Capitolo 23  –  2005  Cimoli si vendica
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Cimoli ordina che il contratto venga applicato unilateralmente nonostante la stesura finale non sia stata raggiunta e concordata. Così l’anno si apre con una “forte e determinata azione di lotta” messa in atto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Anpav: il 7 gennaio è “sciopero dello snack”. I passeggeri saranno privati di un loro bene primario, il cibo, l’azienda chiede alla Commissione di Garanzia di intervenire e i sindacati inferociti minacciano “addirittura” lo sciopero vero. Un’azione sindacale grottesca, frustrante, innocua e inqualificabile che condanniamo e ridicolizziamo tra i lavoratori e che prende forma dopo aver detto praticamente si a tutto ciò che voleva l’azienda.

L’attuale dirigenza sta infierendo contro la categoria degli assistenti di volo, questa è cosa certa, cioè proprio quella più a contatto con il passeggero. Cimoli sembra ignorare che il suo tentativo di rilancio di Alitalia, se poi è questo il suo vero scopo, non può passare per l’annientamento di una categoria o dell’insieme dei lavoratori. Questa è un’azienda di servizi e se chi deve erogare materialmente il servizio stesso si sente sconfitto, bastonato e demotivato, non c’è alcun futuro per nessuno, neanche per l’azienda, neanche per il capo-azienda!

Mentre gli altri sindacati si concentrano sulle “merendine”, noi denunciamo il grave atto dell’azienda e finalmente l’Enac risponde: “… per quanto riguarda la soc. Alitalia, che ha modificato le turnazioni dal 1° gennaio 2005, utilizzando con equipaggio minimo i limiti del parag. 4.2, è stato chiesto di programmare ed effettuare le turnazioni del personale navigante di condotta sugli aeromobili md80 e a320 family secondo i limiti di cui al parag. 4.1 del cap. 15 del doc. 4123100 fino ad avvenuta dimostrazione ed accettazione da parte dell’Enac della citata equivalenza.”. Neanche lo stop dell’Enac ferma l’azienda e allora minacciamo azioni di lotta fuori le normative previste sulla regolamentazione dello sciopero. E il 10 gennaio inviamo l’indizione di sciopero. Quattro ore per assistenti di volo e piloti su tutti i voli per il 17 gennaio e poi lo sciopero proseguirà per tutti quei voli programmati fuori contratto, ininterrottamente, sino al 31 gennaio, invocando la norma che prevede che in caso di problemi legati alla sicurezza dei lavoratori non si applica la legge antisciopero.

Assenza totale delle altre organizzazioni sindacali che invece continuano a vedere l’azienda per la stesura del contratto, chiaramente separatamente dal Sult.

Interviene quasi immediatamente la Commissione di Garanzia in difesa degli interessi aziendali e dichiara illegittima l’applicazione della norma prevista dalla legge in caso di pericoli per la sicurezza in relazione all’indizione del nostro sciopero. Chiaramente fregandosene anche lei, la Commissione, di ciò che aveva scritto lo stesso ente che dovrebbe tutelare la sicurezza del volo, cioè l’Enac. Addirittura la Commissione arriva a scriverci una nota paradossale che delinea chiaramente un orientamento per il quale la tutela della sicurezza da parte sindacale e quindi anche lo sciopero, sono “giustificabili” esclusivamente in presenza di un “grave evento lesivo” già avvenuto e non già con funzione preventiva, smentendo così la logica che vede l’azione di tutela della sicurezza prevalentemente in funzione preventiva. Ma si sa, la Commissione “garantisce” le aziende e non certo i lavoratori o il rispetto della legge. Ma visto che non è sufficiente la Commissione, arriva un’ordinanza del Ministro che differisce lo sciopero. Questa la nostra risposta. “La scrivente Organizzazione Sindacale rileva che le motivazioni della Vostra ordinanza di differimento dello sciopero indetto dal codesto sindacato per il giorno 17 gennaio e per i giorni seguenti, sino al 31 gennaio p.v, sono relative a presunte violazioni che non sussistono nel caso di scioperi dichiarati ai sensi dell’.art.2 – comma 7 L. 146/90 come modificata dalla L. 83/2000. Registriamo pertanto che l’unico ente che si è espresso in modo negativo rispetto all’applicazione del suddetto art.2 – comma 7 L. 146/90 come modificata dalla L. 83/2000 da parte del SULT è il Presidente della Commissione di Garanzia Antonio Martone. Avendo rilevato in precedenti note che il SULT non ritiene la Commissione di Garanzia esperta in materia di sicurezza, ci troviamo a registrare che l’ENAC nello svolgimento della sua attività di regolamentazione e di vigilanza del trasporto aereo ed il Ministero nella sua funzione di responsabile ultimo in materia di sicurezza, non si sono espresse su quanto affermato dal SULT e su ciò che è alla base dello sciopero in oggetto. Il SULT ribadisce la validità delle tesi sostenute e rimane in attesa di un chiarimento del Ministero e dell’ENAC.”.

Ci rendiamo subito conto che abbiamo contro praticamente tutti: l’azienda, la Commissione, il Governo e le altre sigle sindacali. Non vogliamo far rischiare direttamente i lavoratori e quindi revochiamo lo sciopero e denunciamo l’atto illegittimo e provocatorio del Ministro. Così diventa sempre più difficile: abbiamo armi spuntate, un morale non certo alto in categoria e viviamo uno stato di repressione pesantissima.

Dopo una vivace assemblea che si svolge il 13 gennaio, torniamo alla carica e il 18 gennaio “… Il SULT indice un pacchetto di 96 ore di sciopero degli Assistenti di Volo Alitalia così articolate: 24 ore l’8 febbraio – il 21 febbraio – il 4 marzo – il 16 marzo – su tutti i voli in partenza dal territorio nazionale…”. Prevedendo un ulteriore intervento finalizzato a vietare lo sciopero organizziamo una consultazione sul pacchetto di ore di sciopero indetto tra gli assistenti di volo attraverso una raccolta di firme da effettuarsi dal 19 gennaio al 2 febbraio a Roma e Milano.

Certo anche noi con Cimoli non ci andiamo leggeri. Con i nostri colleghi ferrovieri denunciamo infatti che le carenze sulla sicurezza riscontrate nella gestione Cimoli quando era a capo delle ferrovie le ritroviamo oggi in Alitalia. L’omino dalle guance sempre rosse e dall’aria assente si lega tutto al dito e capiamo che qualche cosa sta per esplodere e noi non ne usciremo indenni.

La Commissione di Garanzia interviene nuovamente e ci intima di revocare gli scioperi indetti. In pratica ci scrive che nel caso di sciopero sulla sicurezza a carattere preventivo (cosa che comunque precedentemente ci aveva negato), si devono però rispettare tutti i termini della legge. Un’interpretazione assurda: se io sciopero perché rilevo un pericolo imminente alla sicurezza, o mi dimostri che tale pericolo non esiste, oppure non puoi dirmi di scioperare tra due o tre mesi. Che razza di pericolo imminente sarebbe? E che prevenzione mai potresti attuare in questo caso? Il rapporto con Commissione, Ministro e Governo si fa sempre più pesante: senza parlare poi di Cimoli e della sua dirigenza succube dell’uomo dalle guance rosse: una dirigenza che non riesce neanche a far comprendere a lui e al governo che stiamo andando dritti verso il baratro industriale e il massacro sociale. La “corrispondenza” con la Commissione diventa ormai quasi giornaliera e impegna soprattutto Paolo Maras che è l’esperto della normativa che ci impedisce regolarmente di scioperare. Così Paolo replica all’ennesima procedura della Commissione. “… Gli obiettivi di tutela e di prevenzione sono intimamente integrati tra loro e le Vostre tesi sono oggettivamente lontane da questo principio fondamentale. La Vostra affermazione per la quale <… come emerge anche dal collegamento tra le parole “protesta” e “evento”, tale ipotesi ( cioè l’applicazione dell’art.2 – comma 7 L. 146/90) non può ravvisarsi nel caso di mera prospettazione di una situazione di pericolo in relazione alla quale lo sciopero può essere proclamato nel rispetto della disciplina vigente. >, è fortemente lesiva del diritto/dovere del sindacato di tutelare l’incolumità e la sicurezza dei lavoratori protestando e prevenendo e non già semplicemente protestando a causa di gravi eventi lesivi già avvenuti. Ciò relegherebbe, infatti, il sindacato ad un ruolo di semplice denuncia a posteriori di fatti già accaduti e di denuncia delle conseguenti responsabilità. Se, come fate nella Vostra Comunicazione, si vuole poi analizzare letteralmente quanto contenuto nella legge, dobbiamo farVi rilevare che sinonimi del termine protestare sono: opporsi, dissentire, ribellarsi, reagire, contrastare, lamentarsi, reclamare, contestare… tutte espressioni che, di fatto, includono la necessità di prevenire un fatto, con la sola eccezione di “lamentarsi”, termine questo che non fa assolutamente parte del dizionario di chiunque voglia prevenire. La Vostra interpretazione appare in questo caso cinica e in qualche modo beffarda rispetto alle motivazioni addotte dalla nostra Organizzazione Sindacale nell’indizione di sciopero e soprattutto rispetto alla delicatezza della materia trattata…”.

L’Enac emana la nuova normativa relativa ai tempi di volo e di servizio ma lascia un anno di tempo alle aziende per adeguarsi, quasi come se la sicurezza aspetti i tempi delle aziende.

Il 28 gennaio tendiamo la mano nuovamente alle altre organizzazioni sindacali, convinti che la situazione sia talmente grave da richiedere e pretendere un atteggiamento se non unitario, almeno di buon senso nei rapporti intersindacali e nel confronto con l’azienda: poveri illusi che siamo.

Come spesso accade in Alitalia, quando il confronto con il sindacato si fa più acceso, arriva qualche dirigente che scrive la sua personale letterina direttamente ai lavoratori. Questa volta è il dott. Antonio Migliardi che si firma come Chief Production Officer Executive Vice President ( ma anche … Serbelloni Mazzanti vien dal Mare, avrebbe detto Fantozzi…) ad inviare una lettera ipocrita, falsa, minatoria e strumentale che serve essenzialmente a intimare ai lavoratori che nel caso non si raggiungesse un accordo con il sindacato, l’azienda andrà avanti autonomamente e quindi si aspetta una risposta responsabile dei lavoratori.

Intanto, sin dall’inizio dell’anno prosegue lo scontro tra la Commissione europea che vuole capire se per Alitalia quello del governo italiano sia o meno un aiuto di stato. Il grande Ministro Lunardi che difende a spada tratta Cimoli, e lo stesso Cimoli che più tempo passa e più ci convinciamo che non solo non sa perché gli aerei, pur essendo grandi e pesanti, volano e non cadono giù, si dimostrano entrambi completamente all’oscuro del mondo industriale del trasporto aereo.

E mentre le compagnie low-cost che operano in Italia si scagliano contro Alitalia e chiedono all’UE di dichiarare illegittima la ricapitalizzazione, Veltroni, sindaco di Roma, gli fa il coro e se ne esce anche lui con una dichiarazione da incompetente e irresponsabile: “Se Alitalia non riesce a coprire altre tratte da Roma, la mia proposta è quella di metterci insieme, attorno ad un tavolo, e cercare di immaginare una compagnia low-cost da realizzare, oltre che con Alitalia, insieme a Camera di Commercio e imprenditori romani“. E che cosa dicono di preciso le Low-cost su Alitalia? Il presidente dell’associazione europea di queste compagnie (Ryanair, Air Berlin, Basiq Air, ecc.), Stefan Vilner, nel richiedere la condanna di Alitalia afferma che “ …I contribuenti italiani e i turisti non dovrebbero essere obbligati a pagare per questo dinosauro in difficoltà … “». E ci sembra che più che l’Unione europea sia proprio lo stato italiano e i vari enti pubblici che le sovvenzionano e lo faranno anche in futuro, a dar retta a Ryanair e compari, che spolperanno a poco a poco l’intero sistema del trasporto aereo italiano. E Michael O’ Leary, presentandosi in conferenza stampa con una maglietta con la scritta “Arrivederci Alitalia” annuncia l’invasione Ryanair nel mercato interno italiano e per la prima volta apre tre rotte italiane da Roma per Alghero, Venezia e Verona con tariffe inconcepibili che partono da 4,99 euro. Con 10 milioni di passeggeri previsti entro l’anno, per Ryanair l’Italia è già il secondo mercato dopo il Regno Unito.

Con un comunicato stampa e chiedendoci del perché del silenzio di Cimoli sull’intera vicenda, condividiamo quanto affermato dall’Amministratore Delegato di Meridiana, Giovanni Sebastiani, che critica le autorità competenti per non essere intervenute nei confronti della “pubblicità ingannevole” di Ryanair e soprattutto rispetto alla “concorrenza sleale nei confronti delle compagnie nazionali” che gli Aeroporti italiani stanno determinando “finanziando, spesso con soldi pubblici”, “i servizi concessi ai collegamenti aerei operati da vettori stranieri”. A Sebastiani, che incontrerò anni dopo e che non era mai stato all’apice dei miei pensieri soprattutto per come male considerava la mia categoria, ricorderò questi fatti e devo riconoscere che oltre a noi, pochi altri sono stati così chiari nel condannare non solo Ryanair, ma le autorità governative competenti.

Cimoli dimostra ogni giorno di più di volerci proprio bene e sempre più viva è in noi la sensazione che stia preparando la sua vendetta nei nostri confronti. Nel frattempo non perde occasione per attaccarci: in un articolo su Panorama arriva a dire che “Se l’Alitalia fallirà, dovranno assumersene la responsabilità” riferendosi, come riportato da Panorama Economy, al “SULT del volo”.

Il 5 febbraio differiamo lo sciopero dall’8 al 10 febbraio e lo facciamo coincidere con quello dei colleghi aeroportuali che scioperano per la riforma del trasporto aereo e il rinnovo del contratto nazionale di tutti i lavoratori di terra (Indotto, Compagnie Aeree, Gestioni Aeroportuali, Handling). Quattro ore di sciopero che fanno registrare una forte adesione. Preventivamente vengono cancellati 141 voli: 67 nazionali, 66 internazionali e 8 intercontinentali. Già questo un successo, ma poi le cancellazioni aumentano e ritardi enormi si registrano in tutti gli aeroporti italiani, soprattutto a Roma, Milano e Napoli. Mentre si svolgono anche manifestazioni nei principali aeroporti, rilanciamo con uno sciopero di 24 ore per il 21 febbraio. Paolo Maras alla stampa: “Abbiamo avuto un’ottima adesione. Questo non ci sorprende dal momento che le motivazioni alla base dello sciopero, e cioè quella della sicurezza, sono profondamente sentite dalla base“. E così riporta La Repubblica il 12 febbraio dopo la riunione tra Alitalia e Sult del giorno prima: ”…Niente accordo con l’Alitalia. Gli assistenti di volo proclamano un nuovo sciopero per il 21 febbraio, questa volta di 24 ore. I passeggeri della compagnia di bandiera dovranno affrontare nuovi disagi, dopo quelli di giovedì scorso, quando hostess e steward hanno incrociato le braccia per 4 ore, costringendo l’ Alitalia ad annullare 141 voli e a rinunciare a introiti per 600 milioni di euro. L’incontro di ieri tra azienda e sindacato autonomo Sult non ha dato risultati. L’Alitalia – afferma il sindacato degli assistenti di volo – ha posto una pregiudiziale inaccettabile, dichiarando la propria esigenza inderogabile a discutere esclusivamente del trasferimento del personale da Roma a Milano, ritenendola prioritaria rispetto a tutti gli altri argomenti oggetto del confronto e affermando altresì di voler comunque procedere unilateralmente, anche senza accordo sindacale». Il Sult sostiene di aver dichiarato la propria disponibilità ad avviare un confronto ad oltranza – con azienda, Enac e ministero dei Trasporti – già da ieri sera, su tutti i temi oggetto della trattativa, compreso quello relativo alla base di Milano. Ma l’ Alitalia non ha accettato. Da qui la conferma delle 24 ore di sciopero. Il vice ministro dei Trasporti, Mario Tassone, sta valutando l’ ipotesi di accettare la richiesta del Sult e convocare i sindacati per la vertenza degli assistenti di volo…”.

A metà febbraio si svolge il CdA di Alitalia che conferma forti perdite per il 2004 (complessivamente circa 850 milioni) e dichiara come sempre che comunque per l’anno in corso si ridurranno drasticamente. E’ evidente il riferimento alle 3.700 persone che andranno in cassa integrazione entro febbraio e al ridimensionamento dell’attività di volo. Intanto aumenta il prezzo dei biglietti di 5-10 euro per il “fuel surcharge”, cioè il supplemento carburante dovuto all’aumento del prezzo del petrolio.

Mentre gli altri sindacati continuano l’inutile e poco seguito “sciopero del panino”, il 21 febbraio è ancora il giorno di un nostro sciopero, questa volta di 24 ore. L’azienda cancella preventivamente 90 voli: 28 nazionali, 50 internazionali e 12 intercontinentali e sostituisce moltissimi colleghi nostri iscritti con personale non in sciopero. Denunciamo la cosa come gravissima con un comunicato stampa. “Il SULT denuncia il gravissimo comportamento antisindacale dell’Alitalia che emergerebbe da quanto riportato in un’agenzia ANSA di oggi e per il quale, in occasione dello sciopero degli assistenti di volo indetto dal SULT per il 21 febbraio, l’azienda sarebbe intenzionata a sostituire dai voli il personale iscritto al Sult precedentemente all’inizio dello sciopero. Questa azione, se confermata, oltre ad un manifesto comportamento antisindacale, rappresenterebbe anche una discriminazione dei singoli lavoratori che, in quanto detentori di un diritto (quello di sciopero) possono e debbono decidere liberamente se esercitarlo o meno. Inoltre si tratterebbe di un utilizzo improprio (rispetto alla privacy) della conoscenza da parte dell’azienda dell’appartenenza del singolo lavoratore ad un sindacato o l’altro. Tale informazione sensibile dovrebbe invece essere utilizzata dall’azienda esclusivamente per operare le trattenute sindacali al singolo lavoratore, come da specifica delega individuale…”.

Ma nonostante tutto ciò diamo un forte ceffone all’arroganza dell’azienda e all’uomo dalle guance rosse. Alla fine della giornata le cancellazioni dei voli dichiarate dall’azienda sono 176, più altre decine di voli cancellati mascherati da “eventi meteorologici” per ridurre il clamore dovuto al successo dello sciopero. Se si escludono i voli che operavano nelle fasce orarie garantite, si è raggiunta una percentuale di cancellazioni pari all’85%. Alitalia non riesce nemmeno ad assicurare tutti i voli nella fascia oraria garantita della sera, tra le 18.00 e le 21.00, provocando in questo modo un ulteriore ed enorme danno all’utenza e a se stessa. Anche alcune rappresentanze aziendali di altre sigle sindacali si rendono conto sin dalla mattina che lo sciopero funziona e, indirettamente, danno indicazione di aderire. Mentre però è in corso lo sciopero le strutture nazionali degli altri sindacati continuano a trattare con l’Azienda. In questi casi per noi è chiaro che si sta condizionando la trattativa, anche se non si partecipa. Ci rode non poco ma quel che vale è che il risultato finale per i lavoratori sia, se non altro, edulcorato.

E le trattative che ci escludono continuano ininterrotte, questa volta però è l’azienda che ha una fretta terribile di chiudere. Noi denunciamo pubblicamente e formalmente, anche più volte al giorno, la mancata convocazione del nostro sindacato, ma non c’è verso di rimuovere il blocco nei nostri confronti messo dal rancoroso amministratore delegato. E dopo alcuni giorni, mentre Cimoli viene interrogato per i rapporti con Calisto Tanzi sul “crac Parmalat” quando era in ferrovia, i 900 assistenti in esubero vengono trasformati in 12 giorni di contributo di solidarietà per l’intera categoria, esodi agevolati e minori assunzioni. Un accordo sottoscritto dagli altri sindacati che non condividiamo ma che è stato comunque condizionato dal nostro sciopero.

Il 25 febbraio, in accordo con gli RLS (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) promotori dello sciopero di base dei ferrovieri del 16 e 17 gennaio 2005, il SULT promuove e partecipa a Roma alla “Marcia per la sicurezza nei trasporti”. La Marcia è indetta per assicurare livelli massimi di sicurezza nei trasporti, fermare le tragedie, battere la repressione delle aziende, costruire un vero Piano Nazionale dei Trasporti che abbia al centro il tema della sicurezza e la lotta al precariato. Partecipano in tanti e tra loro lavoratori colpiti da sanzioni disciplinari, parenti delle vittime di disastri, personaggi dello spettacolo e della cultura, parlamentari italiani ed europei, associazioni degli utenti.

Dopo lo sciopero riuscito del 21 febbraio e l’accordo del 25 febbraio rilanciamo comunque le nostre proposte per gli assistenti di volo ed organizziamo un’assemblea per il 2 marzo, invitando governo, azienda e le altre organizzazioni sindacali a prendere atto della contrarietà della categoria.

L’accordo non chiude la vertenza aperta con gli scioperi del 10 e del 21 febbraio perché non risponde ai bisogni della categoria e non fornirà all’Azienda nessun reale beneficio se non quello di aver sottratto soldi dalle nostre tasche. Ci rendiamo conto che integrare e rimettere in discussione un accordo sottoscritto è un obbiettivo estremamente difficile, ma abbiamo tutte le intenzioni di farlo, dichiarando quindi pubblicamente che “sarà la categoria a decidere se appoggiare o meno questa vertenza con segnali forti e inequivocabili rispetto alle sigle che se ne sono assunte la paternità”. Sospendiamo lo sciopero del 4 marzo per dare il tempo ai lavoratori di valutare l’accordo, ma confermiamo quello di 24 ore del 16 marzo 2005 per tutti i lavoratori Alitalia. L’azienda tenta di convincerci a firmare l’accordo sottoscritto dalle altre sigle sindacali. Ci convoca il 28 febbraio, il 1 marzo e poi anche il 3 marzo senza alcun risultato: valutiamo negativamente metodo e contenuti. Poi presentiamo le nostre proposte alternative di modifica all’accordo. Questo accordo oltre che inutile è anche ingestibile perché non accettato dalla categoria, non sottoscritto dal sindacato più rappresentativo tra gli assistenti di volo e perché incompleto e tecnicamente sbagliato. Sbagliati i presunti risparmi come sbagliato era il calcolo degli esuberi. Le soluzioni sono da ricercarsi tutte nell’errata organizzazione aziendale interna agli assistenti di volo, che vede sprechi dovuti ad inefficienze aziendali, demotivazione del personale, squilibri di carichi ed orari di lavoro. Facciamo anche un esempio provocatorio ma poi neanche molto, di come in effetti si potrebbe risparmiare veramente. Un piccolo esempio, anche se non è il più importante in termini quantitativi, che però indica anche che livello di compromissione esista tra dirigenza sindacale e dirigenza aziendale. CGIL, UIL e UGL hanno complessivamente circa 500 iscritti fra gli assistenti di volo e “godono” di oltre 5000 giornate di permessi sindacali all’anno cioè 10 permessi sindacali per ogni iscritto. Il SULT, che ha più di 1000 iscritti, ha goduto nel 2004 di circa 1,6 permessi sindacali per ogni iscritto. Applicando misure omogenee si potrebbero risparmiare quasi 2 milioni di euro l’anno. E la conferma che gli esuberi sono falsi è data immediatamente dal fatto che gli aerei continuano a volare in sotto-organico, cioè con un numero di assistenti di volo inferiore a quello previsto dal contratto, aumentando così il carico di lavoro individuale e l’incazzatura dei lavoratori. E ogni giorno che passa arrivano sempre più disdette agli altri sindacati. La rabbia di molti sfocia anche in momenti di tensione e la Cgil con un volantino vergognoso tenta di sviare il tema della contestazione generale all’accordo del 25 febbraio accusandoci di sobillare ed indirizzare i picchiatori fascisti nei loro confronti: un miserabile ed inutile tentativo di creare confusione tra i colleghi.

Ci arriva una lettera da un collega con una “poesia”: “POCHE RIGHE DA UN TUO (VERO) COLLEGA – se pensi di poter continuare a lavorare una vita a queste condizioni… Se pensi di essere considerato un professionista … Se pensi che questa azienda ti rispetti … Se pensi che chi ha firmato questo accordo ti rappresenti… Se pensi che il sindacato sia uno sportello di servizi… Se pensi che tanto sono tutti uguali… Se pensi che tutti in questa azienda abbiano ricevuto il tuo stesso trattamento… Se pensi di dover mangiare meno di un pilota… Se pensi che chi lavora non debba avere diritti… Se pensi che i tuoi diritti di lavoratore siano rispettati… Se pensi che in fondo l’importante è curare il proprio orticello… Se pensi che ormai non si può fare più niente… Se pensi di trasferirti a Milano per un passaggio di qualifica… Se pensi che altrimenti… ALLORA VAI A LAVORARE TRANQUILLO, ALTRIMENTI … SCIOPERA… E’ UN TUO DIRITTO!”

Il 3 marzo viene approvato un emendamento in Senato per il quale aumenteranno di un euro i biglietti Alitalia e di tutte le compagnie aeree per finanziare il Fondo integrazione al reddito dei dipendenti del trasporto aereo che andranno in cassa integrazione.

La Commissione di Garanzia va nuovamente alla carica rispetto al nostro sciopero del 16 marzo che, nonostante i nostri sforzi nel tentare di aprire un dialogo con l’azienda, dobbiamo necessariamente confermare. Spostiamo lo sciopero del personale di terra al 24 maggio per evitare il più possibile un intervento di autorità del Ministro, ma la Commissione continua ad inviarci carta straccia secondo la quale lo sciopero del 16 non sarebbe regolare. A questo punto andiamo avanti lo stesso e si arriva quindi alla conferma e all’effettuazione dell’azione di lotta che produce la cancellazione di circa l’80% dei voli programmati nelle fasce orarie dove è possibile scioperare. Questo un report stampa delle 15.29: “Sciopero Alitalia, Sult: perfettamente riuscito – Lo sciopero degli assistenti di volo del Sult ha paralizzato i voli Alitalia: sono partiti solo i voli garantiti e questo <dimostra che lo sciopero è pienamente riuscito>. Questo il commento di Paolo Maras, dirigente del Sult, l’organizzazione sindacale che ha proclamato lo sciopero che sta bloccando i voli …. Durante lo sciopero di hostess e steward dell’Alitalia sono infatti partiti solo tre voli a lungo raggio (Malpensa-Lagos, Malpensa-Tokio e Roma-New York) e due collegamenti con le isole (due voli tra Linate e Catania).” Un altro successo determinato dalla nostra evidente rappresentatività ma che coinvolge tantissimi lavoratori non iscritti ad alcun sindacato ed anche molti che aderiscono alle altre sigle sindacali. Un segnale ancor più forte se si considera che Alitalia, insieme agli altri sindacati, ha predisposto un vero e proprio piano antisciopero cercando di sostituire molti nostri iscritti con altri lavoratori.

Ma la situazione non cambia. Così un’assistente di volo scrive alla rubrica di Augias su Repubblica: “Le hostess Alitalia, poche rose e tante spine – Gentilissimo Augias, sono assistente di volo Alitalia da 15 anni. Tralasciamo i luoghi comuni: sempre in giro, begli alberghi, non è lavoro ma vacanza e vi pagano pure. La gente ci vede come dei privilegiati; i passeggeri ci trattano spesso come parte della tappezzeria degli aerei, rivolgendoci la parola solo per commenti negativi sull’Alitalia, in modo spesso aggressivo ed arrogante, trasformandoci in parafulmini per tutti i disservizi. Come gratificazione ci è rimasto solo il sorriso dei nostri anziani emigrati che quando salgono sull’Alitalia si sentono già a casa. Ho fatto sacrifici per non penalizzare la mia vita privata rispetto al lavoro che mi tiene lontano da casa; faccio i salti mortali per riuscire a dare a mio marito e alle mie figlie il senso della continuità come moglie e madre; faccio capriole per essere attiva e professionale sul lavoro. Lo fanno tante donne che lavorano. Però con l’ ultimo contratto hanno autorizzato turni massacranti, tolto il riposo dopo i voli intercontinentali, autorizzato 5 tratte al giorno sul medio raggio, tolto le soste all’estero, le diarie in valuta locale, aumentato le ore di volo fino a limiti a mio avviso dannosi per salute e sicurezza. I voli partono con equipaggi incompleti, le ferie vengono confermate solo pochi giorni prima della loro effettuazione, sono state pattuite 12 giornate di solidarietà in 2 anni perché l’ azienda è in crisi. Ma chi difende me se qualcosa non va? Perché l’azienda chiede sacrifici solo a parte dei dipendenti, riceve aiuti economici, si dichiara di nuovo in crisi, rimpasta le cariche dirigenziali, liquidando i dirigenti con miliardi? “.

Niente da fare: le condizioni di lavoro peggiorano sempre di più e devo confessare che nonostante le nostre battaglie, gli scioperi, le discussioni, le analisi, le assemblee e tutto quel che facciamo tutti i santi giorni, spesso mi sembra di correre sempre in salita, che le cose non si aggiustino mai, che ogni passo che si fa in avanti poi segua un arretramento, che si sia condannati perennemente a difendersi senza mai riuscire a contrattaccare. E forse è proprio così: si vive una fase economica e sociale nella quale il lavoro è ormai semplice fattore della produzione, un numero al quale accostare solo un livello di produttività e una quantità di lavoro da assegnare e non anche un essere umano con i suoi bisogni e le sue aspirazioni. E’ il capitalismo bellezza: ma noi non cediamo!

E allora rilanciamo anche l’elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e non lo facciamo più solo in termini di enunciazione. Si avvia formalmente la prima fase, anche se l’Alitalia e gli altri sindacati non ci seguono su questa strada. C’è un accordo che proprio le loro confederazioni hanno sottoscritto con Confindustria ma da noi non lo vogliono applicare: la paura è che noi si faccia il pieno di voti e di delegati. L’11 aprile inviamo formale comunicazione all’azienda per l’insediamento della Commissione elettorale per l’elezione dell’RSU. Commissione che vista l’assenza delle altre sigle, sarà composta soltanto da lavoratori indicati dal Sult.

L’8 aprile si era indetto un nuovo sciopero di 24 ore per il 19 aprile. Nella stessa giornata è previsto uno sciopero di Cgil, Cisl, Uil e Anpav ma di 4 ore. Ma una settimana dopo arriva sincronizzato al millesimo un provvedimento del ministro dei trasporti che vieta il nostro sciopero perché in coincidenza dell’altro. Una assurdità che non si può sentire ma ormai siamo abituati. Il 16 revochiamo lo sciopero e diamo indicazione ai lavoratori di non partecipare all’azione indetta dalle altre sigle. È sempre odioso dire ai lavoratori di non scioperare ma in questo caso si tratta di una serrata aziendale per aiutare sigle in grave difficoltà a riprendere fiato in categoria e infatti l’azienda cancella preventivamente ben 168 voli per dare consistenza allo sciopero farsa. Così scriviamo in un comunicato ai lavoratori. “…Non serve uno scienziato per capire che c’è qualcosa di poco chiaro: se a fronte dello sciopero del 16 marzo, di 24 ore, i voli inizialmente cancellati erano stati circa 90 e, a seguito della grande adesione dei colleghi, a fine giornata erano stati circa 150, come è possibile che, in questo caso, per sole quattro ore, ne viene cancellato preventivamente un numero addirittura superiore? La risposta è già sulla bocca di tutti i colleghi che non sono fessi e hanno perfettamente capito che, se l’azienda avesse voluto andare alla conta, lo sciopero sarebbe miseramente naufragato perché nessun lavoratore avrebbe scioperato per sostenere un accordo che fa ribrezzo…”.

E noi spostiamo lo sciopero degli assistenti di volo al 18 maggio. La Commissione di Garanzia ci invia una bella letterina con la quale ci comunica di essere stati sanzionati per gli scioperi degli assistenti di volo del 21 febbraio e 16 marzo per 15.000 euro. Scioperi indetti in base all’Art. 2, comma 7 della legge 146 che prevede, qualora si tratti di tutela della sicurezza e dell’incolumità dei lavoratori, regole meno vincolanti. Ma la Commissione ha ritenuto di non dover applicare tali deroghe in quanto ciò sarebbe stato possibile solo in caso di grave evento lesivo. Come dire che uno sciopero a tutela della sicurezza dei lavoratori, bene primario che deve essere tutelato in via preventiva, per la Commissione è consentito solo con funzione “commemorativa”, cioè … “se ci scappa il morto” … alla faccia della sicurezza !

Ma il vortice nel quale ci troviamo ad operare non ci impedisce di riflettere e analizzare la situazione in modo collettivo: lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Così dalla discussione interna emerge la necessità di iniziare a costruire in tempi rapidi un vero “progetto per la categoria” che guardi un po’ più in là del contingente e del contratto stesso, che ridisegni il ruolo dell’assistente di volo, mantenendone le specificità e al tempo stesso ipotizzando anche percorsi che possano prevedere sviluppi e percorsi professionali diversi. Un progetto che non può essere disegnato a tavolino, ma deve scaturire dall’analisi e dal dibattito interno alla categoria.

Il 27 aprile il Coordinamento nazionale SULT approva all’unanimità la decisione di dare seguito al Patto Federativo SULT – CNL – SINCOBAS per la costituente di un unico sindacato democratico e di massa, Patto che verrà formalizzato ufficialmente il 18 Giugno a Roma con una assemblea pubblica e che sarà il primo passo verso una vera unificazione di queste tre sigle sindacali.

Il 2 maggio si svolge un incontro con l’Alitalia, determinato dal precedente incontro informale del 26 aprile direttamente con Cimoli nel quale ci era sembrato di comprendere che esisteva una volontà di riprendere un confronto sul metodo e sul merito della vertenza assistenti di volo. Ma il risultato dell’incontro del 2 maggio è purtroppo di segno del tutto opposto: la delegazione dell’Alitalia si presenta volutamente in una composizione assolutamente di basso profilo e ribadisce la pregiudiziale della firma dell’accordo del 25 febbraio da parte del Sult per continuare il confronto. L’uomo al vertice evidentemente non ha soltanto le gote sempre rosse, ma anche la lingua biforcuta.

Continuano le partenze in sotto-organico con un numero di assistenti di volo non previsto dal contratto. Consci delle difficoltà che potrebbe comportare una nostra decisione di forte rigidità, attendiamo e avvisiamo l’azienda. Nessuna risposta e allora il 3 maggio comunichiamo formalmente che dal 12 maggio daremo indicazione agli assistenti di volo di rispettare in modo rigido il contratto di lavoro e di non partire da Roma e Milano con equipaggio incompleto. Se a ciò dovessero seguire ritorsioni disciplinari avvisiamo l’azienda e il ministro che procederemo ad uno sciopero immediato e senza preavviso.

Intanto, mentre Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, la Lega di Bossi, l’UDC di Follini e il prode Berlusconi sembrano alle prese con una crisi di governo che si risolverà con un mini-rimpasto delle poltrone da ministri, dall”Unione Europea arrivano voci su un consenso al piano di ristrutturazione di Alitalia in quanto compatibile con le norme europee sugli aiuti di stato. È chiaro: nonostante le proteste di facciata di qualcuno, prima fra tutti la British Airways, a Bruxelles sono ben coscienti che il piano non funzionerà e lascerà altro spazio libero alle grandi compagnie europee nel ricco mercato italiano. Si continua così ad andare verso il baratro con l’ennesimo piano industriale suicida e con l’Air France seduta a tavola con coltello e forchetta già in mano: si preannuncia che a ottobre ci sarà la privatizzazione di Alitalia e poi le nozze con la compagnia di un Jean-Cyril Spinetta che già siede nel consiglio di amministrazione della compagnia italiana come Cimoli in quello di Air France. In effetti in questi giorni spuntano anche voci su un possibile interessamento di Emirates Airlines, ma poi non se ne farà nulla.

Gianni Sebastiani si dimette dalla Meridiana dell’Aga Khan (bilancio 2004 chiuso con una perdita di 13,9 milioni di euro), anche se le dimissioni saranno operative da 7 giugno. Gli succederà Massimo Chieli che sino ad oggi è stato il capo del personale dell’Alitalia ed anche il presidente di Alitalia Express. Sembra che Chieli abbia avuto forti contrasti interni sulla gestione aziendale degli accordi sindacali, soprattutto con Antonio Migliardi, il capo dell’operativo dell’Alitalia. A capo di Alitalia Servizi arriverà Roberto Renon, precedentemente amministratore delegato di Trenitalia.

L’11 maggio Alitalia e Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, UGL Trasporti firmano un accordo sui prepensionamenti del personale di terra, così come previsto dal piano industriale di Cimoli.

Apparentemente sembra anche che i conti aziendali vadano leggermente meglio. Cresce al 52,4% la quota di mercato dei voli nazionali, e nel primo trimestre dell’anno si registra un incremento dei proventi riducendo le perdite operative a 120 milioni di euro. Ma le bugie hanno le gambe corte.

Il 15 maggio arriva l’ennesima precettazione dell’uomo dei tunnel, il Ministro Lunardi, persona di rara antipatia e sicuramente del tutto incompetente nel mantenere relazioni con il sindacato. Così l’articolo di Repubblica. “ROMA – Il ministro differisce lo sciopero delle hostess Alitalia di mercoledì, il Sult in un primo momento fa braccio di ferro, ma poi deve abbassare la guardia. Il ministro Pietro Lunardi ha ordinato il differimento ad altra data dell’agitazione di 24 ore del personale di bordo, proclamato dal Sult e altre sigle sindacali. I dirigenti del sindacato hanno prima confermato l’agitazione, nonostante il provvedimento del ministro, poi hanno accorpato l’agitazione a quella del 28 maggio, ma hanno cominciato uno sciopero della fame davanti alla sede del ministero…. <Il provvedimento – afferma Lunardi – si è reso necessario al fine di evitare un grave pregiudizio al diritto di libera circolazione dei cittadini, costituzionalmente garantito”> … Per il Sult la decisione del ministro dei trasporti Pietro Lunardi rappresenta <un altro atto autoritario e arrogante del ministro”. Per il sindacato <qui di irregolare c’è soltanto una cosa: la Commissione di Garanzia, che non perde mai occasione per dimostrare che ciò che si cerca di tutelare sono ormai soltanto gli interessi delle imprese. C’è aria di illegalità e di autoritarismo in tutto ciò, c’è veramente una brutta aria che ha il sapore di regime>. Il Sult si vede quindi <costretto a rinviare lo sciopero del 18 al 28 maggio … Da questa mattina i segretari nazionali del Sult Andrea Cavola e Paolo Maras hanno iniziato lo sciopero della fame di fronte al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in piazza della Croce rossa. I due dirigenti sindacali rivendicano il diritto di sciopero dei lavoratori e hanno deciso di rimanere giorno e notte di fronte al dicastero guidato da Pietro Lunardi assistiti da medici che ne controlleranno lo stato di salute. Per trascorrere la notte di fronte al ministero, c’è un camper che offrirà un supporto ai due dirigenti”.

Il 16 maggio inizia la protesta davanti al Ministero di Lunardi. Lo sciopero della fame è per noi sicuramente uno strumento inusuale ed estremo, ma altrettanto grave è quel che sta accadendo: da mesi un diritto costituzionale è praticamente vietato dal governo Berlusconi. Il 17 si svolge una manifestazione in Piazza della Croce Rossa per far sentire la nostra voce al “ministro scavatore”.

Entro pochi giorni indiremo le elezioni per le RSU e potranno essere presentate le liste. Le altre sigle sindacali, con l’eccezione di Avia, non rispondono ai nostri inviti e quindi procediamo. Stiamo seguendo maniacalmente le procedure previste dall’Accordo Interconfederale del 1993: non vogliamo fornire a nessuno un appiglio per tentare di invalidare le elezioni.

Il secondo giorno di sciopero della fame trascorre con riunioni continue sotto il palazzo del Ministero. La sera arriva al camper il medico che visita Andrea e Paolo: tutto bene.

Il giorno dopo è prevista una riunione con Lunardi, il viceministro Tassone e l’Enac. Il cane del nostro presidente, Vincenzo Siniscalchi, un gran bel maremmano, arriva al camper e il Maras gli si avvicina richiamando la sua attenzione con un lieve battito di mani. E lui, il cane, non se lo fa ripetere un’altra volta: preso anche lui evidentemente dalla tensione che si respira in questi giorni … morde la mano di Paolo e crea un gran putiferio. Un incidente sul lavoro che fa crepare di risate noi e maledire il cane Paolo!

Il terzo giorno dello sciopero della fame siamo in riunione col ministro. Nell’incontro evidenziamo le criticità e le nostre proposte sulla vertenza e sulle problematiche degli assistenti di volo, del precariato, della sicurezza, dell’Alitalia e della riforma generale del trasporto aereo. Ci stanno a sentire, tutto merito secondo me di Tassone e dello sciopero della fame sotto il palazzo, e se ne esce con una ipotesi di proseguire il confronto su diritto di sciopero, sicurezza e vertenza in corso.

Il giorno dopo organizziamo una conferenza stampa presso il camper nella quale esponiamo le nostre proposte e la gravità della situazione rispetto al negato esercizio del diritto di sciopero. Lo facciamo insieme ai compagni del CNL e del SinCobas con i quali ormai lavoriamo da tempo. Lanciamo anche un appello a difesa del diritto di sciopero che viene inizialmente sottoscritto da moltissimi politici per tentare di portare il tema in parlamento. Appello in difesa del diritto di ScioperoRispetto alla protesta in atto da parte del SULT, il Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti, richiediamo che si interrompa lo sciopero della fame iniziato da alcuni rappresentanti di questo sindacato e ci rendiamo disponibili a partecipare alle annunciate iniziative in difesa del diritto di sciopero. Il diritto di sciopero è un diritto costituzionale e come tale deve essere tutelato. Il diritto di sciopero non può essere considerato e trattato esclusivamente come un principio: non esiste diritto di sciopero se non esiste la libertà di esercitarlo. Le leggi che regolano lo sciopero, l’applicazione sempre più restrittiva e spregiudicata di interpretazioni e normative della Commissione di Garanzia e gli interventi esclusivamente autoritari del Governo, hanno compresso questo diritto a tal punto da rappresentare un impedimento al suo concreto e libero esercizio. Tutto ciò sta inoltre falsando il rapporto tra le parti sociali: gli imprenditori pubblici o privati, nella consapevolezza che la controparte sindacale non può mettere in campo lo strumento dello sciopero, nei tempi e nelle modalità ritenute adeguate, si sentono infatti sempre più autorizzati a non rispettare i contratti, le norme condivise e corrette relazioni industriali. Gli interventi e le interpretazioni della Commissione di Garanzia hanno inoltre come effetto quello di dilazionare sempre più le vertenze e ciò aumenta in modo esponenziale, in numero ed intensità, le situazioni di conflitto, producendo conseguenze negative sia per i lavoratori, sia per l’utenza. Per questi motivi sempre più spesso i lavoratori e i sindacati si trovano nelle condizioni di non poter esprimere il loro dissenso ed il conflitto che dovrebbe regolare il metodo ed il merito delle vertenze, nei casi nei quali il confronto tra le parti non è stato sufficiente. In questi casi le situazioni sfuggono di mano a tutti, il conflitto esplode nelle più svariate forme, la repressione diventa insopportabile ed alimenta a sua volta un conflitto ancor più acceso. Il diritto di sciopero dei lavoratori e il diritto dell’utenza e dei cittadini devono realmente essere contemperati, e per fare ciò è necessario prevedere una normativa ed una sua applicazione assolutamente diverse dalle attuali che sostanzialmente, riducendo i tempi delle vertenze, diano risposte certe ai lavoratori ed alle parti sociali e al tempo stesso tengano conto dei bisogni dell’utenza in modo intelligente ed appropriato. Si ritiene quindi indispensabile un ampio e diffuso confronto nell’ambito del Paese e tra le forze dell’Unione, anche nell’ambito della costruzione del programma comune di governo, al fine di individuare quegli elementi indispensabili per tutelare il diritto di sciopero ed assicurare così l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito. I primi firmatari. Fausto Bertinotti (Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista), Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Federazione dei Verdi), Oliviero Diliberto (Segretario Nazionale dei Comunisti Italiani), Antonio Di Pietro (Presidente Nazionale di Italia dei Valori), Cesare Salvi (Sen. DS), Nando Dalla Chiesa (Sen. Margherita), Antonello Falomi (Sen. Gruppo il Cantiere), Luigi Malabarba (Sen. PRC), Marco Rizzo (Capogruppo PDCI Parlamento Europeo), Giovanni Battaglia(Sen. DS), Angelo Bonelli (Assessore all’Ambiente Reg. Lazio), Paolo Cento (Dep. Verdi), Paolo Corazza (Assessore al Lavoro Comune di Roma), Fiorello Cortiana (Sen. Verdi), Loredana De Pretis (Sen. Verdi), Bruno Dettori ( Sen. Margherita), Piero Di Siena (Sen. DS), Angelo Flammia (Sen. DS), Alfonso Gianni (Dep. PRC), Nuccio Iovine (Sen. DS), Luigi Marino (Sen. PDCI), Alejandro Martone (Sen. DS), Francesco Martone (Sen.PRC), Luigi Nieri (Assessore al Bilancio Reg. Lazio), G. Franco Pagliarulo (Sen. PDCI), Gabriella Pistone (Dep. PDCI), Natale Ripamonti (Sen. Verdi), Tommaso Sodano (Sen. PRC), Livio Togni ( Sen.PRC), Antonio Vicini (Sen. DS), G. Paolo Zancan (Sen. Verdi).

Ma quando non arriva il ministro arriva la Commissione antisciopero (e viceversa) e così ci tocca spostare anche lo sciopero dal 18 al 22, poi al 28 maggio e infine al 18 luglio. Se po’ campa’ così!

E dopo aver concordato al ministero lo svolgimento di incontri specifici dobbiamo inviare una lettera riservata a Lunardi e Tassone, per ricordargli che nessuna calendarizzazione è avvenuta. Ci hanno preso per il culo un’altra volta!

In azienda, mentre molti lavoratori precari non vengono confermati, assistiamo ad una recrudescenza della mancanza di personale: alla faccia degli esuberi annunciati. Così aumentano gli equipaggi incompleti e anche la nostra rigidità nel far rispettare il contratto e alcune cancellazioni di voli per mancanza di equipaggi. L’azienda denuncia malattie e scioperi bianchi. Per questo motivo il 30 maggio saltano 14 voli.

L’Alitalia chiude il bilancio 2004 con una perdita di 812 mln di euro e si conferma che anche il 2005 non si chiuderà in pareggio come aveva dichiarato Cimoli.

Il 31 maggio usciamo con un comunicato frutto di una decisione presa dopo molte discussioni e che avrà poi conseguenze imprevedibili. “Di fronte all’assoluta latitanza dell’attuale dirigenza Alitalia rispetto alle ripetute richieste di confronto finalizzato alla rivisitazione dell’accordo applicativo del CCL del 25 febbraio e dopo un’attenta analisi da parte dei nostri legali sulla sua applicabilità, siamo arrivati alla conclusione che tale accordo, modificando in modo sostanziale le condizioni di lavoro, sia dal punto di vista normativo che economico, può e deve essere impugnato individualmente attraverso un apposito ricorso legale. In tal senso il SULT, in linea con numerose sentenze emesse da vari tribunali e dalla Corte di Cassazione, sostiene il ricorso legale che prevede da parte del singolo assistente di volo, la richiesta di nullità o comunque di non applicabilità dell’accordo sottoscritto in data 25 febbraio 2005 tra Alitalia e Filt Cgil, Fit Cisl Comparto Volo, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Anpav relativo alla categoria Assistenti di Volo, ivi compresa la parte nominata “gestione delle eccedenze”. IL RICORSO RIGUARDA L’INTERO IMPIANTO DELL’ACCORDO DEL 25 FEBBRAIO E LA ORMAI CONSOLIDATA GIURISPRUDENZA CHE PERMETTE LA NON APPLICAZIONE DI ACCORDI NEL CASO ESSI VENGANO FIRMATI SOLTANTO DA ALCUNI SINDACATI. E’ necessario sottolineare che i cinque sindacati che hanno sottoscritto l’accordo del 25 febbraio scorso (CGIL, CISL, UIL, UGL e ANPAV) rappresentano complessivamente circa il 40% del personale sindacalizzato e meno del 30% di tutti i lavoratori e sono in progressivo e sostanziale calo di rappresentatività da mesi e mesi. Dopo gli scioperi, le manifestazioni, lo sciopero della fame e la pressione costante nei confronti dell’Alitalia, riteniamo sia giunto il momento di utilizzare sindacalmente anche lo strumento legale sia nei confronti di chi rifiuta sistematicamente il confronto, sia in contrapposizione con chi, a livello sindacale, trattava e concludeva un accordo parziale, negativo, sbagliato e legalmente scorretto mentre la categoria era in lotta. Con questa iniziativa intendiamo quindi indurre l’azienda a trattare su nuove basi l’applicazione del Contratto di Lavoro e la sua gestione.

Nel frattempo l’Alitalia continua nelle sue forzature: equipaggi incompleti, posti di riposo orizzontali che erano stati approntati su alcuni aerei dopo anni di lotte vengono smontati per ottenere più posti paganti, licenziamenti per eccessiva malattia che non segue la normativa contrattualmente concordata, competenze economiche non pagate e tante altre violazioni al contratto di lavoro che rendono il clima sempre incandescente.

L’8 giugno organizziamo anche un incontro sul diritto di sciopero con tutte le altre sigle del sindacalismo di base, la Cub, l’RdB, la Confederazione Cobas, l’Unicobas, la CNL, il SinCobas, lo SlaiCobas e l’Orsa.

Lo stesso giorno l’Unione europea, dopo 13 mesi, dà il via libera al Piano Alitalia, condizionandolo però fortemente ad alcuni termini di carattere industriale e finanziario. Parole profetiche quelle dei due campioni italiani. Il ministro: “E’ un grande successo”. Il capo azienda: “Ora l’ azienda deve fare un grosso salto in avanti perché puntiamo a raggiungere l’equilibrio dei conti nel 2006, se non addirittura un utile” e poi aggiunge “Se non mi cacciano adesso, resto in Alitalia…”, evidentemente sapeva che non stava facendo un gran bel lavoro. Ma non lo cacciano e lui rimane.

Il 13 giugno, come previsto, presentiamo la lista SULT per le elezioni delle RSU. Mancano i “soliti cinque” … Cgil, Cisl, Uil, Anpav e Ugl … e manca anche Avia … un atto grave, del quale questi sindacati si dovranno assumere tutte le responsabilità. In effetti Avia un anno fa aveva condiviso con noi e con la Cisl la raccolta di firme per l’RSU e in questi ultimi mesi aveva affermato chiaramente la volontà di partecipare alle elezioni. Solo alcuni giorni fa ha detto no alla partecipazione, motivando questa scelta con inconsistenti argomentazioni.

Un brutto segnale che si accompagna alla decisione delle Ferrovie dello Stato, l’ex azienda dove Cimoli era stato il capo azienda prima di arrivare in Alitalia, di sottrarre i diritti sindacali alla nostra organizzazione tra i ferrovieri: diritti che derivano da un precedente accordo tra le parti.

E siccome non bastano i problemi con le controparti aziendali, arrivano la Cgil e anche la Cub Trasporti, quest’ultima composta da compagni prima aderenti al nostro sindacato, con una serie di attacchi nei nostri confronti, sia in modo scritto, sia a livello verbale con illazioni e falsità fatte girare anche tra le istituzioni ed i partiti, anche a carattere personale, soprattutto rivolti nei confronti di Andrea Cavola, della Segreteria Nazionale SULT Trasporto Aereo. Evidentemente quando mancano argomentazioni credibili e una effettiva capacità di mobilitazione e di rappresentanza tra i lavoratori, si ricorre a tutto per affermare la propria esistenza.

Il 19 giugno in un’assemblea affollata e partecipata Sincobas, Sult e Cnl avviano la fase costituente di un nuovo soggetto sindacale unitario intercategoriale. Un percorso aperto a tutti coloro che, lavoratori singoli o organizzati, ritengono necessario superare la frammentazione sindacale esistente e partecipare, portando proprie esperienze e contributi, a questo progetto per un sindacato democratico e di massa. Il percorso, mai interrotto, che va dall’organizzazione di una categoria, a quella di un settore (il trasporto aereo), a quella di un intero comparto (i trasporti), prosegue con il progetto di unificare altri pezzi del sindacalismo di base. Personalmente ho sempre aspirato a questo obiettivo ed ho sempre lavorato per perseguirlo. Troppo angusto e limitato l’ambito categoriale ma sempre viva la necessità del contatto diretto con le lavoratrici ed i lavoratori dai quali ottenere forza e partecipazione per costruire un progetto sempre più ampio e generale.

La vertenza degli assistenti di volo è più che mai aperta, viva e condivisa dalla maggioranza della categoria, a prescindere dall’appartenenza sindacale ma i lavoratori sono di fatto ostaggio del “salvataggio della faccia” di Cgil, Cisl e Uil e della vecchia politica di Alitalia del privilegiare gli equilibri sindacali piuttosto che la soluzione reale dei problemi.

Il 30 giugno inviamo una lettera aperta a Cimoli i cui contenuti sono racchiusi in 5 punti che suonano sinteticamente così. “… che cosa faremmo noi se fossimo al suo posto … 1) Bloccare immediatamente tutte quelle iniziative che stanno comportando tensione e non sono neanche utili dal punto di vista economico. 2) Subito dopo aver dato questi importanti segnali ai lavoratori ed al sindacato, è indispensabile ridiscutere l’applicazione del contratto firmato a settembre e, forti e coscienti di ciò che ha prodotto sia in termini positivi, sia negativi, rivedere anche alcuni suoi aspetti. 3) Combattere il clientelismo, i favoritismi, le “parrocchie” di origine aziendale e/o sindacale. 4) Costruire un progetto di rivalutazione e sviluppo delle capacità professionali e del ruolo dell’assistente di volo. 5) Sollecitare, incoraggiare e concordare una diversa modalità di relazioni industriali. Caro Ing. Cimoli, se è arrivato a leggere sino in fondo questo nostro contributo, allora vuol dire che c’è un barlume di speranza e che è realisticamente possibile trovare soluzioni accettabili …Se invece non ci ha letto sino in fondo, non si preoccupi, continuerà comunque a sentir parlare di noi tutti i santi giorni, fino a che le cose non cambieranno!”. Non ci sarebbe bisogno di scomodare Fabrizio De Andrè ma questa ci sta proprio bene”…Ma forse era stanco o forse troppo occupato e non ascoltò il mio dolore. Ma forse era stanco, forse troppo lontano davvero, lo nominai invano…”.

Il 1 luglio azienda e associazioni piloti firmano un accordo che conferma quanto sottoscritto e da noi non condiviso il 25 febbraio per gli assistenti di volo. Però recupera normativamente e quindi rende ancor peggiore l’accordo per gli assistenti di volo. Alitalia apre due basi a Milano e una a Venezia e dal 1 di agosto saranno saranno trasferiti da Roma 400 piloti e 900 assistenti di volo.

L’12 luglio Alitalia fa scattare un muovo supplemento di 5 euro a biglietto per il petrolio che raggiunge ormai il prezzo di oltre 60 dollari al barile. Lo stesso giorno parte un’altra rivoluzionaria iniziativa di protesta di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Anpav contro le violazioni aziendali, permesse in effetti dagli accordi da loro sottoscritti: dopo lo sciopero del panino ora gli assistenti di volo non indossano la giacca! Noi denunciamo subito e pubblicamente questa iniziativa ridicola: ”Siamo convinti che lo sciopero sia una cosa seria e sia alternativo soltanto al lavoro e quindi quando si sciopera non si va a lavorare”.

Il 15 luglio esce un nostro comunicato stampa in preparazione dello sciopero. “L’Alitalia continua a gestire le relazioni industriali in modo assolutamente parziale ed orientato a mantenere prioritariamente equilibri politico-sindacali ormai superati con organizzazioni sindacali che rappresentano meno della metà della categoria. L’Alitalia continua a non comprendere che è indispensabile avere un rapporto costruttivo con i lavoratori e che non è assolutamente accettabile un comportamento aziendale fuori da quanto concordato nei contratti di lavoro, colmo di violazioni, forzature e libere interpretazioni di accordi e contratti. L’Alitalia continua a sottostare ad interessi di carattere politico ed economico estranei e molto spesso contrastanti con quelli dell’azienda stessa. L’Alitalia continua a non volersi confrontare seriamente con il Sult, l’organizzazione sindacale più rappresentativa della categoria degli assistenti di volo. L’Alitalia continua a nascondere le vere cifre sugli scioperi già effettuati dal Sult, ma sa benissimo che ogni sciopero di 24 ore costa 7 od 8 miliardi delle vecchie lire, più enormi problemi in termini di immagine e di credibilità. L’azienda cancella pochi voli a livello ufficiale e tanti in operativo ma … l’obiettivo importante è non far emergere la realtà, anche a costo di rimetterci sotto tutti i punti di vista. Questo comportamento è del tutto immotivato, soprattutto perché l’Alitalia sa bene che il Sult, pur se su basi per molti versi diverse da quelle attuali, è disponibile ad un confronto serio e costruttivo e lo sollecita da mesi. Di fronte a tutto ciò il Sult non può far altro che rinnovare all’azienda la richiesta di avvio di un serio confronto, richiedere alle istituzioni un intervento autorevole ed urgente, invitare tutti gli assistenti di volo ad aumentare la mobilitazione, scusarsi anticipatamente con l’utenza, anche per conto di Alitalia e confermare lo sciopero del 18 luglio prossimo.” Probabilmente un comunicato che anni dopo sarà letto da qualche magistrato insieme a bilanci e a tanto altro materiale, anche del nostro sindacato, di critica della gestione Cimoli.

Il 17 luglio, il giorno prima dello sciopero, la rivoluzione dell’operativo da parte dell’azienda messa in atto per depotenziare la nostra giornata di lotta, produce numerosi disservizi e alcune cancellazioni. La più importante è la cancellazione della Roma-Caracas per mancanza di personale: mancano quattro assistenti di volo e l’azienda non riesce a trovare personale di riserva. Alitalia e una certa stampa gridano subito allo sciopero bianco: nulla di tutto ciò, il caos lo ha prodotto tutto l’azienda, da sola. Così Paolo Maras in una intervista a La Repubblica: “Le cancellazioni <non sono la conseguenza di uno sciopero bianco degli assistenti di volo ma della continua programmazione di equipaggi incompleti in violazione delle norme contrattuali>, ha protestato il segretario nazionale del Sult Paolo Maras precisando che sul Roma-Caracas l’azienda aveva chiamato in servizio cinque assistenti di volo sugli otto previsti. <I cinque hanno chiesto, nel rispetto del contratto, che si partisse in otto – ha aggiunto Maras – ma l’ azienda ha risposto cancellando il volo>. Il sindacalista ha accusato poi l’Alitalia di aver assunto ieri <fuori budget, quindi non previsti precedentemente, 60 assistenti di volo a tempo determinato con il chiaro tentativo di sostituire il personale del Sult in sciopero domani>. <Sembra – continua Maras – che la preoccupazione principale dell’Alitalia sia piuttosto quella di vanificare lo sciopero di domani nel tentativo disperato di dimostrare che la situazione è sotto controllo>”. Intanto si effettuano 59 cancellazioni preventive di voli per lo sciopero di domani le cui motivazioni sono chiare: “… la carenza di organici e conseguente e costante partenza di voli con personale ridotto e l’utilizzo al limite dello stress psicofisico del personale precario con contratto a tempo determinato…“.

E lo sciopero il 18 luglio riesce: questo il breve resoconto tratto da una mia intervista sempre a La Repubblica: “Oltre 100 voli Alitalia cancellati sui circa 600 programmati; ritardi a catena sul resto della rete aerea: lo sciopero di 24 ore proclamato dal Sult per gli assistenti di volo della compagnia di bandiera su tutti i voli in partenza oggi da Roma e Milano (Linate e Malpensa), ha lasciato a terra – secondo i calcoli del sindacato – circa 10.000 passeggeri. Intorno alle 18 (ora nella quale è scattata la fascia protetta fino alle 21) i voli cancellati secondo il Sult erano 96 (87 alle 17.30 secondo l’Alitalia), quindi 37 in più dei 59 inizialmente cancellati dalla compagnia di bandiera. <Entro la mezzanotte – ha detto il segretario nazionale Sult Fabrizio Tomaselli – si supereranno i 100 annullamenti>. Steward e hostess aderenti al Sult hanno deciso di protestare a sostegno della sicurezza e l’incolumità del personale di bordo, e contro i nuovi limiti di lavoro e i turni di riposo. Sempre secondo il sindacato l’adesione allo sciopero è stata vicino all’80 %. … <L’azienda – dice Tomaselli – ha assunto 100 assistenti di volo a tempo determinato proprio alla vigila dello sciopero, con il chiaro intento di sostituire hostess e steward fermi per la protesta>”. Nonostante i tentativi di Cimoli e dei suoi fidi scudieri, come concludevamo il giorno dopo un nostro comunicato: “… inutile renderci invisibili, dureremo sempre un secondo in più della vostra ostinazione!

E il giorno dopo i problemi di Cimoli vengono anche dall’Unione europea che non ci vede chiaro sui numeri del piano industriale pieno di omissis e quindi tira il freno a mano su un possibile via libera. Qualche giorno dopo salta anche la ricapitalizzazione di 1,2 miliardi di euro che doveva essere finalizzata entro il 31 luglio e che invece viene spostata, forse in più trance, entro la fine dell’anno. Quindi nuovi problemi e anche maggiori interessi da pagare. Come se non bastasse arriva anche l’offensiva delle compagnie low cost che per l’estate 2005 inaugurano nuove basi in Italia, nuovi voli e direttrici a prezzi assolutamente inconcepibili e “fuori mercato”. Se ad esempio vendi un volo da Pisa, nuova base di Ryanair, per Barcellona a 0,99 euro o 2,99 per Francoforte, o 4,99 per Glasgow, che con le tasse arrivano si e no a 20 euro, vuol dire che stai falsando completamente il mercato, stai distruggendo il trasporto aereo italiano e soprattutto, che c’è qualcuno che te lo fa fare: il governo italiano attuale, ma anche quelli precedenti che hanno spalancato il portone alle low-cost come invece non hanno fatto Francia e Germania che continuano a proteggere gelosamente i propri vettori nazionali.

Vero la fine di luglio, come programmato, con Maras, le rispettive compagne e con i due figli più piccoli, decidiamo di andare due settimane in vacanza a Vulcano, nelle isole Eolie in Sicilia. Un po’ di calma e di tranquillità per rilassarci e tornare poi alla carica. I primi giorni vanno bene, mare, sole pesce da mangiare, vino e qualche bella pennichella ma quando si avvicina la data del rientro, il 5 agosto arriva la telefonata di Claudio Petrocchi. Abbiamo perso il ricorso legale nel quale mettevamo in discussione l’accordo del 25 febbraio e l’Alitalia prende la palla al balzo e mette in atto il piano che evidentemente manteneva nel cassetto da molto tempo: revoca di qualsiasi diritto sindacale al SULT e anche all’associazione autonoma Avia.

In pratica niente trattative, nessuna agibilità sindacale come assemblee e permessi sindacali, nessuna ritenuta delle quote che ci pagano gli iscritti. Di fatto un cataclisma dal punto di vista sindacale sia tecnicamente, sia politicamente: un attacco senza precedenti che ci costringe a reagire in modo determinato e allo stesso tempo a riflettere sulle mosse migliori che si possono mettere in atto. E a Vulcano arriva anche il fax da Roma con la lettera della Direzione Centrale Risorse Umane dell’Alitalia. “Il 25 febbraio u.s. è stato sottoscritto un Verbale di Accordo che ha concluso l’iter negoziale iniziato con l’accordo di rinnovo del Contratto Collettivo di Lavoro degli Assistenti di Volo Alitalia del 18 settembre 2004. Tale completamento era stato espressamente previsto dal citato Accordo del 18 settembre 2004, sottoscritto anche dalla Vostra Organizzazione, ma la cui operatività era condizionata alla condivisione del Piano Industriale di cui agli accordi del 23 Settembre 2004 e del 5 Ottobre 2004 da Voi non sottoscritti. Per condividere l’intesa del 25 febbraio si sono tenuti ripetuti incontri con la Vostra Organizzazione volti all’illustrazione di quanto sottoscritto. A valle di tale fase abbiamo tuttavia registrato la Vostra indisponibilità a condividere il completamento delle intese contrattuali e la Vostra richiesta di riapertura del confronto negoziale. Questa posizione è stata nuovamente ribadita in occasione degli ulteriori incontri effettuati sul tema il 27 aprile, il 2 e il 4 maggio uu.ss. Tale quadro sostanzia la mancata adesione della Vostra Organizzazione al Contratto Collettivo di Lavoro degli Assistenti di Volo Alitalia, elemento essenziale ai fini del requisito della rappresentatività in ambito aziendale di un’Associazione Sindacale. Pertanto in considerazione della carenza di tale requisito, Vi comunichiamo la sospensione immediata di quanto previsto in materia di agibilità sindacali dalla L.300/70 e dall’accordo Aziendale del 15./05/1996….”.

Una breve letterina che cancella un sindacato. Su un totale attualmente di oltre 10.000 iscritti al Sult nei vari Comparti dei trasporti, nel Trasporto Aereo gli aderenti sono circa 4.900 così ripartiti: 1200 tra gli assistenti di volo, 950 tra il personale di terra dei vettori aerei, 10 tra i piloti, 1010 nelle gestioni aeroportuali, 1620 nell’indotto, 50 nell’assistenza al volo e 60 nell’Enac. Insomma 1.150 assistenti di volo di Alitalia iscritti al Sult perdono di colpo la loro rappresentanza sindacale.

Ancora a Vulcano, il 5 stesso prepariamo un comunicato che viene dato alla stampa e inviato anche al governo. “Il Sult denuncia il gravissimo atto con il quale Alitalia ha provveduto in data odierna a sospendere i diritti e le agibilità sindacali al Sult Assistenti di Volo, Organizzazione Sindacale maggiormente rappresentativa in questa categoria. La motivazione data da Alitalia riguarda la mancata condivisione del Piano Industriale del 23 settembre, del Verbale di Palazzo Chigi del 5 ottobre e dell’accordo di applicazione contrattuale del 25 febbraio u.s.. È ormai palese la strategia, condivisa dalle altre sigle sindacali del settore, di ridurre al silenzio la più forte opposizione allo scellerato scempio che si sta compiendo ai danni della Compagnia di bandiera e dei suoi lavoratori. Questo atto è insostenibile per la democrazia sindacale, ormai boccheggiante in questo paese, ed è insostenibile per gli stessi lavoratori che si vedono privati di uno strumento da loro stessi creato, sostenuto e fortemente radicato. È chiaro che questa situazione non possa che creare ulteriore ingestibilità rispetto ad un clima già esasperato. Tale atto di barbarie sindacale ha colpito il Sult durante il periodo di franchigia previsto dalla legge sullo sciopero; è evidente che la nostra risposta ci costringerà analogamente a non rispettare tale periodo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità, da ascriversi completamente ad Alitalia, degli inevitabili disagi che nei prossimi giorni ricadranno immancabilmente sull’utenza.

Di certo gli ultimissimi giorni di ferie a Vulcano non passano allegramente e poi ho anche un problema al piede: il doloretto che avevo da qualche giorno aumenta e non riesco a camminare molto bene.

E il 6 agosto, noi a Vulcano, apprendiamo anche la tragica notizia dell’incidente aereo a Palermo, in cui un Atr 72 della Tunis Air in volo da Bari a Djerba è caduto in mare a poca distanza dalla costa: 16 morti, 23 feriti.

Il 7 agosto si riuniscono in sessione straordinaria il Coordinamento nazionale del SULT insieme alla struttura degli Assistenti di Volo per discutere dei gravissimi eventi di venerdì scorso. “ … l’azienda ha unilateralmente deciso con un atto di inaudita violenza di procedere nel tentativo di cancellare il Sult, non riconoscendone più la funzione ed il ruolo di controparte…il Sult… – Giudica il fatto di colpire l’istituzione sindacale indipendentemente dalle vertenze in atto, come demenziale barbarie antidemocratica, realizzata con metodi inquietanti e realizzato nella speranza di togliere la voce all’unica parte dissenziente; – Denuncia questo tentativo come prodromo per annichilire la categoria con ulteriori pesanti “ritocchi” al contratto degli assistenti di volo e per colpire tutti i lavoratori del Gruppo, alla luce della compromessa situazione finanziaria dell’azienda; – Invita i colleghi a farsi scudo per difendere e proteggere con un comportamento fermo, dignitoso e compatto il sindacato. Fermo restando il ricorso legale che si sta approntando… si indice la immediata e progressiva mobilitazione della categoria in difesa del proprio futuro, della democrazia e del sindacato – tra breve verranno comunicate una serie di iniziative pubbliche e di lotta…L’Alitalia non può ignorare la volontà dei lavoratori che non vogliono sindacati finti. All’azienda che vuole espropriare del diritto di essere rappresentati noi tutti diciamo semplicemente che il sindacato appartiene ai lavoratori.

E ai lavoratori chiediamo subito un impegno concreto. “Purtroppo per “l’ingegnere” c’è’ chi dice no e lo continuerà a dire tutte le volte che sarà necessario e continuerà a pensare ed a chiedere a tutti di farlo. Noi ci siamo e continueremo ad esserci con tutte le nostre forze e tutta la nostra energia, ma da oggi dobbiamo far capire a tutti, ingegnere ed altre oo/ss, che il Sult non è solo i suoi delegati, ma è un patrimonio della categoria: vogliamo mille delegati. Tutti quelli che si sentono colpiti da questa barbarie devono dare un po’ del loro tempo libero, un giorno di riposo al mese per fare presenza insieme a noi al Centro equipaggi, per dimostrare a tutti che non si cancella il dissenso con un golpe, che la categoria sa scegliere e difendersi. Dobbiamo essere noi a cancellare chi non sa dire di no. Dimissioni dalle altre oo/ss e Iscrizioni al Sult: questo il primo messaggio da inviare.”

Torniamo a Roma e si intrecciano subito numerose riunioni, ma immediatamente ci rendiamo conto delle difficoltà perché chiamati a riprendere l’attività lavorativa entro pochissimi giorni. Il mio piede va sempre peggio.

Il 9 agosto la lettera formale al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ai Presidenti di Camera e Senato Pierferdinando Casini e Marcello Pera, al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, al Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Gianfranco Fini, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Pietro Lunardi, al Vice Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Mario Tassone, al Ministro del Welfare Roberto Maroni, ai Segretari, Presidenti e Responsabili Lavoro e Trasporti delle forze Politiche Italiane, agli Enti locali interessati, ai Segretari Nazionali forze sindacali italiane, alle Associazioni degli Utenti, agli Organi di Stampa, al Presidente della Commissione di Garanzia Antonio Martone. Li riprendo tutti i soggetti singoli e collettivi a cui mandiamo la lettera, per non dimenticare quali saranno poi le reazioni. E questo è il testo della lettera. “Il 4 agosto scorso l’Alitalia ha messo in atto un’operazione di estrema violenza nei confronti del SULT, il Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti e soprattutto dei lavoratori che esso rappresenta. Utilizzando illegittimamente il pretesto della mancata condivisione di un accordo di ben sei mesi fa (25 febbraio), l’Alitalia ha deciso di “cancellare” il Sult Assistenti di Volo dai sindacati che hanno diritti e potere negoziale. Stesso trattamento è stato riservato al sindacato autonomo AVIA. Il Sult è il sindacato più rappresentativo della categoria (40% dei sindacalizzati) ed insieme ad Avia supera il 60% dei lavoratori. L’Alitalia con un semplice colpo di spugna, ha quindi cancellato la rappresentanza sindacale della maggioranza dei lavoratori interessati ed evidentemente, secondo il suo progetto, tenta così di ridisegnare gli equilibri sindacali per poter firmare accordi più graditi con quei sindacati che essa stessa ha scelto. Questo atto, che segue una vicenda simile con la quale le Ferrovie dello Stato hanno cancellato il Sult dalle OOSS di quell’azienda, rappresenta un fenomeno che mette in seria discussione il livello di tenuta democratica di questo Paese. Se, infatti, incurante della Costituzione Italiana e dei Contratti sottoscritti, un’azienda può autonomamente decidere con quali interlocutori trattare, a maggior ragione se rappresentano la minoranza di una categoria, e in modo violento ed odioso sottrarre ai lavoratori la loro volontà di essere rappresentati da un sindacato piuttosto che da un altro, allora in pericolo è il diritto e la democrazia. Il silenzio dei sindacati “sopravvissuti” allo scempio aziendale è assordante, sconvolgente e forse evidenzia anche una certa miope soddisfazione per quanto accaduto. E’ possibile che il vertice aziendale abbia ideato e realizzato un’azione così inquietante e grave senza richiedere il consenso dell’azionista e del Governo? La scelta aziendale, che non riusciamo a connotare ed aggettivare se non in termini di ritorno ad un passato di barbarie, di inciviltà, di arroganza, di negazione della libertà e della democrazia, è stata collocata anche temporalmente in modo scientifico. Ad Agosto tali azioni si nascondono meglio perché il Parlamento è chiuso, la stampa e le istituzioni non funzionano a pieno regime e l’opinione pubblica è in vacanza. Ma questa azione illegittima ed incostituzionale non sta passando sotto tono tra i lavoratori, siano essi iscritti o meno al Sult, che si stanno organizzando insieme al sindacato e tra poco faranno ripartire una forte mobilitazione. Quando si calpesta la legalità, il diritto e la democrazia come ha fatto l’Alitalia, non è possibile richiedere al sindacato ed ai lavoratori di accettare passivamente questa situazione. Esistono gli strumenti legali per opporsi, esiste lo sciopero che può essere sottratto a molti vincoli se ci si trova di fronte ad un attacco alla Costituzione ed alla sicurezza ed all’incolumità dei lavoratori. La Costituzione è stata violata e allo stesso tempo è evidente che quanto messo in atto dall’Alitalia sta producendo sconcerto, rabbia e forte agitazione tra i lavoratori. Il sindacato non può quindi far altro che organizzare e canalizzare questo forte disagio attraverso l’utilizzo di strumenti di lotta e di mobilitazione nell’ambito di quanto previsto dalla legge e dalla Costituzione Italiana. Il Sult richiede quindi un intervento immediato delle istituzioni competenti per rimuovere totalmente questa assurda situazione. Il Sult richiede alle forze politiche un intervento di forte partecipazione ed estrema chiarezza sulla vicenda. Il Sult richiede alle forze sindacali di comprendere che quanto accaduto oggi al Sult, può succedere domani a qualsiasi altra sigla, anche se la Cgil non ha subito tra i metalmeccanici il nostro stesso trattamento, non avendo in quel caso firmato addirittura il Contratto Nazionale di Lavoro. Il Sult richiede all’opinione pubblica, agli organi di stampa ed alle associazioni dei consumatori di esprimere il massimo dissenso rispetto ad una decisione che produrrà ulteriore conflittualità.

In effetti la lettera è una dichiarazione di guerra nei confronti dell’azienda e di chi le sta dietro. Ma al nostro interno il clima non è tra i più esaltanti. Ci chiediamo soprattutto quale potrà essere la reazione dei lavoratori e dei nostri iscritti. Se prevarrà la paura e la rassegnazione o la rabbia e il protagonismo collettivo. Non abbiamo però molto tempo per pensare e quindi ci scateniamo in una ricerca di relazioni politiche, di “indagini” sul chi e come ha sostenuto Cimoli, sull’informazione ai colleghi. Tiriamo giù dai letti e dai lettini da spiaggia i nostri legali e li troviamo come sempre disponibili immediatamente a supportarci.

L’11 agosto proclamiamo 192 ore di sciopero (8 giorni). Le prime 48 ore di sciopero degli assistenti di volo Alitalia il 30 e 31 agosto, in piena tregua estiva. In una dichiarazione pubblica Andrea Cavola spiega che l’agitazione “...non viola le norme sull’esercizio del diritto di sciopero … La legge 146 prevede infatti il ricorso allo sciopero anche nel periodo di franchigia nei casi di vertenze per la sicurezza o in presenza di una lesione dei diritti costituzionali … Nel caso specifico è in corso una vertenza sulla sicurezza e la decisione dell’Alitalia di non riconoscere al Sult i diritti sindacali rappresenta una lesione dei diritti costituzionali dei lavoratori“.

Lo stesso giorno su Liberazione il responsabile dei trasporti di Rifondazione Comunista, Ugo Boghetta, scrive una risposta al solito Prof Ichino che sicuramente non ci vuole molto bene. “ … da qualche ombrellone di una qualche riviera il prof. Ichino ci ha propinato sul Corriere delle Sera del 9 agosto il solito articolo sugli scioperi. <Nei trasporti scioperi prenotati fino a Natale>, grida il titolo. Per l’articolista le cause dell’endemico conflitto sarebbero in una quasi goliardica volontà di scioperare, nella proliferazione sindacale, nei contratti firmati quando già è in pista il rinnovo successivo, nelle lotte intersindacali.

Il nostro cita anche Di Vittorio (1947) e Foa propensi a scioperare il meno indispensabile poiché volevano consolidare il regime democratico e repubblicano. Si invitano pure le parti a utilizzare la franchigia agostana per risolvere i conflitti in atto. Premesso che è questa una situazione che denunciamo da tempo, c’è da rimanere sconcertati per la banalità dell’argomentare. Vediamo, dunque, di introdurre nella discussione qualche elemento di concretezza. Nessuno sciopera per sport: le paghe diminuiscono, la precarietà aumenta. A cosa è dunque da attribuirsi una conflittualità certamente alta? In primo luogo il settore è ormai sottoposto da una decina di anni a continui processi di ristrutturazione e privatizzazione. La legge antisciopero, che aveva il precipuo compito di consentire questi processi legando le mani ai lavoratori ed aiutando i sindacati collaborativi, ha solo diminuito l’impatto delle lotte. Con l’elencazione di una pletora di regole, e con la particolare attività della commissione, si è fatto in modo che ci fosse sempre più distanza fra l’insorgere del problema ed il giorno della protesta. Possono passare anche 6/7 mesi! Ecco spiegata la prenotazione delle giornate di sciopero come fossero “slots”. Ciò ha prodotto un allungamento della tensione conflittuale ma ha anche deresponsabilizzato le aziende, che possono fare e disfare a loro piacimento: tanto la protesta sarà diluita nel tempo e annacquata da servizi minimi sempre più vicini a quelli normalmente effettuati. Le aziende inoltre, tra cui dobbiamo annoverare governo ed enti locali, si fanno scudo degli utenti (sì perché il giorno dello sciopero i cittadini da clienti ritornano ad essere utenti: quindi con pieni diritti). È così che gli accordi si siglano in ritardo e i problemi non trovano mai soluzione. Anzi si accumulano. La situazione è in ebollizione. L’Alitalia continua ad essere in difficoltà. Il trasporto locale è senza soldi. La soluzione annunciata: 30% di esuberi. Nelle ferrovie a 7 mesi dall’incidente di Crevalcore quasi nulla è accaduto riguardo alla sicurezza. Servirebbero politiche industriali vere e non l’ossessiva ed unica soluzione della riduzione del costo del lavoro e dei diritti. Invece, durante i periodi di franchigia non solo non si mette mano alle soluzioni, ma le aziende ne approfittano, come ha fatto proprio in questi giorni l’Alitalia togliendo i diritti sindacali al Sult assistenti di volo, sindacato maggioritario nella categoria. È vero, c’è la frammentazione sindacale. Non c’è certezza che, chiusa una vertenza, siano finite le proteste. Ma se un accordo vale per tutti i lavoratori sarebbe necessario un referendum per validarlo togliendo quindi qualsiasi motivo a lotte ulteriori. Non si può confinare la democrazia sindacale agli iscritti alle varie sigle: è come se alle elezioni politiche potessero partecipare solo gli iscritti ai partiti. Perché i nostri acuti intellettuali da ombrellone non vedono queste cose così macroscopiche? Una causa dunque è certo la mancanza di una legge sulla rappresentanza che un parlamento ignavo non ha voluto realizzare. Perché il padrone si può scegliere l’interlocutore sindacale? Perché se non firmi un contratto perdi i diritti sindacali? Sono motivi seri di conflitto. Più che seri: vitali e democratici. La saturazione delle lotte è dunque dovuta a vari fattori. Un esempio però la dice lunga su questa situazione e sulle possibili soluzioni. Il famoso sciopero disobbediente del Natale di due anni degli autoferrotranvieri in un giorno ha risolto una vertenza che si trascinava da due anni e una decina di giornate di proteste. È dunque preferibile uno sciopero ben fatto e risolutivo o dieci inutili? I cittadini sono più penalizzati da una lotta dura o da decine di proteste inefficaci? Per quanto riguarda il riferimento alla moderazione sindacale ai fini del consolidamento del regime democratico, ci pare un artificio retorico inconsistente. Non solo un decennio e oltre di concertazione è stato deleterio per i lavoratori, ma un rinnovato conflitto di classe per il cambiamento di questo paese si rende necessario proprio quando la “politica fa schifo”, perché lontana dagli interessi delle classi popolari. Quando l’economia è in mano a speculatori. Quando i capitalisti nostrani, invece del rischio d’impresa, preferiscono i mercati protetti dei servizi pubblici da depredare. Quando le autorità neutrali si scoprono partigiane: il governatore Fazio ma anche la commissione per lo sciopero. Proprio per questi motivi la legge per lo sciopero va radicalmente rivista. Il conflitto deve trovare la sua libertà per essere efficace e quindi potersi ridurre nelle quantità lasciando in larga parte alla sensibilità dei lavoratori (sono anche cittadini) il tema dei rapporti con l’utenza. Così come serve una legge sulla rappresentanza ed il referendum. La commissione di garanzia andrebbe utilmente eliminata poiché è una delle cause della situazione attuale. Studi, prof. Ichino. Ci vediamo e settembre.

Una lettera completa dell’amico e compagno Ugo Boghetta che da anni ci segue e con il quale il dibattito e la collaborazione sono sempre stati corretti e coerenti. Il giorno dopo così riporta la Repubblica una mia dichiarazione: “… Lo scontro, spiega il segretario nazionale del Sult Fabrizio Tomaselli, era iniziato con la firma del contratto nazionale degli assistenti di volo: «Subito dopo il piano Cimoli sarebbero dovute riprendere le trattative per sviluppare gli aspetti particolari del contratto. L’azienda ha invece rimandato il confronto per mesi ed alla fine ha raggiunto un accordo con gli altri sindacati che noi non condividiamo». … La reazione del Sult è stata pesantissima, come spiega Tomaselli: «Non amiamo fare gli scioperi, ma Alitalia non può estromettere in questo modo due sindacati (il Sult e l’Avia, altro sindacato autonomo) che rappresentano insieme il 60% degli iscritti alle organizzazioni sindacali. La violazione della tregua estiva? Siamo di fronte a una violazione della Costituzione, e la legge 146 sullo sciopero ci permette in tale caso di derogare alla normale disciplina». Il Sult chiede l’ intervento del governo.

Dal 16 agosto sono in malattia perché il piede non va e il medico mi mette a terra perché inabile al volo: almeno posso lavorare da casa per il sindacato.

Chiaramente la minaccia dello sciopero in piena estate fa tremare il palazzo e anche Cimoli. Si muove quindi rapidamente sia la “macchina del fango” a livello mediatico, sia la diplomazia sotterranea per capire sino a che punto intendiamo spingerci. E il presidente della Commissione di garanzia, Antonio Martone, ancor prima di aver ricevuto la lettera di indizione dello sciopero, si scatena contro di noi e giudica a priori illegittimo lo sciopero e non rispondente alla difesa delle libertà costituzionalmente previste. Un comportamento, il suo, assolutamente in linea con tutte le decisioni e le delibere che ha costantemente emanato.

E poi, diciamocelo, questo Sult non riesce proprio ad adeguarsi al “modo migliore di fare sindacato”. Non è funzionale agli “equilibri di normali relazioni industriali” e anzi, rispetto a questi rapporti ha prodotto in questi anni scompensi non più facilmente sopportabili da questo “sistema”… il Sult è diventato quindi “l’anomalia da eliminare”. Questo è quel che passa per la testa della maggioranza di quei soggetti ai quali abbiamo spedito la nostra lettera di denuncia sul comportamento e gli atti compiuti dall’Alitalia di Cimoli. E allora mettiamoci all’opera. Dopo aver dichiarato lo sciopero e messo in moto tutte le relazioni politiche ed istituzionali (poche) di cui disponiamo, dobbiamo accendere i motori nel rapporto con i nostri oltre 1.000 iscritti. Facciamo un’informazione capillare spiegando ragioni reali dell’esclusione del sindacato e le nostre iniziative, chiediamo a tutti di partecipare e dare una mano visto che non abbiamo più permessi sindacali. Avviamo un meccanismo di recupero delle quote degli iscritti che vengono acquisite o direttamente dai nostri delegati o tramite bonifico, si sviluppano e si da massima informazione agli strumenti informatici, dal sito web sult.it ad una newsletter e una mailing list. I nostri telefoni sono sempre accesi e le email pronte all’uso. Cerchiamo di organizzarci per una fase che sappiamo forse non sarà ne breve, ne facile da superare.

Lunardi e Tassone, ma soprattutto il secondo, dichiarano di voler avviare una mediazione ma ancora non emerge nulla di tangibile. Chi invece ci scrive formalmente quasi subito la dichiarazione sanguigna di Martone è la Commissione di Garanzia che ci convoca per il 22 agosto ma ci intima comunque di revocare lo sciopero in quanto non ritiene si sia in presenza di un’azione di lotta a difesa della Costituzione. Allora ditelo che quell’articolo della legge 146 “contro” lo sciopero si può attivare soltanto in caso di un colpo di stato di qualche generale e non quando il “colpo di stato” lo fanno le aziende nei confronti dei diritti dei lavoratori e di quanto prevede la Costituzione italiana.

Il 20 agosto il ministro del lavoro, il leghista Roberto Maroni, interviene nella vertenza in modo pubblico: “… è inaudito, non si può sospendere un diritto sindacale ad un sindacato regolarmente costituito. Credo che sarà utile che il governo convochi i vertici di Alitalia per capire. Lo faremo la prossima settimana. Non appena torno a Roma convocherò Cimoli per capire cosa è successo e per risolvere questa situazione … Spero di scongiurare lo sciopero. Certo non possiamo chiamare un sindacato e dirgli di non fare uno sciopero, ma ci sono termini e modi per questi scioperi e se ne occupa la Commissione di garanzia. Se le norme sono violate, lo sciopero non si farà e interverrà eventualmente il governo a precettare. Se sono state rispettate le regole, la questione diventa politica…”. Cimoli gli risponde subito con un rotondo e sintetico ”Non abbiamo contrasti con il governo“.

È subito evidente che la presa di posizione di Maroni è legata a filo doppio alla sua avversione per Cimoli, allo scontro interno nella maggioranza e all’opportunità di indebolire Cgil, Cisl e Uil. A noi però in questa situazione è utile che emergano contraddizioni all’interno del governo e quindi, senza alcuna speranza che tale posizione possa determinare da sola un cambiamento nell’atteggiamento di Cimoli sulla partita che ci riguarda, cerchiamo comunque di alimentare questa crepa che si sta aprendo nel governo.

Poi ci si mette il “sapiente giurista” Marco Marazza, sconosciuto ai più, almeno credevamo. “… Alitalia ha avviato un percorso negoziale per individuare un nuovo e più efficiente modello di organizzazione del lavoro. A tal fine ha stipulato con le organizzazioni sindacali più rappresentative numerosi accordi che però il SULT ha rifiutato di sottoscrivere. In conseguenza di ciò la compagnia di bandiera ha revocato al SULT il godimento dei diritti sindacali e l’iniziativa è stata ritenuta corretta dal Tribunale di Roma… È questo il contesto nel quale si inseriscono sia le recenti dichiarazioni del Ministro Maroni, che si dichiarava assai sorpreso della negazione dei diritti a un sindacato, il SULT appunto, <regolarmente costituito>, sia le conseguenti prese di posizione di chi, più o meno direttamente, è interessato alla vicenda, CGIL e UIL, che hanno attivamente partecipato al piano di risanamento della compagnia, si sono espresse a favore delle iniziative adottate dall’azienda … Azienda e sindacati sono sempre portatori di interessi confliggenti. La realizzazione dell’interesse di una parte corrisponde a un diretto sacrificio dell’interesse dell’altra…. Il disconoscimento dei diritti sindacali del SULT è avvenuto nel pieno rispetto delle regole…”.

Poi su Marazza figlio scopriamo anche tante altre cose e la rabbia, se possibile, si trasforma in farsa. Così scriviamo in un comunicato. “… Quando questa mattina abbiamo appreso leggendo il Manifesto chi fosse realmente il Professore Avvocato Marco Marazza, non volevamo crederci ma, dopo una rapida verifica che possono fare tutti (sito internet – studiomarazza.it), abbiamo dovuto accettare la singolare e farsesca verità. Un passo indietro. Subito dopo la decisione dell’Alitalia di “scippare” i diritti sindacali del SULT, in prima linea a sostegno dell’azione aziendale si era posto sulle pagine del Corriere della Sera il Prof. Pietro Ichino, ormai famoso per la sua “assoluta obiettività”. Ma negli stessi giorni un altro esimio professore si era distinto per il suo fervore anti-Sult sulle pagine dell’Indipendente: il Prof. Avv. Marco Marazza. Abbiamo così appreso che il Prof. Avv. Marco Marazza deve essere certamente un importante studioso e professionista di grande esperienza in quanto si è laureato nel lontano 1995 (dieci anni fa), è diventato avvocato nel 1998 (sette anni fa), nel 2003 (a 31 anni) è diventato Prof. all’università di Teramo (dove insegna anche un altro avvocato associato allo stesso studio) ed a 33 anni (oggi) e forse anche da prima, scrive su quotidiani a tiratura nazionale. Nello stesso studio Marazza lavora anche il padre, Maurizio Marazza. Ma quale è il problema? Il problema è che questo studio è il principale studio legale di cui si serve l’Alitalia e lo stesso Marco Marazza, quale associato allo studio, è stato numerose volte protagonista e cofirmatario di vicende legali che hanno visto come controparte il SULT (l’ultima nell’aprile 2005 con un ricorso ancora pendente). Insomma, è un po’ come “chiedere all’oste se il vino è buono”: complimenti Alitalia !

Nella riunione con la Commissione di Garanzia del 22 c’è un tentativo di mediazione ma l’Alitalia dice immediatamente no al ripristino dei diritti sindacali, noi confermiamo lo sciopero, la Commissione lo dichiara illegittimo e Lunardi da bravo soldatino dice che precetterà i lavoratori. Paolo Maras così spiega alla stampa: “Sappiamo che lo sciopero è in un periodo di franchigia ma questa situazione è l’effetto della politica dissennata di Alitalia che ha preso una decisione il 5 agosto, allontanandoci dal tavolo della trattativa, che disegna una delle pagine più nere della storia industriale e sindacale del nostro Paese“.

Io continuo la malattia perché il piede destro è dolorante e non poco, anche se la lastra fatta il 22 sembra dire che non ci sono cose gravi. Il medico però mi manda da un ortopedico. Chiaramente seguo tutta l’attività del sindacato, sono attaccato al telefono e scrivo nelle più svariate posizioni, ma non posso partecipare a riunioni o ad incontri.

Il 22 agosto ci pensa la signora Nicoletta Rocchi, della segreteria nazionale confederale della Cgil con delega ai trasporti a dare la sua particolare lettura alla vicenda che ci riguarda:”… Per risanare Alitalia occorre una visione d’insieme, non si può accettare che alcune categorie si oppongano ai sacrifici … Non ho simpatie particolari per Cimoli, ma in questo caso è impossibile non dargli ragione … L’azienda fa bene ad andare avanti così e a non subire i ricatti del Sult…” . Giuseppe Di Vittorio si rivolterebbe nella tomba nel vedere chi ha oggi in mano la sua Cgil. Pur conoscendo i soggetti e non aspettandoci comunque alcuna solidarietà vera, questa dichiarazione ci fa tremare i polsi e dovrebbe indignare ogni sincero democratico visto che non viene da Confindustria ma da una persona che per ruolo dovrebbe tutelare i lavoratori e i diritti delle organizzazioni nelle quali essi si rappresentano. E poi questa dichiarazione fa a pugni anche con la situazione dei metalmeccanici della Fiom-Cgil che non hanno sottoscritto il Contratto Nazionale ma non hanno subito alcuna “ritorsione”. Come può una sindacalista al massimo livello nella propria organizzazione appoggiare pubblicamente un’azienda che con un fax in pieno agosto elimina la maggioranza della rappresentanza di una categoria? Che sindacato è mai questo? Più corretto addirittura Raffaele Bonanni, della Segreteria nazionale confederale Cisl, con il quale pochi mesi prima mi ero scontrato in una trasmissione telefonica su Radio24: “Non condivido nulla del Sult, ma sono un sindacato rappresentativo e non vorrei che domani si adottasse lo stesso metodo nei miei confronti”.

Dopo la Cgil, dall’alto della sua profonda avversione al sindacalismo che non sia targato Cgil, Cisl e Uil, interviene nuovamente Pietro Ichino sul Corriere della Sera. “Prima di bollare come “inaudita” la scelta di Alitalia di interrompere le relazioni sindacali con il sindacato autonomo Sult – come ha fatto sabato – il ministro del lavoro Maroni avrebbe fatto bene a chiedersi se non ci sia qualche cos’altro di inaudito nel nostro panorama nazionale delle relazioni sindacali. Da anni, ormai, nei trasporti aerei, ferroviari e municipali, l’anomalia italiana rispetto al resto del mondo è costituita dalla frequenza altissima e ininterrotta di scioperi, peraltro del tutto inconcludenti: mediamente due al mese, senza soste neppure nelle settimane successive alla firma degli accordi (su questo incredibile fenomeno il ministro non ha nulla da dire?). Ultimamente, poi, la degenerazione del sistema italiano delle relazioni sindacali nei trasporti pubblici ha fatto un salto di qualità, con la ribellione aperta da parte di alcuni sindacati autonomi contro la legge che regola la materia, sotto forma di programmazione dichiarata di scioperi illegittimi. E in prima fila, in questo rifiuto strategico del rispetto delle regole, c’è proprio quello stesso Sult in soccorso del quale il nostro ministro del lavoro accorre ora, aggiungendo inopinatamente il proprio sostegno contro la decisione di Alitalia a quello offerto nei giorni precedenti al sindacato autonomo da Rifondazione comunista. Vero è che il partito del ministro del lavoro non vede di buon occhio la nostra compagnia aerea di bandiera, da quando è guidata da Giancarlo Cimoli. Viceversa, il favore del governo di centro-destra per il Sult ha radici lontane: il riconoscimento di questo sindacato venne imposto ad Alitalia nel 1994 dal ministro dei trasporti del primo governo Berlusconi, Publio Fiori (nonostante il parere recisamente contrario espresso in quell’occasione dall’Intersind, l’associazione che rappresentava allora le imprese a partecipazione statale). L’intendimento politico della manovra era di indebolire i sindacati confederali, creando una nuova rappresentanza autonoma per gli assistenti di volo. Peccato che già allora, e poi ancor più negli anni successivi, i sindacati confederali fossero impegnati nella difficile negoziazione con Alitalia delle misure necessarie per riallinearne l’organizzazione e il costo del lavoro rispetto a quelli delle principali compagnie aeree concorrenti; e che il ruolo del Sult sia stato invece essenzialmente quello di offrire agli assistenti di volo una protezione piena e intransigente dei loro vecchi privilegi contro quelle misure. Fatto sta che da allora il Sult, per un verso, ha rifiutato di sottoscrivere con Alitalia qualsiasi accordo volto a risanarne il bilancio fallimentare; per altro verso ha fatto un ricorso allo sciopero esasperato, talora anche apertamente illegittimo, con le motivazioni più svariate. È dei giorni scorsi la proclamazione provocatoria, da parte del Sult, di due giorni di sciopero degli assistenti di volo per il 30 e il 31 agosto, in aperta e duplice violazione delle regole che vietano gli scioperi nei trasporti in due giorni consecutivi e comunque nel periodo di “franchigia” estiva, che va dal 27 luglio al 5 settembre. La decisione di Alitalia di interrompere le relazioni con il Sult non è soltanto opportuna sul piano sostanziale – seppur tardiva – perché un sindacato che produce solo scioperi e nessun accordo è una pessima controparte, con la quale nessuna azienda seria può avere interesse a stabilire rapporti; ma è anche una scelta pienamente legittima. Lo è per lo Statuto dei lavoratori, che dopo il referendum del 1995 garantisce i diritti sindacali in azienda soltanto al sindacato che abbia negoziato almeno un accordo collettivo applicato nell’azienda stessa; lo è poi anche per la legge sullo sciopero nei servizi pubblici, la quale sanziona il sindacato trasgressore, appunto, con la sospensione delle relazioni negoziali e dei diritti sindacali in azienda. Forse il ministro del lavoro non conosce queste norme, che pure spetterebbe anche a lui applicare?

La profonda avversione di Ichino nei nostri confronti non è mediata, non è nascosta dietro strani giri di parole: è secca, violenta e colma di falsità e strumentalizzazioni. Anche la nostra risposta è secca, anche se fin troppo educata. “… Prof. Ichino, il suo intervento sul Corriere della Sera sprizza odio e falsità da tutti i pori: si parla di un sindacato che sa solo scioperare e non firma mai nulla e quindi la decisione di cancellare questo sindacato non è solo opportuna, ma anche tardiva. Caro Prof. Ichino, chi le ha fornito tali false informazioni, da lei sicuramente non verificate, non le ha detto che il Sult rappresenta il maggiore sindacato di Alitalia, che ha sottoscritto Contratti ed Accordi con vari Governi, con l’Alitalia e con tante altre aziende dei trasporti, che tra gli assistenti di volo rappresenta da solo quasi la metà di tutto il personale sindacalizzato, che ha trattato e sottoscritto i contratti di questa Categoria dal 1994 ad oggi, compreso l’ultimo contratto di lavoro del settembre 2004. Caro Prof. Ichino, le sue accuse senza fondamento rappresentano esclusivamente una presa di posizione spocchiosa, nervosa, di parte e condita con numerose e scontate falsità: quando si ricorre a bugie vuol dire che non si hanno valide argomentazioni. Siamo pronti ad un confronto, anche pubblico…”. Confronto che chiaramente Ichino non ha mai accettato.

Secco e preoccupato invece il commento di Aris Accornero, professore di sociologia industriale all’università della Sapienza: “Cimoli ha fatto quello che tante aziende hanno sempre sognato: ha messo al bando un sindacato. Una cosa più unica che rara. Una novità grossa, ma altrettanto preoccupante”.

Il 22 agosto chiediamo una convocazione al governo con una lettera a Maroni, a Lunardi e a Tassone.

Arriva invece la solidarietà di Giorgio Cremaschi, della Segreteria nazionale Fiom Cgil e leader dell’opposizione interna, insieme alle critiche alla sua stessa Confederazione, in un’intervista rilasciata a Fabio Sebastiani del quotidiano Liberazione.

” – Chi non fa gli interessi dell’azienda non è un sindacato”, tornano i tempi bui della concertazione? – Innanzitutto, totale e incondizionata solidarietà al Sult. Non solo perché è inaccettabile che un sindacato rappresentativo sia cancellato con un tratto di penna. Ma soprattutto perché questo fa riemergere una questione di fondo che abbiamo vissuto anche se non così drammaticamente come Fiom. Se si applica rigidamente il principio per cui solo chi firma un accordo ha i diritti sindacali e se non c’è nessuna democrazia nella realizzazione degli accordi allora questo vuol dire che sono le aziende a decidere dell’esistenza dei sindacati.

– Alla faccia del “sindacato dei lavoratori”… – Il sindacato prima di essere rappresentativo dei lavoratori deve essere interlocutore dell’azienda. Si ribalta così il concetto di rappresentanza. Il sindacato diventa l’interlocutore dell’azienda presso i lavoratori e non il rappresentante dei lavoratori presso l’azienda. Per questo la questione riguarda anche l’impegno per una battaglia politica a fondo per la democrazia sindacale. Impegno che metteremo all’ordine del giorno nella riunione della Rete prevista per il 7 settembre a Bologna.

La sensazione è che se si arretra di un millimetro sul diritto di sciopero poi a cascata ricomincia l’attacco contro i diritti fondamentali… – Non è così strano. Ichino solo un mese fa aveva lanciato una campagna seppure ambigua a favore di regole sulla democrazia sindacale adesso invece pare essersele dimenticate e torna a legare l’esistenza dei sindacati non alla loro rappresentatività reale ma ai comportamenti concreti e ai gradimenti delle aziende. Mi pare una bella caduta di rigore.

Non ti stupisce la presa di posizione della Cgil? – Le posizioni assunte da chi ha parlato a nome e della Cgil sono negative per due ragioni: uno, perché si salta la questione della democrazia sindacale e questo ci rinvia ad uno dei temi centrali del congresso; tutta questa vicenda ripropone la necessità di una legge che garantisca ai sindacati i diritti sulla base dell’effettiva rappresentatività e ai lavoratori il diritto sacrosanto ad approvare con il referendum piattaforme ed accordi. Nella mancata solidarietà della Cgil al Sult vedo invece il ritorno di una subalternità alla Cisl e alla sua idea di un sindacato che non è sottoposto a verifiche di rappresentatività se non negli accordi con le controparti. Rischia di essere una regressione rispetto anche alle posizioni del 2001-2002 quando sembrò che tutta la Cgil scegliesse la democrazia come priorità. Oggi mi pare che l’unità con Cisl e Uil e il rapporto concertativo con le aziende venga di nuovo prima. E’ un passo indietro inaccettabile.
Perché l’Alitalia sceglie di muovere contro il Sult in questo momento? – Resta il fatto che è singolare che un’azienda che ha tanti problemi come primo atto decida l’autoritarismo. Mi pare un’idea di risanamento che un sindacato non può condividere, quella per cui per avere il gradimento della finanza un’azienda deve dimostrare di essere dura con i lavoratori. Direi che quanto sta avvenendo in Alitalia è l’altra faccia delle vicende immobiliari e delle scalate che hanno caratterizzato questa estate. Là c’è un capitale che rinuncia a qualsiasi legame con la produzione, qui c’è un’idea della produzione che rinuncia a qualsiasi vero legame con i diritti del lavoro. Sono due alternative entrambe da respingere. E anche per questo gli atteggiamenti di Maroni mi paiono strumentali. Questo governo ha nel suo codice genetico l’attacco ai diritti dei lavoratori e la strategia degli accordi separati. Il problema è se il centrosinistra e il sindacato confederale oppongono una politica davvero diversa da questo partendo dalla democrazia.

E arriva anche la solidarietà del sindacato Orsa dei ferrovieri che conoscono e ricordano bene le scorrerie di Cimoli. “La solita, ottusa e controproducente prepotenza dovuta probabilmente all’incapacità di gestire le relazioni sindacali con indole e comportamenti democratici, è alla base della recente vicenda che ha coinvolto il sindacato di base in Alitalia. Si tratta di una condotta aziendale censurabile sotto tutti i profili, che utilizza ricatti e violenze per sedare e reprimere la critica ed il dissenso sindacale. Certo in tale comportamento i “metodi” dell’Ing. Cimoli, purtroppo a noi ferrovieri fin troppo noti, si avvantaggiano di un assetto normativo che espone i lavoratori e le organizzazioni sindacali (in particolare quelle di base) alle vessazioni che oggi in Alitalia, ma prima e dopo in altri contesti, mirano ad indebolire le capacità di rivendicazione attraverso la privazione dei diritti sindacali….Chissà se l’Ing. Cimoli & Company pagheranno mai alla collettività i danni che con la loro incapacità hanno cagionato; per l’intanto, come sempre nel nostro Paese, a pagare sono i lavoratori e le organizzazioni sindacali di base, “troppo” vicine ai lavoratori ma anche troppo lontane dai centri del potere e per questo facilmente vulnerabili in un quadro d’impunita prepotenza. L’OR.S.A. ferrovie, organizzazione autonoma e di base, esprime solidarietà ai lavoratori dell’Alitalia ed al Sult.”.

Interessanti le considerazioni pubbliche di Luciano Gallino che spostano il problema a livello più generale sul tema della rappresentanza sindacale. “Per anni il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha dato mostra di considerare i sindacati – alcuni, a dire il vero, più di altri – come un residuo dell’età paleoindustriale. La produzione legislativa del suo ministero è stata indirizzata in modo preminente a erodere la capacità dei sindacati di rappresentare e tutelare gli interessi dei lavoratori come collettività o strato sociale. Ora, nella vertenza degli assistenti di volo Alitalia, ha preso decisamente le parti del sindacato contro il presidente e AD della società, Giancarlo Cimoli, che lo voleva escludere dalle trattative. Un comportamento simile è ingiustificato, ha detto, perché discrimina e sospende i diritti sindacali. In specie se rivolto a formazioni che raccolgono da sole la metà dei consensi dei lavoratori. Quindi ha avviato consultazioni separate con il principale sindacato degli assistenti di volo, il Sult, che dovrebbero continuare anche oggi. Possibile che il ministro del Lavoro, con il suo passato, si stia spostando a sinistra? Una risposta può essere che, a guardare i dati e gli archivi, nella posizione di Maroni non c’è in realtà nulla di nuovo. I dati dicono che il Sult è certo il più rappresentativo dei sindacati degli assistenti di volo, ma non è il solo. Infatti essi dicono pure che accanto a questo, oltre a varie sigle minori, vi sono i sindacati dei trasporti che fanno rispettivamente capo alla Cgil, alla Cisl e alla Uil. Convocare soltanto il Sult per affrontare la trattativa Alitalia significa quindi rinnovare nei confronti degli altri sindacati un giudizio negativo sul loro ruolo. Sindacati che già furono irritati, all’inizio del 2004 – dicono al riguardo gli archivi – quando lo stesso ministro parve guardare con speciale attenzione ai Cobas protagonisti degli scioperi degli autoferrotranvieri. In particolare chiedendo alla Commissione Lavoro del Senato di verificare come si potesse dare maggior peso a tali formazioni nelle vertenze del settore dei servizi. Se ne ricava che, si tratti di motivi elettorali o di genuina vocazione ideologica, oggi come allora il ministro insiste nel dar prova di preferire gli autonomi ai confederali. Tuttavia l’iniziativa del ministro di dar torto a un datore di lavoro, in merito a una vicenda che tocca da vicino la questione della rappresentanza sindacale, potrebbe riaprire utilmente la discussione sulla necessità, ormai imprescindibile dopo decenni di nodi irrisolti, di porre mano a una legislazione che finalmente dia una veste sistematica alla questione stessa. Dopo aver sollevato la questione della rappresentanza, al fine precipuo di dar torto al presidente Alitalia, diventa più difficile sostenere che essa non esiga una urgente soluzione legislativa in molti settori dell’industria e dei servizi. E diventa anche difficile cercare di inventare soluzioni che non siano universalistiche. Ovvero che non assegnino, proporzionalmente, un maggior numero di rappresentanti sindacali alle formazioni che in un dato settore o azienda sono effettivamente la maggioranza. Siano esse sigle di autonomi o invece, come potrebbe accadere in molti casi, dell’ una o dell’ altra confederazione.

E continua anche lo sproloquio di Pietro Ichino che risponde all’articolo di Ugo Boghetta uscito qualche giorno prima su Liberazione. Lo fa dalle pagine di Liberazione e gli risponde poi Boghetta. “A Rifondazione chiedo: chi proclama più scioperi è per ciò stesso più di sinistra?caro Direttore, su Liberazione dell’11 agosto Ugo Boghetta risponde, dissentendo recisamente, a un mio articolo pubblicato dal Corriere della Sera due giorni prima, nel quale denunciavo l’anomalia del sistema italiano di relazioni sindacali nel settore dei trasporti pubblici … Replico a mia volta ponendo a Boghetta sei domande. 1) Boghetta sostiene che la frequenza spropositata delle agitazioni nel settore dei trasporti sarebbe causata proprio dalla regolamentazione degli scioperi nei servizi pubblici (“il conflitto deve trovare la sua libertà per essere efficace e ridursi nelle quantità”); ma se così fosse, come si spiegherebbe il fatto che il fenomeno si è manifestato fin dagli anni ’70, molto prima che venisse emanata la legge n. 146 del 1990 sullo sciopero nei servizi pubblici? 2) Il potere negoziale di cui il sindacato dispone non è dato tanto da uno sciopero attuato, quanto da uno sciopero minacciato e dalla possibilità di evitarlo offerta alla controparte. A chi giova, sul piano economico o su quello sociale, l’enorme spreco costituito dallo sciopero attuato sistematicamente senza sosta, una o due volte al mese, anche subito dopo che viene sottoscritto un accordo? Che cosa induce Boghetta a considerare questa caricatura della lotta sindacale come un fenomeno in sé politicamente positivo? Quali benefici ha portato ai nostri trasporti pubblici negli ultimi trent’anni? E ai lavoratori che vi sono addetti? E alla classe lavoratrice in generale? 3) Boghetta si riferisce in particolare al caso Alitalia, per difendere la linea del sindacato autonomo Sult, di intransigente opposizione alle misure di riallineamento organizzativo rispetto alle compagnie aeree concorrenti. Davvero egli pensa che Alitalia possa salvarsi dal fallimento senza i processi di ristrutturazione che Cgil Cisl e Uil stanno faticosamente ma utilmente negoziando con la direzione aziendale? 4) Boghetta sa che il riconoscimento del Sult è stato imposto, nel 1994, ad Alitalia dal ministro di trasporti del primo Governo Berlusconi, Publio Fiori, essenzialmente per indebolire i sindacati confederali? Che cosa lo induce a ritenere più “di sinistra” appoggiare la strategia del Sult piuttosto che quella dei sindacati confederali per il futuro di Alitalia? Forse che chi proclama più scioperi è per ciò stesso più “di sinistra”? 5) Boghetta stigmatizza la decisione di Alitalia di interrompere i rapporti sindacali con il Sult. Forse dimentica che quella scelta è legittimata dalla modifica dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori conseguente al referendum del 1995 promosso anche da Rifondazione comunista? 6) Più in generale, Boghetta pensa davvero che il diritto di sciopero, come prerogativa fondamentale di tutti i lavoratori, si difenda efficacemente coltivando e proteggendo lo stato di agitazione permanente degli assistenti di volo o degli uomini-radar? Non si chiede perché, al di fuori del settore dei trasporti pubblici, in tutte le aziende dell’industria e del terziario i lavoratori e i loro sindacati esercitano quel diritto con una frequenza enormemente minore? Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti”.

E la risposta di Ugo Boghetta. “Rispondo volentieri alla lettera del prof. Pietro Ichino che, purtroppo, ha scritto un altro articolo pieno di imprecisioni e cose non condivisibili. Con lui convengo tuttavia, come già accennato nella replica precedente, sul fatto che la “saturazione” degli scioperi non sia positiva. In queste condizioni i motivi delle lotte non sono quasi mai conosciuti e ne fanno le spese i lavoratori e i cittadini: non emergono i veri problemi. Ad esempio, sa veramente il prof. Ichino cosa vogliono farne di Alitalia, che succede all’aeroporto di Roma, nel controllo aereo (Vitrociset), perché a tre anni dall’incidente di Linate non c’è legge per il riordino dell’aviazione civile, perché a sette mesi dall’incidente ferroviario di Crevalcore non si è fatto nulla? Che dire dei sindacalisti che diventano manager o di una commissione di garanzia che si comporta come un arbitro venduto? I continui incidenti aerei sono frutto del conflitto o è vero il contrario? Perché i lavoratori sono impediti, multati, sospesi dal servizio o licenziati quando lottano per la propria e l’altrui sicurezza? Indaghi, vedrà quanto marciume, speculazioni, quanta questione politico-morale. La regolamentazione degli scioperi (due leggi più l’attività della commissione) non è servita perché i problemi sono aumentati: salari più bassi, precarietà, mancanza di sicurezza. I Cobas sono nati perché dall’Eur in avanti i sindacati confederali hanno sposato le compatibilità delle imprese e del mercato. La regolamentazione intendeva imbrigliare questo conflitto e tutelare i sindacati che consentivano liberalizzazione e privatizzazioni. Oggi gli stessi confederali sono costretti a lotte disobbedienti. Certo, nei servizi ci sono spezzoni che hanno un forte potere contrattuale e a volte ne abusano, ma questo è il frutto della crisi del sindacalismo. Oggi siamo al parossismo, alla frammentazione del conflitto. È la stessa commissione che, differendo le proteste, produce la saturazione e crea l’effetto annuncio. Riducendo l’impatto delle lotte con lacci e lacciuoli le vertenze si prolungano all’infinito, si intrecciano, sovrappongono. Per questo sostengo che è meglio “pochi scioperi ma buoni”. Penso anch’io che si dovrebbero eliminare le proteste dopo gli accordi, ricordiamo tutti la vicenda Fiom. Ma c’è un solo modo: il referendum. Si è chiesto perché quasi nessuno vuole il referendum? Ne hanno paura perché si dà la parola ai lavoratori. Non è pazzesco!? Quanto poi al referendum abrogativo di parte dell’art.19 dello Statuto, siamo seri: non si può non sapere che quell’iniziativa aveva il senso dell’allargamento della democrazia e del pluralismo sindacale. Ma per arrivare a questo obiettivo era necessaria la successiva approvazione di una legge sulla rappresentanza che poi non venne perché Polo, Margherita e parte dei Ds non vollero. La legge, oltre a prevedere i referendum sugli accordi, servirebbe anche per rompere il legame ricattatorio fra diritti e sigla dei contratti. Il Sult, peraltro, un anno fa ha approvato il percorso per il risanamento di Alitalia fino a quando si parlava di riordino sul modello di altre compagnie europee (esuberi compresi). Non ha firmato quando il piano è diventato smantellamento e spezzatino. Così ha firmato il contratto degli assistenti ma non un’applicazione che lo stravolge. Converrà anche lei che è serio non siglare ciò che non si condivide. Il Sult inoltre fu ufficializzato dal ministro Fiori nel 1994 solo dopo uno sciopero (riuscito) di 48 ore. Sono stati i lavoratori a riconoscere il Sult! Oggi si vuol far fuori un sindacato scomodo e creare un capro espiatorio per un piano in crisi. Appare infatti evidente l’azione truffaldina quando i diritti vengono tolti in periodi di franchigia e lo sciopero viene impedito per la tregua. È questo un esempio di una regolamentazione che favorisce atteggiamenti irresponsabili delle aziende. Per questi motivi riteniamo che il referendum e la legge sulla rappresentanza darebbero regole certe ed eliminerebbero una parte del contenzioso. Per il resto il conflitto deve trovare una propria libertà: altre soluzioni sono antidemocratiche ed inefficaci. Si rassegni. La lotta che parte dai propri bisogni rinascerà sempre, ed in questo è progressista. La questione della democrazia, la difesa del salario, dei diritti dei lavoratori, la lotta alla precarietà, la difesa del carattere pubblico dei servizi e della loro efficienza sono i criteri con cui valutiamo se chi sciopera è di destra o di sinistra. E lei, prof. Ichino, da che parte sta?”.

Il 23 agosto Maroni inizia il suo tentativo di mediazione incontrando Cimoli ma il risultato non è certo positivo ed al Ministro che dichiara: “Non ho avuto l’impressione che Alitalia sia disponibile a rivedere la sua posizione, la convinzione dell’azienda è che la sua netta chiusura non abbia conseguenze negative”, fa eco Cimoli che liquida così la partita, “Abbiamo spiegato quella che è la nostra posizione e poi abbiamo parlato di altre cose”. Il giorno dopo, alle 11, siamo noi, io e Paolo Maras ad andare da Maroni. Nonostante sia della Lega e quindi molto lontano dalla nostra visione del mondo e della società, troviamo una persona aperta al dialogo e all’ascolto. In un lungo confronto gli spieghiamo la storia degli ultimi mesi, la posizione del Sult, le strette relazioni tra l’azienda e una parte del sindacato, l’approccio miope di Cimoli, la nostra disponibilità a discutere ed a confrontarci, a concordare su quel che riteniamo una giusta mediazione per i lavoratori e non su accordi capestro che non servono a chi lavora e neanche all’azienda. Spesso Maroni ci fa domande e da questo capiamo che pur nella sua strumentalità politica, cerca di capire. Pian piano ci rendiamo conto che nonostante l’estrema lontananza dalle nostre posizioni politiche, Maroni sta realmente cercando una mediazione. Il primo giorno, il 24 agosto, usciamo dal suo ufficio a via Veneto preoccupati ma con un filo di speranza in più. Ci lasciamo con l’impegno del Ministro di continuare la mediazione e di rivederci il giorno dopo. All’uscita dall’incontro Paolo Maras esprime apprezzamento per la mediazione del ministro del lavoro e dichiara alla stampa “…tornare indietro è la pre-condizione … la convocazione dello sciopero è diretta conseguenza della cancellazione del diritto dei lavoratori che hanno scelto di essere rappresentati dal Sult…”. Maroni, sempre alla stampa, si dilunga con una serie di affermazioni: “… il Sult non è un sindacato di ribelli … ha mantenuto un atteggiamento serio e responsabile … Considero discriminante il comportamento dell’azienda. Estromettere un’organizzazione che ha da sola il 50% della rappresentanza è un tantino autolesionista … ragioni di opportunità che dovrebbero portare a ripensare la scelta”. Maroni chiama quindi Lunardi e gli chiede ed ottiene di posticipare la precettazione sino alla fine della mediazione del 25 agosto. Il giorno dopo Maroni va a Palazzo Chigi per un vertice con Gianni Letta, il ministro dell’economia Domenico Siniscalco e il ministro delle politiche comunitarie Giorgio La Malfa. Si telefona a Cimoli e gli si chiede di tornare indietro: nulla da fare. Poi convoca anche noi a Palazzo Chigi e ci chiede altro tempo per una possibile ulteriore mediazione del governo. Il 2 settembre ci sarà un Consiglio dei Ministri e si affronterà anche questo tema. Non possiamo dire semplicemente no e così spostiamo lo sciopero dal 30-31 agosto al 6-7 settembre.

Addirittura anche Lunardi, ringraziandoci “per il senso di responsabilità”, afferma che lo spostamento potrebbe “consentire di trovare un’intesa annullando così le problematiche tra l’azienda e i lavoratori”.

Le forze politiche di sinistra si esprimono . L’europarlamentare Roberto Musacchio dichiara che porrà “anche in Europa il tema della discriminazione subita da un sindacato rappresentativo come il Sult con un’ interpellanza urgente che verrà depositata nei prossimi giorni a Strasburgo”. Marco Rizzo dei Comunisti italiani afferma che ”non ci sono spiegazioni logiche e plausibili che possano giustificare l’atteggiamento dell’azienda contro il maggiore sindacato in Alitalia cancellato a tavolino”. E addirittura dal senatore Salvatore Lauro (gruppo Cdl) arriva un lapidario “Nessun sindacato sia escluso”. A favore della mediazione e del Sult si esprime anche Antonio Di Pietro dell’Italia dei valori. Chi invece afferma il contrario è il centro-sinistra con Enrico Letta della Margherita che critica apertamente la mediazione di Maroni. A lui probabilmente interessa esclusivamente dare in testa al governo, appoggiare Cimoli e Cgil, Cisl e Uil.

Le dichiarazioni di Maroni sono pesanti: “Alitalia ha confermato la sua decisione e quindi la mia mediazione finisce qui … Mi auguro che Alitalia, che si è assunta la responsabilità della decisione, sappia gestire la situazione nei prossimi mesi. Qui si ferma la mia azione, il mio compito era capire se c’erano i margini perché la società riprendesse il dialogo. Ma non ci sono… Il gioco del cerino è finito. Ora non ci sono più alibi, ciascuno si è assunto le proprie responsabilità. E se gli aerei dell’Alitalia resteranno a terra per due giorni, Cimoli non potrà dire che non lo sapeva o che la colpa è dei sindacalisti del Sult. È lui che ha respinto il tentativo di mediazione del governo … L’Alitalia si è assunta la responsabilità di non tornare indietro. Ha confermato la sua precedente decisione, che io continuo a considerare sbagliata. Ora è tutto più chiaro, anche se l’Alitalia dovesse fallire … in questa vicenda non può non colpire l'”assordante silenzio”, a parte alcune eccezioni, degli altri sindacati. Di fronte ad una evidente discriminazione c’è stato chi tra le fila dei sindacati ha chiesto a Cimoli di tenere duro…”.

Insomma, sarà anche della Lega, sarà anche una posizione strumentale, ma il tentativo di Maroni di arrivare ad una mediazione è stato reale e le dichiarazioni sono di una durezza unica nei confronti di Cimoli. Ora speriamo che il 2 settembre il governo prenda una decisione e cerchiamo di capire con i lavoratori come attrezzarci al meglio per i prossimi giorni.

In una lunga intervista condotta da Marco Ferri e pubblicata il 27 agosto su Megachip, Paolo Maras descrive la vicenda in modo estremamente chiaro. “Il comma 22- intervista a Paolo Maras, segretario nazionale Sult – Paolo Maras è un uomo di cinquant’anni appena compiuti, un viso aperto, occhi azzurri vivaci, un paio di baffi folti. Parla un italiano con proprietà di linguaggio, segno di buone letture. Mi colpisce che un sindacalista non parli sindacalese. Dice le cose con chiarezza, a tratti con calore, ma appare una persona serena, nonostante il suo telefono squilli in continuazione e lui risponda con tranquillità a giornalisti, che lo cercano, che non ci sono novità, che aspetta una convocazione al Ministero del Lavoro, il cui appuntamento non è ancora stato fissato. Maras è del Sult, il sindacato cui con un fax sono stati sospesi dall’Alitalia i diritti sindacali. – Maras è vero che fate più scioperi che trattative? – Il Sult è il sindacato con il più alto numero di iscritti tra il personale di volo dell’Alitalia. Non si conquistano consensi se non si è capaci di condurre trattative. A volte si dicono sciocchezze per sentito dire o per partito preso. – Perché trovate difficoltà a radicarvi in altre compagnie? – C’è una nuova normativa sulle rappresentanze sindacali che dice che non puoi essere sindacato se non hai firmato il contratto. Ma non puoi firmare il contratto perché non sei ancora un sindacato che ha firmato un contratto. Ti ricordi il Comma 22? Se sei matto puoi andare in infermeria, ma se vai in infermeria perché sei matto, vuol dire che non sei matto. – Perché non avete firmato l’ultimo contratto? – Lo abbiamo firmato, di mala voglia, ma lo abbiamo fatto. Non abbiamo, invece sottoscritto il piano industriale, perché non è un piano industriale, ma un memorandum di intenzioni finanziarie, propedeutico alla privatizzazione di un’altra tranche dell’azienda. Non firmammo neppure quello di Cempella, di Mengozzi e avevamo avuto ragione. Loro se ne sono dovuti andare, uno dopo l’altro, lasciando poi a noi la situazione drammatica che Cimoli vorrebbe risanare. – Che cos’è che non va nel piano Cimoli? – Sul settore del trasporto domestico, l’azienda perde competitività sul mercato, a favore di vettori low cost e dell’ingresso sempre più massiccio di grandi compagnie. Molti voli interni in Italia vengono oggi fatti da regolari tratte di linea da Air France e da Lufthansa. Contemporaneamente, Alitalia ha chiuso rotte strategiche: Pechino, Hong Kong, Singapore, Sidney. Praticamente, non andiamo più neanche in Africa. Cimoli pensa di fare con il trasporto aereo quello che ha fatto con il trasporto ferroviario. Le ferrovie agiscono in regime di monopolio, l’Alitalia ha competitor che hanno risolto da anni i loro problemi strutturali. – Alitalia sostiene che così come vi comportate voi non si aiuta l’azienda ad uscire dalla crisi. – È vero il contrario. Non è brutalizzando le relazioni sindacali che si compatta un’azienda in difficoltà. Così si rischia di diffondere sfiducia non solo nei confronti del personale, ma anche dei passeggeri, che sono la nostra risorsa. Con la finanza creativa non si risanano le aziende, gli annunci possono far salire il titolo in borsa un giorno, ma quando il giorno dopo viene fuori la verità, il titolo va in picchiata. E non è una buona cosa, soprattutto per una compagnia aerea. Pare ci sia una sentenza del Tribunale di Roma che vi dà torto e dalla quale è partita l’iniziativa di sospendere i vostri diritti di rappresentanza sindacale. – Siamo di quelli che le sentenze non le criticano, le impugnano. Abbiamo fatto ricorso, perché riteniamo di essere nel giusto, quando non firmiamo lo facciamo consultando la nostra categoria. E comunque, la sentenza è del 5 agosto, mentre il fax è datato il 4, ma ci è stato spedito un paio d’ore dopo la pubblicazione del dispositivo. Tutto fa pensare ad un piano preordinato, nato, suppongo, dal fatto che a Cimoli non piacciono le critiche in genere, le nostre in particolare. Ma questo è il ruolo che ha il sindacato e non ci possono essere fax che d’un baleno scaraventano le relazioni sindacali ai livelli di scontro degli anni Cinquanta. Noi abbiamo idee, le sappiamo esprimere, lo facciamo con competenza. Se qualcuno crede che i dipendenti siano solo un coefficiente numerico, una percentuale di spesa, da iscrivere alla voce costo del lavoro, si sbaglia e lo fa a danno dell’azienda. Sono in Alitalia da 22 anni, che è quasi metà della mia vita. Non sono un funzionario, sono un assistente di volo, che continua a svolgere il suo lavoro, anche se eletto nella segreteria nazionale del Sult. Voglio bene al mio lavoro, rispetto le persone che lavorano nella mia azienda e gli utenti che ne sono la principale fonte di redditività. C’è chi dice che siete corporativi, c’è chi dice che siete no global. – Il Sult è un sindacato che agisce nel comparto del trasporto aereo, ferroviario, del trasporto locale e marittimo. Siamo presenti anche negli scali, con percentuali alte di adesione, tra i lavoratori degli aeroporti, anche tra quelli addetti alla ristorazione, alle pulizie, e nei negozi e nei duty free. Basta informarsi e le dicerie si eliminano da sole. Quanto agli orientamenti politici tra di noi assistenti di volo, che solo in Alitalia siamo 1150, il 50 per cento dei lavoratori sindacalizzati, ce ne sono di diversi. Personalmente non credo che no global sia un epiteto. Il movimento no global è stata una delle più promettenti novità politiche di questo millennio, ha espresso una buona qualità del dibattito attorno a grandi temi: la guerra, l’ecosistema, le libertà politiche e civili, la critica allo sfruttamento del terzo mondo, l’integrazione politica delle differenze culturali e religiose. Insomma, la critica all’Impero. Partecipiamo molto volentieri alla marcia della pace di Assisi, per esempio. E a tutte le iniziative contro la guerra: come lavoratori del trasporto aereo, siamo tra i più esposti al terrorismo ed è logico che abbiamo sviluppato una sensibilità alta su questi temi. Abbiamo iscritti e delegati che si collocano a destra dello schieramento politico. Ci unisce il rigore etico nella difesa della dignità della categoria e la voglia di contribuire allo sviluppo della compagnia. Siamo una risorsa non un ostacolo all’Alitalia. – Ma siete un sindacato autonomo, di quelli che fa storcere il naso ai sindacati confederali? La Cgil vi ha attaccato duramente. Il Sult è un soggetto negoziale, capace, competente. Sul piano politico rivendichiamo la nostra autonomia, non sentiamo il bisogno di cinghie di trasmissione. Non siamo simpatici a dietrologi, trasversalisti o cerchiobottisti. Perché con noi non è possibile contrattare nessuna merce di scambio: favori, assunzioni, ricatti, promozioni, non portiamo acqua a nessun mulino. Facciamo bene il nostro lavoro, sia come dipendenti che come sindacalisti. Appariamo strani proprio perché siamo normali. La migliore risposta alla Cgil e agli altri sindacati l’ha data in queste ore Giorgio Cremaschi della Fiom: <In ballo non c’è soltanto Alitalia, ma una politica che rischia di capovolgere la funzione stessa del sindacato: da rappresentante dei lavoratori presso l’azienda ad interlocutori dell’azienda presso i lavoratori.> Gli altri sindacati che hanno applaudito all’ostracismo contro di noi riflettano molto attentamente su queste parole. I lavoratori lo stanno facendo. – Ma insomma, i sacrifici li volete fare o no? – È singolare che uno ti dia un pugno in faccia e poi ti chieda di fare un sacrificio per aiutarlo ad uscire dalla crisi di nervi. Perché quel fax è un pugno in faccia, scagliato a freddo in un caldo giorno d’Agosto. Comunque sia, chi vuole capire come stanno davvero le cose, deve sapere che da un po’ di tempo non facciamo altro che firmare contratti a perdere. Oggi un navigante, pilota o assistente di volo lavora fino a 13 ore consecutive, con una sequenza di riposi che non è sufficiente al recupero fisico. Ne va della qualità del servizio nonché degli standard di sicurezza. Vengono impiegati stagionali fino a 1.200 unità: ci sono stagionali che vanno verso il 15° rinnovo, e ogni volta è come se lavorassero per la prima volta, ai fini previdenziali. Abbiamo congelato aumenti e dato vita a fondi di solidarietà. Per poi scoprire che l’aumento del prezzo del petrolio ha prosciugato gli accantonamenti, relativi ai risparmi sul costo del lavoro e sulle forniture. Noi razioniamo l’acqua e quelli non si accorgono che il tubo perde? La priorità è fare sacrifici o pretendere competenza? Noi non vogliamo insegnare a nessuno come si fa il capo di un’azienda del trasporto aereo, però non vogliamo che qualcuno ci venga ad insegnare come si fa il sindacato. – E’ stato un Agosto terribile per il trasporto aereo, abbiamo avuto scene raccapriccianti di brutti incidenti aerei. Che cosa succede nei cieli? – Di tutto. Dal contrabbando dei pezzi di ricambio, alla manutenzione sommaria dei velivoli, alla falsificazioni dei registri. Per fare margini, molte compagnie allentano sui costi della sicurezza. Per fare business, molti si improvvisano vettori, si affidano a consulenti, praticano l’outsorcing a tutti i livelli. Ma questa tendenza non riguarda solo le compagine piccole, i charter. Il problema non è neppure l’aumento dei controlli. C’è un modo sbagliato di affrontare il problema anche nelle compagnie grandi. Una volta tutta la filiera dei controlli era all’interno delle compagnie, c’erano figure professionali dotate di competenze alte e di memoria storica. Avevano sapere e lo sapevano trasmettere. Queste figure sono state soppresse, per via del costo del lavoro. Oggi, per esempio è lo stesso pilota che controlla il velivolo a ogni tratta. Ha dovuto imparare a farlo, ma non è stato formato per questo. È vero che gli aeromobili moderni sono dotati di più tecnologia, ma se si considerano l’aumento del monte ore di volo e un certa logica commerciale che tende a condizionare l’attenzione rigorosa alla sicurezza, anche le grandi compagnie rischiano di vedere diminuire i margini di sicurezza. La blood priority, come la chiamano gli americani, cioè la priorità della propria pelle, quella di chi pilota, rischia di non essere più un sensore affidabile ai possibili rischi. – Vincerete la battaglia del ripristino dei vostri diritti di rappresentanza sindacale? – Sì. Perché è cosa giusta e largamente condivisa, non solo in Alitalia. Non si fa così, Cimoli lo sa. Il Governo lo sa, lo sa il Ministro del Welfare, lo sanno anche gli altri sindacati. Lo devono sapere tutti, anche i nostri passeggeri. La diversità delle opinioni non è un attentato alla leadership di una azienda, perché l’azienda non è un luogo separato dalla società. La diversità dei punti di vista e anche lo scontro delle posizioni, sono una ricchezza che alimenta la cultura di un’azienda. Senza cultura, nessuna azienda può affrontare le sfide dei mercati globali. Cimoli ha commesso un errore che danneggia l’immagine della compagnia, in un momento molto delicato della sua esistenza sul mercato. Non è possibile credere che gli assetti strategici del futuro di Alitalia siano fatti privati dell’attuale management e che il sindacato ne debba restare fuori, e fare solo ciò che gli si ordina di fare, cioè mandare giù la minestra salata in gola ai lavoratori. Noi abbiamo diritto di cittadinanza nella nostra azienda, perché siamo parte attiva del suo ruolo. Come può ripartire il sistema Italia senza un trasporto aereo efficiente, lungimirante, in grado di contribuire allo sviluppo delle infrastrutture? Noi non trasportiamo passeggeri, ma persone, le loro idee, le loro professioni, la loro creatività, le loro opportunità economiche. Siamo un importante canale di comunicazione, economica, culturale, professionale. Collegando le città italiane tra loro e con il resto del mondo, noi immettiamo nella rete complessiva degli scambi commerciali, ma anche culturali, il modo di fare e di pensare del nostro Paese. E riceviamo il modo degli altri. Risanare Alitalia non significa solo rimettere a posto i numeri, ma progettare, pensare, reinventare una grande compagnia aerea con più di cinquant’anni di storia sulle ali.

Nella sua campagna repressiva l’azienda si premura anche di “informare” direttamente la categoria. Tutti gli assistenti di volo ricevono così una lettera a firma di Antonio Migliardi, Direzione Centrale Produzione, datata 25 agosto. “Gentile collega, molto è stato scritto in questi giorni a proposito della decisione di Alitalia di sospendere i diritti sindacali del Sult Volo. Credo che sia giusto voi abbiate la possibilità di conoscere direttamente dall’azienda le ragioni di questa scelta dolorosa, ma necessaria. Tutto è iniziato poco più di anno fa, quando ci siamo messi intorno a un tavolo – insieme ai rappresentanti del Governo e ai Sindacati – per cercare di far uscire la nostra Compagnia dalla crisi che la stava portando al fallimento. Insieme abbiamo messo a punto un Piano industriale e a questo fine è stato avviato un percorso negoziale per individuare un nuovo e più efficiente modello di organizzazione del lavoro. Tutte le Organizzazioni Sindacali hanno sottoscritto l’accordo di Palazzo Chigi con senso di responsabilità, consapevoli della criticità del momento e del rischio che la nostra Compagnia stava e sta ancora correndo. Tutti, appunto, tranne il Sult, che pur essendo pienamente a conoscenza della drammatica situazione dell’azienda, ha deciso inoltre di non firmare nessun successivo accordo applicativo. <Il Sult non ha sottoscritto gli ultimi rinnovi dei contratti collettivi, e per questo ha perso i requisiti richiesti dalla legge per il godimento dei diritti sindacali> ha scritto Marco Marazza, Ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Teramo, su l’Indipendente. <Il disconoscimento dei diritti sindacali è quindi avvenuto nel pieno rispetto delle regole. In virtù di queste stesse regole nessuno potrà vietare al Sult di tornare a beneficiare di questi stessi diritti, quando ne sussisteranno i presupposti>. È giunto alla stessa conclusione il Tribunale di Roma, quando il 4 agosto ha respinto un ricorso del Sult <non considerando l’Organizzazione sindacale in questione firmataria del Contratto Collettivo di lavoro, applicabile alla categoria degli Assistenti di Volo, in ragione della mancata condivisione dell’intero percorso negoziale al cui perfezionamento è subordinata la piena operatività del Contratto Collettivo citato…>”

Alla lettera aperta di Migliardi rispondo il 29 agosto in modo altrettanto chiaro. “DICHIARAZIONE DI FABRIZIO TOMASELLI, DELLA SEGRETARIA NAZIONALE DEL S.U.L.T.In relazione alla “Lettera aperta agli assistenti di volo” datata 25 Agosto e sottoscritta per l’Alitalia dal dott. Antonio Migliardi, ci sentiamo di porre cinque questioni. Prima questione: è vero o non è vero che le banche interessate alla ricapitalizzazione dell’azienda hanno chiesto, o comunque attendono, la revisione del piano, in virtù dello scostamento delle cifre in esso contenute rispetto alle previsioni, scostamento dovuto non solo all’aumento del costo del carburante, per via dello sfavorevole andamento del prezzo del petrolio, e che più in generale ci sono elementi di preoccupazione per la stessa efficacia del Piano? Seconda questione: è vero o non è vero che il Sult ha firmato un contratto che prevede la diminuzione di una unità a bordo dei voli di medio raggio e di un impiego molto più pesante e produttivo, che dimostra per l’ennesima volta il senso di responsabilità della categoria di fronte alla crisi dell’azienda? – Terza questione: è vero o non è vero che l’applicazione del Contratto Assistenti di Volo, pur risultando estremamente gravosa per i lavoratori, non sta producendo gran parte dei benefici economici attesi e che ciò è dovuto principalmente a due fattori. a) L’ organizzazione aziendale del tutto fuori controllo sta producendo disfunzioni per l’operativo, per le casse aziendali e per i lavoratori. b) L’eccessivo carico di lavoro, portato sempre ai limiti consentiti e spesso oltre, sta progressivamente riducendo la motivazione dei lavoratori e ciò si ripercuote sia sull’operativo che sui conti aziendali? Quarta questione: è vero o non è vero che questa lettera aperta dell’azienda è datata 25 Agosto, giorno in cui si doveva arrivare a un incontro tra il Sult e l’Alitalia, con la mediazione del Ministro del Welfare, e che ciò dimostra una volontà preconcetta di non voler arrivare a nessun componimento della vertenza sui diritti di rappresentanza sindacale, tanto da vanificare ogni forma di mediazione da parte del Governo? Quinta questione: è vero o non è vero che la sentenza del Tribunale di Roma che dà torto al Sult riguardava le elezioni RSU e non i diritti sindacali e non è comunque una sentenza definitiva, dal momento che è in corso una impugnazione, e che dunque i presupposti legali dell’azione dell’Azienda possono essere ribaltati?In conclusione, la madre di tutte le questioni: è un reato non sottoscrivere un piano industriale che, oltre ad essere prerogativa dell’Azienda e non del sindacato, alla luce dei fatti deve essere rivisto e corretto su molti aspetti, come chiesto da più parti in causa? Non è per questo motivo che nei mesi scorsi l’Amministratore delegato aveva minacciato le dimissioni e il commissariamento? Forse gli errori dell’Ad sono come le ciliege, uno tira l’altro. E la sospensione unilaterale del diritti di rappresentanza sindacale del Sult è l’ultimo di una serie poco rassicurante per il futuro di Alitalia. Caro Dott. Migliardi, invece che spendere i pochi soldi rimasti nelle casse dell’Azienda in costose parcelle legali, per azzeccare qualche garbuglio antisindacale, non sarebbe meglio smetterla di colpevolizzare i lavoratori e mettere invece subito mano ai problemi veri del trasporto aereo nel nostro Paese, e dunque al ruolo che vuole giocare Alitalia? Noi siamo ancora disponibili a farlo. La domanda è: l’Azienda è in grado di essere all’altezza degli impegni presi o sta cercando strani pretesti per scaricare le responsabilità sugli altri?

Il 26 agosto la segreteria nazionale SULT, a seguito della gravissima situazione di repressione sindacale attuata da Alitalia nei confronti della nostra organizzazione, repressione già avvenuta anche in altri settori come nelle Ferrovie, decide di proclamare lo sciopero generale di 48 ore di tutti i trasporti aerei, terrestri e marittimi per i giorni 6 e 7 settembre 2005. Per il 2 settembre, in occasione del Consiglio dei ministri che deciderà anche sulla questione Alitalia, si organizza un presidio sotto Palazzo Chigi. Il 27 agosto arriva un’altra mazzata non da poco. Il giudice respinge il ricorso urgente contro l’Alitalia e ritiene che il comportamento aziendale non sia antisindacale. Certo è singolare che un giudice dica che se non firmi un piano industriale o la stesura di un accordo vuol dire che non viene confermata neanche la sigla di un contratto di lavoro. La Commissione di Garanzia ci fa un altro regalo. Ci contesta la violazione della regola che vieta nel trasporto aereo scioperi della durata di 48 ore e la “rarefazione oggettiva” che impone un intervallo di almeno 10 giorni tra due scioperi. Stessa contestazione arriva ad Avia che aveva proclamato lo sciopero per il 6 settembre. Il ministro Maroni torna a polemizzare con una dichiarazione pesante nei confronti di Cimoli: “Non entro nel merito della posizione della Commissione di Garanzia. Questi problemi si potrebbero risolvere semplicemente se Alitalia facesse una cosa che normalmente tutte le aziende fanno: discutere col sindacato. Se l’azienda ha deciso di escludere dal dialogo il Sult, allora si becchi gli scioperi. è una sua responsabilità”.

La ricapitalizzazione subisce un ulteriore ritardo perché il piano non è ancora definitivo e non è stato presentata al governo la sua stesura finale per l’approvazione. Le banche che dovrebbero partecipare alla ricapitalizzazione di Alitalia, chiedono ed ottengono la revisione del piano aziendale per recuperare 300-400 milioni di Euro “bruciati” dal caro petrolio. Questo perché Cimoli, evidentemente troppo impegnato con il Sult e pur sussistendo tutti i presupposti di un’impennata del prezzo del petrolio, non ha mai provveduto alla copertura assicurativa di tale rischio attraverso operazioni di hedging (assicurazioni di copertura). Così scriviamo ai lavoratori quando emerge anche la notizia che ci saranno altri 2000 esuberi per coprire il “buco” del piano.

“… I sacrifici dei lavoratori di Alitalia sono stati vani: il piano di risanamento escogitato dall’ingegnere Giancarlo Cimoli, presidente di Alitalia, era sbagliato. Un errore da 300 milioni di euro, la metà dei quali si pensa di recuperare mandando via altri 2 mila dipendenti. In totale, l’Azienda pensa di poter fare a meno di 5.700 lavoratori. Chi non ha sbagliato è il Sult che sotto a quel piano non ha voluto mettere la firma. Oggi tutti possono vedere che quella è stata una scelta giusta. … E allora ecco svelato il motivo dell’attacco frontale contro il Sult: la sospensione dei diritti sindacali è stato usato per dimostrare ai mercati che si possono tagliare costi e personale, senza guardare in faccia a nessuno. Insomma, Cimoli ha applicato le regole della “guerra preventiva” contro i lavoratori. Le organizzazioni sindacali del trasporto aereo, che hanno lasciato solo il Sult, si trovano oggi di fronte a un bel dilemma: devono trovare 5700 buoni motivi per spiegare ai loro iscritti e a tutto il mondo del lavoro, come si fa a firmare un piano fasullo, a bruciare in pochi mesi gli effetti economici dei sacrifici sopportati dai lavoratori, a stare dalla parte di chi cancella con un fax i diritti di rappresentanza sindacale, con il risultato finale di dover subire altri tagli del personale. Congratulazioni, un capolavoro di miopia, insipienza e ambiguità che sta portando tutti al disastro…”.

Il 2 settembre praticamente non succede nulla: nessuna novità dalla presidenza del consiglio. Arriva invece un’ordinanza di Lunardi che vieta qualsiasi sciopero per il 6 e 7 settembre. Confermiamo lo sciopero. Siamo però molto più che preoccupati perché ci sembra che la rabbia e la consapevolezza dei lavoratori sia inferiore alla paura di doversi spingere oltre le regole. Questi alcuni brani del comunicato che diffondiamo tra i lavoratori. “Con un’azione che non ha precedenti nella storia del paese, il Ministro Lunardi ha ordinato il differimento di tutti gli scioperi previsti per il 6 e 7 settembre, compreso il nostro e quello di AVIA. Tale decisione è il sintomo della volontà di una parte del Governo di non affrontare, e tanto meno risolvere, le questioni sul tappeto, preferendo correre in aiuto delle Aziende e colpendo i sindacati ed i lavoratori con un atto vile quanto ingiustificato. Per quanto riguarda il Sult, è addirittura grottesco come lo stesso Ministro che <si congratulava con noi per il differimento dello sciopero fuori della franchigia estiva> sia lo stesso che poi procede ugualmente a precettazione, nonostante che il problema sollevato dall’atto di Cimoli sia rimasto intatto nella sua gravità. Tutto questo mentre il Piano Industriale evidenzia tutti i suoi limiti e si parla ormai apertamente di migliaia di esuberi e di centinaia di milioni di euro di ulteriori risparmi sul costo del lavoro. A questo punto, tutto quello che doveva essere detto è stato detto. Tutto quello che doveva essere da noi tentato per far rientrare un provvedimento che colpisce i diritti costituzionali dei lavoratori, è stato tentato. Qui si gioca una partita che è troppo importante per noi e per tutto il mondo del lavoro: la voglia di “desindacalizzare” 4000 lavoratori e di togliere “preventivamente” l’unica voce contraria ad un Piano industriale che, ormai, fa acqua da tutte le parti, calpestando i diritti fondamentali garantiti dalla nostra costituzione. Il Sult ha deciso di confermare lo sciopero di 48 ore del 6 e 7 settembre per la categoria degli Assistenti di Volo. In tutti gli altri comparti si stanno indicendo assemblee ed agitazioni a sostegno di questa vertenza durante i giorni di sciopero. Tutti i settori del Sult e le altre sigle sindacali CNL e SIN.COBAS hanno deciso di dare vita ad un Fondo di Solidarietà e Resistenza a copertura delle multe che verranno eventualmente erogate al personale che aderirà allo sciopero. Tale fondo è aperto al contributo di forze politiche e di altre sigle sindacali e nei prossimi giorni comunicheremo le ulteriori adesioni. Il livello dello scontro ed il tempo dello stesso non è stato deciso da noi, ma da Cimoli con il fax del 5 agosto. Non siamo stati noi ad avere posto la questione del “o io o loro” come invece ha fatto il nostro A.D. Non siamo stati noi ad aver richiesto l’aiuto e l’appoggio di parte del mondo politico e sindacale. Soprattutto, non siamo stati noi a richiedere il commissariamento di Alitalia, come invece ha già fatto lo stesso Cimoli mesi fa, con il silenzio complice delle altre sigle sindacali. Se facciamo un passo indietro consegniamo la nostra vita ed il nostro lavoro a chi lo vuole distruggere. Se facciamo un passo indietro avalliamo chi non sta salvando l’Azienda e decide di regolare i conti con il sindacato prima dell’arrivo di una nuova tempesta! … Come già fatto in altre occasioni, per essere chiari fino in fondo e per stroncare banalizzazioni, strumentalizzazioni e “terrorismo psicologico” riportiamo il testo degli articoli di legge sugli effetti sui lavoratori per lo sciopero nel mancato rispetto dell’”ordinanza ministeriale”. Tale è il suo nome e non “precettazione” in quanto il suo non rispetto non è più un reato penale ma comporta esclusivamente una sanzione amministrativa, cioè una multa… riepilogando per il non rispetto dell’ordinanza ministeriale: 1. È esplicitamente escluso il licenziamento2. È prevista una sanzione pecuniaria fino ad un massimo di 500 euro4. Non si incorre, in quanto abrogati, nei reati di interruzione, collettiva ed individuale, di pubblico servizioNon molliamo l’osso!”.

Una situazione difficilissima e un clima intorno a noi che si fa sempre più pesante. Minacce più o meno velate che arrivano dalle istituzioni e da dirigenti aziendali si alternato a telefonate nelle quali tanti colleghi e anche tanti nostri iscritti ci dicono che hanno paura, che non sanno se se la sentiranno ad andare sino in fondo. Il 5 settembre, puntuale come ci aspettavamo ma come forse non pensavano tanti colleghi, arriva lo spostamento dello sciopero da parte di Avia al 13 settembre. Le nostre pressioni e l’assicurazione a coprire legalmente ed economicamente le eventuali sanzioni non sono sufficienti a far mantenere lo sciopero a Di Vietri e ai suoi delegati. D’altra parte il coraggio e la consapevolezza non si comprano ad un tot al chilo.

Il 6 ci rendiamo subito conto che lo sciopero funziona soltanto marginalmente. La gente ha paura, in molti sono in malattia e l’azienda ha comunque mobilitato tutto quel che aveva. Alla fine della prima giornata i voli cancellati sono 29, molti dei quali l’azienda “nasconde” con i media come cancellati per “motivi tecnici”. Il nostro invito ai passeggeri a non volare in questi giorni sembra però stia funzionando e così a Roma e Milano i banchi accettazione ed i voli sono semivuoti. Alla fine della due giorni di sciopero i voli cancellati sono 102, 38 il 6 settembre e 64 il 7 settembre: non pochi ma neanche tanti. L’azienda cerca di sminuire il risultato e dichiara che soltanto 80 assistenti di volo hanno scioperato. La verità è che una buona metà dei voli sono stati cancellati preventivamente perché non si avevano assistenti di volo sufficienti, anche se i lavoratori precari sono stati impegnati fuori contratto e oltre ogni limite. L’azienda dice anche che i circa 80 voli che lei conferma siano stati cancellati sono comunque pochi rispetto al numero totale dei voli che dichiara essere 840. Altra bugia colossale: se infatti si escludono i voli compresi nelle fasce orarie garantite dalla legge che abbiamo rispettato e si sommano anche ad altri voli, soprattutto per le isole, che devono comunque essere garantiti, i voli sui quali era possibile scioperare erano 300 e non 840. E 100 voli cancellati su 300 non sono certo pochi. Alla fine del secondo giorno di sciopero Paolo Maras dichiara: “aspettiamo una risposta sui due grandi temi che ci stanno a cuore e cioè quello della democrazia sindacale, con la nostra riammissione ai diritti di rappresentanza, e quello del piano industriale, che deve essere ridiscusso“. La Commissione di garanzia avvia un’indagine per valutare eventuali sanzioni disciplinari.

Il 9 settembre Massimo Cestaro, direttore delle risorse umane di Alitalia, dichiara; “se la Commissione di garanzia evidenzierà delle irregolarità nella protesta noi procederemo di conseguenza … noi vogliamo degli interlocutori con cui avere dei rapporti costruttivi. Nessuna chiusura è per sempre… il nostro unico interesse è il bene di questa azienda, soprattutto in un momento difficile, col caro-petrolio che pesa sui conti. Il nostro tavolo è aperto a tutti, anche al Sult se l’obiettivo del rilancio è comune. Tutti in Alitalia stanno compiendo degli sforzi straordinari su questa strada ed il consenso delle controparti è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti”. A seguito di questa dichiarazione di Cestaro che in effetti sembra un’apertura, dichiariamo che per noi è prioritario “… un progetto che rilanci e regoli l’intero settore del trasporto aereo, e con esso l’Alitalia. Un progetto che veda governo, aziende e sindacati come protagonisti … confermiamo quindi la nostra disponibilità ad un confronto aperto e costruttivo. In questo momento il sindacato vuole sottolineare con forza che l’obiettivo prioritario resta il salvataggio ed il rilancio dell’Alitalia e dell’occupazione mentre, per poter realizzare qualsiasi tipo di confronto, è assolutamente indispensabile che ogni parte riconosca nell’altra un legittimo interlocutore … ad oggi non c’è stato però alcun contatto…”. Insomma, valutiamo in modo parzialmente positivo lo sciopero, anche se ci rendiamo conto di non aver sfondato e che tra i lavoratori la paura ha prevalso e allo stesso tempo tentiamo di ricostruire un confronto, anche se indiretto, con l’azienda cercando di apprezzare le uniche parole di apertura, sicuramente anche oltre il loro valore reale. Mandiamo anche un segnale in categoria che forse rappresenta un’autentica e sincera ammissione della non riuscita completa dello sciopero. Oltre ai dovuti ringraziamenti a tutti coloro che hanno scioperato scriviamo anche:”…Non vogliamo fare il processo o condannare nessuno, non facciamo la lista dei buoni e dei cattivi. Troppo spesso è stata fatta e mai ha portato risultati positivi alla categoria. A chi si è voltato dall’altra parte o ha preferito rinviare il problema, a chi addirittura è partito in spregio al contratto che altri tutti i giorni difendono, vogliamo soltanto dire che questa volta ha perso. Non ha colto la possibilità di far parte di quella rete di alleanza e solidarietà umana che cambia le cose. Si illude chi pensa di poter curare il proprio orticello: le condizioni di lavoro non lo consentiranno, le prospettive di carriera non ci saranno se non a certe condizioni, le tutele sulla salute, la sicurezza, la previdenza si ridurranno. Sicuramente il 6 e il 7 settembre la tensione era tanta, il timore ancora di più e a dimostrazione di ciò ci sono anche quei colleghi che sono andati a lavorare con gli occhi lucidi. Ci saranno purtroppo altre occasioni per poter valorizzare anche il comportamento di chi oggi ha deciso di non partecipare…”.

Cgil, Cisl, Uil e Anpav il 9 settembre arrivano addirittura a prendere apertamente posizione contro il Sult e a favore della decisione aziendale del 5 agosto di escludere la nostra organizzazione. Così ci rivolgiamo ai loro iscritti qualche giorno dopo. “… Con il volantino “unitario” del 9 Settembre le organizzazioni sindacali firmatarie sottoscrivono in pieno il fax di Alitalia del 5 Agosto … In secondo luogo il Sult ha fatto venire allo scoperto le contraddizioni del piano Cimoli e i suoi errori di valutazione finanziaria, tanto da costringere Alitalia a dover ammettere pubblicamente, all’Europa, alle banche e al Governo che il nuovo piano prevederà altri tagli all’occupazione, essendo stati bruciati gli effetti economici dei sacrifici assunti dai lavoratori col contratto del 2004 … In terzo luogo la questione della trasformazione delle Rsa in Rsu. Non sarebbe possibile pronunciare parole tanto sciocche e incaute come <non siamo più disponibili a condividere tavoli unitari e nessun tipo di percorso con coloro che, non assumendosi responsabilità, hanno solo seminato falsità e odio tra i lavoratori>, come potete leggere nel volantino del 9 Settembre …. la nostra compagnia è a terra, non c’è più tempo per provocazioni antisindacali, astratte petizioni di principio, scomuniche, bislacchi tentativi di difendere rendite di posizione attraverso stratagemmi propagandistici…”.

Qualche giorno dopo sulla rivista della Cgil, “Rassegna sindacale” la segretaria nazionale Nicoletta Rocchi, già distintasi ad agosto per aver appoggiato platealmente l’Alitalia nell’esclusione del Sult, si scatena nuovamente contro di noi “… Il Sult è un piccolo sindacato aziendale, che ha potuto crescere solo in virtù di politiche aziendali clientelari e dissennate, le stesse che l’hanno portata a macinare e distruggere nel corso degli anni miliardi di euro, fino all’attuale situazione preagonica … Il Sult si è caratterizzato per la sua demagogia, la totale assenza di proposte, l’organizzazione delle proteste con certificati medici di malattia e le provocazioni di cui sono oggetto, quotidianamente, soprattutto i rappresentanti sindacali della Cgil…”. Forte nervosismo e voglia di picchiare ora che non possiamo difenderci in modo adeguato. Certo che l’accusa di “…crescere solo in virtù di politiche aziendali clientelari…” mi brucia molto. La signora Nicoletta Rocchi dovrebbe guardarsi e guardare allo specchio la sua Cgil prima di fare affermazioni di questo tipo.

Quel che ci preoccupa veramente è però la tenuta del sindacato in una situazione di estremo disagio dovuto alla mancanza totale di agibilità sindacali. In questi primi giorni ci sembra che i delegati già comincino a mancare, sia per ragioni oggettive perché tutti in volo, sia per una evidente stanchezza e delusione per la non completa riuscita dello sciopero del 6 e 7 settembre. Io sono in malattia. Faccio delle visite ortopediche, una TAC il 20 settembre e sembra non ci sia più di un’infiammazione. E allora perché non riesco a camminare? L’ortopedico mi prescrive altre sedute di fisioterapia. Insieme ad Annalisa, la nostra segretaria e sindacalista di fatto, e ai compagni di terra dell’Alitalia per quel che posso cerco di dare continuità anche al lavoro della struttura sindacale. Ci aspettiamo un lungo letargo organizzativo mentre dovremmo necessariamente continuare una vertenza difficilissima e delicata. Dobbiamo organizzarci al meglio, anche insieme ai compagni del sindacato del personale di terra, a Vincenzo, ad Andrea, a Marco e a tanti altri che continuano invece a poter usufruire di permessi sindacali. Con Paolo cerchiamo di fare leva sull’orgoglio e sulla determinazione degli altri rappresentanti e delegati Sult ma è difficile ripartire in queste condizioni.

Mentre il piano Cimoli fa acqua da tutte le parti, cerchiamo anche di ricostruire un percorso sindacale di proposta alla categoria su punti importanti e qualificanti, dal come lavorare al quanto lavorare, dal percorso lavorativo in azienda alla costruzione di un impiego più flessibile (per il lavoratore e non per l’azienda), dal part-time come opportunità e scelta e non come obbligo al ridimensionamento e superamento del precariato, da un maggiore coinvolgimento dei lavoratori allo strumento della rappresentanza.

Alcuni parlamentari lanciano un appello, chiaramente da noi ispirato, in sostegno al Sult. “Di fronte ai sacrifici pesanti già subiti negli ultimi anni dai lavoratori e delle lavoratrici di Alitalia e a quelli ulteriori previsti dal piano di risanamento aziendale, le organizzazioni sindacali stanno conducendo una difficile vertenza. Con un inqualificabile atto di arroganza la direzione aziendale nel mese di agosto ha annullato i diritti sindacali del SULT, Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti, la principale organizzazione degli assistenti di volo, reo di non condividere tale piano di ristrutturazione. A seguito delle azioni di sciopero conseguenti, la commissione di garanzia ha dichiarato di voler comminare sanzioni pecuniarie nei confronti del sindacato e persino dei singoli lavoratori scioperanti. Indipendentemente dal giudizio sulla vertenza che coinvolge la nostra compagnia di bandiera, intendiamo raccogliere l’appello per la costituzione di un Fondo di Solidarietà promosso dal SULT e chiediamo la restituzione dei diritti sindacali a questa associazione e la riammissione al tavolo di trattativa. Il diritto di sciopero e le libertà sindacali sancite dalla Costituzione non possono essere cancellati.Gigi Malabarba, Francesco Martone, Tommaso Sodano, Livio Togni (PRC) -Cesare Salvi, Piero Di Siena (DS) -Loredana De Petris, Natale Ripamonti (Verdi) -Antonello Falomi (Cantiere) -Gianfranco Pagliarulo (PDCI) -Francesco Salzano (Autonomie)”.

Che il piano industriale 2005/2008 sia ormai in discussione o meglio in ridiscussione, lo conferma anche la convocazione di Cimoli da parte del governo a metà settembre. Anche perché la ricapitalizzazione di 1,2 miliardi è soggetta alle critiche di Deutsche Bank e Banca Intesa che dovrebbero intervenire come garanti dell’aumento di capitale e il commissario europeo ai trasporti, Jacques Barrot vuole che tale operazione avvenga entro l’anno, minacciando altrimenti di riaprire il dossier Alitalia. Nonostante l’intervento economico di 300 milioni sui “requisiti di sistema” previsto dal governo produca almeno 100 milioni per Alitalia, mancano altri 300 milioni per chiudere il piano e si ventilano ulteriori 1500 esuberi. Altri problemi non solo per Cimoli ma anche per Cgil, Cisl, Uil e Anpav che dopo aver difeso a spada tratta il capo azienda ora si ritrovano a fare i conti con un piano che non c’è e con nuovi esuberi da far passare tra i lavoratori.

Intanto lo sciopero di Avia previsto inizialmente per il 6 settembre, poi spostato al 13, viene definitivamente fissato per il 20 settembre. Noi chiaramente diamo indicazione di scioperare, visto che le motivazioni sono le stesse che ci avevano portato a fare sciopero ad inizio settembre. Meno di venti i voli cancellati e anche questo è un brutto segnale.

Noi dichiariamo uno sciopero di 48 ore di tutti i trasporti insieme a SinCobas e Cnl per il 9 e 10 ottobre. Queste le motivazioni. “ – per la difesa del diritto costituzionale alla libera associazione sindacale; – per la democrazia nei posti di lavoro, per una legge democratica sulla rappresentanza che preveda diritti minimi per tutti i sindacati; – per il ripristino del diritto di sciopero, modifica della Legge 146/90 e 83/2000; – a sostegno delle vertenze in corso nell’intero comparto dei trasporti (per il ripristino immediato dei diritti sindacali al SULT, nel Trasporto Aereo e nelle Ferrovie); – per un piano nazionale dei trasporti che preveda strategie e progetti coerenti con obiettivi di sviluppo, di difesa dell’ambiente, di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, delle condizioni salariali e di lavoro, per contratti nazionali di settore, per una migliore qualità del servizio all’utenza”.

Il 29 settembre arrivano le contestazioni dell’Alitalia a chi ha scioperato il 6 e 7 settembre. Denunciamo immediatamente il grave atto dell’Alitalia in quanto si tratta di un’azione intimidatoria. L’Alitalia ha infatti contestato ai lavoratori una “mancata prestazione lavorativa”, nonostante fossero in sciopero e adducendo come motivazioni l’ordinanza ministeriale e il procedimento della Commissione di Garanzia. Un atto aziendale assolutamente illegittimo perché è il Ministero dei Trasporti l’unico soggetto legittimato ad infliggere sanzioni a norma di quanto previsto dalla legge 146/90 in caso di non rispetto di una propria Ordinanza, sanzione amministrativa che non prevede comunque alcun provvedimento disciplinare.

I primi di ottobre, mentre ci si prepara allo sciopero del 9 e 10 ottobre, sempreché ce lo facciano fare, si materializza la diffamazione già preceduta dalle solite voci di provenienza sindacale. Esce in categoria un comunicato anonimo che di fatto punta il dito su di me che, mentre chiamavamo i colleghi a scioperare fuori le regole il 6 e 7 settembre, stavo “…in malattia dal 15 agosto prolungata, guarda un po’, proprio il 6 settembre”. Anche se ormai abituati alle accuse gratuite e anche a quelle anonime, sinceramente il mio piede dolorante lo farei incontrare molto volentieri con i denti ed il didietro di chi ha distribuito, stampato, scritto e soprattutto commissionato quel foglio anonimo. Che poi, a guardar bene, solo l’azienda poteva sapere quando il medico mi aveva prescritto il prolungamento della malattia. Ma abbiamo ed ho spalle grosse e soprattutto quando la mattina mi guardo allo specchio vedo solo il mio volto riflesso, a differenza di tanti altri “colleghi sindacalisti” o controparti aziendali.

Naturalmente arriva il solito divieto di sciopero, questa volta dalla Commissione. Il senatore Luigi Malabarba di Rifondazione Comunista presenta una “Interrogazione a risposta scritta al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture – il sindacato SULT è la principale organizzazione degli assistenti di volo e una delle organizzazioni più significative di tutto il settore dei trasporti;nel corso di tutto il presente anno nessuno degli scioperi proclamati da questo sindacato ha ottenuto il nulla osta da parte della Commissione di garanzia, spingendo due dirigenti del SULT allo sciopero della fame nel mese di maggio;ad agosto la direzione di Alitalia toglieva unilateralmente i diritti sindacali al SULT sulla base di un’interpretazione pretestuosa quanto cavillosa delle norme esistenti in materia;gli scioperi indetti dal SULT per i prossimi 9 e 10 ottobre, nonché lo sciopero generale promosso dalla stessa organizzazione unitamente ad altri sindacati per il 21 ottobre p.v., sono stati anch’essi ritenuti illegittimi dalla Commissione di Garanzia;in un comunicato, provocatoriamente il SULT arriva a chiedere la Commissione di Garanzia di individuare essa stessa una data disponibile per organizzare un qualsivoglia sciopero, visto l’accanimento dimostrato nei confronti di ogni data avanzata nel corso del 2005;nessuna risposta da parte della Commissione di garanzia è venuta alla proposta di incontro dal SULT il passato 30 settembre.

Si interroga il ministro per sapere: – se non si configuri come una violazione di fatto del diritto costituzionale allo sciopero la continua inibizione di tale diritto da parte della Commissione di garanzia, in particolare nei confronti del SULT, ma in generale nei confronti di tutte le forze sindacali non concertative; – se non ritenga di dover intervenire per rendere possibili le iniziative di sciopero proclamate per il mesi di ottobre, pretestuosamente negate dalla Commissione”.

Così scriviamo noi qualche giorno dopo. “…abbiamo deciso di sospendere l’azione di sciopero e di differirla ad altra data… Continua, quindi, il comportamento di un Governo che di fatto si preoccupa solo di proteggere le posizioni aziendali a prescindere dalla gravità delle stesse e di come vadano a ledere i diritti sacrosanti dei lavoratori e del Sindacato. Nascondere lo sporco sotto il tappeto non ha mai reso la casa pulita, ma si vede che i nostri Ministri sono abituati in questa maniera. Mentre il Ministro inviava l’ordinanza contro il nostro sciopero, ecco che arriva la notizia che Alitalia, per le 4 ore di sciopero dell’8 ottobre di Cgil, Cisl, Uil; Anpav e Ugl, cancella preventivamente 138 voli, dei quali 4 intercontinentali!una scandalosa serrata! Ormai assistiamo ad un gioco al massacro dove qualsiasi regola è saltata. Chi si oppone viene colpito nei suoi più elementari (e costituzionali…) diritti: viene escluso, sanzionato ingiustamente e boicottato negli scioperi al limite del grottesco. Chi invece si accoda viene di fatto “mantenuto” come nella tradizione delle più becere corti medioevali; basta che non disturbi il signorotto locale e non canti fuori dal coro. Il segnale più preoccupante di un sistema che si autoalimenta e si autogiustifica, a prescindere dalla reale rappresentatività e dalla democrazia di base. Una vergogna ed un vulnus per tutto il Sindacato Italiano, fuorché, ovviamente, per questi signori che evidentemente non vedono niente di male…”.

Il piano aziendale sembra vacillare e con esso anche Cimoli che conta amici e nemici tra il sindacato e nel governo, ma anche lui ha le spalle grosse, forse più che grosse, ha le spalle ben coperte a destra, al centro e a sinistra. Si parla della sostituzione con Enrico Bondi, super commissario della Parmalat. Ne parla Lunardi, ma già questo getta forti dubbi su questa possibilità: il ministro sembra in possesso di capacità premonitorie in dosi minime, almeno quanto quelle istituzionali e di relazione nel ruolo svolto.

Il 5 ottobre il Consiglio dei ministri approva un decreto contenete i requisiti di sistema, circa duecento milioni di cui 70 almeno dovrebbero arrivare ad Alitalia. In effetti non si tratta di “requisiti di sistema” come li intendiamo noi, cioè di regole uguali per tutte le compagnie e di un ridisegno razionale del sistema aeroportuale italiano, ma soltanto di pochi soldi distribuiti senza alcun criterio. Riduzione delle tariffe di sorvolo e di quelle aeroportuali e abolizione delle royalty sul carburante pagato dalle compagnie. Insieme arriva anche una schiarita sulla ricapitalizzazione e un po’ di cielo sereno anche per Cimoli. Lo stesso Maroni smentisce la sostituzione di Cimoli che però continua a sostenere un ulteriore taglio di 400 milioni che, alla buon’ora, gli viene contestato anche dalle altre organizzazioni sindacali. La sceneggiata può continuare e visto che l’8 ottobre è prevista la serrata aziendale firmata da Alitalia per tutelare il “buon nome” delle altre organizzazioni sindacali, Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl e Anpav “rompono le trattative” in corso. Dietro l’angolo c’è anche la volontà di Cimoli di cedere ad Air Alps 9.000 ore di volo e mettere a terra 5 Atr 42 e 14 Embraer 145.

La situazione interna si fa sempre più difficile e le presenze dei delegati sempre meno frequenti. Chiediamo aiuto agli iscritti e scriviamo una lettera a quelli che noi chiamiamo scherzosamente “Centurioni”, i colleghi iscritti più attenti e partecipi alla nostra vita sindacale e con i quali da tempo intratteniamo rapporti continui. “Sono passati due mesi da quando Alitalia, con un colpo di mano, ha cancellato le agibilità sindacali al SULT Assistenti di Volo. In questo periodo, con un grande sforzo personale e supportati anche da molti colleghi, abbiamo cercato di “tenere botta” e mandare avanti il sindacato nel miglior modo possibile. Al momento non sembra esserci la possibilità di riottenere le agibilità sindacali nel breve periodo e quindi ci stiamo riorganizzando per continuare a far vivere il SULT che riteniamo essere un patrimonio della categoria. Proprio per questo vi inviamo queste poche righe: se è vero, e noi ne siamo convinti, che questo sindacato è un patrimonio per tutti noi al quale non si può rinunciare, dobbiamo chiedere a tutti gli iscritti e per primi a voi, che siete quelli da sempre più vicini al sindacato, un piccolo sforzo. Si tratta di darci una mano nella copertura del Centro equipaggi e della sede; basta poco, un giorno di riposo al mese che, credo, ognuno di voi sarà in grado di dare. Quello che serve, oltre alla disponibilità, è un minimo di programmazione per cui vi chiediamo di comunicare alla nostra sede (parlate con Annalisa) il giorno in cui potete venire a darci una mano. Fatelo al più presto di modo che si possa iniziare da subito a contare anche su di voi. Noi continueremo comunque a dare la nostra disponibilità di delegati, ma se vogliamo veramente superare questo momento critico ogni iscritto, ma soprattutto voi, dovete impegnare un po’ del vostro tempo per il bene di tutti. Aspettiamo di vedervi al più presto un caro saluto. SULT – ASSISTENTI DI VOLO”.

Passata la giornata del finto sciopero dell’8 ottobre Cimoli diventa sempre più esplicito: ”…dobbiamo risparmiare 550 milioni di euro … ce lo chiedono le banche. Conto di portare il nuovo piano in consiglio d’amministrazione venerdì…”. E’ si, in questo paese “ce lo chiede sempre qualcuno” quando si tratta di limitare i diritti di chi lavora: una volta è l’Unione europea, un’altra i mercato, un’altra ancora le banche…

In prima battuta, dal buco di 550 milioni di Euro dovuto soprattutto, ma non solo, al caro-petrolio, secondo Cimoli 180 milioni devono essere recuperati nuovamente dal costo del lavoro: congelamento triennale della 14° mensilità, smobilizzo annuale dal TFR di una quota equivalente alla tredicesima, congelamento degli scatti di anzianità e degli adeguamenti delle retribuzioni al tasso dell’inflazione, interventi su flessibilità e sugli organici. E puntuale il 13 ottobre arriva l’accordo sindacale con un forte sconto, chiaramente previsto, sicuramente determinato però dal sudore e dal sangue versato dai nostri colleghi sindacalisti nei corridoi e nelle stanze della sede aziendale, immaginiamo durante faticosissime trattative. I risparmi derivanti dal lavoro sono calati “addirittura” a 65 milioni: combinazione, proprio quelli che ci avevano richiesto a settembre, poi aumentati a dismisura e ora miracolosamente ridotti.

A questo punto il Governo è diviso ma contento, la Commissione europea sta per dare l’ok, le briciole di quello che immotivatamente ed impunemente chiamano requisiti di sistema sono arrivate, l’accordo con il sindacato “responsabile” lo hanno acquisito. Manca il varo del piano definitivo e la conseguente ricapitalizzazione. Il primo via libera all’aggiornamento del Piano che annuncia il pareggio di bilancio per il 2006, arriva il 14 ottobre dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia che, oltre a prevedere ulteriori risparmi sul costo del lavoro e su una serie di provvedimenti fantasma, prevede anche il progetto di un finanziamento di 485 milioni attraverso la garanzia ipotecaria su aerei di proprietà dell’Alitalia. Insomma ci impegniamo al Monte dei Pegni una delle poche proprietà rimaste a quest’azienda.

Facce stupite dei cari segretari nazionali confederali e sembra che anche al Governo qualcuno conosca e altri meno quest’ultima trovata di Cimoli. Il commento di Maroni non è infatti dei più accondiscendenti. “Mi lascia sinceramente sconcertato … domani telefonerò al presidente del Consiglio e al ministro dell’ Economia per chiedere se sapevano questa cosa e se non si possa intervenire in qualche modo perché francamente mi sembra il modo peggiore per affrontare i problemi di Alitalia. Mi sembra un’operazione di così straordinario rilievo che forse un po’ più di prudenza con qualche colloquio con il governo che è stato così generoso con Alitalia in questi anni sarebbero stati dovuti. Ho incontrato Cimoli con i sindacati il mese scorso e non si è mai parlato di questa ipotesi”. In effetti è vero che molte compagnie aeree utilizzano l’ipoteca degli aerei di proprietà per ottenere finanziamenti, ma la cosa che non quadra è che ora siamo in presenza di una nuova ricapitalizzazione, soldi freschi che dovrebbero essere utilizzati per il rilancio. Altre misure ed altri finanziamenti che significa caricarsi di nuovi debiti che ostacolano e non aiutano lo sviluppo.

Del rapporto e del sistema che si è instaurato in azienda non ne possiamo più, come non ne possiamo più di Cimoli. Così spieghiamo alla stampa come si tratta il nostro caro Cimoli in Alitalia rispetto ai suoi “pari grado” europei. “… Al 31.12.2004, Air France ha dichiarato un utile di 98.000.000,00 euro. Al 31.12.2004, KLM ha dichiarato un utile di 261.000.000,00 euro. Al 31.12.2004, British Airways ha dichiarato un utile di 333.000.000,00 euro. Dati ufficiali, iscritti a bilancio, dicono che il signor Spinetta, amministratore delegato di Air France, nel biennio 2004-2005 ha ricevuto un compenso di 550.000,00 euro, un bonus di 160.000,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 29.583,00 euro. … il signor Van Wijk, amministratore delegato di KLM, nel biennio 2004-2005 ha ricevuto un compenso di 653.709,00 euro, un bonus di 429.731,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 45.143,00 euro.il signor Rod Eddington, amministratore delegato di British Airways, nel 2004 ha ricevuto un compenso annuo di 517.813,00 euro, un bonus di 258.907,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 64.727,00 euro.Al 31.12.2004, Alitalia ha dichiarato una perdita di 812.833.000,00 euro.il signor Giancarlo Cimoli, amministratore delegato e presidente di Alitalia, dal 6 Maggio al 31 Dicembre 2004 ha ricevuto un compenso di 1.522.996,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 190.375,00 euro…”. Veramente “Cimolon dei Cimoloni”!

Siamo tra i promotori, insieme al sindacalismo di base italiano, di uno sciopero generale contro la legge finanziaria che riduce la spesa sociale direttamente e anche attraverso il forte taglio del finanziamento agli enti locali. Chiaramente per noi che operiamo nei trasporti ci sono anche altre motivazioni importanti: la crisi dell’intero comparto dei trasporti, il diritto di sciopero e la necessità di una legge democratica sulla rappresentanza sindacale. Ma puntuale arriva il divieto di sciopero nei trasporti. Veramente sconcertante perché quando si tratta di scioperi generali non si può valutare negativamente lo sciopero di un singolo settore: che razza di sciopero generale sarebbe. Siamo abituati ad essere nelle “grazie” di ministri e della Commissione, ma questo è veramente troppo! Una cosa gravissima che dovrebbe preoccupare anche le altre organizzazioni sindacali: non si deve certo essere un mago per prevedere che di questo passo, prima o poi, saranno colpite anche loro.

Il nostro rapporto con Cimoli diventa sempre più conflittuale, anche dal punto di vista mediatico. Con Marco Ferri ci inventiamo una serie di vignette/immagini che raffigurano il “Cimolon dei Cimoloni” da 190mila euro al mese, sempre ultra ricco ma in situazioni e costumi diversi. Chiaramente il nomignolo deriva dal compenso milionario che ha concordato con il governo per condurre in modo così assurdo la compagnia di bandiera. Siamo pesanti anche nei commenti. “In questi giorni l’Ing. Cimoli incontra dirigenti, quadri, capi, ecc. ecc. per tentare di spiegare il “suo Piano” e la “sua strategia”. Siamo certi che nessuno avrà “l’ardire” di dire che cosa realmente pensa di tutto ciò: il “clima di terrore” che ormai impera in azienda impedisce qualsiasi barlume di buon senso e di dissenso. Ecco che cosa invece direbbero i lavoratori all’Ing. Cimoli: < La smetta di dividere e impoverire l’Alitalia. La smetta di vessare i lavoratori. La smetta di assumere atteggiamenti autoritari. Ogni tanto sorrida, le fa bene. Si riduca lo stipendio … e continui a sorridere … se ci riesce !>… la verità è che l’ing. Cimoli non sa niente di aeronautica...”.

E proprio il giorno dello sciopero generale al quale i trasporti non possono partecipare, quando ormai è chiaro che nel 2006 sono previsti altri esuberi e altri tagli al costo del lavoro, i segretari delle federazioni dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl se ne escono con una dichiarazione che ci fa imbestialire. “Secondo quanto riportato dalla stampa, in occasione dell’incontro di ieri con gli analisti finanziari, l’amministratore delegato e presidente di Alitalia avrebbe fatto riferimento ad ulteriori esuberi, a modifiche del perimetro del gruppo e a processi di esternalizzazione, tutti elementi non previsti dalle intese faticosamente raggiunte tra le parti e a Palazzo Chigi. Una soluzione che guarda solamente ai mercati finanziari e che farebbe diventare la nostra compagnia aerea un’Alitalietta non c’interessa.”. Ma come, sino ad ora avete difeso a spada tratta Cimoli ed il suo Piano, avete condiviso la scelta di escludere il Sult che era l’unico che affermava quel che sta oggi davanti agli occhi di tutti, e adesso questa levata di scudi inutile e tardiva. Avevate la pretesa di insegnarci a fare sindacato, mentre vi mettevate i gradi da “caporale” e adesso che il rancio fa schifo anche per voi, vi strappate i capelli e parlate di “Alitalietta”.

Inviamo una lettera aperta a Romano Prodi, capo delle forze di centrosinistra, nella quale chiediamo un incontro e soprattutto esponiamo la situazione di Alitalia e critichiamo anche le forze politiche che non intendono muoversi e prendere posizione. La firmiamo in quattro, Vincenzo Siniscalchi, Andrea Cavola, Paolo Maras ed io e chiaramente la rendiamo pubblica. “… A parte alcune forze politiche che hanno evidenziato in modo chiaro il dissenso netto rispetto alle politiche industriali e di relazioni dell’ing. Cimoli, il resto dei partiti dell’Unione ha evitato di intervenire in modo pubblico ed inequivocabile. È mai possibile che le stesse forze politiche che …. si apprestano a costruire un programma di lavoro e di governo del Paese per i prossimi anni, che affronteranno le prossime elezioni consapevoli delle attese di gran parte del popolo italiano, non si rendano conto delle conseguenze catastrofiche che produrrebbe il protrarsi della crisi del trasporto aereo e la sua drammatica conclusione? Chi governerà questo Paese nei prossimi anni, si rende conto o meno che si potrebbe trovare nell’imbarazzante e tragica situazione di gestire un evento che potrebbe essere del tutto diverso da come viene oggi disegnato?… In un nostro comunicato stampa di qualche giorno fa, facevamo riferimento alla possibilità di ottenere in eredità una vera e propria “polpetta avvelenata”: un’azienda ancora in forte crisi, con una ricapitalizzazione forse ancora non avvenuta o di portata economica molto ridotta, con banche che non si sa per chi lavorino, con debiti alle stelle ed un patrimonio ancor più esiguo e depauperato anche dall’ipoteca sugli aerei, con un vertice che probabilmente farà un passo indietro poco prima di arrivare sul baratro. Tutto ciò non è soltanto un’ipotesi fantasiosa, ma una possibilità concreta, la cui probabilità di “realizzazione” è direttamente proporzionale alla quantità ed alla qualità del silenzio che le forze attualmente di opposizione continueranno a “macinare” nei prossimi giorni… L’operato dell’ing. Cimoli è completamente fuori controllo …”. Nessuna risposta da Prodi. Prendono invece posizione Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani, i Verdi e Italia dei Valori. Il grande manovratore del sindacato, il partito dei DS di Fassino e D’Alema, non si muove e continua a delegare le politiche del lavoro ad un sindacato cinghia di trasmissione non più del partito, ma di Confindustria.

E in questa polemica su Alitalia che investe anche i rapporti interni al governo, interviene nuovamente Roberto Maroni affermando che la crisi della compagnia sia stata “…causata dalle norme antitrust e dalle regole della concorrenza che hanno permesso l’ingresso indiscriminato delle compagnie low cost … Con il risultato che mentre Air France e Lufthansa hanno dal 75% all’80% del loro mercato interno, Alitalia arriva a fatica al 50%, nonostante il maggiore azionista sia lo Stato…”. Tutto corretto anche se parziale come analisi: ma peccato che alle parole Maroni non faccia seguire i fatti e che tutto si risolva poi nella polemica interna alla maggioranza di governo.

Il 24 ottobre il Coordinamento nazionale del Sult stabilisce le modalità di svolgimento del Congresso nazionale che si svolgerà nei primi mesi del 2006.

Noi continuiamo a lavorare ed a macinare, anche se mi sembra ormai chiaro che il lavoro sindacale tra gli assistenti di volo lo si fa in un numero sempre minore di delegati. Però c’è da dire che, nonostante ci abbiano levato i diritti sindacali i nostri iscritti aumentano: dal 4 agosto scorso sono aumentati del 15% e rappresentiamo ormai quasi il 50% dei sindacalizzati in categoria.

Il 31 ottobre i revisori del bilancio Alitalia di Deloitte & Touche sospendono il giudizio sul rendiconto della semestrale al 30 giugno e affermano:”Si rende necessaria e non più dilazionabile, un’ iniezione di capitale per sostenere la realizzazione del piano industriale 2005-2008”. Il titolo perde oltre il 3% in borsa ma soprattutto questo giudizio negativo da una parte spinge il governo alla ricapitalizzazione che deve avvenire entro il 31 dicembre e dall’altra mostra l’inconsistenza del piano industriale e alimenta la polemica dentro il governo. Le ripercussioni si avvertono anche nelle decisioni del consorzio di banche che devono assicurare la ricapitalizzazione, con in testa la Deutsche Bank e a seguire Banca Intesa.

Ci pensa Claudio Scajola, ministro delle Attività Produttive, a difendere e sostenere Cimoli: “L’Alitalia ci preoccupa, ma siamo fiduciosi in Cimoli. Credo ancora nella possibilità di tirare fuori l’azienda dalla crisi”… e se di Cimoli si fida lui …è una garanzia! Noi siamo molto meno fiduciosi e così riporta la Repubblica del 2 novembre: “Molto meno tranquilli i sindacati a cominciare dal Sult, da tempo in rotta con l’AD, che definisce la situazione «fuori controllo: politico, sindacale, industriale, finanziario». Ma anche le altre sigle, seppur ancora in trattativa con l’ azienda, hanno più volte chiesto d’incontrare il governo.”. Qualche giorno dopo è Corrado Passera amministratore delegato di Banca Intesa che getta acqua sul fuoco: ”Stiamo lavorando bene con Alitalia e con il Tesoro. Ma non si può dire nulla prima che le cose non si siano concluse”. E infatti il 4 novembre si definisce il consorzio di banche che garantirà la ricapitalizzazione: ci sono Deutsche Bank, Banca Intesa, Unicredit, Sanpaolo, Nomura, Morgan Stanley, Lehman Brothers e Paribas. Il ministro dei tunnel, Pietro Lunardi, qualche giorno dopo conferma: “Il presidente Giancarlo Cimoli mi ha dato indicazione che per l’11 novembre si deciderà la sottoscrizione da parte delle banche”. Il 10 novembre il CdA di Alitalia, con l’assenso del Tesoro, vara la ricapitalizzazione che prevede l’emissione di 1,257 miliardi di azioni ordinarie ad un valore di 0,80 euro ciascuna. Il ministero del Tesoro, con la consulenza di Merrill Lynch, Rothschild e Bain & Company, sottoscrive 611,4 milioni di azioni passando dal 62,4% al 49%. Fintecna sottoscrive invece un aumento di capitale di Alitalia Servizi di 92 milioni di euro che rappresenta circa il 49% della capitalizzazione e di fatto AZ Servizi non sarà più consolidata da Alitalia, cioè sarà fuori del bilancio di Alitalia.

A seguire arrivano le briciole sul sistema del trasporto aereo: non quella riforma complessiva, quel riordino del sistema che noi riteniamo indispensabile ma qualche semplice sconto che taglia tariffe aeroportuali e accise sui carburanti. Proprio qualche giorno fa avevamo denunciato così la giungla del trasporto aereo in Italia. “…Il Sole 24 Ore di oggi, 4 novembre 2005, pubblica un articolo a firma Gianni Dragoni, nel quale si riportano cifre e circostanze del pagamento da parte di alcune società di gestione aeroportuali della Sardegna, di “contributi” a Ryanair, EasyJet e Hapag Lloyd. Tali “contributi”, simili a quelli per i quali in Francia la Ryanair fu anche condannata dalla comunità europea, verrebbero conferiti a vario titolo e lo stesso articolo deduce che ciò avviene non soltanto a Cagliari, Alghero ed Olbia, ma in moltissimi aeroporti italiani nei quali operano le low cost. Se questa pratica fosse presente in tutto il Paese, solo per Ryanair si ipotizza ad esempio un possibile introito di circa 30 milioni annui. Dall’articolo emerge con estrema chiarezza che queste compagnie, per il solo fatto di prendere in considerazione un aeroporto od un altro, percepiscono “sovvenzioni” a vario titolo. Ancor più grave è il fatto che questi aeroporti sono nella stragrande maggioranza di proprietà pubblica. Siamo quindi al paradosso per il quale lo Stato (e quindi i contribuenti) pagano le compagnie low cost per fare concorrenza sleale ad Alitalia che è a sua volta di proprietà dello Stato. Altro che libero mercato: siamo al paradosso, siamo alla follia !…”.

Mentre l’azienda si ricapitalizza e le altre organizzazioni sindacali provano ora a tirar fuori la testa cercando di contrastare lo stesso Cimoli che fino a qualche settimana fa era da loro considerato il giusto castigatore dei rompiballe del Sult, noi rilanciamo, nonostante le difficoltà aumentino di giorno in giorno e le forze che riusciamo a mettere in campo siano sempre meno. Lanciamo un convegno degli assistenti di volo Alitalia per i giorni 16 e 17 gennaio 2006 al quale invitiamo tutte le forze sindacali, tutti i movimenti categoriali e tutti i lavoratori. I temi sono quelli della nostra piattaforma già pubblicizzata. 1. Rilancio dell’Alitalia attraverso un nuovo Piano che individui una concreta missione industriale e che valorizzi adeguatamente il fattore lavoro. 2. Ridefinizione di un sistema contrattuale che ponga in evidenza le esigenze dei lavoratori, rimettendo in primo piano la sicurezza e la salute… 3. Modifica sostanziale dei meccanismi contrattuali e gestionali legati alla forme precarie di lavoro che garantisca da una parte lo sblocco delle stabilizzazioni dei colleghi attualmente con contratto a tempo determinato e dall’altra l’accesso a pari diritti e dignità… 4. Diverso rapporto tempo di lavoro/tempo di riposo, utilizzo del part-time e studio di una ipotesi di diversa articolazione e progressione professionale dell’assistente di volo nell’arco della sua intera vita lavorativa, con la possibilità di mutazione di mansioni all’interno dell’Alitalia, dopo un certo numero di anni di lavoro. 5. Costruzione dell’RSU – Rappresentanza Sindacale Unitaria – degli assistenti di volo Alitalia… 6. Realizzazione di meccanismi di confronto costanti all’interno della categoria, a cominciare dalla costituzione di un’Associazione aperta, non di natura sindacale, che abbia la funzione di ricostruzione del tessuto sociale, professionale e di solidarietà tra gli assistenti di volo.“.

Riproviamo ad indire un nuovo sciopero di 24 ore per il 29 novembre, giorno nel quale si concentrano anche le altre organizzazioni con l’esclusione dell’Anpac, ma indiciamo anche un’azione di lotta per il 19 gennaio.

Mentre invitiamo gli altri sindacati a disdettare gli accordi, visto che sembra si siano resi conto delle sciocchezze che hanno condiviso e sottoscritto con il vertice aziendale, il 12 novembre Cimoli si cimenta in un’intervista al Corriere della Sera e tira fuori una serie di scempiaggini e provocazioni ad “alto contenuto industriale” che fanno incazzare tutti.

Domanda: ”Si, ma che Alitalia sarà?” (quella dopo la privatizzazione n.d.r.). Cimoli risponde: “Con uno slogan facile direi, un’Alitalia che vola alto. Pensando ai nostri clienti, un’Alitalia in cui le hostess fanno qualche sorriso in più e ti aiutano a mettere la valigia a posto.”. – Domanda “I sindacati dicono che il servizio non migliorerà se verrà affidato all’esterno. Che ne pensa?”. Risposta di Cimoli “l’outsourcing lo fanno tutte le aziende: che il centralino sia dentro o fuori è ininfluente. Che gli amministrativi siano a Bombay non cambia nulla.”. Da far cascar le braccia, fosse per lui farebbe venire da Bombay tutte le mattine anche il personale delle pulizie negli uffici dell’Alitalia. “Alitalia ha equipaggi eccellenti, ma poi ci sono attività, come l’information technology, che sono più indietro che nelle Ferrovie del ’96.” Ma lo sa il nostro AD che fino a poco tempo fa vendevamo programmi informatici alle compagnie di mezza Europa? E lo sa che cosa vuol dire l’IT per una compagnia aerea? Alla fine Cimoli conclude con uno storico: “Si cerca di creare il clima giusto, il sindacato si sente più partecipe.” Si magari escludendo la rappresentanza di gran parte dei lavoratori, quelli iscritti al Sult. Sicuramente provocatorio, ma anche assolutamente ignorante rispetto al trasporto aereo: siamo nelle mani di un pericoloso incompetente!

Subito dopo la ricapitalizzazione arrivano giorni di crollo in borsa. Nessuno crede alla ricapitalizzazione e nessuno crede al piano industriale di Cimoli. Sembrano non crederci neanche gli altri sindacali che con una giravolta, come ne fanno spesso, lamentano la mancata condivisione di ciò che sta portando avanti Cimoli. Ci pensa il viceministro Mario Tassone a riprenderli per le orecchie ricordandogli (a loro e non a noi) che: ”…I sindacati sono sempre stati coinvolti e non solo sul piano industriale di Alitalia, ma anche su requisiti di sistema e codice di navigazione…”. Poi, come sempre, Cgil, Cisl e Uil revocano lo sciopero del 29 perché convocati dal governo e salta anche la possibilità per noi di effettuare lo sciopero.

Alitalia ha perso il 48% del suo valore da inizio anno ma il processo di ricapitalizzazione continua. Anche Air France partecipa impegnando pochi spicci, 40 milioni, ma l’interesse del re di Air France-Klm, Jean Ciryl Spinetta, premia il “gran lavoro” di Cimoli, la cui riduzione dei costi è definita dal francese “…impressionante e spettacolare…” aggiungendo anche “Adesso Alitalia è la compagnia che ha i costi più bassi d’Europa e ha il potenziale per il rilancio...”. Insomma, tutti a spellarsi le mani per applaudire Cimoli che, evidentemente, fa contenti tutti meno i lavoratori e a nostro avviso, non fa neanche gli interessi dell’azienda. Continuiamo a denunciare l’inconsistenza industriale del piano Cimoli, ma sembra tutto inutile. Denunciamo anche l’irregolarità delle procedure di cassa integrazione ma niente, Cimoli sembra sia veramente considerato intoccabile.

Le denunce le facciamo anche formali. “… – Sabato 3 Dicembre il Sult ha inviato due esposti/denunce alla magistratura. Il primo è stato indirizzato alla procura di Sassari per richiedere una indagine approfondita sul fatto denunciato qualche giorno fa da Gianni Dragoni su “Il Sole 24 ore”, riguardante un accordo segreto tra la società di gestione dell’aeroporto di Alghero e la Ryanair che dovrebbe prevedere sostanziosi contributi della Società alla Compagnia aerea low cost. Si parla di 2,44 milioni sotto forma di “attività promozionale” pagati dall’Aeroporto di Alghero a Ryanair perché la compagnia operi voli con Francoforte, Londra e Barcellona. Inoltre il vettore irlandese avrebbe anche altre agevolazioni, tra le quali pagare soltanto 129 euro per ogni ciclo di atterraggio e decollo per i servizi di terra, cioè il 10% di quel che pagano altre compagnie. Un fenomeno che non è certo racchiuso alla singola vicenda di Alghero ed a Ryanair, ma che potrebbe essere esteso a tutte le low cost che operano in Italia ed a gran parte delle società di gestione aeroportuale che le “ospitano”. In pratica le società che gestiscono gli aeroporti (di solito aeroporti minori), per attirare traffico, di fatto sovvenzionano piccole compagnie e low cost, falsando la concorrenza e determinando di fatto la più completa destrutturazione dell’intero sistema del trasporto aereo del nostro Paese. Quindi siamo al paradosso per il quale lo Stato, attraverso le società di gestione aeroportuale, quasi tutte di proprietà o partecipate dal pubblico, finanziano le low cost e affossano così gli interessi di Alitalia che è di proprietà dello Stato. Follia o interessi privati poco importa: il risultato è un disequilibrio di quella concorrenza a cui tanti tengono con la liberalizzazione dei cieli e problemi enormi a livello occupazionale.

– Il secondo esposto/denuncia riguarda invece l’utilizzo che Alitalia fa del personale precario. Nel caso di questa denuncia gli assistenti di volo con contratto a tempo determinato ma, visto l’utilizzo “estremo” che l’Alitalia fa di questo tipo di contratti, stiamo verificando se esistano le condizioni tecniche per una iniziativa simile anche per il personale di terra assunto con contratti “atipici”. Si chiede quindi al magistrato di indagare su come questi lavoratori (circa 1000 lavoratori su 4000, che in molti casi vivono questa condizione di estrema precarietà da sette od otto anni) vengono utilizzati in termini di orario di lavoro, di mancanza di tutele quali le ferie e il riconoscimento dell’anzianità, l’addestramento è effettuato in periodi di non lavoro, le licenze matrimoniali sono ostacolate insieme ai congedi parentali e all’esenzione dal lavoro notturno prevista dalla Legge 104/92 e successivi decreti legislativi ecc.. Un insieme di fattori che a nostro avviso contravvengono a precise leggi dello stato ed a norme previste dalla Comunità Europea. L’insieme di tali condizioni, oltre a potersi configurare come vere e proprie discriminazioni o “mobbing”, potrebbero tra l’altro determinare anche situazioni di pericolo per l’incolumità psicofisica dei lavoratori stessi. …”.

Come siamo soliti fare, non ci limitiamo alla denuncia e con un comunicato stampa diffondiamo una diversa opzione di uscita dalla crisi dopo la conclusione della ricapitalizzazione. “… La proposta in 6 punti che facciamo, soprattutto a chi probabilmente governerà il Paese dal 2006, parte quindi dalla precisa volontà di rilanciare realmente Alitalia, e con essa l’intero sistema aeroportuale e del trasporto aereo italiano. 1) Accordi e/o fusione con importanti vettori italiani per acquisire circa l’80% del mercato italiano. 2) Accordo con un importante vettore dell’estremo oriente in modo tale da rappresentare il “gate” in Europa ed utilizzare al meglio la rete nazionale e soprattutto internazionale. 3) Accordo con un importante vettore del medio oriente in modo da creare una stretta relazione tra questa fondamentale area geografico-economica e l’Europa, integrare i relativi Hub in funzione delle direttrici intercontinentali da coprire rispettivamente ed utilizzare i possenti ordini di aeromobili di lungo raggio (compresi gli A380) che importanti compagnie medio-orientali hanno fatto in questi ultimi anni, prevedendo anche una partecipazione nel futuro assetto societario. 4) Costruire una rete di interessi e di valori nell’ambito di società ed industrie italiane che operano all’estero e/o nell’ambito del turismo e che si impegnino, sia a livello societario, sia promozionali e/o con specifici accordi, a condividere ed utilizzare lo “strumento” Alitalia per la crescita e lo sviluppo del Sistema Italia all’estero. 5) A fronte del sistema di alleanze e di partecipazioni al capitale Alitalia, nel quale dovrà comunque rimanere lo Stato (o lo Stato + una certa percentuale agli Enti Locali) in modo più che significativo, è evidente che il mantenimento di un sistema di servizi ampio ed efficace diventa essenziale. L’attuale 51% detenuto in AZ Servizi dovrà essere mantenuto ed accresciuto, in quanto l’area dei servizi svolta diventerebbe area di business verso terzi e verso gli alleati. 6) È indispensabile dotare al più presto l’Azienda di un management che sia in grado di comprendere e gestire le delicate problematiche del trasporto aereo e al tempo stesso ripristini corrette relazioni con tutto il sindacato, anche eliminando quel sistema ormai obsoleto ed inefficace costruito su clientelismo e relazioni particolari…”.

Nonostante la fisioterapia il piede ancora non va e comincio a stancarmi, anche perché non si capisce da che cosa derivi il dolore. È vero che così abbiamo almeno la possibilità, senza permessi sindacali, di avere una “risorsa”, cioè io, a tempo pieno anche se a casa, però ormai sono quasi 4 mesi che sto male, praticamente in clausura e a busta paga ridotta, mi sono veramente stancato. L’ortopedico allora il 6 dicembre mi manda a fare un esame particolare, una tac molto accurata in uno studio che mi costa un occhio della testa. E la diagnosi è diversa da quelle precedenti: una lesione alla fascia del plantare. Ora, dico io, ma perché gli altri non hanno visto la cosa? Bisogna pagare per farsi curare e questo mi manda in bestia. L’ortopedico allora mi fa una base di ricovero per operarmi il 5 gennaio dopo le feste di fine anno.

Lo stesso giorno arriva la “scomunica” di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpav e UP nei confronti di Cimoli. Tutti, meno l’Anpac che come sempre ondeggia di qua e di la, sembrano accorgersi ora dei danni che sta producendo il piccolo e tracotante uomo dalle guance rosse e chiedono un incontro al governo. “… Il vertice della compagnia non gode più della fiducia dei lavoratori e dei sindacati…” dichiara Claudio Genovesi della Fit Cisl e gli fa eco Roberto Scotti della Filt Cgil: “… L’ attuale interlocutore non lo riconosciamo più...”. Dichiarazioni sconcertanti. Dicono che il Piano Industriale non c’è: ma dove erano loro quando noi un anno fa denunciavamo l’inconsistenza del “progetto” Cimoli ? Lamentano la mancanza di relazioni industriali: ma sostenevano e battevano le mani a Cimoli quando toglieva i diritti sindacali al Sult degli Assistenti di Volo. Gridano che potremmo trovarci in un “abbraccio mortale” con Air France: ma dove erano quando denunciavamo questo pericolo e loro dicevano che il Sult era un sindacato incompetente e strumentale? Se questi sindacati fossero veramente in buona fede, allora lo dovrebbero dimostrare disdicendo tutti gli accordi ed i contratti sottoscritti con Cimoli.

Comunque prendiamo la palla al balzo e qualche giorno dopo inviamo una richiesta di incontro al governo: “… Oggi finalmente anche Cgil, Cisl, Uil e Ugl durante lo svolgimento dell’assemblea dei lavoratori di Fiumicino hanno denunciato la mancanza di un piano industriale dell’azienda, l’impossibilità per Alitalia di attuare l’operativo minimo per mancanza di personale, lo smembramento e la svendita di alcuni settori, la volontà aziendale di non riallineare a gennaio il recupero salariale dell’inflazione bloccata negli ultimi due anni, la necessità che cambi l’Amministratore Delegato Cimoli con la dirigenza che si è portato al seguito. Il SULT ricordando ancora una volta che i danni sopra elencati sono stati provocati proprio con gli accordi sottoscritti dagli altri sindacati insieme all’Alitalia e al Governo propone: – Ridiscutere tutti gli accordi a partire da Palazzo Chigi (ottobre 2004) fino ad oggi; – Stesura di un nuovo piano industriale che preveda il reale rilancio della Compagnia ed il mantenimento di tutti i lavoratori e di tutte le attività all’interno del gruppo Alitalia; – Il confronto dovrà riprendere ai massimi livelli e con la presenza di tutte le organizzazioni sindacali rappresentative; – Recupero salariale a partire da gennaio 2006 di quanto previsto dagli accordi contrattuali del settembre 2004, del pregresso e di quanto dovuto per il biennio successivo. …”.

Ci troviamo di fronte al blocco sindacale che ormai si è ricomposto anche con la tardiva firma di Avia e con il progetto neanche tanto nascosto di creare due poli “diversi ma simili”, uno confederale e uno autonomo, escludendo così il maggior sindacato tra gli assistenti di volo, cioè noi del SULT. Anche per questo al convegno degli assistenti di volo che abbiamo organizzato per il 16 e il 17 gennaio oltre a tutti gli altri sindacati, che chiaramente non verranno, invitiamo anche i cosiddetti “movimenti” con i quali abbiamo rapporti a corrente alternata: AV centox100, Assistenti di Volo.org, Federvolo / Assovolo, FORUM per l’unità degli Assistenti di Volo, G.A.V.I., WINGS. Certo che per una popolazione di circa 4.000 assistenti di volo avere 7 sindacati e 6 associazioni, più coloro che non sono iscritti a nulla e quelli che sono “iscritti” alla/dalla dirigenza aziendale, è veramente troppo. Se poi si pensa che noi rappresentiamo circa la metà dei sindacalizzati, stiamo parlando in alcuni casi di pezzi e pezzettini spesso poco o nulla rappresentativi. Però noi siamo l’unico sindacato a cui è stato tolto illegittimamente ogni diritto di rappresentanza.

La ricapitalizzazione di Alitalia si conclude positivamente il 16 dicembre ed entra in cassa il miliardo previsto. Il Tesoro scende al 49,9% del capitale, non avendo sottoscritto tutto l’aumento disponibile. Il 30 % dei nuovi soci è costituito da fondi istituzionali. Tutto ciò contrasta fortemente con un clima sindacale fattosi rovente e soprattutto con la scoperta dell’acqua calda: il piano industriale non funziona.

Lo Stato, nonostante il tripudio riservato al “mercato” e al privato, anche quest’anno chiude al primo posto per i guadagni in Borsa per i titoli posseduti. Alla faccia dei privati e delle privatizzazioni, il Tesoro controlla titoli per oltre 40 miliardi di euro che equivalgono al 6% del valore di tutta la borsa ed ha guadagnato 4,3 miliardi. E poi si dice che lo Stato non guadagna quando interviene direttamente in economia. Diciamo piuttosto che i guadagni del pubblico fanno gola ai grandi gruppi finanziari ed industriali privati e per questo gran parte della politica, teleguidata, spinge in modo idiota e suicida verso le privatizzazioni.

Mentre è fresca di ricapitalizzazione, l’Alitalia di Cimoli è in pole-position nell’asta per l’acquisizione di Volare. Un’operazione strana perché si parla di una quarantina di milioni per Volare che ha circa 250 milioni di debiti. Creatività e fascino dell’ignoto o sotto sotto c’è qualche cosa che non va: forse la seconda che ho detto, ma ce ne accorgeremo tardi e tra chissà quanto tempo.

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