Capitolo 6 – 1987-1988  La nascita del Coordinamento Assistenti di Volo
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Nel biennio 1986-1987 nascono i Cobas della Scuola e il Coordinamento dei Macchinisti Ferrovieri su obiettivi legati alle proprie realtà ma sicuramente già aperti alle problematiche dell’intero mondo del lavoro, su posizioni di merito fortemente rivendicative e in contrapposizione con le politiche di Cgil, Cisl e Uil. Già da quasi un decennio sono poi attive le RdB, nate inizialmente da realtà operaie di Roma e Napoli e poi ampliatesi soprattutto nel pubblico impiego. Saranno poi le RdB nel 2010 che insieme a SdL e ad altre strutture sindacali minori, daranno vita all’USB, l’Unione Sindacale di Base.

Quando usciamo dalla Cgil e continuiamo a discutere su che cosa è possibile e necessario fare, ci rendiamo subito conto di avere idee ben chiare almeno su ciò che non vogliamo fare: non vogliamo abbandonare l’impegno politico e sindacale e non prendiamo neanche in considerazione l’avvicinarsi ad altri sindacati esistenti. Escludiamo quindi nettamente alcune opzioni e soprattutto abbiamo alcuni punti di riferimento da analizzare e per certi versi prendere come modello: proprio quelle esperienze “extra confederali” nate nella scuola e tra i ferrovieri con presupposti e condizioni molto simili a quelle che si erano create nella nostra realtà.

Nel maggio del 1987, a firma di “Un gruppo di assistenti di volo”, esce un volantone di quattro pagine denominato “RIFLESSIONI sul prossimo contratto di lavoro” che rappresenta la prima analisi complessiva su ciò che è accaduto negli ultimi tempi nella nostra categoria e contiene una fortissima critica nei confronti di Cgil, Cisl, Uil e Anpav.

Chi scrive lo fa per cercare di proporre ai colleghi, a tutti i colleghi, alcuni spunti di riflessione per superare questa fase di appiattimento e di sfiducia che rappresenta uno degli atteggiamenti più pericolosi che una categoria possa affrontare. Siamo un gruppo di assistenti di volo che dall’analisi di quanto sta accadendo ed è accaduto ha sviluppato alcune considerazioni e ritiene importante e necessario sottoporle alla critica e alla discussione tra tutti noi…”.

Così inizia il documento che attraversa le fasi che vanno dalla sottoscrizione del contratto nazionale del 1984, all’esito del contratto integrativo sottoscritto da pochi mesi e che ha dato il via alla nostra fuoriuscita dalla Cgil insieme ad alcune centinaia di iscritti.

Ma nel documento, per la prima volta pubblicamente e in controtendenza con le pratiche non certo democratiche e trasparenti del sindacato, si inizia a proporre un nuovo e diretto metodo da utilizzare per la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale che scadrà nell’ottobre del 1987. Allo stesso tempo iniziamo a formulare alcune proposte di merito delle quali si individuavano le linee fondamentali già nel nostro precedente impegno in Cgil e che riprendono alcuni temi presenti nelle richieste del Comitato di Lotta del 1979. Si parla di rifiuto di maggiore flessibilità e della meritocrazia aziendale, di riduzione dell’orario di lavoro e di consistenti aumenti dei salari slegati dalla presenza, di nocività e di tutela della salute.

Subito dopo la diffusione di questo volantone prende forma il Coordinamento Assistenti di Volo che inizia a produrre ulteriori documenti e riflessioni proprio sul rinnovo del contratto. Iniziamo a vederci in modo più continuo con coloro che avevamo avuto vicini ormai da due anni, sia in Cgil, sia fuori.

Cominciamo ad organizzarci e continuiamo a parlare con i colleghi in ogni occasione possibile: gli alberghi, soprattutto quello di Milano dove maggiore è la presenza di assistenti di volo, si trasformano per noi in occasione per organizzare chiacchierate, riunioni e piccole assemblee prima di cena e soprattutto durante e dopo. La gente ci ascolta, interagisce, parla, in gran parte si ritrova su posizioni e progetti ma molti criticano, sono scettici o rassegnati: si ricomincia però a discutere collettivamente, cosa questa che da tempo in categoria era scomparsa come pratica.

Nell’estate del 1987, al Circeo, tra un bagno e una birra, Maras ed io, entrambi neo papà di Francesco ed Emiliano, costruiamo il primo documento con precise proposte contrattuali.

Sono convinto che se è vero che per costruire un processo di trasformazione o di conflitto sono necessarie condizioni generali e situazioni specifiche favorevoli, è anche vero che senza la volontà e la scommessa politica di singoli soggetti le cose non accadono da sole. Ed è proprio dall’incontro umano e politico tra me e Paolo Maras che penso si sia accesa la scintilla e si siano poi create le condizioni per il successivo allargamento delle forze che contribuiranno allo sviluppo della nuova iniziativa sindacale tra gli assistenti di volo. Un accordo, una visione comune ed una amicizia che durerà decenni.

Dai primi giorni di ottobre del 1987 il Coordinamento, allargato subito dopo anche agli assistenti di volo dell’ATI, comincia a riunirsi ogni settimana utilizzando i locali di Via Cavour offerti da Democrazia Proletaria e insieme alla discussione sul rinnovo contrattuale si inizia il confronto sullo sviluppo e sull’organizzazione di questa nuova realtà.

Contestualmente si sviluppa anche il confronto con alcuni di coloro che avevano partecipato al Comitato di Lotta del 1979 e in particolare con Lamberto Contigliozzi, Gianni Mancini, Carlo Gianandrea, Licia Cociani, Larry Santori e Teresa Florentino. Un lavoro di approfondimento e crescita della qualità delle relazioni che coinvolge anche alcuni compagni dell’USI (Unione Sindacale Italiana di ispirazione anarchica) e nello specifico con Dado Foglietti, Jamina Ajoud, Fabio Bertoli e Gianpaolo Serro. Gianpaolo Serrao anni dopo intraprenderà invece la strada aziendale diventando addirittura dirigente e per un periodo responsabile di tutti gli assistenti di volo e molto spesso lo troveremo come controparte ai tavoli delle trattative. Non sarà questo il solo esempio di “abbandono” dalle nostre fila per trovare un lido sicuro nell’ambito della controparte aziendale. Come era già avvenuto anche per alcuni compagni che avevano partecipato e anche guidato il movimento sorto nel 1979.

Pian piano il Coordinamento prende forma ed arrivano altre compagne e altri compagni. Anna De Filippis, Davide Pallicca, Arsenio Giontella, Vittorio Ercolano e Alfredo Sostero dell’Ati; Amalia Di Giampietro, Valeria Mazzoni, Valeria Savorani, Claudio Petrocchi, Michela Lincio, Mauro Manni, Oscar Lorenzoni, Luciano Marradi, Salvatore Muccio e tanti altri dell’Alitalia. Tra l’altro Alfredo Sostero, proprio come Giampaolo Serrao, negli anni successivi salterà la barricata e si collocherà in posizioni sempre più importanti nell’ambito della dirigenza Alitalia: come si cambia, canterebbe qualcuno!

Sono giorni intensi per tutti noi: mentre si discute ci si organizza e intanto si continua a lavorare dentro il “tubo di ferro” a 10.000 metri d’altezza.

Oder Procacciante per motivi personali aveva lasciato l’attività sindacale ma dopo un po’ di tempo ritorna al Coordinamento e diventa uno dei delegati. Successivamente e dopo uno scontro interno, ritornerà però in Cgil, come anche Maurizio Verduci. Due defezioni queste che insieme a quella di Piero Pacella, non comprenderemo mai politicamente e che lasciano interdetti e senza parole soprattutto me e Paolo Maras. Il quieto vivere, la sicurezza di avere dietro le spalle qualche cosa di più solido, spesso diventa prioritario rispetto alle proprie intime convinzioni, ma questo a mio avviso non è assolutamente giustificabile se si continua a pensare che un reale cambiamento della politica e del sindacato era e continua ad essere necessario.

Con un’Alitalia che chiuderà l’anno con un attivo di 73 miliardi di lire e mentre i sindacati cominciano a discutere sul nuovo Contratto di lavoro tutti noi, senza eccezione alcuna, condividiamo gli slogan che abbiamo posto a conclusione dei volantini e dei documenti del Coordinamento che escono ormai a rotto di collo. Tre brevi fasi che rimarranno quasi come un marchio di riconoscimento: “Cancelliamo la sfiducia – Riscopriamo la solidarietà – Organizziamo il dissenso”. Più che slogan sono la sintesi estrema di un vero e proprio programma che parte dalla consapevolezza della sfiducia dilagante tra i lavoratori di Alitalia, propone la solidarietà come modello sociale, politico ed umano e infine progetta l’organizzazione del dissenso: se poi vogliamo sintetizzare con una sola parola, si tratta del conflitto sociale. Queste frasi ci accompagneranno per tanti anni quasi come un monito per ricordare a tutti la nostra diversità e la volontà di costruire non soltanto un movimento di scopo, con un inizio ed un termine, ma un vero e proprio progetto di trasformazione a lungo termine. Un progetto sindacale che ha radici sociali ben precise ma che non si discosterà mai anche da un elemento che anche in una categoria come la nostra rappresenta giustamente un valore importante: la professionalità. Per anni gli assistenti di volo sono stati considerati dei “camerieri d’alta quota” ma con l’esperienza individuale e collettiva accumulata in anni ed anni di lavoro, oggi questo gruppo di lavoratori rivendica il ruolo fondamentale che svolge a bordo degli aerei e che si concretizza prioritariamente nei compiti di salvaguardia della sicurezza e della salute di chi vola con noi. Questo ruolo deve essere valorizzato attraverso l’impegno aziendale e istituzionale a sviluppare costantemente la professionalità della categoria e il riconoscimento contrattuale di condizioni che oggettivamente non siano legate esclusivamente alla quantità di ore che si trascorrono a bordo di un aereo.

Nel difendere e sostenere queste posizioni si evidenzia il fatto che pur non pensando ancora di diventare un sindacato, sicuramente agiamo molto più da sindacato noi che non le organizzazioni esistenti.

I mezzi sono pochi, i soldi raccolti a mano tra le duecento persone che hanno aderito al Coordinamento. I volantinaggi si fanno prima di partire o nei giorni di riposo, visto che chiaramente non abbiamo alcun permesso sindacale.

Tutto ciò non sarebbe accaduto e questa esperienza non avrebbe avuto futuro senza quella spinta emotiva e al tempo stesso politica che ci accomuna, che rende possibile volantinare, discutere o scrivere dopo aver lavorato dieci ore su un aereo. Ci rendiamo conto dell’inadeguatezza del panorama sindacale che viviamo e vogliamo costruire con le nostre mani e il nostro tempo una vera alternativa. Vogliamo lavorare per realizzare un futuro diverso e trasportare i nostri principi ed obiettivi sociali generali e ideali nel mondo del lavoro, nella realtà che viviamo. Siamo già convinti, e purtroppo ne avremo conferma negli anni seguenti, che gli obiettivi della politica e dei partiti, anche quelli cosiddetti di sinistra, si stanno allontanando rapidamente e progressivamente dalla rappresentanza e dalla tutela del mondo del lavoro, lasciandolo solo e inerme a fronteggiare l’avanzata del padronato. Un capitalismo becero e straccione, quello italiano, che per mantenere ampi margini di profitto si sta comunque attrezzando per affrontare e gestire l’epocale trasformazione della globalizzazione, attraverso l’aumento del controllo sociale, lo sviluppo della precarizzazione del mondo del lavoro e la finanziarizzazione dell’economia.

Senza la convinzione politica e in assenza di un’analisi di classe della realtà, non saremmo in grado di progettare, organizzare e costruire tutto ciò che stiamo realizzando. Convinzioni e forti motivazioni sociali che però non avrebbero le gambe per camminare senza una robusta e determinata spinta emotiva, senza quel calore e quell’entusiasmo che sprigiona il gruppo che siamo riusciti a costruire intorno alla nostra ipotesi di alternativa sindacale.

Una sorta di autocombustione che coinvolge progressivamente un numero sempre maggiore di donne e uomini e che rappresenta la vera benzina che muove il motore della nostra esperienza sindacale sin dall’inizio.

A cavallo tra il 1987 e il 1988, mentre i sindacati e l’Alitalia si incontrano e stanno concordando le basi di un contratto che si rivelerà nuovamente a perdere per i lavoratori, il Coordinamento raccoglie più di 1.600 firme, cioè circa la metà della categoria, per richiedere assemblee unitarie e un percorso democratico per il rinnovo del contratto e le invia anche ai Segretari nazionali Pizzinato (Cgil), Marini (Cisl) e Benvenuto (Uil) oltre che al presidente Mazzone dell’Anpav.

Siamo quindi in presenza di una strategia che ancora non prevede la costruzione di un vero e proprio soggetto sindacale, ma che invece si pone il problema di sollecitare e condizionare l’azione dei sindacati. Una posizione e un atteggiamento che ha sicuramente il pregio del realismo, ma che si scontra ben presto con l’evidente impermeabilità di un sindacato che sta ormai rapidamente cambiando, che è già fortemente cambiato. Un sindacato che con varie sfumature riflette ormai su obiettivi assolutamente compatibili e collaterali con le esigenze delle aziende e più in generale con quel sistema economico e sociale che sta emergendo con sempre più forza e violenza e che ha come capisaldi la liberalizzazione dei mercati e con se la liberalizzazione e la precarizzazione assoluta del mondo del lavoro attraverso la riduzione dei diritti, l’estrema flessibilità e l’attacco deciso e rabbioso alla legislazione del lavoro.

Ci rendiamo conto quasi subito dell’impenetrabilità di quel mondo sindacale ormai orientato verso altri obiettivi e dal quale siamo comunque usciti definitivamente. Anche se lentamente e per qualcuno inconsciamente, iniziamo quindi a lavorare alla costruzione dell’alternativa.

Prendono il via le prime assemblee organizzate autonomamente dal Coordinamento a Roma, di solito in una sala presa in affitto dall’Associazione Spazio Comune di via Ostiense, proprio di fronte ai mercati generali. Con nostro stupore le assemblee sono sempre piene: il numero dei partecipanti è sempre più alto e direttamente proporzionale alla riduzione degli iscritti alla Cgil. Una diaspora che riporta in breve tempo la Cgil degli assistenti di volo alla consistenza numerica precedente all’inizio della nostra attività in quel sindacato.

Amalia Di Giampietro. “Avevo partecipato alla mia prima assemblea del Coordinamento AA/VV, in via Ostiense. Il giorno dopo sono lì, in via della Consulta a partecipare alla mia prima riunione sindacale, per scrivere un volantino riepilogativo con le decisioni dell’Assemblea. Ci sono Franca, Licia, Daniela ma soprattutto c’è Dado Foglietti che ci stimola ad intervenire con frasi e concetti da scrivere sul volantino ed insiste, santoddio come insiste, correggendoci ogniqualvolta iniziamo la frase con “ il coordinamento aa/vv…” chiedendoci di sostituirla con “ L’Assemblea dei lavoratori…”. Per me, profana, questa sottigliezza è incomprensibile. Più tardi ho capito: è l’assemblea dei Lavoratori che, tramite il Coordinamento di base, si esprime e delibera. Che fatica!!! Ma è questo il modo, di forma e di sostanza, per marcare l’assoluta diversità e discontinuità dai sindacati “operanti” in Alitalia. Da lì, da quel giorno, per me comincerà la grande avventura!

Si decide e si realizza il boicottaggio del sondaggio sulla piattaforma di Cgil, Cisl, Uil e Anpav e si diffidano queste organizzazioni a non prendere decisioni senza aver prima consultato i lavoratori.

Mentre il Coordinamento raccoglie 1.600 firme per affermare la necessità di maggiore democrazia nel percorso sindacale del rinnovo del contratto, dopo l’invito al boicottaggio del Coordinamento, alla falsa consultazione sulla Piattaforma sindacale, partecipano soltanto 1043 lavoratori, solo 327 i voti favorevoli, 273 i contrari, 12 le nulle e ben 431 le schede bianche.

Una sconfitta sonora di Cgil, Cisl, Uil e Anpav e sicuramente la prima vittoria del Coordinamento: soltanto il 10% della categoria ha approvato la loro piattaforma nonostante le quattro sigle abbiano un numero di iscritti ben superiore al 50%.

Intanto anche tra il personale di terra è nato e sta lottando da mesi per il proprio contratto il Coordinamento dei lavoratori Alitalia.

Ma dopo sei mesi di lotte il 13 marzo 1988 Cgil, Cisl e Uil firmano il contratto per i lavoratori di terra del Gruppo Alitalia, delle altre aziende a partecipazione statale del trasporto aereo e di quelle di gestione aeroportuale aderenti ad Assaeroporti. Anche lì senza alcuna informazione preventiva ai lavoratori. Seguono forti proteste e scioperi spontanei. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile del 1988 si consuma una nuova pesante sconfitta del sindacato: il Referendum tra i lavoratori di terra dell’Alitalia dice no alla firma del contratto e il Coordinamento dei colleghi di terra si rafforza e intende far riaprire il Contratto.

La lezione del Referendum perso tra il personale di terra, insieme alla sberla presa nella consultazione per la piattaforma del contratto degli assistenti di volo, fa tornare indietro il sindacato su alcune posizioni assunte con la piattaforma e questo rappresenta una ulteriore vittoria del Coordinamento.

Raccogliamo oltre 1.300 firme su 5 punti quali condizione irrinunciabile nella trattativa: 1. Riduzione dell’orario di lavoro; 2. Tutela della salute; 3. Aumenti economici in paga base e slegati dalla produttività; 4. Rifiuto di qualsiasi istituto che tenda ad introdurre modifiche degli attuali settori di impiego, cioè no ad ulteriore flessibilità dell’organizzazione del lavoro; 5. No all’introduzione di nuove qualifiche.

Di li a poco si verifica una forte frattura tra i sindacati e mentre Cgil, Uil e Anpav presentano una nuova piattaforma che tiene conto, anche se molto parzialmente, delle forti tensioni in categoria e delle critiche espresse con la bocciatura del precedente documento unitario, la Cisl non aderisce alla nuova piattaforma e mantiene di fatto le posizioni precedentemente unitarie.

Il 25 luglio 1988 il Coordinamento si costituisce formalmente con un proprio statuto. I principi e molte modalità del funzionamento dell’organizzazione contenuti in questo statuto verranno poi ripresi dagli atti costitutivi di molte organizzazioni sindacali di base negli anni successivi.

La sede è già operativa al numero 50 di via della Consulta, a Roma, una traversa di Via nazionale, presso i locali dell’Associazione “Agrisalus”: aperta quando si può ma affollata quando ci si riunisce.

Contestualmente si invia una formale diffida ai sindacati a non trattare in contrasto con i 5 punti ritenuti irrinunciabili da gran parte della categoria.

Il 18 luglio 1988 Umberto Nordio, a seguito di un durissimo scontro con Romano Prodi, presidente dell’IRI, e dopo essere rimasto sul gradino più alto di Alitalia dal 1972, per ben 16 anni, da le dimissioni dal vertice Alitalia. Prodi nomina Carlo Verri quale Presidente dell’Alitalia. Verri morirà tragicamente il 6 novembre del 1989 in un incidente automobilistico vicino la sede dell’Alitalia dell’Eur a Roma.

Il nuovo presidente Verri nell’autunno del 1988 chiede una tregua sindacale e in cambio offre soldi per l’anno trascorso senza contratto. Il Coordinamento dice no alla tregua sindacale e spinge invece per accentuare la pressione sull’azienda. I sindacati trattano e di fatto accettano la logica di abbandonare la piattaforma sindacale e discutere le richieste aziendali: una prassi che per Cgil, Cisl e Uil diventerà la regola nei futuri rinnovi contrattuali di tutti i settori.

A questo punto siamo quasi alla fine del 1988 e come Coordinamento ci troviamo in una situazione delicatissima. Abbiamo acquisito una forte credibilità tra i colleghi e le nostre critiche ed iniziative cominciano a produrre effetti sullo svolgimento delle trattative. L’azienda, forte del nuovo presidente che viene confermato proprio a dicembre del 1988, vuole imporre la sue richieste di maggiore flessibilità e non accetta di discutere le richieste sindacali. Il fronte sindacale è spaccato con la Cisl sempre più certa del rapporto preferenziale con l’azienda e Cgil, Uil e Anpav titubanti ma che di fatto accettano la richiesta di tregua sindacale di Verri.

La riflessione che avviene al nostro interno, confortata dall’interpretazione che diamo delle reazioni e delle esigenze di gran parte dei colleghi, porta alla decisione di far evolvere quello che per il Coordinamento è stato sino ad oggi un percorso costruito su critica, dissenso e accumulazione di forze, in aperto e dichiarato conflitto.

Abbiamo la necessità di coinvolgere al massimo la categoria nella decisione di questo fondamentale passaggio di fase e quindi organizziamo riunioni su riunioni ed alcune affollatissime assemblee.

La decisione, folle ma profondamente pensata e condivisa, fu quella di arrivare allo sciopero indetto direttamente dal Coordinamento.

Così dopo un’ultima lettera di “avviso” inviata il 1° dicembre 1988 ai segretari nazionali confederali (Trentin e Del Turco della Cgil, Marini della Cisl, Benvenuto della Uil), ai sindacati di categoria (compreso Massimo Muccioli ora il nuovo presidente dell’Anpav), alle associazioni degli utenti e infine al ministro dei Trasporti Giorgio Santuz, il 18 dicembre indiciamo lo stato di agitazione della categoria.

E’ chiaro che una volta intrapresa la strada del conflitto e dello sciopero ci saremmo giocati l’esistenza stessa del Coordinamento. Una sconfitta avrebbe infatti ucciso sul nascere questa nuova esperienza. Un po’ perché razionalmente non vediamo altre strade, un po’ perché convinti di essere comunque dalla parte del giusto, un po’ forse anche per quella vena di lucida follia che ci ha sempre contraddistinto, decidiamo di cambiare passo e di scommettere il tutto per tutto: e ci accorgeremo ben presto di aver avuto ragione!

Il 1988 Alitalia chiude con un attivo di 48 miliardi di lire, molto inferiore agli anni precedenti, anche per i notevoli investimenti nel rinnovo della flotta e nell’anno si procede ad una nuova ricapitalizzazione pari a 585,6 miliardi di lire: noi ci prepariamo allo sciopero.

4 Comments

  • Sandro Barchiesi Posted 30 Ottobre 2020 12:30

    Scusa Fabrizioi, ma non ricordo che Giampaolo Serrao fosse iscritto all’USI (io all’epoca si e negli incontri presso la sede o a casa di Dado, non ricordo la sua presenza, magari l’ho rimossa!)

    • Fabrizio Tomaselli Posted 30 Ottobre 2020 14:47

      Mi sembra di si, comunque se dovesse smentire lui direttamente, sicuramente correggerò quel che ho scritto.

  • Valeria Vitale Posted 31 Ottobre 2020 12:42

    Riporto la mia testimonianza di lavoratrice che ha vissuto indirettamente e di riflesso negli anni successivi, gli eventi descritti in queste letture.
    Il passaggio da un sistema lavorativo basato sulla valorizzazione dell’anzianità ad un sistema di meritocrazia dove l’anomalia clientelare ne rende un ossimoro fu lento, ma inesorabile.
    Non sarebbe stato possibile senza uno stravolgimento del concetto di sindacato di cui SDL ne fu vittima. Fu secondo me una fase importante della storia di questo sindacato.

    “Un bel volo durato 6 capitoli. Una descrizione accurata di eventi che hanno fatto la storia di Alitalia, ma soprattutto di una categoria di lavoratori.
    Non ho vissuto personalmente le vicende di quegli anni, ma esse hanno rappresentato per me preziose testimonianze determinanti per la mia crescita ideologica di lavoratrice.
    I colleghi più anziani trasmettevano a noi giovani le loro esperienze di quelle lotte aiutandoci a capire molto del nostro presente, a scegliere la nostra posizione, a partecipare e sentirci parte.
    È proprio vero che “non c’è futuro senza memoria” ed è stato il primo concetto che mi si è chiarito grazie al vissuto di questa prima esperienza lavorativa che è stata per me più che formativa.
    Spero che la tua narrazione continui e che arrivi a descrivere anche gli anni successivi che ho vissuto io dal 1988, fino a quando qualcosa di importante è accaduto nel 2008.
    Dopo quella data ci fu un grande cambiamento, forse quello più devastante.
    Io mi trovai a non volare per qualche anno e alla fine accettai la proposta dell’azienda per una stagione nel 2013.
    Sapevo che erano cambiate molte cose, l’avvento di una “fusione” forzata con altra compagnia aveva portato un incremento notevole di giovani lavoratori e lavoratrici.
    Mi trovai catapultata in questa nuova realtà che si era ormai già ben consolidata e aveva già risolto gli iniziali piccoli conflitti al suo interno.
    Il più grande cambiamento lo riscontrai tra i colleghi superstiti della vecchia Alitalia che dopo l’allontanamento dei più anziani ora rappresentavano loro la memoria. Ma a differenza di quel fenomeno che ho descritto all’inizio in cui le esperienze tramandate erano il riferimento per i più giovani affinché si portasse avanti l’obiettivo condiviso e continuasse il processo di crescita, trovai le persone non più in grado di essere riferimento di appartenenza, annichilite e adeguate a quel “nuovo malato” che stava avanzando devastando e schiacciando tutto quello che era il prima. La memoria fu spazzata via.
    Questo trovai, ma che alla fine mi permise di chiudere definitivamente quella pagina senza rimorsi.
    Grazie per avermi fatto ripercorrere nei ricordi momenti carichi di emozioni. “

    • Fabrizio Tomaselli Posted 31 Ottobre 2020 12:57

      Grazie della testimonianza Valeria… il racconto continua!

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