Capitolo 1 – INTRODUZIONE – Inizia il volo sulle ali della dignità
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Di questi tempi dare del sindacalista a qualcuno equivale a dargli del fannullone, del nullafacente, del profittatore, del ladro, del venditore di fumo, nel migliore dei casi dell’imbonitore e quasi sempre questi epiteti sono purtroppo appropriati. In effetti “sindacalista” è diventata per la maggioranza del popolo italiano una brutta parola, quasi una parolaccia, un’offesa.

Anche io, forse per un senso di repulsione nei confronti di questo termine ormai cosi svalutato o semplicemente per non essere confuso con i tanti, troppi, che hanno gettato nel fango il valore e il senso vero del sindacato, cioè l’associazione dei lavoratori per la tutela dei diritti collettivi, ho sempre rifiutato l’etichetta di “sindacalista”: preferivo dire “faccio sindacato” per distinguermi da chi invece vive questo impegno come una professione ed utilizza il sindacato per scopi personali o comunque estranei o lontani dall’interesse di chi lavora.

In un momento storico e sociale nel quale la generalizzazione dei problemi e degli eventi, dei comportamenti e delle persone è diventata normalità e si rifiuta l’analisi e lo studio dei fatti quasi come se fosse vero soltanto quello che appare esteriormente, quello che vedi e leggi sui social, quello che si ripete come un mantra o uno spot pubblicitario, riuscire a far emergere quel poco che di buono e positivo c’è nella vita reale risulta sempre più difficile.

Nonostante ciò in questo paese ci sono stati e ci sono ancora tanti modi di fare sindacato e per fortuna non tutti riconducibili alla vasta categoria degli opportunismi.

E’ vero, c’è chi si inventa sindacalista per lavorare di meno, chi per avere qualche privilegio, chi per potere personale, chi lo considera un lavoro come tanti e intende far carriera. Poi c’è chi arriva a quest’attività, più onestamente, perché parla bene e viene tirato per la giacchetta dai colleghi o chi ritiene che oggi sia il modo migliore per fare politica. Ma infine c’è anche chi lo fa per difendere i propri diritti, quelli di chi ti lavora vicino e più in generale quelli del mondo del lavoro, chi crede che solo collettivamente si possano risolvere i problemi sociali e di quell’attività, chiamata lavoro, che ti impegna almeno 8 ore al giorno per quasi tutta la tua vita, chi pensa che per agire e migliorare il quotidiano si debba sempre avere come fine, come punto di riferimento, quello della modifica strutturale degli attuali rapporti di produzione

Insomma, i sindacalisti non sono una categoria omogenea ma soggetti diversi che con motivazioni spesso opposte svolgono, o affermano di svolgere, un ruolo di rappresentanza tra i lavoratori. Quasi sempre in aperto e continuo contrasto tra di loro e qualcuno spesso molto più di quanto dovrebbe invece essere in contrapposizione con le controparti.

Queste diverse motivazioni rappresentano però anche la chiave di lettura attraverso la quale leggere ed interpretare complessivamente lo stato del sindacato nel nostro paese e la sua evoluzione, o involuzione, nei passati decenni.

In queste pagine non voglio certo dissertare sulla storia del sindacato italiano, su cosa è diventato, sulle conquiste di ormai parecchi anni fa e sulle disfatte degli ultimi 40 anni. Per comprendere però l’anomalia, quella che io considero la splendida anomalia rappresentata da gran parte del sindacalismo di base in questi ultimi decenni, credo sia necessario immergerci talvolta anche nei passaggi sociali e sindacali fondamentali che hanno attraversato in questi anni il mondo del lavoro in Italia, sfatare alcuni miti e allo stesso tempo non generalizzare eccessivamente giudizi e valutazioni come si è soliti fare da anni.

Insomma, questo racconto non vuole e non ha la presunzione di trattare la storia del mondo del lavoro o del sindacato di questo paese ma molto più semplicemente di attraversarla in un dato periodo storico e in una particolare realtà di lavoro. Questa è un po’ la storia della categoria degli assistenti di volo e di Alitalia dei 40 anni che vanno dall’inizio degli anni 80 al primo decennio degli anni 2000, raccontata dal mio punto di vista, da una visuale diversa da quello della stampa o delle pubblicazioni ufficiali della ex compagnia di bandiera: quella di lavoratrici e lavoratori che hanno vissuto questa storia in prima persona e hanno costruito un loro sindacato.

Per questo si deve partire dalle soggettività che in qualche modo hanno prima compreso e analizzato, forse in parte anche inconsapevolmente, la materialità del tessuto sociale e politico nel quale si muovevano e poi hanno interagito con esso, contribuendo a modellare e costruire quell’esperienza che il sindacalismo di base italiano complessivamente rappresenta nel panorama sindacale italiano ed internazionale.

Andremo quindi a scoprire e riscoprire in modo ancor più approfondito un settore, quello del trasporto aereo, ed una categoria specifica, quella degli assistenti di volo dell’Alitalia, di cui tanto si è parlato e si continua a parlare in questi ultimi decenni e un pezzo della storia della ex Compagnia di Bandiera, vista questa volta dal punto di osservazione di chi lavora.

Lo faremo attraverso una cronistoria che rappresenta una sorta di diario di viaggio, ricordando passaggi importanti che si snodano dai primi anni ’80 ad oggi, disegnando esperienze personali e collettive, ricostruendo fasi drammatiche della vita di decine di migliaia di lavoratori, raccontando vittorie e sconfitte, senza mai dimenticare però il contesto generale nel quale si sviluppano questi oltre 40 anni della nostra storia.

Ma ci soffermeremo anche su alcuni particolari, su come è stato vissuto il sindacalismo di base a livello personale, sui sacrifici e sulla militanza, sulla vita quotidiana divisa tra lavoro, sindacato e quel poco di vita privata che rimaneva. E il racconto di questi aspetti e delle esperienze personali forse potrebbero servire anche a chi oggi, sicuramente più giovane, ha deciso o deciderà di impegnarsi in una realtà sindacale di base, alternativa, indipendente, di classe. Conoscere una delle esperienze che ha contribuito a creare oggi la possibilità del suo impegno può sicuramente tornare utile. Un insieme di esperienze, di riflessioni personali e collettive, di lotte, di contraddizioni, di vittorie e di sconfitte, di strategie vincenti e di errori, che potrebbero essere utili anche ai nuovi delegati ed attivisti sindacali. Un’esperienza da mettere nella “cassetta degli attrezzi”, senza alcuna pretesa di indicare “la strada maestra” ma descrivendo un percorso, con tutte le sue contraddizioni e le difficoltà incontrate.

Forse leggere queste pagine e ricordare certi eventi farà piacere anche ai tanti che seguirono quei fatti sui giornali, ancor di più a quelle migliaia di lavoratori che vissero e spesso subirono questa storia e a quelle centinaia di compagne e compagni che furono gli artefici ed i protagonisti di tante lotte.

Il mio sarà un racconto che raccoglierà anche altre voci perché questo è sempre stato il modo di fare sindacato che abbiamo privilegiato. Lo farò, come ogni buon racconto a puntate, partendo dal riepilogo delle “puntate” precedenti, da qualche anno prima, soprattutto dal 1979.

Poi ci saranno schegge di vita personale: tanto per chiarire come mi sono ritrovato a vivere questa esperienza. Una parentesi che non serve ad altro che a far comprendere come la mia storia personale, chiaramente diversa ma sostanzialmente simile a quella di tante altre compagne e tanti compagni, si sia intrecciata in questi decenni con la storia sindacale che andremo a ricordare.

In effetti, pagina dopo pagina, mi sono reso conto che scrivevo soprattutto di Alitalia. La storia di quest’azienda è la storia sindacale e lavorativa di gran parte della mia vita e così ho deciso di lasciar libere le dita sulla tastiera: una storia alternativa di Alitalia lunga decenni in fondo non è mai stata scritta. Ricordavo le lotte, gli scioperi, le vittorie e le sconfitte e la ricerca mi ha impegnato per molto tempo perché era difficile ricollegare le persone ai fatti e questi agli anni ed ai mesi in cui erano realmente accaduti. Il lavoro di ricerca non è stato facile ed ho utilizzato vecchi volantini, documenti e articoli di giornale miei e dell’archivio del sindacato per quanto riguarda gli anni ’80 e ’90. Dagli anni 2000 anche il computer e internet mi sono stati di molto aiuto. Per il resto ho fatto funzionare la materia grigia che mi è rimasta e devo dire che mi sono stupito nel riuscire a ricordare tanti momenti e tante vicende di questi anni.

Per ultimo, vorrei dedicare questo racconto soprattutto a quattro amici che ci hanno lasciato ma che tanto hanno dato a questa nostra esperienza sindacale ed umana: Licia Cociani, Anna De Filippis, Gianni Mancini e Larry Santori. Licia, la nostra prima grande, rigida e dolce presidente del Coordinamento, Anna con la sua spesso disarmante energia e la sua radicalità che ci faceva ragionare sognando. Gianni che ci faceva sognare ragionando, che con il suo pragmatismo sempre puntuale ci riportava a volte con i piedi per terra. Larry che con la sua innata allegria e voglia di vivere non ci faceva mai dimenticare di essere umani.

E lo dedico anche a Cinzia, mia moglie e compagna da tanti anni con la quale ho trascorso e continuo a trascorrere una vita felice e che con alti e bassi mi ha sempre sopportato. Ai miei figli Emiliano e Marco a cui forse troppo spesso ho sottratto tempo ma di cui sono più che orgoglioso per aver fatto propri alcuni valori che ho tentato di trasmettere.


Ringrazio Massimo Giuli per la collaborazione nella stesura di alcuni brani del racconto, Maris Cecot e Antonio Cannizzo per aver partecipato alla realizzazione del capitolo relativo al Comitato di Lotta. Flavio Fina, Massimo Ponti, Aldo Feroce e Davide Pallicca, autori di molte delle foto qui riprodotte, Marco De Simoni per le foto e i documenti che ha conservato in questi anni, Annalisa Mori per il materiale che mi ha fornito e tutti coloro che hanno contribuito con loro interventi come Carlo Gianandrea e Amalia di Giampietro. Ringrazio anticipatamente anche coloro che contribuiranno alla realizzazione di questo racconto, settimana dopo settimana, con i commenti, le integrazioni, le foto e i documenti che mi invieranno.

Buona lettura

Fabrizio Tomaselli


Da “Progetto Memoria” a “Sulle ali della dignità”

Con un intervento di Massimo Giuli

Nei primi anni 2000 all’interno del sindacato pensammo di ideare un lavoro di ricerca e studio su ciò che rappresentava la figura del lavoratore assistente di volo, sia dal punto di vista professionale, sia da quello sindacale e sociale. Fu Massimo Giuli, un compagno, amico e collega che negli anni ha fornito un contributo importante allo sviluppo del nostro progetto sindacale, ad iniziare ad abbozzare la struttura di un lavoro di ricostruzione che doveva percorrere la storia dell’Alitalia e dell’assistente di volo dal 1947 in poi.

Presi come fummo dalle continue emergenze che ci trovammo ad affrontare in quegli anni, di quel progetto non rimase che lo scheletro con titoli e sottotitoli, alcuni appunti e il rammarico di non averlo potuto portare avanti. Ma quell’idea è stata poi alla base di molte valutazioni ed iniziative, ha contribuito alla realizzazione di un documento (La storia), che in modo sistematico ma assolutamente schematico ha elencato e sommariamente descritto alcuni anni della vita lavorativa degli assistenti di volo ed ha fornito lo spunto a lavori successivi, come anche ad un grande sondaggio sociale e sindacale che organizzammo e che vide la partecipazione di circa il 25% della categoria.

Altrettanto evidente è che il racconto che sta iniziando è stato in qualche modo sollecitato ed ispirato anche da quell’idea iniziale di Massimo Giuli. Non ha chiaramente la stessa finalità in quanto allora si rivolgeva ad una categoria e allo stesso tempo voleva essere anche “uno strumento di lavoro” per il sindacato, mentre quel che ho scritto è una ricostruzione, dal mio punto di vista, che segue altre modalità e sicuramente si rivolge ad un ascolto che può essere anche diverso da quello della sola categoria degli assistenti di volo.

Così ci racconta Massimo Giuli che ringrazio per la sua preziosa collaborazione.

Quello di Fabrizio Tomaselli è prima di tutto un racconto che, come già prevedemmo nel passato Progetto Memoria, ripercorre le tappe fondamentali della storia professionale e sindacale degli assistenti di volo e dell’Alitalia, all’interno di un arco temporale che va dagli albori dell’aviazione civile ai nostri giorni.

Un periodo certamente vasto, ma opportunamente diviso in una prima parte, nella quale si descriveranno gli “antefatti” dagli inizi degli anni ’50 alla fine degli anni ’70, per poi entrare nella seconda parte, cuore della trattazione vera e propria, che riguarderà le vicende di questa categoria di lavoratori della ex Compagnia di Bandiera, in un periodo compreso tra la fine degli anni ’70 e il primo decennio del 2000.

Osserveremo quindi, da vicino, gli assistenti di volo come protagonisti del loro percorso professionale e delle loro azioni sindacali, segnando tratti significativi dello sviluppo di un comparto articolato e complesso come quello del trasporto aereo.

Per l’ampiezza del periodo di tempo preso in considerazione, il racconto di oggi come il Progetto Memoria che avevamo pensato venti anni fa, non può che essere un’analisi sintetica, ma al tempo stesso ragionata, certamente non esaustiva delle complesse dinamiche produttive del settore, ma fortemente voluta e concepita dagli stessi lavoratori.

Tutto questo perché, in primo luogo, si è voluto costruire una “visione dal basso” degli accadimenti sindacali di quegli anni con un focus particolare sul finire degli anni ’70. Anni, questi ultimi, avvertiti e vissuti dalla categoria per quello che realmente furono, ossia un fondamentale crocevia di importanti cambiamenti, come vedremo, dal punto di vista sociale, politico ed economico. La conflittualità di quegli anni fu un significativo “acceleratore” nella ridefinizione delle relazioni industriali e sindacali nell’intero settore del trasporto aereo.

Rimandiamo alla lettura degli antefatti l’analisi dello sfondo politico generale in cui maturò una rottura insanabile tra i lavoratori e il sindacato confederale (Cgil/Cisl/Uil), che da tempo faceva del suo moderatismo il veicolo collaborativo e consociativo con le politiche aziendali.

Qui vorremmo solo ricordare, sia pur brevemente, che gli assistenti di volo sono stati parte integrante, a tutti gli effetti, della nuova composizione sociale che veniva costituendosi nel settore terziario dell’economia, nei trasporti e in modo particolare nel trasporto aereo.

Una composizione sociale contigua ma, al tempo stesso, lontana dalle modalità e dai percorsi in cui si esprimevano le tematiche rivendicative del movimento dei lavoratori organizzato dalla sinistra storica e tradizionale.

Figli di una scolarizzazione di massa che li avrebbe immersi nella conoscenza storica dei processi emancipativi, gli assistenti di volo costruirono la consapevolezza del loro ruolo professionale e la “visibilità” della loro immagine. Si scoprirono analizzatori attenti della valenza del proprio segmento produttivo e furono pienamente coscienti dell’importanza della loro operatività in termini di sicurezza del volo.

Attraverso le lotte autonome e fortemente antagoniste che li videro protagonisti, seppero ripristinare un corretto esercizio della democrazia sindacale, darsi nuovi modelli organizzativi realmente indipendenti dal mondo confederale attraverso i quali riproporre con forza gli obiettivi emancipativi di sempre, delineando i principi costitutivi che saranno all’origine del nuovo sindacalismo di base dei primi anni ’80.

Qui terminano gli antefatti e da qui prende l’avvio la trattazione in questione. Ci accompagnerà, per gli anni che seguiranno, nel vivo delle ristrutturazioni di Alitalia, nei suoi processi di privatizzazione, nel costante disegno di destrutturazione del percorso professionale acquisito e nel racconto della resistenza e difesa degli interessi della categoria da parte del sindacalismo di base e, di fatto, del peso politico della sua storia organizzativa nel trasporto aereo.

Di seguito, vorremmo solo aggiungere un ulteriore motivo al perché dell’opportunità di un simile racconto.

Le lavoratrici e i lavoratori assistenti di volo hanno da sempre vissuto la velocità del loro rinnovamento generazionale, l’alta flessibilità in entrata attraverso le innumerevoli stagionalità nell’impiego, l’instabilità di una precarietà diffusa.

E’ anche sulla base di queste motivazioni che anni fa avevamo scelto il titolo di “Progetto”. Sulle prime, anche a noi era sembrato impegnativo: ambizioso lo è di certo, almeno nella sua principale finalità che è quella di arginare il pericolo, sempre in agguato, della perdita della nostra “Memoria”.

Al di fuori di qualsiasi pretesa di considerarlo un saggio storico, nel racconto di oggi si avverte però, da subito, per l’intera trattazione, la naturale necessità di tenere costantemente presente lo sfondo degli avvenimenti politici, sociali ed economici che caratterizzarono l’arco temporale preso in esame.

Inoltre, è importante sottolineare che sussiste anche un’altra ragione che pone il racconto fuori dai contorni classici della trattazione storica. È una ragione particolare, che attiene alla tipologia stessa della narrazione, fatta da eventi, cronache e immagini in successione, ideata per essere messa “on line”, pensata con l’intento di farne una “pagina blog”.

Una pagina aperta ai contributi di tutti i lavoratori e di tutti coloro che di quegli anni hanno avuto memoria, con le loro opinioni, domande, curiosità, ricordi. Una finestra tenuta spalancata, grazie alle tecnologie “social”, anche per rivedere fotografie, rileggere gli articoli di stampa del tempo, riascoltare i commenti su quegli eventi. È la sperimentazione di una nuova collaborazione, che mi auguro partecipata, costruendo così una forte testimonianza collettiva, prefigurandosi sempre più come nuova tecnica narrativa. Insomma, rivivere l’emozione di uno forte spirito critico e comunitario di quel mondo, in quegli anni.

Oggi, mentre si scrive, siamo in piena pandemia da Covid-19.

Stiamo toccando con mano le conseguenze gravissime sul piano umano, sociale ed economico e inoltre il pericoloso aggravarsi dell’ennesima crisi di Alitalia. Di fronte alle possibili soluzioni che si profilano per l’uscita dalle sue immense difficoltà, a parte il temporaneo sostegno finanziario dello Stato, aleggia come sempre l’ipotesi della minaccia di un’aggressiva gestione capitalistica della crisi: destrutturazione generalizzata dei contratti, ridimensionamento delle figure professionali, aumento della produttività e riduzione dei livelli di reddito, stretto controllo gerarchico sulla forza lavoro, neutralizzazione costante dell’opposizione sindacale.

Ipotesi che gli assistenti di volo e tutti i lavoratori del trasporto aereo, hanno avuto già modo di sperimentare, negli anni passati, sulla loro pelle.

C’è bisogno dunque, di una lente diversa attraverso la quale osservare e valutare attentamente la cornice entro la quale matureranno gli scenari futuri.

Uno sguardo agli accadimenti del passato, sia pure per semplice analogia, è senza dubbio una spinta a riflettere e a capire come costruire un “ponte” tra passato e presente nell’elaborazione di proposte, di certo ancora tra conflitti ed antagonismi, ma che sappiano realizzare cambiamenti possibili, per un futuro migliore.

Ma questa, come sempre, sarà un’altra storia. Ancora tutta da scrivere.

Buona lettura a tutti.

Massimo Giuli”.

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