Capitolo 21 – 2003  Un anno drammatico e denso di avvenimenti in Alitalia. Nasce il Sult.
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A inizio anno, mentre avviamo i lavori di preparazione del Congresso fondativo del SULT, insieme agli autoferrotranvieri del CNL e ai ferrovieri dell’UCS, pensiamo anche sia necessaria una riorganizzazione interna del comparto degli assistenti di volo per affrontare al meglio tutti gli impegni che dovremo assumere. Così Claudio Petrocchi e Francesco Staccioli assumono la carica di responsabili del Comparto Assistenti di Volo. Stefano Manurita e Tullio Medici formano il nuovo Esecutivo della rappresentanza sindacale aziendale Alitalia, della quale fanno parte Anton Andreas Pierro, Luca Mancini, Giovanni Sammarco, Giancarlo Marcialis, Cesare Albanese, Cristina Perna, Fabio Marziali, Vittorio Fontana, Gianluca Brogi, Alessandro Villa, Cleofe Tolotta, Pierluigi Topai, Carlo Salustri, Salvatore Genovese, Serena Gori, Alessandro Bovo, Laura Guaitolini, Emilio Vilardo e Gianluca Sapienza, mentre a Stefano Pugliani viene confermato l’incarico di responsabile nazionale per la previdenza. Una bella squadra, un gruppo coeso e preparato che, insieme a Paolo Maras, al sottoscritto e al resto del sindacato nelle sue varie articolazioni, affronterà un anno veramente molto duro.

Sin dall’inizio dell’anno l’Alitalia si presenta infatti in una situazione di reale caos operativo e di forte tensione tra i lavoratori. Ma è il sistema dell’intero trasporto aereo italiano a vacillare, stretto tra una deregulation senza freni e una estrema incapacità politica ed istituzionale di governare un settore così delicato e così esposto ad una concorrenza spietata. Pensiamo allora di lanciare una proposta a tutte le altre forze sindacali per una vertenza generale del settore finalizzata a difendere l’occupazione e a tutelare le condizioni di lavoro, ad assicurare livelli adeguati di sicurezza e costruire regole certe ed applicabili a tutti, proponendo tra l’altro l’avvio di un tavolo di confronto con le istituzioni. È in questo ambito che viene deciso uno sciopero di tutti i lavoratori naviganti, indetto da tutte le sigle sindacali per il 21 gennaio. Uno sciopero per le regole e contro l’Enac che non vuole e non può farle rispettare. Ma le vertenze si infittiscono in tutti i settori produttivi legati al trasporto aereo: dalle aree tecniche di Fiumicino a quelle dell’Atitech di Napoli, dagli esercizi commerciali della Duty Free a tutte le gestioni aeroportuali, dalla Vitrociset a tanti altri servizi legati all’aeroporto e al turismo come l’azienda Italiatour. Questo è forse uno dei momenti più delicati per l’intero settore che porterà poi alla chiusura di tante realtà lavorative, a licenziamenti e al peggioramento complessivo delle condizioni salariali e normative per migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Tra gli assistenti di volo la situazione della carenza di organici si fa sempre più pesante e l’Alitalia attua costantemente una serie infinita di forzature contrattuali. Ormai è evidente che il mirino della dirigenza sia puntato su questa categoria in modo particolare. Ne consegue da una parte l’esasperazione dei lavoratori e dall’altra un rapido decadimento di quel poco di relazioni tra noi e l’azienda. Poi la dirigenza aziendale decide di accelerare e non procede all’assunzione dei previsti assistenti di volo a tempo determinato, facendo così esplodere la situazione degli organici con centinaia e centinaia di voli con equipaggi incompleti. Dopo vari tentativi di ottenere un confronto serio con l’azienda decidiamo che non si può più andare avanti e quindi, questa volta insieme alla Cgil, diamo indicazione del puntuale rispetto del contratto.

Questa volta l’Alitalia va giù dura: il 25 gennaio Cesare Albanese, delegato Sulta, chiede la corretta composizione equipaggio, il volo ritarda e Cesare viene sospeso dal servizio il 4 febbraio.

Il 3 marzo verrà licenziato in tronco. A tanti altri colleghi che richiedono il rispetto del contratto vengono comminati 10 giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio. Chiaramente la vicenda di Cesare è legata strettamente al nostro determinato impegno nella costruzione di una vertenza generale sul trasporto aereo e soprattutto al no al piano industriale Alitalia, e alle politiche suicide della sua dirigenza.

Intanto lo sciopero del 21 gennaio produce un primo risultato: il Ministro ci convoca per il giorno dopo e fissa l’inizio del confronto generale sul trasporto aereo per il giorno 30 aprile.

Alla crisi di Alitalia e del trasporto aereo e contro il piano Alitalia sottoscritto e condiviso nel gennaio del 2002 da tutte le altre organizzazioni sindacali decidiamo di rispondere con una vertenza generale. Una vertenza ancor più importante vista l’imminente guerra in Iraq che influirà pesantemente sullo stato delle compagnie aeree europee. Una vertenza generale che si basa nuovamente su parole d’ordine ed obiettivi chiari: la costruzione di Contratti Nazionali per tutte le categorie; la definizione di normative certe su sicurezza e politiche del lavoro; l’intervento serio e coerente dell’azionista di maggioranza di Alitalia; la definizione di una normativa e di un impegno adeguati nell’ambito delle gestioni, dei servizi aeroportuali e dei passaggi di attività ed appalti; l’avvio di un tavolo di confronto istituzionale.

Un articolo di Federico Rampini, pubblicato da “La Repubblica” il 23 febbraio e di cui riporto ampi stralci descrive sinteticamente quel che affermiamo da anni. Allora non siamo soltanto noi a fare precise accuse ed analisi che cozzano con le strategie dei vertici Alitalia e dei governi proprietari della compagnia italiana. “…Dimezzati i voli per l’America e per Londra: prima ancora che una guerra in Iraq possa sconvolgere il trasporto aereo, l’Alitalia è già in ginocchio. Non è solo la crisi Fiat il simbolo di un’Italia che perde le grandi imprese ed esce da interi settori industriali. Un destino analogo colpisce un’altra azienda-simbolo, meno grande ma di importanza strategica perché presidia una infrastruttura-chiave dello sviluppo economico, come il trasporto aereo. I tagli “preventivi” ai collegamenti con gli Stati Uniti e l’Inghilterra, annunciati nei giorni scorsi per parare la crisi economica e i rischi di guerra, sono solo l’ultima tappa di un lungo declino. L’aeroporto di Malpensa, costato oltre duemila miliardi di lire e inaugurato ormai da quattro anni, ha fallito la sua missione. Doveva colmare finalmente la nostra povertà di collegamenti intercontinentali. Invece l’Alitalia in crisi da due anni non fa che tagliare voli e chiudere rotte verso l’America e l’Asia, un tempo considerate strategiche. La stessa alleanza con Air France tende a trasformare la compagnia italiana in una piccola sussidiaria di cabotaggio locale: per trasportare nel mondo gli italiani li fa prima transitare da Parigi. È un segno di marginalizzazione ed è un danno grave per la nostra economia, che ha bisogno delle entrate turistiche ma non ha le infrastrutture per trasportare i turisti stranieri. L’Italia è ormai scesa al quarto posto tra le “potenze” turistiche mondiali: la superano Francia, Stati Uniti e Spagna. La colonizzazione del mercato italiano da parte degli aeroporti europei e delle compagnie straniere è in atto da anni. Lo scalo di Milano Malpensa doveva invertire quella tendenza, recuperare quel traffico che dal ricco bacino d’utenza dell’Italia settentrionale fugge verso l’Europa per raggiungere da lì gli Stati Uniti o l’Asia. È successo il contrario: il fiasco di Malpensa ha accelerato quella fuga…….. L’Alitalia non è esente da colpe. È vero che il terrorismo e la crisi economica mondiale hanno ridotto i viaggi, il business dei trasporti va male, molte compagnie aeree mondiali soffrono. Ma quella italiana ha perso colpi in maniera molto più grave rispetto alle sue concorrenti europee. Nel 2002 il traffico passeggeri della British Airways è sceso del 4,1%, quello di Iberia del 2,1%, mentre Lufthansa ed Air France hanno chiuso in progresso del 2,5% e 2,9%. Per l’Alitalia, invece, è stato un vero e proprio tracollo: meno 18,3%. In parte è una disfatta che la compagnia si è inflitta da sola. Di fronte alla crisi internazionale, anziché reagire ha deciso di ritirarsi, regalando rotte importanti ai concorrenti. Ha eliminato tutti i collegamenti intercontinentali da Milano con Los Angeles e San Francisco, Hong Kong e Pechino. Aboliti anche i voli da Malpensa alle città tedesche di Colonia e Norimberga. L’elenco di queste destinazioni cancellate è significativo: la California e la Cina hanno ciascuna un PIL ormai superiore a quello dell’Italia e sono il centro del sistema-Pacifico attorno a cui ruota l’economia globale; la Germania è il principale partner commerciale dell’Italia. Abbandonare questi mercati è un errore strategico. Soppressi anche i voli Roma-Rio, quelli da Bologna e Venezia per Londra e Parigi (ceduti a Air France). L’ impatto sul turismo è pesante. L’Italia, sulla carta una delle mete più popolari e famose per i viaggiatori del mondo intero, è retrocessa in quarta posizione nel mondo ed è ora insidiata perfino dalla Cina. Il declino della nostra industria turistica è perfino più pesante se oltre alle graduatorie si guardano le cifre assolute del business turistico. La Francia nel 2001 ha attirato il doppio di visitatori stranieri di noi, accogliendo 77 milioni di turisti contro i nostri 39 milioni. La Spagna ha ricevuto 10,5 milioni di turisti in più di noi. Non basta avere Roma e Venezia, Firenze e Capri e Taormina, se non sono raggiungibili facilmente per i turisti americani o giapponesi. …

…. Alitalia si getta nelle braccia di Air France, compagnia più robusta e dalle intenzioni chiaramente “colonizzatrici” verso il fragile partner italiano. Per ora le due aziende si sono scambiate il 2% del capitale, ma il rapporto di forze è chiaro. È Alitalia che deve trasbordare i suoi passeggeri e offrirli alla compagnia francese nello snodo centrale di Roissy-Charles De Gaulle, da dove Air France presidia le rotte nobili, i collegamenti di lunga distanza verso l’America e l’Asia. A sua volta Air France si è conquistata d’un sol colpo il ricco mercato dei turisti californiani che vogliono visitare l’Italia e che ora non possono volarci direttamente…

… al tempo stesso sono fiorite le compagnie giovani che offrono voli a bassissimo costo e ci guadagnano. La Easy Jet inglese ha raddoppiato i passeggeri in un anno, la Ryanair irlandese ha aumentato del 68% i suoi profitti.

Forse Rampini ha letto quel che scriviamo da tempo o più probabilmente è lecito pensare che chi ha un minimo di conoscenza del settore e utilizza la testa ed il buon senso, riesce facilmente ad arrivare a conclusioni diverse da quelle che hanno guidato le azioni di Mengozzi.

E la dirigenza Alitalia che fa? Cerca di convincere i lavoratori ed i sindacati della bontà della sua “proposta”, del suo piano aziendale. Addirittura in questi giorni terribili, il 21 febbraio, organizza un Open meeting, una conferenza con rinfresco. Così rispondiamo all’invito con una lettera aperta a Mengozzi. “Scusate, il 21 non ci saremo !(ovvero)10 motivi per non esserci. – 1. Non interverremo in quanto non abbiamo mai accettato, come dipendenti, di essere convocati a “tempo” (dalle 10.15 alle 11.15) dagli Amministratori Delegati o dai Dirigenti. Tale comportamento, oltre che offensivo, appare perfettamente inutile: un rapporto esiste ed è proficuo quando le parti sono entrambe disponibili ad ascoltare e a trovare le soluzioni ai problemi individuati e di comune interesse, a prescindere dal tempo che si impiega per farlo. 2. Non interverremo perché diviene ogni giorno più difficile accettare un rapporto con chi non rispetta quanto sottoscritto, anzi reagisce scompostamente tentando di nascondersi dietro una politica sanzionatoria intollerabile nei confronti di chi, correttamente, richiede il rispetto dei diritti e non solo l’enunciazione dei doveri collegati ai contratti di lavoro. 3. Non interverremo volutamente in quanto da mesi richiediamo incontri in merito alle situazioni di gestione del personale che stanno mettendo a dura prova la pazienza e la resistenza fisica degli equipaggi e non abbiamo trovato alcuna attenzione ed interesse da parte degli enti aziendali preposti. 4. Non interverremo in quanto la Sua dirigenza e Lei stesso Vi siete chiaramente espressi e schierati contro un regolamento per tutti gli aeronaviganti italiani in discussione presso L’Enac, ponendoVi, perfino contro gli stessi interessi dell’azienda che rappresentate. Lei è paradossalmente allineato e fa cartello, attraverso Assaereo, con le compagnie che applicano ai propri dipendenti limiti di volo e di servizio insostenibili e che rappresentano gli elementi di concorrenza sleale che insieme ad altri fattori stanno facendo perdere passeggeri alla nostra Compagnia. 5. Non interverremo perché siamo indignati ( noi si! ) per aver sottoscritto la L.223 , ricattati da 2500 licenziamenti e per trovarci oggi a dover operare con gli equipaggi incompleti nonostante i tagli all’operativo e la presenza di 500 stagionali. 6. Non interverremo perché non possiamo che essere preoccupati nel vedere confermati i pessimi risultati che il ridimensionamento, portato avanti da questo gruppo dirigente, ha prodotto a differenza di altri competitori che hanno reagito attraverso il mantenimento delle quote di mercato. 7. Non interverremo perché le scelte strategiche fatte anche in questi giorni ci convincono che tutto si stia cercando di fare tranne che salvare l’azienda. 8. Non interverremo in quanto non ci sarebbe nessuno con la voglia di ascoltare proposte concrete per la commercializzazione, la flotta, il cargo, la manutenzione e per tentare di risolvere la questione degli equipaggi incompleti che, Vi ricordiamo, costa pesantemente sia economicamente che sulla qualità del prodotto. 9. Non interverremo perché siamo convinti che sia assolutamente inutile essere catechizzati o tranquillizzati da chi verrà probabilmente a raccontare che tutto è sotto controllo… Lei non può trascurare che più volte negli ultimi anni, i dipendenti hanno dovuto “condividere” o “subire” accordi collegati a stati di crisi e fallimenti annunciati e in alcuni casi conseguenza diretta di Piani fallimentari. Piani sempre presentati come l’unica soluzione di tutti i nostri mali. Piani che non ci hanno convinto e che come SULTA abbiamo avuto la “sfrontatezza” di non sottoscrivere. I risultati sono purtroppo sotto i Vostri e i nostri occhi. Tutte operazioni che hanno avuto come unico risultato quello di ridimensionare l’attività di volo e la quantità di passeggeri trasportati, congelando e trasformando una parte considerevole della nostra retribuzione e della normativa in Titoli azionari, in “pagherò” della compagnia con il risultato che Lei conosce perfettamente. Per tutti questi motivi non vogliamo intervenire. Ma, come ben sapete, non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare la partita. Il nostro obiettivo e la missione del sindacato non è mandare via Lei o il suo gruppo dirigente. Non siamo assolutamente interessati a guerre di poltrone o equilibri politici. Dobbiamo però pretendere che Voi facciate il Vostro lavoro che sicuramente non è facile, ma per il quale siete adeguatamente retribuiti… Chiediamo fatti chiari che garantiscano occupazione, sicurezza e un clima di rispetto reciproco, in sintesi la qualità di un prodotto, che gli utenti sappiano riconoscere e preferire a quello proposto dai nuovi “corsari” che sembrerebbero essere invece diventati anche un Suo modello. Ci convinca del contrario. 10.Dimenticavamo …. non saremo presenti neppure per il rinfresco. Crediamo, come dipendenti, che le finanze dell’azienda non lo consentano !”.

Oltre a consegnare le lettera aperta a Mengozzi, la mattina del 21 febbraio diamo appuntamento ai lavoratori davanti alla palazzina Alitalia. L’invito a non partecipare a quest’incontro, raccolto dalla maggioranza dei colleghi, si trasforma quindi in una manifestazione contro le politiche aziendali. Successivamente, presso la nostra sede si svolge un attivo fortemente partecipato, durante il quale si discute della situazione Alitalia. Un primo sciopero generale del Sulta per tutto il trasporto aereo è indetto per il 14 aprile e si organizza anche un Convegno nazionale sulle problematiche del settore per il 27 marzo.

Nel frattempo, dopo la grande manifestazione del 15 febbraio a Roma contro la guerra in Iraq sempre più vicina, denunciamo anche l’utilizzo degli aeroporti italiani, anche quelli civili, come passaggio per militari e materiale bellico su aerei senza alcuna insegna nazionale: ne individuiamo tanti anche in transito nell’aeroporto di Fiumicino. Così inizia l’Esposto/Denuncia inviato alla Procura di Roma: ”Il SULTA intende denunciare la situazione venutasi a creare negli ultimi mesi all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. In particolare si evidenzia che tale aeroporto è stato teatro di passaggio e sosta di numerosi aerei adibiti al trasporto militare, molti dei quali privi di livrea di riconoscimento o totalmente colorati di bianco. Tali operazioni appaiono effettuate in palese violazione delle norme che regolamentano il transito e la sosta degli autoveicoli militari all’interno dei sedimi aeroportuali civili in palese dispregio della sicurezza dei passeggeri e dei lavoratori….”.

L’avvio della costruzione del nuovo sindacato unitario dei trasporti, il SULT, si avvicina rapidamente. Dopo una serie di incontri che si svolgono nei primi due mesi dell’anno, si decidono anche vari appuntamenti per organizzare il congresso fondativo. Tre incontri il 6, l’11 e il 18 marzo, per mettere a punto la bozza definitiva dello Statuto SULT da presentare al Congresso Fondativo che dovrebbe svolgersi tra alcuni mesi. Sempre entro marzo due Assemblee, una per il Nord il 20 Marzo a Verona e una a Napoli il 25 Marzo, in preparazione dell’Assemblea Nazionale che si svolgerà a Roma l’8 Aprile prossimo nella quale si deciderà la data del Congresso e si affronteranno tutti i temi inerenti l’unificazione.

Il 1° di marzo si concretizza una nuova provocazione dell’Alitalia: il nuovo B777 volerà con 11 assistenti di volo invece che con i 12 previsti dall’accordo sindacale. Il 3 marzo Alitalia si supera e ci comunica il licenziamento del nostro delegato, amico e compagno Cesare Albanese. Un atto che da subito apostrofiamo “…di inaudita violenza, che colpisce l’intera Categoria, un comportamento scorretto, meschino e vigliacco di chi si nasconde invece di affrontare i problemi a viso aperto, di chi da anni sta distruggendo l’Alitalia e cerca di celare le proprie assurde manchevolezze attraverso atti sempre più arroganti e sempre meno intelligenti…”. Una vicenda, quella di Cesare, che ci colpisce in modo particolare ma che, soprattutto per la freddezza, la consapevolezza e l’estrema lucidità di Cesare, riusciamo a gestire e poi a risolvere nel migliore dei modi possibili. Il 7 marzo esce un comunicato ai lavoratori sul licenziamento di Cesare che inizia così. “Non commettiamo l’errore di vedere il licenziamento di Cesare come un fatto a sé stante. Questo atto fa parte di un problema sicuramente più ampio e che interessa il rispetto e la dignità che Alitalia non riconosce più agli AA/VV. La situazione di totale sbando aziendale si concretizza in atti più o meno violenti ma in ogni caso di disprezzo. Cesare, come tutti i delegati del Sulta, ha deciso di tutelare i colleghi e difendere il contratto esponendosi direttamente. Questo è fare sindacato.….Cesare è uno dei più esperti delegati sindacali e quel giorno si è comportato esattamente come altri delegati e dirigenti del Sulta hanno fatto consapevolmente e irreprensibilmente in altre numerose occasioni a tutela del Contratto… Nel ringraziare chi già appoggia Cesare, noi lavoreremo affinché questa vertenza diventi di tutta la categoria. Quello che non permetteremo saranno le posizioni “neutrali” o di strumentale differenziazione. Ognuno, collega o sindacato, dovrà necessariamente scegliere da che parte e con chi stare…

L’11 marzo tutte le organizzazioni sindacali di base indicono unitariamente uno sciopero generale contro la guerra. Non indichiamo la data esatta ma comunichiamo al governo che non appena sarà evidente l’invasione dell’Iraq procederemo immediatamente a chiamare i lavoratori allo sciopero. L’invasione dell’Iraq inizia il 20 marzo del 2003. Così scriviamo in un comunicato. “Nella mattinata odierna è partito l’attacco all’Iraq al di fuori di qualsiasi mandato dell’ONU. Il Sulta ritiene questa guerra illegittima e catastrofica. Il Sulta dà mandato a tutti i lavoratori di aderire, negli ambiti locali, agli scioperi indetti in data odierna contro questa guerra ed a difesa dell’ordine costituzionale, specificatamente dell’art. 11 della costituzione. Le modalità di questi scioperi sono comunque rispettose delle leggi a tutela dei servizi pubblici. Il Sulta si farà promotore fin dalla prossime ore di ulteriori iniziative di lotta e di protesta, dichiarando fin d’ora la propria adesione alla proclamazione di uno sciopero generale dell’intero mondo del lavoro.” Una guerra ormai annunciata da tempo che però scuote il mondo e noi con esso. Una guerra a due passi da casa nostra che genererà effetti nefasti per i tanti morti che produrrà, per la distruzione di un paese, per l’aver determinato lo sviluppo di quello che sarà poi il terrorismo fondamentalista che negli anni successivi devasterà mezzo mondo.

Per Alitalia questa guerra è come benzina gettata in un fuoco che già arde in modo pericoloso. Alla crisi strutturale della compagnia italiana determinata dal processo di liberalizzazione dei mercati e dalla fragilità del sistema del trasporto aereo italiano, si erano già sommate le fortissime difficoltà generate dagli attacchi alle Twin Tower e dall’inizio della guerra in Afganistan nel 2001: ora l’attacco all’Iraq diventa per Alitalia un evento dirompente che comporta la cancellazione di tantissimi voli e l’aggravamento di una crisi ormai più che evidente. Ma a Mengozzi e ai suoi fidi collaboratori non basta questo cataclisma innaturale. Come avvenuto già nell’autunno del 2001 si approfitta della guerra per cancellare numerosissimi voli e direttrici che nulla hanno a che vedere con l’Iraq. Alla riduzione di attività di volo del 20% degli ultimi due anni si aggiunge così un -7% che salirà ben presto a quasi il -10%. Una misura suicida che non è certo attribuibile prioritariamente alla guerra ma è invece funzionale al ridisegno industriale di Alitalia che prevede un ulteriore ridimensionamento. Una riduzione di attività che è quindi stata studiata a tavolino e che è coincisa con la guerra per evidenti motivi di “opportunità” visto che è molto più facile far digerire altri tagli all’interno di una crisi internazionale così grave come quella determinata dall’attacco all’Iraq. Le compagnie aeree statunitensi chiedono al Congresso 4 miliardi di dollari in aiuti di stato e ottengono quasi tutto: l’Unione europea, pur sollecitata dai vettori aerei del vecchio continente, nega invece la possibilità di aiuti. La solita politica suicida dell’Unione Europea o, peggio ancora, un modo fraudolento per permettere un forte sostegno alle grandi compagnie europee da parte di Germania, Francia e Gran Bretagna.

Non ha seguito, se non marginalmente, quanto affermato dal viceministro Mario Tassone rispetto all’impegno del governo di garantire l’occupazione in Alitalia e nel settore.

Tassone fa questa dichiarazione il 27 marzo intervenendo ad un Convegno che organizziamo nonostante la crisi in atto. Anzi, la guerra e la crisi fanno da eco al nostro Convegno che diventa un momento importante per rendere pubbliche le nostre posizioni e per fare il punto della situazione su Alitalia e sulle politiche del settore.

Il titolo del Convegno è infatti “La crisi dell’Alitalia e delle grandi Società di gestione aeroportuale come crisi della politica nazionale del trasporto aereo: le analisi e le proposte del S.U.L.T.A.”.

Presiede i lavori il presidente del Sulta, Vincenzo Siniscalchi e dopo un saluto del sindaco di Fiumicino Giancarlo Bozzetto, Andrea Cavola introduce i lavori che poi io concludo in serata. Tanti sono gli argomenti all’ordine del giorno, la situazione generale del trasporto aereo, la crisi di Alitalia, le gestioni ed i servizi aeroportuali, l’indotto, la sicurezza del volo e la riforma dell’aviazione civile. Su tutti questi temi Andrea sviluppa l’analisi e le proposte del Sulta che sono contenute in un documento che diventerà il filo rosso che tenteremo di seguire nei successivi mesi ed anni. Tanti i temi e tantissimi gli invitati e gli interventi, non tutti o quasi nessuno in sintonia con le nostre posizioni, ma tutti utili per tentare di uscire dall’isolamento. Oltre al vice ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Mario Tassone, Ugo Boghetta responsabile lavoro di Rifondazione Comunista e Marco Rizzo capogruppo PdCI della Camera dei deputati; i senatori Anna Donati dei Verdi, Paolo Brutti dei DS, Francesco Speroni della Lega Nord e Mauro Fabris dell’Udeur; i deputati della commissione trasporti della Camera Luigi Martini e Antonio Pezzella di AN, Pietro Tidei dei DS; Luigi Nieri assessore del lavoro al Comune di Roma, i consiglieri regionali del Lazio Angelo Bonelli dei Verdi e Enrico Luciani di Rifondazione Comunista. E poi Bruno Salvi dirigente generale del ministero dei Trasporti, Renzo Dentesano esperto della sicurezza del volo e rappresentante ASTRA, Carlo Rienzi presidente del CODACONS e tutti i responsabili sindacali nazionali del settore del trasporto aereo: Andrea Tarroni presidente ANPAC, Roberto Scotti della FILT CGIL, Claudio Genovesi della FIT CISL, Guido Moretti della UIL Trasporti, Roberto Panella dell’UGL Trasporti. E infine anche Aurelio Speranza della CNL Trasporti e Raniero Casini dell’ UCS con i quali stiamo costituendo il SULT.

Insomma, una marea di gente che dimostra anche il peso sindacale che il Sulta esprime in questa fase nel trasporto aereo. Gran parte dei partecipanti a me e a tutti noi, fanno venire l’orticaria, altri li rispetto anche se non condivido le loro posizioni: poche, ben poche le facce amiche con le quali condividerei piacevolmente una passeggiata, un caffè o un pranzo. Ma con il tempo, se fai sindacato, la pazienza e l’autocontrollo devono necessariamente venirti: puoi scegliere, in alternativa, tanto malox, tanta camomilla, salire sul ring il sabato e la domenica per scaricare la tensione o una seduta di yoga ogni sera. Per quel che riguarda Alitalia le proposte elaborate ed illustrate nel Convegno entrano nel merito di gran parte dei temi che verranno poi sviluppati negli anni seguenti e per gran parte rimarranno attuali per molto tempo. Preliminarmente si afferma che è indispensabile un nuovo progetto, un Piano Industriale che si sviluppi seguendo alcune linee fondamentali. La prima delinea un forte sviluppo dei voli intercontinentali, la razionalizzazione e lo sviluppo del medio raggio internazionale, un efficace presidio del medio raggio nazionale, uno sviluppo dell’Alleanza attraverso accordi sempre più articolati. Per la flotta di breve e medio raggio si deve prevedere una standardizzazione progressiva delle macchine di Medio Raggio, arrivando entro 5 anni alla sostituzione di tutti gli MD80 con macchine della famiglia Airbus 319/320. La flotta lungo raggio è quella che deve svilupparsi maggiormente, prevedendo entro 5 anni il raddoppio dell’attuale numero di macchine. La standardizzazione dovrà prevedere l’acquisizione di una sola tipologia di aeromobile per ogni settore. Si deve coprire lo specifico segmento di attività dei voli a domanda attraverso Eurofly (Lungo Raggio e Medio Raggio) e si deve perseguire un’alleanza con uno o più Tour Operator. Alleanze commerciali con specifici operatori anche nel settore del Cargo, senza prevedere alcuna societarizzazione con l’utilizzo delle attuali macchine (B747) sino a quando non si saranno trasformati gli attuali MD11 combi in all cargo. Per l’area tecnica si devono individuare alleanze commerciali con specifici operatori del settore, senza prevedere societarizzazioni, mentre per AZ Airport, l’azienda di handling dell’Alitalia, si deve reinternalizzare l’attività. Per quanto riguarda la commercializzazione del prodotto, oltre all’alleanza con uno o più tour operator per quanto riguarda il settore charter, si deve prevedere un accordo con Ferrovie e/o Poste SpA per ampliare in modo esponenziale i “punti vendita e commercializzazione”. Per quanto riguarda l’ipotesi Ferrovie si presenterebbe inoltre l’opportunità di poter commercializzare un prodotto integrato aereo/ferrovia. Inoltre sviluppo dei sistemi informatici per la commercializzazione e la vendita del prodotto. Se queste misure, di cui nel prossimo futuro si parlerà con insistenza, le avessimo adottate ora, all’inizio degli anni 2000, forse Alitalia nel futuro non avrebbe attraversato crisi ripetute e sempre più gravi. Per quanto riguarda il centro informatico, in passato un vero e proprio fiore all’occhiello per Alitalia, si propone un utilizzo delle risorse e delle professionalità esistenti per arrivare all’obiettivo della piena informatizzazione dell’azienda ed alla vendita di prodotti/servizi a terzi. Infine ci addentriamo anche sull’assetto societario e proprietario della compagnia. Il SULTA è chiaramente contrario alla privatizzazione del Gruppo Alitalia e ritiene condizione irrinunciabile almeno il mantenimento della quota di maggioranza e di controllo in mano pubblica. Lo scambio del pacchetto azionario tra Alitalia ed Air France, come le modalità e l’essenza stessa dell’Alleanza SkyTeam, devono prevedere un livello di integrazione paritaria. Integrazione questa che invece è del tutto sbilanciata e si rivelerà poi una delle principali cause dell’affossamento e del prosciugamento di Alitalia e del mercato italiano dei voli intercontinentali a tutto vantaggi di Air France. Altro argomento che rimarrà attuale, è quello per cui Alitalia deve sviluppare la sua missione legata alla vocazione turistica oltre che industriale del sistema Italia. Per questo motivo si ritiene opportuno sviluppare, anche dal punto di vista dell’assetto societario/partecipazione al capitale Alitalia, una presenza di soggetti che operano nel settore del turismo come ad esempio Tour Operator e Ferrovie dello Stato. Nella stessa logica di sviluppo dovrebbe essere prevista una maggiore integrazione tra Vettore ed Enti Locali.

Quanto di quel che proponiamo sarà preso in considerazione? Poco o nulla! Quanto nel futuro si discuterà invece su questi stessi temi pensando di aver trovato il coniglio nel cilindro per la prima volta? Molto! Inutile recriminare e dire “l’avevamo previsto e proposto”: la realtà supererà di gran lunga quelle che in molti considerano strumentalmente nostre “fantasie” e trasformerà progressivamente la realtà in un incubo che inghiottirà e digerirà Alitalia, la risputerà sempre più malconcia e la farà rinascere più volte, sempre più piccola, sempre più brutta e sempre più pronta e rassegnata alla prossima crisi.

Il mese di aprile 2003 rappresenta per Alitalia la preparazione per mettere in atto forzature contrattuali senza limiti. Si continuano a far partire voli con un numero contrattualmente insufficiente di assistenti di volo, si decide unilateralmente che sul nuovo aereo B777 si lavorerà in 11 e non in 12 come concordato, si riducono le soste di voli intercontinentali agli assistenti di volo e non ai piloti. Il tutto supportato dal licenziamento di Cesare e dalla paura che questo provvedimento incute tra tutti i lavoratori: se l’azienda riesce impunemente a licenziare un delegato sindacale, che cosa potrebbe infatti mai fermare la repressione su tutti i lavoratori che chiedono il rispetto del contratto? La sensazione di paura che si diffonde tra i colleghi da una parte frena la legittima reazione ma dall’altra fa aumentare indignazione e rabbia tra tantissimi lavoratori. Il 10 aprile si arriva al culmine del ricatto: l’azienda annuncia unilateralmente la riduzione di un assistente di volo su tutti i voli nazionali e internazionali a partire dal 1° giugno 2003. Noi facciamo partire immediatamente una raccolta di firme tra i colleghi e in pochi giorni si raggiungono 2500 adesioni. In essa è contenuta anche una diffida alle altre organizzazioni sindacali a modificare il contratto di lavoro vigente. L’11 aprile grande assemblea che prepara lo sciopero di quattro ore di tutto il trasporto aereo per il 14 aprile. Intanto sulle scrivanie di Mengozzi e del ministro Lunardi arrivano centinaia e centinaia di email e fax contenenti il seguente testo: “Il sottoscritto ……… dipendente di Alitalia, intende protestare per il licenziamento di Cesare Albanese, Assistente di Volo e delegato sindacale del SULTA. Il collega è “colpevole” di aver rispettato e difeso un contratto di lavoro che viene ripetutamente e deliberatamente violato dall’Alitalia. Sono indignato e personalmente colpito dall’atto più odioso e spregiudicato che un’Azienda possa compiere nei confronti di un lavoratore: il licenziamento. Sono spazientito e turbato per l’incredibile, scorretto ed inaccettabile comportamento della dirigenza Alitalia che evita il confronto con il sindacato e tratta con i lavoratori a suon di intimidazioni e di atti unilaterali. Voglio lavorare serenamente ma sono stanco di subire questa situazione, come lavoratore e come cittadino. Per questi motivi richiedo il ritiro del licenziamento del collega Cesare Albanese.

Si arriva così allo sciopero del 14 aprile e alla manifestazione sotto la sede distaccata del vice ministero dei Trasporti Tassone che si trova all’Eur, vicino all’ex sede centrale di Alitalia. Lo sciopero fa registrare un’adesione pressoché totale della categoria ed evidenzia la necessità di un intervento complessivo nell’ambito del trasporto aereo. Intervento che viene richiesto formalmente nell’incontro con il vice ministro Tassone al quale nello stesso giorno rappresentiamo le nostre fortissime preoccupazioni e al quale presentiamo le proposte del Sulta relative ai vari settori del Trasporto Aereo.

Vista la grave situazione generale e il successo dello sciopero del 14 aprile e forti delle 2500 firme raccolte, tentiamo un nuovo approccio con gli altri sindacati per costruire un fronte comune almeno sulle questioni più urgenti. A parte Avia e la struttura aziendale della Cgil, dalle altre organizzazioni sindacali arriva solo silenzio. Ma l’azienda va avanti nella sua politica di riduzione del personale e conferma che tale riduzione avrà inizio dal 1° giugno sui voli nazionali e dal 1° luglio su quelli internazionali. I primi di maggio inizia la rimozione di poltrone passeggeri dell’MD80 da 163 posti a 149, in modo da ridurre di un assistente di volo l’equipaggio nel rispetto delle norme di sicurezza che prevedono comunque che ci sia un assistente ogni cinquanta passeggeri, ma riducendo così dell’8,6% la capacità della maggioranza dei voli di medio raggio.

Nel governo inizia intanto la guerra per la “conquista” delle poltrone in Alitalia. Cerreti, il Presidente, è in scadenza e la Lega Nord fa la voce grossa con il ministro del lavoro Maroni che richiede la sostituzione di tutto il vertice: “….è inevitabile, perché hanno tradito le attese del governo, interessato alla crescita e non all’abbandono di Malpensa…”. Insomma, il problema sembra essere soltanto la mancata crescita di Malpensa ma allo stesso tempo si porta avanti la candidatura del leghista Giuseppe Bonomi, già presidente della SEA di Milano dal 1997 al 1999. Una battaglia di potere tra Lega, Forza Italia e Alleanza nazionale che produrrà scontri, certezze e ripensamenti sul nome di Bonomi che comunque il 16 maggio otterrà da Tremonti e lo stesso Berlusconi la poltrona di presidente di Alitalia. Così Matteo Salvini, capogruppo al Comune di Milano: “…Bonomi è una garanzia, perché è bravo e perché è lombardo. Lo sviluppo di Malpensa è decisivo per la nostra regione e la presenza di Bonomi ai vertici dell’Alitalia servirà a riequilibrare le strategie della compagnia di bandiera, sinora completamente sbilanciate a favore di Fiumicino…”. Bonomi, ancora non formalmente nominato ma certo del nuovo incarico, ci fa sapere che vorrebbe incontrarci. Noi abbiamo molti dubbi non tanto per la naturale avversione per la Lega, ma soprattutto perché ci viene proposta una chiacchierata informale in un bar al centro di Roma. Non ci piace e non vogliamo essere coinvolti in eventuali giochi di potere ma alla fine accettiamo per capire che cosa bolle in pentola. Un incontro freddo e distaccato con un personaggio tipicamente leghista che ci accoglie amichevolmente ma che poco o nulla possiede delle caratteristiche che a noi sembravano necessarie per rilanciare l’Alitalia e il trasporto aereo in Italia.

Allo sciopero del 14 aprile, al quale partecipano tutte le sigle sindacali che di fatto ci stanno rincorrendo, Mengozzi risponde con ancor più arroganza minacciando la categoria che nel caso non si fosse accettato il piano di riduzione degli organici, l’Alitalia avrebbe disdettato il contratto di lavoro.

L’8 aprile si era svolta l’Assemblea dei quadri sindacali di SULTA, CNL e UCS per lanciare la fase decisionale ed operativa di fondazione del SULT, il nuovo sindacato unitario dei trasporti. Il Congresso di fondazione del SULT si svolgerà a Roma il 7 ed 8 giugno, preceduto, il 6 giugno, dall’Assemblea Nazionale SULTA che dovrà discutere e valutare il lavoro di preparazione e tutti i provvedimenti necessari alla fusione delle tre Organizzazioni Sindacali che daranno vita al SULT (SULTA – CNL – UCS), dal punto di vista sindacale, organizzativo, tecnico e giuridico.

Nel frattempo la tensione in categoria sale ormai in modo quasi incontrollabile. Noi distribuiamo un volantino ai passeggeri in italiano ed in inglese riprendendo la foto ormai storica dell’aereo costruito dai lavoratori di Alitalia con un solo slogan: “I lavoratori fanno i sacrifici e l’Alitalia licenzia un delegato sindacale. Scusateci per i disagi che ne deriveranno”. Riunioni, assemblee, contatti con delegati e rappresentanti di altri sindacati: molto fermento e la decisione di una grande Assemblea da tenere il 30 maggio, il giorno prima della data decisa da Mengozzi per la riduzione degli assistenti di volo sugli aerei che effettuano tratte nazionali. Noi indiciamo comunque uno sciopero di 24 ore per il 5 maggio che spostiamo poi al 7 luglio per l’ormai solito intervento della Commissione di Garanzia.

Il piano Mengozzi è ormai da considerare spazzatura. A maggio arrivano i dati dei primi tre mesi dell’anno. A fronte di una riduzione media del traffico per le compagnie europee di un -4,2%, per Alitalia si registrano dati tragici derivanti dalla riduzione prodotta da Mengozzi: -21,5%. Air France viaggia ad un +4%, Lufthansa ad un +3,1% e British a -9,6%. A noi è ormai chiaro che continuare in questa direzione significa per Alitalia non andare da nessuna parte e che l’obiettivo di qualcuno, a livello politico ed economico, è quello di ridimensionare, privatizzare e svendere la compagnia.

Il 9 maggio la nostra struttura aziendale degli assistenti di volo distribuisce un volantino durissimo.

QUESTO È IL MESSAGGIO CHE MANDIAMO ALLA DIRIGENZA AZ: SE SCATENERETE LA VOSTRA GUERRA RISPONDEREMO COLPO SU COLPO – L’eventuale programmazione di voli con un A/V in meno sarà da noi respinta in modo durissimo. Si fanno sempre più insistenti le notizie che darebbero la programmazione dei turni e degli avvicendamenti del prossimo mese di giugno con un assistente di volo in meno sui voli medio raggio. Che siano poi “soltanto” quelli nazionali od anche gli internazionali, che siano “solo” quelli dell’MD80 o di tutte le macchine, che siano accompagnati o meno da una ulteriore riduzione dei servizi … A NOI POCO IMPORTA ! NON ACCETEREMO IN ALCUN MODO LA CANCELLAZIONE UNILATERALE DEL CONTRATTO DI LAVORO – L’azienda sappia che – Se arriverà ad una forzatura del genere, – Se deciderà di infrangere in modo così spudorato il contratto di lavoro … Il Sulta, e riteniamo anche le altre organizzazioni sindacali, daranno indicazione del rigido rispetto delle composizioni equipaggio e la dirigenza si assumerà la responsabilità, di fronte all’utenza, alle istituzioni, all’azionista e alla magistratura, di bloccare il trasporto aereo in Italia. Nessuno si inventi poi strane alchimie per rigettare le responsabilità sui lavoratori e sul sindacato. Se qualcuno sta colpevolmente e scientemente cercando di annullare questa categoria e definitivamente ridimensionare l’Alitalia, sappia che i lavoratori non accetteranno supinamente questo stato di cose. Cari colleghi, siamo veramente arrivati al capolinea … si tratta “solo” di capire se siamo o meno in grado di far scendere chi ha dirottato colpevolmente l’autobus dalla sua corsa normale, tentando di farlo andare fuori strada e di riprendere serenamente la prossima corsa”. Un comunicato che rispecchia e rappresenta lo stato d’animo di migliaia di lavoratori e che darà il via alla reazione della categoria in modo determinato e per certi versi imprevedibile.

Il 14 maggio una lettera inviata all’Alitalia, ma rivolta per conoscenza anche al governo, alle istituzioni e a tutti gli altri sindacati, rappresenta il tentativo estremo di far tornare Mengozzi sui suoi passi. “Oggetto: annunciata azione unilaterale dell’Alitalia in aperta violazione del contratto di lavoro degli assistenti di volo dell’Alitalia. – La scrivente Organizzazione Sindacale, registrando con disappunto una serie di segnali da parte aziendale che inducono a ritenere ormai certo l’atto unilaterale di riduzione del numero degli Assistenti di Volo a bordo degli aeromobili sociali, intende far presente quanto segue. L’eventuale Vostro atto unilaterale sarebbe del tutto illegittimo sotto il profilo giuridico. Si tratterebbe di un comportamento gravissimo, perché attuato in una situazione nella quale il Contratto di Lavoro è perfettamente vigente (rinnovato soltanto un anno fa e in scadenza nel dicembre 2003) ed in mancanza di uno specifico accordo con i sindacati stipulanti. Il Contratto vigente, è bene sottolinearlo, aveva già previsto provvedimenti di forte contenimento del costo del lavoro ed era stato sottoscritto a seguito della procedura relativa alla legge 223/91 aperta e conclusa poco più di un anno fa. L’adozione di questa misura illegittima produrrebbe pesantissime ripercussioni dal punto di vista dell’occupazione (riduzione dell’organico degli assistenti di volo di almeno il 15%). Tale eventuale azione si inserirebbe in un contesto di forte crisi delle relazioni industriali e di mancanza quasi assoluta di rapporti tra azienda e lavoratori e conseguentemente produrrebbe un clima difficilissimo ed una situazione di forte conflitto sociale. Per tutte queste motivazioni il SULTA ritiene che l’azienda debba evitare qualsiasi atto unilaterale. È infatti evidente che, a fronte di un’azione illegittima dell’azienda, il sindacato si troverebbe costretto a dare ai lavoratori la naturale indicazione di rispetto del contratto di lavoro sottoscritto, con il blocco di gran parte dell’attività di volo e conseguenze pesantissime per l’utenza e per l’intero Paese. In questo caso le responsabilità sarebbero da ricercare ed individuare esclusivamente in ambito aziendale e nulla potrà essere imputato ai lavoratori ed a questo sindacato che sta da anni tentando inutilmente di accendere i riflettori su come viene gestita l’Alitalia, sulla mancanza di una strategia forte e convincente e sulla necessità di un piano di reale rilancio all’interno di una più ampia valutazione relativa alle politiche del trasporto aereo in Italia.”. Insomma, noi le stiamo tentando proprio tutte le strade per evitare la “situazione di forte conflitto sociale” che si preannuncia ma evidentemente non riusciamo ad essere sufficientemente convincenti. Ritentiamo nei giorni successivi con comunicati stampa, lettere e contatti diretti: nessun risultato. Mengozzi va avanti e sembra che nessuno possa fermarlo. Sta tentando un colpo di mano che oltre a produrre altri 400 esuberi tra gli assistenti di volo pari al 10% della categoria, calpesta il contratto sottoscritto e di fatto se ne frega del diritto e dei diritti dei lavoratori, distruggendo così quel rapporto di reciproco rispetto dei patti sottoscritti che è alla base di qualsiasi relazione regolata da un contratto. Le rappresentanze di categoria delle altre organizzazioni sindacali si rendono conto della gravità della situazione ma in gran parte non riescono a svincolarsi da quel rapporto di sudditanza che dimostrano quotidianamente nei confronti dei propri vertici sindacali. Nonostante questo non possono esimersi dal seguire le nostre indicazioni di rispetto del contratto di lavoro. Il 27 maggio inviamo un’ulteriore lettera ad Alitalia, al governo e alla stampa che termina con questi passaggi. “… La categoria non accetterà passivamente questa politica del fatto compiuto e pretenderà, in ogni situazione, il rigido e scrupoloso rispetto delle norme pattizie. È evidente che, qualora fossero adottate dalla Compagnia misure disciplinari tese a colpire i lavoratori responsabili di pretendere il rispetto dei propri diritti contrattuali, la nostra Organizzazione, assumendosi fin d’ora la responsabilità, tutelerà i colleghi con un’indizione immediata di sciopero degli assistenti di volo che riguarderà unicamente quei voli operati dalla dirigenza in aperta violazione contrattuale. Il Sulta, con questa comunicazione preventiva della cui gravità è pienamente cosciente, auspica che vi siano ancora gli spazi per evitare uno scontro i cui effetti sono fin d’ora motivo di vivissima preoccupazione… “.

Il 29 maggio con un comunicato stampa rendiamo noto che “…Dal 1° giugno sarà difficile volare a causa della decisione unilaterale dell’Alitalia di violare il Contratto di Lavoro degli assistenti di volo…. dopo i tanto numerosi quanto inutili tentativi di questi giorni di riportare l’azienda alla ragione ed alla legalità, a meno di improvvisi ripensamenti dell’Alitalia, dal 1° giugno sarà scontro aperto. Il sindacato, unitariamente, ha dato un’indicazione semplice e chiara: rispettare il contratto di lavoro….”.

La mattina del 30 maggio una riunione tra tutti i sindacati rende possibile, dopo ore di confronto ma anche di scontro, la definizione di una posizione comune di estrema chiusura nei confronti dell’azienda e di indicazione comune di rispetto del contratto. Il pomeriggio della stessa giornata l’assemblea indetta da noi del Sulta diventa un’assemblea generale alla quale partecipano oltre 600 colleghi, un record assoluto visto che si svolge fuori dall’orario di lavoro e che circa i due terzi dei 4.000 assistenti di volo sono fuori sede. Un’assemblea lunga, tesa e nervosa che però ci fa comprendere quanto la rabbia sia salita tra i lavoratori e le lavoratrici.

La paura di un flop è tanta perché il licenziamento di Cesare rappresenta per i lavoratori un monito a non seguire il sindacato e ad accettare le imposizioni aziendali. Ma quando meno te lo aspetti arriva invece la reazione forte, inaspettata e sconvolgente della categoria. Stravolti dalla rabbia, oppressi dall’impotenza rispetto all’arbitrio, sconvolti dallo stress determinato da anni di crisi e sacrifici, tantissimi assistenti di volo devono far ricorso al medico evidentemente per aver somatizzato eccessivamente una situazione psicologica ormai al limite. Un stato psicologico collettivo ed individuale assolutamente sottovalutato da un’azienda priva di qualsiasi misuratore della temperatura della categoria che si trasforma in disagio reale e in alterazioni fisiche della salute di tantissimi lavoratori.

Il 31 maggio molti lavoratori iniziano ad ammalarsi e conseguentemente l’azienda non riesce a coprire le assenze con il personale di riserva, gran parte del quale si ammala a sua volta. Così Repubblica.it del 31 maggio: ”Domani parte il taglio degli equipaggi deciso dalla società.
Gli assistenti di volo protestano dandosi malati in massa… La <cura dimagrante> decisa dai vertici dell’Alitalia, finora, la stanno subendo solo i passeggeri. Sconcertati e arrabbiati, di fronte ai banconi del check-in. Sono stati infatti quattordici i voli cancellati oggi in partenza da Fiumicino per “indisponibilità dell’equipaggio di cabina”. Vale a dire, perché steward e hostess risultano malati. E altri ancora, probabilmente, saranno annullati domani. La protesta degli uomini e delle donne degli equipaggi nasce dalla decisione dell’azienda (in vigore da domani) di eliminare da ogni volo nazionale un assistente di volo. Analogo provvedimento è stato inoltre deciso dal 1 luglio sui collegamenti internazionali. Il tutto per <razionalizzare il servizio>, come la stessa società ha spiegato nei giorni scorsi. In sostanza, per tagliare i costi. Ecco allora la reazione di steward e hostess: malattie “diffuse” e improvvise, che hanno portato alla soppressione dei voli per Bucarest, Catania, Amsterdam, Tunisi, Parigi, Palermo, Reggio Calabria, Bari, Lamezia Terme e Brindisi…”.
Il giorno dopo, sempre La Repubblica:”…Secondo l’ Ansa, ai 400 assistenti di volo che avevano già dichiarato ieri l’ indisponibilità per malattia, se ne sono aggiunti altri 300 portando a 700 il totale (l’Alitalia conta su un organico di 4.000 assistenti di volo). La Procura di Roma sta per aprire un fascicolo su questa ondata di «morbilità»…”

Sabato 31 maggio Alitalia è costretta a cancellare solo alcune decine di voli ma la domenica seguente la situazione inizia a farsi ingestibile, le malattie aumentano e superano le mille unità: i voli cancellati non si contano più. Il governo ci contatta attraverso il vice ministro dei Trasporti Tassone, ci fa capire che sta spingendo per far ritirare l’atto unilaterale dell’azienda. Noi rispondiamo che la situazione è incontrollabile e che serve una presa di posizione ufficiale, una convocazione del governo, un qualche cosa che faccia calare la tensione. La stampa attacca i lavoratori ma se la prende anche con Mengozzi. Il presunto colpevole diventa ben presto il Sulta e partono anche indagini di due procure, indagini che in seguito non porteranno ad alcun rinvio a giudizio.

Le malattie aumentano e i voli non partono. L’Alitalia, sollecitata dal Governo, fa marcia indietro, sospende il provvedimento unilaterale e reinserisce il quarto assistente di volo sulle tratte nazionali, ma è tardi per impedire il caos. Dopo intensi contatti Tassone convoca una riunione per mercoledì 4 giugno ma il 2 e 3 giugno sono giornate infernali con centinaia di cancellazioni al giorno, decine di migliaia di passeggeri che non riescono a prendere un aereo, giornate di rabbia e di duri attacchi da parte di stampa e forze politiche ai lavoratori e al Sulta. Cerchiamo di difenderci ma la stampa è a senso unico. Io riesco a rilasciare una dichiarazione alla Repubblica con la quale tento di spostare l’obiettivo dall’evento malattia alle condizioni di lavoro ma per il resto non si riesce ad invertire la tendenza all’attacco concentrico alla categoria. “«Altro che angeli della vacanza. Parlerei piuttosto di forzati dell’aria …». Il giorno della grande mobilitazione «sanitaria» e della marcia indietro dell’azienda che ha deciso di riprendere le fila del dialogo sindacale sul quarto uomo nei voli di linea nazionali, al Sulta, si evita di fare festa. «La situazione è seria e siamo molto preoccupati ma questo non significa che non possano e non debbano esserci regole nel confronto con l’azienda» – spiega Fabrizio Tomaselli dirigente dell’organizzazione sindacale di base. Quarantatré anni, 20 dei quali trascorsi nella compagnia di bandiera, purser di II, moglie e due figli a carico, 2500 euro lordi di stipendio al mese, 1800 netti «comprensivi di tutto» ci tiene a precisare, e soprattutto «una vita non certo entusiasmante». Molti vi considerano ancora una categoria privilegiata … «Non direi proprio. Forse una volta quella degli assistenti di volo poteva essere considerata effettivamente una categoria abbastanza fortunata. Oggi questo però non ha più riscontro con la realtà». Perché? «Negli ultimi 10 anni la situazione del personale Alitalia è cambiata profondamente, si vola molto di più, si fanno meno riposi, si guadagna meno. Un assistente di volo che opera prevalentemente sul medio raggio effettua in media 70 ore di volo al mese pari a 120-140 ore di servizio. È la qualità della vita che è cambiata profondamente. Più della metà di quelle ore si trascorre tra decolli ed atterraggi. Le quattro tratte al giorno, sono ormai una prassi abbastanza consolidata. Sul lungo raggio, ovvero sulle tratte internazionali o intercontinentali, a fronte di voli di otto-dieci o più ore, in passato c’erano sempre almeno tre giorni di sosta. Ora una Milano-New York si fa in meno di 48 ore cosi come la Roma Tokyo: con dieci ore di fuso orario ci si ferma meno di 48 ore. Inutile dire gli effetti sul fisico» Ritiene la sua retribuzione adeguata ? «Le cifre possono rendere giustizia rispetto a molti luoghi comuni. Dal 1983 al 1993 il mio stipendio ha avuto una serie di aumenti che hanno garantito il recupero del potere d’ acquisto. Dal 1993 al 2000 c’ è stato il blocco degli stipendi. Nel 1993 un assistente di volo come me, con 10 anni di anzianità aziendale costava all’Alitalia 120 milioni lordi l’anno. Oggi questo costo è sceso a poco meno di 90 milioni delle vecchie lire. E tutto questo quando importanti statistiche di medicina legale confermano l’incremento costante della malattie professionali legate a stress, radiazioni, allergie. Chi viaggia sa che la maggior parte degli steward e della assistenti di volo non arriva alla pensione in attività per problemi legati alla salute? è su questo che si dovrebbe riflettere».

Il 3 giugno denunciamo alla stampa una dichiarazione di Nicola Schiavone, direttore centrale delle risorse umane di Alitalia su La Stampa per il quale “Il Sulta … ha suggerito il tipo di comportamento con cui abbiamo fatto i conti”. Poco prima dell’incontro che si svolgerà il giorno dopo al Ministero questo non è certo un bel segnale da parte dell’azienda. Lo stesso 3 giugno, giornata in cui si aggiunge anche lo sciopero del personale di terra di Alitalia, sempre su La Repubblica: “Alla vigilia dell’incontro con il governo Paolo Maras del Sulta ribadisce le ragioni che hanno spinto gli assistenti di volo a darsi ammalati e cioè la riduzione del personale di bordo che mette a rischio 400 posti di lavoro, decisione «unilaterale» che «viola le norme contrattuali». A suo avviso «è indispensabile che il confronto si articoli su un piano industriale serio e condiviso». Il segretario nazionale della Filt Cgil, Roberto Scotti, si dice «sorpreso» che qualcuno si stupisca per quanto sta accadendo: «Dal 14 aprile – afferma – chiediamo un incontro con il governo e nel frattempo l’Alitalia ha violato i contratti di lavoro». Anche per Guido Moretti della Uiltrasporti la colpa è dell’ azienda «che ha sospeso il confronto».”.

Il 4 giugno più di 8 ore di trattativa al Ministero non sono sufficienti a rendere stabile la sospensione dell’atto unilaterale dell’azienda. Mengozzi non cede e sostiene che il suo piano industriale non può andare avanti se non si applica quella riduzione del personale sugli aerei. Tassone tenta una mediazione: 3 assistenti di volo sui voli nazionali e 4 su quelli internazionali per qualche mese, poi si valuterà. Niente da fare: tutti i sindacati rifiutano. Lo strano di questa trattativa è che ci sono pochissimi momenti di confronto unitario, tante attese e interminabili scazzi tra noi del Sulta e l’azienda, parte direttamente nello studio di Tassone, altre indirette nelle quali il vice ministro fa la spola tra una stanza dove sono presenti Mengozzi e Schiavone e un’altra dove siamo “accampati” noi del Sulta. Ad un certo punto arrivano anche il presidente Bonomi e il direttore generale Zanichelli: sembra che le altre organizzazioni sindacali stiano per cedere ma noi teniamo e la mediazione non passa. Si rinvia al 6 giugno.

Intervengono addirittura i dirigenti aziendali di Alitalia che in numero di 169 (circa 1 ogni 120 dipendenti) scrivono una lettera ai sindacati con la quale tentano di forzare la mano e di minacciare i lavoratori affermando tra l’altro che “…in presenza di condivise perplessità sugli attuali criteri di conduzione dell’azienda, lo scontro distruttivo precluderà ogni possibile recupero dell’attuale situazione di crisi. Così si distrugge l’azienda…”. Noi rispondiamo a stretto giro di posta che a distruggere l’azienda non sono certo i lavoratori ma le scelte del vertice Alitalia, come anche del silenzio e dell’incapacità di gran parte della stessa dirigenza aziendale.

Ci rivediamo venerdì 6 giugno ma la trattativa non porta ad alcuna soluzione. I voli stanno riprendendo a fatica ma azienda e governo sanno che nel caso non si trovasse una soluzione positiva la situazione potrebbe riesplodere immediatamente. Per questo le trattative, nonostante l’intervento politico dei segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, continua a svolgersi sostanzialmente tra noi del Sulta, l’Alitalia, il vice Ministro Tassoni e il suo capo di gabinetto Mario Scali. Il governo ripropone la sperimentalità nella riduzione del personale ma la nostra risposta è sempre negativa e così la trattativa viene sospesa. Ci diamo appuntamento per martedì 10 giugno ma di fatto un giorno si e l’altro pure siamo sempre al ministero e spesso nella stanza di Tassone. La pressione nei nostri confronti è tanta ma non cediamo. Così anche le altre sigle sindacali non riescono a trovare una posizione comune tra di loro per paura di lasciarci troppo spazio in categoria.

Mentre si discute al ministero e soprattutto tra i lavoratori, l’alto numero di assistenti di volo che continuano ad essere assenti dal servizio (circa 750) non permette una programmazione corretta e così spesso ci si trova con un assistente di volo in meno non per scelta dell’azienda ma questa volta per mancanza reale di personale: le cancellazioni dei voli continuano anche se in misura minore. Ma la dichiarazione “capolavoro” che fa aumentare nuovamente la tensione è quella del “grande” ministro Lunardi che di fatto rischia di vanificare il lavoro di mediazione di Tassone.”…Se si vuole salvare Alitalia con tutte le migliaia di posti di lavoro bisogna seguire alla lettera il piano industriale. Non ci sono deroghe … lo smagrimento del personale è una cosa prevista e cerchiamo di renderla meno drammatica … non sono ammessi cambiamenti rispetto alla linea del piano industriale, un piano che va seguito rigorosamente altrimenti tra 3-4 mesi la compagnia fallisce e ci ritroveremo con migliaia di famiglie sul lastrico…”. Una dichiarazione che oltre a confermare le nostre più profonde preoccupazioni, fa irrigidire anche la Cgil e l’Anpac e restituisce ad uno scenario già di per sé teso, un ulteriore elemento di riflessione: è il governo ad essere in sintonia completa con Mengozzi o soltanto un inetto ministro come Pietro Lunardi? I commenti, anche in ambito ministeriale, propendono per la seconda ipotesi. A conferma di ciò il 9 giugno il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, da sempre vero motore strategico ed operativo della politica del governo Berlusconi, non si incontra con il ministro dei trasporti Lunardi ma con il suo vice ministro Tassone. Letta prosegue poi con Mengozzi per capire i margini della possibile soluzione della vertenza e comprendere lo stato di attuazione del piano industriale. Un dato è certo: da inizio anno l’Alitalia è stata costretta a cancellare oltre 2000 voli a causa della conflittualità e della mancanza di personale e questo dato non colora di rosa la gestione di Mengozzi. Forse qualcuno inizia a capirlo, anche alla luce delle prime 300 assunzioni di personale italiano da parte di Ryanair.

Il 10 giugno ci si vede di nuovo al Ministero. Tavoli separati con Tassone che fa la spola tra il sindacato e l’azienda. La mediazione, con l’approvazione di Palazzo Chigi, ruota su due punti. Il primo prevede che si affronti la discussione sul piano industriale a Palazzo Chigi ma che ci sia la condanna unanime delle malattie degli assistenti di volo. Se sul tavolo alla presidenza del consiglio siamo certamente favorevoli, visto che lo chiedevamo da mesi, sulla condanna non se ne parla minimamente. C’è poi il secondo punto che in sintesi comporterebbe di ritornare in sede aziendale per ridiscutere il provvedimento “sperimentale” della riduzione di assistenti di volo sugli aeromobili che effettuano voli nazionali (da 4 a 3) e quelli internazionali (da 5 a 4). Noi, insieme agli altri sindacati presentiamo un secondo documento che prevede preliminarmente il ritiro dell’atto unilaterale dell’azienda e comunque che il confronto a Palazzo Chigi sia slegato dalla soluzione della vertenza degli assistenti di volo. La trattativa non va avanti e dopo ore ed ore non si arriva neanche ad un incontro congiunto con l’azienda: tutti a casa quando è ormai notte fonda: è nuovamente rottura.

L’11 giugno riunione tra tutti i sindacati e audizioni in parlamento sia per Mengozzi, sia per le forze sindacali. Formalmente emerge la minaccia di nuovi scioperi, ma la paura di governo ed azienda è che si riaccendano forti focolai di malattia tra gli assistenti di volo. Gli incontri informali si succedono ma senza alcun risultato. Noi facciamo uscire un comunicato stampa. ”Nella tarda serata del 10 Giugno 2003 si è interrotto il confronto tra Alitalia e Organizzazioni Sindacali e Professionali, svolto in presenza del Vice Ministro Tassone in qualità di rappresentante del Governo. Riteniamo doveroso esprimere un vivo apprezzamento per l’opera del Vice Ministro, che si è impegnato attivamente ed incessantemente nel tentativo di trovare una soluzione alla vertenza aperta. Registriamo con forte preoccupazione l’atteggiamento rigido ed irresponsabile della Compagnia che ha impedito, al momento, di ristabilire un clima indispensabile per affrontare e risolvere i problemi che attanagliano l’Alitalia e l’intero settore del Trasporto Aereo. È del tutto evidente, e lo ribadiamo con forza e convinzione, che il vero problema non risiede nella diminuzione di un Assistente di Volo sui voli nazionali ed internazionali, operata unilateralmente dall’azienda: riguarda il destino della Compagnia. La continua contrazione e perdita di rilevanti quote di mercato fa ritenere che vi sia la volontà di procedere nel senso di una svendita della Compagnia stessa, e questo sembra essere il mandato conferito dall’azionista di riferimento all’Amministratore Delegato Francesco Mengozzi. Se così non è, il Governo e l’azionista di riferimento facciano capire chiaramente le loro intenzioni per restituire serenità al Paese, ai sindacati e ai lavoratori.

Sui giornali l’attacco al Sulta si fa sempre più acceso. Tra gli altri smentiamo e chiediamo rettifica a La Repubblica del 12 giugno che su di noi scrive: ”…ha spinto più di mille assistenti aderenti al SULTA a darsi ammalati…”.

La Commissione di Garanzia apre un procedimento considerando la malattia dei primi giorni di giugno una vera e propria astensione dal lavoro, quasi fosse uno sciopero organizzato: anche questo procedimento, come varie indagini della magistratura, si spegneranno poi senza alcun risultato o conseguenza.

Insieme alle altre organizzazioni sindacali chiediamo nuovamente un incontro con la Presidenza del Consiglio ma da soli indiciamo comunque uno sciopero di tutti i lavoratori del trasporto aereo per il 7 luglio. Riprendono comunque gli incontri in sede aziendale e dopo due riunioni alle quali decidiamo di non partecipare, il 18 andiamo anche noi. Nulla di fatto se non la dichiarazione aziendale di voler costruire una base per il personale a Milano.

Il 25 giugno Alitalia cede e ritira il provvedimento che aveva ridotto di un assistente di volo gli equipaggi degli aerei di corto e medio raggio.

Abbiamo vinto! Hanno vinto i lavoratori. C’è entusiasmo al nostro interno ed in categoria per essere riusciti, nonostante tutto e tutti, a far tornare l’azienda sui suoi passi. Non succede spesso, anzi quasi mai, in Alitalia come in tutte le altre aziende.

Le trattative proseguono perché la dirigenza Alitalia non vuole perdere la faccia e quindi cerca di imporre altre condizioni peggiorative. Ci riesce parzialmente il 1° luglio con l’aiuto di Cisl, Uil, Ugl, Avia e Anpav, accordandosi su contenuti che noi e la Cgil non condividiamo e non sottoscriviamo. Si tratta di una diversa organizzazione del lavoro e sulla base di Milano: elementi contrattuali importanti che avranno conseguenze negative nel futuro ma che non sono certo paragonabili alla riduzione del personale del 10%, così come aveva preventivato l’azienda con le misure di riduzione del numero di assistenti di volo degli equipaggi.

Nonostante ciò è evidente a tutti che Mengozzi ha perso una battaglia importante contro i lavoratori: una sconfitta che lo porterà in pochi mesi a lasciare la guida dell’Alitalia.

Il 3 luglio, dopo ripetute richieste e sotto la pressione dello sciopero di 24 ore da noi indetto per il 7 luglio, la Presidenza del Consiglio comunica che entro il mese si aprirà il tavolo tra governo, aziende e sindacato sul tema generale del trasporto aereo: noi, soddisfatti per l’obiettivo raggiunto, revochiamo lo sciopero.

Si chiude così il mese di giugno del 2003. Un mese importantissimo per noi e per la categoria che dimostra che ancora “la lotta paga”, che è necessario non essere sempre sindacalmente “educati” e che l’ipotesi alternativa di rappresentanza che abbiamo costruito e che ha ormai 16 anni di vita e di esperienza, è un progetto maturo perché costruito su solide basi e perché mesi come questi dimostrano che è una proposta complessiva valida, sentita e vissuta dai lavoratori in prima persona.

In queste settimane si cambia anche nome e perimetro di intervento al sindacato: dal Sulta dei lavoratori del trasporto aereo al Sult che si propone come organizzazione al cui interno siano presenti tutte le esperienze lavorative del mondo dei trasporti. Un passaggio importante che ci fa uscire dalla confederazione Cub e che crea però le basi per le future e più generali costruzioni dell’SdL nel 2007 e dell’USB del 2010. Un percorso di crescita, di sviluppo, di costruzione del sindacato generale che si concretizzerà con la nascita di USB che si nutrirà di nuove esperienze ma fonderà le sue basi sui valori, la storia e le conoscenze del passato che gli conferiranno forma e sostanza. Non è stato facile far svolgere il Congresso fondativo del Sult il 7 e 8 giugno, nel pieno della vertenza degli assistenti di volo. Forse però la caratterizzazione di lotta e di forte alternatività di questo progetto è emersa con ancor più vigore durante questi giorni che ci hanno visto impegnati in modo inimmaginabile, attaccati da stampa e politica, sulle barricate tutte le ore del giorno e della notte. La vittoria contro Mengozzi e l’Alitalia non è stata solo la vittoria di una categoria e di un sindacato, ma anche la dimostrazione di come sia possibile lottare e vincere oltre le compatibilità economiche e politiche imposte dai governi e accettate supinamente dal sindacato cosiddetto “complice”.

La due giorni finale del Congresso è preceduta da moltissime riunioni congiunte. Un lungo percorso che vede pian piano ridursi le diffidenze e i dubbi sul processo di unificazione. Cominciamo a conoscere meglio i compagni di viaggio ferrovieri e autoferrotranvieri. Esperienze diverse dalle nostre ma che nel progetto studiato si dovranno integrare e restituire un risultato che non dovrà dare la somma delle tre organizzazioni ma la costruzione di un contenitore e un elaboratore di idee e di pratiche sindacali unitarie. Proponiamo anche un percorso di progressiva ricongiunzione all’interno di un sindacato confederale più grande e generale e chiaramente per noi del Sulta dovrebbe essere la CUB, la confederazione dove abbiamo militato sino ad oggi, anche se con molta difficoltà. Purtroppo insieme a tanti risultati positivi, negli anni che andranno dal 2003 al 2007, anno in cui costruiremo l’SdL, non tutto andrà come previsto. I compagni ferrovieri provenienti dall’UCS non si integreranno completamente e continueranno a perseguire un’autonomia non soltanto come legittimo punto di vista vertenziale ma anche rispetto alla difesa di un’identità che spesso in molti di loro sfiora l’eccesso, sino a raggiungere il corporativismo. Anche in un settore dell’esperienza che veniva dagli autoferrotranvieri del CNL l’essere legati esclusivamente alla propria azienda e alla porzione di categoria che si rappresenta, produrrà molti problemi. Entrambe le situazioni esploderanno poi nella costruzione dell’SdL prima e dell’USB dopo. Anche il rapporto con la CUB e soprattutto con Tiboni si deteriora definitivamente con la costruzione della CUB Trasporti in alternativa e in competizione con il SULT. Meno conflittuale, più politico e pragmatico, il rapporto con le RDB con le quali abbiamo instaurato un rapporto più stretto sin dall’inizio dell’esperienza Cub. Prima del Congresso con Vincenzo Siniscalchi organizziamo una chiacchierata con Paolo Leonardi e cerchiamo di rendere meno conflittuale possibile la costruzione del Sult e l’uscita del Sulta dalla Cub: senza molti risultati concreti ma comunque tra compagni e in un clima di rispetto reciproco. Rapporto che con alti e bassi non si interromperà mai e che renderà poi possibile il processo di unificazione in Usb.

Così scriviamo nel documento congressuale: “…il S.U.L.T. vuole rappresentare anche un passo fondamentale nella più generale realizzazione di un percorso di riunificazione confederale che raccolga tutti i lavoratori ed i sindacati di base ed alternativi… Sottolineiamo con convinzione la necessità di finalizzare il processo di unificazione delle nostre sigle nel S.U.L.T. ad un approdo di modello confederale. Soltanto attraverso percorsi condivisi ed unificanti di tutto il sindacalismo di base sarà, infatti, possibile costruire una reale alternativa sindacale agli attuali modelli confederali…

Nella divisione dei compiti io mi occuperò più specificatamente del Sult, insieme a Fabio Frati mentre Maras e Cavola lavoreranno prioritariamente sul trasporto aereo. In effetti continuerò a lavorare su entrambe le situazioni, presi come saremo dalla crisi Alitalia e dalla grave situazione che vivrà l’intero settore del trasporto aereo. Dal punto di vista organizzativo ed economico l’apporto del trasporto aereo diventa comunque subito preminente nella nuova organizzazione sindacale.

Il 1 agosto 2003 si apre il tavolo governativo a Palazzo Chigi sui problemi dell’intero settore del Trasporto Aereo italiano. Ferma rimanendo la centralità del tavolo alla Presidenza del Consiglio, il confronto si articolerà su tre tavoli tecnici con all’ordine del giorno la riforma dell’aviazione civile, le compagnie aeree e le infrastrutture aeroportuali. A presiedere il tavolo per il governo sono il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e il vice ministro dei trasporti Mario Tassone, con il quale abbiamo ormai instaurato un discreto rapporto durante la crisi relativa alla vertenza degli assistenti di volo dei primi di giugno.

Devo dire che Tassone, nella sua funzione di vice ministro di un ministero condotto da quel “campione politico” di Pietro Lunardi, ha sempre svolto il suo ruolo con moderazione, con intelligenza, cercando soluzioni e spesso schierandosi anche contro le aziende: atteggiamento questo che nell’ambito del governo Berlusconi non è certo cosa da poco. Un “vecchio” democristiano, legato all’esperienza sturziana e morotea che ama la chiarezza ma sa trattare e mediare come pochi: in un ruolo come quello di gestore del governo delle politiche di un settore turbolento e in continua crisi ed evoluzione come quello del trasporto aereo non sono certo caratteristiche da poco. Noi sviluppiamo con lui un rapporto di estrema chiarezza: siamo lontani milioni di chilometri dal governo Berlusconi e dalla sua politica generale e nel nostro settore ma abbiamo costruito un rapporto di correttezza che Tassone apprezza e che noi rispetteremo per tutto il periodo nel quale lui svolgerà questo ruolo.

Il confronto slitta chiaramente a dopo le ferie estive e il primo incontro si svolge il 4 settembre, proprio a ridosso del consiglio di amministrazione dell’Alitalia del 12 settembre che dovrebbe approvare il nuovo piano industriale da presentare poi al sindacato. Si rincorrono le voci sugli esuberi e su nuovi sacrifici ma non solo: Berlusconi vuole Air France o in alternativa il gruppo Benetton. L’Anpac dei piloti attraverso la Scarl (la cooperativa di lavoratori azionisti capeggiata da quest’associazione) vuole partecipare alla privatizzazione insieme a Lupo Rattazzi (ex presidente di Air Europe, figlio di Susanna e nipote di Gianni e Umberto Agnelli) e alla statunitense General Electric.

Mentre Berlusconi corteggia l’Air France, la compagnia francese e la KLM stanno per varare una vera e propria fusione con la creazione di un Gruppo sia dal punto di vista societario, sia commerciale ed industriale. Nel progetto si vuole infilare anche Berlusconi, con l’approvazione e la soddisfazione di Mengozzi. Il 2% di azioni scambiate con Air France sono poca cosa rispetto ad un progetto di fusione ma per arrivare a quell’obiettivo il governo decide che prima serve la privatizzazione e si studia quindi un decreto specifico.

Il piano di Mengozzi sembra non essere del tutto gradito neanche al vice ministro Tassone che dopo un incontro con il presidente Alitalia Bonomi afferma “non si può sintetizzare: risanamento attraverso i tagli… il piano industriale deve guardare al futuro e non essere solo lo strumento per superare la nottata”. Detta da lui suona bene ma noi lo ripetiamo da anni.

L’incontro con l’Alitalia è il 18 settembre: illustrazione del piano ma senza la consegna di alcun documento. Di solito quando cercano di spiegarti una cosa di cui non conosci i termini e non vedi nero su bianco, alla fine c’è una grande fregatura. Infatti subito dopo le voci si fanno sempre più insistenti e cominciano a trapelare dati e stralci parziali del documento aziendale. Si tratta nuovamente di esuberi, di tagli di linee e personale, di pezzi di azienda che se ne devono andare, di condizioni di lavoro più pesanti e di meno salario. Ecco alcuni passaggi di un comunicato ai lavoratori che esce il 2 ottobre e con il quale descriviamo il piano aziendale. “…Le linee generali del Piano sembrano orientate nuovamente verso la dismissione di interi settori, dimenticando che le compagnie con le quali dovremo confrontarci hanno un numero complessivo di addetti di oltre 70.000 (Air France – circa 300 aerei) e oltre 30.000 (KLM – circa 140 aerei). Alitalia con oltre 150 aerei ha un numero di dipendenti di circa 20.000 unità e vorrebbe ulteriormente ridurre il personale e concentrasi esclusivamente sul core-business, cioè l’attività di volo, dimenticando che non è il solo “volo” che fa una Compagnia aerea, ma anche l’insieme delle attività connesse ed integrate che produce reddito e risparmi. Questo è ciò che ci insegnano i competitori europei e le stesse Air France e KLM. Uno dei principali obiettivi del Piano è poi quello di aumentare la produttività del personale. Per quanto riguarda la nostra categoria le “voci” e le conferme sono le più preoccupanti, eccessive e addirittura grottesche. – Revisione delle regole contrattuali scomode, cioè quelle che, pur concordate, non hanno trovato un’azienda efficiente ed organizzata per poterle applicare adeguatamente. – Aumento dei limiti orari ed in prospettiva applicazione di quelli europei (cioè quelli pensati per limitare lo stato di schiavitù nel quale operano tanti colleghi di piccole e medie compagnie, ma chiaramente molto peggiorativi rispetti ai nostri). – Riduzione del personale a bordo … -1 …. ancoraaaa ! – Aumento della capienza degli AA/MM (l’MD80 nazionale torna a 163… le comiche!), e sul B767 si procederà all’eliminazione dei posti di riposo orizzontali. – Interventi sui riposi, sulle ferie e sulla riserva. – Sviluppo Base Milano. Proprio partendo da questo ultimo punto (Base Milano) è necessario partire per sviluppare un’analisi che chiunque, con un minimo di conoscenza della materia, potrebbe fare senza pericolo di sbagliare di molto. Che tipo di sviluppo è previsto? Limitato sul M/R, dato che il grosso di macchine arriverà in AZ Express, mentre sul L/R passeremo dai 22 AA/MM previsti entro febbraio a 28 totali entro il 2006 … Lo sviluppo è confermato su MXP, concentrato su alcune direttrici di L/R. Sembra pacifico, anche leggendo dai giornali, che FCO subirà un ulteriore ridimensionamento, anche perché con un tale lieve incremento di macchine sarebbe impossibile garantire un riequilibrio di attività (mentre i nostri concorrenti aumenteranno invece l’attività sullo scalo romano). Quanti aerei servirebbero per far diventare una cattedrale nel deserto in un grande HUB europeo, paragonabile a Parigi o Amsterdam? Domanda attualmente senza risposta… (28 ci sembrano decisamente pochini). È irrispettoso pensare che tale “grande idea industriale” sia legata ad interessi politici estranei a quelli di Alitalia? L’alleanza potrebbe prevedere un ruolo per Roma, proiettata verso il sud, l’Africa e il medio oriente mentre Malpensa, senza rivedere il ruolo di Linate, rischia di trasformarsi nella tomba di questa Compagnia. È follia o fredda volontà di riproporre ricette vecchie legate alla politica e che hanno prodotto la crisi ormai decennale di Alitalia? …

Intanto il 30 settembre si consuma il “matrimonio” tra Air France e Klm, mentre la sera prima Mengozzi, dopo il via libera del governo, era volato ad Amsterdam per discutere della stretta alleanza da stringere con il nuovo Gruppo KLM-Air France, in previsione della privatizzazione di Alitalia e della futura possibile fusione a tre. Nel consiglio di amministrazione della nuova holding costituita dalla compagnia francese e da quella olandese siederà anche un rappresentante di Alitalia, la cui entrata nella società è prevista verso metà del 2004.

L’alleanza a tre ed il piano Mengozzi ravvivano lo scontro tra Lombardia e Lazio rispetto al peso da dare a Malpensa e a Fiumicino. Infatti, come riporta La Repubblica del 2 ottobre: “… L’ Alitalia è accusata di voler declassare lo scalo romano, ma la compagnia nega e assicura che Fiumicino manterrà la sua importanza. Tuttavia politici e sindacalisti incalzano il management, accusano la Lega e chiedono di cambiare i piani. A distanza di qualche anno torna lo scontro tra i due grandi aeroporti italiani. A scatenare la nuova ondata di polemiche è il ruolo che la neo-alleanza tra Alitalia, Air France e Klm ha stabilito per lo scalo romano e quello milanese. Lo scalo Hub di Milano Malpensa è destinato a servire mercati di lungo raggio (Nord America, Sud America, Giappone) e flussi di traffico da e per il Medio Oriente, l’ India e il Nord America. Lo scalo Hub di Roma Fiumicino sarà quello di riferimento per l’Europa meridionale, focalizzato sul traffico «local» e i flussi intra-mediterranei, da e per il Medio Oriente e il Nord Africa. L’ulteriore rafforzamento del ruolo di Malpensa – da dove già oggi l’ Alitalia sviluppa il 75 per cento dei suoi voli intercontinentali – è sin troppo evidente... “

Ma mentre Berlusconi già annuncia la privatizzazione e l’alleanza internazionale a tre, Air France frena e vuole che prima di parlare di alleanze si passi al risanamento dell’Alitalia e alla privatizzazione. Questo è quanto afferma il direttore generale di Air France Pierre-Henry Gourgeon “…delle modalità d’ ingresso dell’Alitalia nell’alleanza a tre se ne riparlerà al momento opportuno, quando riassetto e privatizzazione saranno ultimate…”. KLM, con il suo direttore generale Rob Ruijter rincara la dose: “…l’ Alitalia deve risanare i suoi conti prima che si unisca all’alleanza, perché al momento è una compagnia in perdita e deve essere privatizzata …per arrivare a questo punto impiegherà alcuni anni…”. La risposta dall’Alitalia arriva quasi in diretta, si dirada la nebbia sui contenuti del piano Mengozzi e si comincia a parlare chiaramente di un numero di esuberi da 1.000 a 4.000. Ormai è risaputo: per loro il risanamento si identifica prioritariamente con una riduzione del personale. Nel governo sembra che la Lega Nord intenda bloccare o condizionare il decreto di privatizzazione che sembrava ormai definito ma sono dichiarazioni dettate da fini elettorali e di consenso nei propri territori di riferimento.

Il 30 ottobre il consiglio di amministrazione dell’Alitalia vara il piano industriale 2004-2006. Le direttrici in cui si muove sono quelle ormai conosciute e gli esuberi sono 2.700 dei quali 1.200 sono da ricollocare in altre aziende alle quali si cederanno attività oggi svolte in Alitalia. Tutte le organizzazioni sindacali dichiarano la loro avversione al piano, chiedono un incontro al governo e minacciano lo sciopero. Vista la gravità della situazione riusciamo addirittura a fare un comunicato unitario a livello di segreterie nazionali. “Le OO.SS., FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, UGL T.A., SULT e le Associazioni Professionali, ANPAC, UNIONE PILOTI, ANPAV, ATV, in considerazione delle decisioni del CdA Alitalia del 30 ottobre u.s., respingono il Piano Industriale poiché esso appare contrassegnato da troppe incognite che disorientano e diffondono un forte senso di disagio e malessere che si cala su un quadro di forte precarietà per tutti i Lavoratori del Gruppo aggravato da scelte orientate alle dismissioni ed esternalizzazioni che contraddicono la filosofia dello sviluppo di Alitalia e della diversificazione del business, da sempre promessi e mai mantenuti dal management. L’appartenenza e l’identità del Gruppo Alitalia non è per il Sindacato e le Associazioni Professionali materia disponibile, né può trovare disponibilità alcuna il confronto sugli esuberi. Altri sono i problemi che richiedono soluzioni non più rinviabili – Il nodo irrisolto della ripartizione del traffico nel sistema aeroportuale milanese (MXP-LIN) e tra questo e quello romano (FCO-CIA). Sarebbe il caso di mettere intorno allo stesso tavolo i Sindaci dei Comuni interessati e i Governatori della Lombardia e Lazio. – L’Alleanza Air France/KLM appare sempre più una promessa di matrimonio ove l’Alitalia potrà al massimo aspirare ad un ruolo subalterno e servile… – Il mercato domestico, vero asset dell’Alitalia e del trasporto aereo del nostro Paese, che stimola forti appetiti dei majors europei deve trovare un consolidamento… – La necessità di un intervento del Governo che preveda norme valide per tutti gli operatori del settore che non falsino la concorrenza, regolino l’utilizzo del personale ed assicurino elevati standard di sicurezza. I temi richiamati non esauriscono l’intera problematica; ciò non di meno rappresentano gli argomenti e la posizione delle forze sociali, che formeranno oggetto di dibattito il giorno 11 novembre a Roma quando i rappresentanti sindacali di tutto il territorio nazionale si ritroveranno per decidere iniziative di lotta… Segreterie Nazionali FILT/CGIL FIT/CISL UILTRASPORTI UGL T.A. SULT Presidenze Associazioni Professionali ANPAC ANPAV ATV UNIONE PILOTI “. Dichiarazioni unitarie forti ma il dubbio che ci assale e che è quasi una certezza: quanto resisteranno su queste posizioni? Quando ce li ritroveremo seduti dall’altra parte del tavolo?

Negli stessi giorni pubblichiamo i risultati di un sondaggio tra gli assistenti di volo che abbiamo iniziato nel mese di settembre e che disegna uno scenario reale di come la categoria vive questa difficile fase che dura ormai da anni e che purtroppo, durerà ancora per tanto tempo. Un sondaggio importante e valido dal punto di vista statistico, visto che raccoglie le risposte di 1.000 assistenti di volo, cioè il 25% della categoria. Domande che spaziano dal tema sindacale a quello professionale, dal come si vive l’Alitalia alla gestione del personale, dalle conseguenze nella vita privata alle proposte di carattere contrattuale. Un sondaggio i cui risultati sono interessanti e confermano le nostre posizioni e convinzioni. Tra i tantissimi dati alcuni emergono in modo evidente: “…Il 74,51% ritiene <Utile> la costruzione dell’RSU. Il 90,78% considera <Fondamentale> o <Importante> il Contratto Nazionale. Il 95,49% giudica l’operato del vertice aziendale Alitalia <Non Adeguato> o <Negativo> o <Molto negativo>. Il 91,94% ritiene che il nuovo Piano Industriale produrrà ulteriori sacrifici. L’ 82,84% ritiene <Indispensabile> o <Importante> la partecipazione e la mobilitazione degli aa/vv. L’84,74% degli intervistati esprime un’opinione favorevole sulle proposte del Sult…. “. Una fase difficile nella quale però la categoria, la maggioranza di essa, è con noi: cosciente di non poter vincere ma almeno determinata a mettere un freno all’azienda, ad ostacolare le tendenze al ribasso degli altri sindacati ed a condizionare con le lotte e la trattativa i risultati di questa ennesima crisi. Che poi è la sintesi della nostra storia passata, presente e futura.

Mentre persiste il rifiuto di tutti i sindacati di incontrare l’Alitalia sul piano industriale, il vice ministro Mario Tassoni convoca una riunione con le organizzazioni sindacali per il 5 novembre, il ministro del lavoro, Roberto Maroni, sembra frenare rispetto alla privatizzazione dell’Alitalia: “Con l’attuale piano non credo si possa procedere con il decreto di privatizzazione. Adesso ci dobbiamo occupare del piano … Mi sembra saggio che il governo rifletta sul piano industriale, perché c’è il rischio che tanti lavoratori perdano il posto e c’è il rischio, come dice anche l’amministratore delegato Mengozzi, che l’Alitalia non riesca a rilanciarsi. Infine c’è il rischio che Malpensa diventi un aeroporto come tanti…”.

L’11 novembre una grande assemblea dei quadri sindacali di tutte le organizzazioni sindacali presenti in Alitalia proclama uno sciopero di 4 ore per il giorno 28 dello stesso mese ma dieci giorni dopo l’Anpac si sfilerà dal fronte unitario e revocherà lo sciopero.

Il 13 novembre cade il “veto” di Maroni rispetto alla privatizzazione di Alitalia. Bossi da l’ok al decreto che autorizza e regola la privatizzazione e la discesa dello stato sotto il 51% delle azioni.

Il 20 si svolge un incontro sul tema generale del trasporto aereo tra tutti i sindacati presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con la presenza del Ministro Buttiglione del Vice Ministro Tassone, dei vertici di Enac, Enav, Assaereo, Assoaeroporti e Alitalia. È l’occasione per riprendere il discorso generale sul settore, ma anche per illustrare la posizione sindacale emersa con l’assemblea dei quadri sindacali dell’11 novembre, riconfermare lo sciopero e l’indisponibilità a qualsiasi confronto con Alitalia sul Piano industriale. È indispensabile riaprire il tavolo di confronto a Palazzo Chigi dove poter affrontare i problemi che riguardano l’intero settore del T.A. e solo in quell’ambito inserire la situazione Alitalia. Insomma, si ribadisce che non vogliamo parlare di Piano solo con l’Alitalia e non vogliamo affrontare solo il tema Alitalia. Mengozzi però, forte dell’ok del governo al processo di privatizzazione della compagnia e preso atto delle dichiarazioni del ministro Lunardi che auspica che il decreto sulla privatizzazione sia approvato prima di Natale, accelera anche sul piano industriale e questo non fa che gettare benzina sul fuoco.

Il 28 lo sciopero riesce al 100% e a Fiumicino si svolge una manifestazione con la partecipazione di migliaia di lavoratori. Si indice un nuovo sciopero per il 17 dicembre, ma questa volta di 24 ore. Da una nota spedita alle commissioni lavoro e trasporti di Camera e Senato nella quale affrontiamo tutti i temi del trasporto aereo e dell’Alitalia, emergono dei dati incontrovertibili che inchiodano l’azienda dal punto di vista della “costruzione” dei costi. “… Fatta 100 la sfera dei costi totali: – il 15% è rappresentato da spese di vendita ( in Lufthansa incidono per il 5%!) – il 16% sono spese di traffico (altri vettori non superano il 10%) – il 17% sono rappresentati da spese per carburanti, esiste uno studio che evidenzia l’unità di misura del costo: per Alitalia in 1,09. mentre quello per Lufthansa è 0,70. Va respinta l’ossessione costo-lavoro, in quanto, nel confronto emerge che: 1) in Air France incide per il 27% sul fatturato; 2) in KLM incide per il 30% sul fatturato; 3) in Alitalia oggi incide per il 23,5% sul fatturato. Soltanto pochi anni fa in Alitalia l’incidenza era del 19% per la ragione che il fatturato era del 20% maggiore di quello attuale. (10500 Mld lire invece che 8500 Mld lire). Di qui la necessità di agire sulla leva dei ricavi e non su quella del costo-lavoro…

Nel frattempo Alitalia commette un errore madornale: decide che a partire dal primo febbraio 2004 le provvigioni sui biglietti per i voli nazionali e internazionali saranno ridotte all’1% lordo dal precedente 3% sulle rotte nazionali e 7% su quelle internazionali. Un risparmio teorico previsto di 250 milioni di euro l’anno che invece non si realizzerà mai perché contemporaneamente si sta smontando anche il sistema di vendite dirette dell’Alitalia e perché produce immediatamente un irrigidimento delle agenzie e una perdita di venduto e di fatturato non indifferente.

L’azienda decide di bloccare gli aumenti salariali legati all’inflazione programmata dal 1 gennaio 2004. Il 12 dicembre si organizza una grande assemblea a Fiumicino e dalla mensa ad un certo punto si decide di uscire e andare verso l’autostrada. Il traffico viene bloccato e sino al primo pomeriggio gli aerei non partono e non arrivano passeggeri dalla città. La tensione ormai è altissima e palpabile tra i lavoratori.

La commissione anti-sciopero fa dei rilievi all’azione di lotta decisa per il 17 dicembre. Noi cerchiamo di mantenerla comunque in piedi perché la situazione ci sembra matura per dare una spallata decisiva al piano Mengozzi e, perché no, allo stesso amministratore delegato, ma le altre organizzazioni cedono immediatamente e alla fine decidiamo di spostare lo sciopero al 19 gennaio.

Il 16 dicembre si svolge una riunione convocata dal vice ministro Mario Tassone con l’azienda e tutti i sindacati. Mengozzi propone una “moratoria” di un mese sino al 31 gennaio: niente scioperi e sospensione delle misure legate al piano industriale. Noi, insieme a Cgil e Anpac, rimandiamo al mittente la proposta e le altre sigle sindacali ci seguono. La riunione fallisce e noi chiediamo un intervento diretto della presidenza del consiglio ma il governo convoca le parti per gennaio. Unitariamente chiediamo che la convocazione sia spostata al 29 dicembre. Il giorno dopo, il 17 dicembre, nuova manifestazione a Fiumicino. È il giorno in cui si doveva svolgere lo sciopero, vietato dalla commissione di garanzia: ma a noi interessa relativamente. Verso le 10 della mattina, dopo un “accenno” di assemblea, in corteo ci dirigiamo verso lo scalo. Siamo tantissimi, sicuramente più di 2000, distribuiamo comunicati ai passeggeri che non possono entrare nell’aerostazione perché le entrate sono tutti bloccate. La parola d’ordine è “ritiro del piano industriale 2004-2006 presentato dall’Alitalia il 12 settembre perché inaccettabile”.

Dopo aver stazionato a lungo davanti alle partenze, il corteo ritorna verso gli uffici dell’Alitalia lungo le strade dell’aeroporto. Una marea di polizia e gli animi sempre più caldi. All’incrocio tra l’autostrada e la palazzina degli uffici Alitalia si tenta di imboccare la Fiumicino-Roma. La polizia interviene immediatamente. Qualche tafferuglio e un po’ di manganellate. Poi volano sassi e qualsiasi cosa a portata di mano. Una carica della polizia e poi un lungo fronteggiamento che si risolve dopo l’intervento di qualche parlamentare e di Luigi Nieri, assessore al lavoro del comune di Roma. Alle 13 la manifestazione si scioglie ma la rabbia non è certo sfumata: da tanti anni non si vedeva un intervento repressivo della polizia contro i lavoratori nell’aeroporto romano. Così risponde un lavoratore ad un giornalista: “Sono uno di quelli che ha tirato i sassi alla polizia e non me ne pento – Antonio ha 54 anni e un futuro già segnato – vuol sapere quale? Esodo agevolato, mini pensione e una vecchiaia in miseria dopo 25 anni a spezzarsi la schiena. Non è possibile che ogni vertenza sindacale, ogni mobilitazione dei lavoratori finisca coi manganelli e le cariche ma cos’è, il governo Scelba? Avevamo proclamato due scioperi, l’11 e il 17 dicembre e la commissione di garanzia ce li ha bloccati. La prima data consentita è il 19 gennaio prossimo. E sa quanto glie ne frega alla gente se si fermano gli aerei il 19 gennaio? E allora, se non possiamo astenerci dal lavoro, facciamo assemblea e cortei spontanei: un nostro diritto, lo dice la legge 300. Io spero proprio che andremo avanti così fino a Capodanno, altrimenti tanto vale aspettare i licenziamenti. È il solo modo per far sentire la nostra voce”. Così in un’intervista a La Repubblica Francesco Staccioli del SULT: “«Vogliono trasformarci in McDonald’s dei cieli. Se le cose all’interno dell’Alitalia non cambieranno, il lavoro al quale ho dedicato la vita è destinato a modificarsi radicalmente. Se in Italia non esisterà più una grande compagnia aerea che offra un prodotto di qualità e di alta sicurezza, il nostro mestiere si limiterà ad una semplice presenza a bordo. Saremo solo il Mc Donald dei cieli». A parlare è Francesco Staccioli, 38 anni, sposato, due figli di tre e sei anni, steward da 15 anni e responsabile del settore assistenti di volo del sindacato Sult. La sua figura professionale, il purser di seconda, è tra quelle che su alcune linee potrebbe sparire. Quante probabilità ci sono di licenziamento? «Le probabilità sono altissime per i giovani, per gli stagionali. Quasi mille di loro non verranno riconfermati se le condizioni rimarranno tali. In mancanza di uno sviluppo aziendale, che all’orizzonte peraltro non c’è, poter inserire mille persone che cominciano ad essere alla decima stagione sarà impossibile. E a noi “anziani” sarà richiesto un aumento della produttività, che è già al limite». Se il rischio di perdere il posto non c’è, quali sono le sue paure? «La mia paura è quella di non arrivare alla fine del mio lavoro. Mi spiego: siamo la prima generazione che sperimenta anni e anni di lavoro sui jet, a determinate condizioni, quali alta quota, differenza di fusi orari. Tutto questo, fatto con meno personale, vuole dire non poter arrivare a 50 anni. È fisicamente impossibile arrivarci ai ritmi che l’Alitalia vorrebbe imporci». In sostanza l’ azienda vi sta mettendo nelle condizioni di abbandonare prima dell’età pensionabile? «Proprio così». Vuole dire qualcosa ai dirigenti dell’Alitalia da sindacalista e da dipendente dell’azienda? «Come rappresentante del Sult posso dire che sono anni che combattiamo contro un progetto di forte ridimensionamento dell’azienda. Questi dirigenti che ora ci mettono i bastoni fra le ruote sono gli stessi che, lo scorso giugno, hanno smontato le poltrone degli aerei (MD80), diminuendone le capacità, per ridurre l’equipaggio. E, accorgendosi dell’errore, oggi le stanno rimontando. Il tutto al costo di milioni di euro».”. Il governo, direttamente con Gianni Letta, condanna la manifestazione ma allo stesso tempo conferma la riunione per il 29 dicembre. Maroni attacca Mengozzi e afferma chiaramente che l’amministratore delegato ha perso il controllo della situazione, ma a dettare quest’attacco politico ed istituzionale è anche la necessità di rafforzare la posizione di Bonomi, Presidente di Alitalia senza però reali deleghe. Cerchiamo di far anticipare la riunione al 22 ma senza successo. Poi il 19 dicembre è lo stesso Berlusconi in sede di consiglio dei ministri ad intimare all’Alitalia di sospendere e stralciare dal piano il capitolo dei 2.700 esuberi. Poco prima di natale, il 23 dicembre, si svolge una nuova e ancor più partecipata assemblea sul piazzale dell’area tecnica di Fiumicino. Partecipano anche istituzioni e politici. Questa volta si rimane in assemblea ma l’uscita dai posti di lavoro è pressoché totale e i voli si bloccano nuovamente per ore.

Dopo Natale si organizzano due incontri con il sindaco Veltroni e il presidente della regione Lazio Storace e soprattutto una serie di incontri informali con Tassone per preparare la riunione di fine anno.

Arriviamo alla riunione del 29 dicembre a Palazzo Chigi. La Sala Verde della presidenza del consiglio è piena. Due per organizzazione al tavolo, Cavola ed io per il Sult, ma dietro una cinquantina di sedie con altrettanti rappresentanti sindacali. Mengozzi e Bonomi e il loro gruppo di vertice dalla stessa parte del tavolo e dietro il governo e le varie istituzioni. Gianni Letta, Lunardi, Tassone, Buttiglione e Matteoli per il governo e Veltroni, Gasbarra e Storace per comune, provincia e regione. Per il sindacato anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti e quelli dei trasporti. Insomma una sala piena di parole, buone e strane intenzioni, cattivi propositi e pessimi auspici, gente per bene e altra molto meno. Sotto al palazzo, nonostante la pioggia, per ore centinaia di lavoratori ci fanno una rumorosa e piacevole compagnia. Noi come sempre diciamo quel che pensiamo senza alcun timore reverenziale. Ci attaccano tutti e da tutte le parti del tavolo ma a noi non interessa molto: abbiamo spalle larghe e idee chiare. Momenti di tensione e quasi rottura in varie occasioni, soprattutto quando Letta tenta di forzare la mano per riuscire ad ottenere un’apertura immediata del confronto tra azienda e sindacati senza la sospensione degli esuberi e promettendo quegli ammortizzatori sociali che non ci sono ancora per il trasporto aereo. Quello che è importante è che dopo un’intera giornata e una quasi intera nottata di trattativa, in parte in Sala Verde, in parte nell’ufficio di Gianni Letta, esce fuori un documento niente male che di fatto blocca Mengozzi e il suo piano. Così riportiamo in un comunicato sindacale unitario: “…Il sindacato ha ribadito la necessità di soluzioni che riguardano il 4° tavolo del “Lavoro” già previsto dal confronto con il Governo nel quale ottenere: – strumenti di sostegno per l’occupazione per tutto il comparto; – contratti di settore; – clausole di salvaguardia occupazionale e contrattuale a tutela di tutti i lavoratori, sia quelli soggetti a processi di liberalizzazione che quelli interessati alle attività dell’indotto; – regolamentazione per i limiti di impiego al personale navigante. Per quanto riguarda la vertenza Alitalia il verbale può essere sintetizzato in quattro punti: 1. Attivazione del confronto tra le parti (Governo – Azienda – Istituzioni – OO.SS. – AA/PP) presso il Ministero dei Trasporti allo scopo di discutere ed apportare modifiche al Piano Industriale; 2. Durante tale confronto l’Azienda non attuerà decisioni che abbiano un impatto sul lavoro; 3. L’Azienda procederà, come concordato nel 2002, all’adeguamento delle retribuzioni al tasso d’inflazione per i lavoratori del Gruppo a partire dal prossimo mese di gennaio; 4. Il confronto avrà un primo momento di verifica generale il 31 gennaio presso la Presidenza del Consiglio…”. In pratica un impegno a modificare il piano, cioè quello che Mengozzi aveva da sempre escluso. Nessun trionfalismo, nessuna certezza: sicuramente però uno stop a Mengozzi e al suo piano e una difficile trattativa da affrontare.

Il 31 dicembre, mentre Air France e KLM confermano le perplessità sulla possibile fusione con Alitalia e riemergono le polemiche tra Roma e Milano per la suddivisione del traffico tra Fiumicino e Malpensa, noi confermiamo comunque lo sciopero del 19 gennaio e chiediamo unitariamente la revisione del piano industriale. Il ministro dei trasporti, Pietro Lunardi, annuncia che la trattativa tra Alitalia e sindacati si svolgerà al ministero ed inizierà il 7 o l’8 gennaio per continuare a ritmo serrato sino alla verifica fissata per il 31 gennaio 2004 a Palazzo Chigi: speriamo che Lunardi, che non ne azzecca mai una, questa volta non abbia sbagliato anche le date.

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