Capitolo 24  –  2006 Cimoli prosegue nell’opera di distruzione di Alitalia
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Inizia il 2006 e sembra che in borsa tutti siano entusiasti del nuovo volto societario di Alitalia. I nuovi soci, tra i quali la Banca centrale norvegese, i fondi Walter Capital Management e Mellon Financial sono considerati molto positivamente dagli operatori. Il 3 gennaio il titolo arriva a sfondare il +10% e viene sospeso per eccesso di rialzo. Coloro che invece non sono assolutamente soddisfatti sono i lavoratori. Tutte le organizzazioni sindacali chiedono allora un nuovo confronto con Cimoli e con il governo. Noi più semplicemente confermiamo lo sciopero del 19 gennaio. I rialzi in borsa si ripetono nei giorni successivi: si tratta di speculazioni finanziarie ma anche della convinzione che si possa riaprire il capitolo dell’alleanza con Air France.

Prosegue anche la partita su Volare che secondo il progetto di Cimoli dovrebbe diventare la low-cost del gruppo Alitalia. Un’idea che sembra non dispiacere a Cgil, Cisl e Uil e che viene contrastata da Air One che presenta un ricorso alla magistratura. Nella gara che dovrebbe concludersi entro il 15 gennaio Alitalia è al primo posto con un’offerta di 38 milioni di euro, seguita proprio da Air One che ne ha offerti 29 milioni.

Nel confermare lo sciopero di 24 ore del 19 gennaio che si inserisce nell’ambito della vertenza generale che ci vede su posizioni contrapposte a quelle dell’attuale vertice aziendale, soprattutto per la mancanza di un concreto Piano di Rilancio per l’intero Gruppo, evidenziamo anche che le stesse manovre intorno all’acquisizione di Volare per farne la compagnia low-cost, forniscono una chiara rappresentazione della confusione e dell’incapacità industriale del management. Infatti, “invece di costruire intorno ad Alitalia un polo di riferimento complessivo dei maggiori vettori italiani per riacquisire consistenti quote di mercato domestico, il vertice Alitalia preferisce sprecare tempo, soldi ed energie per fare la guerra ad i suoi potenziali alleati”. Un’operazione, quella dell’acquisto di Volare che ricorda quello di tre anni fa di un’altra compagnia quasi fallita, la Gandalf, che non ha certo prodotto alcun risultato positivo.

Il 10 gennaio è previsto un incontro di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Unione Piloti con l’azienda che slitta al 12 e poi viene annullato dai sindacati che confermano lo sciopero del 19 gennaio. Anpac, Anpav e Avia sembrano invece apprezzare le scelte dell’azienda. Un manicomio! Poi Berlusconi tira fuori una delle sue frasi tombali di sostegno a Cimoli: “Abbiamo trovato il miglior amministratore possibile e l’abbiamo spostato su Alitalia”. Pensa gli altri che cosa sono, almeno secondo il Berlusca.

Il 13 gennaio facciamo uscire un comunicato che confermando lo sciopero del 19 gennaio, riassume sinteticamente una situazione al limite del paradosso. “… basterebbero le bizzarre dichiarazioni del capo del governo, da sole, a giustificare lo sciopero indetto dal Sult. Secondo Berlusconi, infatti l’Alitalia si trova in <Una situazione che abbiamo ereditato dal governo precedente. Noi abbiamo trovato una situazione dovuta alla scelta dell’Authority per la concorrenza che ha ritenuto di liberalizzare totalmente il mercato italiano mettendo in crisi la nostra compagnia. La scelta dell’Authority ha permesso l’ingresso di molte nuove compagnie low-cost mettendo in una crisi difficilissima l’Alitalia, noi siamo entrati quando i danni erano fatti.> Questo ha detto a Porta a Porta, il suo salotto televisivo preferito. Ma poi si è anche lasciato scappare: <Quello che abbiamo potuto fare lo abbiamo fatto, mettendo, ad esempio, lì il miglior amministratore delegato che c’era sul mercato, l’abbiamo spostato su Alitalia, ma poi è venuta una serie di scioperi>. Certo, è sempre tutta colpa degli altri, soprattutto dei lavoratori. Intorno ai quali si è andata via via disegnando una cortina fumogena di minacce, esuberi e violazione degli accordi, cui si è aggiunta la chicca della sospensione dei diritti sindacali del Sult. Il risultato è che è stato distrutto il valore della compagnia, si è andati a una privatizzazione punitiva per gli azionisti, si sono ipotecate le prospettive di sviluppo del trasporto aereo italiano, mentre si sono ridotti i livelli occupazionali e peggiorate le condizioni di lavoro. Il caro e capace ing. Cimoli ha fatto quello che sapeva fare: arroganza, un po’ di finanza creativa, una dose massiccia di misure antisindacali, come aveva già fatto alle ferrovie, i cui effetti de <il miglior amministratore delegato> si vedono in questi giorni.

Sul fronte sindacale, l’arroccamento su posizioni miopi, consociative e codine assunte dalle federazioni confederali ha avuto come unico e triste risultato la assoluta nullità verso il progetto Cimoli, e la nascita di un polo corporativo che in questa fase sembra appoggiare l’azienda. Un risultato che brilla di ottusità, inconsistenza, ignoranza dei fatti della politica, dell’economia, nonché delle basilari regole del sindacalismo: credevano di diventare più forti sulle ceneri del Sult, e adesso si trovano gli “autonomi” organizzati in consorteria filo Cimoli. Alle Olimpiadi dell’incapacità i nostri cari “confederali” arriverebbero secondi, tanto da incapaci si sono comportati….”

Nel frattempo Air One sembra decisa ad avviare un forte sviluppo: acquista 30 Airbus 320 che dovrebbero entrare in flotta entro due anni, altri 10 entro il 2009 e, non contenta, anche un’opzione per altri 50 aerei per il 2010. Un miliardo e mezzo di investimenti: dove li prenderanno questi soldi non si capisce veramente. Il 15 gennaio Air One perde il ricorso e il tribunale di Busto Arsizio dice si all’acquisizione di Volare da parte di Alitalia.

Il 16 e 17 gennaio si svolge la due giorni del Sult dedicata alla categoria degli Assistenti di Volo. Un’assemblea/convegno che abbiamo preparato in modo accurato. Un documento importante è alla base del confronto al quale sono invitati i lavoratori, le organizzazioni sindacali e le associazioni e movimenti di categoria. Nostro obiettivo è quello di riaggregare una categoria che sembra pian piano dirigersi verso una frammentazione tanto inconsapevole quanto deleteria. È sufficiente qualche dato per spiegare il caos che si sta generando. Gli assistenti di volo di Alitalia sono circa 4500, compresi i 700 colleghi precari. I sindacati sono 7 Sult, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpav e Avia. Teoricamente 1 sindacato ogni 650 lavoratori. Ma non è neanche così: dei 3700 lavoratori a tempo indeterminato i sindacalizzati sono 2700 e il numero degli iscritti varia dagli oltre 1000 del Sult, ai circa 50 della Uil, mentre le altre sigle si aggirano tra i 100 ed i 400 iscritti. La categoria si è quindi dotata di un sindacato ogni 390 iscritti per un totale di circa 140 sindacalisti, cioè un delegato sindacale ogni 26 lavoratori a tempo indeterminato. Sono da sempre per la massima espressione della rappresentanza dei lavoratori, ma questi numeri mi sembrano veramente eccessivi, soprattutto visti i risultati pessimi che molti di loro producono.

Ma siccome non ci facciamo mancare nulla, oltre ai sette sindacati (di cui uno, il più grande, “disconosciuto”, cioè il nostro), in categoria abbiamo anche 6 “movimenti/associazioni” che a vario titolo rappresentano istanze degli assistenti di volo. L’informazione che arriva a questo punto è veramente caotica: il lavoratore, oltre che dai siti internet e dalle pubblicazioni dei sette sindacati, è raggiunto anche da 5 liste o forum on line, da siti indipendenti e/o di movimenti. Inoltre stanno per essere pubblicati altri due giornali indipendenti di categoria. Va bene la rappresentanza diffusa, va bene anche l’informazione libera, ma sembra che qui si stia esagerando.

La due giorni di lavoro del 16 e 17 gennaio serve quindi per riflettere tutti insieme e per proporre un progetto complessivo costruito su tre gambe. La prima è rappresentata dal confronto sul lavoro e sull’individuazione di ipotesi di modifica delle attuali norme contrattuali che parlino del come e del quanto lavorare. Il secondo pilastro di discussione è la centralità di una ipotesi di costituzione di una rappresentanza sindacale aziendale unitaria, cioè l’RSU. Il terzo elemento che proponiamo è quello della costituzione di un ambito di confronto permanente della categoria. Un’Associazione di tutti che contenga e valorizzi tutte le esperienze professionali e riguardanti la salute e la sicurezza del lavoro. Quindi uno strumento, non sindacale, per confrontarsi e fare informazione, cercando così di sintetizzare molte delle esperienze che si sono create spontaneamente tra gruppi di lavoratori. Un’assemblea che il 16 e il 17 gennaio, proprio a ridosso dello sciopero del 19, non viene partecipata dalle altre organizzazioni sindacali ma che riscuote un notevole successo tra i lavoratori, che è poi l’aspetto a cui teniamo di più.

Il 16 gennaio, mentre noi confermiamo lo sciopero degli assistenti di volo di 24 ore di giovedì 19, Lunardi blocca lo sciopero degli altri sindacati, giudicato illegittimo perché indetto dopo la nostra proclamazione. Rimane quindi in piedi solo la nostra azione di sciopero. Dal ministero arrivano forti pressioni per farcelo ritirare ma questa volta non c’è neanche un minimo di appiglio per un’azione autoritaria di Lunardi o della Commissione di Garanzia. Da sottolineare comunque che le motivazioni dello sciopero degli altri sindacati confederali, pur essendosi questi ultimi ormai avvicinati alla critica che come Sult facciamo sul piano industriale da oltre un anno, partono però da un presupposto diverso. Noi affermiamo che l’attuale situazione è frutto di ciò che è stato condiviso a Palazzo Chigi nell’ottobre del 2004, mentre gli altri sindacati protestano perché, a loro dire, quanto allora concordato non è stato applicato dall’azienda. Difendono la loro firma su un accordo scaricando le responsabilità su Cimoli che a loro avviso non lo avrebbe applicato. La realtà è del tutto diversa: tutto si può imputare a Cimoli tranne di non essere stato estremamente chiaro a Palazzo Chigi e di aver applicato tale accordo alla lettera. La situazione è assurda: Cgil, Cisl, Uil e Ugl portano a scioperare il personale di terra il 19 Gennaio a difesa di un accordo e di un piano industriale che di fatto ha posto le basi per la disfatta di tutti i lavoratori e dell’azienda stessa.

Appena lo sciopero inizia e nonostante le tante cancellazioni preventive per recuperare personale, ci rendiamo subito conto che per l’azienda sarà un bagno di sangue. Così riporta il Corriere della sera che cita l’ANSA di quel giorno: “Il sindacato ha deciso di scusarsi anticipatamente per gli inconvenienti che subiranno i passeggeri, «ma l’azione che siamo stati costretti a indire – si legge in una nota – è purtroppo la conseguenza dell’incapacità del vertice dell’Alitalia di gestire il personale in modo efficiente ed intelligente, di dotare l’azienda di un vero progetto industriale, di dare un futuro a quest’azienda e al trasporto aereo in Italia». Gli assistenti di volo incrociano le braccia «per assicurare un futuro alla compagnia, per un vero piano industriale che riporti la Compagnia al ruolo che le compete in Europa». Alla base della protesta di 24 ore inoltre, che non farà decollare 130 voli (74 invece secondo la compagnia), «la difesa dell’integrità e l’unità del Gruppo Alitalia, contro le divisioni e le avventure tipo Volare; la protesta «contro le forzature e le violazioni contrattuali e per costruire un contratto che porti effetti positivi per i lavoratori e per la stessa azienda; per assicurare relazioni industriali corrette e contro le politiche aziendali di esclusione di quei sindacati che non dicono sempre sì». Non solo: il Sult «invita i passeggeri a non mettersi in viaggio nella giornata di oggi» ricordando come «quella di oggi si preannunci come una giornata critica per le relazioni sindacali, con il rischio che si creino forti disagi per i passeggeri». L’atteggiamento di Alitalia «è brutale e cinico: sono state preannunciate cancellazioni preventive, si prefigura l’utilizzo di personale precario in funzione antisciopero, con il rischio di abbassare drasticamente la qualità del servizio ai passeggeri. Alitalia – sottolinea il Sult in un comunicato – cerca di far fallire lo sciopero anche a spese dei passeggeri: i lavoratori e i passeggeri Alitalia vivono gli stessi problemi creati da una conduzione aziendale senza prospettive, sono in balia di un management senza scrupoli»”. Alle 13 l’azienda comunica i suoi dati riguardanti 113 cancellazioni (contro le 74 previste) ma sono già molte di più quelle reali. Cgil, Cisl, Uil e Ugl indicono assemblee per il personale di terra e dalle 10 alle 18 il caos operativo aumenta. Nonostante l’ordinanza di Lunardi queste sigle sindacali scelgono di non far lavorare i lavoratori e indicono un’assemblea permanente per domani. Certo che quando noi tentiamo di evitare i divieti di sciopero ci arrivano multe da paura: a loro mai nulla. Ma questa volta meglio così. Forse ci si accorgerà che questi sindacati, il governo e anche gran parte dell’opposizione hanno sbagliato a dare l’Alitalia in mano all’uomo dalle guance rosse. Alla fine della giornata le cancellazioni sono più di 200, delle quali 163 a Fiumicino, cioè oltre il 60% dei voli, escludendo quelli compresi nelle fasce orarie garantite. Forti ritardi per un altro centinaio di voli. In serata diamo del somaro a Cimoli. “…tutti hanno creduto che Cimoli fosse un cavallo di razza, la politica prima di tutti. Lui ha pensato che i lavoratori fossero muli da soma senza spina dorsale. Alla fine è diventato chiaro che lui, in materia di trasporto aereo, è un somaro. Purtroppo in molti, compresi gli altri sindacati, hanno creduto all’asino che vola. Lo sciopero di oggi dimostra che il Sult ha avuto ragione sin dall’inizio quando non ha sottoscritto alcun accordo con l’asino che credeva di volare”. Alle 18 Cgil, Cisl e Uil, Ugl prolungano sino alle 16 del giorno dopo la protesta dei lavoratori di terra. È guerra con Cimoli e con il ministro Lunardi che minaccia punizioni esemplari: “Violano la legge e non hanno aderito all’ordinanza con la quale avevo disposto il differimento ad altra data dell’ astensione dal lavoro.” Gli risponde il sempre rivoluzionario (a parole) Mauro Rossi della Filt Cgil Trasporto aereo: “L’esecutivo deve assumersi la responsabilità di una gestione aziendale che sta bruciando risorse pubbliche: l’ultima ricapitalizzazione, un miliardo di euro, è stata finanziata in buona parte dal Tesoro, in altre parole, dai cittadini. Il management sta portando l’Alitalia alla chiusura. Non saranno le bugie di Cimoli né le precettazioni del ministro Lunardi a fermare la protesta”. È incredibile sentire queste parole mentre solo qualche settimana prima era in perfetta linea con la dirigenza aziendale, anche quando decideva di estrometterci dal tavolo della trattativa. Gli fa eco il segretario della Fit Cisl Lombardia, Dario Balotta che sicuramente avrà un futuro radioso: “…è possibile che proclameremo una agitazione permanente. Anche i lavoratori del Nord hanno aderito in modo compatto allo sciopero. Era inevitabile. È il risultato della politica di rifiuto del confronto da parte dell’ azienda spalleggiata dal governo”. Il giorno dopo interviene anche la Commissione di Garanzia: “È illegittimo“. Ma la protesta dei lavoratori di terra, anche i nostri, continua. Continuano assemblee e blocchi più o meno spontanei che creano forti disagi e numerose cancellazioni di voli.

Inviamo una lettera aperta a Cgil, Cisl e Uil alle quali proponiamo un confronto immediato sui temi da noi sostenuti da tempo: disdetta dell’Accordo di Palazzo Chigi del 6 Ottobre 2004 e di quelli conseguenti relativi alle varie categorie e avvio di una mobilitazione generale di tutti i lavoratori del Gruppo su obiettivi chiari, cioè quelli che avevamo tutti condiviso prima che loro sottoscrivessero l’accordo a Palazzo Chigi. Intervengono direttamente anche i capi in testa Epifani, Pezzotta e Angeletti che inviano un secco messaggio al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta: “Reiteriamo richiesta incontro urgentissimo sulla situazione del gruppo Alitalia preoccupati della situazione di crescente tensione che si sta determinando. Certi che anche lei stia seguendo con attenzione l’evolvere della vertenza, attendiamo un suo tempestivo cenno di riscontro“.

Cancellazioni e disagi proseguono anche per i giorni successivi, mentre per il 23 è previsto un altro sciopero fuori le regole: la situazione sta precipitando. Il 20 per un’ora viene bloccata anche la ferrovia veloce che collega l’aeroporto a Roma. Picchetti di lavoratori si stabiliscono ai varchi doganali anche di sabato e domenica. Il nostro sciopero degli assistenti di volo del 19 gennaio ha fatto da catalizzatore di una protesta ancor più vasta che Cgil, Cisl e Uil cercano di cavalcare ma che ora sembra sfuggirgli di mano. Oder Procacciante, tanti anni fa nostro compagno del Coordinamento assistenti di volo ed ora responsabile Cgil del personale navigante, dichiara: “Se si rispettassero le previsioni di legge potremmo scioperare solo a maggio, tenuto conto della tregua imposta dai giochi olimpici invernali di Torino”. Chissà, forse un ritorno di fiamma in ricordo dei tempi andati del Coordinamento o più semplicemente un atto di autodifesa rispetto alle pressioni del governo. Sicuramente la seconda che ho detto!

Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, come sempre molto americanamente, dichiara: “L’esecutivo faccia la sua parte, per riprendere un filo di sano confronto.”. Ma che vuol dire? Il governo si fa vivo comunicando la disponibilità per un incontro urgente per mercoledì 25 gennaio: ma è tardi. L’Alitalia non ce la fa ad assicurare l’operativo dei voli e si rischia il blocco totale.

Le notizie sui risultati economici del Piano si fanno di giorno in giorno più negativi, confermando quel che da soli affermavamo e che fino a pochi mesi fa venivano confutati non solo dall’azienda e da Cimoli, ma anche dal governo e dalle altre organizzazioni sindacali. Il 2005 si chiuderà con forti perdite e le previsioni per il 2006 sono altrettanto negative. Lo dice anche la Deutsche Bank che afferma che la situazione è negativa per varie cause. Dall’aumento del petrolio che ha significato per la compagnia un aggravio di circa 400 milioni alla competizione con le low cost e con le principali concorrenti straniere e all’instabilità politica ed economica dell’Italia.

Anche nel Governo non sembra abbiano tutti la stessa posizione ma è Epifani che sta nei guai anche con il contratto dei metalmeccanici, a gettare acqua sul fuoco. Ad un giornalista che gli chiede se bisogna cambiare Cimoli ed il vertice dell’Alitalia, risponde: ”No, non è questo il punto, anche se il management, per quanto di valore, viene da esperienze professionali maturate in altri settori, diversi da quello del trasporto aereo. Purtroppo se non si riescono a valorizzare le professionalità interne, le conseguenze sono anche queste. Nell’azienda c’è un eccesso di disorganizzazione nelle grandi e nelle piccole cose, dai turni degli equipaggi, ai programmi di investimento”.

Domenica 22, nonostante ci sia lo stop alle proteste dichiarato da Cgil, Cisl e Uil e Ugl e sia bloccato anche lo sciopero che doveva partire lunedì 23, le cancellazioni dei voli sono 120. Per mercoledì 25 gennaio è previsto l’incontro con il governo ma il 23 Maroni si scaglia pesantemente contro il sindacato e conferma fiducia a quel Cimoli che aveva precedentemente molto criticato. Conferma che stride con le voci che iniziano a trapelare in modo sempre più rumoroso di una perdita di circa 200 milioni per il 2005. Non stiamo parlando di una piccola realtà ma di un’azienda che conta attualmente 20.000 dipendenti e 176 aerei, che tocca 22 aeroporti italiani, 42 in Europa e 28 nel resto del mondo. Il ministro del lavoro apre la bocca ma chiude occhi ed orecchi, nonostante lo stesso giorno delle sue affermazioni vengano ancora cancellati 250 voli degli 800 programmati.

Il Sult non è invitato all’incontro con il Governo e gli altri sindacati che avevano sottoscritto l’Accordo del 6 Ottobre 2004 ed il Piano Industriale dell’Ing. Cimoli. Ce lo aspettavamo ma richiediamo comunque un incontro in forma separata.

Mentre la situazione dei voli il 24 gennaio sembra anche peggiore dei giorni precedenti, con aerei a terra in mancanza di manutenzione, nel Governo si litiga su Alitalia. Matteoli e Alemanno più cauti, Sacconi e Maroni più duri. Come al solito ci pensa Berlusconi a far pendere la bilancia verso il mal tempo. Con una dichiarazione allucinante su “Radio anch’io”: “C’è una situazione difficile. C’è da fare un intervento deciso, addirittura manu militari nei confronti di coloro che si oppongono… Credo si dovrà forse arrivare… Cerchiamo di evitarlo perché poi possono succedere tragedie … l’attenzione del governo è assoluta … chi oggi sciopera, soprattutto i sindacati della sinistra e alcuni partiti della sinistra come Prc, non tengono conto del diritto dei cittadini”. Non c’è che dire, un vero statista accorto, democratico, con molte idee e tanta confusione in testa.

Ma anche Alemanno non si fa scrupolo di attaccare il Sult in un’intervista su La7: “… non avendo firmato l’accordo di Palazzo Chigi (il SULT) non può essere convocato ed è per questo che è ancora più importante valorizzare il ruolo dei sindacati che hanno firmato e quindi evitare di mettere in una situazione di disagio e difficoltà ma valorizzare chi partecipa al risanamento proprio per non dare spazio a chi invece sta giocando allo sfascio…”. Quindi siamo noi che “giochiamo allo sfascio” e non il governo e Cimoli. Siamo alla follia!

Nonostante la mobilitazione in atto, l’intervento dei mamma santissima di Cgil, Cisl e Uil e quello del sindaco Veltroni, del Presidente della Provincia di Roma Gasbarra e del Presidente della Regione Marrazzo, dall’incontro del 25 a Palazzo Chigi tra il Governo e le altre Organizzazioni Sindacali non emerge assolutamente nulla di nuovo: di fatto una convocazione per tentare di bloccare la protesta in atto e fissare un nuovo incontro per il 1° febbraio

Il 25, su richiesta della Presidenza del Consiglio che convoca anche noi al tavolo governativo il 27 gennaio, revochiamo lo sciopero del personale di terra che avevamo indetto per il 30. Il 27 incontriamo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Chiaramente anche dal nostro incontro non emerge assolutamente nulla e ribadiamo quindi le nostre proposte ormai arcinote a Cimoli e al governo stesso. Ma loro, come si suol dire… se ne fregano.

La mobilitazione ed i disagi continuano anche il 25 gennaio con 175 cancellazioni e il 26 con 170 cancellazioni. Il 26 Cimoli invita ad un pranzo che doveva rimanere segreto, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti all’Hotel Mellini, nel quartiere Prati. Quel che dice poi Cimoli descrive molto bene sia la sua figura, sia la coerenza dei tre leader sindacali: “La situazione è complicata ma vi assicuro che non era mia intenzione mettere in campo una politica ostile al sindacato confederale”. Dopo le bastonate serve una leccatina e poi arriverà la nuova bastonata. Tutti contenti: i tre perché possono rivendicare una vittoria, il governo che tira a campare e si preoccupa delle elezioni e Cimoli che continua a campare allegramente. All’aiuto di Letta a Cimoli, condito da qualche rimprovero e dall’enunciazione del valore che il governo da alla soluzione della vertenza Alitalia, fa eco la dichiarazione di Tremonti: “… l’ Alitalia è una buona società con buone potenzialità … il piano Cimoli è l’unico modo per salvarla…”. Amen!

Il 30 gennaio il tribunale di Roma accoglie il ricorso presentato da Air One contro l’acquisto di Volare da parte di Alitalia che, a sua volta annuncia un reclamo. Si parla chiaramente dell’uso illegittimo del prestito ponte di 400 milioni concesso dallo Stato. Si arriverà all’annullamento della gara di acquisto? Vedremo, ma sembra sempre di più una telenovela a puntate con molti lati oscuri: chissà se riusciranno a diradarsi anche queste nebbie in un prossimo futuro.

Anche l”incontro del 1° febbraio, come era facile prevedere, non produce nulla di concreto se non quello di fissare un ulteriore incontro entro una decina di giorni. D’altra parte siamo ormai in piena campagna elettorale, con un parlamento quasi sciolto e le elezioni alle porte. È più che scontato che Berlusconi non decida concretamente nulla di nuovo sulla partita Alitalia, anche perché onestamente c’è da rilevare che non c’è stata alcuna proporzionalità tra gli obiettivi confusi e vaghi proposti da Cgil, Cisl e Uil e la pesantezza della mobilitazione attuata.

In un’audizione alla Camera Cimoli riprende forza e oltre a giudicare “maledetti” gli scioperi che si sono verificati nei giorni scorsi, se la prende con i sindacalisti: “Se un sindacalista mi dà dell’imbroglione lo denuncio e così se dice che perdiamo 270 milioni … sto cercando di tutelarmi con i nostri avvocati perché queste notizie ci fanno soltanto del danno“. Mah! Chissà se nel prossimo futuro avrà veramente bisogno di avvocati.

Il 4 febbraio Renata Polverini diventa la segretaria nazionale dell’Ugl. Emblematico e da non credere che la prima donna che diventa leader di un sindacato e allo stesso tempo la più giovane segretaria nazionale (43 anni) viene da un’esperienza e da un sindacato dichiaratamente di destra. Ed emblematico è anche il fatt che mentre Cgil, Cisl e Uil hanno sostenuto la scelta di Alitalia di far fuori il Sult dalle trattative, gli stessi leader calpestino oggi la prassi che li aveva visti escludere la Cisnal dai loro tavoli di confronto con le aziende e la pubblica amministrazione. Di più, partecipano in queste ore proprio al Congresso dell’Ugl che incoronerà la Polverini al suo vertice.

Mentre la partita Alitalia si fa sempre più dura, ci troviamo a far fronte ad un altro impegno importantissimo che abbiamo costruito da oltre un anno: non ci facciamo mancare mai nulla e sembra sempre più reale la battuta che ci vorrebbe molto più efficienti quando siamo sotto pressione. Sarà pure vero, ma come è faticoso! Il 24 e 25 febbraio si svolge a Roma il Congresso del SULT. Obiettivo fondamentale è quello di approvare il percorso di ulteriore allargamento del sindacato e cioè la costruzione insieme al SinCobas e alla CNL di un nuovo soggetto sindacale non più limitato all’intervento nei trasporti ma che avrà una portata intercategoriale e aggregherà lavoratori del pubblico impiego e del privato. Il primo giorno è dedicato alle singole categorie e così noi del trasporto aereo affrontiamo non solo il tema generale della costruzione del nuovo soggetto sindacale intercategoriale, ma anche tutti i problemi che si sono sviluppati nel nostro settore, a cominciare proprio dalla decisione di Alitalia di escludere il Sult degli assistenti di volo dalle trattative e da ogni altro diritto sindacale, comprese le trattenute economiche. Fatto quest’ultimo che sta producendo seri problemi all’intero sindacato, visto il peso rilevantissimo che la nostra categoria ha all’interno del Sult. Io e Vincenzo Siniscalchi ci occupiamo più in generale del SULT nazionale e quindi anche del processo di unificazione con SinCobas e CNL, mentre Andrea Cavola e Paolo Maras, insieme a Francesco Staccioli e a tanti altri delegati e delegate, gestiscono direttamente il settore del trasporto aereo ed il suo indotto. Andrea Cavola apre il Congresso del trasporto aereo del 24 febbraio descrivendo una situazione critica dal punto di vista organizzativo, economico e politico che sta provando sensibilmente tutti i delegati. Una situazione che però si scontra con le aspettative che i lavoratori nutrono rispetto al nostro lavoro sindacale e la conseguente crescita continua del Sult. Così sono riportati l’inizio e la conclusione del suo intervento iniziale nel verbale del Congresso. “Il Congresso si apre in una forma strana: da un lato grandi ambizioni politiche per continuare la strada intrapresa tre anni fa di allargamento con le altro OO.SS. di base; dall’altro grande difficoltà del SULT… L’unificazione con CNL (autoferrotranvieri) e UCS Raramente è riuscita l’unificazione di organizzazioni sindacali di base. Oggi si va verso un’ulteriore unificazione con Sincobas e CNL complessivo. Le trattative sono state portate avanti da Vincenzo Siniscalchi e da Fabrizio Tomaselli. Stiamo cercando di contribuire a costruire qualcosa di diverso nell’ambito del sindacalismo di base. Le modifiche nel mercato del lavoro, la globalizzazione, ci portano a compiere questo sforzo ambizioso. Non commettiamo l’errore di sentirci il centro del mondo; ma qualcosa di diverso e importante sta nascendo…. Dobbiamo ritrovare entusiasmo. È un dovere verso i lavoratori che a noi guardano. Il consenso reale che ha il SULT è tre volte tanto rispetto alle iscrizioni. Non ci possiamo permettere di essere stanchi nei confronti dei lavoratori precari e in nero. Abbiamo il dovere di mantenere ciò che è stato conquistato per noi e che giornalmente perdiamo.”. Il secondo giorno, il 25 febbraio, il Congresso prosegue i suoi lavori con la partecipazione dei delegati di tutti i trasporti. Questo il documento conclusivo approvato con un solo voto contrario dal Congresso nazionale SULT. “Documento ConclusivoIl Congresso Sult, riunito a Roma il 25 Febbraio 2006, approva il Documento Congressuale e considera prioritario il percorso intrapreso insieme a SinCobas e CNL per la costituzione di un nuovo sindacato unitario ed intercategoriale da realizzarsi attraverso la fusione dei soggetti interessati. Nell’ambito di tale progetto dovranno essere valorizzati gli aspetti unitari ed intercategoriali sia a livello nazionale, sia territoriale, come anche le necessarie autonomie di carattere negoziale ed organizzativo delle singole aree e/o comparti costituenti il sindacato. Il Congresso conferisce mandato al Coordinamento Nazionale SULT a sviluppare in tempi rapidi, anche attraverso la Segreteria Nazionale ed insieme ai rappresentanti di SinCobas, CNL e di ogni altro soggetto sindacale che ne condivida obiettivi e finalità, tutti gli aspetti sindacali, organizzativi, legali ed economici inerenti il percorso di unificazione. Al termine di tale analisi il Coordinamento Nazionale SULT presenterà il lavoro svolto a questo Congresso che si riaggiornerà entro il mese di Giugno 2006, per confermare o meno l’odierna decisione congressuale di unificazione. Il Congresso, nel ribadire l’importanza strategica e politica del percorso intrapreso per contribuire alla ricomposizione di un sindacato unitario e di base, impegna tutti gli organi dirigenti, i rappresentanti e gli iscritti al SULT alla realizzazione del nuovo progetto sindacale. Il Congresso impegna l’intera Organizzazione sui temi contenuti nel Documento Congressuale, a partire dalla difesa e dallo sviluppo del salario, dell’occupazione, della salute e della sicurezza. Altri temi fondamentali sui quali è necessario intervenire sono: il nuovo Piano Generale dei Trasporti, il tema del precariato – anche promuovendo leggi regionali che mirino alla stabilità dell’occupazione -, la democrazia e la rappresentanza sindacale, il diritto di sciopero, la questione morale, lo sviluppo della partecipazione dei lavoratori, la lotta alla criminalità organizzata che blocca l’economia e lo sviluppo ed inquina i rapporti sociali, la questione meridionale e l’introduzione di adeguate clausole sociali nell’ambito di quelle situazioni nelle quali si renderanno necessarie, al fine di garantire i livelli occupazionali e le condizioni normative e salariali dei lavoratori. Importante è inoltre lavorare per lo sviluppo dell’organizzazione interna e della comunicazione, sia a livello nazionale, sia territoriale. Il Congresso impegna il sindacato nella campagna nazionale in atto per la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sul ripristino della scala mobile e quindi per il recupero del salario dei lavoratori.

Finito il Congresso ci ributtiamo nella mischia della bolgia Alitalia, se mai ne fossimo usciti. Tra mobilitazione bloccata, campagna elettorale, questione Volare, sali e scendi del titolo in borsa e qualche giochino sottobanco tra azienda e sindacati, saltano gli appuntamenti per un nuovo incontro. Ma i conti non vanno bene e soprattutto non vanno come afferma Cimoli. Poi c’è una forte contestazione sul confronto tra i dati del 2004 e quelli del 2005 che migliorano ma non delle quantità annunciate dal capo azienda. Il confronto con i due anni precedenti è impossibile perché il perimetro aziendale è diverso, come diverso è il numero di dipendenti. Insomma Cimoli prova ad infiocchettare una situazione che invece di positivo ha ben poco. Tutto questo avviene proprio a ridosso della nuova riunione del 28 febbraio tra i soliti sindacati, l’azienda ed il governo. Nonostante queste contraddizioni evidenti e la mancata soluzione di qualsiasi tema all’ordine del giorno, nella riunione del 28 febbraio sembra che il clima, a detta dei presenti e della stampa, sia migliorato. L’incontro però non si svolge a Palazzo Chigi ma al ministero delle attività produttive di Claudio Scajola. Una scelta di basso profilo decisa sicuramente da Letta e Berlusconi. Poco più di un’oretta di incontro che, per chi conosce questo tipo di confronti, equivale ai convenevoli, alle dichiarazioni iniziali e ai saluti di coda senza nulla in mezzo. Tutti hanno però convenienza ad affermare che il clima è diverso. Lo dice Fabrizio Solari, segretario generale della Filt-Cgil,: “… clima positivo … avevamo posto due questioni e cioè ripristinare la validità delle intese e un confronto di merito. Oggi abbiamo solo ripristinato le intese…”. Anche il segretario generale della Fit-Cisl Claudio Claudiani è della stessa opinione: ”…Si avvia un confronto strategico che si annuncia importante… “. Non poteva mancare il giudizio positivo del padrone di casa Claudio Scajola: “L’ incontro si è svolto in un clima di grande collaborazione. Dal 14 marzo si verificherà nel merito quanto è necessario fare per il rilancio dell’Alitalia in un clima di rapporti più sereno … un’opera di risanamento che sta andando avanti con il fondamentale contributo fornito dai lavoratori in termini di produttività e costo del lavoro”. E va bene così allora, se sono tutti contenti, anche Scajola a cui serviva sicuramente un po’ di pubblicità prima delle elezioni.

A metà marzo altro capovolgimento di fronte sulla questione Volare. Il Tribunale questa volta dà ragione ad Alitalia e Scajola assegna ad Alitalia la gara per la vendita del gruppo Volare ma l’Air One di Carlo Toto ricorre all’Antitrust guidata da Antonio Catricalà.

Il 1 di aprile ci consegna i dati definitivi della situazione finanziaria di Alitalia che possono riassumersi in pochi numeri. L’indebitamento netto del gruppo peggiora del 6,9% (61 milioni) e si porta ad un totale di 951 milioni di euro. Il bilancio del 2005 si chiude con una perdita del risultato consolidato negativo per 167 milioni. Ma evidentemente non c’è alcun problema, visto che il nostro caro Cimolon dei Cimoloni ha visto raddoppiarsi la sua “busta paga” ad oltre 3 milioni di euro: il doppio di quanto guadagna il capo azienda della Lufthansa. Qualcuno pensa al solito pesce d’aprile ma invece è la verità. Niente da dire visti i risultati eccezionali che sta macinando in Alitalia. O no!

Il 9 e 10 aprile si svolgono le elezioni politiche ed il centrosinistra sul filo del rasoio vince le elezioni in un paese formalmente spaccato in due ma che di fatto vede forze politiche che, salvo alcune realtà più piccole a sinistra, parlano la stessa lingua dal punto di vista economico e degli equilibri internazionali. In effetti se si sommano i voti di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi, per la prima volta quest’area politica supera il 10% dei voti e si candida a governare insieme al calderone dell’Ulivo di Prodi. Subito dopo le elezioni iniziano a circolare le voci delle sostituzioni delle cariche nelle grandi aziende pubbliche o partecipate. Si parla anche di una sostituzione di Cimoli, ma il nuovo governo prima dovrà decidere che cosa fare di Alitalia e quindi prende tempo. Comunque girano voci dei possibili sostituti alla guida di Alitalia: Giovanni Sebastiani, fino al 2001 direttore generale della compagnia aerea e poi passato a Meridiana, Maurizio Basile anche lui con un passato da dirigente Alitalia.

Il 21 aprile indiciamo 24 ore di sciopero degli assistenti di volo. Vediamo se il nuovo governo che si farà tra poco seguirà la stessa strada di discriminazione nei nostri confronti.

In coincidenza con il 1° maggio torniamo alla carica contro Ryanair con una denuncia alla magistratura. In collaborazione con l’Officina, l’Associazione degli assistenti di volo da poco costituita a seguito dell’iniziativa che avevamo preso nel convegno di Gennaio, trascriviamo e traduciamo una trasmissione televisiva inglese che ha svelato di aver “infiltrato” due giornaliste tra le assistenti di volo di Ryanair per 5 mesi, scoprendo non pochi difetti e carenze che, se risultassero veri, metterebbero in serio pericolo la sicurezza del trasporto aereo, dei passeggeri e dei lavoratori. Un lavoro che seguo e al quale contribuisco personalmente, visto che anche la prima denuncia alla magistratura e alle istituzioni che avevamo fatto contro Ryanair era stata curata da me.

Il 15 maggio Giorgio Napolitano viene eletto Presidente della Repubblica e il 17 maggio si forma il secondo governo Prodi.

Sempre a metà maggio le contorsioni di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e UP riprendono e in attesa del nuovo governo si cimentano nuovamente nella richiesta di sostituzione di Cimoli. Questa volta però è anche l’Anpac che alza la testa, probabilmente perché sente odore di una diversa politica del governo. Arriva il nuovo governo con Alessandro Bianchi ministro dei Trasporti, indicato dai Comunisti Italiani che afferma subito “Un cambio al vertice della compagnia è necessariamente in discussione”. Noi questa dichiarazione la prendiamo come positiva ed a conferma di ciò il titolo in borsa cade del 10%.

Certo a me, iscritto a Rifondazione comunista dalla sua nascita (non rinnoverò l’iscrizione l’anno dopo), fa un po’ impressione vedere Fausto Bertinotti Presidente della Camera dal 29 aprile e un governo al cui interno c’è una qualche presenza di sinistra con Paolo Ferrero anche lui di Rifondazione Comunista ministro della solidarietà sociale, Alessandro Bianchi ai Trasporti e Pecoraro Scanio dei Verdi all’ambiente. Ma la composizione del governo non rispecchia certamente gli equilibri esistenti visto anche che il ministero di Ferrero e quello di Bianchi sono stati dimezzati, il primo diventa la “parte povera” del ministero del lavoro e al secondo vengono sottratte le infrastrutture. Rifondazione Comunista accetta questa riduzione della presenza nel governo a fronte della presidenza della Camera: a me questa cosa non piace affatto. Se poi devo dirla tutta, mi aspettavo un diverso peso nel governo e fino a poche ore dalla formazione del governo si prospettava proprio un ministero pesante come quello del Lavoro a Paolo Ferrero e un altro, quello dei Trasporti e delle Infrastrutture, a Ugo Boghetta, il compagno e amico di tante battaglie di questi ultimi anni che lo ha visto al nostro fianco sempre e spesso anche in contrasto con settori del suo stesso partito: un partito troppo filo-Cgil oltre ogni ragionevole analisi politica e sociale. Sono profondamente deluso perché penso che Boghetta avrebbe potuto dare una svolta importante ai trasporti di questo paese e personalmente non avrei esitato a dargli una mano nelle forme più opportune e che lui aveva già ipotizzato. Più in generale penso anche che la folta presenza parlamentare e le contraddizioni che si formeranno sicuramente in una compagine di maggioranza così variegata e composita, avrebbero dovuto privilegiare una reale e forte presenza nel governo e non la carica di presidente della Camera dei deputati.

Il 23 maggio il Consiglio di Stato sospende la vendita di Volare ad Alitalia, dando ragione ad Air One che aveva ricorso contro la precedente ordinanza del Tar del Lazio. Certo che dietro a questa partita sembrano celarsi interessi più ampi di quelli che possono leggersi nelle carte ufficiali. Qualche giorno dopo lo stesso Consiglio di Stato dà nuovamente torto ad Alitalia e vieta i voli della compagnia per la Sardegna. E poi dicono che quest’Alitalia è favorita dallo Stato: tra ricorsi, una certa stampa e le agevolazioni alle low-cost, sembra si stia sviluppando un fuoco concentrico e continuo su Alitalia. I lavoratori Alitalia impiegati negli scali sardi non aspettano certo l’autorizzazione per bloccare voli ed iniziare una forte mobilitazione in difesa del loro lavoro.

Riconfermiamo lo sciopero del 17 giugno e allo stesso tempo scriviamo una lunga ed articolata lettera indirizzata a Prodi, Alessandro Bianchi, al Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, al Ministero dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, al Ministro del Lavoro e Previdenza Sociale Cesare Damiano, al Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, al Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti e a quello del Senato Franco Marini, ai Segretari e Presidenti dei Partiti dell’Unione ed ai ai rispettivi Responsabili Trasporti, Economia e

Lavoro. Una lettera con la quale esponiamo le nostre posizioni sulla questione Alitalia e facciamo proposte concrete per la sua risoluzione, evidenziando altresì la completa sfiducia per l’attuale management e in primo luogo per Cimoli. Chiediamo anche un incontro direttamente al Ministro Bianchi. Lo incontriamo quasi subito su suo invito. Devo confessare che mai avevo incontrato una persona così onesta e trasparente in una posizione di alta responsabilità di governo. Talmente trasparente da risultare a volte ingenua nelle proprie considerazioni politiche. Veramente un professore ed urbanista prestato alla politica. Ci dà subito l’impressione di essere abbastanza avulso dal sistema politico e ancor di più dai meccanismi di carattere sindacale. Cerchiamo di fargli un quadro generale di come si muovono i sindacati nei trasporti e non solo in Alitalia ed arriviamo anche a porgli il problema della nostra esclusione dai diritti sindacali ad opera di Alitalia. Su questa questione rimane veramente stupito di come la discrezionalità aziendale possa incidere così tanto nella dialettica, nel confronto e nello scontro sociale. Ci promette di informarsi accuratamente anche su questa questione e dopo qualche ora di piacevole, cordiale ed interessante scambio di opinioni e di informazioni lasciamo lo studio del Ministro.

L’8 giugno una delegazione di cui fa parte Vincenzo Siniscalchi, il Coordinatore nazionale del SinCobas Paolo Sabatini, il Segretario nazionale della CNL Aurelio Speranza è ricevuta dal Presidente della Camera Fausto Bertinotti. Molta condivisione politica sui grandi temi e sul lavoro, clima amichevole ma anche consapevolezza che il governo di centro sinistra, compresa quindi Rifondazione, punta molto su un rapporto preferenziale con la Cgil e con Cisl e Uil. Niente di nuovo chiaramente. È ormai un classico che i governi di destra cerchino di massacrarci per quel che come sindacati di base pensiamo, diciamo e facciamo, mentre quelli di centro sinistra fanno lo stesso, anche se il “rapporto dialettico” è differente. Insomma, forse meglio capire subito e chiaramente come la pensa chi ti sta davanti, piuttosto che renderti conto dopo con chi avevi a che fare. Comunque anche in quest’incontro nel quale presentiamo il processo di fusione delle nostre tre sigle, cerchiamo di esporre le nostre posizioni e la necessità di un approccio diverso, se non altro da parte della terza carica dello stato.

A seguito dell’incontro con il ministro Bianchi si muove la situazione rispetto al problema del ritorno al riconoscimento della nostra struttura degli assistenti di volo da parte di Alitalia. Dopo contatti con la stessa azienda e poi con il gabinetto del Ministero, Bianchi ci comunica la disponibilità di Alitalia dopo le sue sollecitazioni a risolvere il problema. Il 12 giugno si concorda un protocollo che sottoscriviamo, insieme all’Alitalia e al Ministro Bianchi con il quale finalmente, dopo 10 mesi, Alitalia ci restituisce tutti i diritti sindacali di cui si era appropriata immotivatamente il 5 agosto del 2005.

VERBALE DI ACCORDO – Il giorno 12 giugno 2006 presso il Ministero dei trasporti, si sono incontrate l’Alitalia ed il S.U.L.T. ed hanno convenuto quanto segue. La delicata fase che sta attraversando l’azienda e l’intero settore del trasporto aereo, impone alle parti un alto senso di responsabilità nel costruire un confronto positivo ed adeguato alle necessità. Conseguentemente le parti si impegnano a riprendere immediatamente normali relazioni industriali in tutti gli ambiti del Gruppo. Il S.U.L.T. , pur non avendo condiviso il Piano Industriale presentato a Palazzo Chigi il 6 ottobre 2004 ed alcuni successivi accordi sottoscritti dall’azienda e dalle altre OOSS nell’ambito degli assistenti di volo, prende atto della loro operatività. Al fine di migliorare il clima tra azienda e lavoratori e per contribuire a realizzare obiettivi concreti e positivi per l’Alitalia e per i lavoratori stessi, il S.U.L.T. conferma comunque la disponibilità per la revisione e/o una migliore applicazione di parte delle suddette pattuizioni ed è pronto ad un confronto immediato sui temi relativi alla categoria. L’Alitalia, valutando positivamente la volontà del S.U.L.T. di riaprire un serio confronto e prendendo atto della forte rappresentatività che il sindacato esprime tra gli assistenti di volo, ritiene superato il contenzioso esistente che ha portato all’esclusione dalle trattative e dall’esercizio dei diritti sindacali. In tal senso l’Alitalia, riconoscendo al S.U.L.T. le prerogative di sindacato firmatario del contratto di lavoro stipulato il 18 settembre 2004, ripristina tutti i diritti sindacali preesistenti. Alitalia e S.U.L.T., inoltre, concordano sull’esigenza di avviare, predisponendo con tutte le OOSS e le Associazioni di categoria, nei tempi tecnici necessari, il lavoro di stesura contrattuale, che ricomprenda tutti gli accordi. L’Alitalia, a titolo di positiva ripresa del confronto, decide: 1) annullare tutti i procedimenti disciplinari derivanti da diverse interpretazioni contrattuali e/o posizioni di singoli lavoratori derivanti da indicazioni sindacali; 2) riesame immediato e congiunto, come previsto dal CCL, dei licenziamenti effettuati a partire dal settembre 2004, legati a situazioni di morbilità; 3) disponibilità, d’intesa con le altre OOSS, a valutare transazioni individuali di carattere volontario, sulle cause collettive in corso, a cominciare da quella sulla riparametrazione delle ferie. Il S.U.L.T., nel prendere atto positivamente quanto deciso dall’Alitalia, e confermando la necessità di un confronto complessivo ed immediato, si impegna ad attuare le seguenti decisioni: 1) ritiene superato il contenzioso legale sulla materia relativa al riconoscimento del sindacato; 2) ritiene superato il contenzioso legale sulla materia relativa alla validità ed applicabilità complessiva dell’accordo 25 febbraio ai lavoratori non firmatari dell’accordo stesso. Le parti convengono, inoltre, sull’esigenza di dare avvio alle procedure per il confronto entro il corrente mese di giugno. Il Ministro, preso atto della positiva conclusione della riunione, ha invitato il S.U.L.T. a valutare l’opportunità di mantenere in vita lo sciopero del 17 giugno p.v.. Il S.U.L.T., nel ringraziare il Ministro per l’attenzione posta nella ricerca delle soluzioni positive oggi concordate, dichiara la revoca dello sciopero del 17 giugno 2006.”.

Insomma, si riottengono i diritti sindacali senza alcuna reale e concreta contropartita. Anzi si porta a casa anche la soluzione di un numero imponente di provvedimenti disciplinari. Sarà che Cimoli in questa fase è debole, che abbiamo dimostrato a lui ed anche alle altre organizzazioni sindacali che noi si lavora anche senza permessi sindacali e che è quasi impossibile azzerarci, che il ministro Bianchi è intervenuto con tutto il suo peso nella vertenza, comunque abbiamo portato a casa un risultato insperato sino a pochi mesi fa.

Abbiamo faticato parecchio in questi dieci mesi e devo confessare che a parte pochi di noi e il sottoscritto che in malattia ha svolto una mole di lavoro non irrilevante, a tirare la carretta non sono stati tutti i nostri delegati. Ma ci sta! In pochi abbiamo vissuto la fase dove si lavorava senza neanche un permesso sindacale ed i nuovi delegati hanno invece iniziato la loro attività quando era già in essere il riconoscimento formale del sindacato, con la possibilità di usufruire di alcune giornate al mese di permesso. Trovarsi all’improvviso a dover far fronte ad una situazione di aperto e forte conflitto con l’azienda e con le altre sigle sindacali e saper di non poter contare se non sui propri giorni di riposo dal servizio, non è stata cosa facile. Ma complessivamente ce la siamo cavata alla grande ed abbiamo scoperto anche nuove compagne e compagni che ci hanno dato una mano in questo periodo difficile. Io ho da poco terminato il periodo di lunga malattia e riabilitazione per l’intervento chirurgico al piede. Svolgo le visite, il corso di emergenza di ripresa e posso riprendere anche la piena attività.

Ci rimettiamo tutti subito a correre e macinare iniziative su iniziative. Il 18 giugno organizziamo un’assemblea insieme a SinCobas e CNL sulla raccolta di firme a sostegno dei quesiti referendari contro la precarietà e per il diritto del lavoro.

Una lettera inviata al governo e ai Presidenti di Camera e Senato descrive la situazione Alitalia e la necessità di un progetto complessivo per il trasporto aereo italiano insieme ad un nuovo piano industriale per Alitala che si sviluppi su alcune idee guida. Serve un intervento e un progetto che preveda una specifica missione industriale che possiamo sintetizzare in 5 punti. – 1) Il riorientamento soprattutto verso l’attività intercontinentale dove non ci sono compagnie low cost e dove è importante non solo il costo del biglietto ma anche la qualità del servizio. 2) Una intelligente politica delle alleanze con la ridiscussione del “punto fermo” costituito da Air France. 3) Un mercato europeo fortemente presidiato, mentre quello domestico deve vedere accordi e/o fusioni con altri vettori italiani. 4) Una struttura della flotta con un forte sviluppo degli aerei di Lungo Raggio. 5) Un assetto industriale del Gruppo unitario escludendo spacchettamenti ed esternalizzazioni. Sono inoltre indispensabili corrette relazioni industriali e una nuova e concreta motivazione del personale.

I presidenti dei due rami del Parlamento, Bertinotti e Marini ci rispondono e mettono in moto le rispettive commissioni di Camera e Senato. Il Presidente del Consiglio Romano Prodi invece tace. Chi invece ci risponde indirettamente è il ministro Bianchi con una dichiarazione chiara e determinata: “ … un eventuale nuovo management deve avere indicazioni su prospettive e strategie da perseguire … Sono convinto che anche l’Italia, al pari di altri paesi europei come la Francia e la Germania, debba avere una sua compagnia di bandiera …”. Una dichiarazione che viene però subito contrastata dalla Presidenza del Consiglio. Le voci diventano dichiarazioni e le dichiarazioni fanno emergere una precisa volontà. Altro che compagnia di bandiera, ormai si parla chiaramente di scendere sotto il 49% dell proprietà oggi in mano allo stato e di sviluppare ancor di più il rapporto con Air France. Certo si ventila anche la sostituzione di Cimoli, ormai inviso ai più, ma più che una bocciatura rispetto al suo operato e al suo piano, sembra quasi la ricerca di un capro espiatorio. E chiaro è il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani: “Il problema di Alitalia è semplice, è troppo grande per essere una piccola compagnia e troppo piccola per essere una grande“. Una frase ed un concetto già utilizzati più volte nel passato ma in questo contesto dimostra l’estrema incapacità anche di questo nuovo governo di trovare soluzioni strutturali che assicurino sviluppo ed occupazione. Che ci vorrebbe invece a dire che se con una riduzione in un anno, il 2005, del 10% del costo del lavoro, le cose non vanno bene lo stesso, il problema non sono i lavoratori ma le mancate strategie o quelle sbagliate come la questione Volare? Invece si preferisce addebitare il risultato di un’azienda da poco ricapitalizzata e già nuovamente vicina al baratro al costo del lavoro, agli scioperi, al costo del carburante e alle low cost: come se le cose avvenissero da sole, cadessero dal cielo su ignari e incolpevoli amministratori e gestori politici. Così una Air France che vuole cannibalizzare il mercato italiano riducendo Alitalia ad un vettore regionale ed imporre l’acquisizione dei suoi Airbus in sostituzione degli MD80, diventa di punto in bianco il cavaliere bianco che salverà la “ex compagnia di bandiera”. Follia pura, ne discutiamo al nostro interno e con i lavoratori in tutte le occasioni possibili: di questo passo ci porteranno veramente al baratro e alla fine di quest’azienda e del trasporto aereo italiano.

Il Ministro Bianchi di giorno in giorno si fa più intraprendente. Sulla privatizzazione e su Air France apre ma lo fa con estrema prudenza. “Tutto è possibile, quello che non possiamo fare è mettere all’incanto la compagnia e svendere piccole quote del 51%. Se ci fosse un’ offerta seria e un investitore significativo, nazionale o internazionale, che intenda fare un investimento sulla compagnia, allora dovremmo prenderla in seria considerazione”. E su Air France “… ma anche lì bisogna discutere le condizioni”. Sono aperture che non ci piacciono ma sicuramente diverse dal via libera di altre forze politiche e di altri componenti del governo.

Mentre prosegue l’infinita storia di Volare tra carte bollate e tribunali, gli altri sindacati tuonano contro Cimoli, quasi come se non fossero stati loro a firmargli di tutto. Nei nostri confronti che continuiamo coerentemente a sostenere quel che da soli dicevamo e facevamo un anno fa e ancor prima, cercano di difendersi attaccandoci. Saremmo noi quelli che sono “tornati a Canossa” firmando un verbale con azienda e ministro che ci avrebbe riconsegnato “una manciata di permessi”. Non c’è che dire, veramente esilarante, ma come al solito noi difficilmente evitiamo lo scontro e così si amplifica una polemica pesantissima. Questo è forse un nostro difetto: dovremmo essere più distaccati, più freddi perché rispondere sempre alle loro provocazioni distoglie l’attenzione sui veri temi all’ordine del giorno ma, che volete, questi siamo noi.

Che noi si sia così rigidi, come dice qualcuno, lo dimostra anche il fatto che continuiamo a dire e a scrivere che serve un altro piano industriale e che forse Air France non è l’alleato migliore, proprio mentre tutti gli altri si affannano a promuovere sul campo il futuro successore di Cimoli. Addirittura il Financial Times arriva ad indicare Roberto Colaninno come il manager che potrebbe “mettere un po’ di magia” in Alitalia, visto che “… la compagnia aerea è stata in terapia intensiva negli ultimi dieci anni ma non mostra segnali di recupero …”. Non è che forse abbiamo invece bisogno di cose reali, di provvedimenti seri da parte del governo e di un management concreto? In mancanza di tutto ciò si auspica una “magia”! È lo stesso Colaninno a rispondere al Financial Times:”Prenderò Alitalia per volare, per andare in giro per il mondo, questo sicuramente sì”. Per adesso, evidentemente ora non è interessato ma non si preoccupi il giornale inglese, la sua previsione è in anticipo soltanto di due anni, arriverà anche Colaninno con le sue “magie”.

Oltre a difenderci dagli attacchi strumentali di “colleghi” sindacalisti, dobbiamo intervenire anche per tentare di correggere una campagna stampa contro il presunto “assenteismo” degli assistenti di volo, avviata dopo dichiarazioni di alcuni dirigenti aziendali che non trovano nulla di meglio da fare, e a nostro avviso ne avrebbero, che non scatenare qualche solerte giornalista nella caccia alle streghe contro quei “privilegiati che girano il mondo e guadagnano un sacco di soldi”. Così ricordiamo a questi signori della carta stampata che tipo di lavoro si fa, che rischi si corrono per la propria salute, che incertezze viviamo dentro un’azienda che non è guidata ma è spolpata, che vuol dire essere precari per anni ed anni. Che le difficoltà operative che spesso portano alla cancellazione o a ritardi consistenti sono dovute alla carenza di organici, al fatto che per risparmiare quattro soldi si riduce il personale di riserva. Magari le nostre precisazioni non serviranno a nulla perché i fini di tali strumentalizzazioni sono di altro tipo che non dare un’informazione corretta: ma noi continuiamo con caparbietà a rispondere a questa disinformazione galoppante.

A metà Luglio Bianchi corregge drasticamente quel che aveva affermato ad inizio mese, e non solo su Cimoli: “Il ricambio è nell’ aria così come per le Ferrovie dello Stato. Il compito di Catania è ormai esaurito. Ma la questione non si deve porre soltanto in termini di vertici ma di futuro di queste società”. E su Alitalia e Air France si spinge ancora più avanti: “…Credo sia importante pensare ad un vettore italiano con il tricolore sul timone che non resti un attore isolato nel mondo del trasporto aereo. Quindi no alle liquidazioni e no ad ipotesi di fusione con Air France: in pratica una vera e propria svendita travestita da partnership … Un rilancio della nostra compagnia passa attraverso una nuova alleanza che guardi oltre i confini europei”.

Il 15 luglio si avvia il confronto tra governo e sindacati sui trasporti a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, i ministri dei Trasporti e del Lavoro, Alessandro Bianchi e Cesare Damiano incontrano però soltanto Cgil, Cisl, Uil e Ugl. È una decisione tutta politica imposta dai DS e dai vertici sindacali che non piace evidentemente a Bianchi che subito dopo incontra sia noi sia le altre sigle sindacali. In entrambi gli incontri si annuncia l’avvio dei lavori della “Cabina di regia” che dovrebbe affrontare i vari temi relativi al comparto dei trasporti, a cominciare proprio da Alitalia. A seguito della prossima convocazione revochiamo lo sciopero del personale di terra che avevamo precedentemente indetto per il 20 luglio.

Il 19 luglio, dopo parecchi incontri e confronti, si da il via ad un Patto Federativo con l’Associazione GAVI, molto presente tra gli assistenti di volo che operano sulla base di Milano. Il Patto prevede inizialmente un lavoro comune per arrivare entro tre mesi all’unificazione completa all’interno del SULT. Obiettivo comune è anche la costituzione dell’RSU. Si tratta di un passo avanti che ricompone molte delle difficoltà incontrate ad operare sindacalmente a Milano, soprattutto nell’ultimo anno nel quale non potevamo agire al 100% come sindacato.

La “Cabina di Regia” sul trasporto aereo sembra non decolli per tutti. Il governo, nonostante le dichiarazioni di apertura e i protocolli firmati, sembra voglia dialogare soltanto con Cgil, Cisl, Uil e Ugl, lasciando dietro le quinte il Sult e le organizzazioni più rappresentative del personale di volo. Così firmiamo un comunicato stampa unitario con Anpac, Anpav e Avia insieme ai quali rappresentiamo circa l’80% di Piloti e Assistenti di Volo più un 20% del personale sindacalizzato tra i lavoratori di terra. Il comunicato contiene un appello a Prodi e a tutto il governo richiamandolo al rispetto di quanto concordato. Non c’è nulla da fare, anche quando i numeri danno torto alle grandi centrali sindacali, se si ha un “governo amico” si riescono a scalare vette impensabili. Forse più che un governo amico si tratta di un governo di amici.

Le cose non vanno meglio in azienda. Cimoli sembra aver delegato tutta una serie di funzioni a livello esterno, cioè alla Mc Kinsey, la famosa società di consulenza aziendale che da mesi lavora per Alitalia con ricche parcelle. Ma una cosa è fare il consulente finanziario o aziendale, altra cosa è sostituirsi alla dirigenza anche per funzioni di cui non si conosce assolutamente nulla, come ad esempio i contratti di lavoro. È quello che sta accadendo, insieme anche all’adozione di un’applicazione aziendale del sistema IPS di gestione dei turni degli assistenti di volo del tutto atipico e discriminatorio. Una specie di schedatura anche rispetto a questioni legate alla privacy individuale. In pratica l’accoglimento delle richieste del singolo sono subordinate a vari parametri che misurano la produttività del lavoratore e di fatto penalizzano istituti come la tutela della maternità e della paternità, l’assenza per malattia, per l’utilizzo del giorno di riposo aggiuntivo per le donne, l’assenza per cure ai familiari e al tempo stesso premiano la “disponibilità” del singolo a recepire e soddisfare le richieste di maggiore flessibilità dell’azienda, che poi nella maggioranza dei casi vuol dire anche il non rispetto del contratto di lavoro. Denunciamo tutto sia in azienda, sia fuori e al tempo stesso indiciamo uno sciopero per il 7 settembre, primo giorno utile dopo il divieto di scioperare nel periodo estivo. Altro che novità dalla “cabina di regia”, qui sembra che si giri sempre la stessa pellicola. La situazione si fa sempre più pesante anche per i colleghi stagionali. Precari che non possono neanche più essere chiamati giovani, visto che molti di loro arrivano a sei, sette od otto stagioni. Ci commuove, ci fa pensare e anche molto incazzare una lettera che ci scrive una collega in quei giorni. “Sono una assistente di volo Alitalia con contratto a tempo determinato dal 1998, costretta a mantenere l’anonimato per non perdere il mio già precario posto di lavoro. Parlo a nome di tutti i miei colleghi CTD, ormai raggiungiamo il numero di quasi 1200 unità. Ho 36 anni, è da otto anni che vivo il peso del precariato sulle mie spalle, mi chiedo quando tutto questo finirà. Lavoro una media di dieci mesi l’anno, sotto ricatto continuo, senza ferie in godimento, senza scatti di anzianità sullo stipendio, operativa su tre basi di armamento (Roma, Milano, Venezia) costretta ogni volta al trasferimento secondo esigenze aziendali. Discriminata rispetto ai miei colleghi con contratto a tempo indeterminato. Non posso accedere ad un mutuo in banca, non posso permettermi una maternità, perché non tutelata. Posso rinunciare ad un solo contratto, con la seconda rinuncia vengo depennata dalla lista degli stagionali Alitalia. Niente diritti per noi, solo doveri! Qualcuno osa ancora definirlo precariato, io lo chiamo sfruttamento. Vi prego aiutateci a fermare tutto questo! Resto a vostra completa disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento in merito. Ringraziandovi anticipatamente porgo distinti saluti. Una CTD disperata!!!!!!”. Questo è diventato il lavoro dell’assistente di volo: invecchiare da precario sfruttato con il “sogno” di poter arrivare un giorno ad un lavoro normale.

Sulle nomina del nuovo vertice nel governo si litiga e Padoa Schioppa conferma la fiducia a Cimoli nonostante la contrarietà di Bianchi e sembra anche di Di Pietro. Anche tutte le altre sigle sindacali dichiarano lo sciopero per il 7 settembre.

Il 10 agosto il trasporto aereo europeo, e non solo, subisce un blocco quasi totale per i voli verso il Regno Unito: tentativo di attentati terroristici isolano l’aeroporto di Londra dal resto del mondo. Una giornata che ricorda a tutti l’11 settembre ma che si risolve senza vittime. Attentati sventati: 2000 voli cancellati e 400.000 passeggeri senza volo, borse impazzite con perdite enormi per le compagnie aeree. I controlli e la paura fanno il resto con cancellazioni, ritardi e disagi pesantissimi che durano sin dopo ferragosto.

Dopo la metà di agosto si fanno sempre più insistenti le voci di un’acquisizione del controllo di Alitalia da parte di Air France. Un’operazione che viene presentata come uno scambio tra Italia e Francia ma il paradosso è che in realtà si tratterebbe della cessione del sistema del trasporto aereo italiano alla Francia, ”in cambio” della rinuncia al possibile intervento di Enel sulla società energetica francese Suez. Il governo italiano è in possesso del 49,9% di Alitalia e del 32,2% di Enel che vorrebbe acquisire Suez. Il governo francese ha invece il 18% di Air France-Klm e il 70% di Gaz de France che vorrebbe invece arrivare ad una fusione con Suez per contrastare l’offerta rivale di Enel. “Questo accordo andrebbe bene all’Italia, che salverebbe la sua compagnia di bandiera, e anche alla Francia, che vedrebbe sparire la minaccia di una controfferta su Suez“. Questa la dichiarazione al quotidiano francese Le Parisien di una fonte che viene riportata come vicina all’operazione. Si vorrebbe cioè far passare il controllo di Alitalia da parte di Air France come un “favore” del Governo francese a quello italiano e su questa ipotesi “fantasiosa” si registra anche una forte speculazione di una borsa lontana migliaia di chilometri dalla realtà industriale e produttiva. Viene da pensare che se qualcuno crede ancora che il possibile intervento di Air France in Alitalia possa realmente produrre dei benefici per la nostra compagnia, si tratta di un folle o di persona in malafede. Invece il ministro Bianchi esplora anche altre ipotesi che noi ripetiamo da tempo: ”l’Italia ha una quota rilevante nel trasporto passeggeri e nel turismo” e quindi se si deve inserire il privato nel pacchetto azionario dell’Alitalia ben venga ”un grande tour operator”.

A fine agosto rimettiamo mano all’organizzazione della struttura degli assistenti di volo che da un anno ha lavorato in completa emergenza e senza alcuna agibilità sindacale. A prescindere dai ruoli dell’organizzazione a livello nazionale e di settore, si distinguono cinque aree di lavoro. L’area legale con Claudio Petrocchi, Stefano Manurita, Cleofe Tolotta e Paolo Giardi. L’area tutela sociale-pari opportunità–salute con Giancarlo Marcialis ed altri componenti da individuare. L’area previdenziale-fiscale–assicurazioni-servizi con Stefano Pugliani, Tony Pierro e Alessandro Villa. L’area di analisi tecnica con Francesco Staccioli, Terenzio Ferretti e Sadie Toso. L’area precariato e compagnie minori con Cesare Albanese e Roberto Sturabotti.

Il 29 agosto si svolge la prima vera assemblea dopo il ripristino dei diritti sindacali, per riorganizzare il confronto con i lavoratori sugli aspetti generali della compagnia, sulla situazione della categoria, sulle iniziative e sullo sciopero del 7 settembre.

Cimoli, anche se sorvegliato speciale e nonostante il giudizio critico nei suoi confronti dei ministri Bianchi (Trasporti), Di Pietro (Infrastrutture), Paolo Ferrero (Solidarietà sociale) e Pecoraro Scanio (Ambiente), ad inizio settembre ottiene nuovamente l’appoggio del governo. A ribadirlo, anche se con alcune riserve, è la dichiarazione ufficiale che esce da Palazzo Chigi: “Il governo valuta positivamente le dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Alitalia, Giancarlo Cimoli, sulla necessità di un nuovo piano industriale da sottoporre al più presto alle parti sociali”. Seguita da una dichiarazione del ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani: “… C’è stata ad un certo punto una convergenza tra dirigenza, azienda e sindacati. Bisogna riprendere il filo da lì e vedere insieme al governo di riprofilare un obiettivo industriale. Un paese come il nostro non può non avere una compagnia di bandiera…”. Diversa la dichiarazione di Paolo Cento, sottosegretario all’Economia:“… la decisione di dare continuità ai vertici dell’Alitalia non può significare la conferma della strategia seguita dall’azienda questi ultimi mesi … è necessaria una svolta capace di rilanciare la compagnia di bandiera nazionale, garantire la piena occupazione, riprendere corrette relazioni sindacali … la voce sempre più insistente che vede Alitalia prossima a mettere sul mercato alcuni comparti complementari dell’azienda, come il call center, se fosse confermata sarebbe un atto grave che produrrebbe solo nuove lacerazioni sindacali…“.

L’atteggiamento dell’Alitalia nei nostri confronti e soprattutto nelle relazioni con i lavoratori non cambia, tanto che siamo costretti a far uscire un comunicato stampa del tutto singolare. “GLI ASSISTENTI DI VOLO DELL’ALITALIA SI SONO ROTTI I COGLIONI …! – Gli Assistenti di Volo di Alitalia del SULT… denunciano in modo accorato e pressante una situazione che si è fatta ormai inaccettabile. L’azienda rifiuta sistematicamente il confronto, non vuole trattare, accelera su processi organizzativi non concordati che appesantiscono ulteriormente condizioni di lavoro ormai al limite della sopportazione psico-fisica, mette in atto forzature e violazioni contrattuali sempre più evidenti. A questo punto il SULT degli Assistenti di Volo, pur rimanendo disponibile ad un confronto che auspica e sollecita, ritiene che sia venuto il momento di chiarire definitivamente i rapporti tra lavoratori, azienda e sindacato. Nel caso quindi che l’Alitalia dovesse continuare a negare anche il solo confronto e continuasse su un percorso unilaterale di peggioramento sostanziale delle condizioni di lavoro, oltre ad indire azioni legali e di sciopero che necessariamente dovranno avere la caratteristica della tempestività, il SULT procederà a “convocare” l’azienda e, nel caso essa si rifiutasse di partecipare, si presenterà comunque alle trattative (con una delegazione la cui composizione numerica sarà certamente irrituale) e non si muoverà dai locali aziendali sino a quando non si aprirà un confronto concreto e leale tra le parti.

Nessuna risposta positiva da parte dell’Alitalia nonostante le nostre richieste di incontro abbiano ormai provocatoriamente una cadenza giornaliera. Allora, visto anche che lo sciopero del 7 settembre è stato vietato dalla commissione di garanzia, si sposta lo sciopero al 18 settembre e si indica agli assistenti di volo la strada della “massima indisponibilità” nei confronti dell’azienda, uno stato di agitazione pesante e continuato. La tensione sale in tutti i settori dell’azienda. L’8 settembre Alitalia apre la procedura di cessione di ramo d’azienda per il centro elettronico e per i servizi amministrativi, compresi circa 1.000 lavoratori: le due nuove società sono a responsabilità limitata con 20.000 euro di capitale sociale. Una decisione che va nella direzione dello smembramento per “consegnare” un’azienda ridotta all’osso ad Air France. Tra l’altro non si sa che fine faranno quei 1000 lavoratori, visto anche come sono finite le altre terziarizzazioni quali i catering, Sigma, Italiatour, tutte poi fallite e con i lavoratori in mezzo alla strada. Secco e del tutto appropriato il commento del ministro Alessandro Bianchi: “Non credo che ci si possa sedere ad un tavolo partendo da qui”. Gli fa eco un comunicato firmato dalle rappresentanze del trasporto aereo di Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani e Italia dei Valori, tutte forze interne alla maggioranza di governo. “TRASPORTO AEREO IN SVENDITA – SALDI DI FINE STAGIONE – Siamo arrivati alla stretta finale. – la cura Cimoli sta finendo di distruggere Alitalia che nel frattempo vuole dismettere: informatica, amministrazione e call center, mentre le officine meccaniche muoiono di consunzione (non c’è più lavoro). – L’AdR terziarizza e A.d.R. Handling viene venduta ad una società spagnola. – Sodexo chiude la Sodecar, il catering che serve Alitalia. Parliamo di circa 4.000 dipendenti che rischiano il posto di lavoro ed il salario. Lo stesso sta accadendo a Milano e in altri grandi aeroporti. Forse il trasporto aereo è in crisi e non ce ne siamo accorti? Sono le assurdità di questo mercato selvaggio che, in una fase di sviluppo, vede le società operanti nel trasporto aereo sull’orlo del fallimento. IL MOTIVO? Questo paese non ha una politica dei trasporti! Il Governo deve affrontare immediatamente il riordino del settore e impostare una riforma generale dei trasporti; come forze politiche operanti a Fiumicino, pretendiamo dalle istituzioni locali e da quelle nazionali un intervento immediato affinché si fermi questo scempio… Dal nostro Governo ci aspettiamo risposte serie e non parole.

Noi non abbiamo governi amici, ma certo ci aspettavamo un approccio alla questione Alitalia ben diverso da questa maggioranza. Invece sembra che su questo tema non si scorgano sostanziali differenze con la precedente compagine governativa di centro-destra. Certo che Cimoli, il “nostro” Cimolon dei Cimoloni, sta facendo di tutto per farsi odiare dai lavoratori senza neanche ottenere risultati positivi dal punto di vista industriale. Tutto ciò al modico stipendio di 2.700.000 euro all’anno, cioè 225.000 euro al mese, cioè 7.500 euro al giorno, cioè quasi 1.000 euro delle sue forse 8 ore di lavoro al giorno. La sua ultima genialata è rappresentata dalla cancellazione della rotta Milano-Washington e dalla riduzione di due frequenze settimanali sul prodotto Cina. Un’idiozia senza precedenti. Noi però continuiamo a provarci e il 13 settembre inviamo una lettera al presidente del consiglio Romano Prodi e all’intero governo. “La scrivente Organizzazione Sindacale, vista la situazione di estrema tensione e criticità nei rapporti tra l’intero schieramento sindacale e l’Alitalia, auspica la ripresa di un confronto complessivo ed unitario che parta da un autorevole intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le difficoltà oggettive dell’Azienda, insieme alla mancanza di un concreto progetto di rilancio e di una specifica missione industriale, stanno rendendo ancor più critica una situazione che, in mancanza di un intervento immediato, porterebbe ad un declino irrimediabile della Compagnia di Bandiera. Le ultime iniziative dell’Alitalia che prevedono l’esternalizzazione di due settori strategici per l’azienda e con essi circa 1000 lavoratori, rendono evidente una tendenza pericolosissima: quella che prevede lo scorporo completo del Gruppo, la cessione di attività e settori a terzi e la vendita della “società di volo” – monca e priva di qualsiasi attività di servizio. Questo progetto, se fosse portato a compimento, oltre a produrre uno scontro sociale fortissimo e seri problemi occupazionali, comporterebbe l’abbandono dell’Alitalia e del trasporto aereo italiano. Per questi motivi sollecitiamo il Governo e la Presidenza del Consiglio dei Ministri ad intervenire prontamente, sia nella veste istituzionale competente, sia come azionista della società Alitalia, sospendendo qualsiasi iniziativa unilaterale intrapresa dall’Alitalia nei confronti dei lavoratori...”.

Nel frattempo va avanti il progetto di costruzione del nuovo sindacato generale SDL (Sindacato dei lavoratori intercategoriale), tanto che nei comunicati oltre al logo SULT cominciamo ad inserire anche “Costituente il Sindacato dei Lavoratori SdL”. Gli spazi di agibilità sindacale si riducono di giorno in giorno e l’unica strada da seguire è quella che abbiamo sempre percorso: la solidarietà e un’organizzazione dei lavoratori sempre più ampia ed articolata.

Mentre le low cost aumentano il loro peso in Italia senza che governo e parlamento si occupino del problema, interessati solo a chi sarà il nuovo partner di Alitalia, dividendosi tra fautori di Air France e ricerca di un’alleanza ad oriente, lo sciopero di quattro ore del trasporto aereo del 18 settembre lo indiciamo formalmente insieme ad altre azioni di lotta tra i marittimi e nel trasporto pubblico (15 settembre) ed i ferrovieri (27 settembre) proprio insieme a Sincobas e Cnl. Di fatto nel trasporto aereo aderiscono anche , Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Unione piloti, mentre si chiama fuori il FAN (la Federazione Associazioni Naviganti) costituita dai piloti e gli assistenti di volo di Anpac, Anpav e Avia. Cimoli tenta di depotenziare lo sciopero con un incontro riservato a Cgil, Cisl e Uil ma non ci riesce e partecipa soltanto la Uil.

Quattro ore di sciopero e 68 voli cancellati. Così Paolo Maras alla stampa: ”…contro la liquidazione della compagnia di bandiera e la decisione dell’amministratore delegato Cimoli che vuole la cessione di attività di terra, informatica, amministrazione e call center … quasi quaranta voli erano stati già cancellati ieri preventivamente. A questi si sono sommati oggi altri voli e, da Malpensa, il volo per Osaka…“.

Mentre i lavoratori della Magliana si ritrovano in strada davanti ai cancelli del palazzo Alitalia, si organizza un’assemblea davanti alla mensa di Fiumicino che si trasforma poi in una manifestazione di centinaia di lavoratori che in corteo si spostano in aerostazione provocando il blocco del traffico.

Qualche problema con la Polizia ma poi viene tutto risolto. Per noi è un risultato anche la divisione del fronte sindacale. La Uil, l’unica che partecipa all’incontro il 18 mattina, difende Cimoli ed il segretario generale Luigi Angeletti sembra rimangiarsi quanto sino a pochi giorni fa chiedeva insieme a Cgil e Cisl: “Il rilancio di Alitalia non si fa chiamando un altro amministratore delegato”. Probabilmente gli è arrivata la soffiata da qualche settore del governo, magari proprio da Enrico Letta o dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa e si fa portavoce della difesa di Cimoli. Il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento è di tutt’altro parere:”…lo sciopero rende non più rinviabile una decisione su Alitalia.”. E anche Walter Veltroni, sindaco di Roma, sembra prendere parola contro il vertice Alitalia:”svolta ormai necessaria”. Insomma, uno sciopero riuscito sia dal punto di vista operativo, sia soprattutto come strumento di pressione politica verso quella parte del governo e della maggioranza che insiste nella difesa di Cimoli. Per aumentare la pressione aderiamo allo sciopero indetto da Cgil, Cisl, Ugl e Unione piloti per il 29 settembre, come loro avevano fatto con lo sciopero del 18. Lo decidiamo insieme e dopo una riunione intersindacale, il 19 settembre mandiamo alla stampa un comunicato unitario e senza la Uil. “Si è svolta la riunione intersindacale cui hanno partecipato i responsabili nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl T.A., Sult e Unione Piloti per affrontare le problematiche del Trasporto Aereo, asset strategico del Paese. Nel confermare il giudizio negativo sulla gestione fallimentare del Gruppo Alitalia, che ha fatto lievitare nel 2006 il disavanzo e prosegue nella cessione di attività di volo e di aeromobili ripiegandosi su un obsoleto piano “standing alone”, ritengono improcrastinabile l’assunzione di responsabilità da parte del Governo, da mesi silente sulla grave situazione del settore che totalmente privo di indirizzo strategico, costringe le imprese che vi operano a muoversi sul terreno della competizione in un quadro di regole incerte e non rispettate. L’adesione ed i risultati dello sciopero del 18 Settembre inducono le scriventi Organizzazioni a mantenere alta la mobilitazione, che proseguirà con assemblee su tutto il territorio nazionale, finalizzate a far recedere le Aziende dalle iniziative unilaterali messe in atto quali dismissioni, vendite e violazioni contrattuali e perché rispettino gli accordi che prevedono l’applicazione ed il rinnovo dei contratti per i lavoratori interessati. A fronte della straordinaria condizione di emergenza è proclamata una azione di SCIOPERO di 24 ORE per il giorno 29 SETTEMBRE 2006 dei lavoratori delle Aziende dell’intero settore aereo. Sarebbe paradossale che il Governo, consapevole della gravissima situazione che attraversa tutto il settore, intervenisse solo a fronte del blocco delle attività dell’intero Trasporto Aereo. Segreterie Nazionali e Presidenze – Filt Cgil Fit Cisl Ugl T.A. Sult Unione Piloti”. Una disarticolazione del fronte “confederale” che riteniamo utile e che, quando esistono le condizioni e senza eccessivo coinvolgimento, per noi è spesso una strada da percorrere.

Due giorni dopo inviamo come Sult una lunga lettera a Prodi ed ai ministri competenti, ai presidenti di Camera e Senato e ai partiti della maggioranza. Ribadiamo le nostre osservazioni e le proposte che facciamo ormai da tanto tempo e pigiamo l’acceleratore sulla necessità di un nuovo Piano Industriale e di licenziare Cimoli. Concludiamo così la lunga missiva al governo:”…Nei prossimi giorni ed in occasione dello sciopero dell’intero trasporto aereo indetto per il 29 settembre, la tensione tra i lavoratori aumenterà in modo esponenziale e se non si troverà il modo di individuare strumenti, metodo e contenuti finalizzati alla ricerca di una soluzione condivisa, sarà difficile gestire un conflitto sociale aggravato da anni di crisi e di frustrazioni. Vi invitiamo quindi ad avviare immediatamente un confronto che possa portare in tempi brevissimi ad una inversione di tendenza prima ed alla soluzione dei tanti problemi del settore poi.”. Per accentuare ancor più la pressione indiciamo un ulteriore sciopero di 24 ore degli assistenti di volo per il 9 ottobre. Non ci fermiamo certo soltanto agli scioperi. Ci muoviamo e facciamo informazione tra i lavoratori, cerchiamo interlocuzione nelle istituzioni e tra i partiti. Non ci limitiamo alla protesta come spesso qualcuno ci “rimprovera” strumentalmente e pubblichiamo anche un documento di preparazione al rinnovo del contratto degli assistenti di volo. Questa una sintesi del documento.

“… occorre definire non solo CONTRO cosa la categoria lotta, ma anche PER cosa lotta … oggi iniziamo la strada che dovrà portare alla definizione del futuro contrattuale degli Assistenti di Volo, delineando le linee strategiche sulle quali costruire il futuro del prossimo rapporto di lavoro… Questo progetto nasce dall’evidente fallimento delle politiche imposte con il contratto 2004, della massimizzazione della produttività e del degrado che essa ha portato. Questo progetto non vuole essere una piattaforma dei sogni né nascondere la difficile situazione nella quale si trova la nostra azienda, ma una base con la quale “convincere” gli Assistenti di Volo che esiste un’alternativa valida e che essa può essere perseguita con forza e positivamente …Il lavoro riportato di seguito è frutto delle riflessioni fatte nel convegno promosso dalla nostra O/S il 16 e 17 gennaio…

PremessaLa possibilità che gli assistenti di volo possano complessivamente rilanciare la propria professionalità ed individuare un giusto equilibrio nel proprio impiego è fortemente condizionata dal futuro di Alitalia quale grande azienda di trasporto aereo. In questo contesto è quindi essenziale che gli assistenti di volo lottino insieme a tutti i lavoratori contro il “piano Cimoli”, il progressivo ridimensionamento di Alitalia e la svendita di assets essenziali e che richiedano con forza al governo il riassetto complessivo dell’intero settore. Non esiste una credibile possibilità di sopravvivenza al di fuori di questo contesto. È altrettanto evidente che la politica delle alleanze ed il futuro nuovo piano industriale condizioneranno ed orienteranno alcune misure ed istituti relativi ai contratti di lavoro. Linee strategiche per il futuro contratto assistenti di volo…

Modello d’impiego basato sul “punto d’equilibrio”Il punto di equilibrio dell’impiego è il limite di produttività reale, quindi a consuntivo, oltre il quale il sistema diventa instabile quindi improduttivo. In molti settori della categoria abbiamo lavorato ben oltre questo limite da due anni con risultati negativi. La stabilità complessiva dell’operativo e del turno è un grande valore economico, una palese necessità aziendale e una grande scommessa per la categoria. Noi intendiamo individuare tale limite attraverso: A) intervento, rivisitazione e limitazione dei picchi d’impiego e di elementi contrattuali … abusati in questi anni in programmazione; B) riassetto complessivo dei settori d’impiego; all’interno degli stessi si dovranno individuare rapporti diversi tra tempi di lavoro e tempi di riposo più consoni alle diverse tipologie d’attività e delle relative specificità; C) misurazione della pesantezza di ogni singolo avvicendamento quale elemento decisivo per la definizione del riposo in sede e la costruzione del turno mensile; D) definizione della pianta organica della categoria e delle relative percentuali di assegnazione di attività di linea e non di linea. A fronte di questo si possono studiare misure che garantiscano la stabilità dell’operativo all’azienda con precise e dettagliate deroghe in termini di limiti in effettuazione e di composizione equipaggio in operativo.

Carriere e qualificheDisponibilità a discutere di una carriera che, partendo dall’assunzione come assistente di volo, possa evolversi in modo diverso all’interno di una grande azienda. Conferma del sistema a 3 qualifiche. Ripristino dell’anzianità aziendale quale criterio di accesso ai passaggi di qualifica studiando anche strumenti per la copertura di altre basi sia di primo sia di secondo livello. Verifica dello sviluppo dell’azienda e tutela dell’anzianità della qualifica a1 quale condizione essenziale per la discussione di qualsiasi modifica alla composizione equipaggio.

Parte economicaInterventi strutturali che affrontino e trovino il punto di equilibrio sui seguenti elementi di criticità economica: rinnovo biennio economico; allungamento della vita lavorativa del personale navigante ed aumento scatti anzianità. Lavoratori a tempo determinato e nuovi parametri. Rivalutazione Indennità di volo garantita e rivisitazione attribuzione durante giornate mancato impiego o di impiego non di linea. Aspetti economici relativi al part time. Aspetti economici connessi a sicurezza – salute – assistenza sanitaria – previdenza.

Part timeOltre all’immediata concessione di tale possibilità a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta, forniamo la nostra disponibilità a discutere ed incentivare le forme di part time anche innovative basate sulle esigenze e aspettative dei lavoratori.

PrecariatoIntervento sulla piaga del precariato attraverso i seguenti interventi: – stabilizzazione del rapporto di lavoro; – intervento su tutte le discriminazioni esistenti nei diritti e nelle prassi aziendali rispetto ai lavoratori a tempo determinato.

Inidoneità e comporto malattiaRivedere gli istituti in modo più tutelante per i lavoratori.

Rappresentanza sindacale e costiDisponibilità a discutere un diverso sistema di rappresentanza sindacale che sia basato su: R.s.u.; diminuzione complessiva del costo del sistema sindacale attraverso l’assegnazione di “permessi” in base alla rappresentatività, come adottato per l’altra categoria di naviganti e disponibilità a discutere di un nuovo sistema alternativo all’attuale … “

Come sempre, non ci limitiamo a lavorare contro, ma ci sforziamo sempre di dire per cosa lottiamo. Una prassi ed una consuetudine che in pochi ci riconoscono pubblicamente, ma che i lavoratori, gli altri sindacati, le istituzioni e le aziende conoscono molto bene. Spesso, troppo spesso, non fa comodo avere un interlocutore sindacale che analizza i problemi, che ragiona, che discute, che tratta, ma che al momento giusto sa anche lottare e lo fa bene e senza connivenze di alcun tipo.

L’esito negativo di un incontro con l’azienda produce una irrimediabile rottura e la necessità di un intervento immediato del governo. Bianchi, questa volta con l’ok di Prodi, ci convoca il 27 settembre. Dall’incontro, formalizzato da un verbale ufficiale, emerge che la vertenza passa direttamente nelle mani di Bianchi e di Prodi. L’Alitalia blocca qualsiasi ulteriore iniziativa “ostile” a cominciare dalle esternalizzazioni già annunciate, la Presidenza del Consiglio convoca per il 10 ottobre e noi sospendiamo gli scioperi del 29 settembre e del 9 ottobre. Un ottimo risultato frutto soprattutto della nostra coerenza e del tentativo riuscito di disarticolare e poi ricondurre verso un obiettivo comune il fronte sindacale, ma un risultato da attribuire anche alla forte disponibilità e attenzione del Ministro Bianchi e di quelle forze politiche che all’interno della maggioranza hanno fatto pressione per operare una svolta rispetto al sin qui evidente appoggio incondizionato di Padoa-Schioppa ed a quello indiretto di Prodi, a Cimoli e alle sue politiche industriali suicide. Un bravi ce lo meritiamo tutto!

Per Volare un altro colpo di scena: il 3 ottobre il Consiglio di Stato dice che per la compagnia Volare, ormai in mano ad Alitalia, c’è da rifare la gara di acquisizione. Si stanno accavallando cause e ricorsi a non finire. Chissà che cosa riserverà il futuro per quest’azienda e soprattutto per i suoi lavoratori.

Cimoli che ormai sa di navigare in brutte acque, invia un documento alla commissione trasporti della Camera con il quale dichiara che è il sistema a non supportare Alitalia. Paradossalmente afferma dal suo punto di vista quel che andiamo dicendo da anni. Le low cost ormai spadroneggiano ed utilizzano sovvenzioni pubbliche e condizioni di estremo favore, gli aeroporti sono troppi ed i costi dell’Enav eccessivi. Continuando così non c’è sopravvivenza per Alitalia. E noi che cosa diciamo da anni? È veramente grottesco che dopo aver colpito in modo indiscriminato e continuo i lavoratori, ora Cimoli si accorga che mancano i requisiti minimi di sistema per sviluppare il trasporto aereo e la compagnia di bandiera. “Benvenuto tra noi” caro ometto dalle guance rosse: peccato che in questi anni hai contribuito a distruggerla questa compagnia. E che cosa hai fatto mentre noi denunciavamo Ryanair? Nulla. Chiaramente poi Cimoli attacca pesantemente i lavoratori, gli assistenti di volo in particolare e tutto il sindacato, anche quelle sigle con cui pochi mesi fa ha concordato il suo Piano e tutti i passaggi più importanti del suo progetto, compresa l’esclusione del Sult per oltre 10 mesi. Ma è sul futuro che Cimoli tracima e mette in seria difficoltà la stessa azienda. “… Nel contesto attuale non è in grado di generare redditività neppure per il capitale già investito … Mantenere lo status quo strutturale dell’industria significa che l’esperienza passata di progressiva erosione del capitale investito sarà ripetuta anche nel futuro, semmai con maggiore rapidità, dato il veloce affermarsi di concorrenti low cost” …“. Ma come fa il capo di un’azienda quotata in borsa a dire una cosa del genere? E come è possibile che l’azionista non dica nulla?

In attesa dell’incontro del 10 ottobre inviamo le nostre note al governo con un’articolazione molto approfondita delle criticità e delle proposte da inserire all’interno del Piano Industriale che deve essere rivisto completamente. Alla stampa inviamo anche una precisazione per una notizia ricorrente che spesso rimbalza sugli organi di informazione. Negli ultimi tempi leggiamo infatti con stupore una serie di notizie e dichiarazioni di un certo signor Pietro Zannoni, segretario di un sindacato denominato SNAUT che riferiscono di incontri e scioperi riguardanti il trasporto aereo e l’Alitalia. Addirittura questo signore parla addirittura di ipotetici e delicati passaggi di quote azionarie dal Ministero dell’Economia ad investitori olandesi e svizzeri. Chiediamo quindi ai giornali di verificare queste notizie perché questa sigla sindacale e questo Pietro Zannoni sono sconosciuti nel settore e non hanno mai partecipato ad incontri ufficiali od indetto scioperi: insomma sono sconosciuti alla vita sindacale di Alitalia e dei trasporti in Italia. È buffo, ma anche inquietante che uno si svegli la mattina, si inventi una sigla sindacale e venga poi ripreso dalla stampa come se fosse il campione del mondo.

L’incontro del 10 ottobre si svolge in modo sereno e complessivamente fa emergere un livello di condivisione inaspettato tra il governo e il sindacato nel suo complesso. Noi interveniamo illustrando un documento che poi consegniamo al Presidente Prodi. Con un comunicato inviato alla stampa poche ore dopo l’incontro ci esprimiamo sull’esito della riunione. “Il SULT al termine della riunione svoltasi a Palazzo Chigi, esprime la propria soddisfazione nel veder affrontata dal Governo la questione Alitalia inserita nel più ampio contesto della riforma dell’intero Trasporto Aereo. Tale posizione era sempre stata portata avanti dal nostro sindacato nella convinzione che senza una politica che veda la riforma degli aeroporti, dell’antitrust rispetto al problema dei low – cost, alla questione dell’ENAC, ecc., la questione Alitalia non può essere risolta in modo efficace e definitivo. Abbiamo espresso perplessità rispetto alla data di fine Gennaio, chiesta dal Governo, per l’elaborazione di un nuovo Piano Industriale, in quanto la situazione drammatica in cui versa Alitalia non consente lungaggini di alcun tipo. Abbiamo, inoltre, chiesto ufficialmente, durante questo periodo, il blocco di tutte le iniziative unilaterali che l’azienda ha intrapreso o potrebbe intraprendere. Il Governo si è assunto l’impegno di intervenire sull’azienda in questo senso. Il SULT ha comunicato al Governo che, qualora l’azienda dovesse mettere in campo azioni unilaterali, romperebbe immediatamente la tregua, pur ribadendo la propria assoluta disponibilità a lavorare in termini costruttivi.”. In altre parole sembra proprio che il governo stia per dare il benservito a Cimoli e che si vada verso la definizione di un diverso Piano Industriale.

Ma passano solo poche ore e si scatena una tempesta mediatica senza precedenti. Le parole di Prodi e di Bianchi vengono strumentalmente interpretate come la prova che Alitalia ha solo tre mesi di vita. La stampa amplifica queste voci e dall’Unione europea arriva la minaccia di considerare aiuti di stato quelli relativi alla ricapitalizzazione. Per completare la scena, la stampa, con in testa La Repubblica ed il Sole 24ore, sparano la notizia di stipendi di assistenti di volo con 7 anni di anzianità da 3.500 euro in busta paga. Cerchiamo di arginare tutte queste false notizie con una raffica di comunicati stampa e di lettere inviate ai due direttori Direttore Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli, chiedendo di pubblicare i nostri dati, cioè quelli reali che parlano di uno stipendio di un collega con 7 anni di 1.800 euro più 500 euro di diarie per mangiare nei 20 giorni di assenza da casa. Diverso è invece l’impatto in Borsa su Alitalia che perde quasi il 10% in un giorno. Ora io non so se Prodi sia volutamente stato ambiguo nelle sue dichiarazioni del dopo incontro, ma con le mie orecchie ho sentito gli interventi ufficiali del Presidente e del Ministro Bianchi e non c’era nulla di ambiguo o di interpretabile: i tre mesi non sono quelli di sopravvivenza dell’azienda, ma quelli necessari per definire un nuovo piano industriale. In cassa ci sono 800 milioni: allora è assolutamente inquietante la strumentalizzazione in atto, che interpreta in modo errato le dichiarazioni di Prodi e di Bianchi ed inserisce poi nel calderone l’attacco di Cimoli di qualche giorno fa ai lavoratori e in particolare agli assistenti di volo. Un Presidente ed Amministratore Delegato che con le sue dichiarazioni fa crollare il titolo perché afferma che il capitale investito non è remunerativo non può rimanere al suo posto. E poi, scusate, invece di andarsene con una più che generosa liquidazione come già si prevede, forse dovrebbe essere avviata un’azione di responsabilità nei suoi confronti per aver ridotto Alitalia in questo stato, come afferma anche il ministro Di Pietro. Bianchi prova a disinnescare la mina collocata magistralmente sotto il tavolo della Sala Verde di Palazzo Chigi, ma ormai il danno è fatto. “…Le perdite del titolo Alitalia sono dovute a una lettura fatta dagli organi di informazione di ciò che è avvenuto a Palazzo Chigi, quando è stato detto che la situazione è talmente grave che il governo se ne vuole fare carico di persona … Oggi le possibilità che Alitalia esca dalle secche sono molte di più di quattro giorni fa, con il presidente del Consiglio, affiancato da quelli delle Finanze e dei Trasporti, a lavorare a un piano di ristrutturazione della compagnia nel quadro di un piano di risanamento di tutto il trasporto aereo italiano…“. Ma allora a chi è servita questa strumentalizzazione delle parole di Prodi: forse a qualcuno del suo stesso governo?

In attesa di un incontro tra Prodi e Cimoli che speriamo possa essere decisivo, Bianchi cerca di chiarire le posizioni del governo, anche se siamo molto preoccupati perché non siamo certi che la posizione del ministro dei trasporti coincida con quello dell’economia e con il presidente del consiglio. Bianchi affronta un po’ tutti i temi con la stampa, a cominciare dal fatto che la situazione di Alitalia deve essere affrontata nell’ambito del riordino del trasporto aereo italiano. Sulle alleanze: ”Prodi in prima persona si è fatto carico di questo problema e ha mobilitato la sua rete di conoscenze, soprattutto sui mercati orientali. Noi stiamo facendo lo stesso sul mercato interno… Questa ( Air France ) era l’opzione scelta da Cimoli ma noi vogliamo un’alleanza, non una svendita. Alitalia non è un pacchettino con il fiocco sopra da regalare a qualcuno”. Poi sul tema Roma-Milano: ”Nego ad esempio che sia già stata fatta una scelta a favore di Fiumicino e a scapito di Malpensa, certo i volumi di traffico dei cieli italiani non giustificano al momento l’esistenza di due hub. Dobbiamo sederci attorno a un tavolo e discuterne”. Poi ancora su Cimoli: ”Di sicuro il nostro nuovo piano non potrà essere uguale a quello che aveva messo a punto lui. Se poi condividerà i nostri progetti, allora vedremo.

Il 17 ottobre si svolge l’incontro tra Prodi e Cimoli. Che cosa si siano detti veramente solo in pochi possono saperlo ma dalle dichiarazioni ufficiali emerge uno scenario a dir poco ambiguo. Prodi afferma che prima si deve parlare di contenuti e poi si affronterà il tema del vertice aziendale. Veramente singolare! Parli oggi dei contenuti, cioè di un nuovo Piano e di una diversa analisi sulle alleanze, con un vertice che può essere cambiato tra qualche giorno? Qualche cosa non funziona. Il giorno dopo si scatena nuovamente la stampa e qualche politico. Su tutti le dichiarazioni di Riccardo Illy, industriale e governatore del Friuli Venezia Giulia eletto con il centrosinistra: ”Il nostro triangolo maledetto (il triangolo delle Bermude) è qui, non ha niente di misterioso, i tre lati hanno un nome: diritto di sciopero, divieto di licenziamento e servizi in monopolio. Significa contratti più onerosi, servizi peggiori e impresa al fallimento … Per l’ Alitalia Prodi non è più in tempo, è troppo tardi, bisognerebbe farla fallire, non fosse altro che per dare l’esempio a tutti, anche a quei piloti e a quegli steward intoccabili pagati ben più di quelli delle altre compagnie e alle loro organizzazioni sindacali, che continuano a ballare sul Titanic che affonda, mentre l’orchestrina suona. Cimoli ha detto che la società ha un margine operativo negativo, che più vola più perde, per cui nessun privato può metterci una lira, né può farlo lo Stato perché l’Unione europea non lo consente. La logica economica direbbe fallimento … I servizi di trasporto aereo in Europa sono liberalizzati e gli aeroporti sono quasi tutti privatizzati. Se avere uno, due, tre o cento hub non lo decide il governo, ma il mercato. Lo decidono i gestori di aeroporti più bravi e le compagnie più efficienti. Che vinca il migliore…”. Forse ha bevuto troppo caffè! Non c’è che dire, un vero campione del centro-sinistra. Sarebbe interessante sapere che ne pensa Prodi di questo suo Governatore.

Il Consiglio di amministrazione dell’Alitalia si svolge il 19 ottobre. Gli ottimisti pensano a dimissioni teatrali di Cimoli: noi no. E infatti il comunicato che esce dal CdA non è altro che la conferma del Piano precedente con alcuni aggiustamenti, non molto significativi e comunque tutti da verificare, e la registrazione dell’entrata tra gli amministratori di Giovanni Sabatini, indicato dal ministro dell’economia. Il tutto si legge indiscutibilmente come una riconferma di Cimoli da parte dell’azionista. A che gioco stiamo giocando? O si tratta di una provocazione o Cimoli è certo della sua riconferma. Se fosse vera la seconda ipotesi, evidentemente di santi in paradiso ne deve avere parecchi l’uomo dalle guance rosse, ma allora che cosa ci siamo detti con il Governo il 27 settembre e il 10 ottobre?

Noi, che avevamo già fiutato puzza di bruciato e nell’assemblea del 18 a Fiumicino avevamo dato pubblicamente la nostra disponibilità ad aderire allo sciopero di 4 ore indetto per il 20 da Anpav e Avia, reagiamo immediatamente con l’informazione ai lavoratori, comunicati stampa e lettera al governo con richiesta di intervento urgente. Con il governo siamo come sempre chiari e determinati” … nel confermare tutte le misure intraprese con il precedente Piano Industriale, l’Ing. Cimoli non fa assolutamente alcun riferimento a quanto concordato con il Ministro dei Trasporti in data 27 settembre e confermato nella riunione di Palazzo Chigi del 10 Ottobre, cioè all’impegno a sospendere le procedure di esternalizzazione e tutte quelle azioni unilaterali che Alitalia ha intrapreso soprattutto nei confronti del personale navigante ed operativo. Impegno che aveva prodotto la revoca delle azioni di sciopero già indette. L’approvazione del cosiddetto <aggiornamento del Piano Industriale> da parte del Consiglio di Amministrazione che è di fatto controllato dal ministero dell’Economia, quale maggiore azionista di Alitalia, getta poi un’ombra e molte preoccupazioni su ciò che sta realmente accadendo politicamente sulla vicenda Alitalia….”. Dopo una riunione intersindacale esce anche un duro comunicato unitario firmato da tutti meno Anpac e Avia. “Le OO.SS. e AA/PP a solo due settimane dall’incontro di Palazzo Chigi, ritengono inaccettabile il balletto delle dichiarazioni in libertà di rappresentanti del Governo, delle Istituzioni locali a cui si aggiungono gli atti di un CdA Alitalia che entra in forte contraddizione con quanto pubblicamente dichiarato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi. Emerge la necessità di una reale prospettiva per l’intero settore del trasporto aereo e per il Gruppo Alitalia in assenza della quale vi si potrebbe nascondere in realtà un disegno occulto di annichilimento della Compagnia consegnandola in una alleanza internazionale pronta a farne scempio acquisendo per se il mercato italiano. L’alleanza può e deve aver significato solo a seguito della definizione per Alitalia della propria missione del posizionamento strategico e del dimensionamento del proprio network. È il momento di affrontare il vero Piano industriale mettendo definitivamente da parte “rimodulazioni” e soluzioni che gli stessi proponenti, management e politici, non hanno il coraggio di esplicitare. Il sindacato ritiene imprescindibile fare chiarezza sulla volontà politica, sui limiti e i condizionamenti della stessa e sulle opportunità strategiche ed economiche che Alitalia riveste per il Paese. In questo contesto, in assenza di chiarezza, non ci sentiamo impegnati in alcuna tregua”.

Il 26 ottobre, da soli, infrangiamo la tregua concessa e indiciamo uno sciopero di 24 ore per il 12 dicembre. È uno sciopero degli assistenti di volo e formalmente la motivazione è quella delle aperte violazioni contrattuali dell’azienda: chiaramente in questo momento assume però un valore diverso e generale rispetto agli ultimi sviluppi della vicenda Cimoli-Governo-Piano industriale.

Il 27 ottobre, in previsione della manifestazione nazionale del 4 novembre contro la precarietà indetta insieme alle altre organizzazioni sindacali, come Sult e costituente SdL organizziamo dei presidi a Fiumicino. Una realtà dove complessivamente tra aeroportuali, compagnie aeree e società di servizi, la percentuale dei lavoratori precari tocca ormai il 50% dei dipendenti.

Il 4 novembre è una grande manifestazione quella che si snoda per le strade di Roma. I no alla finanziaria e al previsto peggioramento del sistema pensionistico, si fondono con il no alla precarietà. In piazza anche la sinistra radicale che condivide queste rivendicazioni ma sta al governo e di fatto non fa che sostenere Prodi e le sue politiche: una contraddizione che diventa sempre più evidente. Nel governo, infatti, lo scontro tra la sinistra e il centro è su vari fronti. Primi fra tutti la riforma delle pensioni in senso peggiorativo “richiesta” formalmente dall’Unione europea che Prodi e Padoa Schioppa promettono di affrontare dopo l’approvazione della legge finanziaria e la richiesta di Rifondazione Comunista di cancellare e non semplicemente modificare la legge 30, la “legge Biagi” sulle forme precarie di lavoro. Anche su Cimoli, mentre Prodi cerca di prendere tempo, il ministro Bianchi accusa il capo azienda dell’Alitalia di “…scarsa attenzione verso quanto stabilito a Palazzo Chigi il 10 ottobre…”.

Cimoli continua a ricercare alleanze esclusivamente in Europa ma il governo sembra muoversi anche verso una soluzione con un possibile partner dell’estremo oriente: tra gli altri si parla di Air Cina.

Finalmente il 7 novembre, dopo un difficile e lungo lavoro di ricostruzione delle relazioni tra i vari sindacati, riusciamo a far mettere tutte le sigle sedute ad un tavolo e ne esce un comunicato unitario di fuoco nei confronti dell’azienda che preannuncia anche azioni di sciopero e quindi la rottura della tregua se non emergeranno novità dai prossimi incontri con l’Alitalia. Questa pressione si somma quindi a quella più generale che riguarda tutti i lavoratori di Alitalia. Noi come sempre manteniamo ampie e motivate riserve rispetto alla tenuta delle altre sigle sindacali, però da una parte riteniamo importante dare un segnale comune al governo e dall’altra abbiamo comunque in tasca uno sciopero già indetto per il 17 novembre. È uno sciopero del sindacalismo di base contro la finanziaria ma possiamo senza problemi costruirlo tra i lavoratori anche attraverso l’inserimento di contenuti relativi alla vertenza Alitalia. Nelle assemblee degli assistenti di volo, come in quelle del personale di terra di questi giorni emerge una impazienza e una preoccupazione da parte di tutti i lavoratori che chiedono ormai a gran voce la rimozione di Cimoli e la definizione di un nuovo Piano industriale. Cerchiamo allora di spingere per uno sciopero unitario di tutti i lavoratori ma le altre sigle sindacali non fanno seguire i fatti alle presunte minacce. Così ci tuteliamo con l’indizione di uno sciopero degli assistenti di volo per il 17 dicembre, ultima data utile prima della tregua prevista per le festività di fine anno.

Il tribunale regionale del Lazio blocca nuovamente l’acquisizione di Volare da parte di Alitalia e un’altra sentenza dà torto alla compagnia sulla richiesta di partecipare ai voli in “continuità territoriale”. Non bastasse tutto questo, si sparge la voce, raccolta anche dall’Enac, di possibili carenze nella manutenzione degli aerei. Questa volta si tratta di voci infondate messe in giro ad arte, ma l’accerchiamento dell’Alitalia sembra farsi di giorno in giorno sempre più pressate.

La “via cinese” sembra affacciarsi in modo ancor più concreto. Il vice premier Massimo D’Alema, in partenza per Pechino insieme a Prodi afferma:”Speriamo di convincere le compagnie aeree cinesi a concludere un forte accordo di cooperazione con l’Alitalia. Noi abbiamo un bisogno pressante di migliori collegamenti con l’Asia, sia per il turismo che per il business. Loro, come si è visto due settimane fa nel gigantesco summit di 50 nazioni africane a Pechino, stanno investendo moltissimo in Africa. Gli aeroporti italiani possono diventare il loro hub verso il Mediterraneo, il mondo arabo e le regioni subsahariane”. Il titolo in Borsa sale di più del 4%, nonostante i conti vadano veramente male: nei primi nove mesi del 2006 il risultato operativo è di – 173 milioni di euro, un peggioramento di 133milioni rispetto all’anno precedente. Un fatto ancor più paradossale: mentre il capo del governo va in Cina a parlare anche di Alitalia, Cimoli decide di tagliare le frequenze per Shanghai. Campione del mondo direi.

Il 17 novembre si svolge lo sciopero generale di gran parte del sindacalismo di base al quale partecipa anche la Cgil scuola e il 20 novembre ci riuniamo nel coordinamento nazionale Sult. All’ordine del giorno il prossimo congresso di fusione che darà vita al nuovo soggetto sindacale: SdL, il Sindacato dei Lavoratori.

La situazione della vertenza generale su Alitalia non sembra avere sbocchi ed anche Prodi appare attendere piuttosto che prendere l’iniziativa. Allora si muovono anche tutte le altre organizzazioni e tutti insieme, con l’esclusione dell’Anpac, indiciamo lo sciopero di tutti i dipendenti di Alitalia per il 15 dicembre.

Si fa sempre più forte anche la voce di un impegno di Banca Intesa e di Deutsche Bank che avevano già partecipato alla ricapitalizzazione. Alle due banche e ai nomi dei vertici della banca italiana, Giovanni Bazoli e Corrado Passera, si accosta anche il nome di Carlo Toto, proprietario di Air One, compagnia che non se la passa molto bene dal punto di vista del conto economico ma che nel suo portafoglio può contare 60 opzioni di aeromobili Airbus. E poi potrebbero esserci i tedeschi della Lufthansa dietro la Deutsche Bank e anche dietro Air One.

Ma Cimoli lavora sul “progetto” Air France con l’ok di Padoa Schioppa e i rapporti sembra si stiano facendo sempre più stretti. Noi denunciamo subito pubblicamente l’atteggiamento “colonialista” dei francesi ed il pericolo che si tratti di un’alleanza troppo squilibrata a favore di Air France. Così “La Repubblica” riporta una nostra dichiarazione: “Ad Air France interessa esclusivamente il mercato italiano e portare passeggeri a Parigi e Amsterdam per poterli imbarcare sui voli intercontinentali. Questa non è una ipotesi futura, ma è quello che già accade da anni: attraverso una serie di accordi capestro Air France da anni porta passeggeri da tutto il territorio italiano. Un accordo che penalizza Alitalia in modo pesantissimo e che dovrebbe essere annullato … un accordo politico di alto livello potrebbe forse tradursi in modo positivo nella partita Alitalia-Air France nel breve periodo, ma sottovalutare le implicazioni di carattere industriale e strategico potrebbe rivelarsi fallimentare per la compagnia di bandiera e per l’intero sistema del trasporto aereo italiano“. Prodi sembra forse comprendere che non si tratta di una partita molto semplice e in una intervista a “Le Figaro” prima di un vertice bilaterale con la Francia afferma:”Ho sempre appoggiato i contatti tra i due gruppi. Ora ho molti dubbi: vorrei conoscere le vere intenzioni di Air France, vuole creare un grande gruppo europeo nel quale Alitalia ha anche il suo spazio o vuole semplicemente impadronirsi del mercato italiano, che è grande e molto ricco?”. Forse Prodi ha capito! Ma che tipo di interessi si stanno giocando tra il governo francese e quello italiano? Alitalia è forse merce di scambio spendibile da Prodi per ottenere altre contropartite? Questi sono i nostri dubbi che cerchiamo di esplicitare pubblicamente ai lavoratori, alle istituzioni e alla stampa. E dall’incontro tra Romano Prodi e Jacques Chirac che si svolge a Lucca, oltre alla condivisione di alcuni aspetti di carattere internazionale, emerge la decisione di avviare la TAV Torino-Lione praticando un “buco” nelle Alpi che mette paura, che avrà conseguenze pesantissime sull’ambiente e che sembra del tutto inutile. Su Alitalia Prodi dice che non se ne è parlato. Subito smentito da Chirac che dichiara:”Un riavvicinamento tra le due società è ai miei occhi auspicabile, ma sono imprese private e che come tali devono discutere tra loro indipendentemente dai governi”. Il fatto che la discussione su Alitalia non sia andata bene emerge in modo molto più evidente dalla dichiarazione di Bersani:”Nella ricerca di un partner per la compagnia di bandiera, l’obiettivo fondamentale è quello di non svendere le significative potenzialità del mercato nazionale italiano che può ancora avere prospettive di sviluppo. Le proposte che abbiamo ascoltato non sono accettabili”. Suona senza dubbio come una conferma di quanto denunciavamo sulle intenzioni di Air France. Le voci che si rincorrono in queste ore sono di una richiesta di Air France del pacchetto di maggioranza di Alitalia e della concentrazione della compagnia italiana sul settore di medio-corto raggio. Insomma, come diciamo da tempo: dovremmo continuare a raccogliere passeggeri nel ricco mercato italiano e portarli a Parigi da dove partono o arrivano dai più remunerativi e convenienti voli intercontinentali. Chiaramente questo presuppone la “regionalizzazione” di Alitalia con costi da low-cost. Un altro affarone proposto dai cugini francesi e perorato da Cimoli e da parte della politica italiana.

Il 28 novembre finiamo di discutere, mediare e confezionare un documento unitario che viene sottoscritto da noi, dalla Cgil, dalla Cisl, dall’Ugl e da Unione Piloti. Non viene invece condiviso dalla Uil, dall’Anpac e da Anpav e Avia. Altro che “geometrie variabili”, ormai siamo al rimescolamento continuo delle sigle. Per quel che ci riguarda, pur avendo Cisl e Cgil mediato quel documento inserendo alcuni aspetti che non condividiamo del tutto, siamo però ben consci che si tratta della rivisitazione del nostro documento di pochi mesi prima: quindi bene così. I capitoli che si affrontano nel documento riguardano complessivamente l’intera azienda: missione, perimetro, identità, posizionamento strategico, alleanze, network, dimensione aziendale e flotta. Così riassume sinteticamente “La Repubblica” il 29 novembre:”…Sindacati divisi sulle strategie per il rilancio di Alitalia. Cgil, Cisl, Ugl, Up e Sult marciano compatti, bocciano l’ipotesi di un’Air France dominante e non disdegnano la tesi di un «socio italiano»… Completamente differenti le ricette di piloti e assistenti di volo del Fan e della Uil (che si è staccata polemicamente dal gruppo confederale), sigle che prediligono una seria integrazione con un partner europeo…”. Sappiamo benissimo che anche chi ha condiviso questo documento domani se lo rimangerà se gli interessi di bottega prevarranno come avviene di solito, però non è ingenuità la nostra: siamo abituati a percorrere la nostra strada cercando però di non essere sempre da soli per lunghi tratti.

Cimoli, in audizione alla Camera conferma la sua estrema propensione per l’alleanza con Air France: niente di nuovo. Solo un’interessante nota di colore quando la senatrice Franca Rame, in uno scambio di vedute con Cimoli, un po’ seccata per la sua reticenza, ha detto:”Sono venuta qui per vedere in faccia un manager che guadagna 12mila euro al giorno”. Si perché se poi è vero che il compenso di Cimoli non è certo proporzionato ai successi dell’azienda che dirige, è altrettanto vero che guadagna una barca di soldi, il doppio di quel che arriva nelle tasche del suo pari grado di Lufthansa. Non è certo il solo in Italia: Catania, ad esempio, ha preso 7 milioni di “liquidazione” per lasciare le Ferrovie. Negli ultimi tre anni, mentre i salari dei lavoratori e le pensioni sono rimasti bloccati e il loro potere d’acquisto è diminuito con un’inflazione complessiva del 7%, i compensi dei manager italiani, privati o pubblici che siano, sono aumentati in media dell’80%, anche molto più di quelli statunitensi che sono cresciuti del 54%. Sembra un secondo boom economico, ma solo per i manager questa volta.

Mentre il super pagato Cimoli continua a spingere per la “cessione di sovranità” ad Air France, il governo si divide ancora tra fautori di un’alleanza, anche finanziaria, con Air France e la ricerca di un partner extraeuropeo da accompagnare ad una partecipazione industriale ed azionaria italiana. Tutti, o quasi, sembrano però decisi a procedere alla privatizzazione completa e alla cessione di gran parte del 49% oggi in mano allo stato. Se vogliamo sintetizzare, le opzioni di cui si parla all’interno del governo sono tre. La prima è quella sparata su Air France, magari limando certe pretese dei cugini francesi: è la posizione di Cimoli, di Padoa Schioppa e di Enrico Letta. La seconda è la ricerca di un altro partner internazionale ma dopo aver costituito un nucleo di forte controllo tutto italiano. Si stanno facendo avanti vari soggetti come la Management & Capitali di Carlo De Benedetti e Diego Della Valle, c’è Roberto Colaninno e poi Carlo Toto con la sua Air One con dietro Banca Intesa e sempre pronta ad intervenire la Lufthansa. La terza opzione è una soluzione ponte: se non si riesce a trovare un acquirente, beh allora si cede il controllo ad un pool di banche e si attende.

Il sindaco di Roma Veltroni, insieme al presidente della camera Bertinotti, al ministro Bersani ed a parte del suo partito ma anche a gran parte dell’opposizione, compresa la sindaca di Milano Letizia Moratti, sono per la soluzione italiana. Stesso discorso vale per il Ministro Bianchi che è convinto che unendo le compagnie Alitalia ed Air One e dando seguito ad una profonda riforma del trasporto aereo in Italia, si possa approcciare poi un confronto con un partner internazionale su posizioni di forza e non deboli come potrebbe accadere oggi con Air France. Inoltre ottenere una forte maggioranza nel trasporto aereo interno e mettere mano a regole del sistema, consentirebbe di affrontare meglio anche la concorrenza con le low cost. In linea di massima noi siamo d’accordo con questa posizione, a patto che rimanga una forte presenza pubblica di controllo nel capitale e che ci si renda conto che se non si sviluppa il settore dei voli intercontinentali, quelli remunerativi e lontani dalla concorrenza delle low cost, qualsiasi piano è destinato a fallire. Non lo diciamo noi, lo dicono i numeri: nei primi sei mesi del 2006 a fronte di una crescita dei proventi relativi ai voli intercontinentali del 5,9% (anche se con una riduzione dei passeggeri dell’1,9%), abbiamo registrato una perdita del 7,6% nei voli di medio raggio internazionali (nonostante un aumento dell’11,2% dei passeggeri) ed un risultato negativo sui voli nazionali dell’1,8% (con una riduzione dei passeggeri del 2,6%). Questi numeri e questi rapporti, che ormai si ripetono da anni ed anni, a noi sembrano del tutto chiari ed indicano senza dubbio la strada da percorrere. Chi invece insiste nello sviluppo del solo corto-medio raggio o non capisce nulla di trasporto aereo oppure è in malafede e vuole portare in dote ad altre compagnie, prima fra tutte Air France, i nostri passeggeri che per volare a livello intercontinentale devono andare a Parigi o Francoforte.

Ma noi continuiamo anche a dire che non siamo pregiudizialmente contro un accordo con Air France. La condizione però è che si sviluppi il nostro settore intercontinentale con un raddoppio della flotta di aerei di lungo raggio da 25 a 50. Solo così non diventeremmo un vettore regionale di Air France. Ribadiamo in un comunicato stampa la nostra posizione anche sull’italianità o meno del progetto:”… Le voci di cessione ad un imprenditore privato italiano non ci affascinano né per “l’italianità” dell’eventuale operazione, né per la vicinanza o meno al settore aeronautico: qualsiasi opzione di questo tipo, se slegata da un progetto serio e da un’alleanza importante in senso internazionale, è assolutamente inconsistente e potrebbe risolversi in operazioni di tipo speculativo…”.

Il 5 dicembre viene pubblicato il comunicato del ministro dell’Economia che contiene le modalità di vendita di almeno il 30,1% delle azioni Alitalia oggi nelle sue mani. Una quota molto alta di azioni e condizioni molto severe in termini di Piano, rendono questa procedura molto difficile da realizzare. Sembra quasi che si sia fatta questa scelta in modo strumentale per attendere una bocciatura per mancanza di investitori e dimostrare così di aver agito in modo vincolante e tutelante per i lavoratori e per gli interessi nazionali. Poi, registrato il fallimento, magari si procederà ad una gara meno rigida e con un solo pretendente: Air France. Una sensazione? Forse. Ma i signori dell’Alitalia e del governo ormai li conosciamo molto bene. Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione Comunista pone drasticamente il problema del licenziamento di Cimoli:”… non c’ è alcuna svolta ideologica. A me, in astratto, la privatizzazione dell’Alitalia continua a non piacere. È che siamo alla canna del gas. Certo se il problema fosse stato affrontato cinque anni fa sarebbe stato possibile individuare una soluzione tutta pubblica. Oggi l’azienda è al disastro poiché non ci sono stati manager in grado di rilanciarla … noi accettiamo la strada della privatizzazione ma chiediamo il blocco del piano Cimoli e il cambio immediato del management…”.

La data dello sciopero del 15 dicembre si avvicina. Un attivo molto allargato di tutte (o quasi) le sigle sindacali lo conferma mentre prende atto della pericolosa dichiarazione di Tommaso Padoa-Schioppa: “i livelli occupazionali devono essere coerenti con il piano industriale, altrimenti non sono sostenibili“. Un’ovvietà la sua: è chiaro che se tu sottintendi che il piano industriale deve ridurre e tagliare, allora stai dicendo che serve mandare a casa anche tanti lavoratori. Proprio questo contestiamo. Il piano industriale deve prevedere sviluppo, non solo per tutelare l’occupazione ma anche perché senza sviluppo per Alitalia non c’è futuro.

Mentre sulla partita Alitalia De Benedetti si dichiara indisponibile ed a ruota lo segue Benetton, noi confermiamo lo sciopero, anche perché ci sembra che più che cercare soluzioni si stia prendendo tempo. Quel che non si capisce è: per fare che cosa? L’Alitalia cancella preventivamente oltre 450 voli. L’adesione è praticamente totale. Uno sciopero che in molti considerano inutile vista la situazione di Alitalia. Noi invece pensiamo che ogni volta che i lavoratori fanno sentire la loro voce, si ribadisce che non si può fare a meno di loro nelle decisioni che si prendono, a qualsiasi livello esse siano.

Il 20 ci riuniamo con le altre sigle sindacali e si richiede un confronto con il governo per chiarire l’intera situazione, preannunciando anche il blocco totale del trasporto aereo a partire dal 19 gennaio e una manifestazione a Roma. La Commissione di Garanzia interviene subito e giudica lo sciopero illegittimo perché non si intende rispettare le fasce orarie di garanzia. Ci convoca per il 4 gennaio. Alla commissione fa subito eco il prontissimo segretario generale della Uil Luigi Angeletti, anche lui un guance rosse come Cimoli, che afferma: “… è un errore. È un modo per farsi del male. È dimostrare che il problema dell’Alitalia sono i sindacati: è già una opinione molto diffusa, e così diamo una ulteriore dimostrazione … è un errore scioperare in questa fase estremamente delicata per il futuro della compagnia, in particolare dopo l’avvio da parte del Tesoro delle procedure per la privatizzazione. …”.

Anche la riforma del trasporto aereo predisposta da Bianchi, all’interno della quale un punto fondamentale è la razionalizzazione di un sistema ormai fuori controllo con 100 aeroporti considerati tutti (o quasi) allo stesso livello (cosa questa esistente solo in Italia), sembra naufragare sotto i colpi di politici nazionali e locali di maggioranza e di opposizione, che intendono difendere ognuno il proprio piccolo feudo e la propria striscia di asfalto che in alcuni casi costa moltissimo e sente le ruote degli aerei posarsi solo due o tre volte al giorno.

Il 29 dicembre il ministro dell’Economia pubblica il bando di gara per la cessione del 30% della compagnia. Per la scelta, si legge nel bando, saranno valutate sia l’offerta economica, sia il piano industriale. La valutazione immediata che ne facciamo è che il governo ha già fatto dei passi indietro rispetto a quel che aveva comunicato all’inizio di dicembre. Si tratta infatti di un bando senza vincoli per i livelli occupazionali e senza neanche precisi obiettivi di rilancio: serve a rianimare i possibili pretendenti ma così non va assolutamente bene.

La preparazione del Congresso di fondazione del Sindacato intercategoriale dei Lavoratori (SdL) è durata più di un anno ed ha comportato discussioni a non finire, avvicinamenti seguiti da problemi non indifferenti ed anche contrasti all’interno delle singole sigle sindacali. Si tratta di riunire quattro organizzazioni sindacali per molti aspetti molto differenti e che hanno vissuto spesso in modo autonomo e particolare la propria realtà. C’è il nostro Sult che è partito dalla rappresentanza di una singola azienda, l’Alitalia, e che ora è presente in decine e decine di realtà del trasporto aereo e del suo indotto, nel trasporto ferroviario con una rappresentanza soprattutto tra i capo stazione, nel trasporto pubblico con quella parte che era prima inserita nella CnL (Confederazione nazionale del Lavoro) e che aveva dato vita al Coordinamento del personale dell’Atac di Roma qualche anno fa e in alcune aziende della logistica, che si sta affermando rapidamente come un settore a forte composizione operaia e con una presenza preponderante di lavoratori immigrati. C’è il Sincobas, un sindacato da anni presente nella galassia delle realtà di base e che di fatto ha già una composizione intercategoriale, contando tra le aziende nelle quali è presente sia lavoratori dell’industria, metalmeccanica e non solo, sia una presenza nel pubblico impiego (forte soprattutto in Lombardia), sia tra i marittimi della Tirrenia e di altre aziende del settore. Poi c’è il Salc (Sindacato autonomo lavoratori aviazione civile), una piccola ma importante realtà sindacale dei lavoratori dell’Enac che si sono avvicinati al Sult qualche tempo fa e che hanno deciso di confluire in questo nuovo progetto. Doveva esserci anche quella parte della CnL che non era ancora entrata nel Sult e che riguardava anche alcune piccole realtà del pubblico impiego. Purtroppo in questi ultimi mesi non si è riusciti a condividere statuto e forma sindacale del nuovo soggetto che si sta costruendo e quindi le strade si sono separate. La costituzione di SdL rappresenta anche un banco di prova importante per i nostri avvocati perché si deve dimostrare che i diritti e le prerogative delle singole organizzazioni passino direttamente ad SdL. Per fare questo si è deciso che il Sult, l’organizzazione che gode di maggiori prerogative sindacali, cambierà nome e assumerà la denominazione di SdL e che SinCobas e Salc confluiranno poi nel nuovo sindacato.

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