Capitolo 10 – 1992  Il nuovo contratto: parecchi soldi e monetizzazione della normativa
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Il 5 febbraio del 1992 Cgil, Cisl, Uil e Anpav firmano il rinnovo del contratto per gli assistenti di volo Alitalia e ATI. Chiaramente non si tratta di un contratto nazionale perché riguarda soltanto il Gruppo (Alitalia+Ati). Le cose non cambieranno neanche nel futuro e il trasporto aereo, nel suo complesso e in tutte le sue articolazioni categoriali e territoriali, non avrà mai un vero e proprio Contratto nazionale applicato a tutte le aziende e a tutti i lavoratori.

Tra le molte novità del nuovo contratto troviamo il principio della meritocrazia per i passaggi di qualifica; l’abolizione del Concordato Turni/Avvicendamenti (cioè di fatto l’abbandono da parte sindacale della contrattazione sull’organizzazione e l’orario del lavoro); la piena autonomia dell’Azienda sulle decisioni riguardanti i servizi di bordo e la configurazione degli aeromobili (cioè quanto si lavora a bordo e in quanti si lavora su ogni tipo di aereo che in poche parole corrisponde agli organici necessari ed ai carichi di lavoro); l’aumento della produttività attraverso una revisione delle normative di impiego. Per chi non conosce il contratto, le normative di lavoro, l’orario, i limiti e tutto quel che ruota intorno al lavoro del personale navigante sugli aerei, tutto questo può forse sembrare poca cosa o non del tutto comprensibile, ma vi assicuro che queste modifiche contrattuali, anche se non applicate tutte e subito, di fatto cambiano radicalmente il modo di produrre, la quantità di lavoro in orario e in carichi di lavoro e conseguentemente riducono anche gli spazi di vita privata che restano a disposizione del lavoratore.

In cambio di queste enormi cessioni si “ottiene”: l’impegno a realizzare sugli aerei di lungo raggio dei posti di riposo orizzontali (cioè una sorta di lettini) per il personale già presenti in tantissime compagnie aeree (che da noi non saranno mai realizzati strutturalmente); l’istituzione di fasce di attività volontarie con basso/alto contenuto di ore di volo (che non saranno mai applicate); l’aumento del salario legato agli incentivi e alla maggiore produttività. I parametri di questi aumenti si abbassano rispetto alle richieste iniziali e si attestarono a 100/220: molto meno di quanto alla fine richiedeva il sindacato (100/260) e più vicino alla nostra richiesta (100/200) . L’assistente di volo più giovane, con meno di due anni di anzianità, percepirà quindi un po’ meno della metà spettante alla qualifica più alta, cioè il CCP (capo cabina principale). Gli aumenti previsti sono di 340mila lire lorde medie mensili più premi di produttività di 600mila lire mensili (sempre medi e lordi) in 3 trance: 35% dal 1° febbraio 1992, 25% dal 1° luglio e 40% dal 1° marzo 1993. Una tantum per il pregresso di 2.800.000 lire medie mensili. Non sono pochi soldi, anzi si tratta di aumenti consistenti ottenuti anche per contrastare la nostra opposizione complessiva alla riduzione di diritti. Una vera e propria monetizzazione di tutto quello che con quella firma è stato ceduto e che sarà svenduto negli mesi e negli anni successivi.

In sintesi, le novità contenute nel Contratto inseriscono preoccupanti elementi di divisione tra i colleghi (la meritocrazia) e peggiorarono notevolmente la qualità della vita degli assistenti di volo, ampliando flessibilità e discrezionalità aziendale, annullando la contrattazione dell’orario e dell’organizzazione del lavoro, riducendo in prospettiva il personale a bordo degli aerei e aumentando l’orario di lavoro.

Nonostante la nostra opposizione gran parte della categoria non sembra comprendere immediatamente e compiutamente le potenzialità enormi che si stanno concedendo alla discrezionalità aziendale e sembra “digerire” il nuovo contratto, “aiutata” in ciò soprattutto dai consistenti miglioramenti economici previsti.

Già dai primi mesi successivi alla firma ci si rende conto però che i nuovi criteri meritocratici accettati da Cgil, Cisl, Uil e Anpav producono una grandissima percentuale di passaggi di qualifica legati più alla “disponibilità” e alla “affidabilità” che non a stringenti valutazioni di merito sull’attività lavorativa: non si premia più l’anzianità e l’esperienza ma non si sceglie neanche chi è considerato più “bravo professionalmente”. La scelta in tantissimi casi, non tutti per fortuna, ricade su chi è più vicino all’azienda e ne rispetta rituali e logiche: “Yes man” per intenderci. Questo fenomeno produce un diffuso e comprensibile malcontento ed una rivalità tra i lavoratori e le lavoratrici che genererà in seguito ulteriori divisioni e scontri interni.

Aumento della produttività, meritocrazia, flessibilità, aumento dell’orario e dei carichi di lavoro: chi vive questi primi anni ’90, anche in altre realtà di lavoro, sa bene che sono condizioni parte di un cambiamento generale del mondo del lavoro che produrranno la destrutturazione normativa dei contratti e leggi sempre peggiori, funzionali al mantenimento dell’unica immodificabile e immutabile situazione: la costanza del massimo livello di profitto.

Ed è paradossale che molte delle forme di sfruttamento peggiori e di massacranti ristrutturazioni si sperimenteranno proprio nel trasporto aereo, un settore in mano pubblica dove sino a pochi anni fa i lavoratori vivevano una situazione molto più accettabile che non in altre realtà di lavoro e dove le condizioni economiche sono sicuramente più dignitose. Forse proprio gli stipendi più alti rispetto ad altre tipologie di lavoro determinano il fatto che la nostra categoria diventa improvvisamente uno dei principali banchi di prova per esperimenti sociali, più che in altre situazioni di lavoro. Tutto ciò nonostante gli stipendi più alti siano “motivati” da condizioni di salute e sicurezza difficili, da un ritmo di vita frenetico e spesso slegato dagli affetti e da una vita sociale accettabile.

In estrema sintesi, si è facili profeti nel prevedere che si procederà prima e per un breve periodo alla monetizzazione della salute e dell’orario di lavoro, dei ritmi e delle condizioni generali dell’attività, dei diritti e della loro trasformazione in “concessioni” legate ad affidabilità e disponibilità alle logiche aziendali. Dopo tale fase che durerà pochissimo tempo, si stringeranno le borse e le redini del comando aziendale diventeranno e rimarranno estremamente tese. Privi delle tutele normative, di diritti esigibili e di un sistema di rappresentanza chiaro e credibile, attaccati da istituzioni, stampa e partitocrazia, in balia di una crisi perenne determinata dalla liberalizzazione dei mercati e dall’incapacità e dall’ingordigia politica, sindacale e manageriale, i lavoratori saranno gradualmente e rapidamente attaccati e rapinati anche dal punto di vista economico.

Poco prima della firma del contratto del 5 febbraio il Coordinamento aveva indetto uno sciopero articolato di due ore al giorno dal 13 al 24 febbraio. A seguito della stipula del contratto da parte di Cgil, Cisl e Uil, Anpav sospendiamo lo sciopero e dopo un’accurata analisi dei contenuti dell’accordo sottoscritto e una valutazione completamente negativa, il 12 febbraio indiciamo uno sciopero di 24 ore dalle 06.00 del 22 alle 06.00 del 23 febbraio.

Ma proprio la non comprensione del significato di quella firma da parte di gran parte della categoria, determinò il risultato negativo dello sciopero con un’adesione assolutamente non soddisfacente e non rispondente a ciò che ci aspettavamo dopo la conclusione della trattativa. Questa sconfitta ci spinge ad una riflessione complessiva al nostro interno e tra i nostri iscritti.

Certamente abbiamo come controparte non soltanto l’azienda, ma un vasto fronte che internamente comprende anche Cgil, Cisl, Uil, Anpav e il sindacato Anpac dei piloti e che all’esterno si estende al governo, a gran parte delle forze politiche e sicuramente alla grande stampa nazionale.

La valutazione negativa ci porta a pensare che in questo momento è necessario crescere numericamente, in rappresentanza reale, in capacità di mobilitazione. Importante è anche ampliare il nostro ambito di intervento attraverso l’adesione all’Unicobas e al più ampio sindacalismo di base che si sta pian piano affermando nel paese, forte della rappresentatività e dell’eco sui media delle lotte dei ferrovieri, della scuola e nel nostro settore del trasporto aereo. Ma la nostra analisi va anche oltre il come svolgiamo il nostro ruolo tra i lavoratori e coinvolge, come già detto, le motivazioni della mancata risposta da parte della categoria: sembra evidente che la causa è determinata oltre che dal “miraggio” economico prospettato dal nuovo contratto, anche dal continuo ricatto che si sta sviluppando in categoria a livello gestionale.

Può essere che noi si stiano sottovalutando alcuni aspetti, però il ricatto nella gestione della propria vita privata e la promessa di soldi in cambio di fatica e quantità di lavoro, rappresentano due forti ragioni che si sommano certamente alla nostra evidente debolezza e all’incapacità di tanti colleghi di prevedere le possibili conseguenze di questo contratto. Questo mix ha determinato la mancata risposta della categoria allo sciopero e dobbiamo necessariamente analizzare questa sconfitta per andare avanti nel migliore dei modi.

Nonostante ciò arrivano anche tantissime dimissioni da Cgil, Cisl, Uil e Anpav e tante adesioni al Coordinamento. Ma nel mese di marzo dobbiamo purtroppo registrare anche delle dimissioni importanti. Oder Procacciante e Maurizio Verduci, entrambi da sempre nel Coordinamento, si dimettono da delegati con una lettera che riportiamo sul giornale dell’Unicobas e alla quale il Consiglio dei Delegati risponde pubblicamente. Le dimissioni da rappresentanti si trasformeranno in seguito in dimissioni da iscritti e in un “ritorno” poco glorioso e molto discusso in Cgil, insieme anche a Piero Pacella. Oder e Piero sono due compagni con i quali io e Paolo Maras avevamo condiviso il percorso in Cgil, l’analisi e le scelte che portarono poi all’uscita dalla gabbia di via Morgagni e alla costruzione del Coordinamento. Per questo la loro scelta pesa anche sulle decisioni successive che prenderemo e forse aumenterà quel senso di frustrazione che ormai tutti sentiamo sulla pelle dopo la mancata risposta della categoria alla firma del contratto del 5 febbraio. Le loro dimissioni arrivano dopo la firma del contratto ma in effetti rappresentano l’ultimo capitolo di una serie di contrapposizioni interne che avevano visto Oder e Maurizio eclissarsi durante la fase precontrattuale, dissentire praticamente su tutto ciò che emergeva dalle decisioni democratiche del Consiglio dei Delegati e non rispettare tali scelte collettive, addirittura ipotizzare l’uscita collettiva dal Coordinamento per “impossessarsi” del sindacato autonomo Anpav. Ipotesi questa surreale anche dal punto di vista “tecnico”, visto che quell’Associazione è blindata e diretta in modo verticistico e a nostro avviso molto poco trasparente. Quindi accettiamo definitivamente e rabbiosamente quelle dimissioni presentate con strumentalità e anche se con estremo rammarico continuiamo il nostro percorso indipendente e coerente con i principi che tutti insieme, anche con loro tre, abbiamo condiviso.

Continuiamo la nostra attività tra una discussione interna spesso sfiancante, ma necessaria, e la valutazione costante di ciò che sta producendo la firma del contratto del 5 febbraio. Ancora non si vedono gli effetti negativi e questo sembra confermare la superficialità di tanti colleghi nel considerare le nostre ipotesi negative come esagerate e fuori dalla realtà.

Aumenta l’insoddisfazione ed i dubbi sulla tattica che stiamo utilizzando ma non diminuisce certo la nostra voglia di impegnarci e di cambiare le cose: siamo testardi e sicuramente molto convinti di quel che stiamo portando avanti.

Il 21 giugno grande festa del Coordinamento all’ex cinema Palladium nel quartiere Garbatella a Roma: 400 amici e colleghi si ritrovano per sostenersi a vicenda, per scherzare, per bere per sentire e fare musica: soprattutto per stare tutti insieme per una serata, cosa questa quasi unica in una categoria dove si lavora quotidianamente insieme a poche altre colleghe e colleghi. Questa è una caratteristica specifica che nel bene e nel male, segna questa categoria. Ci si incontra su un aereo e poi magari non ci si vede per anni: un insieme eterogeneo di individui e di esigenze che spesso sono state troppo centrate su interessi individuali o di piccoli gruppi, molto più di quel che accade in altre realtà di lavoro dove lavori fianco a fianco con altre persone che conosci da anni e che dopo anni riconosci come parte della tua vita.

Le relazioni tra colleghi assistenti di volo diventano “grandi amicizie” per una giornata e poi spesso scompaiono al punto da non riconoscere il collega che aveva lavorato con te qualche mese prima. Anche con questo ci scontriamo nel tentativo di ricostruzione di un tessuto sociale che pian piano si sta disgregando sotto i colpi di un ambiente sempre più asettico, falso ed informale, di condizioni di lavoro sempre più pesanti e di tempi di vita sempre più stretti e svuotati di umanità e solidarietà.

Iniziamo allora a programmare il lavoro necessario per realizzare l’obiettivo della crescita del Coordinamento e mettiamo in atto una campagna di iscrizioni straordinaria che inizia a metà settembre del 1992 e continuerà sino al successivo 31 dicembre. Lo slogan è estremamente chiaro e semplice: “O lo scegli o lo sciogli”.

Una decisione drastica che indica agli assistenti di volo una scelta di partecipazione, l’iscrizione al Coordinamento e si da l’obiettivo del raggiungimento di un livello di rappresentatività superiore agli altri sindacati. Dei 4.300 assistenti di volo il 50% è iscritto a Cgil, Cisl, Uil e Anpav, meno del 10% al Coordinamento e oltre il 40% non è iscritto ad alcun sindacato.

… “Il 20 settembre si metterà in moto un meccanismo ad orologeria che porterà inesorabilmente alla scomparsa del Coordinamento nel giro di 100 GIORNI e che potrà essere fermato soltanto se tanti colleghi risponderanno positivamente alle proposte del Coordinamento”…. Così recita l’articolo pubblicato sul numero 7 del giornale di informazione dell’Unicobas dell’agosto 1992.

Ci rendiamo conto di chiedere ai colleghi quasi un atto di fede e l’iscrizione ad un Coordinamento Sindacale che non è un sindacato, che non siede al tavolo della trattativa, che determina e condiziona molto da fuori ma non è oggettivamente in grado di gestire le problematiche della vita lavorativa quotidiana dei colleghi.

È una richiesta dettata probabilmente più dalla stanchezza, dalla frustrazione di una firma del contratto che non ha visto un’opposizione adeguata da parte dei lavoratori, dalla impotenza rispetto ad un’azienda rigida e pasticciona allo stesso tempo e a governi sempre più decisi a reprimere le libertà sindacali e il diritto di sciopero.

Il 2 ottobre nuova grande prova del sindacalismo di base con uno sciopero generale contro la legge finanziaria del governo Amato, organizzato dall’Unicobas, dalla CUB (nata da poco tempo e che raggruppa le RDB, la FLMU e molte altre sigle di base), il Comu dei macchinisti delle ferrovie, la Licta dei controllori di Volo e molte altre organizzazioni di base. Lo sciopero è anche una delle prove generali di unità all’interno del trasporto aereo tra il Coordinamento assistenti di volo e il Coordinamento del personale di terra Alitalia e Aeroporti di Roma, che porterà poi alla costruzione del SULTA.

Improvvisamente anche Cgil, Cisl e Uil spostano uno sciopero regionale di 4 ore del trasporto aereo del Lazio che avevano indetto per il 29 settembre, alla mattina del 2 ottobre.

L’azienda cancella preventivamente quasi tutti i voli della mattina per dare una mano a Cgil, Cisl e Uil che avevano la loro indizione proprio nella mattinata del 2 ottobre, sperando poi di reggere lo scontro nel pomeriggio. Invece, con la sola indizione nostra e del Coordinamento di terra le cancellazioni nel pomeriggio arrivano al 40%.

L’adesione degli assistenti di volo arriva al 25-30%. E’ certamente significativa, ma noi la consideriamo come un dato negativo, un segnale importante che ci dice che il livello del consenso nei nostri confronti è stagnante. Soprattutto prendiamo atto di non essere riusciti a far comprendere, a spiegare e a far assumere collettivamente che le tematiche generali non sono qualche cosa a noi estraneo, ma che l’attacco al pubblico, alla sanità, alla scuola e al welfare che sta ormai assumendo proporzioni più che rilevanti, coinvolge anche la nostra categoria e che se non lotteremo insieme agli altri lavoratori difficilmente ne usciremo in modo positivo.

Mentre considerare come necessario e prioritario il lavoro sindacale sul proprio posto di lavoro è sicuramente una scelta fondamentale per non dimenticare mai il vero significato del “fare sindacato”, l’isolarsi sindacalmente dal resto del mondo del lavoro non può che essere definito corporativismo ed è inaccettabile che a guidare sapientemente questa distorsione sindacale da noi siano anche Cgil, Cisl, Uil oltre all’autonoma Anpav.

Una scelta che sarà pagata dalla categoria degli assistenti di volo in modo pesante e prolungato.

Certo noi parliamo di sconfitta in uno sciopero che ha visto un’adesione del 25-30% dei lavoratori, senza però renderci conto che rispetto alla quasi totalità delle altre organizzazioni di base quelle cifre sono un obiettivo ambizioso ancora da raggiungere. Ma noi abbiamo una piccola categoria di poche migliaia di persone in un’azienda di 25.000 persone e siamo già abituati a consensi e adesioni maggiori ai nostri scioperi.

Comunque lo sciopero generale rappresenta un altro tassello importante nello sviluppo del sindacalismo di base che anche se frammentato e troppo articolato, comincia ormai a tirar fuori le unghie ed a rappresentare una realtà nel panorama sindacale nazionale.

Lo sciopero d’autunno contro le leggi finanziarie diventa quasi una costante dell’iniziativa del sindacalismo di base: forse troppo isolata e scontata. Soltanto tra molti anni e soprattutto con la nascita di USB tale consuetudine, pur non venendo meno a causa di leggi sempre peggiori, sarà accompagnata da un’iniziativa costante per l’intero anno, intervenendo in tutte le situazioni con mobilitazioni e anche con scioperi nazionali e generali in tutti i periodi dell’anno.

Il 7 e 8 novembre si svolge il 1° Congresso nazionale della Confederazione Italiana di Bas CIB-Unicobas. Temi alti come la forte critica agli accordi di Maastricht (il Trattato dell’Unione europea firmato il 7 febbraio 1992) che avrebbero prodotto lo smantellamento dello stato sociale, la necessità di un collegamento internazionale ed europeo con altre realtà sindacali simili alla nostra, la lotta alla disoccupazione e per il reddito, la difesa del diritto di sciopero, il diritto alla casa. Una critica profonda nei confronti di Cgil, Cisl e Uil, ma diretta anche verso il sindacato autonomo corporativo. Ma fondamentale è anche la dichiarazione di voler realizzare una Consulta del lavoro, cioè una relazione stabile tra tutte le organizzazioni sindacali di classe, finalizzata alla costruzione di una vera alternativa sindacale nazionale ed unitaria del sindacalismo di base.

Un obiettivo grande ancora non realizzato ma che resta a mio avviso un percorso ineludibile, un obiettivo che personalmente e con molti altri compagni ho perseguito in tutti questi anni di attività sindacale e che nonostante le difficoltà e le tante contraddizioni che abbiamo dovuto affrontare e vivere spesso in prima persona, vivrà un primo fondamentale passaggio con la nascita dell’USB e con il suo progressivo radicamento.

Arriviamo a fine anno e la campagna straordinaria di iscrizioni non si conclude positivamente: ora c’è da scegliere se esisterà o meno un futuro per l’esperienza rappresentata dal Coordinamento Sindacale di Base degli assistenti di volo, se quella sede di Via Conegliano 13 a Roma continuerà ad ospitare decine e decine di lavoratori che nelle loro giornate libere dal servizio, durante le ferie, nei ritagli di tempo rubati alla propria vita privata, continuano da 5 anni a costruire faticosamente un’alternativa al marciume rappresentato dallo scenario sindacale esistente. Non era stato facile decidere di affidare il futuro di quell’ipotesi nelle mani di chi si sarebbe iscritto o meno al Coordinamento, come non era facile in quei frangenti analizzare freddamente ciò che era possibile fare e ciò che invece dovevamo o potevamo lasciare ai nostri sogni. Le discussioni al nostro interno non sono semplici e brevi: siamo soprattutto stanchi ma anche coscienti della responsabilità che ci saremmo assunti nel fare una scelta, quale essa fosse: ma come sempre qualsiasi decisione fu legata al confronto e al giudizio dell’Assemblea e di tutti gli iscritti.

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