Capitolo 20 – 2002  Nuova ricapitalizzazione, alleanze internazionali e ridimensionamento
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Ad inizio anno il caos operativo non accenna a diminuire. Seguendo le indicazioni sindacali i primi equipaggi che risultano incompleti iniziano a fermarsi ed a bloccare i voli a cavallo tra il 31 dicembre ed il 1° gennaio e la reazione aziendale è pesantissima: immediatamente comunica la sospensione cautelativa dal servizio di tutti coloro che avevano rifiutato di partire in sotto organico. Generalmente la procedura della sospensione cautelativa viene utilizzata dalle aziende come “avviso” di interruzione del rapporto di fiducia e conseguentemente si procede poi al licenziamento. Ma la altrettanto dura ed immediata reazione del Sulta e di tutte le altre sigle sindacali, comprese quelle dei piloti, fa tornare indietro l’azienda sulla sospensione dei lavoratori dal servizio. Rimane però il percorso aperto delle contestazioni disciplinari che porteranno poi a febbraio del 2002 a provvedimenti di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione di 8 giorni per gli assistenti di volo e di 10 giorni per le qualifiche più alte.

Veramente un inizio d’anno infernale che scuote la categoria e i sindacati ma che conferma che l’azienda preferisce lo scontro e non intende dare corso ad un vero confronto positivo con i lavoratori. Ci rendiamo comunque conto che ancora una volta il rispetto delle indicazioni sindacali ai lavoratori è frutto esclusivo del nostro lavoro e che le altre organizzazioni, nonostante formalmente coinvolte, si mantengono invece su posizioni di estrema prudenza, se non di boicottaggio. Niente di nuovo: è una condizione che in questi anni abbiamo visto e vissuto più e più volte.

Il 14 gennaio il Consiglio di Amministrazione di Alitalia dà il via libera all’Amministratore Delegato per aprire le procedura di mobilità prevista dalla legge 223/91. Un atto che rappresenta una svolta decisiva nella crisi che si trascina da mesi, finalizzata a spingere le organizzazioni sindacali ad accettare un piano di drastico ridimensionamento della compagnia ed imporre ulteriori tagli al costo del lavoro. A conferma del fatto che gli altri sindacali non vogliono spingere l’acceleratore sulla mobilitazione dei lavoratori, il 17 gennaio una grande assemblea della categoria indetta da tutte le sigle, vede la partecipazione di Cgil, Cisl e Uil soltanto con le rappresentanze di categoria: evidentemente le segreteria nazionali stanno già discutendo con l’azienda come far pagare ai lavoratori l’ennesimo accordo che sarebbe stato sottoscritto sulla loro pelle.

Il 18 gennaio il trasporto aereo si blocca totalmente per otto ore a seguito di uno sciopero indetto unitariamente da tutti i sindacati del settore. Non basta uno sciopero riuscito al 100% e un’assemblea unitaria molto partecipata nella quale viene anche approvata una mozione dell’associazione “Centoxcento AV”, molto vicina e quasi interna al Sulta, che sostiene l’inasprimento della mobilitazione contro le chiusure aziendali: il 23 gennaio andiamo tutti a Palazzo Chigi per il terzo incontro tra governo e sindacati, forti di una posizione unitaria a livello generale che si è concretizzata anche in un documento comune e soprattutto confortati da uno schieramento sindacale che soprattutto tra gli assistenti di volo, appare formalmente compatto e fortemente orientato a non accettare il piano aziendale. Ma di che parliamo? Il 23 gennaio il governo ci dice che approva il piano industriale, quattro moine da parte dei soliti “pezzi grossi” di Cgil, Cisl e Uil e come d’incanto il percorso comune si dissolve e viene sottoscritto un accordo con il quale si accetta il progetto aziendale. E così dopo 8 ore di trattative, alle due della notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 gennaio, i ministri Maroni, Marzano, Buttiglione, Lunardi, Tremonti, “guidati” dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, “convince” tutti (quasi tutti) i sindacati del settore ad accettare l’accordo con i vertici dell’Alitalia, presenti il presidente Cereti e l’amministratore delegato Mengozzi. Il Sulta non firma e così scrive il 25 gennaio “… Un Accordo che non poteva essere condiviso, un Accordo che di fatto esprime consenso al Piano Alitalia e pone una pietra tombale sulla vertenza che avevamo condotto unitariamente. Un Piano che, lo ricordiamo, è stato considerato inaccettabile da tutte le Organizzazioni Sindacali sino a qualche minuto prima della firma dell’Accordo, un Piano che mantiene tutta la sua carica negativa e che sarà gestito dallo stesso management che ci ha condotto alla triste e drammatica situazione attuale…”.

Nota di colore: il Sulta rappresenta ormai migliaia di lavoratori Alitalia e non sottoscrive quest’accordo ma questo fatto viene “compensato” dalla firma del SIN.PA = Sindacato Padano della Lega, che non ha alcun iscritto in azienda ma che “inspiegabilmente” viene regolarmente invitato dal governo al tavolo delle trattative ufficiali su Alitalia. Cgil, Cisl, Uil che avevano fatto e continuano a fare fuoco e fiamme contro il Sulta e il sindacalismo alternativo e di base, accettano senza fiatare la presenza di soggetti assolutamente non rappresentativi: che cosa non si fa per far contento chi comanda!

In concreto con l’accordo si conferma il piano Mengozzi, si procede alla ricapitalizzazione e sugli esuberi si sceglie la via dei contratti di solidarietà, degli “esodi incentivati” economicamente e di un blocco parziale delle assunzioni dei contratti stagionali, si prevede anche una nuova riduzione del costo del lavoro. Nulla su stato di crisi del settore e su un reale progetto di sviluppo che inverta la tendenza ormai evidente al ridimensionamento. Tra i lavoratori di terra e di volo prevale lo sconcerto e la rassegnazione ma non la volontà di opporsi fermamente. Ne prendiamo atto dopo alcune assemblee non certo soddisfacenti e così, lasciati da soli, interrompiamo anche il programmato inasprimento della mobilitazione.

Nel frattempo a livello generale si accelera sull’attacco al diritto del lavoro e in modo specifico all’art. 18: si proprio quell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che invece non riuscirà a modificare il governo di centro destra e neanche quelli successivi di centro e di centro sinistra ma che verrà stravolto poi dal PD e dai suoi governi. Il Sulta e tutti gli altri sindacarti di base indicono uno sciopero per il 15 febbraio ma come al solito interviene la Commissione di garanzia a vietare la mobilitazione nel trasporto aereo.

A livello aziendale si procede con il confronto, senza il Sulta che non ha firmato l’accordo alla Presidenza del Consiglio, sulla riduzione del costo del lavoro e sugli esuberi. Noi continuiamo a protestare e ad informare i lavoratori, anche utilizzando quel documento comune a tutti i sindacati che avevamo condiviso e firmato il 21 dicembre del 2001 e che veniva del tutto contraddetto dall’accordo firmato con azienda e governo. Allo stesso tempo non chiudiamo drasticamente con le altre organizzazioni sindacali, soprattutto perché nelle file della loro base si percepisce chiaramente un malessere diffuso e preferiamo quindi evidenziare le loro contraddizioni piuttosto che il loro vero e proprio tradimento.

Mentre chiediamo anche un Referendum che comunque non si farà, il 18 febbraio arrivano le lettere formali di apertura della procedura di licenziamento (legge 223). La procedura prevede tempi sino a 75 giorni per evitare i licenziamenti e trovare accordi alternativi, che sarebbero poi costituiti in questo caso da quanto previsto dall’accordo del 23 gennaio: così chiediamo alle altre organizzazioni sindacali di non accelerare, di ragionare insieme, di ritornare a quella posizione comune che aveva come presupposto il rilancio e non il ridimensionamento della compagnia. E’ chiaro infatti che la procedura formale viene utilizzata dall’azienda come ricatto: o si applica completamente quel che è previsto per linee generali nell’accordo con il governo oppure si arriva ai veri e propri licenziamenti. Il ricatto di Mengozzi arriva anche a mettere in dubbio la prevista ricapitalizzazione, cioè a far ricorso ai bond per 3 miliardi previsti dall’accordo con il governo. La trattativa continua per circa un mese con tavoli separati: da una parte gli otto sindacati che hanno sottoscritto l’accordo generale e dall’altra il Sulta che si confronta con l’azienda ma che spinge soprattutto da fuori con informazione e assemblee e allunga così i tempi di una trattativa che sembrava dovesse concludersi in poche ore.

Il 19 marzo le Nuove Brigate Rosse uccidono Marco Biagi, giurista e consulente del ministero del lavoro. Un anno dopo viene varata la legge da lui promossa e che prenderà proprio la denominazione di “Legge Biagi” che introdurrà enormi flessibilità nei contratti di lavoro.

Il 21 marzo l’azienda e gli altri sindacati arrivano ad un accordo. Così lo riassume un articolo di Repubblica del giorno seguente. “ … Dopo un’estenuante trattativa notturna, ieri mattina l’amministratore delegato Francesco Mengozzi ha accettato le proposte presentate dai sindacati ed ha comunicato telefonicamente la decisione ai rappresentanti delle otto organizzazioni sindacali di settore riuniti presso la sede della Fit Cisl. Mancava il Sulta, che non ha sottoscritto il precedente protocollo di Palazzo Chigi. L’accordo entrerà in vigore il primo aprile prossimo… Sul varo definitivo dell’accordo pesa anche lo scambio azionario con Air France, che ad avviso dei sindacati non dovrà superare il 3 per cento, come ha precisato ieri l’Anpac, maggiore sindacato dei piloti. … I dipendenti Alitalia, spiega la Filt Cgil, contribuiranno alla riduzione del costo del lavoro per complessivi 142,5 milioni di euro negli anni 2002-2003, ossia 276,5 miliardi di lire così ripartiti: 62 miliardi i piloti, 8 i tecnici di volo, 72 gli assistenti di volo e 134,5 il personale di terra. Alla riduzione del costo del lavoro verranno destinati i benefici derivanti dai rinnovi contrattuali in corso fino al dicembre 2003. Per i piloti verranno anche utilizzati a favore dell’azienda i benefici derivanti dalla legge Visco per il 2002. Mentre per i tecnici di volo l’utilizzo sarà per tutto il biennio di durata del piano, così come per gli assistenti di volo. Quanto ai 12.700 lavoratori di terra, questi dovranno fare ricorso anche ai contratti di solidarietà per un totale di 14 giornate lavorative, di cui 11 nel 2002 e 3 nel 2003. Per il personale di terra è inoltre previsto il blocco della previdenza integrativa per tutto il biennio e la rinuncia alle festività soppresse.”

Dopo il successo dello sciopero del sindacalismo di base del 15 febbraio e la condivisione dei contenuti espressi da quella mobilitazione da parte del Movimento del Social Forum, decidiamo di partecipare insieme al Movimento alla manifestazione nazionale che si svolge a Roma il 23 marzo sostenendo la difesa dell’art.18 e contro la concertazione tra sindacato e azienda. Una manifestazione indetta dalla Cgil di Cofferati alla quale partecipiamo insieme al Social Forum, criticamente rispetto a chi la indiceva (la Cgil) ma convinti della necessità di dare un segnale forte in difesa dei diritti dei lavoratori. Una partecipazione che negli anni seguenti non proporrei e neanche condividerei, ma che in questo momento rappresenta lo stare insieme ai lavoratori in una situazione di partecipazione diffusa e il tentativo di far emergere le contraddizioni di Cgil, Cisl e Uil. Si tratta della prima importante decisione presa insieme ad altri sindacati di base (il CNL del trasporto pubblico Locale e l’UCS dei ferrovieri), quelli con i quali l’anno successivo costruiremo il SULT, il Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti, allargando così il nostro orizzonte a tutti i trasporti. Ma anche insieme al S.in.Cobas con il quale nel 2007 daremo vita all’SdL, il Sindacato dei Lavoratori. Prove di unità che sfoceranno anni dopo nella costruzione dell’USB insieme alle RdB.

Prosegue chiaramente l’analisi e l’informazione tra i lavoratori sull’accordo sottoscritto dall’Alitalia e dalle altre organizzazioni. Per quanto riguarda gli assistenti di volo sostanzialmente si rinnova il contratto del 16 dicembre 1999, quello costruito soprattutto dal Sulta per riunificare la categoria, ma senza riconoscere l’inflazione pregressa (2000/2001) e quella programmata (2002/2003), mentre si stabiliscono le nuove scale parametrali che andranno in vigore dal 1 gennaio 2004. In pratica nessun aumento per 4 anni, neanche l’inflazione, come era previsto. Inoltre non si procede al rimborso di quanto risparmiato dall’azienda per il mancato pagamento dei contributi a seguito dell’applicazione della legge Visco per il biennio 2002 e 2003… altro furto. Il contentino dato ai sindacati firmatari è la costituzione di Comitati (i soliti inutili comitati composti da azienda e sindacati) e viene anche stabilita una sede di confronto economico sul Piano con la partecipazione di un’analista di scelta sindacale, che in seguito risulterà essere la società di consulenza Roland Berger. Questa dei consulenti di parte sindacale su piani strategici ha ed avrà spesso in Alitalia un banco di prova che poi si diffonderà nelle pratiche di Cgil, Cisl, Uil. Una logica che sta tra il farsi prendere per il culo dalle aziende e prendere per i fondelli i lavoratori. Come si fa a pensare che una società di consulenza che produce e argomenta regolarmente piani strategici ed economici per le aziende, che prevede e suggerisce quotidianamente riduzioni del personale e del costo del lavoro, possa invece lavorare asetticamente in favore dei lavoratori? Infatti non lo fa! Sicuramente a questa ovvia conclusione arrivano anche coloro che a livello sindacale sostengono la validità di questi “strumenti”, ma evidentemente si tratta di comprendere bene chi lavora per il lavoro e chi per coloro che utilizzano e sfruttano il lavoro: dentro e fuori le aziende, dentro e fuori le istituzioni e anche dentro e fuori il sindacato.

Oltre alla tedesca Roland Berger ai lavoratori viene venduto altro fumo. Una parte del risparmio sul costo del lavoro verrebbe rimborsato attraverso l’emissione di warrant, strumenti finanziari che danno la possibilità di acquisto di azioni a determinate condizioni per una successiva ulteriore ricapitalizzazione che si dovrebbe definire nei prossimi mesi. Altre promesse e altra nebbia per mascherare un piano di sacrifici e che non assicura sviluppo, dopo che la cosiddetta “partecipazione azionaria dei lavoratori” del 1998 fortemente voluta da Cgil, Cisl, Uil e Anpac, è miseramente fallita lasciando in mano ai lavoratori solo briciole e carta straccia.

Il consiglio di amministrazione dell’Alitalia il 29 marzo approva la ricapitalizzazione per 1,4 miliardi di euro dopo quella da 370 milioni di euro già decisa. Inoltre decide uno scambio azionario del 3% con la compagnia francese: Jean-Cyril Spinetta entrerà nel consiglio di amministrazione di Alitalia e Mengozzi in quello di Air France. Il bilancio del 2001 viene approvato e arriva ad una perdita di 907 milioni di euro. Si decide anche la fine di Alitalia Team e il ritorno nella capogruppo Alitalia. Non ci aspettiamo un’aperta autocritica da parte dell’azienda, delle forze politiche e dagli altri sindacati per il fallimento evidente dell’esperienza Team ma almeno attendiamo qualche commento in proposito. Invece nulla: sembra quasi che la divisione dell’azienda sia stato un evento naturale, senza responsabilità alcuna, senza che nessuno abbia appoggiato e sostenuto quest’operazione aziendale e qualcun altro, cioè noi da soli, abbia tentato di opporsi pagandone il prezzo sindacalmente con l’esclusione della rappresentanza nella “nuova azienda”.

Il 9 aprile 2002 l’accordo sindacale viene ratificato presso la Presidenza del Consiglio. Noi, che per legge abbiamo partecipato separatamente alle trattative sulla procedura di licenziamento, continuiamo a non condividere e a non sottoscrivere il piano industriale. Firmiamo invece la procedura di legge che prevede forme alternative ai 2.600 licenziamenti previsti. Le altre organizzazioni sindacali confermano invece il loro consenso al piano industriale, avallando le scelte aziendali.

Lo stesso 9 aprile si consuma uno degli episodi più gravi e più squallidi di cui una compagine sindacale può rendersi responsabile. Ricordate tutte le contestazioni disciplinari comminate dall’Alitalia ad inizio anno ai danni di assistenti di volo che si rifiutavano di partire su voli quando l’equipaggio non era completo? Bene. Questi sono i passaggi più importanti dell’accordo che Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Anpav firmano con l’azienda per salvaguardare esclusivamente i propri iscritti. “VERBALE DI INCONTROIn data 9 aprile 2002 si sono incontrate Alitalia e Alitalia Team da un lato e ANPAV, FIT CISL C.V., FILT CGIL, UILT e UGL dall’altro, allo scopo di cercare una soluzione per il contenzioso relativo alla emanazione di provvedimenti disciplinari a carico di assistenti di volo appartenenti ad alcune delle organizzazioni sindacali succitate, in relazione a episodi di equipaggio incompleto verificatisi nei giorni 31 dicembre 2001 e 1° gennaio 2002. Le Parti intendono uscire dall’attuale stato di contenzioso attraverso reciproche dichiarazioni di volontà che, consolidando il terreno di positivo confronto già costruito con la sottoscrizione dell’accordo 29 marzo 2002, determinino le condizioni favorevoli per una soluzione delle singole situazioni disciplinari.… Le Organizzazioni Sindacali e le Associazioni Professionali, nel prendere atto positivamente della convergenza degli obiettivi, confermano la volontà di dare indicazione ai propri iscritti, a fronte di eventuali situazioni di equipaggio incompleto che rientrino nello spirito contrattuale, di non attuare comportamenti che mettano a repentaglio la regolarità dell’operativo. Alla luce delle reciproche dichiarazioni, le parti ritengono definitivamente risolto il contenzioso in atto…”. E soprattutto da leggere il passaggio finale:”…Per quanto sopra, l’Azienda ritiene di poter aderire alla richiesta delle Organizzazioni Sindacali e dichiara annullate le sanzioni disciplinari comunicate ai dipendenti iscritti alle organizzazioni sindacali firmatarie del presente verbale.

Quindi questi sindacati hanno sottoscritto con l’azienda un accordo con il quale si condivide la non applicazione del contratto di lavoro e si ritirano i provvedimenti disciplinari soltanto per i loro iscritti. I non iscritti e quelli iscritti al Sulta subiranno invece le sanzioni. Io sinceramente una cosa del genere non l’ho mai vista e sentita. Ma come, il sindacato generale che si limita a tutelare soltanto i propri iscritti e di fatto avalla la discriminazione nei confronti di chi non è iscritto o è iscritto ad altro sindacato? Squallido è dire poco. Si tratta di una delle peggiori pagine del sindacalismo italiano. Così scriviamo: “Bello sputtanamento. Un sindacato che vende le norme di tutti per la salvezza solo dei propri adepti. Sembra quasi un sindacato di comodo”. E per “sindacato di comodo”, per chi non lo sapesse, si intende un sindacato che invece di tutelare i lavoratori difende gli interessi dell’azienda, perché da essa è sostenuto o addirittura costituito. (Art. 17 dello Statuto dei Lavoratori: “È fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.”). Chiaramente ricorriamo anche legalmente e ai procedimenti derivanti dalle centinaia di contestazioni disciplinari del 2000 contestate in tribunale si aggiungono ora anche queste nuove situazioni. Questo ennesimo tradimento sindacale contribuisce a scavare un fossato quasi incolmabile tra noi e gli altri sindacati: l’azienda prende la palla al balzo e ricomincia ad escluderci sistematicamente da tutte le trattative.

Il 16 aprile è sciopero generale insieme a tutto il sindacalismo di base contro l’attacco all’art.18 sui licenziamenti e per la sua estensione, in difesa del diritto di sciopero, contro la concertazione e per salari adeguati e reddito sociale, per una legge sulla rappresentanza e contro la precarietà e lo smantellamento dei servizi sociali.

Il giorno dopo inizia il referendum sull’accordo che noi boicottiamo in quanto ambiguo, senza alcun valore reale e privo di alcuna garanzia di trasparenza. Moltissimi lavoratori non votano, tanti votano no: il si sostenuto da tutte le altre sigle sindacali passa di misura.

Con il consenso di questi sindacati l’azienda procede alla chiusura dei voli per San Francisco, Los Angeles, Hong Kong, Pechino, Rio de Janeiro che si aggiungono a quelli già cancellati negli ultimi mesi, Bangkok, Sydney, Johannesburg, Nairobi, Santiago del Cile. E’ un massacro industriale: in pratica si opera un taglio netto della rete dei voli intercontinentali e si condanna l’Alitalia al ridimensionamento strutturale. Per i non addetti ai lavori deve essere chiarito che i voli di lungo raggio sono quelli meno soggetti alla concorrenza delle low cost e quindi quelli che producono più reddito. Mengozzi e i suoi scagnozzi aziendali commettono quindi non un semplice errore di valutazione ma un vero e proprio crimine che negli anni successivi produrrà il depauperamento della principale ricchezza dell’azienda. Con la scusa di tagliare “rami secchi” si lascia un tronco nudo e pochi rami, quelli più deboli e soggetti all’attacco delle compagnie low cost e delle altre compagnie europee, a cominciare da Air France. Tra l’altro quando si abbandona una direttrice di volo intercontinentale non è facile rimetterla in piedi perché serve un’organizzazione che comporta tempi non brevi, investimenti e una struttura commerciale non indifferente. L’aver operato in modo così drastico e in misura così pesante nella cancellazione di voli di lungo raggiò porta in breve tempo un decadimento anche di tante altre linee di medio e corto raggio. Se infatti io vivo a Bari o a Catania e prima dovevo prendere un aereo da Roma che mi portava a San Francisco, per arrivare nella capitale dovevo salire prima su un altro volo da Bari o Catania a Roma. Ma se ora devo prendere un volo Lufthansa o Air France per San Francisco perché da Roma Alitalia ha cancellato quel volo, questo comporterà che prenderò un volo Lufthansa o Air France per arrivare a Francoforte o Parigi. Così si svuotano pian piano gli aerei e si riducono i proventi: altro che taglio dei rami secchi.

I grandi strateghi dell’Alitalia, tecnici e manager pagati profumatamente, si inventano anche la navetta Roma-Milano, proprio mentre in Italia si sviluppa la rete di alta velocità dei treni che in un futuro non lontano sostituirà quasi del tutto i voli tra molte città italiane, compreso il Roma Milano. Ma qualche genio in Alitalia, sotto dettatura del Ministro Scajola, il 17 maggio del 2002 dà anche l’ok ad un volo quotidiano assurdo, il Roma-Albenga, che costringerà ad utilizzare un aereo sempre quasi del tutto vuoto su una direttrice che servirà probabilmente solo il ministro, i suoi parenti ed amici e pochi altri. Claudio Scajola, oggi Ministro dell’Interno è quello che in questa carica ha gestito il G8 di Genova del 2001 ed è lo stesso che dal 2010 in poi verrà inquisito e processato per vari reati e addirittura arrestato nel 2014.

Insomma, Mengozzi costruisce le condizioni per distruggere l’Alitalia, favorisce Air France, taglia le fondamenta di un’azienda sana e dà una bella mano di vernice verde ai veri rami secchi, agli sprechi e alla mala gestione.

Il 30 aprile esce così dalla flotta e dalla storia di Alitalia il B747, consacrando così quel ridimensionamento della rete dei voli intercontinentali, così voluto da Air France per limitare e rendere innocua la concorrenza dell’Alitalia su tali voli e spostare passeggeri dal ricco mercato italiano sul proprio aeroporto intercontinentale di Parigi e quindi sui propri aerei. Una tendenza e un “furto” che sarà poi avallato da tanti altri vertici aziendali di Alitalia, un po’ per incapacità, ma sicuramente non solo.

Mentre l’Alitalia “programma” il suo suicidio cresce anche la crisi in tutto il trasporto aereo, nelle società di gestione e nei servizi aeroportuali. I 400 licenziamenti nella società di servizi aeroportuali Ligabue e la repressione nei confronti di un delegato Sulta e di altri due tecnici della Vitrociset che vengono licenziati in tronco per aver denunciato problemi di sicurezza del trasporto aereo in un’azienda che lavora per la manutenzione e la conduzione di impianti radar, forniscono un quadro del clima e della crisi che ormai avanza e che per gran parte è indotta dal colpevole ridimensionamento di Alitalia.

La crisi morde ma al Sulta si lavora anche sulla crescita e il radicamento sul territorio. Uno sviluppo notevole si ha nel commercio e in molte aziende dell’indotto aeroportuale e in ciò si deve ringraziare soprattutto l’impegno di Elena Casagrande. La liberalizzazione delle attività produttive nel settore e negli aeroporti e il disfacimento delle grandi aziende aeroportuali e di Alitalia portano infatti ad una parcellizzazione delle attività di volo, delle gestioni e dei servizi aeroportuali. Aumentano le aziende, anche le piccolissime aziende, aumenta la precarietà e lo sfruttamento: aumenta quindi la necessità di sindacato e soprattutto di un sindacato che non ha paura di pestare i piedi ad aziende e politici.

L’altra grande iniziativa alla quale lavoriamo da mesi è la costruzione di un soggetto sindacale che raccolga i lavoratori di tutti i settori dei trasporti. Si decide così di trasformare il SULTA in SULT, il Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti. Un lavoro ampio di analisi, di verifica e di costruzione che stiamo facendo da molti mesi con i ferrovieri aderenti all’UCS, con quelli del trasporto pubblico locale (CNL) e con i marittimi del S.in.Cobas e che decidiamo di concretizzare con un Congresso Straordinario da tenersi il 19 ottobre 2002. Il 10 giugno il Coordinamento nazionale Sulta approva all’unanimità il documento congressuale che definisce l’obiettivo ambizioso che vuole dare gambe ad un’iniziativa comune tra i lavoratori dei trasporti e fornire un contributo concreto alla riunificazione di tutto il sindacalismo di base. Obiettivo questo ancora non raggiunto, ma che sicuramente vedrà nei prossimi anni in USB l’espressione più rispondente a quel che dovrebbe essere un sindacalismo alternativo, di massa, autonomo e di classe. I marittimi del SinCobas dovranno però attendere il 2007 e la nascita dell’SdL (Sindacato dei Lavoratori) per connettersi con gli altri lavoratori che danno vita al Sult. Il SinCobas, che comprende lavoratori dell’industria e del pubblico impiego, decide infatti di non partecipare con i propri marittimi alla nascita del Sult, ma sarà poi protagonista insieme a noi alla costruzione di SdL nel 2007.

Nella mia vita ho già partecipato e continuerò a partecipare a tantissimi congressi sindacali e penso di essere diventato un “esperto in congressi e statuti”, ma quelli che ho vissuto e vivrò più intensamente e con più soddisfazione sono quelli che portano all’aggregazione progressiva di un numero di lavoratori, di realtà aziendali, di categorie, di settori sempre più ampi. L’alternativa a Cgil, Cisl e Uil si costruirà negli anni seguendo un filo conduttore che porterà soggetti e strutture diverse alla realizzazione del futuro USB. Ho vissuto prima la nascita di un coordinamento di base degli assistenti di volo dell’Alitalia, lo abbiamo poi allargato ad altre compagnie aeree, poi a tutti i lavoratori dell’Alitalia creando il Sulta, poi costruiremo il sindacato dei trasporti con il Sult, lo trasformeremo in sindacato intercategoriale con la nascita dell’SdL e infine realizzeremo l’USB insieme alle RdB. In ogni passaggio non c’è soltanto un intenso lavoro di discussione politica, di chiarimento organizzativo e di sviluppo territoriale. Per me ogni passaggio rappresenta la realizzazione di un pezzo dell’obiettivo di riunificazione del mondo del lavoro e, perché no, anche una crescita personale. Tanto lavoro, tante soddisfazioni, tanti errori, ma soprattutto la valorizzazione dell’entusiasmo e della voglia di cambiare che aveva spinto il sottoscritto, Paolo Maras e pochi altri ad iniziare un percorso alternativo alla Cgil nell’ormai lontano 1987.

Ma torniamo all’estate del 2002. Il 18 giugno in conferenza stampa lanciamo la nascita dell’”Associazione per la difesa della sicurezza nel trasporto aereo”. Oltre a noi del Sulta che siamo i primi promotori, partecipano il Comitato Parenti delle vittime di Milano Linate, l’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, i Comitati parenti delle vittime di Casalecchio di Reno e di Verona, il Codacons, la Federconsumatori di Fiumicino e parecchie altre associazioni e sigle sindacali autonome dell’assistenza al volo.

Un’associazione che si formalizza ed organizza ma che in seguito, per molti motivi, soprattutto organizzativi, andrà via via disgregandosi. Un peccato perché si tratta del primo ed unico tentativo di mettere insieme comitati delle vittime di disastri aerei, associazioni degli utenti e sigle sindacali su un obiettivo comune, la sicurezza nel trasporto aereo.

Il 19 giugno arriva l’ok europeo alla ricapitalizzazione. L’intervento della Commissione europea, assunto su proposta della responsabile dei trasporti Lojola De Palacio, di fatto conclude positivamente un processo di valutazione che riguardava la precedente ricapitalizzazione del 1997, autorizzandone la terza tranche di 129 milioni precedentemente considerati “aiuti di stato” e dando il proprio assenso al miliardo e quattrocento milioni di euro relativi al nuovo aumento di capitale che verrà assicurato per il 62% dallo stato e per il 38% dai privati.

Subito dopo Mario Monti, commissario europeo alla Concorrenza, si fa notare per il suo attaccamento ai valori del “libero mercato”. Infatti invia una lettera ad Alitalia ed Air France con la quale si mette in dubbio la possibilità di dare il via libera all’accordo tra le due compagnie perché sui voli tra Francia ed Italia non ci sarebbe un sufficiente livello di libera concorrenza. Non sa, Mario Monti, che ben presto la maggioranza dei voli tra i due paesi saranno operati da Air France e saranno pieni di passeggeri italiani che voleranno da Parigi verso il resto del mondo, cannibalizzando così il mercato del trasporto aereo italiano a tutto danno di Alitalia. A Monti fanno eco British Airways, Lufthansa. British Midland, Klm e Sas che con una lettera inviata alla commissaria europea Loyola de Palacio, sostengono che la ricapitalizzazione di Alitalia “può mettere seriamente a rischio gli obiettivi che la Commissione europea cerca di raggiungere”.

A seguito della ricapitalizzazione il titolo in borsa dimezza il valore delle azioni, da 0,50 euro a 0,25 centesimi. Molti lavoratori che ancora hanno in mano le azioni Alitalia e che vorrebbero vendere i diritti d’opzione invece di ricapitalizzare si trovano di punto in bianco carta straccia in mano al posto delle promesse di “rimborso” per i sacrifici effettuati. Il valore del titolo, nonostante la ricapitalizzazione sia andata a buon fine grazie al previsto intervento delle banche, rimane bassissimo, tra i 0.20 e i 0,25 centesimi di euro.

Il 19 luglio è ancora sciopero in difesa dell’art.18 e contro il “Patto per l’Italia” sottoscritto da Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e Governo. Ma a queste motivazioni generali che fanno convergere Sulta e Cgil dopo che il governo vieta lo sciopero della Cgil del 12 luglio e quello del Sulta del 24 luglio, noi aggiungiamo anche obiettivi specifici del settore: i licenziamenti in Vitrociset, la sicurezza nel trasporto aereo, la democrazia sui posti di lavoro, la cessione di attività di volo di Alitalia e la mancanza di corrette relazioni tra azienda e sindacato. Nel trasporto aereo lo sciopero indetto da Sulta e Cgil fa registrare un’adesione altissima che in Alitalia arriva all’80%.

Dal 1° agosto 2002 Alitalia Team non esiste più: si torna tutti in Alitalia. Un progetto nato sbagliato e sviluppatosi ancora peggio giunge al termine. Nessuno pagherà per gli sprechi e gli enormi costi che ha comportato quest’assurda operazione che di industriale non ha praticamente nulla: chi ci ha rimesso sono soltanto i lavoratori. Il fallimento della più grande societarizzazione messa in atto in azienda e che abbiamo sempre contrastato, rappresenta una vittoria della categoria degli assistenti di volo, quella che principalmente ha pagato il prezzo di questa assurda operazione che ha prodotto sicuramente un abbassamento del costo del lavoro, ma che di fatto ha generato ulteriori debiti sulle spalle della stessa azienda. Una vittoria che sicuramente rivendichiamo anche alla nostra azione: per la nostra opposizione alla costituzione di Alitalia Team che tra l’altro ci ha costretto ad operare senza alcun diritto sindacale per due anni in quell’azienda; perché con il contratto di unificazione abbiamo reso ancor più inutile l’esistenza di quella realtà societaria. Per molti di noi è veramente una “liberazione”, la fine di un incubo con il quale avevamo convissuto per cinque anni, alla cui costituzione avevamo cercato di opporci senza successo ma che ora vediamo crollare come un inutile e dannoso castello di carta.

A inizio agosto escono i dati della riduzione dei passeggeri nel primo semestre. Alla crisi derivante dall’11 settembre si aggiunge per Alitalia il suicidio del taglio secco di tanti voli, soprattutto intercontinentali. Mentre la riduzione del traffico passeggeri nel primo semestre del 2002 per l’Austrian Airlines è dell’ 11%, dell’ 8% per British Airways, del 5% per Klm, del 4,3% per Lufthansa e dell’1% per Air France, Alitalia fa registrare un -30% di passeggeri. Un dato sconcertante che viene motivato nel nostro paese e sui media come conseguenza dell’11 settembre ma che, se confrontato con le riduzioni del traffico passeggeri delle altre compagnie, esprime soprattutto la scellerata scelta del taglio drastico di linee effettuato da Mengozzi, Certo la crisi del dopo “11 settembre” pesa su tutte le compagnie aeree ed ha prodotto o contribuito al fallimento delle compagnie europee Swissair e Sabena, della statunitense US Airways e alla gravissima crisi della United Airlines, la seconda compagnia aerea americana e alleata di Lufthansa. E non sono certo bastati i 5 miliardi di dollari e i 10 di finanziamenti elargiti direttamente dal governo al settore del trasporto aereo USA. Ma il dato Alitalia è tutt’altra cosa: è anche la dimostrazione dell’incapacità del vertice aziendale o, peggio ancora, della scientifica decisione di ridurre le potenzialità dell’Alitalia.

Come era prevedibile, in attesa delle determinazioni del piano Mengozzi, nonostante la ricapitalizzazione permetta all’azienda una gestione meno rigida, lo stato delle relazioni sindacali tra gli assistenti di volo non migliorano. Per la prima volta, il 1 settembre del 2002 viene nominato un assistente di volo quale massimo responsabile della Direzione Assistenti di Volo. Dopo l’esperienza dei nostri compagni all’interno della Direzione nel 2000, riteniamo questa “novità” poco più che fumo agli occhi. Ma in categoria rappresenta un evento che inizialmente fa pensare ad una gestione più accorta, più cosciente delle peculiarità di questa attività di lavoro, più vicina alle esigenze degli assistenti di volo, meno legata alla burocrazia e alle pastette aziendali e anche alla voglia di occupare ogni spazio aziendale disponibile da parte dell’Anpac dei piloti. Ma è una speranza che dura poco. Di fatto la gestione aziendale invece di migliorare va via via peggiorando. Sembra quasi che la conoscenza delle problematiche della categoria sia utilizzata per infliggere colpi sempre più pesanti, magari mascherati e conditi con una ricercata e fine ipocrisia. E’ sempre bene conoscere i propri avversari e soprattutto mai confondere chi, tua controparte naturale, vuole convincerti invece di essere un tuo compagno di viaggio.

A settembre del 2002 si svolgono anche le assemblee congressuali e le votazioni che riguardano il Congresso Straordinario del Sulta che si terrà il 19 ottobre e che avrà come unico argomento in discussione la costruzione del SULT – Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti.

Dopo essersi accaparrato il mercato del trasporto aereo italiano con un accordo che ben presto risulterà pesantissimo per Alitalia, Air France inizia le trattative con Klm. Jean-Cyril Spinetta potrebbe impossessarsi di una partecipazione azionaria significativa della compagnia olandese, confermando così la sua politica di espansione e soprattutto di acquisizione di fette importanti e ricche del mercato europeo.

Il ridimensionamento di Alitalia passa anche attraverso un accordo commerciale con la compagnia privata Volare: si cedono rotte e voli alla compagnia che naviga in cattive acque, facendo di fatto gli interessi di una concorrente. Qualcuno dice malignamente che è il governo che vuole salvare Volare a spese di Alitalia. Comunque sia è l’ennesima prova di una incapacità mostruosa o, peggio ancora, di un progetto di ridimensionamento studiato e perseguito. Il Sole 24 Ore così riporta giovedì 12 settembre. “…. Alitalia e il progetto Volare. Da quest’estate anche i vettori tradizionali, come KLM e BA, stanno lanciando tariffe più basse. Alitalia ha costi del personale navigante troppo alti per offrire tariffe scontate senza infliggere nuovi danni ad un bilancio già sofferente. Il passaggio a un’efficace struttura Low Cost richiederebbe un taglio dei costi del 50%. Il passaggio cruciale, per l’amministratore delegato Francesco Mengozzi, sarà il rinnovo dei contratti con i piloti e hostess. In alternativa, all’esame di Alitalia c’è l’ipotesi di affidare molte rotte a Volare Group, la compagnia di Gino Zoccai con la quale c’è, da luglio, un’alleanza commerciale. Volare Group ha un programma per avviare in tempi brevi un’attività low cost, sfruttando i suoi costi del personale molto bassi, come ha messo in evidenza un’analisi di Mediobanca ….”. Poche righe che descrivono efficacemente quali siano i progetti di Alitalia e per Alitalia: ridimensionamento, riduzione dei costi, trasformazione in una low-cost. Una costante negli ultimi decenni.

Lo sciopero degli assistenti di volo indetto a settembre per il 9 ottobre su problematiche categoriali ed aziendali viene spostato al 7 novembre a seguito dell’ennesima delibera della Commissione di Garanzia, ormai deputata esclusivamente ad una funzione anti-sciopero. Ma nove giorni dopo, il 18 ottobre, è ancora sciopero generale di 8 ore insieme alla Cgil contro il patto per l’Italia firmato da Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e Governo. Il sindacalismo di base, anche se fortemente critico rispetto alla Cgil, indice anch’esso lo sciopero e lo arricchisce con una forte opposizione alla finanziaria del governo Berlusconi e al pericolo di guerra che si sta ormai materializzando e che inizierà poi il 20 marzo del 2003 con l’invasione dell’Iraq. Grandi manifestazioni in tutto il paese: la nostra, separata da quella della Cgil, è partecipatissima e si snoda a Roma da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni.

Il giorno dopo lo sciopero generale si svolge la fase finale del Congresso Straordinario SULTA per la costruzione del SULT, il Sindacato Unitario dei Lavoratori dei Trasporti. Nelle assemblee e con le votazioni che si erano svolte nel mese di settembre gli iscritti avevano approvato il percorso di unificazione con una maggioranza del 98,15%, dando così forza ad un’iniziativa sulla quale si punta da tempo.

70 delegati eletti, insieme a rappresentanti delle altre forze sindacali coinvolte, il CNL del trasporto pubblico locale, l’UCS dei ferrovieri e il settore dei marittimi del Sicobas, discutono sulle opportunità dell’unificazione e sulle difficoltà che sicuramente si incontreranno. Dopo i si di Sulta e CNL si attende ora l’approvazione definitiva di UCS e SinCobas. Quella dei marittimi del Sicobas non arriverà e per accogliere questo importante settore di trasporti si dovrà aspettare il 2007.

Il 22 ottobre esce un nostro volantino con una valutazione sul ruolo sindacale, il nostro, e soprattutto una disamina dura, cruda e diretta delle funzioni delle altre organizzazioni sindacali nella nostra categoria. Un’analisi lucida che, con alti e bassi e con le dovute eccezioni personali, è forse senza tempo e può essere applicata a queste organizzazioni in qualsiasi periodo della vita sindacale in Alitalia e non solo. “… La situazione dell’azienda e quella della nostra categoria è così grave da rendere quasi superfluo un bilancio complessivo dell’operato sindacale. Malgrado ciò riteniamo indispensabile fornire il nostro punto di vista sul ruolo che stanno giocando le varie Organizzazioni Sindacali. Sappiamo tutti come è stato difficile arrivare alla conclusione del Contratto di riunificazione, quale è stato l’impegno del nostro Sindacato prima e durante la trattativa. L’obiettivo era quello di riunificare una categoria, dare certezze a tutti e risollevare la situazione dei più giovani. Ci siamo riusciti nonostante tutto. Nonostante l’Azienda spingesse verso soluzioni ben diverse. Nonostante le altre OO/SS non sopportassero minimamente il ruolo primario assunto dal SULTA nella trattativa. Nonostante alcune di esse remassero in senso completamente opposto. Ci siamo riusciti e, dopo un breve periodo di disorientamento di una consistente fetta di categoria, tutti i colleghi hanno compreso l’estrema rilevanza di quel contratto. Ma dal giorno dopo la firma si è scatenato il putiferio: da una parte l’Azienda non applicava molte delle norme sottoscritte, dall’altra il “sistema sindacale” ha tentato in tutti i modi di ridimensionare il ruolo del SULTA, di emarginarlo… non tutti i colleghi hanno ben compreso ciò che è accaduto in questi ultimi mesi ed anni. Molti altri hanno invece scelto l’adesione ad uno o all’altro sindacato per una presunta convenienza personale. … Non sanno questi ragazzi [giovani stagionali] che la CISL, prima di altri Sindacati, è l’artefice della creazione di Alitalia Team, cioè del <facciamo pagare ai giovani, basta che non mettete le mani in tasca a chi già lavora”>? Sanno che la CISL a livello nazionale è il Sindacato che teorizza la flessibilità ed ha accettato qualsiasi “lavoro atipico”, cioè quelle modalità che rendono il lavoro giovanile sempre più precario ed instabile ? Sanno che la CISL è l’artefice principale del Patto per l’Italia firmato con Governo e Confindustria e che ha spaccato il Paese e il mondo sindacale per l’estrema flessibilità e precarietà del lavoro introdotte ?…. riteniamo senza alcun dubbio che questo Sindacato sia oggi realmente un soggetto che sostiene con modalità e strumenti inaccettabili la gestione di molti dei processi industriali di quest’Azienda. Una commistione che interessa anche e soprattutto la nostra Categoria in modo opprimente e ormai visibile anche a coloro che non sono addetti ai lavori…

.L’ANPAV, come un pugile suonato, non riesce da anni (con la parentesi del 1998 dove il percorso con il SULTA ha visto per un attimo fuggente movimentare la sua esistenza) ad esprimere una strategia sindacale che non sia minimale e sempre finalizzata alla sola permanenza tra i sindacati “vincenti” in Categoria. Ma vincenti con e per chi ?

L’UGL, da sempre sindacato quasi inesistente tra gli AA/VV ed in tutto il Gruppo Alitalia, sta cercando di sfruttare al massimo la sua contiguità ad una forza politica di governo, ma di fatto è oggi del tutto CISL – dipendente.

Altro sindacato CISL – dipendente è la UIL che a livello generale è ormai realmente oscurato dalla politica del “fratello maggiore” ed in Categoria è come e più di prima dedito alla raccolta delle briciole, “all’arruolamento di deleghe” esclusivamente attraverso la soluzione di problemi individuali (sport questo comune a molti sindacati), promesse a gruppi specifici di colleghi, ricorsi legali e soprattutto la pratica della vendita di fumo nella quale sono particolarmente esperti … promesse per interessamenti su cose invece dovute … accreditamento di risultati di altre OO/SS … ecc. . Tutto ciò condito anche da deleghe a “metà prezzo” , spesso doppie deleghe con altri sindacati, ottenute in cambio di servizi vari.

Rimane la CGIL che, come noto, ormai da alcuni mesi ha avviato a livello nazionale una campagna che ha prodotto una frattura sindacale mai vista nel nostro Paese. In Alitalia, come in molte altre realtà categoriali e/o contrattuali, tali differenziazioni sono lasciate soltanto ai delegati di RSA ed a livello nazionale di settore non si esce dall’ambiguità dei percorsi unitari con CISL, UIL e ormai UGL. In Alitalia questo fenomeno è ancor più evidente e ciò sta producendo una contraddizione reale tra quello che si scrive e si dice pubblicamente e la pratica sindacale e di interlocuzione con l’Azienda e le altre OO/SS. A fronte delle molte battaglie condivisibili e da noi condivise a livello nazionale (vedi quella contro il Patto per l’Italia e in linea di principio quella sull’art. 18), registriamo comunque la permanenza di un fronte sindacale unitario della CGIL con la CISL e le altre sigle. Ed è la stessa CGIL che nella nostra Categoria ed all’interno del Gruppo, invece di ricercare percorsi comuni con il SULTA su alcuni fronti aperti, contribuisce, di fatto insieme alle altre OO/SS, alla “guerra santa” che CISL ed Azienda stanno conducendo nei confronti del SULTA…

Valutazioni pesanti, anche se “educate”, che di fatto ci hanno accompagnato per decenni e che continueranno purtroppo ad essere sempre attuali. D’altra parte quando rappresenti migliaia di lavoratori in un settore e in particolare in un’azienda come Alitalia, devi necessariamente camminare spesso con passi diversi: da una parte le critiche generali a Cgil, Cisl, Uil e Ugl e alle loro politiche sociali e vertenziali, dall’altra per condizionare e a volte determinare cambiamenti ed ottenere risultati devi tentare di spaccare il fronte di queste organizzazioni sindacali nel settore, alle quali tra l’altro si aggiungono anche sigle autonome non certo marginali.

Ma in questo momento, come accaduto spesso in questi anni, ci sentiamo isolati e con poche frecce al nostro arco. Traditi dalle solite false posizioni assunte da alcuni di questi sindacati e sempre più costretti all’angolo da una legge antisciopero che ormai disegna dei confini sempre più stretti al conflitto sociale nel trasporto aereo. I funambolici esercizi di trasformismo di questi sindacati sono stati e continueranno ad essere al centro di tante vicende nella storia sindacale di Alitalia. Per restare a quest’autunno del 2002 basta ricordare un episodio che avviene appunto nel novembre di quest’anno. Azienda e sindacato hanno già concordato il numero di assistenti di volo che dovrà volare sul nuovo aereo in arrivo a fine anno, il B777. Senza trattativa alcuna perché non abbiamo sottoscritto gli accordi precedenti, l’Alitalia ci sottopone l’accordo sulla nuova composizione equipaggio, già concordato con gli altri sindacati. Visto che l’accordo è transitorio per tre mesi, accettabile per chi sarebbe andato a lavorare su quell’aereo e ci consentirebbe di partecipare a trattative successive su altri argomenti, noi decidiamo di firmare l’accordo. Non appena si sparge la voce della nostra firma, la Cgil, in enorme difficoltà complessiva dopo i tradimenti precedenti e allo scopo di recuperare consensi, esce fuori con una nuova genialata: ritira la firma e attacca frontalmente il Sulta. Di questi episodi che hanno visto protagonisti tutti questi sindacati e soprattutto la Cgil, se ne potrebbero raccontare a decine. Il Sulta è il soggetto da attaccare sempre e comunque, a prescindere dai contenuti e dalle circostanze, in questo aiutati dall’Alitalia alla quale non sembra vero approfittare di queste fratture che irrimediabilmente traslano dalle sigle sindacali al corpo dei lavoratori.

Una lettera aperta, quella del 22 ottobre a firma della struttura aziendale del Sulta e alla cui stesura partecipo, che è attribuita invece direttamente a me e alla quale risponde pubblicamente a stretto giro di posta Patrizio Corvi, il responsabile nazionale del Comparto Volo Cisl. “Caro Fabrizio Tomaselli/Sulta,”, così comincia incredibilmente quel lungo manoscritto in cui invece di controbattere politicamente si scagliano accuse a livello personale, quasi come se il Sulta sia Fabrizio Tomaselli. Dopo una lunga serie di allucinanti accuse e riflessioni, così conclude “la profonda e accurata analisi politica” il grande stratega Cisl, sempre rivolto a me in prima persona. “… Dopo tutte queste riflessioni fatte ad alta voce, alla fine resta una sola domanda: cosa vorrai fare tu da grande? Visto che non partecipi a nessuna riunione, come passi il tuo tempo, o meglio come ricopri il tuo ruolo di sindacalista? Come svolgi le mansioni affidateti dai tuoi iscritti? E come rispondi ai tuoi rigurgiti di coscienza, se ti vengono?…”. Insomma follia pura che nulla ha a che vedere con la politica, con il sindacato, con le idee e gli ideali che ognuno di noi tenta di sostenere, con le pratiche giornaliere che ti portano a costruire una realtà come il Sulta dove di vantaggi personali non ne ho mai visti ma di compagne e compagni che si sacrificano tutti i giorni oltre l’immaginabile ce ne sono sempre stati: io mi sono sempre sentito uno di loro. Ma tutto questo la dice lunga su come questi sindacati e soprattutto i loro responsabili vivono non collettivamente ma in modo personalistico la gestione delle loro organizzazioni, un errore questo che chiunque faccia sindacato di base deve necessariamente evitare e combattere. A Corvi non rispondo a livello personale ma segue invece una risposta politica del Sulta. Io evito di procedere a denunce per diffamazione perché ritengo che i rapporti tra lavoratori e tra sindacalisti dovrebbero sempre seguire un percorso dialettico, magari acceso, magari conflittuale, ma sono convinto che il ricorso alla magistratura nel mondo del lavoro vada limitato generalmente alle controparti e solo quando opportuno e utile. Qualche volta è accaduto anche a noi di denunciare al magistrato gli atti diffamatori di qualche “collega” sindacalista ma in qualche decennio penso che si sia verificato solo in pochi casi eccezionali.

Il 29 novembre, dopo una serie di rinvii derivanti dalla sempre più oppressiva presenza della commissione di garanzia, si arriva ad uno sciopero di quattro ore degli assistenti di volo: la risposta dei lavoratori è molto buona. E il 29 novembre è anche la data del Consiglio di amministrazione di Alitalia. Mengozzi dichiara che: “…Sia per il 2002 che per il 2003 pensiamo di realizzare quanto abbiamo previsto nel nostro piano…. Per il 2002 questo risultato è praticamente già conseguito, e anzi ci sono addirittura possibilità di miglioramento… – aggiungendo poi che riconvertire la compagnia di proprietà Eurofly in una low-cost “…è un’ipotesi sul tavolo…”. Un’ipotesi perorata dall’amministratore delegato di Eurofly, Augusto Angioletti, ex Presidente del potente sindacato dei piloti, l’Anpac. Un Mengozzi che così intende rassicurare gli investitori e che viene ulteriormente aiutato dal risultato positivo del lodo arbitrale internazionale che il 3 dicembre sancisce “…l’illegittimità della rottura dell’alleanza determinata dalla compagnia olandese nell’aprile del 2000…” e condanna KLM al pagamento di 150 milioni di euro.

Ma già nei giorni successivi si infittiscono le voci di una nuova crisi da fronteggiare con una ristrutturazione che pesa, come al solito, sulle spalle dei lavoratori: si parla di 5000 posti di lavoro a rischio. Infatti il Piano Mengozzi fa acqua da tutte le parti e gli altri sindacati, dopo aver isolato e criticato per mesi il Sulta, indicato ripetutamente come “Cassandra”, arrivano alle conclusioni che noi avevamo previsto quando il 23 gennaio ci eravamo rifiutati di sottoscrivere e condividere il progetto di Mengozzi. Il taglio delle linee porta infatti ad un calo del 26,1% dei posti offerti e del 26,8 dei passeggeri per chilometro trasportati tra gennaio e settembre. Quindi il taglio dei voli non ha rappresentato una razionalizzazione come prevedeva il piano Mengozzi ma una debacle industriale e sociale senza precedenti.

La “Cassandra Sulta” aveva quindi ragione e d’altra parte chi ci dipinge in questo modo dimentica o non sa che nella mitologia greca Cassandra, figlia di Priamo re di Troia e sacerdotessa nel tempio di Apollo, era in possesso realmente della facoltà della preveggenza: non portava sfiga, ma prevedeva ciò che realmente poi accadeva. E invece, incuranti delle facoltà di Cassandra, della fine di Troia e soprattutto del buon senso e della buona fede, gli altri sindacati hanno accompagnato docilmente Mengozzi nella preparazione e nell’avvio del suo Piano, con sempre più frequenti viaggi a Parigi alla corte di Air France.

Come al solito prima si bacia la mano del potente e poi si cerca di gettarlo nel fango appena le briciole che cadono dal tavolo si fanno sempre meno frequenti. Così a fine anno parte la campagna mediatica contro Mengozzi da parte di Cgil, Cisl e Uil e anche degli autonomi.

Un nostro volantino dal titolo “Senza vergogna”, riprendendo questi argomenti, così accusa. “…Ma come! Il 23 gennaio Cgil, Cisl, Uil, Anpac, UP, Anpav, Atv e Sinpa (il sindacato padano) firmano a Palazzo Chigi e dichiarano al mondo la loro soddisfazione per aver <salvato l’azienda> ed aver ottenuto, con la garanzia del Governo, un Piano Industriale che avrebbe portato al risanamento ed allo sviluppo di Alitalia … bla…bla…bla… ed oggi, con la stessa ipocrisia di ieri, sostengono invece che: il vertice aziendale sta sbagliando praticamente tutto; si stanno tagliando linee ed attività in modo esorbitante; si deve fare un nuovo piano industriale…invocano l’intervento del Governo, quello stesso Governo che, soprattutto con i due ministri principalmente interessati, Tesoro e Lavoro (Tremonti e Maroni), ha fortissime responsabilità politiche ed istituzionali per l’attuale catastrofica situazione…”.

Dal 23 dicembre è on line il nuovo sito del Sulta. Marco De Simoni, da sempre il compagno che si occupa di internet e della grafica per gli assistenti di volo e il trasporto aereo, supera se stesso e diventa sempre di più il nostro “uomo web”.

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