia che invece sono contrari al commissariamento e alla bad company. Veramente un brutto scenario con attori altrettanto brutti!

Il prezzo del carburante fa schizzare in alto i costi di tutte le compagnie aeree e anche questo aspetto non aiuta, anzi viene utilizzato anche troppo da chi sostiene la necessità della liquidazione e del commissariamento. Due frasi di Berlusconi rendono però l’idea di quel che sta accadendo. La prima riguarda le alleanze ed Air France: “…Ho parlato con il ministro dei Trasporti francese. Ci saranno varie sinergie con Parigi…”. La seconda segue la logica del bastone e della carota quando si dichiara “… ottimista per il salvataggio della compagnia di bandiera. C’è il piano, c’è la soluzione, ci sono i soldi, tanto che ho dovuto dire molti no. Certo non si potranno tenere tutti i dipendenti, si cercherà un modo indolore per salvaguardare il maggior numero di persone, ma è chiaro che questa è l’unica operazione che si può fare… Niente bastoni tra le ruote dai sindacati…meglio avere 5000 esuberi che 20000”. Non c’è che dire: la confusione è servita, il panico è diffuso!

Un’altra quasi certezza è quella che ormai Banca Intesa ha di fatto concluso il lavoro di costruzione della cordata ma il discrimine che rende possibile il suo progetto sembra essere la ritrosia di chi deve partecipare alla cordata e delle banche (compresa la sua) che devono mettere i soldi in “questa” Alitalia, mentre sarebbero disponibili ad entrare in partita se si trattasse di investire soltanto nella parte “buona” dell’azienda. Il che equivale a dire: commissariamento, debiti ed esuberi nella bad company, soldi freschi nella newco ed ammortizzatori sociali pagati dallo stato. Berlusconi sembra resistere perché dopo tutte le sue dichiarazioni politicamente questa sarebbe una sconfitta ma il contrasto sta bloccando l’intera operazione. Questo è quel che si apprende informalmente, ma di certo non c’è assolutamente nulla.

Il 30 luglio condividiamo un comunicato stampa con le segreterie nazionali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: “… La vicenda Alitalia necessita di una chiara e diretta assunzione di responsabilità del Governo che si esprima con assoluta chiarezza e metta fine alla indiscrezioni quotidianamente diffuse dagli organi di informazione … Lo stesso Berlusconi che oggi parla genericamente di sacrifici, solo due mesi fa ha determinato il fallimento della trattativa con Air France ritenendo inaccettabili i sacrifici richiesti dal piano francese condividendo alcune obiezioni sindacali… è sorprendente come da troppe parti istituzionali, imprenditoriali e finanziarie si continuino a prospettare soluzioni più o meno attendibili e fantasiose alla vicenda Alitalia senza che i diretti interessati lavoratori e sindacati vengano messi a conoscenza di alcunché… Abbiamo ribadito più volte che il solo modo per affrontare seriamente la questione è rappresentato dall’avvio di un confronto serio, ufficiale e trasparente per rilanciare l’Alitalia e l’intero sistema del trasporto aereo italiano e finora l’unica risposta da fonti istituzionali è stata il silenzio. Siamo stanchi di leggere ed inseguire indiscrezioni che alimentano tra i lavoratori e sul mercato nervosismo e tensioni, complicando ancor più il momento più delicato della storia dell’Alitalia. O si è in grado di aprire un confronto ufficiale o è meglio tacere… Il piano è la condizione essenziale per aprire una trattativa e per rendere credibile e percorribile la successiva ricerca di una alleanza internazionale senza la quale nessuna compagnia aerea può rimanere sul mercato… Basta quindi con gli esercizi stucchevoli che rischiano di avere solo conseguenze negative, senza favorire in alcun modo la soluzione della vertenza che interessa direttamente migliaia di lavoratori ed investe l’intero trasporto aereo del Paese”.

Il primo agosto Alitalia dichiara che la liquidità al 30 giugno è di 375 milioni, quindi non sembra ci sia tutta questa necessità di correre, visto anche che la stagione estiva produrrà certamente un maggiore introito. Ma la macchina è in corsa e Berlusconi ed i suoi non fanno altro che dichiarare che siamo vicini alla soluzione della questione Alitalia e che la compagnia ripartirà in attivo di bilancio. Giustamente gli risponde Antonio Di Pietro che riferendosi a Berlusconi dichiara: “la smetta di prendere in giro gli italiani. Una nuova compagnia vuol dire una nuova società che per definizione non può che partire in attivo. Il problema è che fine faranno la vecchia compagnia e i dipendenti”.

Il 4 agosto avviamo la seconda fase della procedura di conciliazione e raffreddamento avente per oggetto la “Mancanza totale di comunicazioni su situazione Alitalia”, evidenziando che: “La scrivente ha inviato una lettera in data 21 Luglio 2008 con richiesta d’incontro … relativamente alla mancanza di confronto con il management di Alitalia sulla situazione della Compagnia. Non avendo ricevuto alcun riscontro ad oggi, ritiene esperito con esito negativo la prima fase ed è a richiedere un incontro con pari tematica alle Istituzioni competenti quale seconda fase della medesima procedura. Sicuri che sia interesse comune di tutte le parti interessate attivare tutti i canali comunicativi e di confronto in una fase come l’attuale, caratterizzata da un numero abnorme di indiscrezioni allarmanti e allarmistiche, rimaniamo in attesa di una Vostra convocazione”.

Sempre il 4 agosto inviamo a Berlusconi, Letta, Tremonti, Matteoli e Sacconi un documento sintetico ma molto esplicativo con il quale evidenziamo come non sia il costo del lavoro il problema di Alitalia.

Anche se non esistono dati e notizie ufficiali, le voci di migliaia di esuberi fanno tremare non soltanto noi ma anche le autorità responsabili degli enti locali del Lazio. È infatti evidente che la stragrande maggioranza di questi esuberi è rappresentata da dipendenti che vivono in questa regione ed ai quali sono collegati, direttamente ed indirettamente, altre migliaia di lavoratori dell’indotto e questo provocherebbe un impoverimento notevole del reddito da lavoro in un settore trainante a livello nazionale concentrato soprattutto nel Lazio. Queste forti preoccupazioni inducono il presidente della Regione Lazio Marrazzo ad organizzare un un tavolo permanente di confronto tra Regione, Comune di Roma, Provincia e organizzazioni sindacali che immediatamente produce anche un documento da tutti condiviso con il quale si chiede chiarezza sul piano e di prevedere la presenza di tutti gli interlocutori istituzionali e sindacali nel confronto con il governo.

Ma chiarezza non c’è e l’informativa di Tremonti in parlamento prevista per i primi di agosto slitta addirittura al 10 settembre. Anche il CdA di Alitalia slitta al 29 agosto e non è sufficiente certo la dichiarazione ottimistica di Berusconi del 5 agosto a diradare le nubi che si stanno concentrando sulla compagnia e su chi ci lavora: “… faremo un altro miracolo e regaleremo all’Italia una sua, profittevole, compagnia di bandiera…”. Dei “miracoli” di Berlusconi ne faremmo piacevolmente a meno!

I ritardi e il rinvio a settembre sono in effetti figli dell’incertezza sull’alleanza internazionale che ondeggia tra Air France e Lufthansa, dei timori degli imprenditori che dovrebbero partecipare alla cordata, delle difficoltà di Banca Intesa nel costruire un’aggregazione che abbia un senso ed un rapporto positivo con Air One, soprattutto dell’incapacità di disegnare un progetto industriale efficace. Tutto questo, insieme alla notizia che si sta lavorando alla modifica della legge Marzano, non crea chiaramente tra i lavoratori e neanche al nostro interno, la speranza in una soluzione positiva della vertenza, ma l’assurdo è che non si riesce neanche a far emergere le nostre preoccupazioni che riguardano l’assetto e il piano industriale e conseguentemente il problema occupazionale.

Il 13 agosto decidiamo di uscire con un comunicato stampa provocatorio. “ALITALIA: UN MINUTO DI SCIOPERO PER RIFLETTERE…MOLTO MENO PER REAGIRE – Il giorno 6 settembre tutto il personale del gruppo Alitalia si fermerà per un minuto, dalle 12,00 alle 12,01.

Uno sciopero che merita grande attenzione perché esprime la grande preoccupazione dei lavoratori e perché potrebbe essere foriero di ben altre iniziative. In questi lunghi mesi, dopo l’uscita dalla scena di Air France, la vicenda Alitalia ha occupato le pagine dei giornali ed ha infiammato il dibattito politico, tra l’ipotesi di scorporo in due società, una nella quale lasciare le passività e la nuova, candidata a rappresentare le nuove speranze del trasporto aereo nazionale, l’italica fenice. Gli elementi di contorno si sono ossessivamente concentrati sul numero degli esuberi, una grottesca lotteria nella quale le migliaia di “eccedenze” elencate, dalle 4000 alle 8000 unità, venivano indicate come il prezzo da pagare per il futuro rilancio. Sappiamo bene che i problemi di Alitalia non risiedono tanto nel numero degli organici né nel costo del lavoro, ma ad oggi sembra che gli strumenti allo studio ripercorrano le strade di sempre… Se non verranno fornite risposte esaurienti e convincenti i lavoratori non esiteranno a far sentire la loro voce ed impiegheranno molto meno di un minuto per bloccare l’intero trasporto aereo”.

Il 19 agosto, scrivo come coordinatore nazionale SdL una lunga ed articolata “Lettera aperta ai Lavoratori del Gruppo Alitalia, al Governo, alle altre Organizzazioni sindacali, alla stampa ed ai Partiti”. Riprendo i dati del documento già inviato al governo con il quale si evidenziava “… che il mercato italiano è molto appetibile ed ha una previsione di sviluppo molto più alta degli altri Paesi europei, che il numero dei lavoratori Alitalia rispetto agli aerei è assolutamente più basso di quello dei competitori stranieri e che la produttività è molto più alta sia rispetto agli aerei in flotta, sia nei confronti del fatturato…“. E poi cerco di cogliere un po’ tutti i temi del momento. “Troppi esperti si stanno pronunciando da troppo tempo sui problemi e sul futuro di Alitalia: molti sono assolutamente a digiuno di trasporto aereo, ma fanno i tuttologi di professione e altri, al contrario, sono veramente esperti, ma evidentemente in alcuni casi gli interessi che rappresentano non coincidono con quelli di Alitalia e sembra stiano facendo di tutto per far fallire ogni ipotesi di rilancio della compagnia e del settore. Da “informato dei fatti di 20 anni di crisi Alitalia”, dalla parte di un sindacato, SdL intercategoriale, prima SULT, che non è mai stato interno a logiche partitiche e di potere, posso dire e dimostrare che le possibilità di salvataggio e di sviluppo di Alitalia ci sono e sono molte più delle probabilità di veder fallire la compagnia di bandiera…

…Alitalia deve essere rilanciata.

  1. Perché il trasporto aereo in Italia è uno strumento di sviluppo ed accompagna una serie di attività industriali, commerciali e, non ultimo, il turismo. Perché il trasporto aereo in un paese industrializzato deve fare sistema, integrarsi e lavorare in modo sinergico con queste altre attività e rappresenta quindi un settore strategico che non può essere totalmente o prioritariamente disgiunto dall’obbiettivo di programmazione economica dello Stato.
  2. Perché il mercato del trasporto aereo in Italia è quello che in Europa ha più necessità e possibilità di sviluppo, anche perché vive da anni in una situazione di sottodimensionamento. Un mercato appetibile che, nonostante l’eccesso di sfiducia e le ripetute valutazioni negative che puntualmente emergono dai maggiori “esperti economici”, nei passati mesi ha fatto scatenare i maggiori competitori, convinti ormai che Alitalia fosse sulla strada del fallimento.
  3. Perché in ogni sistema maturo di trasporto aereo deve esistere un vettore di riferimento che operi almeno nei tre principali segmenti del mercato: il nazionale, l’internazionale e l’intercontinentale…
  4. Perché chi fa realmente e concretamente trasporto aereo non può basarsi sul “prendi i soldi e scappa” come fanno molti piccoli vettori e le low cost in Italia, ma deve investire e fare programmi che durano anni…

…che cosa si dovrebbe fare per rilanciare il trasporto aereo italiano e l’Alitalia? Aumentare la massa critica della Compagnia attraverso acquisizioni/accorpamenti societari, per raggiungere una quota del mercato nazionale almeno del 70%. Una forte ricapitalizzazione che è possibile se si considera che il mercato del trasporto aereo, oltre a dover continuare ad essere un settore strategico per il Paese, è complementare ad altri settori industriali, al commercio ed al turismo. Attraverso sinergie è possibile costruire un progetto con risorse finanziarie adeguate che coinvolgano vari soggetti industriali e finanziari, senza che lo Stato esca definitivamente dal capitale dell’Alitalia.

  1. Un’alleanza internazionale forte da ricercare o tra le grandi compagnie aeree europee, o di Paesi non europei che potrebbero costruire sinergie e complementarità con Alitalia….
  2. La logica e “l’ossessione” fondata sulla riduzione dei costi (soprattutto quello del lavoro) operata negli ultimi dieci anni ha privato l’Alitalia di competenze professionali ed è fallita dal punto di vista industriale. Si deve invece intervenire prioritariamente sui ricavi varando una decisa politica di sviluppo, intervenendo comunque anche sui costi fissi aziendali, spesso fuori controllo, come sull’organizzazione aziendale. Nell’ambito di un Piano Industriale degno di questo nome, lo sviluppo dei voli intercontinentali è indispensabile per aumentare ricavi e ridurre la concorrenza delle compagnie low cost sui settori domestico ed internazionale. Qualsiasi piano industriale che non preveda questo tipo di opzione è destinato al fallimento nel breve-medio periodo. È indispensabile inoltre il rinnovamento della flotta che opera direttrici nazionali ed internazionali, oggi vecchia e caratterizzata da alti consumi, allo scopo di migliorare la redditività…
  3. Mantenimento dell’attuale assetto societario, attuando le necessarie razionalizzazioni: quindi presidio e controllo dell’intera filiera industriale, così come avviene nelle principali compagnie europee. Il controllo delle attività del Gruppo oltre a garantire la puntuale operatività e gestione diretta dei processi produttivi, in condizioni di massima sicurezza, possono rappresentare attraverso il conto terzi, elemento importante per l’economia aziendale anche nei periodi di congiuntura negativa dovuta a fattori esterni.
  4. Il sistema aeroportuale italiano è da riformare, realizzando un reale coordinamento ed un’effettiva programmazione.
  5. Si devono rivedere completamente le norme che consentono alle compagnie low cost di fare concorrenza sleale rispetto agli altri vettori, di percepire aiuti di stato indiretti attraverso enti locali e società di gestione aeroportuali…
  6. Il sistema aeroportuale più articolato, cioè quello lombardo, dove Linate, Malpensa, Bergamo, Brescia, Verona etc.. sono spesso direttamente in concorrenza tra loro, necessita di un piano nazionale degli aeroporti che definisca quali tra di essi è da considerare e trattare in modo prioritario…
  7. Tutto ciò, collegato a molti altri aspetti che interessano il sistema di controllo, di regolazione e di supporto al trasporto aereo, devono essere sostenuti da un forte indirizzo politico ed amministrativo e ciò non può essere fatto se non attraverso il Ministro dei Trasporti…
  8. Il tema della gestione del personale è importante in tutte le aziende dei servizi. I lavoratori del trasporto aereo e del Gruppo Alitalia vivono da troppo tempo in una situazione di assoluta incertezza con una realtà di precarietà ormai insostenibile, una produttività più alta di tutti i competitori europei ed il mancato rinnovo dei contratti. E questo disagio è ancor più appesantito da un clima esterno che dipinge i lavoratori ancora come dei privilegiati. Ma senza l’entusiasmo e la professionalità del personale qualsiasi rilancio di Alitalia è destinato a percorrere una difficile strada in salita…
  9. Le relazioni industriali vanno radicalmente ripensate, eliminando quelle storture che denunciamo da anni e procedendo a correzioni in termini di chiarezza nei rapporti e nelle competenze che verrebbero valutate positivamente dagli stessi lavoratori…

Le voci che arrivano in questi ultimi giorni di agosto sono preoccupanti e stanno creando una tensione fortissima tra i lavoratori. Non vorremmo trovarci, tra qualche giorno o qualche ora, a fare i conti con un “prendere o lasciare”, come è già avvenuto con la situazione Air France di pochi mesi fa… Vogliamo uno sviluppo sano e duraturo: vogliamo comprendere chiaramente e senza equivoci di che cosa si sta discutendo tra Banca Intesa e Governo, per poi analizzare nel concreto il piano industriale. Solo dopo valuteremo e decideremo. Purtroppo, a tutt’oggi, la situazione che si è creata è assolutamente inaccettabile perché il sindacato è del tutto all’oscuro delle linee individuate dal piano che sta predisponendo Banca Intesa e le notizie che trapelano sembrano andare in direzione opposta a quella che vorremmo ed a quella che ho sino ad ora esposto...”.

Tutto inutile, il progetto va avanti e all’osceno mosaico che sembra comporsi di giorno in giorno si aggiungono pezzi sempre più precisi. Ormai è certo che ci sarà una bad company e che Rocco Sabelli sarà l’amministratore delegato delle newco. Banca Intesa ha ormai completato la “raccolta” delle adesioni alla “chiamata” di Berlusconi e la modifica della legge Marzano è ormai in dirittura d’arrivo. Police e gli altri attuali amministratori di Alitalia hanno ottenuto da Tremonti la manleva per evitare responsabilità sull’intera operazione e così il 29 il CdA potrà approvare la procedura di amministrazione straordinaria. Alitalia è praticamente morta!

Il 25 agosto Sabelli incontra gli altri soci per illustrare l’ormai famigerato ma ancora sconosciuto piano Fenice. Colaninno ha deciso di partecipare con un forte investimento e potrebbe così diventare presidente di Alitalia. Carlo Toto, sicuramente deluso da come sono andate le cose e dal ruolo del suo ex alleato Corrado Passera, ancora deve decidere se partecipare o meno ma sicuramente venderà Air One alla nuova società. Se tutti questi pezzi del mosaico andranno rapidamente al loro posto si procederà alla immediata costituzione della newco che a sua volta farà una proposta di acquisto a quel che resterà della vecchia Alitalia. Poi chiaramente c’è lo scoglio sindacale ma, conoscendo i nostri polli, ci aspettiamo che prima o poi si arrivi ad una chiusura dell’intera vicenda. Certo si parla di migliaia di esuberi e quindi ci aspettiamo e speriamo in una tenuta delle altre organizzazioni sindacali, almeno per ridurne il numero.

Il 26 agosto con un comunicato stampa rinnoviamo l’invito al governo a confrontarsi con il sindacato prima di prendere decisioni irreversibili ed a bloccare le voci sui numeri al lotto riferiti agli esuberi: prima di tutto vogliamo parlare del piano industriale. E il giorno dopo, consci comunque della china che sta prendendo tutta la partita, con un altro comunicato stampa precisiamo anche che: “… è bene chiarire che per quanto ci riguarda la trattativa è assolutamente aperta, da iniziare e da definire, e non accetteremo soluzioni a scatola chiusa. Nell’ambito della vertenza, e pur non ritenendo che il Piano e l’assetto societario previsto siano quelli da noi condivisi, si dovrà comunque tener conto delle condizioni di almeno 3 “gruppi di lavoratori”, a prescindere dalla loro collocazione attuale – 1) L’assetto futuro dovrà in ogni caso prevedere un futuro garantito per tutti i lavoratori del Gruppo, eventuali esuberi dovranno essere accompagnati alla pensione con le dovute garanzie. 2) I lavoratori non potranno essere penalizzati nei livelli contrattuali, in quanto il costo del lavoro è abbondantemente inferiore alla media europea mentre la produttività espressa è superiore ai livelli dei migliori competitori europei. Di contratti di lavoro si parlerà in una seconda fase, nell’ambito di una normale trattativa contrattuale. 3) Andrà inoltre affrontato il problema rappresentato dalle migliaia di precari esistenti nel Gruppo Alitalia ai quali deve essere fornita la possibilità di un progetto di stabilizzazione. Questi lavoratori non possono assolutamente essere considerati ai margini, o addirittura estranei al progetto di rilancio della compagnia. …”.

I segnali che arrivano attraverso la stampa di ora in ora sembrano però sempre più confermare le peggiori voci che si sono rincorse in questi ultimi due mesi. Peggio, se possibile, i “salvatori” della cordata impongono anche altre condizioni. Prima di tutto la revisione radicale dei contratti di lavoro che si vorrebbero uguali a quelli Air One, poi un ricorso massiccio alle esternalizzazioni di attività. Il tutto benedetto da un decreto urgente del governo che autorizzi la divisione in due di Alitalia con la nuova azienda che si chiamerà CAI, Compagnia Aerea Italiana.

Nel frattempo si rifà viva Air France che chiaramente non è mai stata assente in tutta la vicenda ed insieme a questo rinnovato interesse le altre compagnie europee affilano le armi e la Commissione europea annuncia interventi se nell’ambito del processo di nascita della nuova compagnia si fosse in presenza di possibili aiuti di stato.

Gianni Letta indica Augusto Fantozzi, ex ministro nei governi Dini nel 1995 e di quello Prodi nel 1996, quale commissario. Il sessantottenne avvocato dovrebbe quindi gestire l’operazione di rottura dell’Alitalia per conferire poi parte dell’attività e degli asset alla CAI.

Le migliaia di esuberi, la riduzione della flotta, delle rotte servite, dei voli intercontinentali tagliati, del costo del lavoro da ridurre drasticamente, sono tutti elementi che scaturiscono da alcune semplici, tragiche ed assurde considerazioni che emergono dal piano non ancora ufficiale ma che evidentemente viene fatto girare “sapientemente” ed a piccole dosi alla stampa. CAI sarebbe concentrata “…sui voli a breve e medio raggio che contano per l’85% del traffico italiano…“, abbandonando la logica hub, riducendo i voli intercontinentali e riequilibrando tale attività tra Fiumicino e Malpensa. Si crea quindi una rete “punto a punto” e oltre ai due aeroporti principali del Lazio e della Lombardia l’attività e il personale vengono decentrati su altre quattro basi, Venezia, Torino, Napoli e Catania. L’obiettivo diventa quello di creare “…un campione nazionale, leader sul mercato domestico, con ambizioni intercontinentali da sviluppare grazie a un’intesa internazionale…”.

Quest’analisi, questi elementi del piano Fenice ci fanno tremare i polsi perché si tratta esattamente di quello che non bisognerebbe fare per rilanciare Alitalia. Si ridimensiona nuovamente la compagnia. Si abbandona di fatto l’attività intercontinentale, cioè l’unica sulla quale possiamo competitivi, e si costruisce un vettore nazionale che si confronterà inutilmente con le low-cost. Si parcellizza la già esigua attività intercontinentale senza dotarla di sviluppo e di un hub di riferimento, rimandando il futuro sviluppo alla definizione di un’alleanza internazionale. Che in pratica significa che porteremo passeggeri ad Air France (?) che li porterà in tutto il mondo e ne ricaverà soldi e sviluppo. Tutto ciò rappresenta un suicidio industriale che produrrà un massacro sociale di dimensioni bibliche.

Il 28 agosto un comunicato congiunto delle strutture di base di terra e di volo di SdL così si esprime. “… Saranno pure indiscrezioni di stampa, ma il quadro che ne consegue apre uno scenario pesantissimo per il futuro della compagnia di bandiera e per migliaia di lavoratori… Aldilà di ogni peggiore aspettativa, le indiscrezioni riportate, dimostrerebbero ancora una volta la più completa cecità politica e industriale che si potesse immaginare. La flotta della “nuova” Alitalia ridurrebbe la compagnia a poco più di un vettore regionale, in stretta concorrenza alle low cost che da sempre hanno trovato nel nostro paese il maggior indice di penetrazione nel mercato del trasporto aereo. Si abbandonerebbe quasi del tutto il lungo raggio, unico segmento, che per ovvi motivi non subisce la spietata concorrenza dei vettori a basso costo, e sul quale tutti i maggiori vettori europei hanno basato il proprio rilancio e consolidamento. Si prefigura da tali scelte l’abbandono di pezzi importanti delle attività del gruppo, quali ad esempio la manutenzione pesante e attività quali informatica, call center ecc., indebolendo anche dal punto di vista industriale il vettore, scelta che dilapiderebbe capacità professionali riconosciute da tutte le parti e produrrebbe migliaia di esuberi. Si sbandierano tagli economici e normativi durissimi, facendo finta di non sapere che i livelli contrattuali sono già assolutamente competitivi rispetto a tutti gli altri vettori. Si dimentica che il personale del Gruppo da almeno un decennio sta pagando sulla propria pelle il prezzo di una crisi generata dalla latitanza della politica e da scelte industriali sbagliate. Il tutto poi per consegnare, una volta portato a termine il progetto, il mercato italiano e quel che rimarrebbe del vettore, a partner stranieri (guarda caso Air France o Lufthansa). Se tutto ciò dovesse essere il MIRACOLO dell’on. Berlusconi allora il ricorso a immediate forme di lotta sarà inevitabile. Il Governo apra subito il confronto con il Sindacato per avviare una trattativa seria che tenga conto delle ragioni delle OO/SS e delle lavoratrici e lavoratori del Gruppo Alitalia, una trattativa vera che non si riduca alla gestione degli esuberi così come qualcuno vorrebbe intavolare…”.

Sono chiare le dinamiche, gli strumenti e gli obiettivi insiti nell’attività di un imprenditore privato: fare soldi, sfruttare il più possibile i lavoratori, tentare di scaricare più costi possibili sul pubblico in caso di ristrutturazione, entrare in competizione con i propri concorrenti ed utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per vincere ed imporsi sul mercato di riferimento. In questo piano industriale, a prescindere paradossalmente da come andrà a finire a noi lavoratori, è invece assurdo ritrovare troppi elementi in contrasto con gli obiettivi propri di un imprenditore che vuol far soldi. Si consegna la nuova compagnia ad uno scenario di assoluta non concorrenzialità rispetto ai vettori concorrenti, ci si chiude in un mercato (quello nazionale) assolutamente saturo dalle low cost e in procinto di essere occupato anche dall’alta velocità delle Ferrovie, si abbandona il ricco mercato intercontinentale e si preannuncia un’alleanza internazionale che assorbirà e si impossesserà di gran parte del traffico da/per altri continenti. Industrialmente impercorribile, assolutamente suicida! Eppure questa”cordata” è piena di imprenditori. Possibile che siano tutti così sprovveduti o forse il loro è soltanto un finanziamento a perdere richiesto dal “capo azienda” di Palazzo Chigi in cambio di altre partite che stanno giocando con il governo su altri tavoli e in altri ambiti industriali? Possibile che CAI sia considerata dai più un salvadanaio dove depositare soldi che daranno i loro frutti in altre situazioni? Uno scambio, per capirci.

Il 28 agosto il consiglio dei ministri approva la modifica della legge Marzano e un ulteriore particolare decreto. In sintesi si prevedono modifiche alla normativa sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, deroghe alle norme antitrust per i problemi derivanti dalla fusione con Air One e tutele per i piccoli risparmiatori. Nello specifico, il commissario straordinario, che per Alitalia sarà Fantozzi, potrà cedere ad un acquirente da lui individuato e con trattativa privata, vari asset dell’impresa. Il prezzo sarà fissato da una perizia e non potrà essere inferiore a quello di mercato. Air France, come prevedevamo, dichiara di essere “… pronta a prendere una partecipazione minoritaria nella nuova società a fianco degli investitori italiani riuniti da Intesa Sanpaolo…”. Il cerchio si sta chiudendo.

Le reazioni di tutti i sindacati alle notizie sul piano industriale sono assolutamente negative e le dichiarazioni pubbliche dell’opposizione politica e delle istituzioni locali del Lazio sono altrettanto ferme e preoccupate nel giudizio. Pesante, anche se in parte sottotraccia, lo scontro all’interno del governo tra Lega e Alleanza Nazionale, con quest’ultima preoccupata delle ricadute occupazionali a Roma e nel Lazio. Inutile e come sempre grottesca e fuori dalla realtà, la difesa di Berlusconi che descrive come positiva la soluzione prospettata per Alitalia: si tratta “dell’unica alternativa al fallimento”. Poi ritorna alla dichiarazione più volte ripetuta ed altrettante smentita “…la fine della trattativa con i francesi non fu colpa nostra, che eravamo all’opposizione, ma dei sindacati…”.

Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ci convoca per la sera del 1° settembre: una convocazione che parla da sola perché se ti convoca il titolare del lavoro non si parlerà di piano ma soltanto delle sue conseguenze sui dipendenti.

Il 29 agosto, firmato da tutte e nove le organizzazioni sindacali del settore, esce un comunicato stampa. “… A circa 24 ore dall’annuncio dato alle agenzie di stampa oggi abbiamo ricevuto la convocazione da parte del Ministero del lavoro di via Flavia per lunedì prossimo alle ore 18.00. Sembra quindi una convocazione diversa da quella che servirebbe, non a Palazzo Chigi sul Piano Industriale, ma al Ministero del lavoro, e non è un problema formale. Tale incontro infatti non può che prendere in esame la strumentazione degli ammortizzatori sociali a disposizione. La nostra posizione è nota: non abbiamo alcuna intenzione di accettare un confronto esclusivamente circoscritto alla gestione degli esuberi. Il sindacato non accetterà di essere relegato alla esclusiva gestione degli effetti sul lavoro di un piano sconosciuto. Rivendichiamo il diritto a confrontarci preventivamente sui contenuti industriali del progetto. Il giudizio verterà sul profilo industriale del Piano di impresa: perimetro aziendale, network, flotta, qualità e quantità del lavoro. Cosi come è, a nostro giudizio, necessario un intervento di riassetto dell’intero sistema Trasporto Aereo ad iniziare dagli aeroporti. A giudicare dalle indiscrezioni della stampa – ribadiamo che il governo ha evitato qualsiasi confronto ad ogni livello sindacale fino ad oggi – e dalle dichiarazioni di esponenti di governo, c’è da essere molto preoccupati. Se le indiscrezioni venissero confermate ne risulterebbe una azienda fortemente ridimensionata, troppo leggera e troppo circoscritta alle attività di medio raggio per poter prefigurare una ragionevole prospettiva di rilancio …

Ancor prima dell’incontro con Sacconi la stampa “ci informa” che gli ammortizzatori sociali previsti saranno di 7 anni, un’enormità che ci conferma che il numero degli esuberi previsti dal piano sarà molto vasto. Un’ulteriore conferma arriva da Passera che, come aveva fatto Air France ad inizio anno, dichiara che “…l’accordo con i sindacati è necessario per il piano…”. Nuovamente sotto ricatto: o accetti o si chiude l’azienda!

Con 314 milioni in cassa, il Consiglio di amministrazione di Alitalia il 29 agosto dichiara lo stato di insolvenza al tribunale di Roma e richiede il commissariamento. Come previsto, a seguito della formalizzazioni nel CdA, Berlusconi tira fuori dal cassetto e firma il decreto già pronto da settimane con la nomina del commissario straordinario nella persona di Augusto Fantozzi.

Tra i lavoratori in queste ore cala un silenzio spettrale. Non si vuol credere che Alitalia, dopo 61 anni di vita, sta per chiudere i battenti e quel che ne uscirà, quella “Fenice” rinata, sarà nel migliore dei casi la brutta copia miniaturizzata della precedente compagnia di bandiera. Noi sinceramente ci sentiamo quasi disarmati da una situazione che si è evoluta in modo così rapido e senza la possibilità di dire la nostra e far valere le necessità del lavoro. Non è più un problema di Air France si – Air France no: ora si tratta di Alitalia si – Alitalia no, di lavora si, lavoro no. Siamo attrezzati per reagire anche se le armi sono spuntate e ci rendiamo conto che alla fine ci ritroveremo soli a difendere il “fortino”, come è sempre accaduto. Ma questo non toglie che si debba reagire e cercare sino alla fine almeno di condizionare un percorso che sarà sicuramente pesante e doloroso per tutti noi lavoratori.

Il clima tra la Cgil e il governo e Cisl e Uil non è dei più sereni in questi mesi e forti sono le tensioni interne anche all’interno della stessa confederazione e con la Fiom. Lo scontro si ripercuote in modo molto meno acceso nella Filt Cgil, la Federazione dei Trasporti, da sempre molto più vicina alle consorelle dei trasporti di Cisl e Uil. In questa fase però il Segretario generale della Cgil Epifani sembra avere intenzione di mantenere una posizione più rigida anche nella vertenza Alitalia. Così il nuovo Segretario generale della Filt Franco Nasso, di fatto anche insieme a Fabrizio Solari che ha lasciato la Filt a giugno, devono mantenere un comportamento molto distante da Cisl e Uil. Noi da mesi abbiamo un’interlocuzione diretta con Solari, almeno da gennaio di quest’anno ed ora allacciamo un rapporto anche con Nasso. La logica è semplice e comunque piena di ostacoli. Sappiamo che da soli non riusciremo a bloccare o comunque ad ostacolare e condizionare quel che ci sta cadendo in testa nella vicenda Alitalia. Per certi versi quindi l’atteggiamento più rigido della Cgil è da utilizzare, almeno sino a quando lo manterranno. Sull’altro versante, ma con la stessa estrema certezza che non durerà a lungo, possiamo contare su una posizione di Anpac e Avia che per motivazioni tutte relative al proprio specifico microcosmo, appaiono meno accondiscendenti di Cisl, Uil, Ugl e Anpav. Se riuscissimo a saldare queste esigenze diverse tra loro e anche dalle nostre ma che rappresentano però la stragrande maggioranza di piloti e assistenti di volo ed una fetta più che consistente dei dipendenti di terra, forse in qualche modo si riuscirà ad allungare i tempi ed a condizionare in modo significativo quel che sta venendo avanti. Una strada ed una tattica difficile ma probabilmente l’unica da percorrere.

2 Comments

  • Claudio Cariani Posted 19 Gennaio 2021 14:03

    Quanta amarezza rileggendo questo passaggio che riguarda ladine di AZ . Passerà. Che salva banca intesa con il beneplacito del governo a sfavore di Alitalia . Ancora più deluso da colleghi che rimasti in alitalia pensavano e dicevano : ora tutto è cambiato , via i jurassici e nuova vita alla compagnia.

    • Fabrizio Tomaselli Posted 19 Gennaio 2021 16:37

      Si, triste come tutto quell’anno maledetto, purtroppo il frutto avvelenato di decenni di errori manageriali e politici.

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