ALITALIA: SERVONO GARANZIE PER IL LAVORO E UN PIANO DI VERO SVILUPPO
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Ho pensato a questo blog per un racconto che ricostruisca anni ed anni di sindacalismo di base, di Alitalia e di lavoro nella categoria degli assistenti di volo. Come ho già scritto nella presentazione, quando capita, quando mi va e quando penso sia utile, proverò anche a dire la mia sull’attualità, sia sul trasporto aereo, sia su altri argomenti.

In questi mesi di emergenza sanitaria la crisi di Alitalia paradossalmente si è trasformata in un’occasione di possibile rilancio. Nella grande gara del trasporto aereo la pandemia ha fatto uscire dai box la safety car e tra tutte le compagnie aeree a livello mondiale sembrano essersi ridotte le distanze. Tutte travolte dall’emergenza, tutte ignare di come si svilupperà nei prossimi mesi ed anni il sistema complessivo del trasporto aereo, tutte colpite economicamente in modo drammatico.

Alitalia a gennaio era immersa in una nuova e drammatica crisi ed oggi si ritrova, malgrado tutto e tutti, nella condizione di potersi risollevare.

La discussione che ho letto tra i miei ex colleghi sui social evidenzia una forte divisione tra chi dice che viste le condizioni generali, una possibile “rinascita” parziale sia accettabile anche se si parla di un avvio con una settantina di aerei e circa 7.000 dipendenti e chi afferma invece che siamo di fronte ad una nuovo taglio storico di personale ed aerei, cioè un ridimensionamento ulteriore dopo i tanti subiti in questi anni.

Io credo che entrambe le posizioni siano legittime ed entrambe colgano alcuni elementi oggettivi dai quali non si può sfuggire.

E’ infatti evidente che se la pandemia è ancora in una fase acuta, se mancano i passeggeri e se molti paesi hanno le proprie frontiere chiuse, un avvio dell’attività non può che prevedere un contenimento dei voli, come sta avvenendo per tutte le compagnie aeree, anche quelle molto più grandi e forti di Alitalia.

Allo stesso tempo non si può però sottovalutare ciò che storicamente è avvenuto da almeno 20 anni a questa parte. Un ridimensionamento continuo e progressivo ha ridotto all’osso questa compagnia. In prima fila in questo scempio industriale e sociale troviamo sicuramente manager incapaci o colpevoli di veri e propri reati economici, una politica che non ha mai considerato il trasporto aereo come un motore di sviluppo per l’intero paese ma spesso soltanto come strumento di consenso e clientelismo, un certo modo di fare sindacato che ha favorito manager e politica in ogni modo possibile, cercando di sopravvivere ed emarginare chi invece tentava in tutti i modi di tutelare sindacalmente i lavoratori.

Che fare allora?

Io penso che i lavoratori, attraverso quei sindacati che realmente vogliono rappresentarli e anche autonomamente se necessario, debbano indicare una strada trasparente e ben definita dall’inizio.

Non sta a me indicare le soluzioni industriali, tecniche e sindacali da adottare, ma alcuni elementi vorrei metterli sul piatto.

  1. Innanzi tutto è necessario che la tutela per tutti i lavoratori sia massima e senza scadenze, comprendendo tra essi anche i colleghi di AirItaly.
  2. Serve un Piano strategico a lungo termine ed è fondamentale che si pensi ad una compagnia aerea che nell’arco di 5/6 anni preveda una flotta di lungo raggio almeno doppia di quella che si aveva un anno fa ed un numero totale di aerei che si avvicini più a 200 che non a 100. Se così non fosse vorrebbe dire che si sta andando verso un nuovo ridimensionamento, funzionale ad una cessione a Lufthansa o Air France pronte, come sempre, a sfruttare il mercato italiano senza prevedere per Alitalia un futuro certo e di sviluppo.
  3. Ma serve anche un progetto di avvicinamento a medio termine che possa aprire la strada al vero e proprio sviluppo non appena l’emergenza sanitaria sarà passata. Non bastano parole o pezzi di carta che disegnano ipotesi di un futuro sviluppo senza fatti concreti che lo dimostrino. Serve quindi che da subito il piano a medio termine preveda l’acquisizione di opzioni per nuovi aerei di lungo raggio e che comincino ad arrivare nuovi aeromobili in temi certi.
  4. Serve poi un’azienda che non si limiti al solo settore di volo ma che, come le grandi compagnie, anche se in scala minore, possa costruire le fondamenta di un nuovo sviluppo attraverso un’attività che comprenda tutti gli aspetti connessi direttamente e indirettamente al volo. Quindi il “perimetro aziendale” deve comprendere anche le altre attività, come la manutenzione a tutti i livelli, l’handling, il commerciale, l’amministrazione, l’attività informatica, il cargo, ecc.. E serve da subito anche un progetto, un’idea, di alleanze che passi sia per soggetti nazionali (Ferrovie, Poste, altri vettori italiani ecc.), sia per vettori internazionali che non pensino però soltanto a fagocitare Alitalia.
  5. Ritornando alle tutele per i lavoratori io sono convinto che fatto salvo chi potrebbe raggiungere la pensione, l’assunzione dei lavoratori nella “nuova” azienda sia possibile anche utilizzando inizialmente strumenti come i contratti di solidarietà (ora contratti di espansione) che in una fase come questa possono e devono essere adottati con un appoggio ed un forte sostegno a livello governativo. Quando poi diventerà evidente lo sviluppo, lento ma progressivo, l’istituto solidaristico potrà pian piano trasformarsi in lavoro a tempo pieno. In qualsiasi caso deve essere chiaro che soltanto una lista “blindata” che tenga conto di anzianità e carichi familiari e che sia garantita al 100% dal governo, potrebbe far pensare ad introduzioni successive all’avvio delle attività della nuova Alitalia.

Insomma, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, soprattutto visti i precedenti: per tutelare i lavoratori, TUTTI, ci vogliono accordi chiari e sottoscritti, servono precise garanzie istituzionali e l’adozione di strumenti innovativi e conservativi dell’attività di lavoro.

E per assicurarsi un reale sviluppo l’azionista pubblico deve necessariamente ed immediatamente investire quei tre miliardi che ha già preventivato in strumenti di lavoro… e per una compagnia aerea lo strumento di lavoro, che porta con se occupazione e reddito, si chiama aereo.

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