Capitolo 11 – 1993  Da Coordinamento a SULTA
Print Friendly, PDF & Email

Nei primi giorni dell’anno si tirano le somme della campagna straordinaria di adesioni al Coordinamento e come riportato in un nostro documento pubblico, è evidente che i numeri dicono chiaramente che “Non ci siamo riusciti”. In Alitalia il 38% degli assistenti di volo non è iscritto ad alcun sindacato, il 16% alla Cgil, il 14% all’Anpav, il 13% alla Cisl, l’11% al Coordinamento e l’8% alla Uil. In ATI la rappresentanza del Coordinamento è molto inferiore e arriva al 3%.

Il Consiglio dei Delegati “ ….. preso atto della risposta generale chiaramente non soddisfacente in termini di iscrizioni e di partecipazione e dando seguito a quanto precedentemente deliberato, rassegna collegialmente le dimissioni e indice un Referendum tra gli iscritti per decidere lo scioglimento o meno del Coordinamento….”. Il Referendum si svolge i primi giorni di aprile e lo spoglio viene fatto il giorno 15 aprile per permettere la più ampia partecipazione degli iscritti alla discussione e alle assemblee previste. L’attività del Coordinamento sino al Referendum verrà congelata e si limiterà all’ordinaria amministrazione.

In effetti la campagna dei 100 giorni almeno due risultati li ha raggiunti: una certa crescita c’è stata se siamo arrivati a 500 iscritti, senza diritti e permessi sindacali, esclusi dalle trattative, privi di trattenute sindacali sulla busta paga, discriminati dall’azienda e oggetto di molteplici atti autoritari da istituzioni, politica e media. Ma io credo che in questi giorni la discussione tra i delegati e gli attivisti del Coordinamento stia portando al risultato politico più importante e cioè quello della presa d’atto, forse neanche esplicitata chiaramente nel confronto interno, di una situazione generale e di categoria che impone necessariamente una lotta di lunga durata: dobbiamo assorbire la sconfitta e continuare a testa bassa e così faremo.

Questa nostra convinzione ha quasi immediatamente delle importanti conferme. La deregulation del trasporto aereo inizia ad essere applicata in Europa in modo ampio, producendo immediatamente una contrazione dei ricavi e Alitalia mette subito le mani avanti richiedendo una diversa e più limitata applicazione del contratto sottoscritto appena un anno prima. Le richieste aziendali sono veramente pesanti e riguardano aspetti economici attraverso il blocco di istituti concordati a contratto, peggioramenti sostanziali della normativa e aumenti di produttività da ottenere attraverso una riduzione del personale sugli aerei. Quello che avevamo paventato si sta purtroppo rapidamente verificando: prima si monetizza l’orario di lavoro, le condizioni, la normativa, la riduzione degli organici e poi si tagliano gli stipendi e si procede a realizzare ulteriore flessibilità e precarietà. Un cerchio che da allora non si chiuderà più e che negli anni determinerà la modifica sostanziale di questo lavoro. Questo è quindi ciò che sta iniziando ad accadere in questo 1993 e molti lavoratori cominciano pian piano a prenderne coscienza e a rivalutare quanto sosteniamo da anni.

Inizia così una trattativa nella quale l’azienda cerca di riprendersi quel poco che aveva dato con il contratto dell’anno prima e Cgil, Cisl, Uil e Anpav fanno pateticamente finta di opporsi.

Il referendum interno al Coordinamento si conclude con un voto quasi plebiscitario per la continuazione dell’attività sindacale e così si inizia una fase di riorganizzazione e di rilancio interno che vede la partecipazione di tanti nuovi attivisti, molti dei quali giovani assunti da poco. Una ventata di fresco che rivitalizza l’intero Coordinamento. Si studia e si realizza una vera e propria organizzazione che prevede gruppi di lavoro con specifici compiti: più di 30 compagni e compagne che si mettono a lavorare duramente, spinti dalla voglia di dimostrare che il nostro progetto è vivo e vissuto da un gruppo coeso di donne e uomini che si impegnano a dare il proprio tempo e le proprie energie per un radicale cambiamento della rappresentanza sindacale della categoria.

Quando si parla di organizzazione è necessario specificare che in questo 1993, come anche negli anni precedenti e ancora per un po’ di tempo a seguire, i delegati del Coordinamento utilizzano strumenti “antidiluviani” se raffrontati a quelli a disposizione negli anni seguenti. Non abbiamo permessi sindacali e questo chiaramente produce una forte carenza che solo in parte riusciamo a controbilanciare con la militanza e una partecipazione che vive di riposi contrattuali, di ferie e di mezze giornate rubate alla propria vita privata. Questa carenza di tempo è poi amplificata in modo esponenziale da condizioni oggettive ben diverse da quelle che si creeranno negli anni successivi. Nel futuro per inviare un comunicato stampa basterà un clic su un computer, oggi si impiega qualche ora per dettare più volte il testo per telefono agli operatori delle agenzie stampa e dei quotidiani. Le lettere vengono scritte, imbustate e inviate per posta o più tardi per fax e non certo per email come sarà tra un bel po’ di anni, con tempi e risultati (visti i fax e le linee telefoniche di questi anni ’90) assolutamente incomparabili con le condizioni future. Addirittura all’inizio per inviare i fax utilizziamo un negozio sotto la nostra sede di Via Conegliano. Stessa cosa per fare le fotocopie o per stampare un volantino, con tempi e costi enormi. Il primo computer che utilizziamo nella sede di via Conegliano è per noi un marchingegno quasi incomprensibile e comunque carichiamo i programmi da disco esterno in “dos” perché non esiste ancora il sistema operativo Windows. Spesso i volantini li scriviamo a mano o utilizzando la mia vecchia macchina da scrivere “Olivetti 32” e solo qualche tempo dopo si arriva regolarmente ad una altrettanto vetusta macchina elettrica regalataci dal nostro collega Salvatore Muccio che, miracolo dei miracoli della tecnologia, ha anche un meccanismo di cancellazione dei caratteri.

Il 4 aprile ci rivediamo nuovamente al Cinema Palladium di Roma per una festa/concerto organizzata dal Coordinamento assistenti di volo dal titolo: “Per non dimenticare la strage di Ustica”. L’incasso lo devolviamo all’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica… e stiamo ancora aspettando la verità!

In quell’aprile 1993 si definisce anche una svolta per noi assolutamente storica. Il confronto con i compagni e le compagne del Coordinamento del personale di terra di Alitalia e Aeroporti di Roma non si è mai interrotto e diventa ancor più vivo da quando loro avevano deciso di trasformarsi in vero e proprio sindacato. Il 24 ottobre del 1992 il Coordinamento del personale di terra organizza l’Assemblea Costituente del nuovo soggetto sindacale, il SULTA, Sindacato Unitario dei Lavoratori del Trasporto Aereo e aderisce alla CUB, la Confederazione Unitaria di Base costituita nel gennaio del 1992. Alla nascita del nuovo soggetto partecipano anche delegati ed iscritti della sinistra Cgil, tra i quali Vincenzo Siniscalchi e Andrea Cavola, che diventeranno poi due dei maggiori esponenti del sindacato.

Ma chi diventa il ponte tra il nuovo SULTA e il Coordinamento degli assistenti di volo sono coloro con i quali spesso lavoriamo insieme e che provengono dal vecchio Coordinamento del personale di terra di Alitalia e Aeroporti di Roma: Pina Santorelli del personale amministrativo di Alitalia, Valter Mancini di Aeroporti di Roma e Fabio Frati del personale di scalo dell’Alitalia con il quale ci confrontiamo sin dalla costituzione del nuovo soggetto sindacale. Il confronto si sviluppa ulteriormente dall’inizio del 1993.

La discussione interna al Coordinamento assistenti di volo diventa serrata, come anche all’interno dell’Unicobas. L’eventuale unificazione del nostro Coordinamento con il SULTA avrebbe infatti comportato la nostra uscita dall’Unicobas per entrare nella CUB, la confederazione alla quale già aderiva la nuova sigla sindacale del personale di terra del trasporto aereo.

La nostra scelta di entrare nel SULTA e partecipare alla sua crescita è determinata da poche ma importanti riflessioni. La prima è quella dell’ipotesi di costruzione di un sindacato che potesse rappresentare tutti i lavoratori del trasporto aereo e in questa direzione diventa fondamentale riuscire ad aggregare le realtà di base di Alitalia che è l’azienda che rappresenta oggi la quasi totalità dell’intero trasporto aereo. La seconda e conseguente riflessione è che è importante superare il livello di rappresentanza categoriale e puntare alla condivisione di obiettivi e prassi comuni tra gruppi di lavoratori e categorie diverse. La terza considerazione che guida la nostra scelta è quella di poter andare a costruire una confederazione, la CUB, ancora più ampia di quella che abbiamo costituito con la nascita dell’Unicobas. Quest’ultimo aspetto in effetti al nostro interno non è ancora sentito da tutti come fondamentale, anche perché i termini confederazione e confederale sono purtroppo quasi sinonimi di Cgil, Cisl e Uil. Per noi è comunque difficile lasciare l’Unicobas che abbiamo contribuito a costruire dal nulla e che solo pochi mesi fa ha tenuto il suo primo congresso e per questo motivo ci spendiamo, purtroppo senza successo, per una unificazione delle due confederazioni di base. Personalmente partecipo ad alcune riunioni, anche a Milano, con Stefano D’Errico, Pierpaolo Leonardi e Giorgio Tiboni ma non si riesce a trovare una soluzione che vada bene per tutti e quindi, anche se con una certa amarezza, decidiamo di uscire dall’Unicobas ed aderire alla Cub.

Il 3 e 4 maggio del 1993 si svolgono due Assemblee del Coordinamento assistenti di volo che approvano l’unificazione con il SULTA. La decisione assembleare è ulteriormente confortata dall’approvazione unanime del Consiglio dei Delegati e dal risultato positivo di un sondaggio effettuato tra gli iscritti.

Nella mozione conclusiva del 3 e 4 maggio si legge tra l’altro:

L’Assemblea …

valuta positivamente la proposta del Consiglio dei Delegati di fondere il Coordinamento ed il Sulta in un’unica organizzazione sindacale del trasporto aereo …

approva la confluenza nella CUB (Confederazione Unitaria di Base) di cui fa parte il Sulta …

accetta la sigla SULTA in quanto corrispondente alle necessarie caratteristiche di unitarietà ed intercategorialità …

questi 6 anni di lavoro del Coordinamento devono essere valutati sicuramente in modo positivo: l’onestà e l’entusiasmo con i quali abbiamo affrontato i tanti problemi di questi anni, rappresentano una garanzia di affidabilità che i colleghi non potranno che continuare ad apprezzare.”

Si chiude così anche nominalmente la storia del Coordinamento e si apre quella del Sindacato: un passaggio ormai scontato e di fatto già in essere, che produce una crescita complessiva derivante dall’unificazione, sia in termini numerici (oltre 1.000 iscritti tra terra e volo), sia di visione e lettura comune della realtà economica e sociale con la quale dobbiamo confrontarci, misurarci e scontrarci.

Non si chiudono invece le pratiche e il metodo da sempre utilizzati nel rapporto costante con gli altri lavoratori, non cambia la contrapposizione pesante e non solo dialettica con Cgil, Cisl e Uil e le sigle autonome, non accenna a diminuire il solco tra noi ed un’azienda che sta inutilmente tentando di gestire con la semplice tattica della riduzione del costo del lavoro, un fenomeno, quello della deregulation e della liberalizzazione del mercato del trasporto aereo, che la renderà sempre più debole e sempre più autoritaria.

Con l’unificazione e dopo alcuni mesi si decide di lasciare la sede storica di Via Conegliano che rimarrà una sede dell’Unicobas e spostarci a Fiumicino, in via della Pesca 21. In effetti non ho mai capito se la “e” fosse aperta o chiusa, se fosse via della Pèsca il frutto o via della Pésca nel senso di pescare. Del tutto chiara l’ubicazione: un locale al primo e unico piano di un edificio vicino il mare e sotto il quale c’è un ristorante dal quale da mattina a sera sale un forte odore di pesce fritto, quindi propendo per via della Pésca.

Il 5 maggio Alitalia, Cgil, Cisl, Uil e i sindacati autonomi firmano il cosiddetto “Piano B” che rappresenta il primo forte e chiaro tentativo aziendale di stretta sulle condizioni di lavoro sia per il personale di terra, sia per gli assistenti di volo. Ma è proprio sulla parte volo che si concentra l’azienda e dopo il contratto del 1992 che aveva sancito l’iniquo e pericolosissimo “scambio” tra normativa e salario, si inizia a ridurre il salario ed a penalizzare ulteriormente l’orario e l’organizzazione del lavoro attraverso l’introduzione di norme extracontrattuali che peggiorano il Contratto stesso. Gran parte delle novità negative non sono veri e propri mutamenti contrattuali ma interpretazioni e letture diverse da come il contratto era stato “venduto” e presentato in categoria dai sindacati firmatari. Cgil, Cisl, Uil e Anpav avevamo spergiurato ad esempio che non sarebbero mai state applicati alcuni aspetti che si leggevano nelle pieghe del contratto ed a noi che denunciavamo le svendite future avevano ribattuto solo pochi mesi prima che eravamo strumentali e bugiardi. Purtroppo invece avevamo ragione e l’azienda comincia ora a richiedere il “pagamento” delle cambiali che il sindacato aveva firmato in cambio di un po’ di vil denaro, senza aver prima ben informato i lavoratori.

Quando allora nel mese di giugno quelle stesse sigle sindacali che avevano firmato il contratto dodici mesi prima e il piano B solo un mese prima, chiamano i lavoratori allo sciopero per alcune relative ed ulteriori forzature aziendali, il SULTA fa quello che un sindacato forse non dovrebbe mai fare: boicottare uno sciopero. In realtà non boicottiamo uno scioperò ma solo la farsa che quei sindacati hanno organizzato per prendere nuovamente in giro i lavoratori. Organizziamo così un conto alla rovescia pubblico verso “lo sciopero dei buffoni”, con un volantino al giorno che inizia con “- 5 giorni allo sciopero dei buffoni” …. “- 4 giorni allo sciopero dei buffoni” …. ecc.

In effetti ci fanno arrivare a “- 1 giorno allo sciopero dei buffoni”, fissato per il 24 giugno e poi, come ampiamente previsto non solo da noi ma da gran parte dei lavoratori, arrivano a firmare un ulteriore accordicchio che non serve a nessuno e che di fatto sancisce l’ennesima presa in giro per i lavoratori.

Il 3 luglio 1993 Cgil, Cisl e Uil sottoscrivono con Governo e Confindustria il “Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo, definito a seguito dell’accordo del 31 luglio 1992”.

Il Protocollo, consegnato ai sindacati il 2 luglio, viene approvato dagli organismi dirigenti il 3 luglio e ratificato il 23 luglio. Contiene quattro capitoli principali: la politica dei redditi e dell’occupazione; gli assetti contrattuali; le politiche del lavoro; il sostegno al sistema produttivo. Disegna inoltre il nuovo assetto delle relazioni sindacali con l’introduzione delle RSU e la cancellazione di fatto dei Consigli dei delegati.

Un accordo che dal punto di vista formale cambia radicalmente i rapporti tra le parti sociali e che sancisce il ruolo ancillare di Cgil, Cisl e Uil rispetto alla Confindustria. In effetti un rapporto di subordinazione già esistente ormai da parecchi anni, si trasforma anche in prassi condivise e regole precise e scritte.

Di fronte a quello che è l’accordo peggiore degli anni ’90 e che influirà sulle politiche sindacali e sulle condizioni dei lavoratori per decenni, il sindacalismo di base indice unitariamente uno sciopero di 4 ore per il giorno 22 luglio. Il Sulta, ormai parte integrante della CUB, promuove 24 ore di sciopero per la stessa giornata, inserendo tra le motivazioni, oltre a quelle generali e nazionali di forte opposizione all’accordo interconfederale del 3 luglio, anche elementi di carattere specifico per il trasporto aereo.

Elementi questi di forte preoccupazione per tutti i lavoratori del trasporto aereo e non soltanto per Alitalia. Come assistenti di volo a tutto ciò si aggiungono rivendicazioni specifiche che riguardano “… una situazione che vede ormai compromessa ogni possibile diversa interpretazione dell’impiego, dei carichi di lavoro, della salute e della sicurezza.” E la critica nei confronti degli altri sindacati si fa ben presto ancor più pesante soprattutto “… perché Cgil, Cisl, Uil e Anpav con l’ultimo contratto hanno svenduto gran parte del patrimonio normativo acquisito in anni di lotte e sacrifici, in cambio di soldi che però ben presto le aziende cominceranno a sfilarci dalle tasche…”.

E come spesso accadde e continuerà ad accadere in Alitalia, la realtà non si discosta molto dalle nostre previsioni.

I sindacalisti delle altre organizzazioni nei loro scritti ci definiscono spesso come ”Grillo Parlante” o “Cassandra” proprio perché cerchiamo di vedere più in avanti del nostro naso e purtroppo difficilmente le nostre previsioni e denunce, frutto di analisi e di studio, risultano infondate.

Appellativi inframezzati da offese e denigrazione, quelli di questi “professionisti del sindacato”, senza in effetti mai realizzare che il Grillo Parlante di Pinocchio non diceva bugie ma rappresentava la voce della coscienza che cerca di orientare il burattino di Collodi verso le giuste scelte e Cassandra, dea della mitologia greca, non era che una preveggente e quindi non affermava il falso ma prevedeva tragedie che poi si realizzavano. Insomma, oltre che insofferenti alle critiche e al dissenso, abbiamo di fronte anche dei sindacalisti in gran parte ignoranti e gretti.

E intanto l’Alitalia, nel pieno delle “riflessioni” sulla deregulation galoppante e nell’ambito di una suddivisione internazionale dei mercati che sino a ieri aveva disegnato un trasporto aereo con tre sole compagnie aeree (quella francese, quella inglese e quella germanica), si inizia a preparare al processo di privatizzazione. Si sa, per vendere, si deve essere più piccoli e meno costosi: il governo ci prova quindi con la definizione del cosiddetto “Piano C”. Un progetto che prevede 1700 esuberi dei quali il 10% tra i “volatili” e il resto per i “terrestri”, riduzioni dello stipendio, maggiori carichi di lavoro e nuove cessioni normative.

Intanto il 12 luglio la magistratura condanna per comportamento antisindacale Aeroporti di Roma e ordina all’azienda di riconoscere al Sulta tutti i diritti derivanti dall’art.19 dello Statuto dei lavoratori, in quanto legittima la costituzione della RSA (Rappresentanza sindacale aziendale) del nostro sindacato aderente alla Confederazione CUB. Insomma una vittoria importante, anche se solo due anni dopo, l’esito negativo di un referendum sui diritti sindacali restituirà alle aziende il potere di decidere con chi trattare e chi riconoscere.

A ridosso del 22 luglio, il ministro dei trasporti Costa precetta il trasporto aereo e impedisce lo sciopero. Sarà questa una delle innumerevoli precettazioni che i vari governi di centro destra e centro sinistra si inventeranno negli anni a venire. Questa volta il ministro lo fa “in maniera strana”: precetta il 50% del personale per assicurare il 20 o 30% dei voli. L’azienda, non contenta di ciò, riversa le precettazioni sull’80% del personale operativo di terra e di volo. Come dire: non si può scioperare!

Dopo la manifestazione a Roma del 25 settembre, indetta dal sindacalismo di base e che vede la partecipazione di quasi 300.000 persone protestare contro le politiche e gli accordi suicidi di Cgil, Cisl e Uil, per l’occupazione e la democrazia sindacale, ci dobbiamo occupare a tempo pieno della situazione Alitalia e della categoria. L’occupazione e l’esistenza stessa dell’azienda sono messe in pericolo dall’accettazione acritica della deregulation e delle conseguenze che essa avrebbe prodotto nel mercato del trasporto aereo.

A dicembre sarebbe scaduto anche il Contratto integrativo ma l’attenzione generale è rivolta soprattutto ai piani aziendali. Nell’assemblea indetta dal Sulta il 7 ottobre viene approvata una mozione che, tra le altre cose, rivolge al governo e all’azionista IRI precise domande, sia sulla deregulation e sulla sua applicazione, sia sulla necessità o meno dell’esistenza di una compagnia di bandiera in Italia. E insieme si fanno precise proposte. Allo stato si chiede una politica del settore che sostenga la compagnia di bandiera e all’IRI si ricorda che soltanto lo sviluppo e l’investimento in flotta avrebbero potuto rilanciare l’azienda e farla sopravvivere allo tsunami che di li a poco si sarebbe scatenato sugli aeroporti italiani. E si chiede anche di rimuovere il vertice aziendale e in modo specifico Bisignani.

Una serie di assemblee, quelle che organizziamo in ottobre e sino alla fine del 1993, che servono a consolidare anche quel consenso che in categoria manca rispetto al numero degli iscritti, ma che sul piano della condivisione di obiettivi e metodo si fa sempre più interessante e prepara quel 1994 che diventerà per noi fondamentale.

Ma il Piano di ristrutturazione predisposto da Bisignani, anche se ancora non approvato dall’IRI, contiene proprio quegli aspetti che confermano le nostre preoccupazioni e le denunce pubbliche che diventano così sempre più incisive.

Di fatto si riduce la flotta del lungo raggio, cioè quella che produce maggior reddito, si manda a casa un po’ di lavoratori, si vende Aeroporti di Roma (sino ad oggi di proprietà dell’Alitalia), si privatizzano altri settori, si riduce complessivamente la flotta e si tagliano linee e direttrici, si affittano alcune linee a compagnie esterne (all’ungherese Malev) e si riduce il costo del lavoro. In poche parole: si sta iniziando quel ridimensionamento della compagnia aerea che non avrà poi alcun argine e che in un futuro neanche molto lontano trasformerà Alitalia da maggiore compagnia aerea italiana e importante attrice industriale in ambito internazionale, in un vettore poco più che regionale, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e un danno economico e sociale per lo stato e per il paese di dimensioni enormi.

A novembre 1993 la collaborazione di Marco Ferri, esperto comunicatore per professione, da sempre vicino alla nostra organizzazione, amico e compagno, si concretizza con la costruzione di un evento che mai era stato pensato nella storia sindacale italiana. Il 21 novembre appuntamento al campo di calcio dell’Urbetevere in via della Pisana a Roma: presenti più di un centinaio di lavoratori Alitalia, gran parte dei quali in divisa. Assistenti di volo, meccanici, impiegati, operai, piloti, tecnici di volo arrivano la mattina presto e sotto la regia di Marco Ferri e dei tecnici che lui aveva portato, si dispongono a forma di aereo sul campo di calcio.

Un freddo da cani ma un sole splendido e un ambiente reso euforico dall’inedita iniziativa. In una mezza mattinata di lavoro, di attesa, di preparazione e di risate, esce fuori una foto allegra, ordinata, seria, incomprensibile ed eccezionale al tempo stesso.

La foto viene poi lavorata e il manifesto finale viene affidato ad una società di pubblicità che lavora a livello nazionale e si avvale di varie altre società che posseggono spazi pubblicitari a Roma e Milano. Si studiano le posizioni dove collocare i manifesti e la relativa visibilità e si decide per cartelloni pubblicitari giganti di 6 metri x 3 metri da esporre per 15 giorni, dal 15 al 30 dicembre. Il cartellone è costituito dalla foto con riprodotto l’aereo fatto di lavoratori con sopra scritto in grande

LA NOSTRA COMPAGNIA DI BANDIERA E’ A TERRA.

VOLATE ALITALIA.”

E una scritta sotto la foto:

Bilanci allegri, debiti, svendite ai privati.

Loro non sanno fare il loro mestiere, noi si: sbarchiamoli“

SULTA. Sindacato Unitario Lavoratori Trasporto Aereo”

In pratica si tratta di una vera e propria campagna pubblicitaria che invita, nonostante tutto, a volare Alitalia: una cosa mai vista e mai fatta. Si decide per 23 cartelloni a Roma e 24 a Milano collocati in luoghi e strade strategiche, nel centro, nelle vie principali e vicino agli aeroporti per un costo complessivo di 15 milioni e mezzo, per noi una cifra enorme. Da tener conto che stiamo parlando del 1993, senza i futuri strumenti come internet e senza rete dove nel prossimo futuro si scaricherà la maggior parte degli annunci pubblicitari.

Cominciano ad uscire i primi manifesti a Roma e soprattutto a Milano ma dopo alcuni giorni arriva la notizia: la società di pubblicità interrompe l’affissione quando sono pubblici ormai oltre la metà dei manifesti, molti dei quali a Milano. È intervenuta l’Alitalia a stoppare l’iniziativa. Chiaramente pubblicizziamo la vicenda che fa scalpore almeno quanto la pubblicità stessa e naturalmente all’anticipo di 3 milioni già pagato non facciamo certo seguire il saldo del pagamento previsto: nessuna protesta della società di pubblicità, evidentemente rimborsata da qualcun altro.

Quello pensato e realizzato da Marco Ferri e dal Sulta è un colpo pesante per l’azienda che si vede rincorsa anche sul piano comunicativo, è una novità accolta con stupore dal mondo dei media e dalla politica, è un successo enorme tra i lavoratori e le lavoratrici dell’Alitalia che vedono concretizzarsi in modo esplicito la loro protesta e le loro ragioni sui giornali e per le strade di Roma e Milano.

Puntare sulla comunicazione è sempre stata una nostra caratteristica, ben consapevoli di non poter competere con la potenza di fuoco che riescono a mettere in campo le aziende nel rapporto con i media, ma proprio per questo convinti che soltanto spiegando le ragioni di una lotta o di un’iniziativa ad un sempre più ampio settore di opinione pubblica si riesce ad orientare, a costruire controinformazione e a battere l’isolamento al quale ti costringono aziende, media, politica e grandi centrali sindacali, quando non sei in linea con il “pensiero unico” che da anni avvolge la politica e il sociale in questo paese.

E l’anno si concluse anche con una nota positiva sul versante della tutela della salute: il 30 novembre 1993 i primi tre assistenti di volo sono sottoposti al prelievo di sangue necessario ad effettuare l’esame citogenetico che attraverso l’analisi della mappa cromosomica, permette di individuare eventuali modificazioni del DNA. E’ l’inizio dello studio che come SULTA, insieme all’Anpac dei piloti e in collaborazione con l’Università di Tor Vergata, organizziamo e finanziamo per il personale di volo. Il campione sul quale sarà poi effettuato lo studio sarà quello di 100 assistenti di volo e di 50 impiegati di terra che saranno utilizzati come gruppo di controllo e confronto. Un sindacato senza un permesso sindacale e senza una lira è riuscito a mettere in moto uno studio che avrà negli anni successivi dei riscontri positivi per l’intera categoria e che successivamente costringerà l’azienda a misurare ed a fornire anno per anno la quantità delle radiazioni ionizzanti assorbite da ciascun navigante aereo.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Pin It on Pinterest